<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta venerdì 17 novembre 2000.
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<CHAPTER ID=2>
Dichiarazione del Presidente
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Numerosi colleghi hanno espresso l' auspicio che venisse commemorato Gaetano Martino nel centennale della sua nascita.
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E' per me un onore poter rendere omaggio alla memoria di questo grande Europeo, il cui nome è indissolubilmente legato alla Conferenza di Messina che, nel 1955, ha gettato le basi della Comunità europea.
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Gaetano Martino era un illustre medico ed uomo politico.
Onorò con la sua presenza per dieci anni la nostra Assemblea, della quale fu eletto presidente in due occasioni durante gli anni Sessanta.
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Questa presidenza coronò una lunga carriera politica, portandolo ad occupare altissimi incarichi prima in seno alla Camera dei deputati e poi del governo italiano, ove fu successivamente Ministro della pubblica istruzione e Ministro degli esteri.
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In qualità di ministro e di parlamentare europeo, portò avanti una battaglia molto coraggiosa a favore dell' Università europea di Firenze.
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Riteneva infatti che le fondamenta comuni dell' Europa fossero culturali e spirituali.
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Sin dai primi passi, la costruzione europea si rivelò difficile, irta di ostacoli. Tuttavia Gaetano Martino, forte della sua profonda cultura umanistica e della sua fede incrollabile nell' Europa, li superò con successo.
Prova ne è che il 1º giugno 1955, ossia meno di un anno dopo il fallimento della Comunità europea di difesa, progetto quanto mai ambizioso, ricominciò a tessere la tela dell' unificazione proponendo la Conferenza di Messina che sarebbe stata, come sapete, la fonte dei Trattati di Roma del 1957.
Così il motore europeo, che aveva conosciuto una battuta d' arresto, ripartì rapidamente ed il mercato comune divenne realtà.
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Abbiamo deciso di raccogliere in una pubblicazione tutti discorsi di Gaetano Martino, in quanto possono essere edificanti per i giovani che non hanno vissuto il duro periodo del dopoguerra.
Nel 1958, dalla tribuna di Strasburgo, egli affermava: "Per la prima volta nella storia di questo continente, contrassegnata dalla guerra più che dalla pace, assistiamo all' unificazione generale dell' economia.
Così viene ad essere garantito il futuro e si configura la prospettiva di una grande comunità che riunisca individui con lingue, costumi e fedi diversi, di cui il nostro Parlamento è uno degli organi istituzionali" .
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Onorevoli colleghi, a pochi giorni dal Consiglio europeo di Nizza, non posso esimermi dall' esprimere l' auspicio che l' eredità di Gaetano Martino e lo spirito di Messina continuino ad essere fonte d' ispirazione per noi tutti ed in particolare per quanti hanno la responsabilità del destino futuro del nostro continente.
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<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, come tutti avrei voluto naturalmente inaugurare questa tornata senza dover ricordare nuove vittime del terrorismo dell' ETA.
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Purtroppo, con l' assassinio particolarmente esecrabile di Ernest Lluch è stato lanciato un nuovo messaggio di violenza alle nostre democrazie.
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Il 22 novembre, il giorno stesso del 25º anniversario dell' ascesa al trono del Re Juan Carlos che ha aperto la strada alla democrazia in Spagna, una delle figure chiave di questa democrazia ha pagato con la vita la sua fede nella libertà, nella tolleranza e nel rispetto dell' altro.
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Con l' onorevole Enrique Barón Crespo fu Ministro della sanità.
Insieme all' onorevole Joan Colom ha combattuto fin dagli anni Sessanta per la democrazia in Spagna.
Noto per essere stato artefice della transizione spagnola e per il suo contributo all' autonomia della Catalogna, amato per la sua cordialità, rispettato per le sue qualità di statista e di grande accademico, Ernest Lluch è stato preso di mira dai suoi carnefici per il suo attaccamento allo Stato di diritto.
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Tengo ad esprimere la mia più profonda solidarietà ai suoi familiari, ai suoi cari, ai suoi amici e a tutti coloro che, in Spagna, credono nella forza della democrazia.
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Quasi un milione di spagnoli, di tutte le fedi politiche, è insorto per protestare contro questo delitto deprecabile.
Il Parlamento europeo deve far loro sapere che è accanto a loro e vi invito ancora una volta di osservare un minuto di silenzio per manifestare la nostra solidarietà e il nostro cordoglio.
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(L' Assemblea, in piedi, osserva un minuto di silenzio)
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<CHAPTER ID=3>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di venerdì 17 novembre è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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Non ve ne sono.
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(Il processo verbale è approvato)
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<SPEAKER ID=5 NAME="Presidente">
Tutte le mozioni di procedura saranno fatte in coda alla discussione sul Vertice di Nizza, conformemente al desiderio da voi espresso.
Abbiamo un ordine del giorno particolarmente denso e, in virtù dei poteri conferitimi dal Regolamento, onde assicurare il corretto svolgimento dell' Assemblea, ho così deciso.
Conservatele quindi gelosamente per dopo.
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<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="FR" NAME="Dell' Alba">
Signora Presidente, protesto contro tale decisione, in quanto si possono presentare mozioni per ragioni molto importanti e serie.
Non lo si fa tanto per fare.
L' altra volta aveva detto: dopo la fissazione dell' ordine del giorno.
Era già molto e allora, francamente, tanto varrebbe inserirle dopo le dichiarazioni di voto.
E' sua facoltà farlo ai sensi dell' articolo 18. Non si può tuttavia pensare che le mozioni di procedura non comportino domande precise, circostanziate, che i deputati desiderano porre all' inizio della seduta e che è opportuno che il Parlamento ascolti.
Protesto dunque contro tale decisione.
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<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Ne prendo atto, onorevole Dell' Alba.
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<CHAPTER ID=4>
Ordine del giorno
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signora Presidente, sono perfettamente d' accordo perché sono fra quanti hanno chiesto l' inserimento di questo punto all' ordine del giorno.
Il Parlamento si è pronunciato a più riprese a favore di una posizione ferma sugli impegni assunti a Kyoto.
Ritengo dunque che alla Conferenza dell' Aia la delegazione europea abbia avuto ragione nell'adottare questo tipo di posizione.
Ora, tuttavia, occorre elaborare con urgenza un nuovo progetto di dichiarazione.
Ecco perché credo che si debba effettivamente procedere come da lei indicato, anche a costo di un' eventuale risoluzione seguita da votazione nella tornata di dicembre a Strasburgo.
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(Il Parlamento approva la proposta)
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<CHAPTER ID=5>
Benvenuto
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
<CHAPTER ID=6>
Conferenza dell' Aia sul cambiamento climatico
<SPEAKER ID=10 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la dichiarazione della Commissione sulla Conferenza dell' Aia e cedo subito la parola al Commissario signora Wallström, a nome della Commissione.
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<SPEAKER ID=11 NAME="Wallström">
Signora Presidente, onorevoli parlamentari, vi ringrazio per avermi invitato a condividere con voi le mie impressioni sulla sesta Conferenza delle parti aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la cosiddetta COP6, che si è tenuta all' Aia nel corso delle ultime due settimane.
Dopo fitti negoziati, sia a livello tecnico che ministeriale, condotti sulla base di proposte di decisione con più di 500 parentesi quadre, non siamo riusciti a raggiungere un accordo globale sulle questioni politiche fondamentali.
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La posizione negoziale dell' Unione europea verteva sulla salvaguardia dell' integrità ambientale del Protocollo di Kyoto nel campo del cambiamento di destinazione dei terreni e della silvicoltura, della questione dei "pozzi" , del rapporto tra l' uso dei meccanismi di Kyoto e l' azione a livello nazionale (noto come "supplementarietà" ) e del controllo di conformità.
Quindi, nei negoziati con le altre parti in causa, abbiamo dovuto studiare i possibili compromessi tra questi elementi.
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Stanti i soddisfacenti progressi tecnici compiuti riguardo alle norme sui meccanismi di Kyoto e all' elaborazione di un sistema di controllo di conformità, i negoziati conclusivi si sono concentrati prevalentemente sul rapporto tra "supplementarietà" e "pozzi" .
Tuttavia, non vi è stato tempo a sufficienza per valutare in maniera completa l'impatto sui diversi paesi delle proposte di compromesso formulate all' ultimo minuto sull' utilizzo dei "pozzi" , e ciò sia all' interno che all' esterno dell' Unione europea, malgrado avessimo prove sufficienti per dimostrare che avrebbero seriamente compromesso l' integrità ambientale.
L' Unione europea ha pertanto deciso di non accettare dette proposte.
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Per non permettere che il mandato del piano d' azione di Buenos Aires, che andava fino alla cosiddetta Conferenza COP6, si concludesse senza alcun risultato concreto o senza un seguito, le parti hanno concordato di sospendere la COP6 e di riprendere i lavori nel maggio 2001.
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La COP6 non è stata un totale fallimento - tutt' altro.
Abbiamo fatto progressi soddisfacenti.
Per esempio, abbiamo stilato una serie di proposte in risposta alle esigenze e alle preoccupazioni dei paesi in via di sviluppo che comprendono nuovi finanziamenti e nuovi istituzioni, ma anche un approccio più mirato al cambiamento climatico nell' ambito della struttura ambientale globale, la cosiddetta GEF.
Vi sono stati ulteriori progressi a livello tecnico riguardo ad altre questioni, quali le politiche e le misure volte a ridurre le emissioni, il rafforzamento della capacità, il trasferimento di tecnologie, lo scambio di diritti di emissione, l' attuazione congiunta e il controllo di conformità, e dovremmo impegnarci in tutti i modi per formalizzare tali decisioni nel corso della sessione che si terrà a maggio.
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Un altro risultato positivo è il fatto che la COP6 ci ha permesso di comprendere meglio le posizioni delle altre parti.
Questo patrimonio di conoscenze è estremamente utile e, nei mesi futuri, dovremmo continuare a lavorare su queste basi.
L' onorevole Pronk è stato un presidente molto attivo per la COP6 - alla fine della seconda settimana ha formulato una proposta ben articolata che costituisce un buon punto di partenza per le discussioni e i negoziati dei mesi futuri.
Tuttavia, non abbiamo avuto abbastanza tempo per concludere formalmente i negoziati sulla base del documento da lui presentato; abbiamo perso troppo tempo prezioso, che avrebbe dovuto essere dedicato ai negoziati, in dichiarazioni di ministri e ripetizione di posizioni arcinote.
Di conseguenza, non ci è rimasto il tempo per analizzare l' impatto delle diverse proposte sui pozzi formulate nelle ultime ore.
Si tratta di una questione che continua ad essere caratterizzata da grande incertezza.
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Sapevamo tutti che per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti e i loro alleati dell' umbrella group, l' Unione europea avrebbe dovuto fare concessioni.
Alla fine, tuttavia, le concessioni ottenute dalle altre parti sulla "supplementarietà" , sul controllo di conformità e sui meccanismi di Kyoto non sono state sufficienti a compensare l' abbassamento degli obiettivi di riduzione delle emissioni che sarebbero stati raggiunti se la proposta sui pozzi fosse stata accettata.
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Come ci muoveremo ora?
Innanzitutto, la valutazione e la preparazione delle discussioni future dovrebbe svolgersi all' interno dell' Unione europea.
In vista della preparazione della prossima sessione, non è opportuno che l'Unione riapra il dibattito su tutte le questioni in campo - dovrebbe invece concentrarsi sulle priorità principali, cioè i meccanismi dei "pozzi" , la "supplementarietà" e un solido regime per il controllo di conformità.
Bisogna fare in modo che la transizione dalla Presidenza francese a quella svedese avvenga senza intoppi, oltreché tenersi in stretto contatto con l' onorevole Pronk.
L' Unione europea deve rivedere le sue posizioni riguardo alle questioni fondamentali e, ove opportuno, avanzare nuove proposte.
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La Commissione si impegna ad elaborare, in collaborazione con la prossima Presidenza, una solida linea di condotta comune per l' Unione.
Oltre a continuare l' opera di coordinamento all' interno dell' Unione europea, dovremmo intensificare i contatti con le altre parti.
La conditio sine qua non per poter raggiungere un accordo sulla questione dei "pozzi" nella prossima sessione è la possibilità di disporre tutti degli stessi dati, visto che fino a questo momento ogni parte ha seguito un criterio diverso per fare i calcoli.
L' Unione approfondirà i suoi rapporti con tutti i gruppi principali e contatterà anche la nuova amministrazione americana non appena possibile.
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Infine, a causa della mancata adozione delle norme e delle modalità di funzionamento del Protocollo di Kyoto, la ratifica potrà avvenire solo dopo la prossima sessione e la nuova riunione della COP6.
Tuttavia, il processo interno di preparazione alla ratifica proseguirà con il programma europeo sul cambiamento climatico e l' elaborazione di una proposta dell' Unione europea sullo scambio dei diritti di emissione.
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Vi ringrazio per l' attenzione e resto a vostra disposizione per rispondere a qualunque domanda.
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<SPEAKER ID=12 NAME="Jackson">
Signora Presidente, mi dispiace che la signora Commissario abbia evidentemente vissuto un' esperienza molto frustrante all' Aia, ma mi congratulo con lei per l' ottimismo che mantiene.
Anche la delegazione del Parlamento europeo ai negoziati è rimasta delusa dai risultati, sebbene non ci abbiano certo sorpreso.
Ovviamente potevamo prevedere, come pure la signora Commissario, il problema che sarebbe sorto attorno alla questione dei pozzi.
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I colleghi che leggono la stampa francese e inglese si saranno resi conto che è stato dato parecchio spazio a quella che sembra essere stata una rottura nei rapporti tra il Ministro francese signora Voynet e il Ministro inglese Prescott.
Si trattava, in un certo senso, di un incidente che doveva succedere prima o poi - come il Titanic e l' iceberg.
Il Ministro Prescott attualmente cammina sul filo del rasoio e non sappiamo per quanto tempo resisterà.
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Riteniamo tra l' altro, o se non altro io ritengo a titolo personale, che il problema sia il fatto che un ministro verde non ha alcuno spazio per condurre negoziati riguardo a questioni ambientali.
Era scontato che il Ministro signora Voynet non avrebbe fatto concessioni alla posizione americana.
Non ci si poteva aspettare altro da lei, no?
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La mia domanda alla signora Commissario è la seguente: ritiene che possa emergere un elemento di flessibilità nella posizione dell' Unione europea sui "pozzi" ? Secondariamente: quando prevede che i negoziati possano riprendere?
Terzo: dobbiamo credere alla dichiarazione del Ministro Prescott alla Camera dei comuni? Egli ha dichiarato che l' accordo che aveva faticosamente negoziato, con l' abilità di un carro armato Sherman, avrebbe impedito ai paesi industrializzati di ottenere crediti dal meccanismo di sviluppo pulito per piantare foreste nei paesi in via di sviluppo - cosa che in sé sembrerebbe piuttosto positiva.
Molti paesi - in particolare i gruppi verdi - ritenevano infatti che questa pratica rappresentasse una grandissima lacuna.
L' accordo avrebbe fissato un limite all' uso dei pozzi delle foreste da parte degli Stati Uniti, del Giappone e del Canada - limite che l' Europa da tempo invocava - e avrebbe reso più rigorosi i requisiti scientifici applicati ai pozzi a livello nazionale.
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Considerando che il Ministro Prescott aveva presentato una relazione entusiastica - caso strano - sull' accordo che egli stesso aveva negoziato, perché mai non solo il Ministro signora Voynet, ma, mi pare - e questa è la mia ultima domanda alla signora Commissario - anche la maggior parte degli altri Ministri per l' ambiente in Europa lo hanno respinto?
Sembra, a giudicare dalla relazione del Ministro Prescott al suo parlamento, che egli stesse presentando un'offerta che non si poteva rifiutare.
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In conclusione, mi rammarico di quanto è avvenuto, ma spero che alla fine potremo condividere l' ottimismo del Commissario signora Wallström e raggiungere un accordo sui cambiamenti climatici che sia proprio il tipo di accordo di cui abbiamo bisogno.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="DE" NAME="Linkohr">
Signora Presidente, innanzitutto vorrei dire alla Commissione che ha svolto bene il suo lavoro.
Mi auguro che l' Unione europea sappia parlare all'unisono anche nelle prossime occasioni. Trovo del tutto inutile mettersi ora a rimproverare i singoli ministri: non servirebbe a nulla!

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Sappiamo che il fallimento di questa Conferenza non significa la fine di un processo molto lungo e molto complesso, perché il processo andrà avanti. Dobbiamo tuttavia chiederci cosa possiamo ancora migliorare.
In primo luogo, mi viene da pensare alla procedura che abbiamo scelto.
Questa procedura - e la mia riflessione è nel contempo una domanda alla Commissione -, fatta di conferenze alle quali partecipano 180 rappresentanti dei diversi paesi che devono trovare un accordo su un testo comune, non è forse inadeguata alle nostre limitate capacità, specialmente se, alla fine, ci vediamo costretti a prendere una decisione solo perché il tempo a disposizione sta per scadere, sebbene non siano state superate le differenze tra i partner più importanti?
Non è forse giunto il momento di affrontare questo argomento anche ai Vertici del G7 tra i Capi di stato e di governo degli Stati Uniti e dei paesi europei?
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In secondo luogo, credo che anche noi dobbiamo ammettere le nostre colpe.
Nel momento in cui lanciamo accuse nei confronti degli americani, non dobbiamo dimenticare che molte di esse possono essere rivolte anche a noi.
Non è vero, infatti, che gli europei hanno ottemperato a tutti gli obblighi assunti.
Nei nostri paesi, ad esempio, le emissioni di CO2 sono in aumento: lo sappiamo bene e ne abbiamo discusso spesso.
Viene allora da chiedersi se veramente abbiamo bisogno di un accordo globale per cominciare a ridurre le emissioni in casa nostra.
Mi permetto di ricordare alla Commissione la sua comunicazione sul commercio di emissioni e sulla Conferenza dell' Aia nella quale affermava che, in determinate circostanze, avrebbe potuto presentare una direttiva per rendere obbligatorie le quote fissate nel 1998 dai Ministri dell' ambiente e sanzionare le eventuali violazioni.
La mia domanda è la seguente: siete disposti a fare una cosa del genere, ad avanzare una simile proposta, anche se non abbiamo ancora completato il processo di Kyoto?
Cosa ci impedisce di iniziare nel 2005 il commercio di emissioni a livello di Unione europea, visto che comunque alcuni paesi lo hanno già cominciato nell' ambito dei loro confini nazionali?
<P>
Un' ultima osservazione: trovo giusto il vostro netto rifiuto sulla questione delle riduzioni, in particolare perché è difficilissimo misurarle con precisione.
Dovremmo poter disporre di risultati misurabili, e con ciò intendo risultati fisicamente quantificabili, ma finora non è stato possibile conciliare questa richiesta con la posizione degli americani.
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Davies">
Signora Presidente, si sapeva che questi negoziati sarebbero stati difficili, ma i funzionari della Commissione ritenevano che, alla fine, si sarebbe raggiunto un accordo, se non altro perché i leader politici di tutto il mondo avevano troppo da perdere se fossero tornati a casa a mani vuote.
Il mancato raggiungimento di tale accordo suscita grande delusione e mi rammarico molto che la conclusione dei negoziati sia stata compromessa da una controversia tra la Presidenza francese e il Vice primo ministro britannico riguardo alle proposte di compromesso che quest' ultimo aveva presentato.
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Il fatto che, dopo il burrascoso abbandono del Ministro Prescott, gli americani abbiano avanzato nuove proposte - più vicine alla posizione dell' Unione - dimostra che la Presidenza francese ha fatto bene a tener duro.
Le nostre posizioni si stavano avvicinando, ma purtroppo il tempo è scaduto.
Il mio timore è che sia passato il momento buono: i negoziatori americani saranno diversi e a maggio dovremo ripartire da zero.
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Mi rammarico del disaccordo interno all' Europa, a maggior ragione perché in generale, a mio avviso, l' Unione europea alla Conferenza aveva condotto i negoziati come una squadra ben affiatata, da una posizione che andava oltre le linee di partito, che vedeva i paesi membri uniti attorno a principi condivisi, con una prospettiva comune e una comune irritazione di fronte al rifiuto degli Stati Uniti, paese che genera la maggiore quantità di gas a effetto serra al mondo, di assumersi le loro responsabilità.
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A quanto pare, dobbiamo pensare che il Senato americano non ratificherà il Protocollo di Kyoto, per quanto possiamo impegnarci a proporre compromessi.
Dobbiamo dunque attribuire maggiore priorità alla ricerca e al conseguimento del sostegno di altre nazioni, istituire e rendere operativo il meccanismo dello scambio dei diritti di emissione, intraprendere azioni concrete per ridurre i gas che causano il riscaldamento globale all' interno dell' Unione.
Speriamo di riuscire a raggiungere un accordo a maggio. Nel frattempo, l' Europa deve prendere in mano le redini della situazione.
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Gli Stati Uniti continuano ad avere una notevole importanza.
Il denaro conta nella politica americana più di quanto non faccia all' interno dell' Unione.
Il settore industriale statunitense e le compagnie petrolifere esercitano pressioni affinché i loro politici respingano il Protocollo di Kyoto, a prescindere dalla posizione dell' opinione pubblica.
Vorrei chiedere alla signora Commissario: in che modo possiamo convincere le industrie americane del fatto che sostenere il Protocollo è nel loro interesse commerciale, in modo che tirino i cordoni della borsa e rimettano in riga i politici americani?
Come possiamo trascinarli, mentre urlano e scalciano, nel XXI secolo con tutti i suoi problemi?
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="NL" NAME="De Roo">
Signora Presidente, la Conferenza sul cambiamento climatico è fallita, eppure sono stati registrati considerevoli progressi.
Non c' è nessuna possibilità di come-back dell' energia atomica.
I paesi in via di sviluppo hanno affermato che, se il Nord porrà un freno all' energia nucleare, neppure loro la porteranno avanti, anche se sovvenzionata.
Si sono segnati progressi anche nel campo della conservazione.
Dopo il 2005 i paesi in via di sviluppo riceveranno un miliardo di dollari.
Se entrerà in funzione il meccanismo di clean development, i paesi in via di sviluppo percepiranno annualmente tra i cinque e i venticinque miliardi di dollari in più.
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Per quanto concerne i paesi in via di sviluppo, il presidente Pronk ha compiuto un ottimo lavoro, mentre il compromesso da lui raggiunto sugli aspetti ambientali è insufficiente.
Questa volta il punto critico era costituito dalle foreste.
Tre anni fa, a Kyoto, gli Stati Uniti volevano che la Russia consentisse agli americani di non adottare alcuna misura nel proprio paese.
Ora il governo Clinton voleva imporre le misure più a buon mercato, ossia far crescere i boschi.
E' ovvio che le foreste assorbono CO2, ma una volta cresciute questo effetto scompare.
Inoltre, i boschi sono soggetti a incendi e con frequenza sempre maggiore.
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Si deve trovare una soluzione garantendo una maggiore efficienza energetica e lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili.
I nostri negoziatori dell' Unione europea volevano lasciare un certo spazio per le foreste, ma senza oltrepassare il 20 per cento di tutte le misure da adottare.
Il compromesso Prescott per cui gli Stati Uniti potranno intervenire per un terzo mediante i boschi, per un terzo mediante la cosiddetta hot air e per un terzo attraverso CDM è un compromesso pessimo e inaccettabile.
Per fortuna, 14 dei 15 Ministri dell' ambiente erano concordi su tale punto.
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Dobbiamo spingerci oltre; a Bonn nel maggio 2001 si deve inserire il principio della parità.
Ogni cittadino del mondo ha lo stesso diritto di produrre emissioni di CO2; non è giusto che gli americani possano produrne 200 volte di più che gli africani.
Soltanto se si affermerà la parità, anche dopo il 2012 i paesi in via di sviluppo collaboreranno nella lotta contro il cambiamento climatico.
Per raggiungere una stabilizzazione del clima attraverso tale parità, gli Stati Uniti devono ridurre le loro emissioni del 90 per cento e l' Unione europea deve ridurle dell' 80 per cento.
La Cina deve stabilizzare le proprie emissioni; allora l' India potrà produrre il doppio di emissioni.
Bisogna che, nel maggio del prossimo anno, si compia un passo decisivo, se necessario senza gli Stati Uniti.
Il Protocollo di Kyoto può e dev' essere ratificato anche senza di loro.
Mi auguro che prenderemo una decisione lasciandoci guidare dalla saggezza.
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Signora Presidente, industria e traffico portano ad un surriscaldamento artificiale della nostra atmosfera.
Qualora tale surriscaldamento dovesse proseguire, una parte del territorio dei paesi dell' Unione europea si trasformerebbe in un deserto o sarebbe sommersa dal mare.
Per far sì che il mondo, e l' Europa in particolare, rimangano a lungo abitabili è indispensabile un mutamento radicale della nostra economia.
Di recente, il Parlamento europeo si è pronunciato a favore di una serie di passi nella giusta direzione.
<P>
Per quanto riguarda la posizione europea sostenuta nel corso della Conferenza sul cambiamento climatico, terminata sabato all' Aia e probabilmente fallita, emergono due concezioni in profondo contrasto tra loro.
Secondo la prima, dobbiamo attenerci in maniera rigorosa agli accordi del 1997 per ridurre del 5 per cento il livello di emissioni registrato nel 1990.
Si tratta di rispettare gli obblighi di Kyoto. La disponibilità a scendere ad un compromesso con gli Stati Uniti significa tradire l' impegno europeo.
<P>
La seconda concezione evidenzia che il Protocollo di Kyoto non è mai apparso attuabile a causa della forte opposizione esercitata da Stati Uniti, Giappone ed Australia. Soltanto riducendo i loro obblighi è possibile giungere ad un accordo a livello mondiale.
Portando avanti una contabilità creativa, daremmo l' impressione che i predetti paesi abbiano già adempiuto a gran parte dei loro obblighi.
<P>
Per quanto concerne questo secondo punto di vista, l' Unione europea non è riuscita a farlo valere perché i Ministri verdi dell' ambiente di Francia e Germania non erano disposti a dimenticare Kyoto.
Durante la prossima Conferenza di Bonn, nel maggio 2001, si dovrebbe comunque trovare un compromesso.
Il mio gruppo è favorevole alla prima concezione.
<P>
E' importante che l' Europa si attenga ad una posizione adottata in precedenza, anche se ciò implica che gli Stati Uniti non potranno sottoscrivere un simile accordo durante il governo Bush.
Per ottenere risultati a lungo termine è essenziale che, anziché scendere a compromessi con chi rema contro, si riesca a convincere l' opinione pubblica statunitense dei pericoli legati all' inerzia.
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Gli Stati Uniti sono il paese che produce il maggior inquinamento pro capite.
La consapevolezza che il deserto si estenderà e che gli uragani si susseguiranno con maggiore frequenza non è ancora ben radicata nell' opinione pubblica.
Il livello di benessere è elevato e il prezzo dei prodotti petroliferi è basso.
Negli Stati Uniti si ritiene che un cambiamento drastico comporti svantaggi per l' industria e i consumatori.
E' dunque improbabile che un accordo mondiale ora possa essere approvato dal parlamento statunitense.
<P>
Infine, il Terzo Mondo si trova ancora agli albori dello sviluppo industriale.
La povertà lo ha costretto a cedere i propri diritti di emissione di CO2 ai paesi ricchi che, in tal modo, intendono contrarre i propri obblighi.
I paesi del Terzo Mondo non devono farsi privare del loro diritto allo sviluppo perché, così facendo, le emissioni ad effetto serra aumenterebbero considerevolmente.
Questo è un valido motivo per tener conto di tale realtà nel prosieguo della Conferenza sul cambiamento climatico.
Un compromesso non può gettare nel dimenticatoio quanto concordato a Kyoto.
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="EN" NAME="Fitzsimons">
Signora Presidente, sono estremamente deluso, come la stragrande maggioranza dell' Assemblea e gli oratori che mi hanno preceduto, dal fatto che il Vertice sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite tenutosi all' Aia non si sia concluso positivamente.
E' deplorevole che i partecipanti non abbiano raggiunto un accordo sul modo migliore per ridurre in futuro le emissioni di gas a effetto serra.
<P>
Il Protocollo di Kyoto siglato tre anni fa stabiliva i tempi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra.
Tale Protocollo non deve essere indebolito per nessun motivo.
Anzi, semmai proprio il contrario.
Il mondo industrializzato in particolare dovrà forse porre limiti ancor più rigorosi per la riduzione dei gas a effetto serra se vuole riuscire ad arrestare e definitivamente controllare il drammatico impatto del riscaldamento globale.
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La questione dei cambiamenti climatici è chiaramente una delle sfide più grandi del XXI secolo, se vogliamo tutti continuare in futuro a disporre di un pianeta su cui vivere.
Se non affrontiamo la questione in modo strutturato e coordinato, il surriscaldamento globale aumenterà, con gravi effetti collaterali per la terra, l' acqua e l' aria, per non parlare della vita umana.
Come già sappiamo, il prossimo incontro in cui si discuterà la questione della riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra si terrà a Bonn.
Nello stesso periodo, verrà pubblicato il documento del comitato intergovernativo delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici - tale comitato è costituito da circa 3.000 scienziati di tutto il mondo, che presenteranno una loro analisi delle misure necessarie per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.
<P>
La commissione per l' ambiente di questo Parlamento ha affrontato in passato la questione dei cambiamenti climatici, assumendo un ruolo guida.
Stiamo lavorando, in stretta collaborazione con il Commissario per l' ambiente signora Wallström, su una serie di regolamenti e direttive che contribuiranno a tenere sotto controllo i gas a effetto serra all' interno dell' Unione europea.
L' Unione deve svolgere un ruolo di leader in questo ambito, e la commissione per l'ambiente e il parlamento hanno già dimostrato di sapere dare il buon esempio circa il modo per affrontare collettivamente la questione della futura riduzione dei gas a effetto serra.
<P>
Ma dovremo continuare ad operare con energia e determinazione in questo settore, altrimenti le generazioni future pagheranno per la nostra inerzia di fronte ad una questione così importante.
Mi congratulo dunque con il Commissario signora Wallström per l' impegno profuso all' Aia e le porgo i miei migliori auguri.
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="NL" NAME="Blokland">
Signora Presidente, anche noi siamo profondamente delusi per il fallimento della Conferenza dell' Aia sul cambiamento climatico.
Nelle discussioni divampate per individuare i responsabili di tale fallimento si additano troppo facilmente gli Stati Uniti quale unico colpevole.
A mio giudizio, alla fine è stata la posizione intransigente dell' Unione europea a far sì che non si giungesse ad un accordo.
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Il dibattito all' Aia si è incentrato soprattutto sulla questione di quanto si possa includere nelle riduzioni stabilite a Kyoto.
Ad ottobre, quando abbiamo esaminato la proposta relativa allo scambio di emissioni, abbiamo avuto l' occasione di scegliere opportunità efficienti ed efficaci per attuare tali riduzioni.
Purtroppo, all' epoca, il Parlamento europeo non ha compiuto una scelta chiara.
<P>
Per quanto concerne la regola del 50 per cento, devo rilevare che ciò non deve costituire un obiettivo fine a se stesso.
Piuttosto che non giungere ad un' intesa, è meglio stipulare un accordo con gli Stati Uniti su una percentuale inferiore.
Lo stesso dicasi per l' inserimento parziale nel computo delle fonti di assorbimento di CO2, così come per l' ulteriore rimboschimento.
<P>
Sebbene io non conosca bene l' atteggiamento statunitense, ho notato che, al termine della Conferenza, gli Stati Uniti erano disposti a scendere ad un compromesso accettabile.
La posizione intransigente dell' Unione europea, guidata dal Ministro dell' ambiente francese signora Voynet, ha bloccato qualsiasi possibilità di accordo.
Alcuni lodano l' atteggiamento dell' Unione europea perché si è mantenuta rigida sulle sue posizioni.
In realtà, per il futuro, le opportunità di un accordo sono diminuite, il che significa che siamo sempre più lontani dall' avere un approccio adeguato al problema climatico.
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="FR" NAME="Grossetête">
Signora Presidente, condivido l' enorme delusione dei miei colleghi per l' esito della Conferenza dell' Aia che costituisce un fiasco flagrante.
Ma vorrei esimermi da sterili polemiche e commenti solo negativi.
Tengo a congratularmi con la Commissione per il tramite del Commissario signora Wallström, che non ha mai rinunciato agli impegni assunti per una diminuzione delle emissioni fra cui quelle di gas a effetto serra.
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Era senz' altro meglio non giungere ad alcun accordo piuttosto che al cattivo accordo auspicato dalla proposta americana, una proposta al ribasso assolutamente inaccettabile per l' Europa.
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Comunque sia, un accordo si accetta e risulta accettabile solo al raggiungimento di un equilibrio fra Nord e Sud, fra i paesi in via di sviluppo e i paesi industrializzati.
Nutro già grandissimi dubbi circa il ricorso al diritto di inquinare che non può, a mio avviso, che ostacolare lo sviluppo economico di paesi già in grave ritardo.
<P>
La posizione degli Stati Uniti, con l' idea dei pozzi di carbonio rappresentati dalle foreste, è inammissibile, in quanto in tal caso non si compie alcuno sforzo.
Rifiutiamo i diktat americani.
Vediamo bene i limiti dell' Europa che, con l' alternarsi delle Presidenze non presenta un' immagine politica forte rispetto agli Stati Uniti e non parla ad una sola voce.
Ancora una volta risulta chiara la necessità imprescindibile di riformare le Istituzioni europee e il loro funzionamento.
Quando avremo un Presidente forte dell' Unione europea, in grado di parlare all' unisono ai nostri partner a nome dell' Europa?
<P>
Concediamoci tuttavia una nota di speranza.
La Conferenza dell' Aia avrà un seguito, come testé annunciato, nella primavera prossima a Bonn.
Saremo al suo fianco, signora Commissario, per sostenerla nei confronti degli Stati Uniti e raccogliere la sfida.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="NL" NAME="Corbey">
Signora Presidente, signora Commissario, onorevoli colleghi, diciamo chiaramente che la Conferenza dell' Aia è fallita e che ciò rappresenta una delusione perché ci sono sempre più fattori che indicano come il clima stia cambiando più rapidamente di quanto previsto.
Per questa ragione, il mondo ha bisogno di un forte segnale politico.
Kyoto non può rimanere una vana promessa.
Il fallimento della Conferenza sul cambiamento climatico è un segnale sbagliato che viene trasmesso all' opinione pubblica.
Molti penseranno che i problemi legati al clima non siano tanto urgenti se la scena politica internazionale non fa nulla.
Ciò mette anche a repentaglio la base per assicurare un' energia sostenibile e l' efficienza energetica.
<P>
Il cambiamento climatico comporta gravi conseguenze nei paesi in via di sviluppo.
Stati quali India, Bangladesh, Indonesia e Tailandia devono far fronte a inondazioni che colpiscono milioni di persone.
Noi inneggiamo al principio del "chi inquina paga" , ma finora sono stati i paesi del Terzo Mondo a pagare per i costi e gli adeguamenti al cambiamento climatico.
A mio giudizio, ciò è inaccettabile.
<P>
Signora Commissario, le dichiarazioni in merito al fallimento della Conferenza sul cambiamento climatico non erano molto attendibili.
I negoziatori hanno affermato a posteriori che l' accordo era a portata di mano.
A loro dire, non è mancata la volontà politica. Le posizioni delle parti, che hanno manifestato una sempre maggiore comprensione per le diverse culture, si sono avvicinate.
Purtroppo, è mancato il tempo per trovare un' intesa.
A mio parere, ciò non è credibile.
Dietro alle belle parole si nasconde l' incapacità politica.
L' Unione europea dovrà valutare attentamente il proprio ruolo.
Non è sufficiente dare la colpa agli Stati Uniti o lamentarsi della scarsa flessibilità evidenziata da altri interlocutori.
Abbiamo sempre detto che è meglio non stipulare alcun accordo piuttosto che aderire ad un accordo inadeguato, ma ciò non significa che dobbiamo fare dei nostri desiderata politici il parametro per stabilire la validità di un accordo.
La Conferenza sul cambiamento climatico proseguirà nella primavera del prossimo anno e dobbiamo perciò guardare in avanti.
<P>
Ciò detto, signora Commissario, vorrei ringraziarla per la proficua collaborazione e concludere ponendole tre domande.
Primo: come giudica l' atteggiamento dell' Unione europea e quali insegnamenti concreti trae dal fallimento dell' Aia?
Secondo: come sfrutterà i prossimi mesi?
Condurrà colloqui con gli Stati Uniti sul problema delle foreste, sui dati scientifici e sulle cose poco chiare che continuano a svolgere un ruolo importante in tale contesto?
Terzo: a suo giudizio, su quali punti l' Unione europea deve fare maggiori concessioni?
Le chiedo questo perché penso che forse dovremmo assumere una posizione un po' meno rigida per quanto riguarda la questione della supplementarietà.
Gradirei dunque conoscere la sua opinione al riguardo e la ringrazio per l' attenzione concessami.
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="SV" NAME="Wijkman">
Signora Presidente, ringrazio il Commissario signora Wallström per il suo intervento.
Credo che l'Unione abbia manifestato una buona tenuta, forse eccettuate le critiche delle ultime ore.
E' chiaro però come, dopo un simile Vertice, gli sconfitti siano molti.
Siamo sconfitti noi politici, perché abbiamo lanciato un pessimo segnale a tante persone profondamente impegnate: non siamo riusciti a raggiungere un accordo.
<P>
Ma credo che altrettanto sconfitti siano quei settori del mondo economico e imprenditoriale che prendono in seria considerazione questa problematica e che chiedono chiare regole del gioco.
Ecco perché è della massima importanza riprendere la discussione entro breve.
Ritengo che l'Unione abbia fatto bene a non voler recedere sulla questione delle emissioni di anidride carbonica.
Non è soltanto un problema di difficoltà nei rilevamenti e nelle verifiche, il problema è che sono sempre più numerosi coloro che sostengono, non so con quanta ragione, che non si possa escludere che le riduzioni di oggi si rivelino le fonti di emissione di domani.
Lo ripeto in inglese: Forest turns from being carbon sinks to carbon sources.
Se così è, allora possiamo ritenere certamente imprudente mescolare le due problematiche già a questo stadio, quando le definizioni sono ancora così difficili da stabilire.
Direi piuttosto, signora Commissario, che nel prosieguo del dialogo con gli americani occorre essere più concilianti sulla questione dello scambio dei diritti di emissione in generale, anziché preoccuparsi di qualcosa che pare molto difficilmente documentabile sul piano scientifico.
<P>
Ho fatto parte della delegazione del Parlamento.
Abbiamo avuto un incontro con una serie di deputati del Congresso.
Mi hanno spaventato tanto l'arroganza quanto l'ignoranza mostrata da costoro.
Ne ho ricavato l'impressione che non intendono ratificare il Protocollo di Kyoto in alcun caso.
La conclusione che ne ho tratto è che occorre in materia più dialogo con i soci d'oltreatlantico, non soltanto fra governi e Commissione, ma anche fra deputati.
E, a questo proposito, il Parlamento può forse dare un contributo utile.
<P>
Infine, una domanda: se un incontro a maggio dovesse fallire, la Commissione sarebbe comunque disposta a proseguire sulla sua strada, ponendosi all'avanguardia e raccomandando la ratifica da parte dell'Unione?
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="PT" NAME="Moreira da Silva">
Signora Presidente, onorevoli deputati, in qualità di presidente della delegazione del Parlamento europeo alla COP6, desidero innanzitutto congratularmi per l' eccellente rapporto instauratosi questa settimana tra Commissione e Parlamento.
Se vi è un settore in cui non si è registrata disunione è quello dei rapporti tra la delegazione del Parlamento europeo e la Commissione.
Non posso esimermi dal deplorare il fatto che alcuni ministri dei Quindici abbiano impiegato le loro forze più per correre alle conferenze stampa che per creare un vero e proprio spirito di unità che garantisse una politica globale per i cambiamenti climatici.
<P>
Signora Presidente, era risaputo che questa COP6 rivestiva un' importanza molto speciale: rappresentava l'abbandono della fase di discussione in cui ci trovavamo fin dal 1992 per passare all' azione.
Non essendo riusciti a raggiungere un accordo, abbiamo fallito anche l' obiettivo di passare ai fatti.
Parlando con molta chiarezza e dovendo fare un bilancio, possiamo dire che delle tre parti solo una è riuscita a raggiungere un accordo, ha trovato una politica globale per i cambiamenti climatici: l' Unione europea.
Da parte degli Stati Uniti - ma, siamo franchi, anche da parte dell' intero umbrella group -, c' è stata tutta una serie di pretesti perché non si giungesse ad alcun tipo di accordo all' Aia in seno alla COP6.
Da ora a maggio, da qui a Bonn, l' Unione europea deve agire in due direzioni: da un lato, nel quadro diplomatico, pensando che lo scenario di ratifica da parte degli Stati Uniti è quello più improbabile, per cui si deve svolgere un' azione diplomatica unitamente agli altri membri dell' umbrella group; dall'altro, internamente, in modo da garantire la credibilità.
Solo questa, infatti, permetterà all' Unione europea di condurre il discorso e l' azione in seno alla COP6 "B" a Bonn.
<P>
<SPEAKER ID=23 NAME="Wallström">
Signora Presidente, la ringrazio per l'appoggio e ringrazio in particolare la delegazione del Parlamento europeo all' Aia.
Una mattina ho incontrato la onorevole Corbey, che era presente per tutta la durata dei lavori, mentre si recava ad un incontro alle 5.30.
Tutti voi mi avete offerto grande sostegno durante la Conferenza e ve ne sono grata.
<P>
A volte discutiamo la questione del cambiamento climatico come se il suo effetto dovesse essere avvertito solo a lungo termine, dai nostri figli e nipoti.
Invece, il cambiamento climatico si è già verificato, è già una realtà.
Le calotte polari si sciolgono in maniera tangibile.
I piccoli arcipelaghi del Pacifico stanno lentamente scomparendo a causa dell' innalzamento del livello del mare.
Ne vediamo gli effetti nella vita di tutti i giorni.
Benché gli esperti siano molto attenti a non ammettere che i temporali o, in generale, le condizioni climatiche estreme sono attribuibili ai cambiamenti climatici, man mano che il clima continua a cambiare, vivremo condizioni climatiche ancora più estreme.
Il fenomeno, dunque, tocca direttamente anche noi.
Certo sarà un problema per le generazioni future, ma lo è già ora, specialmente per coloro che vivono nei paesi poveri - altro fattore che è già stato evidenziato.
<P>
Cosa possiamo fare adesso?
Non è certo il momento di spartire le colpe o di puntare il dito.
E' invece il momento di decidere che non possiamo fallire ancora una volta.
Non possiamo permetterci di non raggiungere un accordo alla prossima sessione della COP6.
Sono piuttosto ottimista, perché mi è sembrato che ci siamo arrivati molto vicini e che tutti i Ministri presenti abbiano capito che una riduzione del 5 per cento come previsto dal Protocollo di Kyoto sia molto poco rispetto all' impegno che ci richiede il futuro.
Questo è solo l' inizio.
Forse non dovrebbe destare tanta preoccupazione il fatto che ci siamo presi ancora un po' di tempo, ancora qualche mese, per stabilire le norme e il contesto giuridico da introdurre per gestire l' enorme mercato che si verrà a creare.
Chiaramente abbiamo bisogno di alcune norme operative chiare per regolamentare un mercato di scambio dei diritti di emissione del valore di dodici miliardi di dollari.
C' erano ancora troppe questioni aperte per poter concludere questi negoziati: dovremo fare in modo di trovare soluzioni.
Dovremo condurre una nostra valutazione dell' accaduto e preparare i documenti per prendere contatto con le diverse parti, ivi compreso l'umbrella group.
Spetta principalmente all' amministrazione americana dirci con chi dovremo parlare.
Dovremo anche portare avanti i contatti intessuti con i paesi in via di sviluppo.
Solo così potremo condurre la nostra opera in maniera costruttiva.
<P>
Lasciate ora che risponda a chi mi ha chiesto se siamo stati flessibili.
A volte questi negoziati sono estremamente caotici: ritengo che spesso, ripensandoci a mente fredda, viene spontaneo pensare di avere commesso tale o talaltro errore.
Tuttavia, per i Ministri dell' ambiente presenti all' Aia gli obiettivi principali erano la difesa della credibilità e dell' integrità del Protocollo di Kyoto - come sapete abbiamo esercitato la nostra influenza in questo senso.
Per esempio, non eravamo disposti a tollerare sistemi di calcolo originali su certe questioni.
Gli americani ci hanno presentato una proposta che avrebbe ridotto il loro impegno in una misura compresa fra il 70 e il 90 per cento, una proposta che non potevamo certo accettare.
Dovremmo forse ridurre le nostre ambizioni quando sappiamo che dovremmo semmai fare di più?
Parallelamente, però, abbiamo fatto alcune concessioni.
Abbiamo accettato di discutere questioni che in un primo tempo avevamo definito grandi lacune, quantomeno potenziali.
<P>
Abbiamo adottato un atteggiamento molto costruttivo e abbiamo negoziato fino all' ultimo minuto della Conferenza all' Aia.
Saremo ancora pronti a fare concessioni; ritengo tuttavia che siamo stati flessibili, pur difendendo i nostri principali obiettivi, e dovremmo continuare così.
Ora sappiamo quali saranno le questioni di cui dovremo occuparci nell' ultima sessione.
Sono ottimista e penso veramente che vi sia consapevolezza.
Tutti i Ministri sanno che non possono sfuggire all' immane compito di combattere il cambiamento climatico, come è emerso chiaramente dall' incontro dell' Aia.
Faremo di tutto per riuscire a trasformare questa consapevolezza in un accordo e per riuscire a firmarlo.
E' chiaro che il follow up della prossima COP6 o la continuazione della COP6 non potrà prescindere dalla ratifica di un accordo all' interno dell' Unione.
Possiamo prevedere un inizio anticipato per lo scambio dei diritti di emissione.
Possiamo prendere misure di vario tipo, che la Commissione provvederà a proporre e, non appena ne avremo la possibilità, non appena sarà stato deciso il contesto giuridico, ci muoveremo.
<P>
Vi ringrazio ancora per questa discussione.
Ho preso nota di tutto ciò che è stato detto, vi daremo certamente un seguito e siamo disponibili a tornare in qualunque momento il Parlamento ci chieda di farlo.
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<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
Ringrazio vivamente la signora Commissario e gli onorevoli colleghi.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Preparazione del Consiglio europeo di Nizza e politica commerciale
<SPEAKER ID=25 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca le dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sulla preparazione del Consiglio europeo di Nizza del 7-9 dicembre 2000, compresa la politica commerciale.
<P>
Accogliamo con piacere il Ministro Hubert Védrine.
<P>
A lei la parola, signor Presidente in carica del Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=26 NAME="Védrine">
Signora Presidente, signore e signori presidenti, onorevoli deputati, sono qui per ragguagliare l' Assemblea plenaria circa la preparazione del Consiglio europeo di Nizza da parte della Presidenza francese.
I temi all' ordine del giorno sono tutti di estrema importanza, benché non rispecchino interamente il lavoro portato avanti ed i risultati già conseguiti in quest' ultimo semestre.
<P>
Come di consueto, il Consiglio europeo sarà infatti chiamato a decidere sulle sole questioni di sua specifica competenza, e in primo luogo sulla riforma delle Istituzioni, nonché a fornire orientamenti ed impulsi politici di natura generale.
Il Presidente della Repubblica stesso verrà a presentarci il consuntivo della Presidenza il 12 dicembre.
Il tema principale che sarà affrontato dai membri del Consiglio europeo di Nizza sarà evidentemente la riforma delle Istituzioni e la messa a punto di quello che dovrebbe divenire, come noi auspichiamo, il Trattato di Nizza.
<P>
Prima del Consiglio europeo, terremo un incontro ministeriale con Pierre Moscovici, previsto per domenica prossima e al quale ho inviato gli onorevoli Brok e Tsatsos, e una sessione della CIG, convocata per lunedì in concomitanza con il Consiglio "affari generali" .
In quelle circostanze, vedremo più nel dettaglio in che modo si preannuncia il negoziato nella sua fase finale, alla vigilia di Nizza, e procederemo ad uno scambio, spero fruttuoso, con la Presidente del Parlamento.
<P>
Pertanto, mi soffermerò solo brevemente su alcuni dei principali temi in discussione.
<P>
Il Consiglio europeo informale di Biarritz ha costatato i progressi conseguiti e ha compiuto reali passi avanti sulla maggioranza qualificata e sulle cooperazioni rafforzate.
Si è inoltre avuto un salutare chiarimento sui nodi relativi alla Commissione e alla ponderazione dei voti che ha permesso ai singoli Stati membri di meglio comprendere gli obiettivi e le difficoltà degli altri.
Pierre Moscovici ed io ve ne abbiamo riferito il 24 ottobre.
Abbiamo lavorato su questa base nel corso delle ultime settimane tenendo conto di tutte le opinioni alla ricerca di un compromesso, senza perdere però di vista l' obiettivo di un accordo ambizioso per Nizza.
E' del tutto immotivato affermare, come si sente talora, che la Presidenza manca d' ambizione.
I testi che sono stati presentati alla CIG lo testimoniano chiaramente, nonostante l' estrema difficoltà delle questioni in esame e sento da parte dei Quindici una reale volontà di successo.
<P>
Sulla maggioranza qualificata i lavori sono in fase piuttosto avanzata. Grazie agli sforzi di alcuni parlamentari, che possono certamente confermarlo, una trentina di disposizioni potrebbero essere approvate a maggioranza qualificata.
Quanto al coordinamento dei regimi di previdenza sociale, alla fiscalità, alle questioni relative all' asilo, ai visti e all' immigrazione, ai negoziati commerciali nell' ambito dei servizi - tema molto delicato -, taluni paesi esprimono ancora serie riserve.
Andremo comunque a Nizza con spirito costruttivo, con la volontà di progredire quanto più possibile nella soluzione di questi delicati problemi.
<P>
Il ruolo del Parlamento europeo è naturalmente uno degli elementi chiave del dibattito.
In molti campi dove sarebbe introdotta la maggioranza qualificata, il passaggio alla codecisione è già soggetto all' approvazione a maggioranza, il che risponde in larga misura alle vostre aspettative.
<P>
I Quindici sono ormai vicini ad un accordo sulla flessibilizzazione delle cooperazioni rafforzate.
Ne avete già discusso il 24 ottobre scorso e, per molti versi, la Conferenza intergovernativa giunge a soluzioni simili a quelle ipotizzate dal Parlamento.
Il numero minimo di Stati membri partecipanti dovrebbe essere fissato a otto mentre la clausola di appello al Consiglio europeo, che costituisce oggi un vero e proprio diritto di veto, sarebbe sostituita da un diritto di avocazione.
Il Parlamento ha avanzato delle proposte circa il suo ruolo nell' avvio delle cooperazioni rafforzate in ambito comunitario che saranno oggetto di discussione.
<P>
A proposito della PESC, numerosi Stati membri hanno riaffermato la specificità di questo settore che merita, secondo loro, meccanismi particolari, e l' hanno ribadito con molta insistenza in particolare negli ultimi giorni.
Ne discuteremo in sede di incontro ministeriale domenica prossima.
<P>
Per quanto riguarda la Commissione, due erano le opzioni sul tavolo a Biarritz: fissare un tetto al numero dei Commissari, oppure una avere una Commissione composta da un rappresentante per ogni Stato membro.
Ma il negoziato ha fatto emergere un' altra soluzione che forse permetterebbe di tener conto delle preoccupazioni degli uni e degli altri.
Consisterebbe nel fissare l' obiettivo di un tetto massimo per la Commissione a partire da un certo livello numerico raggiunto con l' ampliamento.
Si otterrebbe così un' equa rotazione.
E' una possibilità seria, per Nizza in ogni caso, che resta da approfondire, ma sulla quale una larga maggioranza delle delegazioni è disposta a lavorare.
