<CHAPTER ID=1>
Nuovo accordo di pesca UE/Marocco
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca l' interrogazione orale (B5-0546/00) dell' onorevole Varela Suanzes-Carpegna a nome della commissione per la pesca sullo stato dei negoziati relativi ad un nuovo accordo di pesca con il Marocco.
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<SPEAKER ID=2 NAME="Varela Suanzes-Carpegna">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere il mio rammarico per l' assenza del Commissario per la pesca, Fischler.
Proprio questa settimana mi ha personalmente comunicato che non sarebbe stato presente per un impegno concomitante a Bruxelles, ovvero per un incontro concernente la pesca. In sede di commissione per la pesca abbiamo criticato tale concomitanza; si tratta infatti di un seminario sul controllo della pesca cui siamo stati invitati noi parlamentari e che si svolge proprio la settimana della Plenaria a Strasburgo, fissata nel calendario con un anno di anticipo.
Si tratta pertanto di un fatto doppiamente grave.
L' ho comunicato personalmente al Commissario Fischler e lo ribadisco oggi pubblicamente.
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In tali circostanze, con l' imminente inizio dei negoziati lunedì prossimo a Bruxelles, non credo che la Commissione fornirà oggi molte informazioni, ma lo farà, ci auguriamo, subito dopo lunedì 30.
Secondo quanto mi ha comunicato il Commissario, non si vuole svelare la strategia prevista per tali negoziati - decisione del tutto giustificata e rispettabile.
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In qualità di presidente della commissione per la pesca approfitto della nostra interrogazione orale e del dibattito odierno per esprimere ad entrambe le parti, dal momento che a entrambe le parti si rivolge la nostra proposta di risoluzione, alcune considerazioni che passo con la dovuta calma ad esporre.
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In primo luogo, vorrei sottolineare la forte preoccupazione della commissione per la pesca per quanto riguarda l' enorme ritardo accumulato nei negoziati. E' infatti trascorso quasi un anno dalla scadenza del precedente accordo, il che spiega la presentazione della nostra interrogazione orale, peraltro formulata già a settembre.
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In secondo luogo, faccio presente che in seno alla nostra commissione, competente per quanto riguarda il parere conforme richiesto nel caso di accordo di pesca col Marocco, si è raggiunto il consenso per trasmettere in modo inequivocabilmente chiaro il messaggio espresso nella proposta di risoluzione, che è stato negoziato e presentato in tutti gruppi politici e che oggi voteremo.
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Riguardo a tale proposta di risoluzione, sottolineo il nostro fermo appoggio alla Commissione europea per la prosecuzione dei negoziati con il Marocco nonché il nostro appello al Marocco affinché si decida a collaborare nei negoziati e si possa così giungere a una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti, cioè una soluzione possibile che deve pertanto essere trovata.
Come si ricorda nella nostra proposta, non è possibile che, nel quadro delle strette relazioni che legano in ogni settore entrambe le parti - relazioni politiche, economiche, commerciali, finanziarie, culturali, eccetera - e con un accordo di associazione in corso, non vi sia spazio per la cooperazione in materia di pesca auspicata dall' Unione europea.
In realtà vi sono tutti i presupposti per una cooperazione in materia di pesca e con un atto di buona volontà da parte di entrambi è possibile e doveroso ottenerla.
La conservazione delle risorse ittiche non deve costituire un problema.
Nella sua politica comune della pesca, l' Unione europea applica il principio fondamentale della pesca responsabile e della conservazione delle risorse, considerazioni che valgono per tutti: per i marocchini, per gli europei e per i non europei che pescano in Marocco.
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Detto questo, bisogna aggiungere che un accordo generico non è sufficiente.
Serve un accordo che stimoli la cooperazione in materia di pesca nonché il settore della pesca marocchina. Esso dovrà però soddisfare pienamente gli interessi delle flotte europee in materia di pesca.
Sarebbe veramente un peccato se sforzi così grandi non sfociassero nel risultato da tutti auspicato e se le relazioni col popolo marocchino si deteriorassero o si rompessero proprio nel momento in cui il nuovo e giovane monarca sta favorendo l' avvio di una fase di progresso ricca di speranza, una fase in cui le relazioni con l' Unione europea possono svolgere un ruolo decisivo di sostegno a una speranza tanto grande.
Sarebbe veramente un peccato, lo ribadisco, gettare al vento tutte le speranze per il