Anche in merito all' aumento dei poteri del Presidente della Commissione e al possibile incremento del numero di Vicepresidenti si sono compiuti progressi significativi.
<P>
Infine, sulla ponderazione dei voti in Consiglio, dopo il chiarimento di Biarritz vi sono essenzialmente due opzioni sul tappeto: una doppia maggioranza o una ponderazione semplice.
Si percepisce - lo dico con cautela perché parecchi Stati membri non hanno ancora stabilito la loro posizione finale in materia - una certa tendenza a favore di una riponderazione semplice, di cui restano da fissare l' entità e le esatte condizioni.
Sono state vagliate diverse ipotesi e spetterà al Consiglio europeo decidere in via definitiva.
<P>
Per la distribuzione dei seggi in Parlamento non si è ancora raggiunto un accordo.
La vostra proposta è stata presentata dalla Presidenza ed è una delle due opzioni all'esame.
Anche su questo bisognerà trovare una soluzione a Nizza.
<P>
Per concludere questa rapida presentazione del negoziato, abbiamo compiuto importanti passi avanti sul tema del rafforzamento dell' articolo 7 del Trattato che dovrebbe, in futuro, prevedere un sistema di allerta in caso di sospetta violazione dei principi fondamentali dell' Unione.
Invece, l' idea di un rimando alla Carta dei diritti fondamentali nell' articolo 6, sostenuta dal Parlamento europeo nella sua raccomandazione del 14 novembre scorso e che abbiamo sottoposto in quanto Presidenza alla CIG, è stata vigorosamente respinta da diversi Stati membri.
Alcuni hanno persino sostenuto che un siffatto rimando rimetterebbe in discussione la proclamazione della Carta stessa.
Mi spiace davvero doverlo ricordare.
<P>
Infine, una parola sulla Corte di giustizia.
I lavori sono quasi ultimati.
Tutte le delegazioni accettano di dare al Parlamento europeo la possibilità di raccogliere il parere della Corte su un progetto di accordo internazionale.
Per contro, anche se la Presidenza ha proposto di estendere al Parlamento il diritto di ricorso innanzi alla Corte previsto dall' articolo 230, varie delegazioni vi si oppongono.
E' il quadro più obiettivo possibile della situazione che si prospetta per questo Consiglio così importante.
A Nizza, come ben sapete, il nostro scopo è giungere ad un buon accordo, il che implica naturalmente alcuni compromessi che auspichiamo nondimeno costruttivi, non al ribasso.
A Nizza, i Capi di stato e di governo ed i Ministri dedicheranno alla discussione tutto il tempo necessario.
Hanno anche previsto che il Consiglio possa durare fino a domenica, qualora necessario.
<P>
Trovare un accordo che permetta all' Unione di funzionare con le nuove adesioni, tutte quelle che vengono oggi prospettate, è una sfida fondamentale per il futuro dell' Unione e dell' Unione ampliata.
<P>
Il Consiglio europeo di Nizza affronterà altri temi importanti per i quali la Presidenza francese si è adoperata con tutta l' energia possibile.
<P>
Innanzitutto, la Carta dei diritti fondamentali.
Sono lieto che il Parlamento europeo abbia approvato, a larga maggioranza, la bozza predisposta dalla Convenzione e che questa sia stata accolta dai Capi di stato e di governo a Biarritz.
Vi sono ora tutte le condizioni affinché proprio a Nizza si giunga alla proclamazione della Carta stessa da parte delle tre Istituzioni.
Avremo così assolto al mandato del Consiglio europeo di Colonia e l' Unione disporrà di un atto molto forte, che sancisce con chiarezza i diritti e i valori in cui crede.
La riflessione sull' eventuale status giuridico di detta Carta continuerà dopo Nizza e potrebbe inquadrarsi in un dibatto più ampio e più a lungo termine sul futuro dell' Unione.
<P>
Il Consiglio europeo discuterà inoltre lo stato di avanzamento dei negoziati di adesione e quindi dell'ampliamento.
Voi ne avete discusso il 3 ottobre.
Come ben sapete, sin dal mese di luglio, la Presidenza francese aveva chiesto alla Commissione di intensificare i negoziati di adesione, di farli entrare nel vivo del dibattito, di affrontare i veri nodi e di preparare un resoconto preciso dello stato di avanzamento di ogni candidato, di ogni negoziato e delle difficoltà che restano da appianare da parte di ogni paese e per ogni paese.
Il nostro intento era quello di fornire, in tal modo, una visione d' insieme di questo processo e di stabilire un metodo per l' immediato futuro.
<P>
In occasione del Consiglio "affari generali" del 20 novembre, abbiamo discusso in modo approfondito partendo dagli ottimi documenti trasmessi dalla Commissione al Consiglio.
L'intensificarsi dei negoziati è stato accolto molto positivamente e ritengo che, in occasione del prossimo Consiglio "affari generali" e poi del Consiglio europeo, potremo definire una linea chiara ed ambiziosa per il prosieguo dei lavori, sulla base dei principi fissati a Helsinki, al fine di giungere all' esito auspicato.
<P>
A Nizza, il Consiglio europeo sarà preceduto da una riunione al vertice della Conferenza europea.
Una riunione di detta Conferenza si è tenuta recentemente a livello ministeriale a Sochaux.
La riunione di Nizza sarà l' occasione per uno scambio con tutti i paesi candidati sulla riforma istituzionale dell' Unione e, più in generale, sulle prospettive future dell' Europa.
A tale riunione è naturalmente inviata la vostra Presidente.
<P>
Riunendo attorno allo stesso tavolo gli Stati membri attuali dell' Unione e quelli che ne faranno parte un giorno, credo che la Conferenza europea possa svolgere un ruolo unico e prezioso.
Spero che potremo trarne ancora maggiore vantaggio in futuro, soprattutto aprendola ad altri paesi europei.
<P>
Citerò ancora rapidamente l' Europa della difesa. Una serie di importanti decisioni saranno sottoposte al Consiglio europeo, ma tornerò su questo tema più tardi, nel dibattito sulla relazione della onorevole Lalumière.
<P>
Infine, il Consiglio europeo di Nizza illustrerà la priorità che la Presidenza francese accorda alle questioni economiche e sociali, nonché a tutti i temi sui quali l' Unione europea è chiamata a rispondere concretamente alle preoccupazioni degli europei.
Molte dichiarazioni che la Presidenza è venuta a presentare in quest' Aula hanno ben ribadito tale priorità.
Già sotto la Presidenza portoghese, a Lisbona e a Feira, erano stati presi vari appuntamenti che dovevano essere rispettati, in materia economica, nel prosieguo degli sforzi profusi per riorientare l' azione dell' Unione a favore della crescita e dell' occupazione.
Il Consiglio europeo di Lisbona aveva approvato gli orientamenti volti a promuovere un' economia europea innovativa e competitiva.
<P>
Si trattava in particolare di arricchire il contenuto dei grandi orientamenti di politica economica e di assicurare una migliore articolazione con le linee guida per l' occupazione.
Una relazione sarà pertanto trasmessa al Consiglio europeo per fare il punto sulla definizione di indicatori dei risultati conseguiti in settori quali l'occupazione, la riforma economica e la coesione sociale.
Del pari, direttive per l' occupazione dovrebbero essere trasmesse al Consiglio europeo, come pure un pacchetto "occupazione autunno 2000" .
<P>
Come sapete, il Consiglio ECOFIN è giunto lunedì scorso ad un accordo decisivo per l' armonizzazione fiscale.
Questi temi erano discussi da mesi, se non da anni, e sollevavano forti riserve da parte di taluni Stati membri.
Si tratta perciò di una progresso importantissimo da parte di tutti i Quindici e il Consiglio europeo ne prenderà atto.
<P>
Lo sviluppo della dimensione sociale della costruzione europea è il coronamento indispensabile dei considerevoli progressi compiuti in ambito economico.
In tale spirito, dopo Lisbona, la Presidenza francese aveva fatto dell' adozione dell' Agenda sociale una delle sue priorità.
La Presidenza ha invitato tutte le istituzioni interessate - ossia Parlamento, nonché Consiglio economico e sociale, Comitato delle regioni, parti sociali europee e organizzazioni intergovernative - a contribuire all' elaborazione dell' agenda stessa.
Quest' ultima, del resto largamente ispirata ad una comunicazione della Commissione, è stata approvata ieri dal Consiglio "occupazione e politica sociale" .
E' una buona settimana per il lavoro europeo che ci ha permesso di sintetizzare gli obiettivi e le iniziative da intraprendere nei prossimi cinque o dieci anni, soprattutto nel campo del diritto del lavoro, della previdenza sociale, della mobilità sociale, della formazione continua e della lotta contro le discriminazioni e le esclusioni.
Il relativo documento sarà presentato, e naturalmente speriamo approvato, a Nizza.
<P>
La tutela dei diritti dei dipendenti aziendali e il miglioramento delle loro condizioni di lavoro figuravano fra i punti prioritari del programma della Presidenza francese.
Il Consiglio europeo sarà investito anche dello stato di avanzamento del negoziato, della direttiva sull' informazione e la consultazione dei lavoratori, nonché del progetto di società europea, sempre che tali questioni non vengano risolte nel frattempo, viste le persistenti opposizioni che suscitano.
<P>
Nel dopo Lisbona, la Presidenza francese si era altresì prefissa di consolidare l' Europa della conoscenza.
In tale ottica, il Consiglio ha approvato un piano d' azione che mira ad eliminare gli ostacoli alla mobilità degli studenti, degli insegnanti e dei ricercatori.
Tale piano d' azione sarà trasmesso al Consiglio europeo di Nizza che, come potete costatare, si preannuncia non solo importante, ma anche molto serrato.
<P>
Inoltre, sulla scorta delle conclusioni di Feira che esortano all' attuazione di un piano d' azione e-Europe per una società dell' informazione accessibile a tutti, il Consiglio ha elaborato alcuni indicatori dei risultati conseguiti.
Un consuntivo delle azioni condotte dalla Presidenza in questo settore verrà presentato al Consiglio europeo di Nizza.
La tutela del consumatore, per ovvie ragioni che non occorre ricordare, costituisce una preoccupazione crescente degli europei.
La Presidenza francese si era fissata quale obiettivo quello di meglio definire il principio di precauzione e, in tal senso, già all' inizio della nostra Presidenza è stato istituito un gruppo di lavoro.
La risoluzione che ne è risultata sarà esaminata domani dal Consiglio "mercato interno" sempre in vista del Consiglio di Nizza.
<P>
L' attualità impone ai Capi di stato e di governo che si riuniranno a Nizza di discutere approfonditamente il tema della sicurezza alimentare, in particolare nell'ottica dell' istituzione di una autorità alimentare europea indipendente.
<P>
Un altro motivo crescente di preoccupazione degli europei, legato al traffico marittimo e agli inconvenienti che talora ne derivano, è quello della sicurezza dei trasporti marittimi.
Un primo pacchetto di misure era stato approvato in occasione del Consiglio "trasporti" di ottobre.
Il Consiglio europeo di Biarritz ha preso atto del rapporto della Commissione sulle ulteriori misure indispensabili.
So che il Parlamento europeo sta lavorando sul primo pacchetto e siete consapevoli dell'importanza attribuita dagli Stati membri ad una rapida adozione dei testi.
Senza ledere le prerogative del Parlamento, la Presidenza ha fra l' altro esortato, ove possibile, ad anticipare l'applicazione di queste misure.
Da Nizza dovrebbe venire un nuovo impulso politico sull' intera questione in vista dell' ultimo Consiglio "trasporti" del 20 e 21 dicembre, dato che la Presidenza francese non si conclude con Nizza.
<P>
La Presidenza francese ha voluto far seguire l' aggiornamento della comunicazione della Commissione del 1996 sui servizi d' interesse economico generale da una riflessione sul ruolo dei servizi pubblici o, per riprendere l'espressione ora consacrata, dei servizi d' interesse generale in Europa.
Essa voleva fossero riaffermati i principi fondamentali che guidano l' iniziativa della Comunità in quest' ambito, in primo luogo quello della libertà degli Stati membri di definire e di organizzare i propri servizi nel rispetto delle regole del Trattato.
Questi principi saranno richiamati in una dichiarazione che la Presidenza intende allegare alle conclusioni di Nizza.
<P>
Infine, è in preparazione una dichiarazione per il Consiglio europeo sulle specificità economiche, sociali e culturali dello sport e sul suo ruolo sociale in Europa.
<P>
Come vedete, a Nizza ci sarà molto da discutere.
La Presidente del Parlamento avrà certamente l' occasione di presentare i punti di vista della vostra Istituzione su tutti i temi in esame e di discuterne con i Capi di stato e di governo.
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="Prodi">
Signora Presidente, signor Ministro, onorevoli parlamentari, la settimana prossima si riunirà, a Nizza, il Consiglio europeo.
Questo Vertice offrirà ai capi di Stato e di governo un' occasione storica che essi non debbono lasciarsi sfuggire.
Sarà infatti l' occasione per affrontare tutta una serie di temi: per concentrarsi sulla tabella di marcia per l' ampliamento, per consolidare il processo di Lisbona e un' Agenda sociale, per adottare solennemente la Carta dei diritti fondamentali.
Sono tutte questioni importanti, ma oggi, come mi avete suggerito, voglio concentrarmi sulle importanti decisioni che si dovranno prendere a Nizza.
<P>
Il dibattito in corso riguarda varie questioni e io accennerò brevemente a tre aspetti: innanzitutto, la necessità di concludere la Conferenza intergovernativa adottando un trattato che apporti un effettivo valore aggiunto; in secondo luogo, l' aspetto della nostra politica della sicurezza relativa alle gestioni delle crisi; infine, la necessità di programmare la strada da seguire dopo Nizza.
<P>
In primo luogo, dunque, un nuovo trattato.
Lo scopo fondamentale di un nuovo trattato è permettere all' Unione di continuare a funzionare dopo l' ampliamento.
Tra non molto, infatti, le nostre Istituzioni, originariamente progettate per sei Stati membri, dovranno gestirne un numero quasi cinque volte superiore.
Dobbiamo prepararci a questo ampliamento senza precedenti.
Qualsiasi problema irrisolto a Nizza finirebbe per ostacolare il nostro cammino e così, come chiediamo agli Stati candidati di soddisfare tutti i criteri prima dell' adesione, anche noi dobbiamo tener fede ai nostri impegni.
Questo significa fare in modo che l' Unione possa prendere decisioni efficaci e democratiche che rispondano alle aspettative dei cittadini europei.
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Per tutto l' inverno scorso, la Commissione ha profuso molte energie per spiegare perché e rispetto a quali specifiche questioni si doveva ampliare l' ordine del giorno iniziale della Conferenza intergovernativa; in particolare nel nostro parere scritto, a fine gennaio, abbiamo indicato il livello minimo di ambizione perché la Conferenza possa avere un esito positivo.
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Ora constato con piacere che i negoziatori sono vicini ad un accordo su quelle disposizioni che riguardano ad esempio le cooperazioni rafforzate, la Corte di giustizia, i valori democratici di cui all' articolo 7, e constato un maggior coinvolgimento dei partiti politici europei nella vita democratica dei nostri Stati membri e delle nostre Istituzioni.
Ho anche l' impressione che ci stiamo avvicinando a un ragionevole compromesso sulla composizione della Commissione e sulla ponderazione dei voti in Consiglio.
Purché si rispetti un certo numero di principi fondamentali, credo che la Conferenza possa procedere e trovare un' intesa a questo riguardo, un' intesa che risponda alle aspettative e alle esigenze dei paesi grandi e piccoli.
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Quale che sia il numero dei Commissari, l' importante è dare al Presidente della Commissione tutti i poteri necessari per gestire efficacemente il Collegio.
Analogamente, quale che sia il cambiamento introdotto nella ponderazione dei voti in Consiglio, si deve garantire che non si possano prendere decisioni contrarie alla volontà della maggioranza degli Stati membri.
E il modo migliore per farlo, oltre che il più semplice, è il sistema della doppia maggioranza, anche se siamo consapevoli delle grandi difficoltà che esso incontra.
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Pian piano, dunque, stiamo avanzando nella direzione giusta.
C' è però una questione rispetto alla quale trovo molto preoccupante la mancanza di progressi e che, a giudizio di entrambe le nostre Istituzioni, è la questione più importante che dovremo risolvere nel prepararci all' ampliamento: la questione delle votazioni a maggioranza qualificata.
Perché l' Unione possa essere efficace, la Conferenza deve fare significativi progressi a questo riguardo, e ciò significa anche estendere la procedura di codecisione.
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(Applausi)Com' è ovvio, gli Stati membri trovano politicamente difficile rinunciare al diritto di veto in campi delicati come la politica sociale, l' asilo e l' immigrazione, la politica commerciale comune, la coesione e le imposte, anche quando si parla soltanto di cambiamenti tecnici necessari per far funzionare il mercato unico.
Se ciascuno resta fermo sulle sue posizioni, però, credo che sia peggio per tutti; la matematica, infatti, e anche cinquant' anni di esperienza dimostrano, al di là di ogni dubbio, che basta un modesto ampliamento per rendere molto più difficile il consenso unanime.
In un' Unione di 27 o più Stati membri, il requisito dell' unanimità finirà semplicemente per impedire un qualsiasi progresso in ogni settore in cui esso sarà mantenuto.
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Fate bene attenzione a quello che dico: se si manterrà il diritto di veto degli Stati membri in materia di giustizia e affari interni, l' attuazione del programma concordato insieme a Tampere subirà gravi ritardi, o non potrà addirittura essere fatto.
E io dirò senza mezzi termini ai capi di Stato e di governo, a Nizza, che non debbono farsi illusioni al riguardo.
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I settori particolarmente delicati di cui ho parlato comprendono anche la politica commerciale.
Vorrei soffermarmi un momento su questo aspetto, dato che l' Assemblea ha insistito perché gli fosse dato un rilievo particolare nell' ordine del giorno di oggi.
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Come sapete, l' attività economica moderna è sostanzialmente basata sui servizi.
In base alle norme attuali, ad alcuni aspetti dei negoziati sui servizi si applica il requisito dell' unanimità, proprio perché i nostri Trattati nacquero come trattati commerciali di merci e non di servizi.
Il problema che attualmente tormenta la nostra politica commerciale è il fatto che, poiché i negoziati contemplano una vasta gamma di settori, ivi compresi i servizi, le votazioni all' unanimità finiscono quasi inevitabilmente per frenare un qualsiasi progresso, non solo nei servizi ma anche nei beni materiali.
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I nostri partner commerciali, o chiamiamoli in alcuni casi i nostri rivali, ne sono entusiasti perché possono contare su quindici possibilità di veto e ben presto, grazie all' ampliamento, ce ne saranno molte di più.
La situazione, poi, è ancor peggiore quando uno degli Stati membri pone delle condizioni, a volte finanziarie, per dare il suo accordo.
La soluzione semplice e naturale - questa è d' altronde l' opinione maggioritaria nel corso della Conferenza - consisterebbe nel modificare le norme attuali, in modo che il voto a maggioranza qualificata si applichi a tutti gli aspetti di questi negoziati, compresi i servizi.
Purtroppo, il testo attuale della Conferenza è molto complicato, molto ambiguo e molto lungo, con due protocolli: nonostante, però, questa lunghezza e questa complicazione, è anche molto debole, non fornisce la semplice risposta che ci serve per il semplice problema che ci affligge da così tanto tempo.
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Per avere una soluzione adeguata resta dunque molto da fare.
Per noi l' esito finale di Nizza dipenderà in gran parte dalle conclusioni cui si arriverà nelle votazioni a maggioranza qualificata.
Io mi impegno a fare tutto il necessario per raggiungere un' intesa che assicuri un valore aggiunto.
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Inevitabilmente la domanda che ci verrà posta il mattino dopo Nizza sarà: "Siete soddisfatti dei risultati?"
La Commissione risponderà a questa domanda francamente e senza giri di parole.
Alla prossima tornata di Strasburgo, di fronte a voi, dirò all' Assemblea se a mio parere l' Unione ampliata, che noi tutti intendiamo realizzare, potrà o non potrà agire efficacemente.
Infatti, è in base a questo criterio che alla fine dei conti noi dovremo giudicare Nizza.
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(Applausi)
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A Nizza si prenderanno, inoltre, importanti decisioni per permettere all' Unione europea di assumersi le sue responsabilità a livello mondiale.
La prevenzione dei conflitti e la gestione delle crisi sono tradizionali aree di intervento della Comunità.
E' nostro compito tener fede ai nostri impegni alla luce di nuovi ambiziosi obiettivi che l' Unione si è fissata.
Questo significa che l' Unione deve sviluppare una capacità autonoma di prendere decisioni e, qualora non sia coinvolta anche la NATO, lanciare e condurre operazioni militari sotto il comando dell' Unione in risposta alle crisi internazionali.
A questo proposito, sarà particolarmente utile sviluppare una proficua collaborazione tra l' Unione europea, le Nazioni Unite, l' OSCE e il Consiglio d' Europa.
Questo - e lo ripeto - nulla toglie al fatto che per gli Stati membri interessati la NATO rimane la base della difesa collettiva dei suoi membri e continuerà a svolgere un ruolo importante nella gestione delle crisi.
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La gestione delle crisi, come si è visto nel Kosovo, non significa soltanto imporre un cessate il fuoco, significa anche tenere divise le opposte fazioni; significa salvare ed evacuare i cittadini dell' Unione europea, assistere un gran numero di rifugiati, fornire alimenti e medicinali, imporre e mantenere l' ordine della legalità; infine, ripristinare la calma dopo il caos.
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In generale, però, le crisi non scoppiano dall' oggi al domani, sono piuttosto il culmine di un processo di escalation della tensione in un paese o in una regione.
Uno degli scopi principali della nostra politica estera e di sicurezza comune deve quindi essere quello di ridurre la tensione e impedire che essa sfoci in conflitto armato.
La Comunità dispone già, e non da oggi, di molti strumenti per farlo: quasi tutti i nostri programmi di aiuto esterno, ad esempio, sono finalizzati a sostenere democrazia e stabilità.
Quello che dobbiamo fare è coordinarli meglio e renderli più efficaci, e la Commissione sta quindi adottando le misure interne necessarie a tale scopo.
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La Commissione è convinta che solo un approccio integrato alle crisi potrà garantire coerenza ed efficienza, richieste perché l' Unione possa fare sino in fondo la sua parte sulla scena internazionale.
La gestione delle crisi richiede che la Comunità mostri una migliore capacità di reagire, ma questo deve tradursi in azione che rispetti pienamente il nostro quadro istituzionale definito dai Trattati.
Ovviamente, dovremo cooperare con le altre Istituzioni e con l' Alto rappresentante per la PESC.
Tuttavia, dovremo prendere ora delle decisioni su questo quadro, perché non c' è momento peggiore di una crisi per stabilire attribuzioni e responsabilità.
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La discussione svoltasi nell' ambito della Conferenza ha dimostrato che c' erano questioni mature per essere dibattute dopo Nizza: l' incorporazione nell' ordinamento giuridico comunitario della Carta dei diritti fondamentali, com' è stato detto dal Ministro Védrine; la riorganizzazione dei Trattati sulla base dei testi esistenti per presentare più chiaramente alla pubblica opinione gli obiettivi e i metodi del lavoro dell' Unione; una chiara distinzione fra le competenze dell' Unione e quelle degli Stati membri; infine - ed è un aspetto tutt' altro che secondario - se non m' inganno sul tono del dibattito e sulle prospettive per il futuro dell' Europa, la questione di quale debba essere l' equilibrio tra le Istituzioni dell' Unione europea nello spirito di un modello istituzionale che è il modello comunitario, che ha già superato con successo la prova del tempo.
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Senz' altro avremo molto da fare dopo Nizza, ma di questo dovremo occuparci più avanti.
Per ora pensiamo al futuro immediato sotto la Presidenza francese e concentriamoci sulla priorità di portare a Nizza una conclusione e di aprire la strada all' ampliamento.
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="DE" NAME="Poettering">
Signora Presidente, signor Presidente della Commissione, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, la Presidenza del Consiglio si trova ad affrontare un compito immane non solo in forza della carica che ricopre attualmente nell' Unione europea, ma anche in quanto Repubblica francese.
E' stato affermato più volte, e personalmente condivido tutto ciò che ha detto il Presidente Prodi, che per la Presidenza del Consiglio la questione delle decisioni a maggioranza rappresenta una sfida grandissima.
Stando a quel che si dice, sarebbe proprio la Francia a nutrire ancora perplessità sul ricorso alle votazioni a maggioranza in materia di servizi nell' ambito della politica commerciale.
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Signor Presidente in carica del Consiglio, come può aspettarsi che la Germania compia un passo nella politica di immigrazione e asilo, come può aspettarsi che la Spagna compia un passo nella politica di coesione, come può aspettarsi che l' Austria compia un passo nella politica dei trasporti, come può, infine, aspettarsi che il Regno Unito compia un passo nella politica fiscale se la stessa Presidenza del Consiglio, la Repubblica francese, non si smuove dalla sua posizione?

Vi invito a compiere un passo voi per primi, per indurre così gli altri a fare altrettanto!
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Se a Nizza non si raggiungerà un risultato apprezzabile su questi temi, dopo il Vertice non indugeremo nel denunciare le relative responsabilità!
Riteniamo anche che, riguardo alle questioni cui non si applicheranno ancora le votazioni a maggioranza, si potrebbe tuttavia prevedere già adesso nel Trattato la possibilità di passare a tale tipo di votazione entro determinate scadenze e con una decisione adottata all' unanimità. Iscrivendo adesso una simile disposizione nei Trattati, ci risparmieremo poi tutte le revisioni successive e le conseguenti, lunghe procedure di ratifica.
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Lei ha parlato della codecisione del Parlamento europeo.
Sono favorevole alla codecisione in tutte le materie su cui si decide a maggioranza.
Essa deve però valere anche per le questioni fondamentali della politica agricola europea, sulle quali già ora si vota a maggioranza.
In merito, poi, alla riponderazione dei voti nel Consiglio dei ministri, posso dire che condivido pienamente le parole del Presidente della Commissione Prodi, ovvero che la doppia maggioranza sarebbe un sistema democratico e che dunque anche la Francia dovrebbe ritenere accettabile la possibilità di comportarsi in un certo modo rispetto ad un altro Stato membro nell' ambito di una determinata procedura di voto.
E' , dunque, necessario riponderare i voti in modo tale che sia assicurato il rispetto di un chiaro principio democratico, per evitare che a decidere sia una maggioranza di paesi che non rappresentano però la maggioranza della popolazione.
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Per quanto riguarda la Commissione, vorrei manifestare la nostra sorpresa, e questo concetto è stato espresso nel nostro gruppo a più riprese non da me, bensì da deputati dei paesi più piccoli, per il fatto che negli ultimi mesi i paesi più grandi hanno praticato una politica ispirata all' arroganza.
I "grandi" hanno ritenuto di poter esercitare pressione sui "piccoli" per indurli ad approvare la loro esclusione dalla Commissione.
Signor Presidente in carica del Consiglio, si tratta di un' ipotesi di cui si può senz' altro discutere; non è però ammissibile che i paesi più piccoli debbano rinunciare ad un loro rappresentante in Commissione se prima non si rafforza il ruolo del Presidente della Commissione - se, ad esempio, non gli si riconosce il diritto di esonerare dall' incarico un Commissario.
Dobbiamo prima di tutto rafforzare la Commissione come organo comune; pertanto, l' eventualità di ricorrere a procedure nuove potrà essere presa in considerazione soltanto dopo che avrete rafforzato il ruolo della Commissione e avrete dimostrato che non ricadremo in una mera collaborazione a livello governativo.
Voglio però mettervi in guardia: dobbiamo rispettare la dignità dei paesi più piccoli perché la storia del nostro continente dimostra che ogni volta che in Europa sono stati i grandi a decidere e ogni volta che i grandi si sono scontrati tra di loro, a farne le spese sono stati sempre i piccoli. Vi invito pertanto a tener conto anche della dignità dei paesi europei più piccoli!
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(Applausi)
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Sul punto della cooperazione rafforzata, vorrei dire che sono d' accordo con quanto lei ha detto.
Siamo lieti che i segretariati non siano più all' ordine del giorno. Anche i nostri amici britannici, che rappresentano la maggioranza del nostro gruppo e di solito nelle questioni inerenti allo sviluppo istituzionale hanno posizioni molto diverse - pur rimanendo buoni amici -, condividono appieno il nostro parere secondo cui i segretariati non dovrebbero esistere e tutto dovrebbe svolgersi nell' ambito delle procedure comuni.
La Commissione deve essere coinvolta, il Parlamento deve poter esercitare la sua influenza e nessuno dev' essere escluso.
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Vengo infine a parlare della Carta.
La maggioranza del nostro gruppo ritiene che essa dovrebbe non solo essere proclamata solennemente, ma anche diventare fonte di diritto europeo.
So che a Nizza, malauguratamente, non arriveremo a tanto; sarà già un primo passo se riusciremo almeno a proclamarla solennemente.
A questo primo passo, però, dovranno seguirne altri.
A Nizza raggiungeremo comunque un risultato, ma, signor Presidente in carica del Consiglio, e questo voglio dirlo a chiare lettere, se tale risultato sarà minimo, allora sarà vero ciò che ha detto il Presidente Chirac, ovvero che non firmeremo un trattato.
Se il risultato sarà un cattivo trattato, privo di vere ambizioni, e se il risultato sarà minimo e tale da non permetterci di allargare l' Unione europea, allora dovremo riconoscere che Nizza sarà stata un insuccesso e dovremo passare il testimone agli svedesi e successivamente ai belgi per ottenere infine un risultato che costituisca, com' è nelle nostre speranze, una buona base su cui realizzare l'ampliamento.
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Certo che vogliamo concludere il Vertice di Nizza con un risultato, ma deve trattarsi di un risultato ambizioso. Le auguro di riuscire ad ottenerlo e di riuscire anche ad aprire una prospettiva che vada al di là di Nizza e che riguardi, ad esempio, l' ordinamento fondamentale dell' Europa e la distribuzione delle competenze tra l' Unione e gli Stati nazionali, perché anche tali questioni dovranno essere definite in futuro.

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Concludo con un' ultima osservazione del tutto scevra da connotazioni polemiche. Nel gennaio 1995 ebbi occasione di ascoltare a Strasburgo François Mitterrand, che apparteneva alla sua stessa famiglia politica.
Seguendo ora qualche congresso di partito nel suo paese, mi capita spesso di augurarmi che anche i successori di Mitterrand possano provare l' entusiasmo che egli aveva per l' Europa.
Auguro anche a lei di sentire questo entusiasmo, affinché a Nizza si possa ottenere un buon risultato, un risultato che sia buono per noi tutti e per l' Europa!
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(Applausi)
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="Cox">
Signora Presidente, condivido pienamente l' opinione del Presidente Prodi secondo il quale siamo di fronte a un' occasione storica che non dovremmo lasciarci sfuggire.
Il Vertice di Nizza ha una responsabilità nei confronti dell' Europa e dovrebbe in parte portare all' attuazione di un accordo, elaborato lo scorso dicembre a Helsinki, che dovremmo rispettare.
<P>
A Helsinki sono state dette due cose agli Stati candidati all'adesione, sono state poste due serrature sulla porta dell' ampliamento.
Una di queste è stata la necessità che proprio gli Stati candidati adottino e attuino l' acquis communautaire, ed è questo il compito comune che li lega a noi.
La seconda consiste nel fatto che anche noi, in qualità di Quindici, abbiamo dovuto riconoscere la necessità fondamentale di riformare il nostro modo di agire per continuare ad operare in modo efficace o, per meglio dire, per iniziare ad operare in modo ancor più efficace di quanto abbiamo fatto sinora.
Ciò costituisce il requisito minimo e imprescindibile del Vertice di Nizza, nonché un obiettivo centrale e prioritario.
Noi, in questo Parlamento, al termine di quel processo, saremo chiamati a dare o non dare il nostro consenso.
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E' una responsabilità importante.
Parlo a nome di un gruppo che si è adoperato incessantemente per rendere fattibile, quanto prima, l' ampliamento dell' Unione europea.
Aggiungo inoltre che presteremo la massima attenzione a ciò che il Presidente Prodi e la Commissione sosterranno nell' analizzare il Trattato di Nizza e alla franchezza che il Presidente ha promesso.
Anche noi effettueremo un' analisi molto schietta.
L' appello che rivolgo a lei, signor Presidente in carica del Consiglio, è di presentare in questa sede un documento che meriti l' approvazione di questo Parlamento e che sia all' altezza della sfida storica che si presenta all' Europa.
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Tale sfida consiste nella riunificazione del nostro vecchio continente, in un ampliamento di una portata senza precedenti, ed è per tale avvenimento che il Vertice di Nizza deve prepararci.
Ottenere un risultato inferiore vuol dire far fallire l' Europa e quest' Aula, riesaminando gli impegni di Nizza, non può permettere che l' Europa fallisca.
In riferimento a una serie di questioni specifiche, vorrei sottolineare che il mio gruppo ritiene che, a questo stadio dell'evoluzione dell' Unione europea, avere un cittadino che rappresenti ciascuno Stato membro della Commissione continua a essere una saggia proposta che rafforza la legittimità dell' Unione.
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Tale questione non dovrebbe trasformarsi in un problema che affossi l' Unione in una falsa contesa tra gli interessi dei paesi grandi e quelli dei paesi piccoli, quando invece l' obiettivo centrale dovrebbe essere l' interesse comune dell' Europa.
Il mio gruppo, in questa fase, preferirebbe una riponderazione dei voti, il sistema della doppia maggioranza, ma lei ha sottolineato che altre questioni s' impongono all' attenzione.
Noi sosteniamo la cooperazione rafforzata, ma insistiamo sul fatto che sia aperta e aperta a tutti, non esclusiva, e che si basi sul rispetto dell' acquis communautaire trovando in esso le sue radici.
Ci sentiamo profondamente legati alla Carta dei diritti fondamentali e non vogliamo limitarci a proclamarla.
Se esaltiamo questo documento come qualcosa di significativo, dobbiamo dare fondamento a tale affermazione e la sollecitiamo a trovare tale fondamento nell' articolo 6.
La esortiamo a conferire un significato sostanziale a tale proclamazione, anche se in modo non ancora completo e definitivo date le circostanze.
Noi sosteniamo l' opportunità di riesaminare l' articolo 7 poiché la lezione dell' Austria ci ha insegnato che è necessario farlo.
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Nizza costituisce un terreno di prova per constatare se il nostro vecchio continente è pronto a un nuovo ampliamento su scala continentale.
Credo che possiamo farcela, ma, signor Presidente in carica del Consiglio, abbiamo bisogno che la sua Presidenza metta in moto il Consiglio a favore dell' Europa, spronandolo, in occasione del Vertice di Nizza, a ottenere un risultato veramente storico.
Non si dovrebbe raggiungere semplicemente un compromesso costruttivo, secondo i termini con cui lei si è espresso. Si devono ottenere risultati importanti.
Fisseremo in alto il nostro traguardo e mi auguro che insieme, Consiglio, Commissione e Parlamento, riusciremo a raggiungerlo.
Oggi io affermo: se accettiamo un compromesso in relazione all'obiettivo prefissato e questo dovesse essere di portata modesta, ci rifiuteremo di prenderlo in considerazione. Agiremo così per l' Europa e lo faremo con la coscienza pulita.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signora Presidente, l' obiettivo più importante del Vertice di Nizza è quello di ampliare l' Unione europea e fornire all' Unione gli strumenti necessari per la realizzazione di questo scopo.
Posso anche affermare a nome del mio gruppo che noi ci impegneremo per far sì che l' ampliamento venga avviato il prima possibile.
E' tuttavia importante già ora discutere di quello che accadrà dopo Nizza.
Abbiamo bisogno di prospettive e diverse prospettive sono state presentate negli ultimi mesi.
Il nostro gruppo è decisamente a favore della costituzionalizzazione dei Trattati e ciò significa che la riforma dei Trattati deve essere un processo aperto al quale anche la società civile possa partecipare.
Noi consideriamo la Carta dei diritti fondamentali un successo.
Riteniamo tuttavia che il testo della Carta dei diritti necessiti di qualche perfezionamento, un compito al quale ci possiamo dedicare dopo il Vertice di Nizza.
Sicuramente la Carta dei diritti diventerà, a suo tempo, parte integrante della costituzione dell' Unione europea, ma ciò che noi ci auguriamo è che almeno l' articolo 6 del Trattato sull' Unione europea possa contenere un riferimento ad essa in modo che i cittadini possano trarne beneficio.
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Per quel che riguarda le decisioni che dovranno essere prese tra breve, l' importanza delle votazioni a maggioranza qualificata è un punto sul quale non insisteremo mai abbastanza.
Il Vertice di Nizza fallirà se l' estensione della votazioni a maggioranza qualificata non verrà varata.
E' molto importante che il Parlamento europeo abbia un ruolo centrale nella procedura di codecisione, altrimenti il processo legislativo diventerà sempre più difficile da comprendere.
Il Parlamento europeo conferisce trasparenza al processo decisionale.
Prendiamo l' esempio delle tasse ambientali.
Quando si discute di politica climatica, il governo americano è criticato perché non vuole rinunciare alla sua sovranità e stipulare accordi internazionali sulla tutela climatica. Tuttavia, all' interno dell' Unione, vi sono Stati membri che vogliono conservare gelosamente la loro sovranità e non vogliono neanche adottare la votazione a maggioranza qualificata in materie come la fiscalità ambientale.
E' ora di abbandonare questi atteggiamenti.
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Il Presidente Prodi ha parlato di politica commerciale. Noi tutti desideriamo che in questo mondo sempre più globalizzato l' Unione europea conservi un ruolo significativo.
Tuttavia, signor Presidente, il nostro gruppo pone come condizione per l' aumento delle competenze della Commissione, una maggiore trasparenza nella politica commerciale. Purtroppo, siamo ancora ben lontani da questo.
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Inoltre, è necessario far sì che l' Unione europea non si trasformi solo in una comunità dei grandi Stati membri.
La necessità di prendere coscienza del fatto che il futuro numero dei deputati non può essere categoricamente limitato a settecento ha suscitato perplessità in seno al Parlamento in quanto ciò ridurrebbe la possibilità di espressione delle diversità culturali e politiche.
Un' altra conseguenza della limitazione del numero dei deputati potrebbe essere l' adozione, in futuro, di un sistema bipartitico, un atto sicuramente poco democratico.
Faccio appello alla comprensione dell' onorevole Barón Crespo perché credo che anche gli altri presidenti appoggino l' obiettivo di non porre alcuna limitazione alla composizione del Parlamento.
Questa sarebbe una presa di posizione veramente significativa da parte del Parlamento che potrebbe essere votata domani.
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="DE" NAME="Kaufmann">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, mi pare che fino ad ora i governi dei Quindici non si siano fatti molto onore.
Basti pensare all' euro, umiliato dalla sua stessa debolezza, o al pericoloso problema dell' encefalopatia spongiforme bovina, rinviato da un organo all' altro in un gioco di rimpalli di competenze, o ancora alla sfida che sta dinanzi all' Unione, la più grande di tutta la sua storia, di fronte alla quale i governi, invece di affrontare energicamente le questioni pressanti, si invischiano in meschine diatribe a porte chiuse sui cosiddetti left-over di Amsterdam.
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A Nizza suonerà l' ora della verità.
Il Vertice potrà essere un successo soltanto se approverà una riforma veramente ampia delle Istituzioni e se lancerà chiaramente il segnale che questa Unione è in grado di sostenere l'ampliamento.
A tal fine, è necessario che la Commissione sia efficiente e rafforzata e possa svolgere il suo compito di motore dell' integrazione; è necessaria una ponderazione dei voti in Consiglio che sia equilibrata tra paesi piccoli e paesi grandi; è necessario, infine, che le votazioni a maggioranza diventino in Consiglio la norma, anche per le decisioni riguardanti le politiche fondamentali quali la politica fiscale, sociale, interna e di giustizia.
Rafforzare la democrazia significa logicamente concedere il diritto di codecisione al Parlamento europeo.
<P>
Ma perché Nizza sia un successo occorre anche non limitarsi ad una mera dichiarazione della Carta dei diritti fondamentali.
Trovo semplicemente inaccettabile che diversi governi abbiano respinto senza tanti complimenti la richiesta di inserire nell' articolo 6 del Trattato un richiamo alla Carta.
Voglio dire molto chiaramente, come i colleghi che hanno parlato poc'anzi, che un richiamo nel Trattato alla Carta è per me altrettanto irrinunciabile quanto un ampio dibattito pubblico con i cittadini!
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, l' Unione non ha bisogno di truppe d' intervento militari né di costosissimi programmi di ammodernamento degli armamenti.
Se Nizza, alla fin fine, sarà un successo o un insuccesso dipenderà piuttosto dalla decisione dei governi di prendere una buona volta sul serio le preoccupazioni e i bisogni della gente.
E' un bene che decine di migliaia di persone manifestino a Nizza per le strade per chiedere attivamente un' Europa sociale.
L' Unione europea ha il dovere di assegnare la massima priorità politica alla lotta con la disoccupazione di massa, la povertà e l' emarginazione sociale.
Prendo atto che la Presidenza francese si vuole impegnare a questo scopo; tuttavia, signor Ministro, la prego di far presente ai suoi colleghi che a contare saranno i fatti, non le parole!
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="FR" NAME="Berthu">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, a una settimana dal Consiglio di Nizza, constatiamo, nostro malgrado, che non abbiamo ancora le idee molto chiare sui dispositivi istituzionali che saranno adottati.
E' probabile che l' ultima notte saranno prese misure che i nostri parlamenti nazionali non avranno discusso in dettaglio e che, in seguito, sarà loro richiesto di ratificarle in nome di un compromesso vincolante.
Questo metodo non è corretto.
<P>
Vi è grande incertezza a proposito della questione, a mio avviso essenziale, dell' estensione possibile del voto a maggioranza in seno al Consiglio, in particolare riguardo a due punti di vitale importanza: l' articolo 67 sulla circolazione delle persone e la politica d' immigrazione.
Al momento della firma del Trattato di Amsterdam, erano stati assunti impegni precisi affinché questo dossier non fosse riaperto prima di cinque anni.
Come di consueto, gli impegni non sono stati mantenuti.
Se da un lato siamo convinti della necessità della cooperazione internazionale, dall' altro riteniamo inaccettabile il ricorso alla maggioranza per far cedere uno o più membri su questioni di sovranità come queste.
Occorre trovare un' altra via, più flessibile e più rispettosa delle decisioni di ciascuno, la via della cooperazione differenziata.
<P>
Incertezza vi è anche in merito all' estensione delle procedure comunitarie previste dall' articolo 133 alla negoziazione di accordi internazionali sui servizi, la proprietà intellettuale e gli investimenti.
I negoziati relativi alle merci sono già comunitarizzati, ma se le posizioni della Commissione sono unanimi, gli Stati non possono esercitare su di esse un controllo adeguato, e abbiamo visto con quali conseguenze disastrose in occasione dell' Uruguay Round.
Non ricominciamo con un nuovo accordo multilaterale sull' investimento o, dopo Seattle, con una nuova trattativa agricola.
<P>
In materia di politica commerciale non è tanto urgente estendere i voti a maggioranza, quanto piuttosto ristabilire la direzione del Consiglio sulla Commissione e predisporre un vero controllo dei parlamenti nazionali.
In sintesi, signor Presidente in carica del Consiglio, perseveri su questa linea.
Innanzitutto democratizziamo e ristabiliamo il controllo degli Stati e in seguito discuteremo del trasferimento di competenze.
<P>
<SPEAKER ID=34 NAME="Dell' Alba">
Signora Presidente, parlo a nome dei deputati radicali del gruppo.
<P>
Signor Presidente del Consiglio, signor Presidente della Commissione, mi pare che tutti gli interventi, anche l' ultimo, dalle posizioni più estreme, opposte alle mie, fanno però la stessa analisi, e cioè che, a pochi giorni dal Vertice di Nizza, siamo non già in dirittura d' arrivo bensì i problemi, invece di essere dipanati da questo metodo obsoleto delle Conferenze intergovernative - che, com' è già stato sottolineato, va modificato - invece di avviarsi a soluzione si sono complicati, con delle soluzioni in vista che sono francamente inaccettabili: penso certamente alla Carta dei diritti, Carta sulla quale noi ci siamo astenuti proprio perché sapevamo che andavate nella direzione di metterla in un cassetto dopo il Vertice di Nizza, avendo dato l' illusione ai nostri popoli che vi era un documento vincolante di difesa e di promozione dei diritti.
Non volete neanche metterla nel Trattato e ciò, appunto, a dimostrazione che questo testo, questo esercizio andava messo da parte.
<P>
Siamo preoccupati poi per quello che avverrà della Commissione, il motore dell' integrazione europea che, a venti, venticinque, trenta membri, diventerà evidentemente un segretariato d' affari, un segretariato tecnico del Consiglio, un organismo cui mancherà la possibilità di avere il minimo ruolo da giocare nell' equilibrio istituzionale che i padri fondatori hanno concepito.
<P>
Sul voto a maggioranza, sulla ponderazione vi saranno, molto probabilmente, i veti incrociati che paralizzeranno la rivendicazione del Parlamento e dell' opinione pubblica di andare verso una democratizzazione del nostro sistema, verso una generalizzazione del voto a maggioranza.
Mi rivolgo allora al Presidente Prodi che ha detto giustamente che a Strasburgo ci dirà se la Commissione potrà o non potrà agire efficacemente, se l' Unione potrà o non potrà agire efficacemente dopo il Vertice di Nizza.
<P>
Presidente Prodi, lei parteciperà al Vertice di Nizza, in qualche modo sarà espressione della volontà del Parlamento, una volontà espressa pur con timidezza, quella volontà che risulterà domani con la votazione del documento che è stato frutto del compromesso dei gruppi e che noi non abbiamo firmato.
Presidente, le dica a Nizza le sue obiezioni, si prenda la responsabilità, non di farci il notaio del dopo-Nizza ma a Nizza, appunto, di giocare fino in fondo la carta della difesa innanzitutto delle Istituzioni europee, della Commissione e del Parlamento in primo luogo.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signor Presidente, la bozza del Trattato di Nizza è più una costituzione per uno Stato federale che un accordo per una federazione di Stati.
Sarà la norma che le leggi dell' Unione vengano approvate a maggioranza qualificata e, in questo modo, tutte le democrazie nei singoli paesi risulteranno sconfitte.
Nel Trattato di Amsterdam vi ancora 65 disposizioni che prevedono l' unanimità.
Ora si propone di prendere decisioni a maggioranza qualificata in 49 materie.
Se non vogliamo uno Stato unitario, siamo quasi giunti alla fine del nostro percorso.
La competenza che il Trattato di Nizza conferisce all' Unione europea supera ciò che è delegato a livello federale in molti Stati federali.
<P>
Ed ora si arriva a toccare il cuore stesso degli Stati nazionali con decisioni a maggioranza per quanto riguarda i settori della politica sociale, della politica del mercato del lavoro, delle imposte, della politica industriale, della cultura, dei partiti sovranazionali e persino dei nostri stipendi, cosicché diventiamo i rappresentanti strapagati dell' Unione europea nei paesi membri, invece di essere i rappresentanti, tassati a livello locale, degli elettori del Parlamento europeo.
La politica in materia di giustizia e affari interni dal 2004 sarà oggetto di decisioni a maggioranza.
La politica commerciale fa assomigliare i paesi membri dell' Unione europea ad uno Stato.
Parleremo tutti con una stessa brutta voce all' OMC.
Anche la politica estera e di sicurezza verrà approvata con decisioni a maggioranza.
Solo in materia di difesa continuerà ad esserci l' unanimità.
Per il resto, il diritto di veto è poco presente nel nuovo Trattato, e i paesi senza diritto di veto sono più Stati federati che nazioni indipendenti.
Decisioni a maggioranza all' interno, rappresentanza comune all' esterno - questa non è altro che la ricetta di uno Stato.
Alla Conferenza costituzionale del 2004 non resterà da fare tanto un lavoro sul contenuto, quanto sulla calligrafia di un testo che può anche arrivare ad assomigliare ad una vera costituzione, ossia un testo nel quale viene incorporata per prima la Carta dei diritti umani e fondamentali, poi le regole del gioco e alla fine un allegato con le singole politiche, che possono essere modificate senza laboriose ratifiche.
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L' unica cosa che manca è la democrazia.
La democrazia è stata dimenticata strada facendo.
E questo è il nocciolo dei Trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza.
Più decisioni a maggioranza, con le quali i funzionari e i ministri possono sconfiggere elettori ed eletti.
Nelle democrazie è il contrario.
Le decisioni a maggioranza uccidono il diritto di veto delle democrazie parlamentari nei paesi membri, ma l' Unione europea non diventa, da parte sua, una democrazia parlamentare.
Con la cooperazione rafforzata si uccide anche il diritto di veto in materia di modifiche dei Trattati, non in modo formale, ma reale, poiché d' ora in poi la maggioranza qualificata potrà ignorare volutamente l' opposizione, per esempio, di Danimarca, Svezia e Gran Bretagna o di altri paesi, dove si potrebbe avere l' idea assolutamente antidemocratica di chiedere agli elettori che cosa ne pensano.
I federalisti possono imporre la propria volontà in termini di una maggiore integrazione e i governi di Svezia, Gran Bretagna e Danimarca possono integrare progressivamente i loro paesi quando le decisioni sono state prese e comunque sono nella pratica vincolanti.
Il Trattato di Nizza sottrae talmente tanti poteri agli elettori per trasferirli altrove che deve essere considerato come una vera modifica costituzionale e deve entrare in vigore solo dopo essere stato approvato da referendum nei paesi nei quali esiste questa possibilità.
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<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="DE" NAME="Hager">
Signor Presidente, già il titolo di questo punto dell' ordine del giorno sottolinea l' importanza dell' articolo 133 nella discussione sull' estensione della prassi delle votazioni a maggioranza qualificata.
La richiesta di applicare tale prassi anche alle questioni inerenti ai servizi risponde, beninteso, ad un interesse comprensibile; tuttavia, ha ben poco a che fare con il tema centrale della riforma istituzionale, per il quale occorre assolutamente trovare una soluzione. E ancor più estranea a questo tema è la richiesta di cui al punto 7 della risoluzione comune, che mira ad inserire nelle competenze commerciali anche gli investimenti.
Ritengo che, viste le già scarse possibilità di successo, non sarebbe una mossa intelligente accollare alla Conferenza intergovernativa un ulteriore argomento di discussione, per di più complesso e controverso.
Considerato lo stato attuale delle trattative, c' è da dubitare che il prolungamento della durata della Conferenza intergovernativa anche alla giornata di domenica e il tradizionale azzeramento degli orologi potranno bastare per trovare una soluzione praticabile anche a questo problema.
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<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="NL" NAME="Van Velzen">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente Prodi, per il gruppo PPE-DE il nodo principale è costituito da una conclusione positiva della CIG.
La riteniamo essenziale in quanto passo di enorme rilievo ai fini del rapido ampliamento dell' Unione europea.
Dobbiamo immaginare come i paesi dell' Europa centrale e orientale guardano a Nizza.
Si sono appena svolte le elezioni in Romania e siamo rimasti colpiti dal risultato, che sancisce l' avvento di un partito estremista.
All' inizio del prossimo anno si terranno le elezioni in Polonia e in Bulgaria; com' è possibile motivare i cittadini di quei paesi se l' Unione europea non è in grado di mettere a punto a Nizza un Trattato valido?
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Signor Presidente, l' Unione europea ha bisogno di notizie positive.
Un cattivo accordo è la dimostrazione che i nostri Capi di governo non attribuiscono la massima priorità all' ampliamento dell' Unione europea.
Come possiamo investire per creare tra la popolazione dell' Unione europea una base più vasta che ci consenta di procedere ad un ulteriore ampliamento se i nostri Capi di governo non sono in grado di giungere ad un Trattato valido?
A ciò si somma il fatto che, secondo i nostri Capi di governo, non siamo in grado di dare una risposta adeguata alle grandi questioni a cui l' Unione europea è chiamata a far fronte.
L' ESB, la sicurezza, la politica estera e la difesa, la competitività dell' Europa rispetto agli Stati Uniti sono problemi che non possono più essere risolti a livello nazionale.
E non siamo neanche in grado di rispondere alla farraginosità del processo decisionale all' interno dell' Unione europea.
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Signor Presidente, l' Europa ha bisogno di una leadership, di chiarezza, di scelte, di energia.
E' questo che i cittadini vogliono vedere.
Se si guarda a come sia stata minata la fiducia nei confronti dell' euro, è logico che la popolazione ha bisogno di vedere che siamo in grado di compiere passi avanti.
Penso che la Presidenza francese dovrà affrontare un compito assai arduo per riuscire finalmente a intervenire con decisione prima di Nizza.
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E' estremamente triste che si sia giunti in una situazione in cui paesi grandi e piccoli sono stati messi gli uni contro gli altri.
Trovo che sia un gravissimo errore psicologico quello di aver creato tanta diffidenza.
Lancio un pressante appello alla Presidenza francese affinché si impegni al massimo per eliminare tale divario che risulta oltremodo distruttivo.
<P>
Il ruolo della Commissione è, a nostro giudizio, essenziale.
La Commissione è e rimane il motore e, se a Nizza il ruolo della Commissione non verrà rafforzato, sarà un segnale negativo per l' Europa.
Penso che occorra lavorare meno a livello intergovernativo e rafforzare di più la collaborazione con la Commissione.
Giudicheremo i risultati di Nizza valutando se essi comportano maggiore efficacia, efficienza, democrazia e trasparenza; sono questi i punti all' ordine del giorno.
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<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="FR" NAME="Berès">
<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="EN" NAME="Duff">
Signor Presidente, pare che la Conferenza intergovernativa sia ancora alle prese con problemi relativi all' estensione del voto a maggioranza qualificata all' interno del Consiglio.
Sarebbe forse opportuno spostare l' attenzione sulla questione dell' estensione della procedura di codecisione con il Parlamento.
Il Parlamento si è dimostrato un partner maturo per il Consiglio nella procedura di codecisione a cui attualmente partecipa.
Si è inoltre dimostrato un partner serio in occasione della redazione della Carta, e sarebbe un grande piacere se il Primo ministro britannico Blair riconoscesse questo pubblicamente.
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Al momento, l' estensione della procedura di codecisione non è né logica né conforme a criteri precisi.
Sebbene col precedente Trattato si siano compiuti progressi nell' ottica dell' estensione di questa formula, esso ha altresì introdotto la formula bizzarra della codecisione congiunta al principio dell' unanimità per specifiche questioni quali la cittadinanza, la previdenza sociale, i diritti dei lavoratori autonomi e la politica culturale.
Il Trattato di Nizza dovrebbe porre fine a questa prassi ed estendere la codecisione ad altri trenta settori, tra cui politica di concorrenza, agricoltura e pesca, Fondi strutturali, aiuti di Stato, reti transeuropee, ricerca e sviluppo, cittadinanza.
In un periodo in cui pure questioni di equilibrio di potere si stanno rivelando piuttosto problematiche per la Conferenza intergovernativa, è senza dubbio opportuno che la Conferenza si concentri sul rafforzamento della cooperazione e della fiducia nei confronti del Parlamento, nonché sullo sviluppo, quanto prima, di una democrazia europea postnazionale.
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<SPEAKER ID=40 NAME="Frassoni">
Signor Presidente, eccoci alla vigilia di un nuovo Vertice europeo durante il quale molti di noi saranno per le strade di Nizza con migliaia di cittadini, e come loro saremo incapaci di incidere sul risultato dei negoziati.
Presidente, io sono veramente preoccupata di quello che potrà uscire nell' ultima notte di negoziato, quella dove di solito vince chi resiste di più alla stanchezza e alla noia, quella a cui tutti pensano come ultima soluzione per risolvere i punti che ancora restano senza risposta.
<P>
E' questo l' elemento più negativo, più antidemocratico del metodo intergovernativo l' arbitrio dell' elemento umano, dei mercanteggiamenti dell' ultim' ora, dell' obbligo del risultato a tutti i costi.
Ho molta paura che ci ritroveremo con qualche disposizione bizzarra: un senato di deputati nazionali, un Mr Euro o un Mr OMC, un' ulteriore diminuzione dei poteri o un' ulteriore marginalizzazione del Parlamento, o qualche altro protocollo come quello proposto sull' OMC e che, se adottato, ridurrebbe la Commissione a un cagnolino al guinzaglio di molti padroni, ognuno dei quali tira in direzioni diverse.
<P>
Credo che chi sarà a Nizza per le strade e nelle decine di forum e di riunioni previste, potrà almeno spingere ad ottenere un risultato: che questa sia l' ultima CIG, che la fumosa riflessione sul futuro dell' Europa, di cui ci ha parlato il Presidente Védrine, si traduca nel lancio a Nizza di un percorso che stabilisca i tempi e i modi per redigere e adottare una costituzione democratica per l' Europa.
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Un' ultima parola su questo Parlamento, colleghi, e le sue audaci parole di poco fa.
Attenti, cercate di non ripetere la penosa scena già successa prima dello scorso ampliamento, quando il Parlamento europeo, dopo mesi di minacce, si è piegato alla volontà dei governi.
Spero che questa non sarà la storia che dovremo ripetere questa volta.
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<SPEAKER ID=41 LANGUAGE="DA" NAME="Frahm">
Signor Presidente, ho preso parte attiva alla campagna del no danese al Trattato di Maastricht nel 1992.
Prenderò una posizione in merito al Trattato di Nizza quando ne vedrò i risultati, ma sentire questi dibattiti è un' esperienza schizofrenica.
Prima diciamo che occorre avvicinare l' Unione ai cittadini, un attimo dopo partiamo in quarta con la costruzione di uno Stato europeo che non è assolutamente in linea con quello che vogliono i cittadini.
La cosa più importante al Vertice di Nizza è, a mio parere, la definizione di una tabella di marcia che precisi quando e come l' Unione europea sarà pronta per l' ampliamento.
Ci concentriamo troppo sul grado di preparazione dei paesi candidati e ignoriamo troppo spesso che, per esempio, i sistemi agricoli e i Fondi strutturali dell' Unione europea costituiscono un enorme ostacolo all' ampliamento.
Una decisione a Nizza che stabilisse, per esempio, che i paesi membri avranno la possibilità di partecipare alle prossime elezioni europee potrebbe contribuire ad esercitare la pressione necessaria sull' Unione europea stessa affinché l' ampliamento possa diventare una realtà.
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<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="PT" NAME="Queiró">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella dichiarazione del 9 maggio 1950, Robert Schuman affermò: "L' Europa non potrà farsi in una sola volta né sarà costruita tutta insieme, essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino innanzitutto una solidarietà di fatto" .
Alla vigilia del Vertice di Nizza, mi sembra opportuno mettere in discussione lo stato attuale di questo spirito "di solidarietà di fatto" , senza il quale la costruzione europea chiaramente non è né genuina né autentica.
Per quanto riguarda la conclusione della CIG, a Nizza sarà in gioco il conseguimento di un accordo che, correggendo il deficit di funzionamento delle Istituzioni europee, non si ripercuota sull' equilibrio fra Stati membri e, ben inteso, tra questi e l' Unione.
Il semplice fatto che questa questione si ponga è, di per sé, la dimostrazione del fallimento di una politica di consolidamento dei legami di fiducia reciproca tra i paesi che compongono l' Unione.
Non siamo gli unici a dirlo; anche la Presidenza francese, per voce del Ministro Pierre Moscovici, ha riconosciuto, in una recente intervista, che le posizioni assunte nel corso di quest'anno sull' organizzazione futura dell' Unione, soprattutto dal Presidente Jacques Chirac e dal Ministro Joschka Fischer, hanno avuto come effetto immediato l'accentuazione di un clima di sfiducia tra piccoli e grandi Stati, che si rifletterà inevitabilmente sui risultati del Consiglio europeo di Nizza.
Sto parlando dell' idea di creare un' avanguardia di paesi attorno all' asse Parigi-Berlino che culminerebbe nella rifondazione dell' Europa o in una pericolosa confusione tra un' Europa eterogenea, che è sana, e un' Europa a due o più velocità, che è pericolosa.
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Del resto, il testo della proposta di compromesso che siamo in procinto di votare riflette, in una certa misura, questo sconforto, essendo evidente la sua genericità.
Tuttavia, è anche un testo nel quale i suoi autori, pur sapendo di rischiare una sconfitta politica e anticipata, rivelano una visione basata soprattutto sui poteri e sulle competenze dello stesso Parlamento europeo, reclamando sempre maggiori mezzi di intervento parlamentare, senza dedicare una sola parola al ruolo essenziale dei parlamenti nazionali.
La realtà è ben diversa.
Tutti sappiamo che il Vertice di Nizza è destinato a ultimare i lavori di una conferenza tra governi, che rendono conto non al Parlamento europeo, bensì ai rispettivi parlamenti nazionali, affermando in modo categorico il carattere sovrano di questo processo di revisione dei Trattati.
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Signor Presidente, per terminare auspichiamo che il Vertice di Nizza possa avere successo nella prospettiva da noi enunciata e che le sue conclusioni esprimano una formulazione congiunta delle diverse volontà nazionali che si incontrano e si accordano sulla ricerca continua di coesione e di sviluppo, realizzando ulteriori progressi verso quella "solidarietà di fatto" di cui parlava Robert Schuman.
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, oggi, durante un incontro qui, in Parlamento, la Presidente della Repubblica lettone ci ha detto in tono di rimprovero: "Noi teniamo fede agli impegni assunti!".
Quest' affermazione implicitamente porta a chiedersi se anche i Capi di stato e di governo dell' Unione europea tengano fede ai loro impegni.
Al momento attuale, risulta molto difficile dare una risposta.
Già una volta, ad Amsterdam, i Capi di stato e di governo non sono stati promossi alla classe superiore e quindi ora si presentano a Nizza da ripetenti.
E' evidente che una seconda bocciatura andrebbe vista come un motivo di grave crisi e temo che anche stavolta la promozione alla classe superiore non sia affatto garantita, anzi.
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Cambiando metafora, possiamo vedere l' unificazione europea come una maratona della quale, negli ultimi decenni, abbiamo percorso con successo lunghi tratti.
Adesso stiamo entrando nella dirittura d' arrivo che ci porterà al traguardo dell' unificazione dell' Europa.
Su quest' ultimo tratto avremo ancora la forza e la volontà di andare avanti, oppure perderemo l' orientamento?
E' questo l' interrogativo di fronte al quale ci troveremo a Nizza, dove mi auguro che saremo abbastanza determinati da realizzare un ampliamento con un' Unione forte, non un ampliamento che comporti l' indebolimento dell' Unione.
Alla luce di queste considerazioni, il Parlamento europeo ritiene che debbano essere soddisfatte due condizioni preliminari.
Primo: si deve garantire la capacità di agire dell' Unione europea diffondendo maggiormente la prassi delle votazioni a maggioranza qualificata, e ciò non solo nelle questioni che sono relativamente di poco conto!
Posso citare quaranta questioni per le quali, d' ora in poi, si ricorrerà alle votazioni a maggioranza; une di esse è la nomina dei membri del Comitato delle regioni.
Ma rinuncio volentieri a tutte queste quaranta questioni pur di avere la votazione a maggioranza in cinque soli settori nei quali, però, tale votazione produce risultati sostanziali, e mi riferisco, a titolo esemplificativo, tanto per citare i settori fondamentali, alla politica commerciale, sociale, interna e di giustizia, strutturale e fiscale.
Esortiamo dunque i Capi di stato e di governo a rinunciare ciascuno al suo giocattolo preferito affinché gli altri facciano lo stesso, senza aspettare che sia sempre qualcun altro a farlo per primo, perché così non si va avanti!
E' proprio questa la situazione in cui si trova da mesi la Conferenza intergovernativa, perché nessuno è disposto a mettere da parte il suo giocattolo preferito.
Mi auguro che, all' inizio della Conferenza, qualcuno abbia il coraggio di farlo per primo, costringendo in tal modo gli altri ad imitarlo.
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Secondo: il deficit di democrazia non può crescere ulteriormente.
Ad Amsterdam fu concordato che alle questioni su cui si vota a maggioranza qualificata si applichi la procedura di codecisione.
Violando questa regola, il deficit democratico aumenterà, a differenza di quanto deciso ad Amsterdam.
Spero che ciò non avvenga.
Prima di poter passare alla codecisione anche in materia di politica di concorrenza, Unione monetaria e politica agricola sarà necessario risolvere alcune questioni rimaste ancora aperte.
<P>
In questa Conferenza intergovernativa dobbiamo anche creare un equilibrio tra grandi e piccoli.
Tengo a precisare che la gente si sente rappresentata dal Parlamento europeo, e il Parlamento europeo ha, da parte sua, il dovere di dare espressione a tale realtà!
Se la differenza tra grandi e piccoli in Consiglio aumenta troppo, tra qualche anno potremo trovarci a dover affrontare, a livello di Unione, una grave crisi di legittimazione perché i piccoli non si sentiranno più a loro agio nell' Unione e avranno paura di non riuscire più a tutelare la loro identità.
<P>
Credo che se non creeremo le due condizioni di cui ho parlato - ridare all' Unione la capacità di agire e ridurre il deficit democratico - potrebbe anche succedere, per la prima volta nella storia dell' Unione, che il Parlamento europeo dica di no ad un Trattato!
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(Applausi a destra e al centro)
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<SPEAKER ID=44 NAME="Napolitano">
Signor Presidente, la commissione per gli affari costituzionali di questo Parlamento ha seguito da febbraio, di mese in mese, con attenzione, impegno, fiducia, in modo particolare con fiducia nella Presidenza francese, il cammino della Conferenza intergovernativa.
Siamo giunti oramai alla vigilia della conclusione, non ci sono sfuggiti i passi avanti che sono stati compiuti, i risultati parziali che sono stati ottenuti, ma dobbiamo essere franchi: in quasi dieci mesi di Conferenza intergovernativa su questioni essenziali, non si sono avvicinate le posizioni, Ministro Védrine, e non si sono delineate intese, per non parlare del fatto che alcuni dei temi indicati dal Parlamento nella sua risoluzione del 13 aprile non sono stati neppure discussi, dal tema del governo dell' economia al tema delle implicazioni istituzionali della difesa comune.
Viene di qui un serio motivo di riflessione sulla tortuosità e sterilità del metodo che si è seguito, un lungo, ripetitivo confronto prevalentemente al livello tecnico, in attesa di più impegnativi chiarimenti e tentativi negoziali al livello politico che sono venuti molto tardi, solo in ottobre, solo una volta, al Consiglio di Biarritz.
L' esperienza di quest' anno ci fa dire che gli sviluppi da dare - dopo Nizza, guardando al futuro dell' Europa - al processo di costituzionalizzazione dell' Unione, non debbono essere affidati al metodo, ormai esaurito, del negoziato riservato tra rappresentanti dei governi.
Non si annunci a Nizza la convocazione di una nuova Conferenza intergovernativa perché, al di là delle intenzioni, un simile annuncio susciterebbe equivoci e allarmi, più che consensi e speranze.
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La commissione per gli affari costituzionali ha dato il suo contributo con la risoluzione adottata il 21 novembre, mettendo l' accento su alcuni punti realmente decisivi per il successo della Conferenza, che adesso non ripercorrerò.
Voglio dire soltanto che si tratta di punti irrinunciabili per quanti credono nella necessità di far progredire, non diluire, non paralizzare l' integrazione in un' Unione più larga.
Cominciamo a dubitare che ci sia, anche ad alti livelli, piena consapevolezza della posta in gioco.
Negli ultimi tempi, signor Presidente, abbiamo infatti visto emergere, in modo sempre più evidente e inquietante, una contraddizione a cui solo pochi governi sembrano voler sfuggire: la contraddizione tra il coraggio delle decisioni che sono già state prese - per la moneta unica, per la difesa comune, per lo storico grande allargamento dell' Unione - e la resistenza a trarne le conseguenze istituzionali.
Se sarà questa contraddizione a segnare negativamente le conclusioni della Conferenza, essa metterà in crisi la costruzione europea.
E allora sarebbe meglio, sarebbe più salutare una crisi nella chiarezza, che nasca da un mancato accordo a Nizza, piuttosto che una crisi nell' ambiguità, che nasca da un trompe l' oeil volto a dissimulare il fallimento della Conferenza su punti essenziali in vista dell' allargamento dell' Unione.
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<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Bos">
Signor Presidente, persino Parigi è divisa per quanto riguarda il Vertice di Nizza.
Il Presidente e il Primo ministro francesi sembrano più ossessionati dal loro futuro politico che da quello dell' Europa.
Per quanto si possa definire coerente la Presidenza francese, essa manca soprattutto di neutralità e pecca di favoritismo verso i grandi Stati membri, e ciò mentre l' Unione ha più che mai bisogno di un Presidente alla ricerca di un consenso.
Per dare spazio ai nuovi Stati membri, tutti gli attuali Stati membri devono fare concessioni, che però sono disposti a fare soltanto se non ci sono altre possibilità.
Sembra che alcuni governi si stiano già rassegnando ad una nuova CIG per l' ampliamento.
A forza di concentrarsi sulla propria posizione di potere all' interno dei nuovi rapporti, i governi hanno perso di vista l' urgenza delle riforme.
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Parecchi paesi sottolineano che il processo decisionale a maggioranza deve diventare la regola, ma allo stesso tempo presentano una tale quantità di deroghe che, alla fin fine, di questi propositi non rimane nulla.
Se la maggioranza non diventerà la regola, allora il processo decisionale si arenerà in maniera irreversibile, come ha appena giustamente sostenuto il Presidente Prodi.
Inoltre, se a ciò non verrà abbinata la codecisione, la democrazia si svuoterà ulteriormente di significato.
La ponderazione dei voti all' interno del Consiglio deve tener conto del numero di abitanti degli Stati membri e ciò implica anche che è senz' altro possibile che tra i paesi più grandi e quelli più piccoli vi siano differenze.
Nel corso di questa fase di ampliamento, tutti gli Stati membri devono avere un unico Commissario.
Soltanto in un secondo tempo dovremo decidere in merito ad un nuovo sistema in base alle esperienze registrate fino a quel punto.
L' Europa cambierà in maniera radicale e perciò è inutile precorrere una situazione di cui adesso non siamo in grado di avere una visione d' insieme.
<P>
E' auspicabile che venga introdotta una chiara gerarchia nella Commissione: Vicepresidenti, Commissari e Vicecommissari.
Inoltre ciò aumenterà le possibilità del nostro Parlamento di poter parlare con membri della Commissione con una responsabilità politica, invece di avere a che fare con funzionari che leggono aridi elenchi di fatti che avrebbero anche potuto inviare per iscritto.
La Carta non merita di restare appesa nel vuoto senza uno status ben chiaro.
Se il suo testo non sarà recepito nel Trattato e se ci si limiterà a sottoscriverlo politicamente, potranno sorgere gravi problemi a livello d' interpretazione giuridica.
Per questa ragione è necessario che la Carta venga inserita quanto prima nel Trattato.
Signori Capi di governo, fare concessioni nel corso del prossimo Vertice non significa una sconfitta politica, bensì una vittoria, una vittoria della nuova Europa sulla vecchia.
Fate in modo che Nizza non sia avvolta dalle tenebre e che Parigi sia di nuovo la ville lumière!
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, vorrei ricordare al Consiglio e alla Commissione, e in fondo a quest' Assemblea, la risoluzione elaborata il 26 ottobre in merito a un' ottimizzazione dell' attività normativa.
In quell' occasione, abbiamo sostenuto che "in considerazione del principio di sussidiarietà e dell' eterogeneità politica e nazionale dell' Unione europea, gli emendamenti apportati ai Trattati dovrebbero includere specificamente il riconoscimento dei poteri politici e legislativi degli organi politici interni agli Stati membri, nonché il rispetto di tali poteri, nei rapporti di ordine esecutivo, legislativo e giudiziario con le Istituzioni dell' Unione europea" .
Nel dibattito odierno non si è parlato della questione della sussidiarietà, che riveste tuttavia notevole importanza.
<P>
Essa è peraltro strettamente connessa alla questione del numero dei seggi in questo Parlamento.
Le nazioni e le regioni rappresentate dai partiti dell' Alleanza libera europea nutrono la profonda preoccupazione che l' applicazione congiunta del numero massimo di 700 parlamentari e dell' attuale idea della proporzionalità decrescente possa far sì che i cittadini che attualmente siamo in grado di rappresentare cessino di essere rappresentati in quest' Aula.
Ciò costituirebbe un' enorme perdita per la democrazia europea e, invece di avvicinare le Istituzioni, finirebbe per allontanarle dai cittadini.
<P>
<SPEAKER ID=47 NAME="Turchi">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, Nizza è sicuramente, per un giovane come me, una grande speranza per poter vedere una nuova Europa, in termini istituzionali ma anche in termini politici.
Infatti, anche il voto a grande maggioranza, dato dalla Camera in Italia proprio ieri, fa capire l' unità di intenti e di azioni su questo Consiglio.
Per noi resta comunque fondamentale che sicuramente non venga allargato l' elenco delle materie a maggioranza qualificata e che, nella composizione della Commissione, venga sancito il principio di un Commissario per Stato membro.
<P>
Inoltre, fattore fondamentale è che nei Trattati resti il ruolo insostituibile dei parlamenti nazionali, proprio perché in questo modo faciliteremo la costituzione della nuova Europa.
Senza poi grandi ragionamenti, il numero di 700 parlamentari non può essere più valido per un' Europa a ventisette o ventotto nazioni, oppure i paesi a dimensione più piccola subiranno una riduzione, a mio avviso, ingiusta.
<P>
D' altro canto sottolineo la grande importanza di dare istituzioni forti alla nostra Europa per controbilanciare un vuoto istituzionale rispetto all' accelerazione che si è avuta a livello economico con l' euro.
Di questo, infatti, stanno godendo lo stesso NAFTA, il Messico, il Canada e gli Stati Uniti, con il dollaro.
<P>
Detto questo, a mio avviso, Nizza deve diventare un Consiglio storico: per noi stessi, per le nostre nazioni, per il futuro stesso dell' Europa.
<P>
<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="ES" NAME="Méndez de Vigo">
Signor Presidente, nel nostro Parlamento pluralista gli oratori che mi hanno preceduto hanno espresso un' unanimità davvero rara.
Tutti coloro che hanno preso la parola sono molto preoccupati per i risultati del Consiglio europeo di Nizza.
Contrariamente a quanto sostenuto dall' onorevole collega e amico Brok, Amsterdam e Nizza non sono due esami che dobbiamo superare, perché il problema ha radici più profonde.
Ricordo l' ampliamento del 1995, in occasione del quale venne sollevata la questione degli aspetti istituzionali; ricordo una lettera del Cancelliere Kohl, in cui ci chiedeva di approvare l' ampliamento e affermava che le altre questioni sarebbero state risolte entro breve.
Una volta approvato l' ampliamento nel 1995, si creò dunque il gruppo di riflessione, presieduto con sagacia da Carlos Wensterdorp, e poi fu la volta di Amsterdam. Ora sta per iniziare Nizza, signor Presidente, ma noi continueremo a fare sempre la stessa cosa, girando intorno alle questioni internazionali senza trovare quelle soluzioni che ci permetterebbero di assolvere un compito molto ambizioso, ovvero l' ampliamento a 27 Stati membri.
<P>
Questo è quanto preoccupa noi e impensierisce chi ha preso la parola oggi pomeriggio.
Questo è il messaggio che vogliamo inviare al Consiglio europeo per suo tramite, signor Presidente.
Tenga presente che non intendiamo giudicare la Presidenza francese per la sua riflessione sui servizi d' interesse economico generale - tema comunque di grande rilevanza -, ma per il mandato della Conferenza di Nizza, ovvero il mandato per la Finlandia più gli ambiti della cooperazione rafforzata.
<P>
A tale proposito, vi sono due aspetti assolutamente fondamentali per il Parlamento.
Anzitutto c' è bisogno di conoscere l' estensione della maggioranza qualificata e capire se, nell' ambito di detta estensione, vi sarà sempre la codecisione del Parlamento sulle decisioni di carattere legislativo.
<P>
In secondo luogo, signor Presidente, c' è la questione della Carta dei diritti fondamentali.
I temi istituzionali interessano a pochi perché sono complessi, mentre la Carta, di cui ho avuto modo di parlare in molte sedi, interessa ai cittadini perché essi comprendono l' importanza dei diritti fondamentali.
Credo che abbiamo fatto un buon lavoro in seno alla Convenzione e che la Carta nelle nostre mani sia soddisfacente.
Penso che il Consiglio perderà un' ottima occasione politica visto che secondo la sua proposta, signor Presidente, si parla di una proclamazione - definita dall' onorevole Poettering come una "freierliche Proklamation" - che verrà fatta alla chetichella.
In altre parole, avete in mente di promulgarla in modo sbrigativo, badando a non disturbare nessuno.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, la Carta è una grande risorsa politica per il Consiglio europeo.
Se non verrà approvata, al suo ritorno da Nizza non cambierà nulla perché il Parlamento sarà indotto a seguire le orme di Oscar Wilde secondo cui il modo migliore per evitare la tentazione era cadere in tentazione. Noi, a tempo debito, avremo la tentazione di non approvare il Trattato di Nizza.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="EL" NAME="Tsatsos">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, subito dopo Nizza giungerà il momento per il Parlamento europeo di rispondere a due interrogativi storici relativi al futuro dell' Unione e alla sua stessa credibilità politica.
Gli scopi dichiarati di questa revisione sono la creazione di Istituzioni più efficienti e confacenti ad un' Europa allargata e la parallela riduzione dell' indubbio deficit democratico.
<P>
Purtroppo, il testo del Trattato, così come elaborato sinora nel corso dei lavori della CIG, non soddisfa nessuno dei due obiettivi della revisione e quindi non rispetta alcuno dei due criteri di valutazione indicati dal Parlamento europeo.
<P>
Ai fini di un funzionamento più efficace delle Istituzioni, avevamo chiesto di passare dall' unanimità alla maggioranza qualificata per le decisioni del Consiglio, facendo eccezione per le questioni di ordine costituzionale.
Come messo in evidenza poc' anzi dagli onorevoli Brok e Méndez de Vigo, i risultati sono stati scarsi; anche sul versante della grande questione della democratizzazione dell' Unione, il Parlamento è particolarmente deluso.
Da parte democratica è ovvio che, laddove è prevista la maggioranza qualificata in Consiglio, essa dovrebbe essere inscindibilmente legata alla procedura di codecisione del Parlamento, in quanto trattasi di un atto legislativo.
Ciò non avviene sempre; sinora, nell' ambito della cooperazione rafforzata, non è stata accolta l' ipotesi del parere conforme del Parlamento per l' avvio della procedura.
<P>
Infine, la Carta dei diritti fondamentali non solo non è ancora compresa nel testo del Trattato, ma non viene accettato nemmeno un suo riferimento all' articolo 6.
Non posso ignorare taluni elementi positivi, come la questione dei partiti politici europei o l' articolo 7 già presi in esame, ma l' esito di Nizza non verrà accettato solo sulla base di questi elementi positivi.
Onorevoli colleghi, subiremo certo pressioni per indurci ad accogliere comunque i risultati di Nizza con lo spauracchio di una crisi istituzionale qualora non ci sia il Trattato.
Tuttavia, onorevoli colleghi, temo che la crisi sarebbe più grave se il Parlamento si piegasse e accettasse un Trattato palesemente insufficiente.
<P>
I parlamenti nazionali attendono il nostro parere e abbiamo quindi una responsabilità storica.
Qualora il Vertice di Nizza si rivelasse infruttuoso, il nostro Parlamento non dovrebbe certo accrescere la profonda delusione dei popoli europei.
Al fallimento di Nizza si potrebbe sempre porre rimedio, mentre una nostra perdita di credibilità rimarrebbe indelebile a lungo.
Un' Unione europea priva di un Parlamento credibile è senza futuro e destinata a fallire.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="EN" NAME="Lucas">
Signor Presidente, il dibattito sull' articolo 133 e sulla politica commerciale deve essere parte di uno sforzo molto più ampio teso a conferire trasparenza e democrazia ai processi decisionali dell' Unione europea in materia di commercio.
Attualmente, questo è uno tra i settori maggiormente al centro dell' attenzione e meno trasparenti.
E' stata questa una delle principali critiche espresse dai dimostranti a Seattle e sarà una delle loro critiche anche a Nizza.
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Siamo in molti a ritenere che qualunque trasferimento di competenze dagli Stati membri alla Commissione possa essere contemplato solo dopo aver operato una completa ristrutturazione delle politiche e delle prassi commerciali comunitarie nel loro complesso, in modo da infondere loro molta più democrazia e trasparenza e da assicurare che siano basate su una vera sostenibilità sociale e ambientale.
Ciò significa che non si tratta semplicemente di consentire al Parlamento di svolgere un ruolo molto più rilevante nei processi decisionali in materia di commercio.
Questo aspetto è senza dubbio importante e mi sorprende il fatto che altri non ne abbiano fatto menzione, visto che ha assorbito gran parte del nostro tempo all' interno del Comitato.
Significa però anche ristrutturare lo stesso Comitato 133, renderlo di gran lunga più responsabile, assicurare che la sua agenda e le sue conclusioni siano accessibili e che la sua composizione sia ampia e completa.
Solo allora, Presidente Prodi, alcuni di noi saranno felici di affidare alla Commissione settori di massima rilevanza quali servizi, investimenti e proprietà intellettuale.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, se tutto va bene il Vertice europeo di Nizza sarà un ulteriore passo positivo sulla strada verso l' integrazione europea.
Devo dire che la recente relazione della Commissione sui progressi dei paesi dell' Europa centrale e orientale che hanno presentato la propria candidatura è piuttosto incoraggiante.
Senza sminuire in alcun modo le aspirazioni e, in realtà, il diritto di alcuni di quei paesi a entrare nella Comunità entro il 2002, ritengo tuttavia che non sarebbe nel loro migliore interesse, o in fondo nell' interesse degli Stati membri, rispettare quella data senza avere prima assicurato una regolare transizione che causi il minor scompiglio possibile alle economie degli attuali Stati membri.
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Non dobbiamo dimenticare che il nostro obiettivo finale è quello di creare l' ambiente economico e sociale ideale per consentire all' Unione di svolgere un ruolo centrale nel commercio mondiale, permettendo altresì ai paesi dell' Europa centrale e orientale di svolgere pienamente la loro parte e trarre beneficio da un' economia europea stabile e pacifica.
Abbiamo dimostrato in passato che questo obiettivo può essere raggiunto e, quale cittadino di uno Stato che ha tratto beneficio da una pianificata transizione allo status di membro dell' Unione, attendo con ansia e ottimismo un' Europa ampliata e pacifica.
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D' altra parte, l' ampliamento dell' Unione europea non deve attenuare o estinguere l' influenza degli Stati membri più piccoli portatori di interessi nazionali di importanza centrale che vanno difesi.
Dalla prospettiva dell' Irlanda, è chiaro che vogliamo conservare il nostro diritto a nominare un membro della Commissione europea che controlli la gestione della politica agricola comune, della pesca, dei trasporti e di altri importanti settori delle politiche comunitarie.
Credo che sia altresì importante conservare il controllo sulle decisioni relative a questioni fiscali e previdenziali nazionali.
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="FR" NAME="Elles">
Signor Presidente, mi rivolgo in francese al Presidente della Commissione e al Presidente in carica del Consiglio per farmi capire il meglio possibile.
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Nel mio intervento vorrei accennare ad un' idea presentata dal mio gruppo di lavoro al gruppo PPE-DE, anziché trattare i problemi della mia ben nota delegazione "conservatrice" .
Abbiamo serie riserve su molte questioni (in particolare a proposito della Carta dei diritti fondamentali) per varie ragioni.
Ma non parlerò di questo: un altro oratore affronterà quest' argomento.
L' idea è di focalizzare la nostra attenzione sul "dopo Nizza" .
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Dal discorso tenuto proprio qui dal Presidente Chirac lo scorso luglio, sappiamo che almeno tre sono i temi emergenti, ovvero la semplificazione dei Trattati, le competenze a livello europeo, nazionale e regionale - quello che, ricorrendo ad un' espressione americana (articolo 10 della Costituzione americana) definirei il diritto degli Stati - e, in terzo luogo, l' equilibrio tra le Istituzioni. A questo proposito, occorre soprattutto considerare il ruolo dei parlamenti nazionali, ossia vedere come intendiamo gestire in futuro la nostra Istituzione.
Attendiamo una relazione della Commissione sul tema del "buon governo" .
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Prima di proseguire, non sarebbe forse meglio consultare i nostri popoli e associarli alla nostra azione anziché attendere un risultato da sottoporre poi a un referendum senza che essi siano al corrente di quel che è accaduto?
E formulo la mia terza domanda: come sarà trattato questo dossier?
Con quali scadenze?
Quali saranno le procedure e il grado di partecipazione a tale sistema?
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Signor Presidente, dovremo attendere la prossima Conferenza intergovernativa nel 2003-2004 perché vi sia una discussione su questi temi fondamentali?
A mio parere, dovremmo cominciare subito, non appena conosceremo i risultati di Nizza.
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In secondo luogo, la procedura.
Il nostro presidente della commissione per gli affari costituzionali ha ragione: dobbiamo dimenticare le Conferenze intergovernative, i comitati di saggi, le porte chiuse.
Dobbiamo allargare la discussione a tutti i cittadini europei e coinvolgerli nella nostra discussione.
In terzo luogo, è senz' altro auspicabile la partecipazione dei paesi candidati, sebbene forse non di quelli con i quali non sono ancora stati avviati i negoziati, come ad esempio la Turchia, perché mi parrebbe esagerato.
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Per concludere, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, vi invito a riflettere sui dispositivi necessari da inserire nel Trattato a Nizza, affinché questa grande discussione abbia luogo, per evitare l' approccio " sovietico" delle decisioni a porte chiuse, per aprire una discussione in vista di un nuovo quadro europeo, costituzionale o meno, per poter avere un contatto diretto con i nostri elettori e, in futuro, registrare un maggior successo dell' Unione europea.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="EN" NAME="Corbett">
Signor Presidente, mi rivolgo non solo al Presidente in carica del Consiglio, ma anche a tutti i governi degli Stati membri nel sostenere che, se a Nizza non si raggiungerà un accordo su queste difficili questioni, esse non scompariranno.
Dopo Nizza non sarà di certo più semplice risolverle; al contrario, sarà più difficile.
Pertanto, nelle prossime due settimane è necessario compiere un ultimo grande sforzo.
E ciò vale innanzitutto per la questione del voto a maggioranza qualificata.
Tutti i governi sostengono che abbiamo bisogno di estendere il voto a maggioranza qualificata, ma tutti hanno il proprio elenco di eccezioni.
Il problema è che, se mettiamo insieme i vari elenchi di eccezioni, ci rendiamo conto che sono pochissimi i settori per i quali effettivamente si è d' accordo sull'introduzione del voto a maggioranza qualificata.
Se vogliamo raggiungere un risultato a Nizza, ciascuno dovrà sacrificare alcune delle eccezioni a cui tiene maggiormente.
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Ovviamente certi governi, all' interno del proprio Stato, subiranno l' attacco dei partiti d' opposizione, degli euroscettici, con l' accusa di aver rinunciato al diritto nazionale di veto.
Ma dobbiamo renderci conto che, se uno Stato ha diritto di veto, anche tutti gli altri si trovano nella medesima condizione.
Pertanto, nell'ipotesi di un' Unione di 27 Stati membri, la rinuncia al veto da parte di uno Stato comporta la contemporanea rinuncia da parte degli altri 26.
Questo significa che ciò che uno Stato vuole non sarà più ostacolato dal veto di altri.
Tutti hanno da guadagnare da un sistema di voto a maggioranza qualificata.
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Se vogliamo estendere il voto a maggioranza qualificata nell' ambito della legislazione, questo sistema deve andare di pari passo con la procedura di codecisione, non solo per i nuovi settori in cui si giungerà al voto a maggioranza qualificata, ma anche per gli attuali settori in cui è già in vigore tale sistema.
Ciò è fondamentale per la democrazia a livello europeo.
Perché una legge comunitaria sia adottata, essa deve superare due prove: l' approvazione dei governi eletti, riuniti nel Consiglio, e l' approvazione dei deputati del Parlamento europeo eletti direttamente.
Si tratta di due garanzie per la qualità e l' accettabilità della legislazione europea.
Non bisogna temere queste due prove.
Il modo in cui negli ultimi anni si è fatto ricorso alla procedura di codecisione dimostra che essa funziona.
Inoltre, i tre quarti dei casi non si è presentata neppure la necessità di ricorrere al Comitato di conciliazione; le due letture, in Consiglio e in Parlamento, sono sufficienti a raggiungere un accordo.
Se questa procedura funziona in questo contesto, facciamola funzionare allora in tutta la legislazione.
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Infine, c' è la questione del numero di seggi nel Parlamento europeo.
Sappiamo che è necessario giungere a una soluzione definitiva per l' elezione del Parlamento nel 2009, che resterà in carica, tra l' altro, sino al 2014.
Sino ad allora, sono sicuro che avremo ampliato l' Unione almeno a 27 Stati membri.
Ma occorrerà anche compiere una prima transizione per poter eleggere il Parlamento nel 2004 in quanto perlomeno alcuni nuovi Stati membri entreranno prima o nel corso del mandato di quel Parlamento, che resterà in carica sino al 2009.
Dobbiamo fare un po' di posto in quel Parlamento in vista dell' ampliamento.
Se faranno ingresso molti Stati, è possibile che si superi temporaneamente il limite di 700 parlamentari, ma bisogna operare un primo intervento ora perché è più semplice compiere due passi piccoli anziché un unico passo grande.
Esorto pertanto il Presidente a perseverare e sollecito tutti i governi affinché realizzino a Nizza i compromessi necessari.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="EL" NAME="Dimitrakopoulos">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente della Commissione, onorevoli colleghi, poc' anzi lo stimato collega Brok ci ha parlato di prove, raccontandoci che cosa fanno gli studenti per passare gli esami.
Indubbiamente, per essere certi di superare la prova, gli studenti tra l' altro fanno un ripasso della materia.
Mi accingo quindi a segnalare quali sono gli argomenti da ripetere per poter superare gli esami con il massimo dei voti.
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Signor Ministro, rivolgendomi direttamente a lei e indirettamente a tutti i suoi colleghi, ricordo che a Nizza è molto importante adottare un accordo che consenta di mantenere il rapporto di forze tra paesi piccoli e grandi, nonché l' equilibrio interistituzionale.
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In secondo luogo, relativamente alla questione della Commissione, sia voi che noi sappiamo bene che qui non c' è un problema di numeri, ma di qualità.
Vogliamo dunque una Commissione nuova con 27 membri, che riacquisti però peso politico e il cui Presidente abbia poteri sufficienti per permettere all' Esecutivo di svolgere il proprio lavoro.
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Per quanto riguarda i voti in Consiglio, credo che il sistema migliore sia quello della doppia maggioranza, in quanto esso è più rappresentativo e obiettivo.
In merito alla questione della maggioranza qualificata, concordiamo sul fatto che, se non faremo un passo verso una sua estensione, allora ci troveremo di fronte a grossi problemi.
Ritengo che, come primo passo, il settore della politica commerciale dovrebbe certamente rientrare nel campo della maggioranza qualificata.
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Venendo ora alla politica estera, giacché attualmente viviamo nel bel mondo del signor Solana, posso affermare che, se la politica estera comune rimanesse confinata al solo ambito della cooperazione intergovernativa, allora avremmo commesso un errore.
Questa politica va integrata nella procedura comunitaria perché solo così potremo assicurare le necessarie valvole di sicurezza.
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Infine, signor Presidente in carica del Consiglio, non posso non parlare della Carta, una questione che tocca milioni di cittadini europei.
Sono dell' avviso che a Nizza si dovrebbe almeno accettare il compromesso proposto dal Parlamento, ovvero il collegamento tra la Carta e l' articolo 6, paragrafo 2.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="PT" NAME="Seguro">
Signor Presidente, limiterò il mio intervento all' analisi di tre punti essenziali.
Il Presidente in carica del Consiglio ha affrontato la questione delle cooperazioni rafforzate e ha affermato che si sta andando verso un consenso.
Vorrei chiedere, sia al Presidente Hubert Védrine che al Presidente Romano Prodi, qual è il ruolo che è previsto o che essi propugnano per la Commissione in materia di cooperazioni rafforzate nel secondo e nel terzo pilastro.
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La seconda domanda riguarda l' accordo globale che il mio compagno e presidente del gruppo socialista Enrique Barón Crespo ha già analizzato in questa sede e che, fortunatamente, fa parte della risoluzione che stamattina questo Parlamento europeo certamente adotterà.
Oggi, sia in Consiglio che in Parlamento, non abbiamo una stratificazione del potere proporzionale alla dimensione e al numero di cittadini di ciascuno degli Stati, bensì un equilibrio basato sul principio della duplice legittimità tra un' unione di Stati e un' unione di cittadini.
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Tuttavia, secondo diverse letture, in questo momento si sta preparando una modifica di questo equilibrio e il rafforzamento della rappresentanza dei grandi paesi, sia in Consiglio che in Parlamento.
Questo non è giusto, né tantomeno accettabile.
Per questo motivo, voglio insistere ancora una volta affinché il metodo adottato per le decisioni in Consiglio sia quello della duplice maggioranza (non è soltanto più comprensibile, ma è anche più corretto), mentre al Parlamento europeo venga mantenuto il metodo attuale e questa riduzione lineare venga applicata nel momento in cui subentreranno i nuovi deputati.
Mi sembra che questa fotografia finale sia più equilibrata, più giusta e tenga in considerazione una realtà storica della quale i costruttori dell' Europa non possono non essere consapevoli: gli Stati esistono e c' è una relazione tra gli Stati e i cittadini di ciascuno di questi Stati, mentre non esiste una relazione forte tra tutti i cittadini e quest'Europa.
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In conclusione, la questione della Carta dei diritti fondamentali: il Presidente in carica del Consiglio si è espresso con sincerità e gliene sono grato.
Ha affermato che vi sono paesi, vi sono governi che implicitamente ammettono di non proclamare la Carta se questa verrà introdotta nei Trattati.
E' inaccettabile che ciò venga detto in questo modo.
Che cosa penserà un cittadino europeo quando sentirà dire che i governi sono disposti a scrivere talune cose, ma non concordano sul fatto che esse abbiano valore e forza giuridica?
Quale segnale diamo ai paesi candidati all' adesione quando diciamo loro che, per aderire al mercato unico, devono assoggettarsi a quello che imponiamo loro, ma che, per quanto riguarda la Carta dei diritti fondamentali, non esigiamo la loro ratifica?
Ciò equivale a dare un segnale di un'Europa che tratta meglio i consumatori dei cittadini di quest'Unione europea.
Per questo, sollecitiamo ancora una volta e facciamo appello alla Presidenza affinché si prodighi in tutti i modi perché a Nizza possa esserci, come minimo, un riferimento ai Trattati: questo, infatti, è il modo migliore di onorare il lavoro dei parlamentari europei, della Commissione ed anche dei rappresentanti dei governi che hanno partecipato alla Convenzione per l' elaborazione della Carta.
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<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EN" NAME="Beazley">
Signor Presidente, oggi la Presidente della Lettonia ha fatto visita al Parlamento europeo.
La storia della signora Vike Freiberga è un esempio del coraggio nelle avversità dimostrato dai popoli dell' Europa centrale e orientale.
All' età di sette anni è stata costretta a fuggire dal proprio paese prima dell' avanzata dell' Armata Rossa, un' esule che si nascondeva nelle trincee per evitare di essere mitragliata dagli aerei sovietici.
Potremmo anche scegliere di ricordare l' eroismo di Solidarnosc in Polonia, il Presidente della Repubblica ceca Vaclav Havel, le generazioni in Ungheria che dal 1956 cercano di restaurare la propria libertà e indipendenza.
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Da un lato, Ministro Védrine, assistiamo a esempi di coraggio e persino di eroismo; dall' altro, guardiamo al Consiglio dei ministri, alla Conferenza intergovernativa che si riunirà tra breve a Nizza. Notiamo, anche in questo caso, coraggio, risolutezza, determinazione per giungere a dei risultati?
Al momento, come ha sottolineato lei nel suo discorso, vediamo solo mancanza d' unione, alterchi e la prospettiva di un esito negativo.
Sarete capaci a Nizza di sostenere la risoluzione del Parlamento europeo che invita a effettuare tutti i preparativi necessari in modo che i popoli dell' Europa centrale e orientale possano votare alle prossime elezioni del Parlamento europeo nel 2004?
Presidente Prodi, lei e il suo collega, il Commissario Verheugen, impartirete alla Commissione le necessarie istruzioni affinché apra quei capitoli ai paesi candidati che hanno soddisfatto tutte le nostre richieste, in modo che a Nizza potremo guardare negli occhi quei popoli dell' Europa centrale e orientale e dire: "Sì, siamo riusciti ad attuare le necessarie riforme ed entro la fine di un mandato del Parlamento anche voi avrete il vostro posto a Bruxelles e Strasburgo" .
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Non credo che ci sia la possibilità che si verifichi quell' esito negativo.
Si è parlato di questioni lasciate irrisolte ad Amsterdam.
L' opinione pubblica dell' Unione e dei paesi candidati non accetterà la prospettiva che anche al Vertice di Nizza vi siano questioni irrisolte, che sia necessaria una seconda Conferenza intergovernativa nel 2004.
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Mi auguro che saremo nella condizione di congratularci con la Presidenza francese per i suoi successi; ma se fallirete, saremo severi nella nostra condanna.
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<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente, a prima vista a Nizza si tratterà degli adeguamenti necessari e dei left-over alla luce dell' ampliamento.
In realtà, in gioco c' è molto di più.
A Nizza non si discuterà soltanto se gli Stati membri siano disposti o meno a rinunciare al proprio Commissario; sarà in ballo soprattutto la disponibilità degli Stati membri a dar forma ad una cooperazione politica europea che, spingendosi al di là degli interessi nazionali, tuteli gli interessi dei cittadini europei.
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Negli ultimi tempi, abbiamo avuto modo di constatare regolarmente che questa cooperazione politica era del tutto assente.
Un esempio eclatante è rappresentato dalle misure adottate a livello nazionale in risposta alle preoccupazioni legate all' elevato prezzo del gasolio e della benzina, mentre un intervento congiunto avrebbe potuto aumentare considerevolmente agli occhi dei cittadini la credibilità della cooperazione politica europea.
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A Nizza i Capi di governo, tenendo ben presente l' approfondimento dell' Unione, dovranno virare di bordo e ampliare in maniera sostanziale il processo decisionale a maggioranza qualificata.
Se intendiamo davvero rafforzare la cooperazione europea, è assolutamente indispensabile disciplinare il controllo democratico sul processo decisionale europeo.
Perciò tale processo decisionale a maggioranza qualificata dovrà sempre essere abbinato al diritto di codecisione del Parlamento.
Negli ultimi tempi, l' 80 per cento degli emendamenti presentati dal Parlamento europeo è stato recepito dal Consiglio.
E' dunque evidente che da parte nostra forniamo un contributo qualitativo di grandissima importanza.
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Come ha ricordato il collega Berès, è inaccettabile che da un lato godiamo del diritto di codecisione per quanto riguarda le questioni legate ai consumatori, mentre dall' altro disponiamo soltanto del diritto di consultazione in materia di agricoltura.
Pensiamo un momento alla recente crisi dell' ESB: cosa possiamo dire ai nostri concittadini?
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Giustamente il collega Méndez de Vigo ha ricordato la Carta.
Questo tema sta molto a cuore al Parlamento europeo.
Tale documento, la Carta dei diritti fondamentali dei cittadini, dà una forma concreta all' Europa dei cittadini.
Adesso però che la Carta deve essere recepita a Nizza nei Trattati, diversi governi hanno manifestato la loro opposizione.
A nostro giudizio, ciò è inaccettabile perché, inserendo tale documento nei Trattati dell' Unione europea, norme e valori fondamentali dello Stato di diritto e dello Stato di benessere vengono integrati nelle strutture europee.
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Vorrei mettere in guardia da un atteggiamento troppo minimalista da parte dei nostri Capi di governo a Nizza.
Come ha sottolineato il Presidente della Commissione Prodi, il processo decisionale a maggioranza qualificata assieme alla codecisione, articolo 62 - collegamento tra Carta e Trattati -, è la cartina al tornasole per i nostri Capi di governo.
Nei Paesi Bassi c' è un proverbio che dice: se metti l' asticella troppo in basso rischi di inciamparci.
Il nostro progetto europeo non può inciampare.
Se inciampassimo, il Parlamento europeo lo disapproverebbe.
Noi contiamo su un successo, ma spetta a voi darvi attuazione.
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, questi giorni possiamo esprimere grande ammirazione per gli Stati Uniti.
Attualmente stanno attraversando la più profonda crisi istituzionale dell' ultimo secolo e si limitano a dire che il fatto di avere una simile crisi è la dimostrazione di quanto sia valido il loro sistema.
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Se avessimo almeno in parte la loro mentalità, per cui ponessimo minor enfasi sulle cose sbagliate in questa parte del mondo e dessimo maggior rilievo a quelle che invece vanno nel verso giusto, saremmo più soddisfatti di quanto lo siamo adesso.
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Concordo con tutti gli oratori che hanno affermato che il Consiglio deve superare un esame.
A tale proposito sono scettico.
Mi auguro che il Consiglio faccia quanto suggerito dall' onorevole Brok.
Se lo farà, supererà l'esame; in caso contrario, sarà bocciato.
In particolare, ciò vale, a mio parere, anche per la politica sociale e per la Carta, che dev' essere in qualche modo riconosciuta a livello di Trattato.
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Perché mai pensiamo sempre di fare tanto peggio degli altri, anche se non ci sono ragioni oggettive per pensarlo?
Ritengo che ciò sia dovuto in parte ad una certa insicurezza del nostro Parlamento, del Consiglio e anche della Commissione nel portare avanti il messaggio, ma che d' altro canto sia anche una conseguenza degli attacchi aperti e sotterranei dei cosiddetti "scettici" .
Essi non hanno nulla da offrire.
Ciò che essi offrono sono i "Balcani" . Questa è la cosa peggiore.
I Balcani sono l' ideale degli scettici.
A sentire l' onorevole Bonde, i Balcani sono il suo massimo ideale.
Da lui non ci possiamo aspettare di più.
Se vediamo poi che queste persone non hanno alcuna alternativa, che ci porterebbero soltanto alla rovina e che metterebbero la nostra industria in una situazione molto peggiore rispetto a quella odierna, allora adesso si presta loro troppo ascolto.
Credo che spetti al Consiglio il compito di cercare di agire tutelando non soltanto gli interessi nazionali, ma anche quelli europei comuni, perché united we stand, divided we fall, e non dobbiamo certo dimenticare quest' ultima parte.
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<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="DE" NAME="Schwaiger">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, una maggiore capacità di agire dell' Unione europea nel settore della politica commerciale e dell' economia estera è una delle richieste di fondo formulate dal Parlamento europeo e dalla Commissione. Lei, Presidente Prodi, lo ha affermato chiaramente prima.
Se ora constatiamo che la Presidenza francese, signor Presidente in carica del Consiglio, ha un ruolo decisivo a tale riguardo, non possiamo fare a meno di notare che oggi, a pochi giorni dalla Conferenza intergovernativa, ci troviamo ancora ai blocchi di partenza.
Lei, signor Presidente in carica del Consiglio, ha la responsabilità del successo di questa impresa, ma ha anche la necessaria libertà di azione.
Dovremmo inserire tra le votazioni a maggioranza del Consiglio non solo le questioni attinenti allo scambio di merci ma anche quelle riguardanti il relativo scambio di servizi, nonché gli investimenti, la proprietà intellettuale e la concorrenza, e dovremmo modificare di conseguenza l' articolo 133, paragrafo 1 del Trattato.
Questa è la nostra richiesta di fondo.
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Noi, ovvero l' Unione europea, rappresentiamo il 40 per cento del commercio e dei servizi a livello mondiale, mentre gli Stati Uniti contribuiscono solo per il 20 per cento.
In ambito mondiale, abbiamo non solo la responsabilità di promuovere un' ulteriore apertura dei mercati, ma anche l' opportunità di diffondere i nostri sistemi tecnologici e di servizi in molti paesi.
La grande maggioranza dei rappresentanti governativi - come ho potuto constatare di persona nella nostra commissione per gli affari costituzionali - è a favore di un rafforzamento del ruolo dell' Unione europea, e lo richiede pure.
Il governo francese sembra invece che si stia arroccando, senza che ve ne sia motivo, nonostante la Francia, in quanto paese dell' Unione ad economia forte, avrebbe tutto da guadagnare se l' Unione europea sapesse far fronte comune ed imporsi nei confronti delle grandi regioni commerciali del mondo, come Stati Uniti, Canada e paesi asiatici.
<P>
Noi riteniamo che la Francia faccia bene a difendere energicamente i propri interessi fondamentali in riferimento alla sua identità culturale, che peraltro è legata all' identità culturale dell' intera Europa.
Noi chiediamo l' adozione di una soluzione di compromesso che preveda le votazioni all' unanimità laddove sono in gioco siffatti interessi. Credo che questa possa essere la strada giusta per sbloccare l' attuale situazione.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="DE" NAME="Rack">
Signor Presidente, nemmeno le precedenti Conferenze intergovernative sono mai iniziate sotto una buona stella: sono sempre prevalse, infatti, le questioni irrisolte e la base comune è sempre stata ristretta.
Anche oggi, a pochi giorni dalla Conferenza di Nizza, il clima non è favorevole.
Questa volta, però, va detto che a creare qualche preoccupazione politica a molti di noi è, per paradossale che sia, il consenso che si sta delineando.
Questo consenso, che appare di giorno in giorno più probabile, non costituisce però il minimo comune denominatore; è, piuttosto, soltanto un piccolo, piccolissimo denominatore comune.
Molti di noi temono quindi che le decisioni che saranno prese a Nizza sulle riforme istituzionali non saranno tali da mettere realmente l' Unione in condizione di realizzare il grande ampliamento con l' arrivo di dodici o più nuovi Stati membri - quanto meno non senza altre e più ampie riforme.
Ho i miei dubbi che nella nuova e allargata famiglia europea sarà più facile raggiungere l' unanimità di quanto lo sia stato finora.
Possiamo solo sperare.
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Accanto al bilancio globale della prossima Conferenza intergovernativa c' è ancora un dettaglio, piccolo ma niente affatto insignificante, che desta la mia preoccupazione.
Nell' ultima frase del punto 6 della risoluzione su Nizza, di cui stiamo discutendo, si stabilisce, e cito a senso, che nella procedura di cui all' articolo 7 del Trattato europeo, riguardante i pericoli per la democrazia, i diritti umani, eccetera, dev' essere riconosciuto un diritto d' iniziativa anche al Parlamento.
Ma aderire a questa richiesta significherebbe intaccare, in termini del tutto generali, il ruolo centrale della Commissione, il cui monopolio sull' iniziativa è di importanza fondamentale per la nostra Unione.
Un diritto d' iniziativa del Parlamento europeo finirebbe per spianare la strada all' arbitrio partitico anche su un tema così sensibile come questo.
I socialdemocratici europei, autori della proposta, vogliono forse prendere a pretesto tutte le votazioni in cui la maggioranza di sinistra sarà sconfitta per lanciare un ostracismo europeo?
Vi consiglio di guardarvi bene dal farlo e vi invito a votare domani contro quella frase!
<P>
<SPEAKER ID=61 NAME="Tajani">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Presidenza francese dell' Unione, con l' impegno attivo di Jacques Chirac, ha posto l' attenzione dell' Europa a una serie di temi di grande importanza per il nostro futuro.
Ecco perché i protagonisti del Vertice di Nizza dovranno affrontare un lavoro difficile, di alto livello e quindi proporzionato agli ambiziosi progetti.
<P>
Presidente Prodi, non sarà facile per lei, come non sarà facile per i capi di Stato e di governo, con i quali dovrà dare soluzione ai tanti problemi in discussione: dall' ampliamento indispensabile alla riforma delle Istituzioni con la modifica dei meccanismi ormai superati dagli avvenimenti, per arrivare alla proclamazione della Carta dei diritti, primo vero passo verso la Costituzione europea nella quale noi crediamo.
<P>
Per ciò che riguarda libertà, diritti della persona, ricerca scientifica, la parola decisiva deve spettare ai popoli e ai loro rappresentanti riuniti in questo Parlamento e nei parlamenti nazionali.
Ecco perché, signor Presidente, lanciamo in quest' Aula un appello perché Bruxelles e Strasburgo non si trasformino in casse di risonanza di questioni elettorali nazionali: siamo qui per costruire l' Europa del futuro che riformi in maniera profonda meccanismi obsoleti, per realizzare un' economia sociale di mercato destinata a creare occupazione e sviluppo.
Tutto ciò non lo possiamo fare senza il coinvolgimento e il sostegno convinto dei popoli, che devono vedere nell' istituzione europea il luogo di tutela dei loro diritti ed il garante del loro futuro, non il regno della burocrazia e delle piccole faide di una modesta politica paesana.
<P>
Facciamo tutti in modo che Nizza non rappresenti un punto di arrivo ma il trampolino di lancio di un grande progetto.
Insomma, dobbiamo tutti volare alto, e per farlo bisogna crederci profondamente.
<P>
Signor Presidente, noi di Forza Italia e del PPE ci crediamo e saremo protagonisti con voi della costruzione dell' Europa dei cittadini.
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<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="FR" NAME="Védrine">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziare i parlamentari perché ritengo che questa discussione sia di altissimo livello.
Siamo alle soglie di un Consiglio europeo realmente importante e difficile.
Per esperienza, sappiamo che in questi casi c' è una tensione generale che, a ben cercare, si può riscontrare in alcuni articoli di giornale: non è una sorpresa per coloro che hanno esperienza di questioni europee.
Questa discussione mi è parsa di grande qualità, molto intensa ed estremamente utile.
D' altronde, sono venuto qui proprio per prendervi parte e ne terrò conto il più possibile.
Intendo mettere al corrente, lunedì prossimo, il Presidente della Repubblica francese (che presiederà il Consiglio europeo di Nizza), il Primo ministro e i miei colleghi del Consiglio "affari generali" .
Sotto questo profilo la discussione è stata estremamente utile.
<P>
Tuttavia, vorrei osservare che, sebbene questo esercizio sia molto proficuo, avendo messo in luce interrogativi e suggerimenti pertinenti, il tono che l'ha contraddistinto mi sembra troppo negativo.
Non penso che il tenore generale degli interventi (anche se eterogenei e numerosi) rispecchi esattamente la realtà dell' Europa odierna, che va avanti e fa progressi notevoli.
C' è una sorta di divergenza tra le inquietudini espresse, che beninteso ascolto e rispetto, e i progressi raggiunti, che sono altrettanto importanti.
Voglio citare quale esempio l' accordo da poco raggiunto - all' unanimità - in materia di armonizzazione fiscale. Si tratta di un accordo ricercato da molti anni.
Mi sembra che se ne parlò per la prima volta nel 1989.
Pertanto, come diceva uno di voi riferendosi all' ottimismo degli americani e al modo in cui essi parlano di loro stessi, dovremmo essere capaci di valorizzare anche quello che funziona e che progredisce.
<P>
Per ciò che riguarda il metodo, sinceramente, non vedo come avremmo potuto agire diversamente, avendo l' incarico della Presidenza.
Tale incarico non conferisce alcun potere in più, non consente di sostituirsi agli altri, attribuisce responsabilità che cerchiamo di assumerci come meglio possiamo.
Non vedo quale altro metodo si sarebbe potuto adottare per trattare temi così complessi come gli affari costituzionali, se non quello di affrontare i problemi uno ad uno, di considerare le posizioni degli uni e degli altri, di provare a trovare margini di manovra, di chiedere agli uni e agli altri quali fossero i loro margini d' intervento, di fare proposte che ne tenessero conto.
<P>
Tutto questo si può fare, ma la Presidenza non può, quando si sente frenata nei suoi movimenti e nelle sue ambizioni, non tener conto delle posizioni degli Stati membri.
Non sarebbe democratico.
Ad esempio, a proposito della Carta, come ben sapete la Presidenza francese era assolutamente favorevole.
Abbiamo dovuto prendere atto che molti Stati membri erano contrari all' esistenza della Carta se avesse avuto valore giuridico.
Taluni Stati membri si opponevano addirittura a che fossero menzionate le questioni sociali o i nuovi diritti.
Abbiamo dovuto andare oltre, trovare un compromesso, tenendo ben presente che nella storia d' Europa vi sono stati testi politici che hanno inciso sulle idee, sui modi di pensare, sui progressi politici anche quando, in certi casi, non avevano forza giuridica.
E' l' esempio stesso del compromesso costruttivo.
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Una volta giunti ad un accordo su un testo, che del resto è un buon testo, preparato con cura dalla Convenzione, leggibile e che ha un certo stile, taluni paesi dicono che occorre inserirlo nell' articolo 6.
Cosa fa la Presidenza, dal momento che la Francia condivide questo approccio in quanto Stato?
Nel corso delle discussioni abbiamo proposto che venisse inserito e molti paesi hanno detto: "Se insistete a proposito dell' articolo 6, ritiriamo il nostro accordo al principio stesso dell' esistenza della Carta" .
Non si tratta affatto di non proclamarla, non si tratta di un problema di trasparenza.
Tutto avviene nella massima trasparenza, tutto è chiaro, tutto è ampiamente discusso.
Siete informati di tutto, ma alcuni paesi avevano dato il loro accordo al testo della Carta a condizione che esso restasse un testo politico.
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Cosa potrebbe fare la Presidenza?
Non può escludere dalla discussione i paesi che la considerano una conditio sine qua non.
La Presidenza deve essere democratica.
Parlate costantemente di democrazia, ma la democrazia non è vostro appannaggio esclusivo, essa è di casa anche al Consiglio "affari generali" , al Consiglio europeo, in tutte le riunioni, in tutte le discussioni.
Dobbiamo tenerlo presente.
Non è mancanza d' ambizione, anzi è proprio per il fatto che siamo stati estremamente ambiziosi in tutta la questione (ed è estremamente ambizioso affrontare le riforme istituzionali) che vediamo sorgere forti resistenze.
Non ci sarebbero forti resistenze se non ci fossero state grandi ambizioni: i due aspetti sono correlati.
<P>
Noi ci prodighiamo il più possibile.
Reputo dunque che non vi sia altra via che andare avanti, fare chiarezza e arrivare al Consiglio europeo presentando con la massima onesta le posizioni di ciascuno su ogni singolo tema, ovviamente dopo aver tentato di esercitare la nostra influenza.
<P>
Vorrei dire, inoltre, che non credo esista un conflitto tra grandi paesi e piccoli paesi.
E' un' espressione a cui faccio ricorso per comodità, ma che di solito non uso mai.
Non penso infatti che un paese membro dell' Unione europea, quali che siano le sue dimensioni, sia un piccolo paese, perché tale appartenenza gli conferisce un potere d' intervento su tutte le questioni importanti, per cui questa distinzione classica attualmente non è più pertinente.
Si vede chiaramente in quale senso sia usata dalla stampa.
<P>
In merito alla Conferenza intergovernativa, il solo tema sul quale si sia detto che esisteva un disaccordo tra grandi e piccoli è a proposito della Commissione.
E' un' informazione errata poiché le proposte avanzate non erano proposte dei grandi paesi volte a penalizzare i piccoli paesi.
Era un appello affinché tutti, i piccoli, i medi e i grandi paesi, facessero dei sacrifici.
Da questo è nata la tesi di uno scontro tra i grandi e i piccoli paesi, tesi infondata e inesatta.
E ciò vale per le altre tre questioni importanti della CIG e per tutti gli altri temi del Consiglio europeo di Nizza.
Si tratta dunque di un modo non corretto di presentare i problemi e ritengo che sarebbe più utile andare oltre.
<P>
Rispetto a quanto è stato detto a proposito della maggioranza qualificata, mi è parso, onorevole Poettering, che, mi perdoni l' espressione, lei si sia lasciato andare a facili semplificazioni indicando un unico paese e lasciando credere che basterebbe un progresso di quel dato paese rispetto ai propri problemi per generare una reazione a catena negli altri.
E' proprio questo che abbiamo fatto a proposito della Commissione.
Quando abbiamo sostenuto l' idea dell' opportunità che la Commissione, in futuro, non sia troppo grande per continuare ad essere efficace e mantenere tutti i suoi poteri, in particolare il potere d' iniziativa, abbiamo dimostrato di essere pronti anche noi a compiere tale sacrificio.
In effetti, il sistema della rotazione paritaria riguarda anche i grandi paesi che, a un dato momento, potrebbero, come gli altri, non avere un Commissario.
Non vi sono discriminazioni.
<P>
Tale movimento non si è esteso, non ha suscitato da parte degli altri una forma di rinuncia.
Lo stesso dicasi per le questioni relative alla maggioranza qualificata.
Attualmente, dodici paesi su quindici considerano che vi siano temi sui quali non possono accettare il passaggio alla maggioranza qualificata, perlomeno non ancora.
Accettano il principio, accettano le prospettive, ma hanno interessi democratici legittimi da difendere e ritengono che non vi siano ancora le condizioni necessarie.
Questa è la situazione che osservo dalla prospettiva della Presidenza.
Non vi è nesso tra le posizioni degli uni e quelle degli altri.
Il fatto che un determinato paese abbia un problema interno non cancella il problema interno di un altro paese. Abbiamo riscontrato questa difficoltà, a prescindere dalle nostre ambizioni.
In quanto Presidenza, vi siamo ritornati a più riprese, in varie riunioni, e vi ritorneremo ancora nella riunione di domenica, ma sono venuto qui per esporvi la situazione: non posso presentarvela unicamente nel senso che voi vi aspettereste, bensì così com' essa è.

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Abbiamo lavorato molto, ma ci scontriamo con questo vecchio problema e non credo che il cambiamento possa essere avviato da un solo paese perché ci scontriamo con realtà - lo ribadisco - nazionali, politiche, democratiche molto forti in dodici paese su quindici.
Certo, dobbiamo tentare di andare oltre, perché lo stato attuale non è soddisfacente.
Non è sufficiente e noi tenteremo ancora nel tempo che ci resta prima di Nizza di trovare margini di manovra, ma volevo fare questa precisazione.
<P>
Non voglio impegnarvi oltre.
Questa discussione estremamente interessante è stata molto lunga e ci attende un' altra discussione altrettanto interessante.
Vorrei semplicemente lanciare un appello: non credo che vi sia motivo di additare prima del tempo (dato che Consiglio di Nizza non ha ancora avuto luogo) la Presidenza in carica come capro espiatorio né di esprimere la propria delusione, anch' essa prematura, perché è troppo presto per trarre conclusioni.
Capisco l' attesa, l' impazienza, le speranze, le ambizioni.
Capisco tutto questo, sono attento, ne tengo conto e cercherò di fare in modo che sia presente nella nostra mente e nelle decisioni politiche che dovremo affrontare nelle difficili mediazioni di Nizza.
<P>
A Nizza non è la Presidenza francese che registrerà un successo o un insuccesso.
Noi non abbiamo votato alcun testo, non è scritto nei Trattati che la Presidenza in carica esoneri tutti gli altri paesi dalle loro prerogative e responsabilità: né gli altri Stati membri, né la Commissione, né il Parlamento né chicchessia.
A Nizza sono i Quindici ad essere posti di fronte alle loro responsabilità, i Quindici che hanno deciso di aprire negoziati d' adesione con dodici paesi che vogliono progredire, che vogliono un' Europa più efficace e più forte da tutti i punti di vista.
Sono i Quindici che, insieme, troveranno o non troveranno la risposta ai problemi posti oggi in modo chiaro, trasparente e democratico.
Sono convinto che i Quindici troveranno una soluzione ai problemi che avete passato in rassegna, gli uni e gli altri, e sui quali avete richiamato l' attenzione della Presidenza.
<P>
Vi ringrazio nuovamente per i suggerimenti e insieme troveremo la soluzione.
Sono persuaso che il Parlamento avrà modo di constatare che l' Unione europea si è dotata di meccanismi istituzionali più efficaci che dovrebbero permetterle di affrontare il seguito di questa evoluzione dell' Unione europea che è espressione di tutti noi.
<P>
<SPEAKER ID=63 NAME="Prodi">
Signor Presidente, pochi attimi per esprimere il mio ringraziamento al Presidente per la direzione del dibattito, al Ministro Védrine per il suo intervento e ai parlamentari per la qualità del dibattito.
<P>
Vorrei soltanto, a questo punto, specificare alcuni momenti particolari dei prossimi giorni e sottolineare la determinazione della Commissione per un Vertice di alto livello, che renda finalmente possibile il funzionamento delle nostre Istituzioni anche dopo il grande processo di ampliamento che stiamo intraprendendo e che - vorrei ricordarlo ancora una volta - è una delle poche grandi decisioni politiche che il mondo si attende nel prossimo futuro.
<P>
Vorrei sottolineare inoltre che la determinazione della Commissione si indirizzerà non solo agli elementi considerati in precedenza ma anche alla considerazione e all' attenzione che sarà data alla Carta dei diritti fondamentali.
So benissimo che non diventa oggi Costituzione, ma so benissimo che, da Nizza in poi, sarà il nostro costante punto di riferimento riguardo ai principi con cui le Istituzioni europee procederanno e riguardo ai principi con cui i popoli europei si metteranno insieme per la loro futura cooperazione.
<P>
Ecco perché è così importante che a Nizza vengano rafforzati il metodo comunitario, venga rafforzato il valore delle Istituzioni europee - Consiglio, Parlamento e Commissione - e il loro modo di operare assieme.
Qui oggi abbiamo forse troppo dimenticato che siamo legati in un unico processo, che non siamo parte staccata di un sistema ma parte unificante della futura Europa.
<P>
Infine, Presidente Védrine, lei ha rilevato qui una situazione forse troppo tesa, e ha parlato anche di un certo pessimismo.
Ebbene, vorrei rispondere al suo appello con il mio appello.
So benissimo che a Nizza decideranno quindici paesi e che il ruolo della Presidenza non è un ruolo di giocatore unico, ma so benissimo per esperienza quello che è il ruolo della Presidenza e la responsabilità della Presidenza francese.
Nei semestri scorsi abbiamo, con grande fiducia e con grande senso di responsabilità, concentrato verso la Presidenza francese un cumulo di grandi decisioni, conoscendo il ruolo che la Francia ha sempre ricoperto nell' avanzamento delle Istituzioni europee.
Pur non potendo dare, come lei giustamente ha detto, alla Francia tutta la responsabilità, sappiamo però che la Francia deve dimostrare con l' esempio la sua grande capacità di leadership e di trascinamento.
<P>
<P>
Vi sono due punti, su cui io mi prendo la responsabilità di insistere con molta chiarezza, perché sono emersi stasera con tanto vigore e con tanta importanza.
Sulla riponderazione dei voti è la Francia che ha la responsabilità di proporre quello che è l' equilibrio fondamentale tra grandi e piccoli paesi, quello che è l' equilibrio fra la popolazione e la forza individuale dei singoli paesi: è la Francia che deve trovare la sintesi per la realizzazione di un' Europa che è l' Europa dei popoli e delle nazioni, ed è questo che noi ci attendiamo.
Ma dalla Francia ci attendiamo anche un altro gesto.
Sappiamo benissimo che nella matrice delle incompatibilità, nella matrice delle decisioni in cui i paesi sono fermi, non abbiamo soltanto la Francia: abbiamo la Francia, la Spagna, la Germania; esclusi il Belgio e l' Italia, tutti i paesi hanno qualche punto in cui non amano passare dall' unanimità alla maggioranza qualificata.
<P>
Io ritengo però che il ruolo della Presidenza, anche in questo caso, sia di importanza fondamentale, perché so benissimo che, se la Francia saprà interpretare l' interesse generale riguardo alle decisioni sull' articolo 133, nessuno degli altri paesi potrà resistere in una posizione di conservazione.
Tutti attendiamo questo passo in avanti perché non è il passo della Francia, ma sarà il passo di tutta l' Europa.
<P>
(Applausi)
<P>
Questo, signor Ministro, noi attendiamo, proprio per la grande fiducia che abbiamo nel suo paese e per la capacità di leadership che noi sappiamo che la Francia sa assumersi nei momenti difficili della vita europea.
<P>
(Applausi)
<P>
<SPEAKER ID=64 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Presidente della Commissione.
<P>
A conclusione delle dichiarazioni sono state ricevute, ai sensi dell' articolo 37, paragrafo 2, del Regolamento, nove proposte di risoluzione presentate da otto gruppi.
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La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani.
<P>
<SPEAKER ID=65 NAME="Presidente">
Come comunicato dalla Presidente Fontaine all' inizio della seduta, passiamo ora all' esame delle mozioni di procedura.
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Signor Presidente, vorrei spendere qualche parola sulla vergognosa manifestazione di protesta che ha avuto luogo ieri mattina all' interno della commissione per gli affari esteri di questo Parlamento, mentre il Ministro degli affari esteri turco stava discutendo con noi.
<P>
Alcuni membri di un gruppo marxista-leninista hanno cercato di creare scompiglio durante la riunione e hanno minacciato il presidente.
E' stato un abuso della procedura seguita in questo Parlamento, un grave gesto di scortesia nei confronti di un ospite distinto e un fatto che avrebbe potuto portare a conseguenze molto serie.
Signor Presidente, potrebbe incaricare i Questori di individuare i colpevoli, indagare su come siano riusciti ad avere accesso al Parlamento e assicurare che siano interdetti da ogni altro accesso futuro?
Potrebbe inoltre prendere provvedimenti in generale per rafforzare la sicurezza con i mezzi adeguati, in modo da evitare che si ripetano fatti di questo genere?
<P>
Talvolta è difficile avere in questa sede gli ospiti e i gruppi desiderati, mentre sembra che quanti hanno cattive intenzioni non abbiano alcuna difficoltà ad entrare.
Abbiamo aperto questa seduta esprimendo il nostro cordoglio per l' ultima vittima del terrorismo in Spagna.
Sembra che i responsabili della protesta all'interno della commissione per gli affari esteri abbiano legami con un gruppo terrorista turco.
Sono certo che tutti in quest' Aula si uniranno a me nel condannare il fenomeno del terrorismo nel suo complesso, qualunque sia la motivazione addotta per giustificarlo.
<P>
Per quanto riguarda la Turchia, sono molte le richieste che imponiamo al governo e al popolo turco avviatisi sul lungo cammino verso l' ingresso nell' Unione europea.
Al tempo stesso, ci attendiamo che i gruppi d' opposizione in Turchia ricorrano esclusivamente a mezzi pacifici.
A tal fine, formulerò una dichiarazione davanti a quest' Aula e confido nel fatto che tutti i membri offriranno il loro sostegno.
Signor Presidente, le sarei grato se ricapitolasse all' Assemblea i punti da me evidenziati.
<P>
<SPEAKER ID=67 NAME="Brok">
Signor Presidente, mi riallaccio all' intervento dell' onorevole Van Orden.
Ieri due persone hanno fatto irruzione nella sala dove si teneva una riunione della commissione per gli affari esteri, hanno disturbato la seduta e minacciato verbalmente e fisicamente il nostro ospite, il Ministro degli esteri turco.
E' stata una situazione pericolosa.
Se non erro, i due intrusi sono entrati nell' edificio grazie ad un permesso di entrata di una nostra collega.
Comunicherò alla Presidente il nome della collega chiedendole di fare accertamenti e adottare le misure del caso, onde evitare che altre persone possano accedere al Parlamento per disturbare e minacciare, per di più con l' aiuto di deputati di quest' Assemblea!
Trovo assolutamente scandaloso che deputati del Parlamento europeo ricorrano a metodi di questo tipo!
<P>
Vorrei ora affidare alla Presidenza una seconda incombenza.
Perdurando la situazione attuale, anche in futuro avremo problemi nel garantire la sicurezza dei nostri ospiti.
Credo sia nostro dovere prendere provvedimenti - che finora abbiamo completamente trascurato - affinché gli ospiti di questo edificio possano sentirsi tali e non debbano temere di subire minacce.
A tal fine, sarà necessario predisporre le necessarie condizioni a livello di organizzazione e di sicurezza; ciò comporterà anche che, sull' incolumità dei nostri ospiti, dovranno vigilare persone appositamente addestrate, poiché non possiamo di certo assoldare forze di sicurezza straniere per proteggerli.
Mi pare che ci troviamo di fronte ad una sfida nuova e invito la Presidenza a farsene carico.
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, a nome del mio gruppo dichiaro il nostro pieno appoggio alle affermazioni del presidente della commissione.
Non si tratta di limitare il diritto di manifestare - nel modo più assoluto -, né di creare qui in Parlamento una zona di massima sicurezza; si tratta piuttosto di garantire un livello minimo di sicurezza.
Se non saremo in grado di assicurare un minimo di protezione, non avremo più ospiti stranieri nelle nostre commissioni.
Alla seduta durante la quale si è verificato l' incidente in questione presenziavano sia la Presidente di uno Stato, sia il Ministro degli esteri turco.
Vi invito pertanto a prendere questo fatto in seria considerazione, affinché anche in futuro il Parlamento possa accogliere ospiti e riservare loro un trattamento adeguato.
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, non sono a conoscenza di questo incidente.
Sono totalmente contrario al fatto che chicchessia minacci un ministro invitato, turco o altro.
Ma visto che parliamo di Turchia, vorrei segnalarvi che una deputata del mio gruppo, la onorevole Uca, rappresentava fino a ieri il mio gruppo al congresso di un partito curdo in Turchia, l' HADEP.
Ha avuto la sventura di pronunciare una breve frase in curdo prima d' iniziare il suo discorso in tedesco, sua lingua madre.
Le forze di polizia turche le hanno immediatamente impedito di parlare, non soltanto in curdo, cosa che del resto aveva già smesso di fare, ma persino in tedesco. Si sono resi necessari interventi di mediazione per permetterle di pronunciare, in tedesco, il messaggio di saluto del mio gruppo.
<P>
Praticamente lo stesso giorno una personalità di spicco del parlamento cipriota (che ha già visitato il Parlamento europeo), l' onorevole Christou, si è visto rifiutare il visto turco mentre si stava recando a Istanbul, immaginate un po' , ad una riunione tripartita di turchi, greci e ciprioti, vale a dire per un' azione del tutto pacifica.
Signor Presidente, la prego di avere la cortesia di chiedere alla Presidente di inviare una lettera alle autorità turche per scusarsi dell' atto offensivo contro uno dei suoi rappresentanti e, al contempo, per ricordare loro che non si trattano in questo modo i parlamentari europei o i parlamentari dei paesi candidati che si recano nel loro paese.
Ospitalità da una parte e ospitalità e rispetto dall' altra.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="EN" NAME="Duff">
Signor Presidente, desidero unirmi al mio gruppo nell' esprimere rimostranza per questo avvenimento gravissimo e realmente preoccupante.
Vorrei dire altresì all' onorevole Wurtz che il fatto di sottolineare alla Turchia la sacralità e il potere della democrazia parlamentare rientra nel processo volto a cercare di aprire a questo paese la prospettiva dell' integrazione europea.
Se ci teniamo alla presenza della Turchia in questa sede, dovremmo sicuramente essere preparati ad accogliere i nostri ospiti e fornire loro sicurezza in maniera di gran lunga più credibile di quanto abbiamo dimostrato di essere capaci di fare ieri.
Se non siamo fieri del nostro Parlamento, non possiamo aspettarci che i turchi ci prendano come modello.
<P>
<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="EL" NAME="Alyssandrakis">
Signor Presidente, vorrei richiamare l' attenzione sua e degli onorevoli colleghi sul fatto menzionato dall' onorevole Wurtz, ovvero che il governo turco ha negato il visto d' ingresso al deputato cipriota del partito AKEL, Andreas Christou, il quale intendeva partecipare ad un incontro tra partiti turchi, greci e ciprioti a Istanbul.
Ricordo che Andreas Christou è vicepresidente della delegazione del parlamento cipriota presso la commissione parlamentare mista UE-Cipro.
<P>
A nome del partito greco KKE, denuncio e condanno questo nuovo atto di sfida della Turchia, paese candidato all' adesione all' Unione. Chiedo una precisa protesta a nome del Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Presidente">
Posso informarvi che la Presidente Fontaine - così mi è stato comunicato e anch' io mi associo a nome dell' Ufficio di presidenza - deplora profondamente questo grave incidente.
E' ovvio che qui, nella casa della democrazia europea, dobbiamo garantire la sicurezza di chiunque si trovi sotto il nostro tetto.
E' ovvio che bisogna rispettare la libertà d' espressione.
La Presidente ha chiesto al Segretario generale una relazione, che verrà presentata quanto prima.
Sulla base di tale relazione, la Presidente non esiterà ad adottare le misure necessarie e a far intervenire gli organi competenti del Parlamento, vale a dire i Questori o l' Ufficio di presidenza.
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Tajani">
Signor Presidente, l' altra sera a Bari, capoluogo della regione Puglia, una delle più importanti regioni italiane, è stato aggredito e malmenato il presidente della regione, Raffaele Fitto, che è stato nostro collega qui al Parlamento europeo fino al giugno di quest' anno.
E' la dimostrazione di come la violenza verbale porti poi alla violenza fisica.
Credo che questo Parlamento, oltre a dare solidarietà a un dirigente, a un importante uomo politico italiano che è stato anche parlamentare in quest' Aula, debba condannare in maniera ferma siffatti episodi ed esprimergli la sua solidarietà.
<P>
<SPEAKER ID=74 NAME="Presidente">
La ringrazio per il suo intervento, onorevole Tajani.
Ne prenderemo debitamente atto.
<P>
<SPEAKER ID=75 NAME="Angelilli">
Signor Presidente, prendo la parola per dire soltanto che, oggi, qui in Parlamento è presente una delegazione di lavoratori della Telecom Italia.
La Telecom Italia è un' azienda leader nel settore delle telecomunicazioni.
Questi lavoratori sono venuti qui al Parlamento per presentare una petizione, che ha raccolto più di 10 mila firme, proprio per chiedere il sostegno delle Istituzioni europee.
Perché? Perché sono stati messi in cassa integrazione dalla loro azienda, anche se quest' ultima è economicamente solida e da anni in crescita positiva.
Quindi, la Telecom Italia è un' azienda che aumenta le tariffe e diminuisce i posti di lavoro.
<P>
Stiamo discutendo in queste settimane, in questi giorni, della Carta dei diritti fondamentali e anche dei diritti dei lavoratori.
Sarebbe pertanto utile che questo Parlamento cercasse di evitare che da una parte vi siano bellissime enunciazioni di principio e, dall' altra, la cruda realtà dei fatti.
Chiediamo quindi un impegno più forte del Parlamento e della Commissione per la difesa dei lavoratori e la lotta alla disoccupazione.
<P>
<SPEAKER ID=76 NAME="Poli Bortone">
Signor Presidente, ieri in Italia è accaduto un fatto di enorme gravità.
Il Ministro della sanità, con la motivazione che le pasticche non nuocciono e con l' affermazione "Curiamo i tumori con la marijuana" , ha minato alla base la dignità dell' individuo chiedendo la liberalizzazione della droga.
Tutto ciò accade mentre ci si prepara all' appuntamento di Nizza con una Carta dei diritti che, nel preambolo, sancisce che l' Unione europea si fonda su valori indivisibili e universali di dignità umana.
Accade anche in vigenza di un programma comunitario di azione sulla prevenzione della tossicodipendenza che, proprio per essere un' azione di prevenzione, individua la droga come fenomeno certamente da evitare e, ritengo, da non assecondare.
<P>
Anche Pino Arlacchi, vicesegretario generale delle Nazioni Unite e direttore esecutivo dell' Ufficio dell' ONU per il controllo della droga e la prevenzione del crimine, ha censurato l' intervento del Ministro della sanità italiano, il quale dimostra di ignorare i dati positivi sulla prevenzione registrati negli Stati Uniti, in Spagna e persino in Bolivia e in Perù, e ha chiesto al governo italiano ...
<P>
(Il Presidente interrompe l' oratrice)
<P>
<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Signor Presidente, all' inizio della seduta odierna, la signora Presidente ha reso omaggio alla memoria di Ernest Lluch.
Nel 1966 Ernest Lluch, suo fratello e io, insieme ad oltre 60 membri del corpo docente, siamo stati espulsi dall' Università di Barcellona per mano del regime franchista.
<P>
Da quel momento, nonostante le diverse idee politiche, ho riconosciuto l' impegno sincero di Ernest Lluch nella battaglia in favore del dialogo e della comprensione che lo ha portato ad affrontare persino la posizione autoritaria dell' attuale governo.
<P>
Il migliore omaggio che possiamo rendere a Ernest Lluch e alla sua memoria sarebbe quello di rispettare il suo messaggio: dìaleg, in catalano. Possiamo tutti noi far sì che questo messaggio trovi realizzazione nel paese basco?
<P>
<SPEAKER ID=78 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Gorostiaga.
La invito a prendere posto e a togliere il cartello.
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
Signor Presidente, vorrei richiamare l' attenzione della Presidenza su una lettera che abbiamo inviato sulla questione dello Statuto dei deputati.
La onorevole Hautala ha accennato in tale missiva al nostro sostegno e alla nostra simpatia per l' impegno della Presidente Fontaine nel portare avanti i negoziati sul nostro Statuto di deputati.
Deploriamo che la riunione prevista per il 30 novembre sia stata disdetta.
Chiediamo con vigore che, prima del termine della Presidenza francese, si convochi una riunione supplementare in modo da concludere con successo la discussione sullo Statuto.
<P>
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Maes.
Lo comunicherò alla Presidente Fontaine che adotterà le misure del caso.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="FR" NAME="Cornillet">
Signor Presidente, lo scorso anno il Consiglio aveva promosso un' eccellente iniziativa, ossia creare il primo forum dell' Unione europea sui diritti dell' uomo.
Questa eccellente iniziativa è stata riproposta quest' anno e il secondo forum avrà luogo il 12 e 13 dicembre a Parigi, vale a dire in giornate di seduta del Parlamento europeo di Strasburgo.
<P>
Il meno che si possa dire è che si è trattato di uno sgarbo, per non dire di un affronto, nei confronti del nostro Parlamento e, sempre che non si ritenga che i parlamentari europei non abbiano niente da dire sulla questione dei diritti dell' uomo (mentre invece hanno appena votato a grande maggioranza la Carta dei diritti fondamentali), essi saranno assenti dal tale forum dell' Unione europea al quale, lo scorso anno, hanno partecipato numerosi per dialogare con le organizzazioni non governative e le istituzioni.
<P>
Chiedo che la nostra rappresentanza ufficiale non sia inviata a tale forum per inviare un segnale e fare in modo che l' anno prossimo sia concordata una data che permetta ai parlamentari di partecipare, evitando di scegliere i giorni di seduta a Strasburgo per questo importante incontro.
<P>
<SPEAKER ID=82 NAME="Presidente">
Ha ragione, onorevole Cornillet; ove possibile, in futuro si dovrà cambiare.
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="ES" NAME="Díez González">
Signor Presidente, quando l' onorevole Gorostiaga usa la parola "dialogo" per ricordare l' assassinio di Ernest Lluch, ne offende la memoria e insulta le idee per le quali è stato ucciso dall' ETA.
Onorevole Gorostiaga, disprezzo profondamente i terroristi dell' ETA e riservo lo stesso disprezzo anche a chi utilizza vigliaccamente quest' Assemblea democratica per giustificare gli omicidi.
Onorevole Gorostiaga, lei è una vergogna per il nostro Parlamento.
<P>
<SPEAKER ID=84 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, non discutiamo singoli argomenti.
D' altra parte, ognuno può esprimere la propria opinione.
<P>
<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="ES" NAME="Galeote Quecedo">
Signor Presidente, non voglio fare polemiche, ma, dopo aver osservato un minuto di silenzio per una nuova vittima dell' ETA, è triste constatare che in quest' Aula c' è chi pretende di sostenere il dialogo proprio con coloro che hanno assassinato Ernest Lluch.
Come ha già affermato la onorevole Díez, mi pare indecente servirsi del ricordo di Ernest Lluch in questo modo.
<P>
Credo che l' Assemblea sappia perfettamente che cosa si può aspettare ormai dall' onorevole Gorostiaga, dal gruppo che rappresenta e dai suoi amici terroristi.
Prego però l' onorevole Gorostiaga, se ancora gli rimane un briciolo di dignità personale come uomo, di avere rispetto per la vita umana.
<P>
<SPEAKER ID=86 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Signor Presidente, desidero rispondere al pessimo comportamento tenuto dai due colleghi in questo Parlamento, i quali hanno espresso idee opposte a quelle di Ernest Lluch.
Lui lottava sempre per il dialogo, desiderava il dialogo.
Vorrei dire solo che qualsiasi azione dell' ETA innesca...
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Presidente">
Onorevole Gorostiaga, le tolgo la parola.
Abbiamo discusso a sufficienza di questo argomento.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Politica estera e di sicurezza comune - Afghanistan
<SPEAKER ID=88 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, due relazioni e due interrogazioni orali:
<P>
A5-0340/2000, presentata dall' onorevole Brok a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sui progressi realizzati nell' attuazione della politica estera e di sicurezza comune;
<P>
A5-0339/2000, presentata dalla onorevole Lalumière a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sull' istituzione di una politica europea comune in materia di sicurezza e difesa dopo Colonia ed Helsinki;
<P>
B5-0549/2000, presentata al Consiglio dall' onorevole Brok a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sulla situazione politica e gli aiuti umanitari in Afghanistan;
<P>
B5-0550/2000, presentata alla Commissione dall' onorevole Brok a nome della commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa, sulla situazione politica e gli aiuti umanitari in Afghanistan.
<P>
<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="DE" NAME="Brok">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Presidente del Consiglio dei ministri della difesa, signor Commissario, credo che la valutazione dello sviluppo della politica estera, di sicurezza e di difesa nel corso di quest' anno sia, nel suo complesso, estremamente positiva.
Dal momento che il nostro atteggiamento nei confronti della Commissione e del Consiglio è sempre molto critico, vorrei sottolineare fin d' ora che intendo congratularmi perché le graduali modalità di esecuzione delle decisioni prese nel corso dell' ultima settimana a Colonia ed Helsinki rappresentano il risultato di un lavoro eccellente per il quale desidero pertanto complimentarmi vivamente con tutti gli interessati.
<P>
Le esperienze negative fatte a suo tempo in Iugoslavia e le circostanze che mostrato come anche la prevenzione della guerra e la gestione delle situazioni di crisi non abbiano alcuna efficacia se, allo stesso tempo, non si può esprimere un' eventuale costrizione attraverso mezzi militari, hanno fatto registrare notevoli progressi da parte dei governi dei quindici Stati membri, del Consiglio e della Commissione.
Spero che l' applicazione di tali decisioni non rimanga sulla carta, ma che ora si pervenga anche ad un' attuazione delle stesse grazie all' intervento, richiesto in questo caso, dei governi nazionali.
<P>
Centomila soldati non servono a nulla se sono praticamente ciechi e non possono agire.
Saranno impossibilitati ad agire fino a quando non ci sarà la necessaria capacità di trasporto dell' Unione europea e dei suoi Stati membri.
Saranno ciechi fintantoché non saranno disponibili le necessarie strutture di intelligence, come ad esempio i sistemi satellitari che consentono di impiegare sensatamente e ragionevolmente, ovvero in base alle esigenze effettive, tali truppe.
Siamo oltretutto concordi nel ritenere che è questa la progressione corretta da seguire.
L' intervento militare è l' ultima risorsa.
Il nostro compito principale sta nel provvedere ad una ragionevole politica di prevenzione e ad una gestione ragionevole e civile delle situazioni di crisi, affinché non sussista alcuna necessità di un intervento militare.
<P>
Ritengo che dobbiamo dunque riuscire, in tal senso, ad attuare una stretta collaborazione fra le Istituzioni dell' Unione europea e gli Stati membri.
La Comunità è sostanzialmente competente in materia di gestione delle situazioni di crisi, in materia di prevenzione e per quanto riguarda tutti i mezzi ad essa collegati.
Il bilancio dell' Unione europea dispone di mezzi di aiuto per l' estero pari a quattro volte i mezzi di bilancio degli Stati Uniti.
La politica commerciale è, per molti settori, di competenza della Commissione.
Credo che se intendiamo far funzionare tale interazione fra mezzi civili e militari, dobbiamo anche provvedere affinché non sussista alcun dualismo istituzionale fra questi due piani operativi. Dobbiamo pertanto realizzare un' efficace unità d' intenti.
<P>
Già prima di Amsterdam, il Parlamento europeo, nonché la Commissione, ritenevano che fosse meglio avere un Vicepresidente della Commissione competente per la politica estera, che avrebbe dovuto assumere allo stesso tempo il ruolo dell' Alto rappresentante con obblighi particolari e curare i rapporti con il Consiglio.
Ciò non era politicamente sostenibile e per tale ragione abbiamo oggi due persone che svolgono ciascuna un eccellente lavoro.
I problemi non sorgono perché vi sono due persone, ma perché vi è un complesso intreccio istituzionale, e dobbiamo cercare di ridurre al minimo le complicazioni in tal senso.
<P>
Del resto, è proprio questa la problematica in seno al Parlamento europeo.
Il Parlamento europeo vorrebbe essere completamente partecipe di questa politica, così come è stabilito dai Trattati, così come, forse, sarà ulteriormente migliorato dal Trattato di Nizza e così come è stabilito dall' accordo interistituzionale fra Consiglio, Commissione e Parlamento per quanto riguarda le competenze di bilancio del Parlamento europeo nelle questioni di politica estera e di sicurezza.
La gestione a livello civile delle situazioni di crisi riguarda anche la competenza di bilancio del Parlamento europeo e del Consiglio, mentre la politica di difesa rimane competenza di bilancio dei parlamenti nazionali, poiché gli eserciti non sono ancora eserciti europei, ma sono di pertinenza e responsabilità dei governi e dei parlamenti nazionali.
Un eventuale ordine d' intervento è anch' esso di competenza nazionale, perché ciascuno Stato è sovrano se si tratta di decidere l' impiego di truppe.
<P>
Una volta chiarita la divisione dei compiti, dobbiamo provvedere a realizzare un piano di discussione fra Parlamento europeo e parlamenti nazionali, in virtù del quale, in qualità di deputati, potremo controllare adeguatamente, grazie allo scambio di informazioni a diversi livelli, i rispettivi organi esecutivi.
Gli organi esecutivi dovranno prendere decisioni in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa.
Noi decideremmo in merito all' aspetto finanziario e verificheremmo l' adeguatezza dell' impiego dei fondi e della relativa politica.
Ritengo che tali modalità costituiscano un valido presupposto per uno sviluppo sensato.
Fra Parlamento europeo e parlamenti nazionali sono già in corso trattative per consentire uno sviluppo ragionevole della questione.
<P>
Se parlo di organizzazione, intendo anche che l 'Unione europea, fortemente impegnata in tal senso, debba averne la responsabilità.
In Kosovo, ad esempio, la situazione non è affatto stabile e, ben presto, avremo bisogno di un coordinatore dei coordinatori, essendovi impegnate così tante istituzioni, e non solo europee, per cui dobbiamo riuscire a gestire meglio la situazione.
Ho inserito solo parzialmente tali aspetti nella mia relazione, essendo questa collegata alla relazione della collega Lalumière che illustra meglio e più dettagliatamente questo punto.
<P>
Sappiamo tuttavia, che in molte aree del mondo, ad esempio nel Vicino Oriente o in Asia del sud, stante la minaccia di guerra causata dal conflitto nel Kashmir, ci si attende che l' Unione europea assuma un ruolo di mediatrice per garantire una maggior distribuzione delle responsabilità.
E' dunque importante prendere coscienza della nostra grande responsabilità nell'assicurare la pace, sia in Europa che nel mondo.
Confido ad ogni modo che, grazie ai mezzi a disposizione, riusciremo ad assolvere il nostro compito con sempre maggiore efficacia.
<P>
Signor Presidente in carica del Consiglio, ritengo in tal senso che, soprattutto in Afghanistan, paese del quale discutiamo in questa sede, dobbiamo dare il nostro contributo affinché finalmente cessino i crimini perpetrati per decenni, e tuttora perpetrati, da un regime disumano a danno della popolazione e affinché il popolo afghano possa vivere in un contesto equilibrato, pacifico e socialmente giusto.
Anche in questo paese dovremmo cercare di dare il nostro apporto.
<P>
<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="FR" NAME="Lalumière">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Ministro della difesa, signor Commissario, parlando questo pomeriggio della politica europea di sicurezza e di difesa, come ha detto poco fa il presidente Brok, ci troviamo in un ambito che ci rende ottimisti a proposito della costruzione europea.
A partire dal Consiglio europeo di Colonia, passando per quelli di Helsinki, di Feira e speriamo, a quello imminente di Nizza, constatiamo con piacere i progressi di questa nuova politica.
Non accade spesso, signor Ministro della difesa, e ne siamo lieti.
<P>
Domani, alla vigilia del Consiglio di Nizza, il Parlamento europeo dovrebbe votare un testo che riassume la propria posizione come fece prima del Vertice di Feira, votando una risoluzione il 15 giugno.
Ovviamente spero che una maggioranza netta voterà la risoluzione proposta.
Ma sin d' ora so che questo testo non otterrà l' unanimità ed è normale, poiché si tratta di un ambito difficile in cui si esprimono posizioni politiche diverse a proposito del ruolo dell' Unione europea rispetto agli Stati membri, delle competenze militari rispetto a quelle civili, della posizione dell' Unione europea rispetto alla NATO e agli Stati Uniti, del ruolo dell' Unione europea nel mondo e della scelta ch' essa deve fare tra pacifismo e non interventismo da un lato e la volontà di controllare le crisi dall' altro.
<P>

Tali scelte ci dividono a volte, ma lentamente si sta delineando una maggioranza che dovrebbe, salvo incidenti, sostenere la linea adottata, da un anno e mezzo a questa parte, dal Consiglio dei ministri, dall' Altro rappresentante Solana e dalla Commissione, in particolare nel campo delle competenze del Commissario Patten, responsabile per i mezzi civili di gestione delle crisi. Ma tale sostegno, che auspico chiaro e lucido, è accompagnato da numerosi interrogativi e talvolta da avvertimenti.
Ne citerò solo alcuni.
<P>
In primo luogo, una breve osservazione su una questione essenziale: le relazioni della nuova politica europea con la NATO.
Ne abbiamo parlato a lungo in seno alla commissione per gli affari esteri.
Il testo proposto conferma le scelte del Consiglio.
Non si tratta di fare concorrenza alla NATO né di sottrarle la responsabilità della difesa del nostro territorio; si tratta di rendere l' Europa un partner credibile degli Stati Uniti, riequilibrando l' Alleanza atlantica e conferendo un margine di autonomia all' Unione europea in caso di crisi.
<P>
In secondo luogo, constaterete nella risoluzione la chiara volontà del Parlamento di ancorare la politica di sicurezza e di difesa a due pilastri equilibrati: la gestione civile delle crisi e, in caso d' insuccesso, la gestione militare, essendo le due complementari.
Questa ricerca di equilibrio induce il Parlamento a prestare grande attenzione alla ripartizione dei mezzi finanziari, pur sapendo che la gestione civile afferisce al bilancio comunitario, mentre quella militare è ancora di competenza dei bilanci nazionali.
<P>
In terzo luogo, constatiamo con piacere che la PECSD esordisce con una realizzazione concreta, la Forza di reazione rapida, e ci rallegriamo per il lavoro già svolto, in particolare durante la recente Conferenza sull' impegno delle capacità.
Tutto questo ha il merito di rendere credibile tale politica ed offre l' occasione di fare il punto sullo stato delle nostre forze armate, oltreché di corroborare la volontà di riforma, come ho avuto modo di constatare di recente a Berlino a proposito della Bundeswher.
<P>
A proposito delle riforme istituzionali che avete avviato, ribadisco il nostro auspicio che l' Unione disponga di una catena di comando coerente, chiara ed efficace.
Non basta creare organismi come il COPS, il comitato militare e lo Stato maggiore, occorre anche che l' articolazione verticale e orizzontale funzioni bene e in tempo reale.
Da questo punto di vista, non siamo del tutto rassicurati e auspichiamo che siano definiti i poteri, in caso di crisi, della Commissione, del Consiglio e dell' Alto rappresentante.
<P>
Signor Presidente, farò un rapido accenno ad un problema molto serio per la credibilità di questa politica: i mezzi finanziari.
Certo, vi sono economie da realizzare, ma non possiamo escludere la necessità di nuove risorse se vogliamo colmare le lacune individuate, in particolare nelle alte tecnologie.
<P>
Avrei voluto, signor Presidente, come ha fatto il presidente Brok, insistere sul ruolo del Parlamento europeo e delle istituzioni parlamentari.
Vi sarebbero ancora molte cose da dire. Vorrei rivolgermi ai rappresentanti del Consiglio per esprimere loro la volontà del Parlamento europeo di far propria questa cultura di sicurezza e di difesa lontana dal nostro habitus e ci auguriamo che il Vertice di Nizza sia un grande successo.
<P>
<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="EN" NAME="Stockton">
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(EN) Durante la discussione in seno alla commissione per gli affari costituzionali in merito all' ampia e interessante relazione sulla politica di difesa e di sicurezza, ci siamo soffermati principalmente sulle Istituzioni e sulle procedure decisionali, in particolare sulla necessità di una verifica parlamentare e sulla responsabilità democratica.
<P>
L' istituzione della PESC rappresenta un nuovo esordio di notevole importanza per il progetto europeo; bisogna dunque definire più precisamente l' attuale contesto istituzionale.
Non si tratta di discutere se esistano o meno fondamenti giuridici che dimostrano che i poteri attuali sono sufficienti - dovrebbe essere chiaro che si deve introdurre la dimensione parlamentare.
Nessun deputato ad un parlamento nazionale prenderebbe in considerazione neppure per un attimo la possibilità che i suoi poteri di verifica sulla sicurezza e sulla difesa siano limitati, o non del tutto chiari.
Entro i limiti della sicurezza operativa, anche il Senato e la Camera bassa americani sono coinvolti nelle operazioni del Dipartimento della difesa.
<P>
Considerate le particolari caratteristiche dei possibili sviluppi della PECSD, riteniamo inoltre che sarà necessario apportare modifiche al Trattato per poter gestire tali sviluppi in maniera aperta e democratica.
Allo stesso modo, è opportuno chiarire la posizione dell' Alto rappresentante in rapporto all' attuale triangolazione, nonché quello del Commissario per le relazioni esterne.
Signor Presidente, saprete forse che il mio partito nel Regno Unito ha notevole riserve sull' impatto di questa politica; tuttavia, vorrei cogliere questa opportunità per ringraziare i miei colleghi in seno alla commissione per gli affari costituzionali per avermi guidato nella stesura di un parere che mi auguro questa illustre Assemblea trovi accettabile.
<P>
<SPEAKER ID=92 NAME="Védrine">
Signor Presidente, tenendo conto del ritardo accumulato e dei miei impegni pregressi, cercherò di abbreviare l' intervento che avevo preparato.
Poiché il testo era assai corposo, cercherò comunque di non dimenticare nessuno elemento essenziale.
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Onorevoli deputati, la pubblicazione delle relazioni della onorevole Lalumière e dell' onorevole Brok sono per me un' opportunità per presentarvi un primo bilancio degli sviluppi importanti che si sono prodotti negli ultimi mesi nei settori trattati.
Innanzitutto, farò il punto sulla politica estera e di sicurezza e sui principali sviluppi istituzionali, in particolare per quanto concerne le questioni relative all' Europa della difesa, mentre il Ministro Richard, incaricato della difesa, svilupperà le questioni di sua pertinenza.
Poi parlerò dei principali risultati della PESC degli ultimi sei mesi e risponderò, o cercherò di farlo, all' interrogazione orale che l' onorevole Brok ha presentato in merito all' Afghanistan.
<P>
In primo luogo, per quanto riguarda il rafforzamento della politica estera e di sicurezza comune, come ha ricordato l' onorevole Brok pochi minuti fa, l' Unione europea ha avuto un ruolo nell' ultimo anno, che si è rafforzato grazie a sviluppi destinati ad avere grande importanza per il futuro.
Prova ne è la concretizzazione - avvenuta in tempi brevi - dell' Europa della difesa.
Dopo la Presidenza tedesca, finlandese e portoghese, la Presidenza francese si è adoperata per ottemperare al mandato che le era stato affidato a Feira.
Ritengo che Nizza segnerà una tappa e un risultato molto importanti in tal senso, soprattutto grazie alla creazione di strutture permanenti per l' Europa della difesa che consentiranno all' Unione di essere già operativa nel corso del 2001 per la gestione delle crisi.
La questione delle competenze sarà affrontata dal Ministro Richard tra qualche istante.
<P>
Anche gli aspetti istituzionali sono molto importanti, poiché consentiranno all' Unione di prevedere, decidere e agire, ovvero di garantire il controllo politico e la direzione strategica di operazioni atte alla gestione delle crisi.
A Nizza il Consiglio europeo dovrà approvare molte decisioni che ricorderò brevemente.
E' in gioco innanzitutto la creazione di strutture politiche e militari permanenti, di un comitato politico e di sicurezza, di un comitato militare e di uno Stato maggiore dell' Unione europea.
Il dispositivo così istituito sarà completato dalla fissazione di procedure per la gestione delle crisi e dall' organizzazione di un centro di monitoraggio presso il Segretariato generale.
Come previsto a Feira, le nuove strutture saranno attuale il prima possibile dopo il Consiglio di Nizza.
<P>
Inoltre, vi è la questione degli accordi permanenti con i paesi terzi e con la NATO.
Tutti voi siete consapevoli dell' importanza di tali accordi. E' necessario stabilire relazioni di fiducia e di lavoro con la NATO, con i paesi candidati e con alcuni alleati nel pieno rispetto dell' autonomia dell' Unione europea.
Tali relazioni assumeranno la forma di riunioni tra il Consiglio dell'Atlantico del Nord e il COPSI nonché di riunioni tra l' Unione europea e i quindici paesi membri candidati e/o alleati.
Abbiamo inoltre lavorato per rafforzare le capacità civili di gestione delle crisi, in particolare per consentire all' Unione di raggiungere l' obiettivo che si è prefissata in materia di polizia.
<P>
In risposta ai commenti esposti dalla onorevole Lalumière nella sua relazione, desidero parlare della necessità di rafforzare il dibattito sulla prevenzione dei conflitti. L' Alto rappresentante e la Commissione hanno preparato alcune raccomandazioni atte ad accrescere la coerenze e l' efficacia delle azioni perseguite in tale ambito e so che la Presidenza svedese continuerà ad adoperarsi in questo senso.
<P>
Quanto alla relazione presentata dall' onorevole Brok, ho preso nota di alcune domande e di alcuni commenti sul rafforzamento dell' efficacia dell' azione esterna dell' Unione.
Si tratta di una questione a cui ho personalmente lavorato molto ed auspico che tale rafforzamento sia perseguito perché la situazione è chiaramente insoddisfacente.
Per questo, nel corso della riunione informale dei Ministri degli esteri a Evian, all' inizio di settembre, l' avevo inserita all' ordine del giorno e, in effetti, ne abbiamo discusso approfonditamente sulla base delle proposte e dei progetti del Commissario Patten dedicandovi un' intera sessione.
<P>
Da allora, sono stati compiuti molti progressi.
Il Consiglio "affari generali" del 9 ottobre scorso ha approvato le conclusioni sul rafforzamento del coordinamento, sul miglioramento della gestione e sugli strumenti necessari per prendere una decisione.
Il Consiglio ha deciso di consacrarvi un dibattito ogni anno e il primo, che si svolgerà nel corso della sessione di gennaio o di febbraio, ci consentirà di fare il punto dei primi passi compiuti nell'applicazione delle nuove misure.
Sottolineo che tutto è stato fatto in stretta collaborazione e di pieno concerto con il Consiglio in generale, con l' Alto rappresentante, con la Commissione e, in particolare, con il Commissario Patten.
<P>
Come auspicato dall' onorevole Brok nella relazione, il Consiglio disporrà di schede riassuntive sull' insieme delle relazioni tra l' Unione e ciascuno dei paesi partner al fine di sfruttare al meglio l' azione profusa globalmente dall' Unione, accrescere la sua efficacia e meglio preparare i dibattiti in materia di azioni esterne.
Per il primo dibattito dell' inizio dell' anno, la Commissione elaborerà un resoconto, paese per paese, sul precedente esercizio fiscale in cui si indicherà lo stato degli impegni, degli esborsi e gli importi da erogare per i principali programmi finanziati dal bilancio comunitario e dal FES.
In questi lavori, abbiamo tenuto particolarmente conto della necessità per la Commissione e per gli Stati membri di giungere ad una maggiore complementarità tra le varie azioni di assistenza a favore dei paesi terzi, salvaguardando ovviamente le competenze specifiche della Commissione.
Ciò vale sia per le azioni condotte dall' amministrazione degli Stati membri che per le agenzie specializzate.
<P>
Vorrei ora brevemente commentare i nuovi strumenti previsti dal Trattato di Amsterdam e le relazioni interistituzionali, materie su cui è stata espressa preoccupazione nelle relazioni.
Dal maggio 1999, sono state adottate tre strategie comuni: sulla Russia, sull' Ucraina e sul Mediterraneo.
La Presidenza ha chiesto al Segretario generale e all'Alto rappresentante di redigere una prima relazioni di valutazione sul funzionamento di tali strategie, nonché sul modo in cui si potrebbe ottimizzarne l'applicazione, relazione dovrebbe essere presentata nel corso del dibattito testé menzionato che si terrà all'inizio dell'anno.
<P>
Per quanto concerne i rapporti interistituzionali, sono al corrente del dibattito a cui poc' anzi faceva riferimento l' onorevole Brok, secondo cui le funzioni dell' Alto rappresentante avrebbero dovuto essere affidate a un Vicepresidente della Commissione.
Tuttavia, come lei stesso ha rilevato, onorevole Brok, dal momento in cui ha assunto l'incarico e nello spirito auspicato da tutte le Presidenze che si sono succedute, l' Alto rappresentante Solana ha agito nel pieno rispetto delle regole e delle procedure stabilite dal Trattato, il coordinamento è stato assicurato, non è emersa nessuna difficoltà sostanziale e, per dirla chiara, tutto funziona perfettamente.
Abbiamo avuto modo di constatare che, su molti problemi che abbiamo affrontato in questo periodo, c' è stata una cooperazione stretta e costruttiva fra tutte le Istituzioni.
Prendiamo ad esempio la situazione nei Balcani, dove possiamo affermare che ciascuno abbia pienamente svolto il proprio ruolo.
In questa regione nel sud-est dell' Europa possiamo affermare senza tema di essere smentiti una politica autentica sta cominciando sempre più a dare i suoi frutti.
<P>
Ed ora veniamo ad un primo bilancio sommario, per quanto ovviamente provvisorio, delle azioni avviate nel corso della Presidenza francese affinché l' Unione si affermi sulla scena internazionale.
Passerò in rassegna molto rapidamente alcune regioni e alcuni avvenimenti.
Per ritornare ai Balcani che ho citato testé, la situazione è mutata radicalmente con il passaggio del testimone a Belgrado, sebbene ovviamente resti ancora molto da fare.
Abbiamo attuato una vera strategia europea in virtù della quale al momento opportuno abbiamo lanciato un messaggio, elaborato a Evian, al popolo serbo annunciando che, se la democrazia avesse trionfato, avremmo totalmente rivisto la politica europea.
<P>
Dopo le peripezie che tutti ben conosciamo, la democrazia ha trionfato.
Abbiamo quindi mantenuto la nostra promessa e gli attuali esponenti politici iugoslavi ci dicono che il messaggio europeo ha svolto un ruolo significativo in questa vicenda e in questo momento storico.
Ci muoviamo, dunque, seguendo tale approccio e ci stiamo adoperando per ripristinare le relazioni con la Iugoslavia a tutti i livelli.
Ciò non significa che riteniamo risolti tutti i problemi.
Siamo ben consapevoli che in relazione al Kosovo, al Montenegro, ai rapporti con i paesi limitrofi o agli obblighi della Iugoslavia nei confronti del Tribunale, restano ancora molte cose da fare e da risolvere.
L' Unione europea, però, ha ritenuto fondamentale impegnarsi pienamente nel sostenere il movimento democratico fino a che non conseguirà tutti gli obiettivi che si è prefisso e, consolidatosi, potrà avviare una ridefinizione radicale di una nuova politica iugoslava, soprattutto nei confronti gli Stati limitrofi.
<P>
In tale contesto, il Vertice svoltosi recentemente a Zagabria ha rivestito una grande importanza.
Tale Vertice era stato pensato per un contesto diverso, per lanciare un messaggio politico al popolo serbo superando gli esponenti politici di allora, e il cambiamento verificatosi ci ha consentito di trasformarlo nel primo vero incontro democratico tra l' Unione europea e i rappresentanti dei paesi dei Balcani occidentali.
<P>
Abbiamo inoltre affrontato la questione della cooperazione regionale, concetto che suscitava una certa resistenza da parte dei paesi di questa regione, che non volevano rimanere ostaggi di un passato da cui si erano ormai affrancati, e credo di poter affermare che, grazie al Vertice, tali Stati hanno compreso che non sussiste alcuna contraddizione tra la cooperazione regionale e il loro progresso individuale, l' avvicinamento che stanno compiendo verso l' Unione europea, soprattutto attraverso il processo di stabilizzazione e di associazione che è stato confermato proprio in tale occasione.
<P>
Il Vertice, organizzato su iniziativa della Presidenza francese, ha inoltre permesso di confermare l' impegno che siamo chiamati ad assolvere nei confronti della regione, poiché qualche tempo prima avevamo preso decisioni necessarie sui grandi programmi sia per il Mediterraneo che per i Balcani.
Il nuovo programma "Balcani", denominato "CARTS", è stato dotato di 4,15 miliardi di euro per il periodo 2000-2006.
Resta certo ancora molto da fare sia sul piano del consolidamento della democrazia sia a livello di cooperazione regionale, ma disponiamo di un quadro e di un orientamento precisi e credo che l' Unione europea sia consapevole della direzione che sta intraprendendo in tale ambito.
<P>
Parallelamente, proprio nello stesso periodo, l' Unione ha perseguito lo sviluppo delle relazioni con i grandi partner strategici, come la Russia, organizzando, il 30 ottobre, nell' ambito dell' accordo di partenariato e di cooperazione, il Vertice UE-Russia.
La nostra politica è chiara: appellandoci ai principi di democrazia, dei diritti dell' uomo, dello Stato di diritto e dell' economia di mercato, intendiamo fornire gli stimoli e il sostegno più adatti affinché il grande cambiamento intrapreso dalla Russia possa portarla a tempo debito - ovviamente occorrerà del tempo - a divenire un grande paese che si sviluppa, che si modernizza a tutti i livelli, un paese pacifico, quel genere di paese che vogliamo avere come vicino.
Occorre che tutti gli strumenti di cooperazione con la Russia, sia comunitari che nazionali, siano riorientati in tal senso.
<P>
Il 15 settembre si è inoltre svolto un Vertice UE-Ucraina e il dialogo politico fruttuoso si estende ora anche a questioni che riguardano l' esportazione di armi convenzionali, la sicurezza e il disarmo, materia che l' OSCE indicava come problematica e che, pertanto, è auspicabile inserire in tale dialogo.
Vorrei dire all' onorevole Brok, il quale aveva espresso preoccupazioni in merito, che la questione della cooperazione con l' Ucraina in termini più concreti, come ad esempio nell' ambito della PESC, sarà affrontata nella relazione che verrà presentata a Nizza sugli accordi che consentono ai partner di contribuire alla gestione militare delle crisi sotto la guida dell' Unione europea.
D' altro canto, l' Ucraina sta compiendo uno sforzo significativo, poiché da luglio ha aderito a 15 dichiarazioni rilasciate dalla Presidenza a nome dell' Unione europea.
<P>
E' inoltre proseguito il dialogo transatlantico sui Balcani, e la politica condotta dall' Unione è stata oggetto di uno scambio continuo e reciproco di informazioni tra Stati Uniti ed Europa, ma anche sulla Russia e sul processo di pace in Medio Oriente, sebbene forse più nel periodo che ha preceduto i tragici avvenimenti della fine di settembre che adesso.
<P>
In questo periodo, abbiamo tenuto informati gli Stati Uniti circa gli sviluppi della politica europea di sicurezza e di difesa, condizione sine qua non per uno sviluppo armonioso che in effetti si sta concretizzando, e il dialogo non terminerà con questa Presidenza.
E' infatti previsto un Vertice a Washington il 18 dicembre e a Ottawa il giorno successivo.
<P>
Abbiamo poi avuto un problema con la Conferenza euromediterranea di Marsiglia, in quanto molti partner arabi trovavano difficile parteciparvi in quel contesto.
La riunione è stata comunque confermata e, alla fine, hanno partecipato tutti salvo due.
Credo che lo svolgimento dei lavori e l' intensità delle discussioni su una materia tanto delicata abbiano ampiamente giustificato il fatto che la riunione non sia stata revocata.
Un' altra importante posta in gioco era la prosecuzione dell'importantissimo processo di Barcellona, che era stato messo in ombra a causa della situazione in Medio Oriente, ma che resta una grande idea per il futuro, un' idea strategica a lungo termine che non possiamo lasciar rimettere in discussione dai tragici problemi attuali, per quanto strazianti siano.
La riunione ha pertanto avuto luogo e, in quell'occasione, abbiamo dato comunicazione della dotazione finanziaria di MEDA per il periodo 2000-2006, pari a 5,35 miliardi di euro, cui si aggiungono i prestiti previsti dalla BEI per un totale di 13 miliardi di euro.
Ed è questa la realtà sostanziale dell' impegno dell' Unione nei confronti di tale area del mondo.
<P>
Per quanto riguarda il Medio Oriente, la Presidenza è in continuo contatto con i maggiori esponenti politici, anche nei momenti più difficili.
Abbiamo fatto in modo che l' Alto rappresentante Solana potesse partecipare per la prima volta al Vertice di Sharm Al-Cheikh il 17 ottobre e abbiamo parlato a nome dei Quindici a Marsiglia, sebbene non fosse questo l' obiettivo principale dell' incontro, quanto piuttosto quello di salvaguardare il quadro della cooperazione euro-mediterranea.
Il 20 novembre, l' Unione europea si è espressa nuovamente sulla situazione in Medio Oriente adottando termini più severi perché la situazione si era notevolmente aggravata.
Ribadiamo il nostro impegno incondizionato e sono possibili parecchie evoluzioni nei giorni e nelle settimane a venire.
La priorità è quella che tutti auspichiamo, ovvero la fine della violenza e il ripristino di un dialogo senza riserve tra le parti su temi fondamentali.
<P>
D' altro canto, l' Alto rappresentante Solana fa parte della commissione incaricata della ricostruzione dei fatti, che si riunirà domenica a New York, ed auspichiamo che proceda speditamente nei suoi lavori.
Dopo Nizza intendo recarmi sul posto di persona, a nome della Presidenza, sempre nell'ambito dei lavori che saranno svolti da tale commissione.
<P>
La Presidenza si è adoperata per sviluppare le relazioni dell' Unione con altri grandi raggruppamenti regionali e sono stati molti gli incontri con gli asiatici: il terzo Vertice dell' ASEM, il Vertice con il Giappone e il Vertice con la Cina.
Poco prima, nel corso della Presidenza portoghese, si era svolto un Vertice con l' India ed è prevista una riunione ministeriale con l' ASEAN.
<P>
E' emerso un piccolo problema con la Corea del Nord, ma ci tengo a dire che è necessario distinguerlo dalla questione della ripresa delle relazioni diplomatiche, che ad un certo punto poteva apparire inopportuna. Questo non è il vero problema di fondo, poiché alcuni paesi intrattengono relazioni da vari anni, altri no.
In realtà, abbiamo deciso di lavorare sulla sostanza della politica nei confronti della Corea del Nord. Il 20 novembre abbiamo approvato gli orientamenti della nostra azione nei confronti di tale paese e la troika europea ha effettuato una visita sulla base di tali orientamenti.
<P>
Il dialogo con l' Africa è stato alimentato ad ogni livello, anche a livello ministeriale, in particolare con il CDAO e la SADEC.
E lo stesso sta avvenendo in questo periodo.
Anche il dialogo con l' America latina prosegue sia a New York, nell' ambito dell' Assemblea generale, sia su questioni specifiche, come il sostegno che l' Unione europea fornisce al processo di pace e ai programmi sociali, economici e istituzionali del Presidente Pastrana in Colombia.
<P>
Per concludere questa rassegna, non posso esimermi dal ricordare l' azione dell' Unione su quelle che oggi vengono definite le grandi questioni globali o orizzontali, soprattutto in materia di diritti dell' uomo, per le quali è necessario rafforzare la coerenza della politica europea presso determinate sedi internazionali e coinvolgere maggiormente la società civile.
Noi abbiamo continuato in quest'opera già avviata.
E' stata presentata al Parlamento europeo la seconda edizione della relazione annuale dell' Unione europea sui diritti dell' uomo e a Parigi, il 13 dicembre, sarà organizzato un forum sui diritti dell' uomo.
<P>
D' altra parte, la Presidenza francese ha perseguito la politica di promozione e di rafforzamento dei trattati di disarmo e di non proliferazione ed ha partecipato attivamente all'organizzazione della Conferenza sul commercio illegale di armi leggere e di piccolo calibro per il 2001.
La Presidenza, inoltre, ha preparato la seconda relazione annuale sull' applicazione del codice di condotta europeo sull' esportazione di armi, che ha registrato progressi tangibili e che doveva essere approvato dal Consiglio "affari generali" del 4 dicembre.
<P>
Come avrete notato, sebbene io abbia cercato di semplificare il più possibile il mio intervento, l' attività dell' Unione europea si sviluppa in maniera significativa in questi settori e tutti i nostri interlocutori nel mondo vi attribuiscono grande importanza.
<P>
Vorrei concludere dicendo che il Consiglio condivide le preoccupazioni espresse dall' onorevole Brok sull' Afghanistan.
Ricordo che l' Unione applica misure sulla base della posizione comune del gennaio 2000: embargo totale sugli approvvigionamenti di armi, pressioni sulle parti coinvolte, sostegno all' attività di mediazione condotta dalla comunità internazionale e da personalità afghane, lotta contro la droga, aiuti alla popolazione civile.
A questo proposito, la Commissione avrebbe molto da dire se ve ne fosse il tempo; ad ogni modo, per quanti sforzi possiamo attivamente profondere, ricordiamoci che il paese è devastato e che, pertanto, non sarà possibile ottenere alcun risultato fintantoché i paesi limitrofi o i paesi in un modo o nell' altro coinvolti che possono avere una certa influenza non decideranno, una volta per tutte, di porre fine alle interferenze e alle ingerenze.
<P>
Purtroppo il regime dei Talibani finora rimane insensibile alle argomentazioni e alle pressioni esercitate dall' esterno.
Vorrei poter dire che le pressioni e le azioni finora condotte hanno avuto un'incidenza nella situazione attuale. Sfortunatamente, la situazione in Afghanistan sembra opporre una certa resistenza e sembra non essere influenzata da tali azioni.
Non è però un motivo per scoraggiarsi.
Occorre perseverare - so che molti parlamentari in questa sede sono particolarmente sensibili a questo tema - e dunque persevereremo.
Mi rendo conto, signor Presidente, che si tratta di un problema specifico, ma era stata posta espressamente una domanda al riguardo e volevo poter darvi una risposta.
<P>
<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="FR" NAME="Richard">
, Consiglio.
(FR) Signor Presidente, onorevoli parlamentari, nel rivolgermi a voi sono consapevole di partecipare ad un' evoluzione memorabile nella vita dell' Europa. Credo infatti che sia la prima volta che un Ministro della difesa interviene in questo Parlamento.
Il 24 ottobre ho fatto il punto dei progressi realizzati dall' Europa in materia di difesa in un intervento dinanzi alla vostra commissione per gli affari esteri, i diritti dell' uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa.
Oggi, sono lieto di proseguire presentandovi i risultati della Conferenza di impegno delle capacità tenutasi lo scorso 20 novembre.
<P>
Innanzi tutto, vorrei dire che condivido la formulazione della vostra risoluzione del 21 novembre sulla politica europea in materia di sicurezza e di difesa.
Come evidenziato, tale politica non intende né competere con la NATO, che rimane il pilastro della difesa collettiva dei suoi membri, né creare un esercito europeo permanente.
Questa valutazione è condivisa dalla Presidenza e, credo, da tutti i governi.
<P>
Intendiamo acquisire entro il 2003 la capacità di far agire i nostri eserciti insieme, affinché possano compiere le missioni di Petersberg allorquando il Consiglio europeo deciderà di promuovere operazioni militari sotto la responsabilità dell' Unione.
Per quel che concerne l' importante settore delle capacità militari, a Helsinki i nostri Stati avevano fissato l' obiettivo globale di acquisire, entro il 2003, la capacità di allestire forze di intervento che potessero raggiungere le dimensioni di un corpo armato, cioè 60.000 soldati, mobilitabili in 60 giorni e dispiegabili per almeno un anno.
Queste forze dovrebbero essere autosufficienti dal punto di vista militare e dotate degli opportuni mezzi di comando, controllo, informazione e di altre unità d' appoggio, come pure degli appoggi aerei e navali necessari.
Gli Stati membri avevano anche deciso, sempre un anno fa al Consiglio di Helsinki, di stabilire rapidamente obiettivi collettivi relativamente alle capacità di difesa in ambito strategico.
<P>
I Quindici hanno completato il difficile lavoro di traduzione, in termini militari e tecnici, di questi obiettivi.
Voglio sottolineare la qualità del lavoro, del tutto nuovo, effettuato dagli esperti militari dei nostri Stati sotto l' autorità dell' organismo militare ad interim, creato solamente nel mese di marzo.
Voglio anche evidenziare la realtà e l' efficacia della cooperazione con la NATO, che ha consentito uno scambio proficuo sullo sviluppo di queste nuove capacità.
Ora quindi disponiamo di documenti di pianificazione militare dettagliati, appena approvati dal Consiglio "Affari generali" .
<P>
Uno di essi è l' elenco delle capacità, ossia un documento di 300 pagine nel quale sono descritte con rigore le capacità militari considerate necessarie dall' Unione per poter assicurare l' insieme delle missioni di Petersberg.
Ve ne ricordo la natura: aiuto umanitario, evacuazione dei cittadini, prevenzione dei conflitti, ma anche separazione delle parti belligeranti con l' uso della forza.
Tali capacità esistono e sono approvate da tutti i paesi dell' Unione.
Adesso disponiamo anche di un elenco delle forze di intervento che prende atto delle offerte di contributo volontario di ogni Stato membro.
Tali contributi, confermati dai Quindici in occasione della Conferenza del 20 novembre, rappresentano una riserva di più di 100.000 uomini, circa 400 aerei da guerra e 100 navi da guerra.
Sul piano quantitativo, questi contributi permettono quindi di rispondere appieno all' obiettivo globale stabilito dal Consiglio.
<P>
Vorrei fare due precisazioni su queste cifre, alle quali potrebbero certo seguirne altre, ma preferisco essere conciso.
Innanzi tutto dirò che tali cifre riguardano un dispositivo destinato ad essere mantenuto per un' operazione dell' Unione europea della durata di almeno un anno. Ciò significa che ogni nazione, oltre al suo contributo dichiarato, dispone di una riserva per effettuare le sostituzioni necessarie.
Ho poi parlato di 100.000 militari. Ciò non significa che ambiamo ad oltrepassare l' obiettivo stabilito ad Helsinki, ma che disponiamo di una riserva di qualifiche e di specializzazioni differenti, tale da poter garantire il raggiungimento dell' obiettivo di 60.000 uomini fissato dal Consiglio a prescindere dalle condizioni operative del loro impiego.
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A commento di queste cifre vorrei sottolineare che, se l' Unione europea ha deciso di dotarsi delle capacità, non può farlo per finta, ovvero queste capacità devono essere reali e credibili.
Ci rendiamo conto, e posso assicurarlo per esperienza personale, che un' autorità politica democratica che opta per l' uso della forza in una situazione di violenza alla quale deve reagire, non può permettersi il lusso di tentare la sorte.
Al contrario, deve essere convinta della credibilità delle sue forze.
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Il risultato della Conferenza di impegno va oltre l' elenco al quale ho accennato.
Ci siamo infatti accordati per proseguire un lavoro di miglioramento qualitativo di queste forze.
Gli Stati membri si sono impegnati, nel medio e nel lungo termine, a rafforzare le loro capacità operative e strategiche.
In particolare, nell' ambito delle attuali riforme delle nostre forze armate, di cui ha parlato prima la onorevole Lalumière, ci siamo impegnati a proseguire il rafforzamento delle nostre capacità proprie e a coordinare i progetti esistenti tramite soluzioni nazionali o multinazionali atte a rafforzare il rendimento delle nostre forze.
E' necessario, più in particolare, incrementare la capacità di dispiegamento, di durata e di coordinamento, cioè l' interoperabilità delle forze europee.
Dobbiamo rafforzare le nostre capacità strategiche, soprattutto la mobilità strategica, affinché le forze necessarie possano essere inviate rapidamente laddove sono richieste, insieme con gli stati maggiori per il controllo e il comando e con i mezzi per informarli.
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Intendiamo infine rafforzare alcune capacità di azioni operative delle forze europee, in particolare la ricerca e il salvataggio durante il combattimento e gli strumenti di difesa contro i missili terra-terra, le armi di precisione, il sostegno logistico.
Si tratta di gran parte dei suggerimenti contenuti nella risoluzione del 21 novembre.
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Permettetemi di fare un' altra osservazione su questo progetto globale di miglioramento delle capacità europee.
Alcuni lo descrivono come un esercizio che mostra le carenze e le debolezze dell' Europa.
Vorrei tuttavia sottolineare che tali carenze e debolezze esistono da molto tempo e che fino ad ora nessuno, politicamente, se ne è preoccupato, almeno a livello europeo.
Il cammino intrapreso ha fatto sì che gli europei assumessero le proprie responsabilità, guardando al futuro e al possibile utilizzo delle loro forze per servire obiettivi politici democratici e prendere decisioni su questi temi rimasti per molti anni nell' ombra.
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Grazie ad una dimostrazione di volontà politica da parte dei nostri Stati membri viene dunque promossa una nuova dinamica che sarà credibile se saprà essere duratura.
E' per questo motivo che abbiamo previsto un meccanismo di follow-up e di valutazione che sarà approvato dal Consiglio di Nizza e ci permetterà di valutare i nostri progressi.
Tale meccanismo si basa sull' autonomia decisionale dell' Unione europea e sul riconoscimento del carattere volontario e politico degli impegni presi.
Esso permetterà quindi di mettere a confronto gli impegni degli Stati membri e le loro ulteriori decisioni e penso che incoraggerà o inciterà i governi a prendere le decisioni necessarie.
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Come potete constatare, gli europei sono determinati a compiere uno sforzo sostenibile affinché l' Europa della difesa ottenga la credibilità che merita.
Per fare ciò è necessaria un' attuazione rapida delle decisioni prese.
I Quindici hanno previsto di rendere operativa tale forza di intervento a partire dal 2003.
Auspichiamo che gli organi permanenti siano istituiti al più presto, dopo il Consiglio di Nizza.
Spetterà alla Presidenza svedese rendere operativo il sistema nel 2001, in particolare per quel che concerne lo stato maggiore dell' Unione europea, che dovrà disporre rapidamente di installazioni proprie e procedure valide.
Entro il 2003, quando gli organi istituiti entreranno in funzione, l' Unione europea potrà gradualmente compiere alcune missioni di Petersberg.
Ecco il punto che si può fare oggi sulle realizzazioni concrete nell' ambito delle capacità già approvate o che lo saranno al Consiglio europeo di Nizza. Le poche osservazioni presentate sono necessariamente concise e dunque incomplete, ho voluto tuttavia attenermi alle regole della vostra Assemblea.
<P>
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, permettetemi di riassumere brevemente il significato politico profondo di questo ruolo nuovo attraverso il quale l' Europa acquisisce uno strumento di influenza politica che le mancava, approvato da gran parte delle nostre opinioni pubbliche.
Tale ruolo si basa su una volontà lucida dei governi che contrasta con le numerose delusioni registrate in questo ambito dall' inizio della costruzione europea.
Vorrei ringraziare i miei colleghi, i Ministri degli esteri e i Ministri della difesa, ai quali dobbiamo questi enormi progressi. Ringrazio poi, ovviamente, il Parlamento europeo per l' interesse dimostrato per questo nuovo e importante progetto.
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<SPEAKER ID=94 LANGUAGE="EN" NAME="Hume">
Signor Presidente, nel discutere la politica di difesa e sicurezza e la prevenzione dei conflitti non dovremmo mai dimenticare il motivo fondamentale che giustifica l'esistenza dell'Unione europea: in tutta la storia del mondo, essa è il miglior esempio di prevenzione dei conflitti.
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Guardiamo al secolo appena trascorso: nella sua prima metà vi sono state due guerre mondiali - i conflitti più feroci della storia, che hanno causato milioni di morti.
Pure, nello stesso secolo, i popoli di quegli stessi paesi che si erano combattuti hanno creato l'Unione europea, e i principi che costituiscono la ragion d'essere dell'Unione europea, se applicati in altre parti del mondo, potranno portarvi la pace.
Stiamo parlando di prevenzione dei conflitti: perché, invece di mandare soldati, non si cerca di diffondere questa filosofia? Perché non prendiamo in considerazione la possibilità di istituire, nell'ambito della Commissione europea, una divisione che si occupi di pace e riconciliazione, e di nominare un Commissario per la pace e la riconciliazione, alla luce della significativa e fondamentale esperienza dell'Unione europea in fatto di prevenzione dei conflitti?
<P>
(Applausi a sinistra)
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<SPEAKER ID=95 NAME="Patten">
Potrei forse cominciare commentando l'intervento del mio amico, l'onorevole Hume.
Egli si è prodigato più di chiunque altro, proponendo una sua personale versione della prevenzione dei conflitti in una regione del mondo che io ben conosco; e la sua opera ha ricevuto un adeguato riconoscimento internazionale.
<P>
Naturalmente le sue osservazioni sul contributo dell'Unione europea alla prevenzione dei conflitti sono giustissime.
Nel 1989 uno studioso nippo-americano di scienze politiche scrisse un libro dal titolo alquanto infelice: La fine della storia.
Com'è noto, dal 1989 in poi molta storia è passata sotto i ponti, ma su un punto egli aveva certamente ragione: il 1989 ha segnato la fine di un periodo particolarmente buio e troppo lungo della storia europea.
Sappiamo tutti che la genesi dell'Unione europea, il principale obiettivo dei suoi padri fondatori, era di impedire che l'Europa venisse straziata da un'altra guerra civile.
Tra i risultati ottenuti negli ultimi anni, questo non è certo il più disprezzabile; abbiamo infatti consolidato la democrazia liberale in tutto il nostro continente, e a Nizza la Presidenza francese ci guiderà al completamento di questa grande impresa.
Ci sta ora di fronte un altro problema: dobbiamo far sì che il consolidamento della democrazia liberale in Europa coinvolga l'intera Europa continentale, poiché in questo risiede il senso del processo di ampliamento.
Per tale motivo il processo di ampliamento non è solo un nodo strategico; per noi si tratta non solamente di un problema economico, ma anche di un problema morale. Un problema quindi che si avvicina molto a ciò che aveva in mente l'onorevole deputato quando parlava di prevenzione dei conflitti.
<P>
Non è però per discutere di questo che sono qui, bensì per replicare al mio amico, l'onorevole Brok, e alla onorevole Lalumière.
Li ringrazio entrambi per le loro ottime relazioni, che, assieme alle proposte di risoluzione che ne derivano, ci forniscono indicazioni estremamente ambiziose per il nostro futuro lavoro.
Sono lieto che, nel complesso, esse sostengano con vigore l'azione esterna dell'Unione europea, così com' è stata elaborata dal Consiglio, dalla Commissione e, dopo la sua entrata in carica poco più di un anno fa, dal mio collega Javier Solana.
Concordo pienamente col contenuto delle risoluzioni e delle relazioni.
<P>
Non sarebbe saggio cercare di trattare stasera tutte le questioni sollevate da queste relazioni e risoluzioni, e non è neppure il momento per imbarcarci in una discussione sulla nostra politica estera che ci porterebbe a circumnavigare il globo.
Vorrei invece limitarmi a poche osservazioni su alcuni elementi chiave della politica europea comune in materia di sicurezza e difesa (PECSD) e della politica estera e di sicurezza comune (PESC), come emergono dalle due relazioni.
<P>
Come hanno notato i Ministri nei loro eccellenti interventi, gli importanti sviluppi delle ultime settimane hanno visto un rafforzamento del contributo europeo alla difesa dell'Europa stessa.
Non voglio dilungarmi anch'io sugli argomenti che essi hanno trattato, e inoltre (come ho ripetuto senza equivoci in numerose occasioni) gli aspetti militari non riguardano la Commissione europea: sono problemi cui la Commissione - lo sottolineo con forza - è estranea.
Da parte mia, l'unica competenza che posso vantare in materia è quella di ex comandante in capo della guarnigione di Hong Kong.
Questi sono temi che riguardano gli Stati membri, e sui quali devono decidere i Ministri; i Commissari europei non hanno voce in capitolo.
<P>
Devo dire che il modo in cui alcuni media del paese che conosco meglio hanno presentato l'istituzione della forza europea di difesa mi sembra veramente assurdo.
Si dice che essa indebolisce la NATO, anche se la NATO, naturalmente, ha affermato con assoluta chiarezza che sostiene l'opera dei Ministri europei.
Sentiamo anche dire che gli Stati Uniti sarebbero contrari: domenica un giornale britannico ha titolato "Gli Stati Uniti intendono ritirarsi dalla NATO se si costituirà la forza europea di difesa", ma l'amministrazione degli Stati Uniti appoggia vigorosamente la nostra iniziativa (e lo ha ripetutamente dichiarato).
Ogniqualvolta un esponente dell'amministrazione americana esprime il suo sostegno all'iniziativa europea, nel paese che conosco meglio spunta qualche giornalista a dichiarare che gli americani non capiscono quale sia veramente il loro interesse; e ogni volta si tira fuori il rappresentante di qualche passata amministrazione americana, oppure di una fase delle nostre relazioni transatlantiche da lungo tempo trascorsa, il quale fa notare che le cose sono cambiate e che la nostra iniziativa potrebbe gravemente danneggiare le relazioni tra Europa e Stati Uniti.
<P>
Una cosa invece è chiarissima: anzitutto, le relazioni tra l'Unione europea e gli Stati Uniti subirebbero veramente un grave danno se noi non dessimo seguito alle nostre proposte, se non riuscissimo a portare al successo l'impresa cui abbiamo posto mano.
In secondo luogo, bisogna fare chiarezza su un altro punto: nessuno sta dicendo che gli Stati Uniti abbiano l'intenzione o la volontà di ridurre il proprio impegno strategico in Europa; ciò che invece diviene sempre più evidente è la crescente, comprensibile riluttanza di parte dell'opinione pubblica americana a rischiare vite americane per dare una soluzione a qualche trascurabile ma sanguinosa tragedia europea.
<P>
Mi trovavo negli Stati Uniti quando al "Larry King Live" e altrove fervevano i dibattiti, durante la preparazione dei bombardamenti contro la Jugoslavia nel corso della crisi del Kosovo, e il tenore di tutte le discussioni e i dibattiti era per l'appunto questo.
Come ho detto, vi sono prove in abbondanza che, se non saremo noi a badare a noi stessi, le nostre relazioni con gli Stati Uniti ne saranno gravemente danneggiate.
Nelle recenti vicende della Bosnia abbiamo assistito a una situazione in cui alcuni dei nostri soldati si sono spesso trovati in una posizione intollerabile, non solo dal punto di vista militare ma anche da quello etico.
Gli ultimi avvenimenti del Kosovo riconfermano quanto sia importante che l'Europa sia in grado di rendersi autonoma: è proprio quello che stiamo cercando di fare, e affermare che ciò equivalga alla creazione di un esercito europeo o a un tentativo di cacciar via gli americani dall'Europa mi sembra francamente sciocca malafede.
<P>
Sono pienamente d'accordo con quanto ha affermato nelle sue conclusioni sulla PESC il mio amico, l'onorevole Brok.
Da quando, nel 1991 a Maastricht, abbiamo preso la decisione di passare dalla cooperazione politica a una politica estera comune, abbiamo fatto una lunga strada; per sviluppare una forte PESC, però, molto resta ancora da fare.
Si impone un più alto grado di coerenza e di efficacia in quelle attività esterne dell'Unione europea che riguardano più di un pilastro.
<P>
L'esperienza degli ultimi anni ha dimostrato che l'azione esterna dell'Unione europea è ben più che una mera sovrapposizione di esternazioni politiche e cooperazione tecnica.
Dobbiamo integrare in un insieme coerente tre diversi filoni: le politiche comunitarie, la PESC (che comprende la PECSD) e l'azione esplicata a livello nazionale dagli Stati membri.
Nelle iniziative esterne è necessario che le Istituzioni dell'Unione (compreso il Parlamento europeo) collaborino tra loro con saggezza e sensibilità, in stretto coordinamento con gli Stati membri.
Il nostro compito è di garantire che l'Unione, la quale rappresenta nel mondo l'area commerciale più vasta e il maggior fornitore di aiuti allo sviluppo, faccia sentire la propria presenza anche dal punto di vista politico.
Abbiamo un vero contributo da offrire e dobbiamo farlo senza timore.
<P>
Per la Comunità, ciò significa la riforma dei nostri aiuti esterni, il miglioramento delle nostre procedure interne e la realizzazione di una struttura che ci permetta di mobilitare l'intero arsenale degli strumenti comunitari a sostegno degli obiettivi esterni concordati.
Non siamo alla ricerca di nuove competenze, non ne abbiamo bisogno; vogliamo però esercitare con maggiore efficacia i poteri che il Trattato già ci concede, e guardo con estrema simpatia al desiderio del Parlamento europeo di fare altrettanto.
<P>
Nel suo intervento il Ministro Vedrine ha notato che ci siamo posti la priorità di riformare le nostre azioni esterne nonché di realizzare i nostri programmi in maniera più efficace e più accorta; ho trattato più volte questo tema di fronte al Parlamento e oggi non desidero ripetermi.
Tuttavia, abbiamo fatto dei progressi, che si devono soprattutto alla leadership esercitata dalla Presidenza francese.
Abbiamo lavorato insieme con ottimi risultati per far sì che i contribuenti europei vedano realizzati i nostri programmi (com'è loro diritto), e per consentire ai beneficiari in tutte le parti del mondo di ottenere l'assistenza richiesta con la massima rapidità possibile; a tale scopo abbiamo sostenuto i progetti di maggior valore.
<P>
La relazione dell'onorevole deputato ci invita a elaborare strategie comuni per l'Africa, l'America latina e i Balcani occidentali.
Vorrei soffermarmi per un attimo sui Balcani occidentali, poiché stento ad accettare l'idea che ci sia bisogno di una strategia comune per i Balcani occidentali: una valida strategia per questa regione l'abbiamo già, ed era esposta nella relazione che Javier Solana e io abbiamo presentato al Consiglio nel corso di quest'anno.
Ora dobbiamo restare fedeli a questa strategia, assicurarci che essa funzioni a dovere e offrire la prospettiva di un rapporto più stretto con tutta la famiglia europea, per aiutare quei paesi ad effettuare le riforme e i cambiamenti politici ed economici necessari a garantire loro stabilità e prosperità a lungo termine.
<P>
Vorrei ringraziare la onorevole Lalumière per aver dato rilievo alla relazione sulla prevenzione dei conflitti che la Commissione, insieme con l'Alto rappresentante, sta preparando per il Consiglio europeo di Nizza.
Nella prossima primavera, la Commissione intende far seguire a questa relazione congiunta una comunicazione che integri la prevenzione dei conflitti in tutti i nostri programmi di assistenza esterna.
Per ciò che riguarda la gestione delle crisi, il 27 settembre la Commissione ha adottato un progetto di decisione sull'istituzione di un meccanismo comunitario per il coordinamento degli interventi di protezione civile in situazioni di emergenza.
Questo progetto di decisione è adesso all'esame del Consiglio e mi auguro vivamente che sia presto adottato.
<P>
Il progetto di regolamento che prevede la creazione di un dispositivo di reazione rapida dovrebbe essere adottato entro la fine dell'anno e permetterà alla Commissione di svolgere simultaneamente (nell'ambito di un'unica linea di bilancio e di un'unica base giuridica) un certo numero di azioni che consentano di reagire tempestivamente ad una crisi, utilizzando una vasta gamma di strumenti.
Su questo tema voglio ripetere un'unica osservazione: stiamo parlando di un dispositivo di reazione rapida: questo è quanto chiede la Commissione, che viceversa non partecipa alla costituzione della forza di reazione rapida.
Anche in questo caso mi riferisco ai media del mio paese, che non sempre brillano per equilibrio e obiettività e talvolta sembrano avere qualche difficoltà ad afferrare questa distinzione.
Ciò che vogliamo è una misura amministrativa, che consenta a una Commissione non sempre fulminea di reagire più prontamente in una situazione di crisi.
Anche con le laboriose procedure della Commissione, non serve una forza di 60.000 soldati per raggiungere i nostri obiettivi.
Abbiamo veramente bisogno del sostegno del Parlamento per fare approvare quanto prima questi progetti di regolamento.
<P>
Come ha già fatto il Ministro, vorrei rispondere anch'io all'onorevole Brok in merito all'Afghnistan.
Al pari del Ministro, anche noi siamo preoccupati per le recenti recrudescenze dei combattimenti nell'Afghanistan nord-orientale, nonché per il conseguente peggioramento della situazione umanitaria della popolazione: molte migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case per sfuggire al conflitto.
Con la posizione comune sull'Afghanistan del 14 gennaio di quest'anno, l'Unione europea si impegna tra l'altro a realizzare in Afghanistan una pace sostenibile.
A tal fine, essa sostiene il ruolo centrale svolto dalle Nazioni Unite per mezzo dell'inviato speciale Vendrell, che sta cercando di avvicinare le parti in conflitto per dare al paese un governo che abbia la più ampia base possibile.
L'Unione europea inoltre ha incoraggiato anche altri tentativi di pacificazione, tra cui quelli del gruppo "sei più due", le iniziative dell'ex re e dell'Organizzazione della conferenza islamica, che hanno offerto la propria mediazione per portare la pace in Afghanistan.
Allo stesso tempo l'Unione europea continua a esortare i paesi interessati a interrompere l'azione del proprio personale militare e paramilitare e dei propri servizi segreti in Afghanistan, nonché a cessare le forniture militari alle fazioni contrapposte nel conflitto afghano.
<P>
Quanto poi agli aiuti, quest'anno la Commissione ha effettuato numerosi interventi specifici, soprattutto per mezzo del suo ufficio umanitario (ECHO). Gli interventi intendevano anzitutto mitigare gli effetti della catastrofica siccità che ha colpito il paese; a tale scopo si sono forniti fondi per la sicurezza alimentare ed equipaggiamenti invernali a favore delle popolazioni delle regioni nord-orientali dell'Afghanistan, costrette alla fuga dai combattimenti.
Per quest'anno gli impegni che vi ho menzionato, uniti a quelli in preparazione, ammontano finora a più di 14 milioni di euro; in aggiunta a questa cifra, vi sono stati singoli contributi da parte degli Stati membri.
<P>
Infine, permettetemi di tornare su un punto che è già stato illustrato da altri: abbiamo compiuto un cammino estremamente lungo in un tempo estremamente breve.
Coloro che talvolta si lagnano per la rigidità e l'inerzia dell'Unione europea, e la accusano di non saper prendere decisioni, di non esprimere una propria visione strategica, di non essere in grado di agire per affrontare i problemi del mondo moderno dovrebbero forse considerare i progressi fatti nel breve lasso di tempo degli ultimi mesi per realizzare una PESC dotata di una propria compiutezza e di un enorme potenziale: è un risultato veramente notevole.
Spero che la Commissione potrà offrire il proprio contributo ad una concreta discussione in materia di prevenzione dei conflitti; l'altro importante contributo che vogliamo offrire è di dimostrare che siamo in grado di svolgere i compiti che ci sono stati assegnati con competenza assai maggiore di quanto abbiamo fatto in passato.
<P>
<SPEAKER ID=96 NAME="Presidente">
Molte grazie, Commissario Patten.
<P>
(La seduta, sospesa alle 20.10, riprende alle 21.00)
<P>
<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="FR" NAME="Morillon">
Signor Presidente, l' onorevole Brok ha illustrato in maniera eccellente il punto di vista del nostro gruppo sui progressi compiuti in materia di difesa e su ciò che rimane ancora da compiere in questo ambito.
Dal momento che intendo incentrare il mio intervento sulla situazione in Afghanistan, mi limiterò a dire alla onorevole Lalumière che il nostro gruppo domani approverà la sua eccellente relazione.
Nel mese di giugno mi sono recato in Afghanistan, dove ho potuto constatare al tempo stesso la miseria delle popolazioni rifugiate e il fanatismo dei combattenti talebani, ai quali ho anche posto delle domande.
<P>
Dopo caduta di Talokan nel mese di settembre, alla quale dobbiamo la prima risoluzione del nostro Parlamento e il dibattito odierno, la situazione ha continuato a peggiorare, in particolare sul piano umanitario.
L' offensiva su Talokan ha interrotto l' unica via di approvvigionamento in direzione della valle del Panchir e della pianura di Chamali, dove sono concentrate le forze del comandante Massoud ma anche gran parte delle popolazioni sfollate e rifugiate.
<P>
Apparentemente, non c' è soluzione militare in questi luoghi, lo avevamo già detto. Di conseguenza, ho preso atto poc' anzi delle dichiarazioni della Presidenza del Consiglio, che si impegna a fare opportunamente pressione sui paesi vicini, sul Pakistan in particolare, affinché interrompano le loro ingerenze e affinché si ricerchi una soluzione politica.
Ribadisco tuttavia che la nostra attenzione deve essere rivolta alla situazione umanitaria, sempre più precaria.
Attualmente, più di 30.000 famiglie, metà di esse senza tetto, sono private di tutto nella pianura di Chamali, nella valle del Panchir e nella zona settentrionale, dove le comunicazioni con il Tagichistan rimangono tuttora molto difficili.
<P>
Metà delle famiglie significa 15.000 famiglie costrette a resistere a temperature che in questo momento nella regione vanno dai meno 3 ai meno 6 gradi.
Queste famiglie hanno ricevuto, come unico approvvigionamento, un sacco di grano il mese scorso.
E' quindi necessario trovare con urgenza una soluzione di aiuto umanitario, che credo fosse stato già chiesto.
Bisogna creare un deposito a Duchambe e prevedere l' istituzione di un ponte aereo, come abbiamo già fatto in altri momenti e in altri luoghi.
Ne va della sopravvivenza di quelle popolazioni.
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="NL" NAME="Wiersma">
Signor Presidente, incentrerò il mio intervento sulla relazione Lalumière.
A nome del gruppo PSE desidero esprimere profondo apprezzamento per l' eccellente relazione della collega Lalumière.
Il mio gruppo condivide la sua posizione ed è soddisfatto dell' equilibrio del testo, nel quale vengono posti i giusti accenti.
C' è un nuovo approccio alla PESC in cui la componente civile ha per lo meno pari valore di quella militare.
Sembra che la forza d' intervento rapido venga posta in essere speditamente, e ce ne congratuliamo.
Gli Stati membri hanno fatto promesse che tengono conto delle aspirazioni espresse in passato.
Adesso è importante che si forgi un' unità europea efficace ed efficiente sotto una guida chiara.
A mio giudizio, questo sarà il primo test per l' Unione europea.
Alla PESC viene aggiunta una nuova dimensione.
Ciò pone in primo piano la questione di un valido controllo parlamentare.
Consiglio e Commissione condividono le proposte presentate al riguardo nella relazione Lalumière?
<P>
Ancora due osservazioni a margine: gli sviluppi descritti rappresentano un nuovo incentivo per l' industria europea delle armi, che può senz' altro tornarle utile.
Ma noi dobbiamo prevenire la pressione sulle esportazioni; perciò vogliamo migliorare le norme in materia di esportazioni di armi e sosterremo un emendamento presentato a tale proposito.
Il mio gruppo è consapevole che si aprirà un dibattito sui diversi aspetti del problema, ma cerca in primo luogo nuove risorse attraverso la ristrutturazione.
Non escludiamo un eventuale aumento delle spese per la difesa, ma tale incremento dovrà essere valutato anche in considerazione di altre priorità, ad esempio in campo sociale ed economico.
<P>
Giudichiamo molto positivamente l' enfasi posta nella relazione sulla componente civile della PESC.
A volte si dà l' impressione che il futuro della PESC dipenda dall' istituzione di una capacità militare autonoma.
E' giusto?
Secondo la stampa, no.
La forza d' intervento rapido è prevista per l' attuazione delle missioni di Petersberg.
Non dobbiamo però esagerarne l' importanza.
Non sono d' accordo con i cinici che affermano che così l' Europa riceve un giocattolo inutilizzabile. E' però vero che in molte situazioni la forza d' intervento rapido non potrà essere impiegata immediatamente.
La consideriamo uno strumento che può essere usato accanto a qualsiasi altro o - per meglio dire -, se possibile, dopo gli altri.
<P>
La prevenzione dei conflitti va privilegiata rispetto alla gestione militare delle crisi.
L' Unione europea è meglio attrezzata che, ad esempio, la NATO per svolgere i compiti legati alla prevenzione dei conflitti.
Auspichiamo che tale capacità sia rafforzata.
A volte siamo scettici per quanto riguarda l' impegno dell' Unione europea in merito.
Si è sviluppata una specie di fissazione per lo strumento militare; sembra che su tale punto sia più facile ottenere risultati.
A nostro parere, spesso si aderisce alla seconda parte delle decisioni di Helsinki soltanto a livello formale.
A tale critica si reagisce molte volte facendo riferimento ai cosiddetti headline goals per l' impiego della polizia o della forza di intervento rapido che adesso viene messa in piedi dalla Commissione.
Noi siamo favorevoli a questi passi, ma dev' essere fatto molto di più per poter rafforzare gli aspetti civili della politica europea di sicurezza.
Noi vogliamo scenari ed una programmazione coerenti.
Quando abbiamo bisogno di quali strumenti?
Il segreto dell' Unione europea sta nella sua base civile; vogliamo che ciò venga espresso chiaramente nella politica estera dell' Unione.
<P>
<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="SV" NAME="Malmström">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, spesso occorre molto tempo prima di poter scorgere risultati concreti nelle materie trattate a livello europeo.
I cittadini si lamentano con impazienza del fatto che la macchina della burocrazia europea si muova con lentezza tanto esasperante.
Nel quadro della politica di sicurezza europea, invece, i progressi compiuti dalla decisione di istituire una forza comune europea, presa a Helsinki nel dicembre 1999, sono stati sorprendentemente rapidi.
Ciò è un bene: dobbiamo dimostrare a noi stessi e al resto del mondo che l'Europa ha la forza e la volontà di impedire in futuro tragedie analoghe a quella consumatasi nei Balcani.
Naturalmente, nelle regioni circostanti l'Unione dovrà assumere più responsabilità in termini di prevenzione dei conflitti, gestione delle crisi, operazioni di mantenimento della pace, eccetera.
<P>
Il gruppo ELDR appoggia pienamente la relazione Brok.
Appoggiamo in linea di massima anche la relazione Lalumière, ma riteniamo che non potrà mai essere ribadita a sufficienza la necessità di non dar vita a strutture che si sovrappongano con la NATO.
Pare quindi superfluo regolamentare in modo eccessivamente dettagliato, per esempio, l'organizzazione delle missioni spaziali europee.
E' importante preservare il vincolo atlantico e il prosieguo dell'impegno statunitense in Europa.
L'Unione non dovrebbe sviluppare una propria difesa autonoma, con un proprio esercito.
<P>
Come abbiamo visto, l'evoluzione è estremamente celere.
Nel volgere di una settimana, un paese dopo l'altro ha fatto sapere con quanti uomini, aeroplani, sommergibili intende contribuire per rendere operativa la forza militare europea.
Seguendo il dibattito in corso in alcuni paesi, emerge chiaramente che anche l'evoluzione dei commerci appare, ad alcuni settori dell'opinione pubblica, altrettanto travolgente.
Il Commissario Patten ha riferito del dibattito nazionale in corso in Gran Bretagna.
In un altro paese a me vicino la discussione è stata molto accesa.
In Svezia è in corso un dibattito ancora allo stadio iniziale sulla neutralità, concetto che la maggior parte di noi vive come un relitto, ormai sorpassato, dell'epoca della guerra fredda, oggi non più d'attualità.
Non da ultimo il Parlamento europeo, organo che rappresenta i cittadini, ha una particolare responsabilità nei confronti di questa discussione, e ha il dovere di esaminare criticamente e di discutere della nascente politica estera e di sicurezza comune.
Ciò significa che dovranno esistere strutture che consentano a noi deputati di essere informati sulle decisioni, di discutere, di partecipare e di chiedere conto.
Ma anche il cittadino deve avere accesso alle informazioni e ai documenti nel massimo grado possibile.
E' indispensabile se si vuole che questa politica risulti credibile.
<P>
La cosiddetta decisione Solana della scorsa estate è stata aspramente criticata in quest'Aula.
Essa comporterebbe l' esclusione automatica del pubblico dall' accesso ad ogni documento in materia di PESC.
Ciò è ovviamente inaccettabile.
E' anche per questo che abbiamo chiesto alla Corte di esaminare tale decisione.
Gli stessi concetti in materia di massima trasparenza possibile sono espressi anche nella relazione Cashman, adottata a Strasburgo due settimane fa a vasta maggioranza.
Spero pertanto che vi sarà un ampio sostegno per gli emendamenti dei liberali che riguardano proprio la questione della trasparenza e dell'accesso dei cittadini.
<P>
In conclusione, desidero manifestare la notevole preoccupazione del mio gruppo per il continuo aggravarsi della situazione in Afghanistan, esortando la Commissione e il Consiglio ad intensificare gli sforzi per trovare una soluzione pacifica e per assicurare un sostegno alla popolazione civile, specie ora in vista dell'inverno.
<P>
<SPEAKER ID=100 LANGUAGE="NL" NAME="Lagendijk">
Signor Presidente, Ministro Richard, signor Commissario, nel mio intervento mi limiterò a toccare due punti importanti della relazione Lalumière.
<P>
Il primo riguarda la prevenzione dei conflitti e la gestione delle crisi.
Mi rallegro che tale punto costituisca una parte così importante della relazione, poiché si basa sull' analisi che - lo dico apertamente - è già stata formulata più volte dal gruppo Verts/ALE, secondo cui la forza dell' Unione europea sta nel prevenire i conflitti, mentre soltanto in ultima istanza si potrà ricorrere a strumenti militari.
Ritengo che un valido esempio di tutto ciò sia rappresentato dal Patto di stabilità per i Balcani.
A mio giudizio, esso costituisce un esempio di come bisogna operare nell' Unione europea, di come con molti strumenti - nel campo della democrazia, del sostegno ai media liberi, dell' istruzione - si dimostri l' utilità e l' efficacia di una politica tesa alla prevenzione dei conflitti.
<P>
Mi auguro - e in tal senso mi associo al collega Wiersma - che le parole che vengono spese nella relazione a favore della prevenzione dei conflitti non si limitino ad essere una mera professione di fede formale, ma siano anche tradotte in pratica con decisione in obiettivi concreti, nei quali investire risorse finanziarie e volontà politica, perché, in caso contrario, ci allontaneremo ancor più dalla nostra meta, predicando bene e razzolando male.
<P>
Il secondo punto sul quale desidero ritornare è quello militare.
Due aspetti criticati dal mio gruppo sono stati inseriti, con nostra profonda soddisfazione, nella relazione della onorevole Lalumière.
Il primo concerne il ruolo del Parlamento europeo, già citato da diversi colleghi.
Nelle attuali proposte rimane del tutto oscuro quale debba essere detto ruolo.
Ritengo che in futuro il Parlamento europeo dovrebbe essere coinvolto direttamente nell' elaborazione del progetto strategico indispensabile e, quando in avvenire si giungerà a tale punto, anche nelle decisioni relative all' impiego della forza di pace europea.
A questo proposito desidero rivolgere una domanda concreta al Ministro Richard.
La stampa olandese riferisce che l' accordo di Saint-Malo concluso tra la Francia e l' Inghilterra all' inizio di quest' anno contiene un protocollo segreto in cui i due paesi sopra citati affermano e si promettono reciprocamente che il Parlamento europeo non avrà mai alcun potere sui temi riguardanti la politica di sicurezza.
Vorrei sentire la risposta del Ministro Richard a tale riguardo e chiedergli quale dovrebbe essere a suo parere il ruolo del Parlamento europeo se tale protocollo segreto non esiste.
<P>
Il secondo punto oggetto di critica, anch' esso recepito nella relazione della onorevole Lalumiére, concerne la mancanza di un progetto strategico.
In altri termini: dove, quando e come dovrebbe operare in futuro la forza d' intervento europea?
Per me non è affatto chiaro.
La scorsa settimana sono rimasto piuttosto sconcertato quando l' Alto rappresentante Solana ha risposto con un chiaro sì alla domanda se ci sia un progetto strategico; egli ha ribadito che un progetto strategico esiste già e che mancano soltanto le truppe.
Vorrei sapere dal Ministro Richard se egli condivide quanto sostenuto da Solana.
C' è davvero un progetto strategico?
E se esiste davvero, mi può dire dov' è contenuto, perché mi piacerebbe leggerlo?
<P>
Infine un elemento di critica che purtroppo non è stato recepito nella relazione della onorevole Lalumière e che riguarda l' aspetto finanziario.
Ritengo che il messaggio del Parlamento europeo debba essere il seguente: siamo disposti a sostenere questo sviluppo, ma ciò implica che occorre risparmiare sugli eserciti oggi esistenti in modo da permetterci di investire in nuovi strumenti che anche noi riteniamo necessari.
<P>
<SPEAKER ID=101 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, un altro deputato del mio gruppo, l' onorevole Modrow, interverrà sui temi della difesa.
Per quel che mi riguarda, mi atterrò a ciò che la relazione Brok definisce la pietra angolare della PESC, cioè il mantenimento della pace e della libertà e la prevenzione dei conflitti.
Mi limiterò ad un unico esempio, quello del Medio Oriente, attuale e indicativo di ciò che deve cambiare nella nostra politica.
Parlando del Medio Oriente, l' onorevole Brok deplora giustamente "la persistente impotenza dell' Unione a svolgere un ruolo costruttivo" , e in questo caso la Presidenza francese non è in discussione.
<P>
Sono di ritorno da Israele e dalla Palestina, dove ho guidato, la scorsa settimana, una delegazione del mio gruppo.
Posso affermare che le aspettative dei Palestinesi nei confronti dell' Europa sono impressionanti.
Con una bandiera europea sulla macchina si passa ovunque, anche nel campo profughi più indigente.
Noi non possiamo deludere queste aspettative, ma loro cosa si aspettano da noi?
Essenzialmente tre cose che sono alla nostra portata, basta un po' di coraggio politico da parte nostra e di ciascuno dei nostri governi.
<P>
La prima di queste aspettative è che noi richiediamo l' invio di osservatori internazionali per la protezione delle popolazioni.
Ribadiamo semplicemente quanto la signora Mary Robinson ha già detto al Commissario ONU per i diritti umani: niente di più, ma neanche niente di meno.
Ciò che abbiamo visto all' ospedale di Gaza, ad esempio, sembra un incubo.
Tutto questo deve finire.
Nel caso in cui nutriate dei dubbi, vi consiglio di leggere un' intervista pubblicata sull' autorevole quotidiano israeliano Haretz il 20 novembre scorso. L' intervista rivela gli ordini inimmaginabili dati ai tiratori scelti israeliani che si trovino di fronte ai palestinesi di più di dodici anni.
Essa permette di capire il perché del terribile bilancio di questi due mesi di Intifada, che è di 270 morti, per lo più palestinesi, e di quasi 10.000 feriti, spesso resi invalidi per sempre.
<P>
In secondo luogo, dovremmo avere il coraggio di chiedere al governo di Israele di fermare la sua escalation militare, che non può che allontanare qualsiasi speranza di pace.
Affermare ciò non significa dar prova di ostilità ma di atteggiamento responsabile, ovviamente nell' interesse di Israele e di tutti i paesi del bacino mediterraneo.
Com' è ovvio, dobbiamo condannare senza mezzi termini qualsiasi attacco contro i civili israeliani, come l' orribile attentato contro uno scuolabus.
Lo abbiamo fatto immediatamente in loco.
Non si può tuttavia sperare di uscire dal circolo vizioso della violenza bombardando Gaza, dopo averla gettata nell' oscurità per impressionare di più la popolazione, né bombardando ben quindici volte i villaggi della regione di Betlemme, dove ci siamo ugualmente recati.
<P>
In terzo luogo, infine, dovremmo richiedere nuovi negoziati di pace che partano dagli stessi principi che difendiamo in tutte le altre regioni del mondo. Mi riferisco all' esigenza del rispetto del diritto internazionale, delle convenzioni di Ginevra e delle risoluzioni dell' ONU.
Nel caso specifico, ciò significherebbe la fine dell' occupazione, compresa l' occupazione di Gerusalemme est, lo smantellamento delle colonie e il riconoscimento del problema dei rifugiati.
<P>
All' origine della rivolta popolare stanno la continua violazione di questi diritti fondamentali, nonostante sette anni di negoziati, e l' esasperazione che ne risulta.
Sono dunque questi i problemi da risolvere se vogliamo che la pace ritorni e sia duratura.
Del resto, molti israeliani sono d' accordo e i sondaggi d' opinione rivelano, oltre le intenzioni di voto, che la maggioranza di essi accetta l' idea di un accordo di pace globale con i palestinesi che preveda lo smantellamento delle colonie.
Come afferma un' associazione di madri di soldati, non abbiamo ritirato i nostri figli dal Libano per farli morire per le colonie.
<P>
Signor Presidente, è per queste ragioni che, a mio avviso, l' Europa deve decidersi ad agire ora.
Se lo farà nel modo da me indicato, non solo risponderà alle aspettative del popolo palestinese, ma darà forza alla corrente favorevole ad una pace giusta in Israele e darà al mondo un' immagine degna e rispettabile di sé.
Solamente allora potrà sconfiggere la propria impotenza nel Medio Oriente e nella regione mediterranea.
<P>
<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, mi concentrerò sull' emendamento n. 1 alla relazione Brok concernente l' istituzione di un Tribunale internazionale per il regime del terrore guidato da Saddam Hussein.
Informazioni precise sulla natura dell' odierno regime iracheno non mancano; anzi, il flusso di notizie s' ingrossa quotidianamente.
Cionondimeno, la "Repubblica del terrore" , così come il regime di Saddam è stato giustamente definito già anni fa, viene eccessivamente sottovalutata da parecchi politici europei, anche europarlamentari.
<P>
Questo errore di valutazione può avere conseguenze disastrose. Perché per Saddam Hussein la guerra del Golfo - a quanto lui stesso afferma - è ben lungi dall' essere conclusa.
Per questa ragione egli mira a creare un arsenale di spaventose armi di distruzione di massa.
Ma chi mai potrebbe impedirgli di farlo?
Già da tempo egli rifiuta l' accesso agli ispettori dell' ONU.
En passant, il crudele despota iracheno incita ad un massiccio attacco arabo contro Israele, anzi ad una vera e propria jihad, una guerra santa.
<P>
A rigor di logica, che cosa c' è di più ovvio che cercare di arginare con fermezza il potenziale pericolo costituito da Saddam?
Qual è la posizione di Consiglio e Commissione verso questo problema?
Sembra più che giustificato il timore che attualmente non si parli di una PESC in relazione a questo gravissimo pericolo per la pace mondiale!
Le conseguenze di un fallimento del regime di sanzioni contro Baghdad sono incalcolabili.
<P>
Facendo leva, del tutto fuori luogo, sulla triste situazione del popolo iracheno - ma a Saddam mancano forse i fondi per alleviare tale condizione?! - pian pianino al tiranno del Tigri viene lasciata sempre maggiore libertà a livello internazionale.
A che fine?
Al fine di seminare morte e distruzione all' interno e all' esterno del proprio paese.
<P>
In breve, è ora che l' ONU istituisca un Tribunale internazionale preposto a indagare e a giudicare tutti i crimini commessi dalla "Repubblica del terrore" di Saddam.
Una simile iniziativa conferirebbe maggiore credibilità alla PESC dell' Unione europea.
Per questo motivo sosteniamo con vigore l' emendamento n. 1 alla relazione Brok.
<P>
<SPEAKER ID=103 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signor Presidente, le relazioni estremamente approfondite e chiarificatrici sui progressi della politica estera e di sicurezza comune evidenziano purtroppo ed inevitabilmente anche le debolezze dell' Unione in questo ambito.
Non possiamo certamente essere orgogliosi del tentativo alquanto imbarazzante e poco coordinato di intervenire come mediatori nel conflitto del Medio Oriente.
Ritengo che noi europei dovremmo considerarci oltremodo responsabili per la pace in quell' area, ma purtroppo non è così e noi non siamo certamente all' altezza di tale responsabilità.
Le attribuzioni parziali di colpa che abbiamo dovuto ascoltare anche in questa sede, le condanne dell' una o dell' altra parte in questo conflitto ed il diverso comportamento di voto degli Stati dell' Unione europea presso le Nazioni Unite il 21 ottobre 2000, come peraltro giustamente biasimato da uno dei relatori, hanno ulteriormente ridotto le opportunità dell' Unione europea di assumere un ruolo produttivo e responsabile.
<P>
La questione non verte su una diversa interpretazione delle cause del conflitto da parte dei singoli Stati membri dell' Unione europea e dei diversi politici - forse i responsabili se ne renderanno finalmente conto.
Si tratta unicamente di aiutare un processo di pace e di ottenere la fiducia delle parti coinvolte nel conflitto.
Tutti i membri dell' Unione europea devono riconoscere sia la legittimità di uno Stato palestinese in grado di sopravvivere, sia la legittima necessità di garantire la sicurezza d' Israele. In caso contrario non esisterà mai una posizione comune in grado di realizzare l' impegno di pace, e l' Europa perderà qualsiasi credibilità di mediatrice nei confronti degli Stati Uniti.
<P>
Il conflitto nel Medio Oriente potrebbe dunque diventare una sorta di banco di prova per saggiare l' efficienza della politica europea in quest' area.
Se come europei non riusciamo ad assumere un ruolo responsabile nella soluzione di questo conflitto, indipendentemente dagli Stati Uniti, non ci sarà certamente concessa fiducia come mediatori nemmeno per quanto riguarda altri conflitti.
<P>
<SPEAKER ID=104 LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
Signor Presidente, è gioco forza riconoscere che negli ultimi mesi si sono registrati notevoli progressi nell' ambito della politica estera e di sicurezza comune e che il merito di gran parte di essi va ascritto all' Alto rappresentante.
<P>
Come sottolineato dal Ministro della difesa francese, si sono registrati progressi anche nel campo della politica di difesa.
Credo che tra i fatti positivi e degni di essere presi in considerazione ci siano la costituzione a tempo di record dei comitati ad interim in Consiglio, la capacità di impegno degli Stati membri per contribuire alla creazione di una forza d' azione rapida e la presenza stessa del Ministro Richard ai lavori del Parlamento -alla commissione per gli affari esteri e in Plenaria.
<P>
In special modo vorrei mettere in risalto i progressi compiuti dalla Presidenza francese nell' ambito della PESC e della politica di difesa, in quanto nel corso del precedente dibattito sul Consiglio europeo di Nizza sono state espresse riserve in merito ai progressi realizzati in generale durante questo semestre di Presidenza.
Ad ogni modo, signor Presidente in carica del Consiglio, non credo sia il caso di illuderci: la Presidenza francese verrà giudicata non tanto per i risultati ottenuti nell' ambito della PESC o della politica di difesa, quanto per le conclusioni del Vertice di Nizza, che sono d' importanza trascendentale per dare impulso al nostro progetto.
<P>
Rifacendomi a quanto detto dal Commissario Patten oggi pomeriggio, non intendo passare in rivista tutte le attività esterne dell' Unione europea, ma preferisco concentrarmi su tre punti che mi sembrano degni di essere ricordati.
Anzitutto, il dibattito sulla PESC, che ha fatto seguito all' intervento del Ministro degli esteri tedesco all' Università Humboldt, all' intervento del Presidente Chirac a Berlino, al discorso del Primo ministro britannico a Praga, agli articoli pubblicati di recente a firma del Primo ministro italiano e del Ministro degli esteri svedese, pone l' accento più sull' ambito intergovernativo che su quello comunitario.
Giddens, l' ideologo della cosiddetta "terza via" , afferma che stiamo assistendo ad un declino politico della Commissione e che il centro di gravità si sta spostando verso altri organismi, cioè verso il Consiglio.
Tuttavia, signor Presidente in carica del Consiglio, per noi l' azione della Commissione e l' equilibrio interistituzionale sono fondamentali.
<P>
In secondo luogo, a dispetto di quanto sostenuto dalla oratrice precedente, non so se sarebbe possibile o auspicabile che l' Unione facesse di più di fronte al conflitto e all' escalation di violenza in Medio Oriente specialmente ora, ovvero in un momento di transizione per gli Stati Uniti.
Presumo che presto verrà designato il quarantatreesimo Presidente degli USA, ma penso anche che questa sia una buona occasione per l' UE di raddoppiare i propri sforzi e riaffermare la propria presenza in un conflitto a noi molto vicino.
<P>
L' ultimo punto del mio intervento riguarda l' America latina.
A tempo debito chiederò al Commissario Patten se le direttive per i negoziati, che attualmente sono oggetto di discussione tra l' UE e la Commissione, da un lato, e Cile e MERCOSUR, dall' altro, e che sono state adottate alla luce del Vertice di Seattle, non andrebbero forse riviste, tenuto conto del fallimento di quel Vertice. Mi domando infatti se non sia discriminatorio condizionare il completamento di detti accordi alla realizzazione di un nuovo round dell' OMC.
Credo che ciò sia in effetti una condizione discriminatoria, che andrebbe adeguata alla luce delle nuove circostanze.
<P>
In conclusione, signor Presidente, vorrei affermare che per noi è molto importante mantenere l' equilibrio interistituzionale, concedendo alla Commissione il ruolo che le compete, e che la dimensione interna che già si va consolidando nell' UE deve corrispondere alla sua proiezione esterna.
<P>
<SPEAKER ID=105 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signor Presidente, signor Ministro, signor Commissario, onorevoli colleghi, siamo oggi chiamati a discutere di due relazioni e di un' interrogazione molto importanti che illustrano la terribile ed intollerabile situazione in Afghanistan.
Desidero peraltro concentrarmi sulla relazione della onorevole Lalumière, perché tale relazione documenta gli indubbi progressi raggiunti dalla politica europea in materia di difesa e sicurezza ed inserisce la stessa in un quadro equilibrato e democratico.
La relazione evidenzia infatti chiaramente che abbiamo in primo luogo bisogno di un' analisi dei diversi fattori di rischio in Europa e nelle aree vicine, in secondo luogo di prevenzione ed in terzo luogo di una gestione civile delle situazioni di crisi.
Solo nel caso in cui tutto ciò non funzioni, risulterà necessaria una gestione militare delle situazioni di crisi.
Sebbene l' applicazione di tale metodo non sarà sempre possibile nella successione esposta, è tuttavia estremamente importante considerare tutti questi fattori, perché solo in tal modo potremo sviluppare una politica europea coerente ed equilibrata in materia di difesa e sicurezza.
<P>
La relazione evidenzia però anche il contesto democratico di legittimazione politica, e vorrei sottolineare questo aspetto.
Signor Ministro, desidero ringraziarla espressamente per aver partecipato alla seduta della commissione e per essere presente qui oggi.
Il suo impegno personale non può peraltro sostituire la legittimazione democratica della politica europea in materia di sicurezza e difesa.
La politica di difesa e le questioni relative alle spese per la difesa sono una materia di competenza nazionale e devono essere verificate e decise a livello nazionale dai parlamenti nazionali.
<P>
Esiste tuttavia anche il piano europeo della politica di sicurezza, ed esiste anche il Parlamento europeo in quanto autorità competente in materia di bilancio per le questioni di pertinenza europea e la politica di sicurezza europea.
Abbiamo bisogno di cooperazione sul piano nazionale ed europeo ed abbiamo bisogno che ciò avvenga in un contesto democratico.
So bene, signor Ministro, quanto lei sia scettico - ha appena detto nuovamente no, come aveva già fatto a Parigi in un' altra circostanza. Ma questo Parlamento, a prescindere dall' appartenenza politica, persiste nel suo intento e cercherà di affermare questi suoi principi.
Mi permetto in conclusione di esortarla: la politica europea in materia di sicurezza necessita di una dimensione parlamentare e democratica.
<P>
<SPEAKER ID=106 NAME="Väyrynen">
Signor Presidente, vorrei esprimere il mio parere in merito alla relazione della onorevole Lalumière, un documento accurato e scritto in maniera molto chiara.
La decisione presa nel corso del Vertice di Helsinki di instaurare una forza di reazione rapida è stata interpretata molto diversamente dagli Stati membri dell' Unione.
In Finlandia e in Svezia si è parlato di gestione delle crisi, ossia di missioni per il mantenimento della pace.
La relazione della onorevole Lalumière riflette il pensiero di molti paesi NATO secondo il quale la forza di reazione rapida si trasformerà ben presto in un esercito pronto per un conflitto armato su grande scala e dotato di aerei di trasporto pesante su lunga distanza, missili di crociera, portaerei nonché aerei per il rifornimento in volo.
I finlandesi non sono stati informati di tutto questo.
A mio parere, l' identità militare europea si sarebbe dovuta creare nel contesto della NATO, con un contributo limitato a missioni di gestione delle crisi.
Non posso accettare che l' Unione europea si trasformi né in una superpotenza militare né tantomeno in un' alleanza militare.
Ora che la politica di difesa dell' Unione europea è in fase di elaborazione, si dovrebbe fare in modo che anche in questo settore l' Unione prosegua sulla strada della differenziazione.
I paesi che aderiscono alla NATO potrebbero formare, nel quadro dell' Unione europea, una comunità di difesa, che svolgerebbe la funzione di solido pilastro europeo della NATO.
In questo modo gli altri Stati membri dell' Unione che non fanno parte della NATO potrebbero limitarsi solo a missioni di mantenimento della pace.
<P>
Ho delle serie perplessità riguardo ad alcuni aspetti della relazione della onorevole Lalumière e pertanto, in sede di votazione finale, intendo votare contro la relazione.
<P>
<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, fino ad oggi l' Unione europea non è riuscita ad adempiere in misura sufficiente la sua funzione di mediatrice e ad assumere un ruolo responsabile per garantire la pace e soprattutto la stabilità nel mondo.
Se migliorasse ed impiegasse coerentemente gli strumenti esistenti e soprattutto il potenziale disponibile per una prevenzione civile dei conflitti, non avrebbe in pratica concorrenti.
Tuttavia, dopo l' esperienza traumatica del Kosovo, sono state avviate febbrili iniziative in una direzione errata.
La concentrazione su una gestione puramente reattiva alle situazioni di crisi ha determinato una politica estera e di sicurezza comune totalmente sbagliata.
Ma nessuno Stato è disposto ad inviare i suoi soldati in una regione senza una precisa linea politica e con esiti incerti.
<P>
Non esiste alcuna linea politica e non esiste in realtà ancora una politica estera e di sicurezza comune.
Gli interessi nazionali prevalgono, in particolare nelle decisioni di politica estera.
All' Aja ci sono appena stati degli esempi in tal senso.
Lo stesso accade per quanto riguarda il conflitto nel Medio Oriente.
E' assurdo separare la politica estera europea dalle Istituzioni alle quali è stata demandata la responsabilità riguardo alla maggior parte degli strumenti necessari per l' attuazione di tale politica.
Non è una mia affermazione, ma del Commissario Patten, e ritengo che egli abbia pienamente ragione.
E' ugualmente assurdo concentrare le risorse finanziarie sugli armamenti.
Se la politica estera europea si intende esclusivamente in quanto strumento di supporto dell' industria europea degli armamenti, essa ha preso una direzione assolutamente sbagliata.
Potrà riacquistare la sua credibilità solamente se il suo principio superiore consisterà nel realizzare, a livello civile, un' effettiva politica di prevenzione con gli strumenti disponibili e se sosterrà tale politica con adeguate risorse finanziarie.
Trascurare questi numerosi strumenti di prevenzione civile dei conflitti si rivelerà alla lunga un grave errore, per cui non ritengo sufficienti le delucidazioni del Consiglio, laddove afferma che abbiamo già preso decisioni in merito. La questione non può essere risolta in questi termini.
E' una situazione poco chiara, perché risulta evidente che tali decisioni hanno un' impostazione esclusivamente reattiva.
<P>
La prevenzione civile dei conflitti, e sottolineo il termine prevenzione, non può costituire solo una mera appendice dell' intervento militare.
Essa risulterà particolarmente efficace se supereremo l' esperienza traumatica del Kosovo e di Srebenica, ritornando dunque ad una politica attiva di prevenzione, e se utilizzeremo con largo anticipo le risorse disponibili, contribuendo a ridurre le situazioni di crisi ed i rischi di conflitti.
Per tale ragione, il Consiglio deve innanzitutto adottare misure per la riduzione delle esportazioni di armi in aree instabili, garantire una politica commerciale corretta, aiutare uno sviluppo durevole e soprattutto sostenere attivamente le forze democratiche della società civile.
Anche la promozione della collaborazione regionale rappresenta uno strumento sensato.
L' UE ha un solo problema, ossia il fatto che fino ad ora non è riuscita ad ottenere l' interesse dell' opinione pubblica per tali azioni, nonostante esse garantiscano sostanzialmente una maggiore stabilità ed efficacia.
<P>
<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="EL" NAME="Korakas">
Signor Presidente, un conservatore tedesco - l' onorevole Brok - e una socialista francese hanno dato vita ad un connubio quasi peccaminoso presentandoci due relazioni e proposte di risoluzione che si integrano a vicenda e che rivaleggiano in militarismo aggressivo.
Le risoluzioni odierne, integrate dagli interventi dei Ministri degli esteri e della difesa e del Commissario Patten, non lasciano alcun dubbio sulla portata della militarizzazione e dell' aggressività dell' Unione europea.
Entrambe le proposte sostengono con forza la creazione di una terribile macchina bellica, che ha come punta di diamante una forza di reazione rapida di 50.000-60.000 uomini - addirittura 100.000 secondo il Ministro Richard - con appoggio aereo e navale e persino con la mobilitazione di portaerei.
<P>
Lo scopo dichiarato con crudele cinismo è l' intervento militare dell' UE sul territorio di paesi terzi per prevenire e gestire qualsiasi crisi possa minacciare i valori e gli interessi europei, senza una specifica risoluzione del Consiglio di sicurezza dell' ONU, ma dietro semplice invito del suo Segretario generale.
A comprova di ciò le due risoluzioni, specificando gli obiettivi criminali della famigerata PESC, propongono di creare un esercito professionista in tutti i Quindici, pronto ad obbedire ciecamente e senza esitazioni agli ordini che saranno impartiti.
Ci viene detto che operazioni simili ai criminosi bombardamenti sulla Jugoslavia e all' occupazione del Kosovo avranno un successo ancora maggiore grazie all' iniziativa dell' Unione europea e al suo affiatamento e complementarità con la NATO.
<P>
Non posso non sottolineare che, secondo l' onorevole Brok, l' obiettivo della PESC è contrastare un attacco massiccio dal blocco sovietico.
Di certo non l' hanno ancora informato che, sfortunatamente per l' umanità, quel blocco non esiste più.
La verità è una sola: oggi, come prima del 1990, i veri nemici per i nostri relatori e per i leader dell' UE sono quei popoli che non chinano il capo di fronte all' ordine imperialista, che si battono contro di esso e che costituiscono il fronte popolare che, com' è naturale, contrasterà la spietata politica estera e socioeconomica dell' Unione, la quale semina odio tra i popoli e causa disoccupazione, miseria e guerre.
Questo è il nemico contro cui lotta la vostra PESC.
<P>
Come avrete capito, votiamo contro le due relazioni e ci impegniamo a lottare con tutte le nostre forze contro la politica espressa...
<P>
(Il Presidente interrompe l' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander">
Signor Presidente, il mio intervento verte sulla relazione della onorevole Lalumière, per la quale nutro il massimo rispetto perché ritengo che si tratti di una relazione che affronta in maniera molto pratica temi che coinvolgono la sicurezza nostra e anche a quella degli altri.
Desidero però innanzi tutto formulare alcune osservazioni su certe affermazioni appena espresse dagli oratori che mi hanno preceduto.
Essi parlano con grande precisione e simpatia della sequenza del tipo di interventi, ossia prima l' azione preventiva, poi i mezzi pacifici e soltanto da ultimo gli strumenti militari.
Ascoltando quelle parole viene da dire che tutto ciò è giusto, però l' appello suggerisce che in passato, in un altro contesto, l' Unione europea e gli Stati membri hanno fatto troppo presto ricorso alle armi.
Purtroppo, la storia ci insegna invece che spesso ciò è avvenuto troppo tardi e che, se si fosse intervenuti prima, si sarebbero potute risparmiare centinaia di migliaia di vite umane.
Perciò penso che non sia corretto porre il problema in questi termini.
Ciononostante sostengo gli sforzi tesi a portare avanti un' azione preventiva per evitare lo scoppio di guerre e di altri tipi di violenza. Non dobbiamo però capovolgere la situazione.
<P>
Signor Presidente, ritengo che l' opinione pubblica pensi - e chiedendoglielo ne avremmo certo conferma - che il Parlamento europeo si occupi di politica estera e di sicurezza e che su questo tema s' incentri il nostro potere decisionale, il che non è vero.
La cosa folle è che a decidere in merito è il Consiglio, composto da quindici ministri, che il tutto avviene con grandissima lentezza e che la colpa viene attribuita al Parlamento europeo.
Considerata questa situazione, mi rallegro vivamente che stiamo compiendo progressi.
E' un evento storico che oggi sia intervenuto qui in Aula il Ministro francese della difesa.
Il contenuto del suo discorso ha infiammato i nostri cuori perché abbiamo avuto modo di vedere che sono stati registrati passi avanti.
Accogliamo con estremo favore anche gli sforzi del Commissario Patten, molto popolare tra di noi, così come il signor Solana, perché finalmente qualcosa si sta muovendo.
<P>
Ritengo sia un' osservazione estremamente pratica e valida quella formulata nella sua relazione dalla onorevole Lalumière secondo cui va benissimo che il coordinamento tra gli Stati membri sia affidato al signor Solana e che dalla Commissione partano maggiori iniziative sotto la spinta del Commissario Patten.
Sarebbe ancor meglio se questi due ruoli si fondessero in un unico personaggio.
In passato anch' io ho proposto, per lo meno, una sorta di gemelli omozigoti, ma la fusione s' inserisce ancor meglio nel quadro della Commissione europea.
Penso che quello tracciato dalla onorevole Lalumière sia uno scenario particolarmente valido.
Forse in tal modo potremo far sì che tutti i nostri mezzi siano applicati con più efficacia; mi riferisco sia a quelli destinati alle azioni preventive, sia a quelli per le azioni militari, tanto necessarie nell' ambito delle missioni di Petersberg, e per le azioni da intraprendere in seguito ad azioni militari, come ad esempio quelle adesso necessarie in Kosovo, dove abbiamo bisogno di forze di polizia ma anche di persone che portino avanti l' amministrazione e possano, ad esempio, assumere le funzioni di sindaco.
Questi funzionari s' integrano perfettamente nel portafoglio del Commissario Patten e della sua rapid reaction facility.
Si tratta di un elemento di estremo rilievo perché la Commissione ha grande potere decisionale su di esso e, di conseguenza, il Parlamento europeo può esercitare molto controllo su tale aspetto.
Perciò sono propenso a porre molta enfasi su questo strumento.
<P>
Signor Presidente, c' è poi la questione della ripartizione del bilancio.
La relazione contiene valide osservazioni e penso che, assieme alla onorevole Lalumière, dobbiamo privilegiare l' ipotesi di finanziare questi interventi con il bilancio comunitario; si avrà così un' equa distribuzione e si potrà anche esercitare il necessario controllo.
Per quanto concerne appunto il controllo, il Parlamento europeo deve assumere sempre più i compiti dell' UEO e della sua Assemblea.
Penso che ciò sia positivo.
Ritengo inoltre che lasciare a lungo - e forse per sempre - una grande competenza ai parlamenti nazionali per quanto concerne l' impiego pratico delle truppe sia una valutazione cauta e realistica. E' perciò necessario creare un forum nel quale possiamo incontrare i parlamenti nazionali per dibattere questo tema; non un organo di controllo, dunque, bensì un forum.
Accolgo con favore la proposta in tal senso.
<P>
<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="DE" NAME="Modrow">
Signor Presidente, la presente relazione equivale ad un' autorizzazione per un potenziale intervento militare dell' Unione, e come tale la ritengo inaccettabile.
All' inizio del 1990, quando cominciava a profilarsi la dissoluzione del Patto di Varsavia, il governo della Repubblica Democratica Tedesca da me guidato aveva varato una nuova dottrina militare tesa all' eliminazione degli armamenti nucleari, alla collaborazione per la sicurezza tra gli Stati e a un progressivo disarmo.
Il nostro principio era il rifiuto della violenza.
Con la scomparsa del confronto tra i blocchi, anche la NATO aveva perso la sua ragione d' essere.
Ciononostante, invece di procedere al suo smantellamento, si è voluto trasformare quell' alleanza da strumento di difesa in strumento d 'aggressione, ampliando ulteriormente il suo raggio d 'azione verso est.
Le motivazioni che oggi vengono addotte in favore della costituzione di una forza d 'intervento comune seguono la falsariga delle argomentazioni che perorano il mantenimento della NATO.
<P>
L' intenzione fondamentale non è quella di spegnere i focolai di guerra, quanto piuttosto di proteggere militarmente l' accesso ai mercati, alle materie prime e alle zone d 'interesse.
Personalmente, sono a favore di una politica esterna e di sicurezza comune volta a promuovere il mantenimento della pace, che sia emancipata dagli Stati Uniti.
Ma per arrivare a tanto sono necessarie condizioni ben diverse.
Primo: la guerra contro la Jugoslavia, dichiarata violando il diritto internazionale, e il suo esito - ossia le nuove tensioni emerse nella Serbia meridionale - dimostrano che la forza militare non può essere nuovamente asservita ai fini della politica.
Secondo: la NATO dovrebbe essere destinata ad uno scioglimento progressivo e non ad un suo ampliamento verso est.
Terzo: come richiesto una volta da Olaf Palme, è necessario creare un corridoio privo di armamenti nucleari lungo una fascia che si estende tra il Mar Baltico e il Mar Nero.
Quarto: è necessario rinforzare la OSCE tramite l' attribuzione di mezzi adeguati per la prevenzione e la soluzione dei conflitti in conformità con i suoi principi fondamentali per la sicurezza, piuttosto che prevedere l' istituzione di una truppa d' assalto.
Quinto: le Nazioni Unite dovrebbero essere incoraggiate a convocare un vertice mondiale per la pace per poter riflettere e imparare dalle guerre del XX secolo, al fine di offrire ai popoli della Terra la possibilità di un XXI secolo retto dalla pace.
L' Europa potrebbe dare il buon esempio, ma la creazione di un' unità d' intervento militare rappresenta di certo un segnale di senso opposto!
<P>
<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="EN" NAME="Van Orden">
Devo dire che gran parte della relazione Brok incontra la nostra approvazione, soprattutto per l'importanza che attribuisce all'ampliamento dell'Unione europea.
<P>
Siamo però preoccupati soprattutto per la natura della politica europea comune in materia di sicurezza e di difesa.
Dico questo nonostante la dovizia di dichiarazioni apparentemente rassicuranti che a questo proposito sono miracolosamente fiorite negli ultimi giorni.
Se le strutture europee che ci si propone di creare fossero destinate a rafforzare la NATO o le opzioni di quell'alleanza, non faremmo certo difficoltà: ma le cose non stanno affatto così.
<P>
L'Unione intende istituire una struttura autonoma in vista dell'integrazione politica europea.
Il Ministro Richard nega di voler competere con la NATO, ma vuole competere con l'America sul terreno della politica di sicurezza.
Tra le altre ambiziose proposte dell'onorevole Brok, c'è anche quella che l'Unione europea metta gli occhi, dal punto di vista operativo e militare, su qualche zona di instabilità in Asia, dall'Afghanistan al mar della Cina: egli ha menzionato il Kashmir, cosa che trovo allarmante.
<P>
La relazione Lalumière chiede che le operazioni militari dell'UE siano finanziate tramite il bilancio comunitario: persino coloro che non vi partecipano sarebbero costretti a pagare.
Si propone anche di rivolgersi alla Russia per i trasporti aerei di lungo raggio, e ieri i russi hanno proposto di avviare un'attività comune di raccolta di informazioni assieme all'Unione europea: qui c'è qualcuno che, come partner strategico, preferirebbe la Russia all'America.
La onorevole Lalumière e l'onorevole Brok vogliono che la politica di difesa dell'UE passi sotto il controllo di un Vicepresidente della Commissione che, in materia di PESC, assumerebbe le responsabilità del Segretario generale del Consiglio: secondo questo modello, sarebbe la Commissione a guidare la politica di difesa.
<P>
Sono tutte assurdità.
La Commissione dovrebbe concentrarsi sui suoi programmi di assistenza esterna in campo civile, mentre le questioni militari andrebbero lasciate ai paesi membri, per essere regolate su base intergovernativa.
<P>
Lasciamo che sia la NATO a decidere come affrontare una crisi; gli europei poi, avendo acquisito maggiori capacità, potrebbero assumersi la responsabilità di svolgere compiti particolari, se ciò fosse loro richiesto.
Così si è deciso in sede NATO quattro anni fa; ma non fingiamo che le attuali proposte mirino allo stesso scopo.
<P>
<SPEAKER ID=112 LANGUAGE="EN" NAME="Titley">
Che gioia provo nello scoprire che l'onorevole Brok è sempre stato un pericoloso rivoluzionario!
<P>
Vorrei congratularmi con la onorevole Lalumière per la sua relazione.
Nel campo della cooperazione europea in materia di difesa abbiamo fatto progressi veramente enormi negli ultimi dodici mesi, ma non dobbiamo perdere di vista alcuni aspetti.
<P>
In primo luogo è essenziale che la politica estera dell'Unione europea rimanga coerente.
Non dobbiamo dimenticare che, se i pilastri 1, 2 e 3 non funzionano armonicamente in vista di una meta comune, qualsiasi altro meccanismo è destinato a fallire.
<P>
In secondo luogo, nelle ultime settimane l'attenzione si è inevitabilmente concentrata sulla dimensione militare, ma non dobbiamo perdere di vista la necessità di prevenire i conflitti con mezzi civili. Le due cose non possono svilupparsi l'una a scapito dell'altra, poiché in tal caso ci ritroveremmo in una situazione veramente contraddittoria.
<P>
In terzo luogo, sono favorevole alla forza di reazione rapida, ma dobbiamo definire chiaramente la prospettiva europea, poiché non ci saranno altre occasioni.
Non ci si può impegnare a metà, bisogna che tutti gli Stati membri coinvolti nell'impresa precisino nettamente il proprio impegno.
Non dobbiamo quindi cercare di usare la forza di reazione per scopi cui non è destinata: la NATO resta naturalmente il braccio della difesa collettiva dell'Europa e dell' Occidente, mentre la forza di reazione rapida verrà usata per il mantenimento della pace, il ripristino della pace e le missioni di Petersberg.
E' in questa prospettiva che dobbiamo sviluppare le nostre capacità.
<P>
Attualmente però le nostre carenze sono ancora vistose; in ultima analisi gli Stati membri dovranno riconsiderare gli stanziamenti da destinare alla difesa, che sono radicalmente diversi da un paese all'altro.
<P>
Vorrei insomma assistere a una maggiore convergenza delle nostre spese per la difesa.
C'è anche bisogno di un migliore coordinamento: evitiamo i doppioni, non solo con la NATO, ma anche tra uno Stato membro dell'UE e l'altro.
Dobbiamo lavorare insieme e coordinarci, e sforzarci di organizzare una più articolata politica delle forniture militari a livello europeo, affinché la nostra industria della difesa divenga più efficiente e ci fornisca prodotti migliori in cambio del denaro che spendiamo.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, desidero evidenziare tre punti.
Anzi tutto, la relazione Lalumière contiene un intero programma di trasformazione dell'UE in una potenza militare entro un futuro prossimo.
Ciò può parere incomprensibile, se si pensa che l'Europa non ha alcun nemico e non è sottoposta a nessuna minaccia militare.
<P>
In secondo luogo, la relazione tratta sostanzialmente interventi militari a scopo offensivo all'esterno del territorio dell'Unione.
L'UE come grande potenza dovrebbe allora poter intervenire in qualunque punto del mondo in cui gli interessi e i valori dell'Unione si vedano minacciati.
In questo modo, essa si trasformerebbe in un equivalente degli Stati Uniti anche in questo campo.
Sono certo che una simile politica si scontrerebbe con la diffidenza delle popolazioni europee, se soltanto ne fossero a conoscenza.
<P>
In terzo luogo, la dettagliata relazione non dedica neppure una parola agli Stati non allineati, né alla neutralità in quanto tale.
L'unico riferimento al riguardo è una formulazione che li ridicolizza, al paragrafo 5 della motivazione, parlando di «paesi cosiddetti "neutrali"».
I paesi non allineati devono protestare in modo chiaro e vibrato contro simili formulazioni e contro la relazione nella sua totalità.
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<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="SV" NAME="Carlsson">
Signor Presidente, mi congratulo con l'onorevole Brok sia per l'impostazione di respiro paneuropeo che ha dato sia alla relazione, sia al suo intervento in Aula.
Condivido la sua visione dell'ampliamento.
Egli constata come i negoziati d'adesione con i dodici paesi candidati si siano rivelati il metodo più efficace per la stabilizzazione dell'area mediterranea e dell'Europa centrale e orientale.
Ciò di cui ci stiamo occupando è infatti il rafforzamento, con ogni metodo possibile, delle basi della libertà e della pace in Europa.
<P>
La relazione Brok affronta anche la questione dell'Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune.
Credo che l'attuale situazione si rivelerà alla lunga insostenibile.
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La discussione di questa sera è avvincente.
Saluto il clima di concordia e di serenità in cui il Parlamento discute ora della relazione Lalumière sulla politica comune di sicurezza e di difesa dell'Unione.
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Ma se si vuole essere credibili, mi pare importante che i rappresentanti del Consiglio facciano in patria le stesse affermazioni che fanno a Bruxelles e nelle Istituzioni UE.
Nel mio paese, la Svezia, il Ministro degli esteri pone come condizione per un intervento dell'Unione l'esistenza di un mandato ONU.
Il dibattito al riguardo rinvia in larga misura sull'interrogativo se la Svezia, come Stato membro dell'UE, possa ritenersi ancora un paese non allineato.
Sembra incredibile, ma è così.
<P>
Reputo inoltre della massima importanza che le ambizioni dell'Unione siano accompagnate da risorse adeguate, altrimenti sono soltanto chiacchiere.
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Tengo infine a ricordare quanto sia importante che gli esponenti politici dell'Unione illustrino con chiarezza al cittadino queste elevate ambizioni, in modo da assicurarne il sostegno in vista di progetti tanto importanti e approfonditi.
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="EL" NAME="Souladakis">
Signor Presidente, oggi discutiamo due relazioni di grande importanza politica, visto che in sostanza entrambe riguardano la PESC.
Durante la sua fase di gestazione, la PESC vivrà alti e bassi, ma contribuirà comunque alla vagheggiata Europa politica.
Anche chi si interroga in merito ai benefici derivanti, ad esempio, dalla decisione di creare un esercito europeo, deve comprendere l' essenza politica di questa decisione e la sua influenza sulla coesione dell' Unione europea.
<P>
Ad ogni modo, il nostro dogma deve essere la soluzione pacifica di qualsiasi conflitto.
Per mantenere la propria attrattiva politica, la PESC deve essere definita dagli Stati membri dell' UE non seguendo logiche di isolamento ed esclusione, ma diventando la forza motrice della coesione politica nell' Unione.
Gli antagonismi e i compromessi di fatto ci saranno sempre, ma il Parlamento deve agire entro i limiti dei compromessi e degli equilibri dei governi, da un lato, e di una realistica utopia di unificazione europea, dall' altro.
<P>
Vi sono poi gli aspetti della tecnologia, della ricerca, eccetera, che devono acquisire una strategia convergente nell' industria della difesa, nell' informatica, nelle nuove tecnologie e nella ricerca spaziale.
Parallelamente al rafforzamento delle sue Istituzioni, l' Europa deve consolidare anche la sua forza e la coesione economica e sociale, la sua capacità militare per fungere da vera forza di pace, nonché la sua avanguardia tecnologica.
Giungerà infine il giorno in cui l' Europa potrà contare su un suo Cape Canaveral, una sua NASA e una sua Silicon Valley.
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<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="EN" NAME="Doyle">
Sono lieta che mi si presenti l'occasione per fare alcune considerazioni sul dispositivo militare e civile, soprattutto in vista del Vertice di Nizza.
Vorrei anche esprimere il mio apprezzamento per il fatto che, per la prima volta, un Ministro della difesa sia intervenuto davanti al Parlamento europeo: si tratta davvero di un evento storico.
<P>
Una delle osservazioni più importanti fatte questa sera è stata quella del Commissario Patten, il quale ha sottolineato che stiamo parlando di un dispositivo militare e non di un esercito dell'Unione europea: a mio avviso, non insisteremo mai abbastanza su questo punto.
Anche in alcuni dei documenti che noi stessi abbiamo diffuso per rendere pubblico il contenuto delle nostre discussioni di stasera si parla, per esempio, di forze di reazione rapida, anziché di dispositivo di reazione rapida.
Penso che, se riuscissimo a evitare gli equivoci su questo punto, molti degli attuali timori svanirebbero.
E' un vero peccato l' atteggiamento assunto da alcuni deputati, e mi rivolgo all'onorevole Van Orden e altri, poiché i colleghi che vengono dall'altra parte di quello stagno che è il mar d'Irlanda potrebbero offrire un contributo veramente prezioso in questo campo: la tradizione, l'esperienza, la pratica.
Forse, dopo le elezioni il dibattito potrà divenire più equilibrato.
Ribadisco che il loro contributo potrebbe essere preziosissimo, e sono molto delusa per il loro atteggiamento.
Non dirò altro.
<P>
Sono invece molto orgogliosa del fatto che l'Irlanda abbia aderito all'accordo e abbia offerto il proprio contributo.
Proprio perché siamo un piccolo paese tradizionalmente "neutrale", sono felicissima che abbiamo deciso di partecipare e di fare quel che è in nostro potere, in base al mandato del popolo irlandese.
In Europa non ci sono paesi filosoficamente neutrali; alcuni paesi sono militarmente neutrali, ma è una cosa differente.
L'Irlanda non è mai stata filosoficamente neutrale: non siamo affatto indifferenti alle atrocità e alle violazioni dei diritti umani che si commettono in alcune parti del mondo, e non abbiamo alcuna remora a denunciarle.
Siamo ben decisi a contribuire al mantenimento e al ripristino della pace, e spero che in questo campo il nostro contributo non mancherà mai.
Non saremo mai filosoficamente neutrali - atteggiamento che non va confuso con la neutralità militare.
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<SPEAKER ID=117 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Doyle.
La prima partecipazione di un Ministro della difesa alla nostra Assemblea ha una tale portata storica che le abbiamo riservato la sessione notturna per evitare di scioccare troppo gli europarlamentari.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="PT" NAME="Carrilho">
Signor Presidente, mi permetta innanzi tutto di congratularmi con i due autori delle relazioni che stiamo discutendo e, in particolare, con la mia compagna onorevole Catherine Lalumière.
Anche oggi, come già nelle scorse settimane, il Parlamento è stato nel mirino dei mezzi di comunicazione su temi rilevanti per la politica estera e di difesa europea: mi riferisco alla creazione di una forma di reazione rapida e al passaggio delle attribuzioni dalla UEO all' Unione europea.
Si può dire che la discussione pubblica su questi temi è stata approfondita.
Al di là delle divergenze di opinione, ritengo che predomini la consapevolezza che l' Europa si trova in una congiuntura storica che impone un chiarimento del suo ruolo nell'ambito del sistema internazionale.
La percezione dell' importanza attribuita dai cittadini europei alla politica estera e di sicurezza comune è comunque dimostrata dai recenti risultati dell' Eurobarometro.
<P>
Sebbene ci sia un accordo generale sulla priorità da attribuire alla prevenzione di conflitti e agli effetti devastanti di altre catastrofi, l' Unione europea sarà presa sul serio solo se si doterà della capacità di sostegno militare all' intervento umanitario.
I progressi che stiamo realizzando in questa direzione devono, tuttavia, renderci estremamente rigorosi.
E' necessario chiarire e definire meglio tutte le tappe dell'istituzione di strumenti comuni di difesa militare, dalle modalità di partecipazione al comando, nonché il ruolo da attribuire ai diversi paesi relativamente alle responsabilità.
Occorre garantire un seguito democratico a tutto questo processo.
Il Parlamento europeo, in collaborazione con i parlamenti nazionali, costituisce a nostro parere l' istanza più adatta a tal fine.
Gradirei che il Ministro facesse riferimento, se possibile, a quest'ultimo aspetto.
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<SPEAKER ID=119 NAME="Gawronski">
Signor Presidente, in questo dibattito in cui si parla di tutti i problemi del mondo e in cui ognuno sceglie il proprio argomento, prendo la parola sull' Afghanistan per esprimere innanzitutto la mia soddisfazione per il fatto che in sede di commissione per gli affari esteri sia stato approvato il mio emendamento, che ora fa parte del testo che voteremo domani e che tende a mettere in evidenza il totale fallimento del programma delle Nazioni Unite per il controllo della droga in quel paese.
Sono stati promessi e dati milioni di dollari ai talebani perché togliessero, sradicassero le coltivazioni di oppio: loro hanno intascato i soldi e hanno più che raddoppiato la produzione di droga.
Colpa dell' ingenuità di chi ha stanziato i soldi - e per questo mi dispiace che alla guida di questo programma, di questa agenzia ci sia un italiano - ma colpa anche dell' irresponsabilità dei talebani, ed è per questo che è giusto, come si fa nella risoluzione, condannarli.
Mi domando tuttavia se non sarebbe stato possibile inasprire, rendere più dura la critica e minacciare forse anche sanzioni nei confronti del paese che più di ogni altro sostiene quel regime e senza il cui sostegno i talebani crollerebbero, cioè il Pakistan.
Perché il Pakistan offre questo sostegno ai talebani?
Per varie ragioni, non ultima quella di scatenarli, una volta che avranno conquistato tutto l' Afghanistan, nel Kashmir per ricreare lì un' area di tensione in funzione anti-India.
Ebbene, io credo sia molto importante interrompere questo circolo vizioso e possiamo solo sperare che questa risoluzione contribuisca a farlo.
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="FI" NAME="Paasilinna">
­ (FI) Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei ringraziare la onorevole Lalumière per la sua relazione così accurata e affrontarne due punti.
La creazione di un' unità per la gestione civile delle crisi non ha fatto molti progressi e i conflitti sono di vario tipo: sociali, economici, intellettuali ed etnici.
Per prevenire e risolvere tutti questi conflitti è sicuramente meglio ricorrere alla gestione civile delle crisi piuttosto che a mezzi militari.
Ma temo che la forza di reazione rapida sarà un mezzo utilizzato molto più frequentemente e molto più rapidamente rispetto alla gestione civile delle crisi.
I valori dell' Unione europea non possono essere rappresentati da un carro armato ma piuttosto dall' uguaglianza sociale: si tratta di una questione di principio.
Propongo che venga instaurato un centro per la gestione civile delle crisi che sappia svolgere il proprio compito in maniera efficace e rapida, proprio come era stato previsto.
In questo modo potremo agire secondo i principi e i valori dell' Unione europea.
<P>
Temo anche che ci siano degli Stati membri dell' Unione che non vedono di buon occhio la prospettiva di dover collaborare con la NATO.
Ma a questo c' è una soluzione: far partecipare anche la Russia alla gestione civile delle crisi.
E' evidente che la Russia spesso è coinvolta nelle crisi che dobbiamo affrontare o vi è in qualche modo collegata.
Sappiamo anche che il Presidente Putin non ha un atteggiamento del tutto negativo nei confronti del nostro progetto di gestione civile delle crisi e ciò significa che è possibile avviare una valida cooperazione con la Russia.
Conosciamo bene la causa e la natura di questi conflitti e perciò, a mio parere, la partecipazione della Russia contribuirebbe a creare un equilibrio più stabile e faciliterebbe la comprensione tra i popoli europei nel campo della sicurezza e delle difesa.
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<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="EN" NAME="Cushnahan">
Accolgo con grande favore la decisione, adottata la scorsa settimana dai Ministri degli esteri e della difesa dei paesi dell'UE, di istituire una forza di reazione rapida di 60.000 uomini e sono particolarmente lieto che il governo irlandese abbia offerto il proprio totale appoggio a questa iniziativa impegnandosi a farvi partecipare 850 uomini delle nostre forze armate.
<P>
Come la mia collega del Fine Gael, la onorevole Doyle, so bene che ciò non equivale alla creazione di un esercito europeo, e prima che nel mio paese qualcuno (come probabilmente accadrà) protesti contro il coinvolgimento dell'Irlanda, vorrei affrettarmi a sottolineare che la partecipazione è volontaria e sarà decisa caso per caso.
Voglio insistere su questo punto anche per rispondere alle osservazioni dell'altro mio collega, l'onorevole Van Orden.
Credo che quest'ultima impresa sia un primo importante passo per rimediare alle carenze nelle strutture di difesa dell'Unione europea che sono così impietosamente venute alla luce in Bosnia-Erzegovina e nel Kosovo.
La lezione che trarremo dai più recenti sviluppi ci sarà preziosa in futuro, quando dovremo affrontare l'esigenza di istituire una struttura e una politica di difesa a livello europeo, cosa che, a mio avviso, sarà per l'integrazione europea una componente non meno essenziale della moneta unica.
Nonostante i timori dell'onorevole Van Orden, quest'esperienza ci offrirà l'occasione di sviluppare le nostre politiche senza inutili antagonismi con i nostri alleati americani né lacerazioni e dissapori all'interno della NATO.
<P>
La politica dell'Unione europea dovrà sempre basarsi su un approccio di collaborazione che miri a condividere le risorse della NATO (soprattutto in materia di pianificazione e intelligence, oltre che di armamenti), anziché a duplicare le sue strutture, soprattutto quando gli obiettivi sono comuni.
Credo che quest'esperienza sarà utile all'Unione europea nel giorno in cui dovremo sviluppare la nostra politica di difesa, e mi auguro sinceramente che questo giorno non tardi a venire.
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<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="SV" NAME="Sacrédeus">
Signor Presidente, la relazione Brok sulla politica estera e di sicurezza comune lancia, al paragrafo 31, il seguente messaggio: "il Parlamento rileva che, stante l' unione politica della Russia con la Bielorussia, sia opportuno ai fini della legittimità democratica della Russia che il Presidente e il governo di questo paese rilevino chiaramente e fermamente la vasta esigenza di riforme democratiche in Bielorussia soprattutto alla luce della relazione consegnata a Minsk il 16 ottobre dalla trojka parlamentare dell' UE, dal Consiglio d' Europa nonché dall' Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza in Europa (OCSE)" .
<P>
Sono autore di quell'emendamento, approvato a vasta maggioranza dalla commissione per gli affari esteri.
A lungo termine la Russia intende forse rimanere in una forma di unione politica con un regime non democratico?
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Desidero inoltre menzionare esplicitamente quattro persone scomparse senza lasciare traccia in Bielorussia nel triennio 1998-2000, nonché un politico che ha perso la vita in circostanze non chiarite.
Queste persone sono Jurij Zaharenko, ex Ministro degli interni e Vicepresidente del XIII Sovjet supremo della Bielorussia; Victor Gonchar, Vicepresidente del XIII Sovjet supremo della Bielorussia e presidente di una commissione di inchiesta sul Presidente Lukatchenko; Krasovskij, amico del Vicepresidente Gonchar e scomparso insieme a questi; Dmitrij Zavadskij, cameraman della televisione russa scomparso in circostanze misteriose dall'aeroporto di Minsk il 7 luglio e, infine, Jurij Karpenko, capo del Civil Party ed ex sindaco di Molodechno, morto improvvisamente in circostanze poco chiare nell'agosto del 1999.
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A Patten, Solana e alla entrante Presidenza svedese desidero dire: agite con determinazione e in modo concertato contro il regime antidemocratico al potere in Bielorussia!
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<SPEAKER ID=123 NAME="Richard">
Signor Presidente, vorrei innanzitutto ringraziarla per la sua sollecitudine sulla durata di questa seduta; ma, come lei sa, ho ventun anni di esperienza parlamentare e di conseguenza sono immune da questo tipo di rischi.
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Per quel che concerne le osservazioni relative all' Afghanistan, vorrei semplicemente aggiungere che il Consiglio intende portare aiuti umanitari in loco allorquando le condizioni operative lo consentiranno.
<P>
Permettetemi poi di fare qualche osservazione su alcuni elementi del ricchissimo dibattito sulle relazioni del presidente Brok e della onorevole Lalumière.
Credo che il senso generale di queste relazioni sia stato ampiamente approvato - il che, com' è ovvio, incoraggia i governi nel lavoro che svolgono - e sarà sostenuto, credo, anche dal Consiglio di Nizza.
<P>
Innanzi tutto vorrei citare la questione del ruolo dei mezzi di difesa nell' ambito degli strumenti politici e pratici dell' Unione europea.
Secondo molti oratori, tra le possibilità d' intervento a disposizione dell' Unione europea il mezzo militare deve essere utilizzato in ultima istanza.
Non posso fare a meno di insistere su questo principio che è proprio dei governi.
Dobbiamo tuttavia chiederci cosa significhi "in ultima istanza" .
Significa che tutto il resto è fallito e ci si trova di fronte ad una determinata situazione.
Lo abbiamo visto in Europa due anni fa e un anno e mezzo fa per la questione del Kosovo.
Tutti gli sforzi politici e diplomatici, le pressioni economiche non sono serviti ad evitare lo scoppio della violenza nel cuore dell' Europa e una sfida inaccettabile a tutti i valori europei.
La forza militare è appunto solo un' ultima istanza, ma se vogliamo che impedisca l' inaccettabile, essa deve essere affidabile e credibile.
<P>
Penso anche che la combinazione fra questi mezzi differenti sia una peculiarità, una possibilità specifica dell' Unione europea e che il lavoro che ci aspetta, se questa politica progredisce e si consolida, è sviluppare una vera e propria cultura europea della prevenzione e della gestione dei conflitti.
Talune esperienze, già fatte e tuttora in corso, in particolare nei Balcani dimostrano che gli europei, per la loro storia caratterizzata da numerosi conflitti, per la loro comprensione delle sottigliezze e talvolta delle difficoltà, dei confronti fra comunità, possono sviluppare in materia di gestione dei conflitti un know-how e metodi degni di nota e di tutto rispetto.
<P>
In merito alla questione della duplicazione, vorrei sottolineare che le risorse, i mezzi militari che le nazioni hanno accettato liberamente di proporre all' interno di questa forza congiunta sono le stesse capacità che la maggior parte di queste nazioni mette a disposizione della NATO.
Non c' è una duplicazione delle forze.
Sono le stesse forze, con lo stesso livello di preparazione e di disponibilità della maggior parte delle nostre nazioni. Mi metto nei panni delle nazioni che non fanno parte della NATO.
Non c' è, per i membri della NATO, nessuna duplicazione dei loro sforzi di difesa fra ciò che sostiene le azioni della NATO e ciò che potrebbe essere messo a disposizione dell' Unione europea.
<P>
La questione del concetto, un concetto approvato nel 1992.
Si tratta delle missioni di Petersberg, oggetto di un solido accordo fra i governi europei che indica linee di condotta che sono, credo, sperimentate e ampiamente approvate dall' opinione pubblica europea.
Le azioni, se è necessario intraprenderne, saranno evidentemente decise dai governi tramite consenso e, come evidenziato da vari oratori, se nelle dichiarazioni sottolineiamo che non esiste un esercito europeo è perché evidentemente non c' è un' autorità superiore alle nazioni che potrebbe imporre loro di impiegare le loro forze in qualsiasi tipo di operazione.
<P>
L' Europa non istituirà quindi una nuova alleanza, come ho sentito dire, credo, da fonti informate in maniera incompleta.
Essa funzionerà sulla base di decisioni nazionali, prese grazie ad una cooperazione intergovernativa sotto il controllo dei parlamenti nazionali, rispettando le missioni di Petersberg e conformandosi, anche questo è contenuto nelle nostre dichiarazioni, ai principi della Carta dell' ONU.
Penso che uno degli sviluppi che caratterizzeranno la politica europea per la sicurezza e la difesa sia l' istituzione di una capacità supplementare, un sostegno concreto al ruolo delle Nazioni Unite, che è quello di risolvere i conflitti anche quando occorre separare i belligeranti.
<P>
Questa è la mia risposta all' osservazione di un oratore secondo il quale Gran Bretagna e Francia avrebbero concluso a Saint-Malo un accordo per limitare i diritti del Parlamento europeo.
Non si tratta di questo.
L' Accordo di Saint-Malo, stipulato fra i quindici Stati membri, prevede che, se vogliamo una capacità di azione dell' Europa in materia di difesa pratica ed effettiva, essa sia possibile, anzi, possa essere possibile solo su base intergovernativa.
<P>
Non dimentichiamo che abbiamo esitato o fallito per cinquant' anni nel dare all' Unione europea la capacità minima per non essere semplicemente un testimone impotente nelle crisi dove esplode la violenza.
Oggi, l' unica possibilità è un' azione intergovernativa, che conviene all' insieme delle nostre nazioni democratiche in quanto salvaguarda il loro diritto ultimo di decidere sull' impiego della forza.
E' vero, quindi, che il controllo parlamentare si effettua essenzialmente grazie a questa scelta intergovernativa all' interno delle nazioni.
<P>
Vorrei inoltre evidenziare che non c' è, non ci sarà nell' insieme delle posizioni prese dal Consiglio nessun impegno di bilancio dell' Unione europea per il finanziamento di attività militari.
Ciò significa forse che è impossibile istituire un dialogo in materia di difesa e di sicurezza fra il Consiglio, che rappresenta i governi, e il Parlamento europeo?
Mi sembra che questa discussione, di cui tutti si sono compiaciuti, fornisca una prima dimostrazione del contrario.
A mio avviso si svilupperà un dialogo costruttivo.
<P>
Perché?
Perché, se saremo coerenti con le decisioni prese, ci sarà una crescita graduale del livello di responsabilità, di credibilità e di influenza dell' Unione europea nella gestione delle crisi.
Non saremo più solo degli spettatori.
Di conseguenza, si svilupperà una riflessione politica approfondita in seno alle nostre opinioni pubbliche, in seno ai nostri parlamenti, anche in seno al Parlamento europeo, su quelle che sono le poste in gioco di questa risoluzione delle crisi tramite una gamma completa di mezzi, dei quali la forza militare è solamente una delle componenti.
Il valore dei principi e delle riflessioni contenuti nelle relazioni del Presidente Brok e della onorevole Lalumière dimostrano e prefigurano la ricchezza di questi dibattiti.
<P>
Ci saranno ancora nuove forme di avvicinamento da stabilire con i parlamenti nazionali. Comunque, ciò che abbiamo raggiunto, che rappresenta una svolta e che a mio avviso dovrebbe essere apprezzato da tutti, è che, dopo aver costruito una realtà politica che influenza positivamente i rapporti internazionali, i quindici Stati membri dell' Unione hanno deciso di dotarsi dei mezzi per agire insieme nel caso in cui la violenza sfidi i loro valori.
Lo fanno sulla base dei loro valori comuni, e ritengo che questa sia una buona notizia.
<P>
<SPEAKER ID=124 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Ministro.
<P>
Comunico di aver ricevuto una proposta di risoluzione per chiudere la discussione ai sensi dell'articolo 42, paragrafo 5 del Regolamento.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani, alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=9>
Riforma della Commissione
<SPEAKER ID=125 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=126 NAME="Guy-Quint">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le dimissioni della Commissione nel marzo del 1999 hanno evidenziato l' esigenza di operare una riforma delle sue strutture e dei suoi metodi di lavoro.
La spinta riformista che la muove deve innanzi tutto cercare di ripristinare la fiducia dell' opinione pubblica.
La necessità di una riforma è inconfutabile e la Commissione deve diventare un' amministrazione inappuntabile al servizio del progetto politico.
Si tratta di un prerequisito per rendere credibile la costruzione dell' Unione europea.
<P>
In seguito alle relazioni degli esperti indipendenti, la Commissione, su sollecitazione del Commissario Kinnock, ha proposto una riforma del proprio funzionamento in un Libro bianco.
Ufficialmente il Parlamento europeo viene consultato per un semplice parere, tuttavia il Commissario ha confermato l' importanza della posizione dell' Assemblea per il prosieguo - a cui essa prenderà parte - dei lavori della Commissione.
Considerata l' entità del compito, sono state consultate quattro commissioni ed è stata predisposta una procedura inedita con quattro relazioni parallele.
Plaudo qui al lavoro svolto dai colleghi del gruppo del Partito popolare europeo, gli onorevoli Pomés Ruiz, Harbour e Lamassoure.
<P>
E' stato quindi scelto un metodo per affrontare l' intera questione senza sovrapposizioni.
Tale metodo è stato osservato ed ha richiesto una notevole concertazione.
Grazie ad esso si è potuta adottare un' impostazione comune rispettosa degli ambiti di competenza di ciascuna commissione e protesa ad una reale coerenza di fondo tra le relazioni.
Ciononostante, vorrei sottolineare che il gruppo del Partito del socialismo europeo ritiene indispensabile che la riforma sia realizzata in maniera molto pragmatica nel rispetto dei Trattati.
<P>
La coesione tra tutti i settori della riforma deve garantire ai cittadini europei una buona visibilità ed una reale trasparenza in merito ai metodi di gestione politica del progetto europeo.
E' evidente che l' ammodernamento di una struttura della complessità della Commissione richiede tatto, pazienza e fiducia da parte dei vari protagonisti e, in modo particolare, del personale.
Ecco il motivo per cui è importante che essa non sia subita e per cui è essenziale che tutti i dipendenti vengano coinvolti effettivamente nel processo di rinnovamento.
<P>
La riforma, se può essere concepita dall' alto, deve essere chiara. Essa va illustrata ai sindacati e a tutto il personale; inoltre, tutto lo staff deve essere veramente coinvolto nell' iniziativa.
Esiste la ferma volontà di ridare slancio alla funzione pubblica europea ed è per tale motivo che alcuni principi vanno rispettati: alla funzione pubblica europea va riservato un unico statuto interistituzionale che assicuri a ciascun dipendente un trattamento di base uguale e che consenta una mobilità reale ed una formazione vera e propria.
L' evoluzione delle assunzioni deve sempre garantire pari opportunità a tutti i cittadini dell' Unione.
<P>
Il parere della commissione per i bilanci sulla riforma si concentra, nel rispetto delle sue competenze, su tali aspetti principali.
Il filo conduttore è l' accento sistematico sul fatto che, parallelamente a qualsiasi procedura legislativa, tutte le decisioni di bilancio dovranno essere prese nel quadro delle procedure annuali e dell' accordo interistituzionale di riferimento.
<P>
Il Parlamento ha una responsabilità particolare nei confronti dei cittadini e, in quanto ramo dell' autorità di bilancio, deve essere garante del buon impiego dei fondi pubblici.
Inoltre, prima di qualsiasi altra considerazione, si vigilerà con ancora maggior attenzione, in futuro, affinché il bilancio approvato sia veramente speso dalla Commissione e non riorientato in funzione di incapacità funzionali per attuare le poche inflessioni politiche scelte democraticamente dall' Assemblea.
<P>
L' insieme delle misure proposte nel Libro bianco deve concorrere ad ammodernare e a rendere efficace tutto il funzionamento della Commissione.
Ad esso andrà il nostro appoggio e vigileremo affinché tali procedure consentano di realizzare quanto prima una cultura di gestione orientata verso risultati e criteri di rendimento che tengano conto dei costi rispetto ai benefici nonché delle scelte politiche, non dimenticando che il decentramento e la delega delle competenze sono essenziali a condizione che sia garantito il potere decisionale e di controllo.
<P>
La comunicazione della Commissione europea deve trasmettere un messaggio comune alle diverse Istituzioni.
All' atto pratico, è indispensabile ripensare le procedure volte a rispettare le votazioni di bilancio.
La mancata esecuzione del bilancio così come il divario eccessivo tra l' iscrizione a bilancio e gli impegni e poi ancora il pagamento hanno dell' incredibile.
Vanno urgentemente individuate le procedure ad hoc atte a ridare credibilità alla gestione della Commissione.
A tal fine si devono rivedere le procedure fissando obiettivi realistici che consentano di riassorbire i RAL a breve scadenza e di ridurre il divario tra impegni e pagamenti, che priva di credibilità gran parte del bilancio, rendendo possibile rescindere contratti qualora venga meno la coerenza tra crediti di bilancio e impegni politici e liquidando in tempi brevi sovvenzioni ed impegni.
I circuiti di gestione finanziaria della Commissione vanno rapidamente modificati: ne va della sua credibilità e, di conseguenza, di quella dell' Unione europea.
A medio termine, è indispensabile affinare le procedure di bilancio tramite una migliore concertazione tra autorità di bilancio e Commissione all' inizio di ciascun esercizio finanziario, onde evitare di ricadere nelle situazioni di grossa difficoltà che solitamente s' incontrano a novembre o dicembre e nelle condizioni che non consentono di tradurre correttamente le attese politiche del Parlamento e di prendere in considerazione il reale ammodernamento del funzionamento della Commissione.
<P>
Una valutazione annuale dell' evoluzione del funzionamento e dei costi supplementari imputabili a tale riforma impone una concertazione all' inizio di ciascun esercizio di bilancio.
Benché tale disposizione richiederà del tempo, essa è inevitabile ed essenziale per la riforma.
<P>
La realizzazione di una gestione globale per progetto deve procedere di pari passo con una nuova nomenclatura che consenta trasparenza di gestione.
Siamo molto favorevoli a ciò.
Veglieremo affinché tutti i provvedimenti tecnici possano essere presi - con pieno diritto - nell' ambito dell' autorità di bilancio del Parlamento.
<P>
La commissione per i bilanci ha accolto con estrema soddisfazione il fatto che le conclusioni della relazione Bourlanges in materia di esternalizzazione siano state riprese nella lettera rettificativa.
Nel caso della comitatologia, invece, gli Stati membri esprimono troppo spesso interessi nazionali in conflitto con quelli della Comunità e la loro consultazione rallenta il processo decisionale accrescendo i costi.
Sarebbe pertanto opportuno che la riforma costituisca l' occasione per limitare il loro intervento ai soli ambiti che non comportano spese.
<P>
Non mi dilungherò sulle risorse umane poiché ne tratta a fondo l' onorevole Harbour.
Risulta palese un' inadeguatezza tra le risorse umane a disposizione della Commissione ed i nuovi compiti ad essa conferiti, oltre a quelli futuri. Non sarà tuttavia la riassegnazione del personale menzionata nella lettera rettificativa, che riguarda soltanto il 4 per cento dei dipendenti, a risolvere il problema delle risorse umane.
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Nondimeno, accettando giovedì scorso, in occasione della concertazione di bilancio, i punti principali della lettera rettificativa, il Consiglio ha dimostrato che l' altro ramo dell' autorità di bilancio vorrebbe sostenere la riforma della Commissione.
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Per quanto riguarda revisione dei conti, gestione e controllo finanziario, gli elementi essenziali sono contenuti nella relazione dell' onorevole Pomés Ruiz.
Dal 22 novembre è nota la posizione della Commissione sulla revisione del regolamento finanziario.
Ci siamo già espressi in merito alla riforma del fast track con la votazione sulla relazione Van Hulten.
Ricordiamo tuttavia l' assoluta necessità dell' indipendenza del controllo finanziario.
E' inoltre impensabile che solo il Consiglio possa modificare il regolamento finanziario, e ribadiamo quindi la richiesta di conciliazione su tale punto.
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La riforma della Commissione è un' azione indispensabile per il futuro delle Istituzioni europee.
Il metodo di lavoro scelto dalla Conferenza dei presidenti, che ad alcuni era parso arrischiato, richiede tempo.
Tuttavia, considerando l' insieme delle quattro relazioni, tale tempo di concertazione ha consentito una visione più ampia e più puntuale che ha arricchito il parere del Parlamento.
La relazione in esame corrisponde ai primissimi passi della riforma della Commissione, atto essenziale per una reale modernità di gestione dell' Unione.
Sarà seguita da numerose altre relazioni ed io, da parte mia, forte di queste settimane di lavoro in concertazione, auspicherei che tale metodo sia mantenuto per il seguito.
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Vorrei ringraziare in modo particolare gli altri tre relatori poiché ho apprezzato molto il nostro lavoro e la chiarezza delle loro posizioni.
Le differenze di valutazione che sono emerse non sono solo di natura politica ma riflettono ancora di più le divergenze culturali esistenti fra i Quindici.
Esse rivelano impostazioni di gestione del servizio pubblico molto diverse tra di loro, che si ritrovano quotidianamente nelle varie Istituzioni dell' Unione europea nonché all' interno dei gruppi politici.
L' attuazione della riforma rispecchia molto bene le difficoltà a cui si va incontro; tuttavia siamo consapevoli che questa impresa, per quanto difficile possa essere, è indispensabile.
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Insieme abbiamo contribuito alla prima tappa, determinante per il futuro politico dell' Unione, ed abbiamo modernizzato la sua gestione al fine di renderla più trasparente e quindi maggiormente alla portata dei nostri concittadini, affinché essi siano sempre più convinti che il loro futuro non possa prescindere da un' Unione europea più forte.
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<SPEAKER ID=127 LANGUAGE="ES" NAME="Pomés Ruiz">
<SPEAKER ID=128 NAME="Harbour">
Signor Presidente, è per me un piacere particolare presentare finalmente (e sottolineo la parola finalmente) questa relazione.
Ricordo di aver incontrato per la prima volta il Vicepresidente Kinnock nel dicembre dello scorso anno, allorché il Parlamento mi ordinò di assumere quest'incarico; ci sono quindi voluti undici mesi prima di giungere a questo traguardo.
E' stata un'esperienza molto piacevole.
Sono certo di ripetere le parole dei miei colleghi se affermo che la squadra dei relatori è riuscita a svolgere un ottimo lavoro di gruppo.
E' stato un piacere lavorare insieme, e credo che il processo di riforma della Commissione (un compito cruciale per il futuro dell'Unione europea) si sia arricchito e approfondito grazie alla partecipazione di noi quattro.
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La mia relazione si concentra sulla strategia delle riforme relative alle risorse umane.
Sottolineo la parola strategia, perché la commissione giuridica dovrà forse lavorare altri due anni (anche se speriamo in una conclusione più rapida) per esaminare tutte le riforme del regolamento del personale che scaturiranno dalle riforme in materia di risorse umane.
La nostra principale preoccupazione è stata quindi quella di elaborare un quadro strategico adeguato e corretto.
In linea di principio ne siamo soddisfatti, ma non vogliamo essere indulgenti; vorrei ora anzi tutto mettere in luce alcune questioni che, a parer mio, saranno cruciali per la Commissione, e in secondo luogo illustrare il contributo che noi potremo offrire alla Commissione stessa per affrontare quest'importantissima riforma.
Uno degli obiettivi principali della nostra commissione è stato quello di contestualizzare il problema in relazione a ciò che si verificava all'esterno.
Abbiamo tenuto un'audizione pubblica sulle riforme che ha avuto grande successo; vi hanno partecipato rappresentanti dell'industria pubblica e privata che ci hanno descritto i mutamenti in fatto di risorse umane ed organizzative che si verificano intorno a noi, cioè l'ambiente in cui la Commissione dovrà muoversi con le sue riforme.
Sarà davvero necessario ingaggiare il personale migliore in un mercato assai competitivo.
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Il dato più interessante emerso da tali discussioni è stato di capire come le prassi occupazionali e organizzative del settore pubblico e di quello privato si stiano sempre più avvicinando.
Ovunque le grandi organizzazioni si aprono, divengono più trasparenti, usano in maniera innovativa la tecnologia dell'informazione, abbandonano le tradizionali forme di organizzazione verticale per mettere in comune le informazioni all'interno delle organizzazioni e tra un'organizzazione e l'altra.
Questa è la lezione essenziale che la Commissione deve mettere in pratica nell'articolare la propria riforma.
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Il breve tempo che ho a disposizione questa sera non mi consentirà di entrare nei dettagli di tutte le raccomandazioni specifiche che abbiamo fatto; voglio quindi concentrarmi su quello che, a parer mio, è l'elemento centrale della necessaria evoluzione di queste riforme.
Nell'ambito della Commissione dobbiamo sviluppare un'organizzazione che indichi ad ogni funzionario obiettivi chiari e gli fornisca anche le risorse adeguate per conseguirli.
Questo processo deve comprendere anche le importantissime risorse finanziarie (come hanno sottolineato la onorevole Guy-Quint e l'onorevole Pomés Ruiz) e inoltre la facoltà di usare tali risorse in maniera corrispondente.
Ai funzionari si dovranno indicare gli obiettivi rispetto ai quali essi dovranno misurarsi; essi però andranno anche ricompensati, in termini di stipendio e carriera, nella misura in cui avranno raggiunti tali obiettivi.
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Questo è il nocciolo di ciò che stiamo cercando di fare.
Coloro che avanzeranno nell'organizzazione lo faranno in maniera strutturata, con una migliore pianificazione della carriera.
Possono aspettarsi di trasferirsi ad altre Istituzioni europee, oppure di essere assegnati ai governi nazionali, o ancora di lavorare nel settore privato.
Ciò dovrebbe costituire la norma, ossia una parte di una carriera standard all'interno della Commissione europea.
Nel corso della loro carriera, può anche avvenire che i funzionari incontrino personale proveniente dall'esterno, assunto a tempo determinato per brevi periodi, giovani specialisti che considerano un periodo di lavoro di tre o quattro anni in Commissione come una parte della loro carriera.
Dobbiamo incoraggiare l'assunzione di queste persone accanto alla carriera strutturata del personale permanente della Commissione.
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In futuro ci aspettiamo che un'organizzazione moderna funzioni in questo modo.
La strategia è senz'altro corretta, ma per ottenere un vero successo bisognerà calibrare anche i dettagli.
Per gestire un'organizzazione è senz'altro necessario che le norme e i regolamenti funzionino a dovere, ma vi sono molti altri elementi essenziali: l'atteggiamento del personale, l'impegno con cui esso è disposto a sostenere i progetti di lavoro, la disponibilità a cambiare.
Sono tutti elementi cruciali, e anche il coinvolgimento di ognuno, nei sindacati e al di fuori di essi, sarà assolutamente essenziale.
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Un altro elemento importantissimo sarà una leadership proveniente dal vertice.
Il Vicepresidente Kinnock dimostra sempre un grande entusiasmo per tutto ciò che fa; egli ha guidato questo processo con grande passione, ma c'è bisogno di un impulso che venga dal vertice più alto.
Mi ha quindi fatto molto piacere che noi quattro abbiamo avuto tutti l'opportunità di incontrare recentemente il Presidente Prodi, che ci ha garantito il suo pieno sostegno a queste riforme.
Quanto prima, le riforme devono far sentire il proprio effetto a cascata dal vertice fino ai livelli inferiori: in tal modo l'Unione europea avrà quell'energica Commissione che è necessaria per raggiungere gli obiettivi dei prossimi 20 anni.
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<SPEAKER ID=129 NAME="Lamassoure">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, nonostante la sua portata, il contenuto del Libro bianco presentato dal Commissario Kinnock non solleva direttamente questioni istituzionali.
Si presenta tuttavia come la prima fase di una riflessione di più ampio respiro, avviata dal Presidente Prodi stesso, sulla cosiddetta governabilità dell' Unione.
Un altro documento è in preparazione sul tema all' interno della Commissione.
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E' in tale spirito, per dare subito l' avvio al dibattito, che la commissione per gli affari costituzionali si è interrogata, al pari delle altre tre commissioni interpellate, sull' efficacia politica della Commissione esecutiva.
La Commissione è in grado, oggi, di svolgere i compiti e, soprattutto, la funzione politica che le sono assegnati dai Trattati?
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In un' Europa che, domani, conterà trenta Stati membri, con un Consiglio diventato pletorico e un Parlamento di 700 membri che parlano venti lingue, il ruolo della Commissione europea, nel definire e difendere l' interesse comune europeo, sarà invero più importante che mai.
La commissione per gli affari costituzionali ribadisce inoltre la propria adesione ad una Commissione esecutiva forte, indipendente, efficace, trasparente e politicamente responsabile.
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Per garantire tali qualità, si insiste su cinque punti.
Innanzi tutto lo spirito del buon governo non deve essere limitato ai compiti di gestione della Commissione.
Esso deve ispirare anche la sua funzione legislativa di proposta, definendo, ad esempio, una procedura interna di controllo del principio di sussidiarietà, redigendo un registro con la cronologia delle procedure onde evitare tempi troppo lunghi nella predisposizione dei testi.
Un altro punto importante: la Commissione è l' unico organo in grado di assicurare un coordinamento dell' insieme dei lavori di preparazione e di seguito delle decisioni europee.
Nei casi in cui non lo fa, i risultati ne risentono, come si può vedere bene segnatamente nell' ambito del secondo e del terzo pilastro.
Si invitano altresì gli Stati membri ad affidare alla Commissione il ruolo principale nell' organizzazione e nel seguito delle riunioni del Consiglio europeo e di tutte le formazioni del Consiglio dei Ministri, cosa che può esser fatta senza modificare formalmente le Istituzioni.
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La Commissione non è invece preposta a gestire essa stessa l' esecuzione delle politiche europee né dei crediti corrispondenti.
Nel Libro bianco si indica che, attualmente, quasi la metà dei funzionari della Commissione sono assegnati a compiti di gestione - troppo pochi se si considerava che la Commissione dovesse occuparsi in prima persona della gestione.
Di gran lunga troppo pochi se si considera che essa deve liberarsi del grosso della suddetta gestione, come ora.
E' il decentramento che deve essere la regola, a vantaggio delle amministrazioni nazionali o di agenzie esterne.
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Per quanto concerne tali agenzie, la riflessione sulla governabilità deve offrire alle tre Istituzioni lo spunto per definire una dottrina comune sul cosiddetto affidamento esterno.
La creazione di agenzie indipendenti è giustificata ove risulti necessaria una valutazione scientifica o tecnica oppure sembri più opportuna una gestione decentrata - come nel caso, ad esempio, dell' Osservatorio europeo sulla droga e, in futuro, della sicurezza alimentare o della sicurezza aerea, a condizione tuttavia di evitare uno smembramento della responsabilità politica della Commissione e purché ci si accerti che essa disponga degli strumenti giuridici necessari per rendere conto a Parlamento e Consiglio delle modalità con cui le agenzie svolgono i loro compiti.
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Infine è giunta l' ora di interessarsi anche alla rappresentanza esterna dell' Unione.
Se ne è peraltro discusso nel pomeriggio nell' ambito del dibattito sulla politica estera comune.
Anche a tal proposito si è al limite tra ciò che attiene al buon governo e ciò che può giustificare gli elementi di riforma istituzionale, come hanno dimostrato le riflessioni del Commissario Patten.
La commissione per gli affari costituzionali propone di fare un bilancio globale della rappresentanza esterna dell' Unione, sia nei confronti dei paesi terzi in sede di negoziati internazionali sia negli organismi internazionali, e di procedere ad uno studio sulla creazione di un servizio diplomatico comune.
Il dibattito sulla governabilità è dunque aperto.
Lo si porterà avanti in primavera a partire dalle conclusioni di Nizza e sulla base delle nuove proposte della Commissione.
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<SPEAKER ID=130 NAME="Garriga Polledo">
Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, desideriamo innanzi tutto ringraziare la onorevole Guy-Quint per la ricerca di consenso che ha caratterizzato la preparazione della sua relazione.
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La commissione per i bilanci ritiene che il sistema del bilancio per attività sia fonte di problemi a causa della scarsa visibilità della spesa, a fronte della nostra volontà di rafforzare i poteri del Parlamento europeo in quanto autorità di bilancio.
Come la onorevole Guy-Quint sa bene, abbiamo appena concluso una concertazione di bilancio con il Consiglio in cui la parte più difficile è consistita proprio nello stabilire in modo chiaro e preciso i limiti del potere di bilancio di ciascuna delle due Istituzioni.
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La commissione per i bilanci ritiene che il Parlamento non debba rinunciare al suo controllo sull' assegnazione di crediti amministrativi.
Non ci tranquillizza il fatto che, una volta terminata l' elaborazione del bilancio per attività, scomparirà la rubrica n. 5 delle prospettive finanziarie.
Non siamo contrari a tali conseguenze, ma vogliamo salvaguardare i poteri di bilancio del Parlamento.
Pertanto, un orientamento della riforma della Commissione volto a sottrarre implicitamente al Parlamento questo controllo delle spese amministrative creerebbe problemi interistituzionali a breve termine.
Un approccio che, invece, riconosca i poteri di controllo e di decisione del Parlamento sulle spese dell' attuale rubrica n. 5 assicurerà un iter agevole alla riforma della Commissione.
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Per quanto riguarda gli uffici di assistenza tecnica e il periodo transitorio di smantellamento, il mio gruppo politico chiede che la Commissione si adoperi per limitare il periodo transitorio.
Al signor Commissario pertanto chiedo se la Commissione è in grado di garantire un periodo di transizione veramente limitato nel tempo.
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Occorre infine affrontare la delicata questione del piano di pensionamento anticipato.
Tutto dipenderà dall' esito del dialogo a tre, che dovrà definire, tra l' altro, anche questo aspetto prima dell' approvazione definitiva del bilancio 2001.
Il mio gruppo non rinuncia all' idea dell' obbligatorietà del piano di pensionamento anticipato.
Riteniamo che la proposta attuale, troppo indefinita, potrebbe creare più problemi che vantaggi; abbiamo già ricevuto una serie di segnali di preoccupazione tra i funzionari.
Daremo, tuttavia, il nostro voto di fiducia alla Commissione affinché precisi il più possibile la portata della sua proposta.
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Durante il prossimo dialogo a tre speriamo di poter ottenere buone notizie su molti punti, compreso questo, oltre alla rimozione della riserva nella categoria per nuove assunzioni.
Sarà una conferma della buona volontà del Parlamento di portare avanti questa riforma insieme con la Commissione.
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<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="EN" NAME="Van Hulten">
Signor Presidente, oggi è un giorno importante per la riforma della Commissione.
Mi proponevo di iniziare il mio intervento con queste parole, ma volgendomi intorno comincio a dubitarne.
E' sintomatico dei metodi di lavoro del nostro Parlamento che non riusciamo ancora a porre all'inizio della nostra agenda gli argomenti sui quali esercitiamo una maggiore influenza, e dibattiamo invece per primi quei temi nei quali il nostro Parlamento non ha formalmente voce.
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(Applausi dal Commissario Kinnock) Sei mesi dopo che la Commissione ha esposto i suoi progetti in un Libro bianco, il Parlamento è pronto a fornire la propria opinione.
Vorrei congratularmi con i relatori, che hanno svolto un ottimo lavoro in condizioni difficili; il fatto che le abbiamo create noi, non rende tali condizioni meno difficili.
In questioni di tale importanza, è essenziale che il Parlamento si pronunci con voce unanime, e sono convinto che il voto di domani dimostrerà la nostra unità di intenti.
Vorrei rivolgere i miei ringraziamenti particolari all'onorevole Pomés Ruiz, che ha preparato la relazione a nome della commissione per il controllo dei bilanci.
Egli si è dimostrato estremamente disponibile ad accettare le opinioni dei suoi colleghi in commissione; ne è scaturito un valido insieme di relazioni che domani riceveranno l'approvazione quasi unanime del nostro Parlamento.
Credo quindi che la Commissione farebbe meglio ad esaminarle seriamente.
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Questo giorno è importante per la riforma della Commissione anche perché oggi la Commissione stessa ha adottato una serie di proposte che, a mio avviso, saranno un elemento chiave per ripristinare la fiducia dei cittadini d'Europa nelle nostre Istituzioni.
In primo luogo la Commissione ha accettato la necessità di fissare norme che proteggano coloro che denunciano irregolarità.
La crisi che l'anno scorso ha portato alle dimissioni della Commissione ha dimostrato che non esistevano provvedimenti adeguati per trattare gli onesti e fondati reclami presentati da funzionari zelanti.
Possiamo nutrire opinioni diverse sull'operato del signor Van Buitenen, ma è chiaro che egli non avrebbe mai dovuto esser punito per aver seguito la propria coscienza.
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In secondo luogo, la Commissione propone di rivedere la procedura disciplinare: è un provvedimento che si faceva attendere da lungo tempo.
La Commissione adesso ha deciso di accettare le raccomandazioni avanzate dal Comitato di esperti indipendenti secondo le quali la commissione disciplinare dovrebbe essere presieduta da una personalità indipendente.
Ciò aumenterà notevolmente la correttezza e la precisione della procedura disciplinare e renderà inoltre visibile tale miglioramento.
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In terzo luogo, la Commissione ha adottato una proposta concernente l'istituzione di un gruppo di consulenza sugli standard da rispettare nella vita pubblica; tale gruppo dovrebbe essere costituito mediante un accordo interistituzionale.
Ciò corrisponde alle proposte fatte dagli esperti indipendenti e anche alla proposta vigorosamente caldeggiata dal Parlamento nella sua risoluzione del 19 gennaio di quest'anno.
La relazione presentata dall'onorevole Pomés Ruiz definisce in maniera più dettagliata la posizione del Parlamento su questo tema.
Sono lieto di constatare che la proposta della Commissione sembra coerente con la posizione che dobbiamo adottare domani.
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Ci aspettano però sfide importanti.
La revisione del sistema di gestione e controllo delle finanze è appena iniziata, e anche se non condivido il pessimismo appena espresso dal collega del PPE, sono tuttavia convinto che molto resti ancora da fare.
Il decentramento del controllo finanziario a favore delle Direzioni generali è un passo importante, ma funzionerà soltanto se il personale riceverà un'adeguata formazione e se la responsabilità dei dirigenti interessati sarà adeguatamente riconosciuta.
In tale contesto, due aspetti del processo ci interessano in modo particolare.
In primo luogo, la Commissione non ha ancora raccolto la nostra raccomandazione di istituire un organo esterno per la disciplina di bilancio; la Commissione avrà senz'altro i suoi buoni motivi per non farlo, ma ci piacerebbe conoscerli.
In secondo luogo, per il mio gruppo l'istituzione di un servizio di consulenza e di assistenza in materia di irregolarità finanziarie, proposta nel Libro bianco, sarà accettabile solo se si potrà dimostrare che tale servizio non intralcerà in alcun modo l'attività di OLAF.
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Dopo un anno e mezzo di discussioni e di preparazione la Commissione si sta comportando in maniera razionale.
Il processo di riforma è avviato e in corso di attuazione, come hanno dimostrato i rapporti di valutazione della Commissione.
A mio parere, l'unico pericolo che corriamo ora è quello di allentare la guardia e cedere alle forze conservatrici: ve ne sono ovunque, nel Parlamento, nel Consiglio e nella Commissione.
Esorto quindi la Commissione a raddoppiare i propri sforzi per far sì che tra due anni siano disponibili i primi risultati che dimostreranno ai cittadini d'Europa come la Commissione sia di nuovo al lavoro.
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<SPEAKER ID=132 NAME="Virrankoski">
Signor Presidente, innanzi tutto vorrei congratularmi con i quattro relatori per l' ottimo lavoro che hanno svolto.
Il miglioramento del sistema amministrativo dell' Unione europea è uno dei rinnovamenti più importanti di questa legislazione.
Gli obiettivi principali della riforma della Commissione dovrebbero essere la riduzione dell' eccessiva burocrazia, l' aumento dell' efficienza e l' adozione di provvedimenti per una gestione finanziaria rigorosa e trasparente.
Queste misure richiedono una semplificazione dei metodi di lavoro, il trasferimento delle competenze ad un livello inferiore e una più chiara definizione del potere deliberante.
Lo strumento più efficace per attuare queste riforme è l' aumento e il rafforzamento delle responsabilità personali di ognuno.
I responsabili amministrativi delle Istituzioni dell' Unione devono assumersi le responsabilità giuridiche e finanziarie delle loro decisioni.
Inoltre, il rafforzamento delle responsabilità richiede anche una rapida riforma dello statuto del personale.
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La riforma necessita anche dell' introduzione del bilancio per attività.
I dirigenti delle varie unità e i responsabili delle Istituzioni dell' Unione dovrebbero avere un certo margine di manovra nella gestione amministrativa.
L' attenzione va rivolta soprattutto ai risultati da ottenere piuttosto che al metodo di lavoro, perché solo in questo modo le risorse finanziarie disponibili possono essere assegnate nella maniera più efficace possibile.
Le Istituzioni e i loro responsabili dovrebbero avere la possibilità di avvalersi del sistema amministrativo più efficiente possibile.
Inoltre, l' assunzione delle responsabilità richiede che la prassi del controllo preliminare dei finanziamenti venga abbandonata.
Non c' è una chiara assunzione di responsabilità se c' è più di una persona a prendere le decisioni.
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La riforma amministrativa è necessaria soprattutto per attuare un miglioramento delle operazioni finanziarie nell' Unione.
Per pagare le proprie fatture l' Unione europea si dovrebbe adeguare alle procedure in vigore nel resto del mondo.
Gli attuali termini di pagamento di tre mesi sono troppo lunghi, senza parlare del fatto che molti pagamenti registrano ritardi di più di un anno.
E' una cosa veramente vergognosa se si pensa al fatto che l' Unione europea stessa ha sempre sostenuto la necessità di modernizzare l' economia.
Il mio gruppo appoggia con determinazione la riforma amministrativa.
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<SPEAKER ID=133 LANGUAGE="DE" NAME="Rühle">
Signor Presidente, anche il mio gruppo, costituito dai Verdi e dai Regionalisti, appoggia le riforme della Commissione così come sono state presentate nel Libro bianco, e ne chiede la rapida applicazione.
Oggi, durante il dibattito su Nizza è stato spesso ripetuto che all' orizzonte dell' Unione europea si stanno profilando grandi sfide e che l' ampliamento futuro ad un' Unione di 27 o più paesi rappresenterà un banco di prova per le Istituzioni europee.
Allo stesso tempo, le Istituzioni hanno perso molto del loro prestigio agli occhi dell' opinione pubblica a causa di un clima di sfiducia e dell' acuirsi di alcune problematiche. Per menzionare a titolo esemplificativo alcuni dei problemi più scottanti, basti ricordare l' aumento dei prezzi petroliferi, i cambiamenti climatici e la crisi legata alla ESB.
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La riforma istituzionale è urgentemente necessaria per infondere nuova fiducia ed aumentare la nostra funzionalità.
La nostra legittimità deve passare attraverso una maggiore efficienza e trasparenza, la gestione ottimale dei dispositivi d' intervento, la diffusione di una cultura della responsabilità, il decentramento e l' adeguamento delle amministrazioni alle esigenze dei cittadini.
Queste finalità enunciate dalla Commissione non possono che ricevere il nostro placet, benché per taluni aspetti ci sembra che esse manchino di audacia.
Prendo ad esempio il tema della trasparenza, in merito al quale la Commissione ha pronunciato altisonanti promesse al momento del suo insediamento.
Purtroppo, la realtà dei fatti è un' altra, come si può evincere dall' accordo quadro con il Parlamento e dalle disposizioni per l' accesso alle informazioni.
Su questo punto è necessario un ulteriore sforzo di adeguamento, e speriamo che la Commissione abbia il coraggio di aprirsi a una maggiore trasparenza.
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Anche sul punto della procedura disciplinare sono state fatte promesse, ma mancano tuttora regole chiare e indicazioni precise in merito alla loro applicazione. Anche la questione dei collaboratori esterni non è stata chiarita in via definitiva: siamo in attesa di un messaggio inequivocabile.
Per quanto concerne i "delatori" , desidero associarmi a quanto appena detto dal mio collega, l' onorevole Van Hulten.
Pure in questo caso avremmo auspicato maggiore coraggio da parte della Commissione, una maggiore disponibilità a trattare apertamente questo problema, poiché i delatori hanno in qualche misura contribuito ad avviare il processo di riforma.
<P>
Per quanto concerne l' attuazione del bilancio, in futuro la Commissione, assieme al Parlamento, dovrà riflettere su come risolvere il problema degli accumuli arretrati e come assicurarsi che la questione degli impegni sia gradualmente risolta anche durante l' attuazione dei nuovi programmi, in modo da riuscire a colmare una volta tanto la vistosa disparità tra le promesse e i fatti realizzati.
Anche a proposito dei funzionari ci potevamo aspettare, in particolare noi del gruppo dei Verdi, che il Parlamento sarebbe andato maggiormente incontro alla Commissione.
A nostro avviso, le assunzioni stanno procedendo addirittura con troppa lentezza. Dati i compiti attuali collegati all' ampliamento dell' Unione, in futuro saranno previsti sicuramente ulteriori aumenti degli effettivi.
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Purtroppo, come ho già detto, su questi punti è mancato il sostegno del Parlamento, che in questo caso farebbe meglio a guardare in casa propria.
In linea di massima, l' impostazione ci pare buona e corretta; speriamo che la Commissione dimostri maggiore lungimiranza e audacia nella sua applicazione.
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<SPEAKER ID=134 NAME="Turco">
Signor Presidente, nonostante lo sforzo dei relatori di sostenere il lavoro della Commissione, resta il fatto che alle raccomandazioni del Comitato di esperti indipendenti non viene ancora data una risposta globale e coerente che miri ad una politica di governo e non solo a una migliore amministrazione dell' Istituzione.
Diamo atto che la Commissione si è impegnata ad introdurre progressivamente una nuova nomenclatura di bilancio, ma questo processo vorremmo sapere quando sarà completato.
Vorrei solo ricordare che, secondo gli esperti, con l' attuale nomenclatura di bilancio risulta che gran parte delle sovvenzioni sono, di fatto, contratti camuffati, che la Commissione si rifiuta di trattare in quanto tali, perché la trasparenza è assicurata dalle sovvenzioni ancor meno bene che dai contratti.
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Non voglio soffermarmi sulle procedure di assunzione; resta il fatto che ancora oggi è incomprensibile il segreto relativo a tali procedure.
Per quanto ci riguarda la sola riforma possibile è stata prospettata dal gruppo socialista quando ha presentato tre emendamenti alla relazione del collega Bösch, che abbiamo discusso la scorsa tornata.
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Vorrei concludere accennando alla comitatologia.
Il Comitato degli esperti aveva scritto che, all' atto pratico, i comitati dei rappresentanti degli Stati membri tendono a diventare un meccanismo attraverso il quale gli interessi nazionali vengono rappresentati nell' attuazione delle politiche comunitarie, talvolta al punto di diventare una sede per spartirsi il bottino della spesa comunitaria.
A nostro giudizio, su questo punto la Commissione non vede, non sente e qualche volta, se parla, sussurra.
Secondo noi, per quanto riguarda la riforma della Commissione, è evidente la disparità tra ambizioni proclamate e fatti realizzati.
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<SPEAKER ID=135 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, nella lettera ai Romani, San Paolo esorta i suoi lettori a lasciarsi riformare rinnovando il loro pensiero.
Tale riforma è necessaria per servire Dio onestamente e non può essere ottenuta imponendo delle regole.
Anche se la riforma della Commissione non può essere comparata con quanto intendeva Paolo, il principio biblico contiene un insegnamento prezioso per la Commissione: non è con le regole che si può imporre una vera ubbidienza.
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Il Commissario Kinnock cerca di rafforzare la consapevolezza delle proprie responsabilità nei funzionari della Commissione cambiando e migliorando le regole.
Per quanto valide siano le intenzioni alla base delle regole, alla fine è determinante il modo in cui esse vengono applicate.
Per questo motivo le nuove regole devono essere valutate in base alla loro applicabilità.
La riforma comporta essenzialmente un cambiamento di comportamento e di atteggiamento da parte della Commissione e dei suoi funzionari.
<P>
Questo cambiamento a livello di atteggiamento si dovrebbe manifestare nella trasparenza della gestione.
In tale campo si continuano a registrare fallimenti sul piano dei programmi di riforma.
Il proposto servizio di consulenza per le irregolarità finanziarie non mette a rischio soltanto la trasparenza ma anche il lavoro di OLAF.
<P>
Con un bilancio limitato la Commissione è costretta a compiere delle scelte per quanto riguarda il pacchetto di compiti.
Dobbiamo scegliere tra ampliamento ed approfondimento dell' Unione.
I prossimi anni saranno all' insegna dell' ampliamento.
Per questo motivo sorprende che i relatori Guy-Quint e Pomés Ruiz ignorino del tutto tale questione e considerino le riforme soltanto quale mezzo per giungere all' unificazione politica europea.
A mio giudizio, la riforma della Commissione dev' essere vista alla luce dell' ampliamento e deve orientarsi in tale funzione.
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<SPEAKER ID=136 NAME="Zappalà">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con l' ipotesi di riforma della Commissione prosegue il cammino verso le nuove Istituzioni europee: nuove in quanto modificate rispetto alle precedenti a causa dei problemi sorti durante la gestione passata e sulla base del lungo, articolato e spesso complesso rapporto degli esperti indipendenti.
Come ogni novità che modifica le situazioni consolidate, è evidente che bisogna essere attenti ed accurati.
Chi ha responsabilità legislativa non può e non deve farsi spingere da fatti emotivi e non deve accettare in toto proposte, per quanto provenienti da luminari, che non rispondano alla logica della rappresentatività.
Gli esperti, in quanto tali, sono dei tecnici, ma il legislatore non può essere né un loro esecutore materiale né un esperto a sua volta: egli deve sentire, consultare, riflettere e poi produrre di propria iniziativa, altrimenti è meglio che rinunci a fare politica e lasci la legislazione agli esperti.
<P>
Ricordiamo che già una parte di riforma, approvata nel settembre dello scorso anno, in modo poco accorto anche se conforme alla proposta degli esperti, è stata oggetto di bocciatura da parte della Corte di giustizia.
La Commissione, organo istituzionale fondamentale dell' attuale assetto dell' Unione, realizza con tutta la sua struttura la politica dell' Unione europea come voluta dal Parlamento e dal Consiglio.
Il Parlamento deve riuscire senza condizionamenti a realizzare una riforma della Commissione, nelle parti opportune e necessarie, per conseguire, sì, efficienza e trasparenza ma consentendo a coloro che operano di essere consapevoli di se stessi, cosa sono, cosa fanno e per chi lavorano.
<P>
Dal mio punto di vista, non esiste al mondo una struttura di più elevata e sostanziale importanza: quindici nazioni, domani venti o più, un intero continente; la parte del globo allo stato più industrializzato pulsa nell' Unione e, per essa, nella Commissione attraverso le sue strutture.
In essa e nel Parlamento devono esservi funzionari eccellenti per capacità, consapevoli di essere tali, retribuiti adeguatamente, operativi ma con tutte le garanzie e le prerogative adeguate alla funzione, responsabili ma non esposti a probabili mortificazioni.
Dando ogni dovuto riconoscimento a chi, per essere qui, deve essere bravo e grande lavoratore, noi avremo Istituzioni eccellenti.
Ogni altra via farebbe regredire il tutto e magari farebbe riemergere gli stessi problemi già sorti in passato, a causa dei quali si sta procedendo, appunto, alla riforma.
<P>
<SPEAKER ID=137 LANGUAGE="EN" NAME="Miller">
Signor Presidente, vorrei cominciare elogiando l'onorevole Harbour e il lavoro che ha svolto con la sua relazione.
Come l'onorevole Van Hulten, mi congratulo con lui per il modo in cui ha lavorato con gli altri, pronto ad accettare le idee e i suggerimenti avanzati dagli altri gruppi politici.
Allo stesso tempo, desidero ringraziare la Commissione e il suo personale per il sostegno e l'assistenza che ci hanno offerto.
In effetti la relazione Harbour è soltanto una struttura portante; c'è ancora molto da fare, e credo che il Parlamento non debba dormire sugli allori.
Come ci è stato detto, oggi il Commissario ha diffuso una serie di documenti su alcuni aspetti della relazione.
A quanto mi è dato di capire, il Parlamento non intende prenderne visione ufficialmente; questo è un errore.
Infatti, non dobbiamo dimenticare che la riforma del personale della Commissione avrà ripercussioni sul Parlamento.
<P>
Vorrei occuparmi adesso dei 26 emendamenti alla relazione Harbour che sono stati presentati. Com'era prevedibile, approviamo gli emendamenti presentati dal PSE, dal n.
1 al n.
6. Ritireremo tuttavia l'emendamento n.
6 e chiederemo una votazione per parti separate sull'ultima parte dell'emendamento n. 15, in quanto non riteniamo che il sistema attualmente adottato dalla BCE sia adatto alla situazione contingente.
Chiediamo che gli emendamenti nn. 20 e 23 siano considerati aggiunte, poiché nel paragrafo 10 sarebbe assurdo cancellare il coinvolgimento del personale nella definizione dei traguardi lavorativi e l'importanza attribuita allo sviluppo personale nel quadro del sistema di valutazione.
L'emendamento n. 23 sembra il risultato di un ripensamento e, pur non essendo contrari, crediamo che esso non debba sostituire l'attuale paragrafo 22.
Approviamo gli emendamenti nn.
13, 14, 16 e 9 presentati dal PPE, ma ci opponiamo agli altri emendamenti poiché non aggiungono niente alla relazione, o comunque ci allontanano dalla realtà.
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Adesso desidero parlare brevemente dei cambiamenti.
I cambiamenti non sono mai facili.
Molti si oppongono ai cambiamenti temendo un salto nel buio.
Parlo sulla base della mia esperienza di dipendente di un'organizzazione che ha ridotto il proprio personale senza consultarlo in alcun modo. Invidio il personale della Commissione.
Avendo lavorato per un'altra organizzazione che ha ridotto il proprio personale, ed essendo stato licenziato, sono più che invidioso del personale della Commissione, del modo in cui lavora e del Commissario competente.
L'esperienza del licenziamento è assai dura; avrei preferito avere la possibilità di riqualificarmi per ottenere un altro lavoro in quella stessa organizzazione.
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<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="EN" NAME="Beazley">
Per cominciare vorrei riconoscere i meriti dell'onorevole Harbour.
Ricordo il suo intervento sul lungo periodo di gestazione di questo lavoro ed esorto la Commissione a non pensare che la tabella di marcia fissata non abbia limiti.
C'è stato un momento di vuoto e vorrei far capire alla Commissione che per il Parlamento, e ancor più per i popoli d'Europa, è importante che essa abbia ritrovato la fiducia in se stessa.
<P>
Adesso vorrei attirare la vostra attenzione su quanto ha affermato l'onorevole Lamassoure nella sua motivazione sul ruolo istituzionale della Commissione, e in particolare sull'iniziativa politica.
Non mi trovo spesso d'accordo con il collega Van Dam, che insieme a me fa parte della delegazione per l'Estonia.
Pur tuttavia, due delle sue affermazioni mi trovano d'accordo: la prima è che era necessario cambiare atteggiamento; la seconda, che l'ampliamento è un fattore chiave per il futuro successo della Commissione.
In materia di ampliamento, l'onorevole Lamassoure ritiene che la Commissione, per quanto riguarda il processo di adesione, debba proporre una strategia globale, la cui tabella di marcia politica rifletta gli interessi dell'Unione: una valutazione sull'idoneità di ogni paese candidato non basta affatto.
<P>
Nel mio precedente mandato di parlamentare europeo, Presidente della Commissione era Jacques Delors; tra i suoi collaboratori c'era il Commissario Brittan e prima ancora il Commissario Cockfield.
Essi non aspettavano certo di ricevere le idee dal Consiglio dei Ministri: il programma del mercato unico lo hanno elaborato loro, e dall'inizio alla fine di quell'impresa hanno lavorato in grande affiatamento con il Parlamento; sono stati loro a promuovere quel progetto, e sono stati loro a completarlo con successo.
Vi era allora un grande senso di fiducia, e una grande armonia fra le Istituzioni.
Vorrei semplicemente dire al Commissario Kinnock (e sono sicuro che da questo punto di vista egli non ha bisogno di incoraggiamenti) che non siamo di fronte a un problema di gestione e di dettagli tecnici, bensì a un problema di personale, di fiducia nel proprio lavoro e di convinzione che il Parlamento possa collaborare con la Commissione.
Dobbiamo porci un traguardo: questo traguardo è l'ampliamento.
Sarà arduo da raggiungere, ma guardiamo alla Commissione come alla nostra forza ispiratrice, con la quale vogliamo collaborare.
<P>
<SPEAKER ID=139 NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente, qualunque amministrazione ha bisogno di modifiche e aggiornamenti periodici.
Il nostro gruppo politico appoggia pertanto le proposte della Commissione - il Libro bianco - avanzate dal Commissario Kinnock.
La relazione dell' onorevole Harbour dà una valutazione positiva di tali proposte e anche noi sosteniamo questa relazione, approvata dalla commissione giuridica e per il mercato interno.
<P>
Il gruppo socialista, tuttavia, considera abbastanza efficace l' attuale funzionamento della pubblica amministrazione comunitaria.
Occorre ricordare che la crisi della Commissione è stata provocata non da mancanze dell' amministrazione comunitaria bensì da problemi politici scarsamente legati al funzionamento dell' amministrazione. Sarebbe arbitrario collegare la crisi della Commissione ad un carente funzionamento della sua amministrazione.
<P>
Occorre considerare che l' amministrazione comunitaria si basa su determinati principi ben consolidati nella prassi della pubblica amministrazione in Europa, cioè la stabilità dell' occupazione e la carriera.
Tali principi sono stati introdotti dopo che nella fase precedente gli incarichi pubblici erano stati territorio di conquista da parte del potere politico dominante.
Rispetto ad un sistema del genere, il principio di una pubblica amministrazione stabile garantiva un funzionamento indipendente dai mutamenti politici.
In alcuni paesi, come la Spagna, che hanno vissuto periodi tumultuosi della vita politica, l' amministrazione ha rappresentato un elemento di stabilità.
Pertanto, pur riconoscendo la necessità di ammodernare l' amministrazione, desideriamo assicurare che non vengano meno questi principi fondamentali dell' amministrazione comunitaria, attualmente svolta da funzionari altamente competenti che spesso, con grande sacrificio personale, devono cambiare residenza per stabilirsi a Bruxelles e che ricevono una remunerazione adeguata allo sforzo che ciò comporta.
<P>
La Commissione continuerà a presentare proposte concrete.
Da parte nostra, avremo la possibilità di esprimere il nostro parere al proposito e di aiutare nel frattempo la Commissione nello sviluppo della funzione pubblica.
Riteniamo tuttavia che occorra rispettare due principi fondamentali: innanzi tutto, la conferma delle situazioni riconosciute in diritto, i cosiddetti diritti acquisiti dei funzionari, e, in secondo luogo, il principio di stabilità, di garanzia, compresi il diritto di rappresentanza sindacale, il diritto per i funzionari di difendere la propria posizione, la carriera e anche il prestigio professionale.
Sulla base di questa considerazione, incoraggiamo la Commissione e il Commissario Kinnock a proseguire negli sforzi di riforma.
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<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="PT" NAME="Costa Neves">
Signor Presidente, Commissari, onorevoli colleghi, è con aspettative legittime che seguiamo questa riforma.
E' deplorevole che per scatenarla ci siano volute le dimissioni della Commissione, nel marzo del 1999, per atti irregolari e di cattiva amministrazione.
Una volta incrinata la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni europee, è più difficile recuperarla.
Le difficoltà della Commissione nell' esecuzione di diversi programmi sono evidenti.
Si accumulano ritardi nei pagamenti e gli ostacoli sono ben noti.
Si assiste al moltiplicarsi di nuove funzioni, all'accresciuta complessità e lentezza delle procedure, mentre ciò che non muta sono le strutture, i metodi e i condizionamenti di ordine formale.
Il risultato lo conosciamo, ed è apprezzabile la devozione e la competenza di molti che fanno parte della Commissione e della sua amministrazione.
<P>
La Commissione deve ottimizzare al più presto l' utilizzo delle risorse umani esistenti e promuovere nuove assunzioni.
Ciò, tuttavia, non basta al fine di migliorare l' esecuzione delle azioni e delle dotazioni disponibili.
Si spera in una profonda riorganizzazione di strutture e di metodi di lavoro; è indispensabile chiarire la ripartizione delle attribuzioni tra il Parlamento, il Consiglio e la Commissione.
Alle prime due Istituzioni spetta la definizione delle politiche e delle priorità, nonché la messa a disposizione di mezzi finanziari.
La Commissione, invece, dovrà preparare tutte le condizioni per organizzare la gestione finanziaria dei programmi comunitari.
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Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, è indispensabile rafforzare il ruolo esecutivo della Commissione, in particolare attraverso la riforma della comitatologia.
Intendiamoci: se, ai sensi dell' articolo 274 del Trattato, la Commissione dà attuazione al bilancio sotto la propria responsabilità, determinati interventi degli Stati membri attraverso comitati di gestione e di regolamentazione, promossi sostanzialmente per esprimere interessi nazionali, ostacolano l'efficacia della gestione della Commissione.
Di qui ciò che deve cambiare nella cosiddetta comitatologia.
Contando sul successo di questa riforma, mi congratulo con i quattro relatori, in particolare la onorevole Catherine Guy­Quint per il suo lavoro che ho avuto modo di seguire più da vicino.
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<SPEAKER ID=141 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente, le dimissioni della Commissione nella primavera del 1999 hanno rappresentato in effetti il momento culminante di un problema ben più radicato che affligge la Commissione, legato a strutture di lavoro non ben definite che hanno portato ad una scarsa responsabilità politica, ad una frammentazione delle priorità politiche e a risultati insufficienti.
<P>
Il Libro bianco del Commissario Kinnock fornisce una risposta a questi problemi, ma allo stesso tempo si spinge molto più in là in quanto le proposte di riforma si fondano sui principi che stanno alla base della moderna funzione pubblica europea, al cui centro devono essere i cittadini, i quali, a loro volta, si aspettano risultati e interventi adeguati quando sono in gioco i loro interessi.
Problemi quali la crisi dell' ESB, i prezzi petroliferi, l' effetto serra hanno una marcata componente europea.
Perciò in questi settori la Commissione ha un importante compito da svolgere.
I risultati richiesti dai cittadini potranno essere ottenuti soltanto se la Commissione sarà in grado di agire rapidamente, con trasparenza e tenendo conto della funzione pubblica.
Questo dev' essere dunque l' obiettivo delle riforme all' interno della Commissione.
<P>
Abbiamo potuto constatare come la cultura della paura abbia paralizzato in gran parte, anzi totalmente, il processo decisionale all' interno della Commissione - mi riferisco anche ai servizi e ai funzionari.
Ad esempio, il settore delle relazioni esterne è un caso esemplare dei gravi problemi con cui purtroppo la Commissione continua ad avere a che fare.
Molte migliaia di domande di progetti attendono da oltre un anno di essere esaminate.
Lettere e richieste d' informazioni sulla situazione non trovano riscontro o ottengono soltanto risposte ambigue.
<P>
Queste circostanze hanno profondamente incrinato la fiducia delle organizzazioni e dei cittadini interessati.
Alla luce di tutto ciò, quanto proposto dal Commissario Kinnock alla ricerca di una maggiore efficienza nonché di un bilancio e di una gestione guidata merita tutto il nostro appoggio.
In tal modo la Commissione può dedicarsi ai suoi compiti principali e aumentare considerevolmente la propria efficienza.
Allo stesso tempo, il pacchetto di proposte di riforma può spezzare la cultura della paura e consentire così ai funzionari di riconquistare fiducia nelle proprie capacità, perché tra di loro ci sono molte persone estremamente valide.
<P>
Il Parlamento europeo potrà poi valutare la Commissione in base ai risultati ottenuti; in tale contesto il principale criterio di valutazione sarà costituito dalle priorità politiche, così come fissate da Parlamento e Consiglio, ma anche dall' attenzione rivolta ai servizi destinati ai cittadini.
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E' essenziale che la funzione pubblica europea riconquisti rapidamente agli occhi dei cittadini la credibilità perduta.
Tale obiettivo non potrà essere raggiunto se verrà posta troppa enfasi sul termine "interno" .
La collettività deve avere la sensazione che la Commissione sia effettivamente accessibile e trasparente.
<P>
Il Libro bianco sull' amministrazione europea presentato di recente contiene molti spunti validi a tale riguardo, mentre in altri campi resta ancora molto da fare.
Mi riferisco alla possibilità di accesso dei cittadini ai documenti, un aspetto sul quale non siamo ancora soddisfatti.
Adesso dobbiamo chiudere definitivamente il capitolo relativo alle frodi, alla burocrazia e alle dimissioni della Commissione.
Apriamo un nuovo capitolo su una funzione pubblica europea moderna che adempia in maniera adeguata al suo ruolo istituzionale, sia pronta a far fronte all' imminente ampliamento e abbracci il servizio ai cittadini europei come suo nuovo mission statement.
<P>
Il Commissario Kinnock e il Presidente Prodi hanno il pieno appoggio del gruppo PSE. Ciò significa anche che vaglieremo con attenzione i risultati e i criteri così magistralmente descritti nel Libro bianco.
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<SPEAKER ID=142 NAME="Naranjo Escobar">
Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, sarò breve, ma consentitemi innanzi tutto di congratularmi con tutti i relatori.
Il consenso di base che ha caratterizzato il loro lavoro costituisce un elemento molto positivo e promettente.
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La discussione, come abbiamo constatato, non verte tanto su principi, obiettivi e opportunità della riforma, quanto piuttosto su procedure, ritmi, calendari, possibili disfunzioni o conseguenze indesiderate di una sua applicazione.
Si tratta di una riforma necessaria, al di là del fatto che ad avviarla sia stata non la normale autocritica di un' amministrazione con alcuni decenni di attività alle spalle, ma piuttosto una vera e propria crisi politica.
<P>
Tuttavia, davanti a noi non abbiamo una riforma politica con effetti amministrativi, ma una riforma amministrativa con conseguenze politiche.
E' una di quelle rare sfide in cui i responsabili politici devono trovare il modo migliore per garantire la governabilità delle istituzioni e al contempo il modo migliore per offrire ai cittadini una buona amministrazione.
<P>

Il successo della riforma sarà il successo di tutti; la posta in gioco è altissima per tutti noi.
Ritengo pertanto necessario che siano sfruttate tutte le possibilità messe a disposizione dal dialogo interistituzionale, un dialogo che deve aprire alla procedura di codecisione il quadro normativo di base delle finanze comunitarie; un dialogo che deve consentire la fissazione di meccanismi comuni nelle politiche delle risorse umane; un dialogo che deve sfociare in accordi pluriennali di bilancio, nell' ambito delle prospettive finanziarie; un dialogo, infine, che deve permetterci di lavorare congiuntamente nel seguito e nel controllo della riforma.
<P>
Onorevoli colleghi, ai cittadini non interessa tanto il disegno materiale della riforma, quanto piuttosto l' insieme degli obiettivi e delle conseguenze.
I cittadini ci giudicheranno sulla base del grado di trasparenza, di prossimità nelle responsabilità decisionali, di coerenza nella ripartizione delle responsabilità, nonché sulla base dell' efficienza che ne scaturirà.
<P>
<SPEAKER ID=143 NAME="Kinnock">
<SPEAKER ID=144 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Vicepresidente.
Sono sicuro che l' Assemblea le darà l' opportunità di approfondire la questione in altre occasioni, dato che la riforma non si esaurirà certo con la prima votazione di domani.
Avremo pertanto il piacere di ascoltarla nuovamente in futuro.
<P>
Ha facoltà di parlare il Commissario, signora Schreyer, per completare la relazione della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=145 LANGUAGE="DE" NAME="Schreyer">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, quella proposta dalla Commissione è una riforma radicale, come si può chiaramente evincere dal Libro bianco e credo ancor di più dalle relazioni del Parlamento.
La riforma s' incentra innanzi tutto sul perfezionamento della gestione finanziaria.
Orbene, non si tratta di modifiche di poco conto, bensì di cambiamenti sostanziali e di ampio respiro previsti in particolare per questo ambito.
Vi posso comunicare la buona notizia che importanti elementi della riforma sono già stati attuati, e non soltanto sulla carta bensì anche nella realtà.
Altri elementi sono ancora in fase di progettazione e altri ancora sono in attesa di sostegno e applicazione tramite le decisioni del Parlamento e del Consiglio.
<P>
Desidero approfondire alcuni punti rilevanti affrontati nelle relazioni degli onorevoli Guy-Quit e Pomés Ruiz e che riguardano direttamente la procedura di bilancio, ovvero la compilazione del bilancio e la sua esecuzione.
Entrambi i temi sono affrontati nella nuova versione del regolamento finanziario, vera pietra miliare della riforma.
Il regolamento finanziario è stato riveduto essenzialmente in un' ottica di semplificazione, di incremento della trasparenza, di rafforzamento dei principi di gestione finanziaria. Concretamente, ciò significa che ci saranno meno deroghe, meno regimi specifici incomprensibili e una maggiore efficienza ed efficacia della procedura di bilancio.
<P>
Una novità assoluta nel regolamento del bilancio sarà costituita dall' inserimento di disposizioni nuove sull' assegnazione degli appalti e sugli aiuti finanziari.
Le regole per le operazioni correnti di bilancio saranno così più chiare e di più facile applicazione. La nostra speranza e il nostro intento sono di ridurre in futuro la percentuale di errori.
<P>
Onorevole Guy-Quint, nella sua relazione lei ha menzionato diversi punti del nuovo regolamento finanziario e ha anche espresso il timore che con l' activity based budgeting vadano perse alcune informazioni per il Parlamento.
Credo di poterla rassicurare: l' activity based budgeting è stato pensato innanzitutto per evidenziare nel bilancio preventivo la quantità di risorse finanziarie stanziata per ogni priorità politica, includendo sia gli stanziamenti operativi sia quelli per le indispensabili spese amministrative. Noi vogliamo così mostrare i costi di ciascuna politica.
Lei ha ragione nel puntualizzare che in tale maniera non si effettua un calcolo completo dei costi e dei benefici, però almeno si ottiene una panoramica sintetica sui finanziamenti messi a disposizione di ogni settore. Si tratta di una vera innovazione per il bilancio dell' Unione europea.
<P>
L' eliminazione della precedente suddivisione del bilancio in spese amministrative e spese operative per i programmi ne è la logica conseguenza. In ogni caso, ciò non significa che i costi per il personale e l' amministrazione non saranno più riconoscibili per il fatto che non saranno più registrati separatamente.
Al contrario, questi costi continueranno naturalmente a comparire nelle linee di bilancio specifiche, solo che saranno assegnati ai settori politici di pertinenza e non scompariranno dunque più in maniera anonima nel bilancio amministrativo generale della Commissione.
<P>
Questa procedura basata sulle attività dovrebbe conciliare meglio le risorse disponibili con le priorità politiche.
Si tratta di uno strumento che consente una valutazione e una visione più esatta dei costi, uno strumento di gestione che può contribuire ad orientare meglio la gestione in funzione delle priorità.
Anche al Parlamento stava particolarmente a cuore che le priorità politiche fossero maggiormente riconoscibili.
Ribadisco che il nostro obiettivo è la trasparenza, e credo che lo stiamo raggiungendo.
<P>
Mi consenta di aggiungere brevemente, onorevole Garriga Polledo, che le categorie delle prospettive finanziarie rimangono immutate.
Queste fanno parte dello strumento di pianificazione finanziaria che è stato mantenuto.
E' stata una grande soddisfazione trovare in lei, onorevole Guy-Quint, una esperta della materia, che sicuramente affronterà qui in Parlamento la nuova versione del regolamento finanziario non soltanto con competenza ma probabilmente anche con passione.
<P>
Desidero affrontare un punto che è stato particolarmente enfatizzato nella relazione dell' onorevole Pomés Ruiz, ossia la questione delle scadenze di pagamento.
Lei ha perfettamente ragione a voler sottolineare questo tema.
L' anno scorso soltanto due terzi dei pagamenti sono stati saldati entro il termine dei 60 giorni, e sono concorde con lei nel ritenerlo inaccettabile.
Certo, negli ultimi anni il numero di transazioni finanziarie è lievitato rapidamente, ma non possiamo addurre questo fatto come scusa.
La Commissione deve entrare nell' ordine d' idee che i pagamenti vanno effettuati entro i termini stabiliti.
La puntualità è uno degli obiettivi posti dalla Commissione, ma come garantirla?
Mi limiterò ad estrapolare solo alcune delle soluzioni predisposte.
Ad esempio, si semplificheranno le disposizioni contrattuali in materia di pagamento e la Commissione ricorrerà con maggiore frequenza allo strumento del rimborso forfetario.
E' semplicemente antieconomico per la Commissione prevedere contratti in cui i costi x sono rimborsati al 20 per cento e i costi y al 30 per cento, in aggiunta all' obbligo frequente di raccogliere e verificare le pezze d' appoggio relative a piccoli importi.
In questi casi, il rimborso forfetario dimostra di avere un' utilità economica rilevante.
<P>
Inoltre, è importante che la data di arrivo delle fatture alla Commissione sia indicata chiaramente.
A tal scopo, istituiremo un registro centrale nel quale saranno protocollate tutte le fatture pervenute.
Il regolamento finanziario e i Trattati sanciranno il diritto agli interessi di mora nel caso di ritardato pagamento: lo strumento finanziario rimane evidentemente un mezzo molto incisivo e duro.
<P>
Per quanto attiene all' esternalizzazione, riferisco brevemente che la Commissione presenterà una base giuridica.
Nella lettera rettificativa al bilancio, la Commissione ha espresso chiaramente il proprio parere in merito alla questione degli uffici di assistenza tecnica. Prendo atto con soddisfazione che esiste una convergenza di vedute tra la Commissione e il Parlamento su come affrontare la questione in futuro.
<P>
La riforma amministrativa mira a perfezionare il funzionamento della Commissione, ma abbiamo anche bisogno di persone in gamba, di un numero adeguato di funzionari capaci.
Per questo motivo la Commissione ha chiesto alle autorità di bilancio di prevedere l' assunzione di altri effettivi durante il prossimo esercizio. Le decisioni che sono state prese in tal senso la scorsa settimana nel corso della procedura di conciliazione mi soddisfano molto.
<P>
Con questa riforma la Commissione si prepara ad affrontare meglio i compiti presenti e i nuovi impegni futuri. Ovviamente, la riforma consentirà alla Commissione di prepararsi anche ad affrontare i compiti inerenti all' ampliamento dell' Unione.
Com' è naturale, ci adopereremo per realizzare la riforma quanto più celermente possibile, a prescindere dalle critiche che sono state talvolta espresse perché tale o talaltro aspetto non sono ancora stati applicati.
Qualche volta si dimentica, infatti, che viviamo in un sistema democratico in cui, per fortunata, vigono alcune regole di cogestione.
La riforma deve essere accettata dai funzionari della Commissione, poiché è a loro che toccherà metterla in atto.
E' importante però che sia accettata anche dalle altre Istituzioni e in particolare dai rappresentanti eletti dal popolo, per il cui appoggio - sia esso critico, sia esso euforico - desidero ringraziare calorosamente il Parlamento.
Mi pare che abbiamo cominciato sufficientemente presto con la riforma, visto che manca ancora qualche minuto a mezzanotte!
<P>
<SPEAKER ID=146 NAME="Presidente">
Molte grazie, signora Commissario.
<P>
La discussione congiunta è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà domani alle 11.00.
<P>
<CHAPTER ID=10>
Relazioni UE-PVS
<SPEAKER ID=147 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione sulla relazione (A5-0337/2000), presentata dalla onorevole Sauquillo Pérez del Arco a nome della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, sull'efficacia delle relazioni tra l'Unione europea e i paesi in via di sviluppo e le ripercussioni della riforma della Commissione su tali relazioni (2000/2051(INI)).
<P>
<SPEAKER ID=148 NAME="Sauquillo Pérez del Arco">
Signor Presidente, benché sia quasi mezzanotte, speriamo che questa relazione sulla politica di sviluppo - che intendiamo collocare nell' ambito della riforma - non sia meno importante, pur essendo l' ultima della giornata.
<P>
Vorrei innanzi tutto ringraziare il Commissario Nielson, che, presenziando a questa nostra discussione, ha privilegiato l' impegno con il Parlamento rispetto ad altri appuntamenti importanti.
<P>
La relazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione, di cui sono relatrice, riguarda le ripercussioni della riforma della Commissione sull' efficacia delle relazioni fra l' Unione europea e i paesi in via di sviluppo.
Si tratta di una relazione d' iniziativa, poiché la Commissione non ha ritenuto opportuno consultarci in modo più ufficiale, pur avendolo fatto per altri aspetti della riforma.
Al pari degli altri capitoli che abbiamo discusso finora, la riforma RELEX è estremamente importante, dato che offrirà al mondo un' idea della portata dei cambiamenti della Commissione.
<P>
Partendo dalla stessa diagnosi della Commissione sull' inefficacia della politica di sviluppo comunitaria, questa relazione giunge a conclusioni diverse sulle soluzioni da applicare.
Secondo il gruppo socialista e la commissione per lo sviluppo e la cooperazione nel suo insieme, la politica di sviluppo è imprescindibile nel quadro dell' azione esterna comunitaria, che deve dare risposta ai problemi di attualità nel mondo, fra cui quello del sottosviluppo è senz' altro il più drammatico.
<P>
Si tratta di una politica necessaria, che va però applicata in modo diverso se si vuole raggiungere l' obiettivo di sconfiggere la povertà.
Su questi principi di base concordiamo con la Commissione, mentre non siamo d' accordo con l' impostazione adottata.
Pur con le debite distinzioni, la Commissione mantiene una divisione fra responsabilità politica e competenza esecutiva che, a nostro giudizio, sarà poco operativa, alla luce dell' esperienza del passato.
Riteniamo che una riforma di facciata non abbia alcun senso in questi momenti di trasformazione profonda.
<P>
Signor Commissario, sono sicura che sia lei sia i suoi servizi vi poniate la stessa domanda che mi faccio io: perché non unificare il ciclo della cooperazione?
Perché non attribuire le competenze dello sviluppo nei paesi in via di sviluppo al Commissario competente in questa materia?
E' assurdo ciò che la Commissione ci propone: cioè che sia lei ad incaricarsi dell' esecuzione di misure elaborate da altri in relazione a certi paesi considerati in via di sviluppo, nonché dell' elaborazione ed esecuzione di politiche nei confronti dei paesi ACP.
<P>
La razionalità e l' esperienza ci indicano un' altra via da percorrere.
Probabilmente la strada che noi proponiamo in questa relazione, lungi dal mettere in dubbio la divisione di competenze in seno al collegio dei Commissari, semplicemente la applica.
Per il Commissario responsabile dello sviluppo, le competenze dello sviluppo; per il Commissario responsabile delle relazioni esterne, le relazioni politiche, e così via.
<P>
Il nostro timore è che all' origine dell' assurdità ci sia un dibattito interno della Commissione su chi fa che cosa.
Purtroppo, a pagarne le conseguenze saranno l' efficacia della politica di sviluppo e - ancora più grave - coloro che dovrebbero beneficiare di tale politica.
Lo vedremo l' anno prossimo, quando ci verrà presentata la valutazione che abbiamo chiesto sui risultati della riforma.
I criteri di valutazione saranno i progressi compiuti nella lotta contro la povertà, nella complementarità con le politiche degli Stati membri, nel grado di coerenza fra le politiche comunitarie, nell' agilità di gestione dei progetti, nel processo decisionale e nella semplificazione delle procedure.
<P>
Questi ultimi aspetti riguardano molto da vicino le ONG.
Le ONG, signor Commissario, rappresentano uno dei pilastri della cooperazione comunitaria, un valore aggiunto della politica di sviluppo europea: non possiamo non tenerne conto.
L' importanza delle grandi organizzazioni multilaterali non cancella quella delle piccole ONG, il cui ruolo a favore dello sviluppo a livello locale non ha certo bisogno della mia difesa: tutti ne siamo consapevoli, soprattutto le popolazioni beneficiarie.
<P>
Consideriamo fondamentale il rafforzamento del dialogo - fin qui precario - fra la Commissione e il comitato di collegamento delle ONG di sviluppo.
Al Commissario Nielson facciamo gli auguri di massimo successo.
Al Commissario Patten chiediamo la massima generosità a vantaggio dell' efficacia della politica di sviluppo, che ci vede tutti impegnati e le cui conseguenze ci sovrastano in termini politici e umani, nel bene come nel male.
Dal Commissario Kinnock, che se n' è appena andato, esigiamo la massima trasparenza nella gestione della riforma e gli sforzi necessari in materia di risorse umane.
Tutti dovranno rendere conto delle proprie azioni.
<P>
Agli Stati membri ricordiamo che nella costruzione europea non c' è spazio per i tentativi di rinazionalizzazione; anzi, è giunto il momento di difendere la dimensione europea di questa politica contribuendo alla sua razionalizzazione.
La complementarità è uno degli elementi chiave per il successo della politica di sviluppo comunitaria e non dovrebbe diventare una discussione teologica, com' è successo con la sussidiarietà.
<P>
(Il Presidente invita l' oratrice a concludere il suo intervento) Signor Presidente, concludo sottolineando che approveremo due emendamenti, mentre altri tre non saranno recepiti, com' era già emerso nella discussione con la Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=149 LANGUAGE="FR" NAME="Novelli">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzi tutto rimarcare la qualità della relazione d' iniziativa della onorevole Sauquillo Pérez del Arco sulla riforma della Commissione e le sue ripercussioni sull' efficacia delle relazioni dell' Unione europea con i paesi in via di sviluppo.
<P>
Uno dei grandi meriti della relazione sta nel mettere avanti la necessità assoluta, da parte dell' Unione europea e degli Stati che la compongono, di condurre una politica di sviluppo di ampio respiro, l' unica che può essere in linea con la cultura e l' influenza del continente.
<P>
Per prima cosa vorrei ricordare alcune cifre onde evitare qualsivoglia complesso rispetto all' azione attuale.
Va detto e ribadito che l' Unione europea, con gli Stati membri, fornisce più della metà dell' aiuto pubblico allo sviluppo e quindi, contrariamente ad un' idea alquanto diffusa, la Comunità si impegna sempre di più, nel senso stretto degli aiuti europei.
La parte detenuta da questi nell' ambito degli aiuti mondiali era del 7 per cento trent' anni fa ed è del 17 per cento oggi.
<P>
L' aiuto esterno totale dell' Unione europea è passato da 3 miliardi di euro dieci anni fa, nel 1990, a quasi 9 miliardi oggi.
E' innegabile che tale importo non sia sufficiente, tuttavia ciò deve metterci al riparo dalle critiche sull' esiguità dell' aiuto comunitario allo sviluppo.
<P>
Si deve poi prendere atto di una realtà innegabile, vale a dire l' esistenza di politiche di sviluppo, condotte da alcuni Stati membri, a fianco della politica europea.
<P>
Il miglioramento globale risiede pertanto, a mio avviso, in un procedimento pragmatico che consiste nel cercare di coordinare al meglio le azioni degli Stati membri e quelle della Comunità.
E' a tale prezzo, ne sono convinto, che sarà conseguita la complementarità.
<P>
Questo è del resto il senso della dichiarazione di politica regionale, della politica di ampio respiro del Consiglio e della Commissione del 10 novembre scorso che introduce una divisione del lavoro tra Commissione e Stati membri, in funzione dei loro vantaggi comparativi.
<P>
A mio parere, bisogna guardarsi da due rischi altrettanto pericolosi: una progressiva rinazionalizzazione degli aiuti allo sviluppo, da un lato, e un' evoluzione utopica volta a fare della Commissione europea l' unico attore dell' aiuto allo sviluppo, dall' altro.
Pertanto, la riforma della Commissione europea va nella direzione giusta, proponendo al tempo stesso un' azione più efficace per se stessa ed una maggiore responsabilizzazione dei beneficiari dei progetti di sviluppo.
Ciò pone, com' è stato ricordato dai vari oratori, il problema delle risorse umane - ad oggi insufficienti - da mettere in campo.
Non insisto ulteriormente su tale punto.
<P>
Vorrei concludere, signor Presidente, accennando ai tre emendamenti che ho presentato a nome del gruppo del Partito popolare europeo.
Mi riferisco agli emendamenti nn. 1, 2 e 4, la cui filosofia è di fare dell' Unione europea un partner attivo e non passivo dell' aiuto allo sviluppo, nonché attento ad un migliore utilizzo dei fondi stanziati.
Il gruppo PPE voterà a favore della relazione della onorevole Sauquillo Pérez del Arco auspicando che le modifiche proposte possano essere prese in considerazione.
<P>
<SPEAKER ID=150 LANGUAGE="NL" NAME="Van den Berg">
Signor Presidente, al mondo una persona su cinque non ha accesso alle prestazioni sociali di base.
Dal punto di vista economico, l' Europa è una grande potenza e perciò è giusto che apriamo questo dibattito dopo la discussione sul Libro bianco.
Trovo eccellente l' iniziativa della onorevole Sauquillo di inserire nella questione della formazione interna e, di conseguenza, di iscrivere all' ordine del giorno il capitolo legato alle relazioni estere.
<P>
Abbiamo grossi problemi.
Anche il Commissario lo ha riconosciuto: grave ritardo, mancanza di obiettivi, una cultura della paura che attanaglia i servizi responsabili delle erogazioni e allo stesso tempo un livello troppo basso di proposte di progetti, molto tempo perso e pochi investimenti efficaci.
Vogliamo una maggiore responsabilità.
Vogliamo un controllo ex post.
Vogliamo maggiori responsabilità per la funzione pubblica. Vogliamo una minore concentrazione.
Vogliamo un Fondo europeo di sviluppo integrato nel Parlamento.
Vogliamo obiettivi più chiari.
<P>
Il Parlamento ha previsto tutto ciò per quanto riguarda il proprio ruolo nella proposta di bilancio 2001.
Vi ritorneremo, perché di per sé si tratta di un quadro valido.
Abbiamo grossi dubbi per quanto concerne lo stampo con cui saranno forgiate le riforme.
Per noi è essenziale che vi sia una netta ripartizione politica: un Parlamento con chiare finalità, una Commissione che sa ciò che vuole, un Commissario - e a tale proposito do il mio pieno sostegno alla onorevole Sauquillo - che abbia la piena responsabilità, e per tutto il mondo, in materia di politica per lo sviluppo, un Commissario al quale la Commissione attribuisca al suo interno tale responsabilità, fornendogli le risorse umane necessarie, perché senza di loro è assolutamente impossibile portare avanti tale politica.
<P>
Ecco, in sintesi il mio pensiero: poniamo fine alla cultura della paura, anche tra i funzionari.
Facciamo in modo che cresca la fiducia tra Parlamento, servizi e Commissario, così che l' Europa possa fare qualcosa in un mondo di povertà in cui noi ci presentiamo con un altro messaggio.
Il Feyenoord era noto come la squadra di calcio di "fatti, non parole" .
Mi auguro che anche il Commissario faccia suo tale motto.
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<SPEAKER ID=151 NAME="Andria">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido pienamente la relazione dell' onorevole Sauquillo per lo sforzo e il contributo dato alla trasformazione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione.
Se, come auspicato nella motivazione, con la riforma si tende ad un maggior coinvolgimento del Parlamento europeo, bisognerà stabilire una sorta di politica che non si fermi soltanto ai flussi finanziari, ai capitoli di bilancio, che come aspetto operativo si concretizzano nell' aiuto ai paesi in via di sviluppo.
Aiutare non deve significare soltanto elargire, bensì prestare ad altri la propria opera in momenti di difficoltà o per cose che non sarebbero capaci di fare da sé e da soli.
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La povertà e l' indigenza non sono frutto soltanto di arretratezza economica e di difficoltà di sviluppo, ma sono spesso figlie dell' aggressione e dello sfruttamento dei forti verso i deboli, dell' egoismo dei capaci verso la debolezza degli emarginati.
Prima di parlare di aiuto a progetti, bisogna cercare di rimuovere tutte le cause dell' approfittamento esistenti, ricercando e perseguendo chi ha tratto vantaggio, sfruttato ed abusato delle popolazioni che versano in stato di necessità.
La Commissione trasformata deve impiantare un progetto, prima di elargire aiuti, che indaghi sulle cause che hanno creato o contribuito a creare uno stato di disagio delle popolazioni povere.
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Spesso parliamo di azzeramento del debito dei paesi sottosviluppati.
La dizione farebbe credere ad un atto di altruismo o di grande generosità; forse, a ben valutare, è soltanto un atto di giustizia.
La Commissione deve anche controllare che ciò non avvenga a livello internazionale.
In tal modo nasceranno migliori aspetti di vita, diminuendo il divario tra i poveri che stanno diventando sempre più poveri e i molti ricchi che, approfittando di queste situazioni, diventano sempre più ricchi.
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<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Signor Presidente, ritorno oggi dal Mozambico, paese cui l'Unione europea ha offerto un'eccezionale assistenza umanitaria dopo le catastrofiche inondazioni; ancora una volta però, i progetti di ricostruzione per i quali sono già stati stanziati dei fondi subiscono ritardi in attesa di firme da parte di Bruxelles.
Sì alla riforma dell'aiuto esterno, sì ad una dotazione di personale sufficiente a gestire i progetti, sì al decentramento a favore delle delegazioni, maggiore importanza alla programmazione, passaggio dai controlli ex ante ai controlli ex post, sì alla semplificazione della comitatologia, sì, sì.
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A tarda sera chiarezza e sincerità si impongono, e dal momento che la mia stimata collega Sauquillo Pérez del Arco ha dovuto usare lo strumento di una relazione d'iniziativa per chiamare il Parlamento ad assumere le proprie responsabilità, quando il Parlamento europeo dice "no" la Commissione deve ascoltarlo.
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Innanzitutto, l'indebolimento della DG DEV avrà l'effetto di deformare anziché riformare gli aiuti esterni.
Vogliamo un'unica Direzione allo sviluppo che si occupi di politica e di attuazione, di commercio e di aiuti, di Asia, Africa e America latina, mentre la Commissione continua a proporre di separare questi settori della politica, suggerendo un ibrido la cui programmazione si realizzi separatamente.
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In secondo luogo, chiediamo di porre fine alla prassi, seguita negli ultimi anni, di sottrarre l'aiuto esterno ai paesi in via di sviluppo per destinarlo ai paesi che si trovano ai confini dell'UE.
La comunicazione del 16 maggio 2000 sulla riforma della gestione dell' aiuto esterno non menziona neanche una volta la parola "povertà", e lo stesso vale per la risoluzione del Consiglio "Affari generali" del 9 ottobre 2000.
Dobbiamo far sì che l'Unione europea tenga fede alle promesse fatte in occasione dei vertici ONU, assegnando la priorità allo sviluppo con la garanzia di una percentuale fissa dell'aiuto esterno ai paesi meno sviluppati del mondo.
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Infine dobbiamo capire che la proposta sugli aiuti presentata dal Commissario Patten (di far dipendere la gestione degli aiuti da un collegio di Commissari, diretto dal Commissario Nielson) è un espediente copiato dai testi di management, inutile ed essenzialmente incompatibile con la stessa struttura collegiale della Commissione.
E proprio per la lealtà che il Commissario Nielson nutre verso tale responsabilità collegiale, questa sera egli difenderà la proposta.
Spero perciò che altri membri della Commissione ci ascoltino, quando affermiamo che il nostro Commissario allo sviluppo è estremamente efficiente.
Diamogli quindi la responsabilità politica per svolgere il suo lavoro.
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<SPEAKER ID=153 NAME="Ferrer">
Signor Presidente, l' ultima relazione della Banca mondiale contiene delle cifre che mettono a nudo uno scandalo e, nel contempo, rappresentano una sfida per il mondo sviluppato.
Dalla relazione emerge infatti che la povertà e il sottosviluppo continuano a guadagnare terreno e che sono ancora numerosissime le persone che non riescono a esercitare il loro diritto inalienabile a condurre una vita dignitosa.
Esiste peraltro il timore che il processo di globalizzazione economica aumenti le difficoltà dei paesi poveri e approfondisca il divario che li separa dai paesi ricchi.
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Dinanzi a questi dati di fatto, s' impone la necessità di un maggior coinvolgimento e di una maggiore efficienza nella lotta contro la povertà e il sottosviluppo.
Affinché l' Unione europea possa svolgere appieno la sua politica di solidarietà e giungere alla sconfitta definitiva della povertà e delle cause che la generano, occorre dare un nuovo indirizzo alla politica di aiuto allo sviluppo, allo scopo di migliorare l' efficacia degli sforzi in questo campo.
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In quest' ottica si colloca l' eccellente relazione della onorevole Sauquillo, con la quale desidero anch' io congratularmi. Le proposte contenute nella relazione indicano la strada che l' Unione europea dovrebbe percorrere per rispondere alle sfide del XXI secolo in materia di cooperazione allo sviluppo.
Queste proposte sono state elaborate a partire da una valutazione della situazione attuale e tengono conto degli ostacoli frapposti al cammino, con particolare riferimento alla riforma dei servizi della Commissione: maggiori competenze alle delegazioni e potenziamento delle risorse umane destinate alla politica di sviluppo, assegnazione di risorse finanziarie adeguate agli obiettivi della politica comunitaria di sviluppo, semplificazione delle procedure amministrative e - da ultimo, ma non in ordine d' importanza - complementarità e coerenza delle politiche di sviluppo dell' Unione.
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Speriamo che la Commissione e il Consiglio recepiscano queste proposte e si possa così avanzare insieme più rapidamente verso la sconfitta definitiva della povertà, contribuendo pertanto alla creazione di un mondo più giusto.
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<SPEAKER ID=154 NAME="Martínez Martínez">
Signor Presidente, nel preparare la proposta per la sua riforma, la Commissione ha omesso la consultazione di tutti coloro che in seno al Parlamento si occupano di cooperazione e sviluppo.
La commissione per lo sviluppo e la cooperazione ha pertanto deciso di presentare una relazione d' iniziativa, ora in discussione.
In questa relazione sosteniamo che la politica di cooperazione per un mondo più giusto, più equilibrato e più stabile non ha un ruolo secondario, ma deve porsi come un' autentica priorità nella politica dell' Unione europea; gli sforzi che compiremo per il conseguimento di tale obiettivo vanno visti come elemento sostanziale del nostro stesso progetto.
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Nella relazione della onorevole Sauquillo, inoltre, richiamiamo l' attenzione su alcune misure che ci sembrano inadeguate nell' ambito delle riforme proposte dalla Commissione.
Nell' organigramma della futura Commissione, per esempio, l' organismo responsabile della formulazione della politica di cooperazione e l' organismo responsabile della sua attuazione non coincidono.
La nostra commissione condivide l' opinione della relatrice secondo cui dovrebbe essere il Commissario responsabile dello sviluppo a incaricarsi sia della formulazione che dell' attuazione della politica in questo campo, coordinandola con tutte le altre politiche che abbiano una dimensione esterna.
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Ancora più grave ci appare, nella proposta della Commissione, il mantenimento della separazione territoriale.
Non sembra ragionevole che il Commissario responsabile dello sviluppo si occupi solo dei paesi ACP, mentre le relazioni con l' Asia, l' America Latina e il bacino mediterraneo - che rientrano innegabilmente nell' ambito della cooperazione e dello sviluppo - siano gestite dal responsabile della politica estera.
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<SPEAKER ID=155 NAME="Nielson">
Signor Presidente, questo dibattito giunge opportuno dal momento che la Commissione ha adottato nuove e importanti misure per riformare le relazioni esterne.
Oggi essa ha deciso la creazione di un nuovo ufficio responsabile per la cooperazione europea, dall'identificazione delle attività alla loro esecuzione.
L'attuazione della decisione concernente la riforma delle relazioni esterne, adottata dalla Commissione il 28 maggio, sta procedendo bene.
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Vi sono tre elementi essenziali nella riforma: il miglioramento del processo di programmazione, la riunificazione della gestione del ciclo di progetto, il trasferimento di competenze alle nostre delegazioni. Per tutti e tre questi elementi si stanno registrando progressi significativi.
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Per quanto riguarda i programmi nazionali, la Commissione ha adottato uno schema standard per i documenti strategici nazionali; esso è stato discusso nel corso del recente Consiglio sulla politica dell'UE in materia di sviluppo, ed è stato ben accolto da tutti gli Stati membri.
Adesso disponiamo di uno schema armonizzato per elaborare i documenti strategici nazionali in tutti i paesi in via di sviluppo.
Ciò porrà il paese interessato al centro del processo e fornirà inoltre una base per realizzare uno stretto coordinamento con gli Stati membri e gli altri donatori attivi in quel paese.
Questo è lo strumento che per molti anni non siamo riusciti a individuare nella discussione sul miglior metodo di coordinamento.
La nostra azione di lotta alla povertà, che rientra nella revisione del nostro quadro politico, e la convergenza dei nostri sforzi su un numero limitato di settori rappresenteranno gli elementi chiave per migliorare l'impatto della nostra cooperazione.
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Nell'ambito della Commissione, il gruppo di sostegno alla qualità, comune ai vari servizi, ha avviato la propria attività sotto la guida della Direzione generale allo sviluppo.
In tal modo, i documenti strategici rispetteranno la metodologia e il quadro concordati, e sono certo che questo gruppo offrirà maggiore qualità e coerenza alle nostre strategie nazionali.
Esso abbraccia l'intera area geografica da noi coperta e permette di migliorare la nostra coerenza rispetto alla politica scelta.
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Non da ultimo, insieme con i miei colleghi Commissari addetti alle relazioni esterne, presenterò molto presto al collegio proposte legislative che modifichino le norme sulla base giuridica per tutti gli strumenti di relazioni esterne e le linee di bilancio.
Ciò consentirà alle commissioni competenti per la gestione di concentrare il proprio lavoro sulle strategie, invece di disperdersi sui singoli progetti.
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Per quanto riguarda la riunificazione del ciclo di progetto, formalmente l'istituzione del nuovo ufficio è stata approvata quest'oggi dalla Commissione; l'ufficio sarà responsabile della gestione di tutte le fasi del ciclo di progetto.
A partire dall'anno prossimo, 250 funzionari saranno trasferiti all'ufficio dalla DG DEV e dalla DG RELEX, e gradualmente anche alcuni agenti a contratto si uniranno al personale dell'ufficio, mentre gli uffici di assistenza tecnica verranno smantellati.
Anche qui, il processo è stato veloce, grazie all'aiuto e alla comprensione dell'autorità di bilancio.
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Infine è stato realizzato un programma di trasferimento di competenze alle delegazioni.
In tre anni, circa 120 delegazioni o funzionari potranno constatare un considerevole miglioramento dei propri metodi di lavoro; assieme a più ampi poteri finanziari, essi otterranno avanzati sistemi informatici e di telecomunicazioni.
Anche qui, la comprensione dell'autorità di bilancio ha svolto un ruolo cruciale per finanziare questa importante riorganizzazione del SCR.
Nel 2001, per esempio, le responsabilità finanziarie saranno trasferite a 22 delegazioni, altre 15 delegazioni vedranno migliorare le proprie apparecchiature informatiche e altri 40 incarichi di funzionari saranno assegnati ai servizi esterni.
La creazione del SEM nel 1998 è stata un primo passo per accelerare la realizzazione di otto programmi.
Anche se tale riforma è stata evidentemente insufficiente (e su questo non nutriamo alcun dubbio), essa ha gettato le basi di vari mutamenti che stiamo cercando di realizzare.
La semplificazione delle procedure è essenziale se vogliamo imprimere un ritmo più veloce al processo in atto.
E' anche necessario garantire che, in futuro, i programmi possano essere gestiti con facilità dalle delegazioni e resi più accessibili ai nostri partner.
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Come si può parlare di una maggiore trasparenza quando abbiamo ben 46 diverse procedure di appalto?
Come si può pensare che i funzionari delle delegazioni passino dal Marocco alla Mauritania o dal Botswana al Sudafrica se devono apprendere l'abc delle procedure di ogni programma e i rispettivi sistemi di gestione finanziaria?
Si impongono quindi alcune semplificazioni.
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La risoluzione, giustamente, ci dice che il problema sta nella divisione poco chiara di responsabilità nell'intero ciclo della cooperazione, nonché nelle difficoltà che abbiamo incontrato.
Inoltre la creazione del SEM non ha risolto la difficoltà di integrazione tra otto considerevoli risorse amministrative.
La risoluzione auspica una riforma che, da un certo punto di vista, va oltre quanto è stato approvato oggi dalla Commissione; nel documento si chiede non soltanto la riunificazione del ciclo di progetto ma dell'intero ciclo di cooperazione, comprendendo la programmazione che per ora rimane di competenza della DG DEV e della DG RELEX.
A questo proposito, posso soltanto dire che la riforma è un processo dinamico.
Il gruppo di sostegno alla qualità consentirà una migliore e più accorta transizione dalla parte di programmazione dell'intera attività all'ufficio.
Questo è un aspetto cui riserviamo grande attenzione affinché il tutto proceda senza ostacoli.
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Desidero ricordare al Parlamento che la decisione contiene una clausola di revisione; dovremo dunque valutare il funzionamento di questo nuovo sistema e, se necessario, prenderemo le misure per approfondire le riforme.
La Commissione è ben consapevole dell'importanza del sostegno del Parlamento alla riforma delle sue politiche e dei suoi metodi di lavoro; sono molto grato per la solidarietà che la onorevole Sauquillo ci ha espresso con le raccomandazioni formulate nella sua relazione e per gli ottimi interventi che abbiamo ascoltato nel corso della discussione di questa sera.
Vi assicuro che farò del mio meglio per tenere il Parlamento al corrente delle proposte politiche, e raccolgo l'invito rivolto alla Commissione di informare regolarmente il Parlamento sulla riforma del servizio esterno.
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<SPEAKER ID=156 NAME="Presidente">
Signor Commissario, la ringrazio moltissimo, in tutta sincerità, per il suo contributo.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani alle 11.00.
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(La seduta termina alle 0.30)
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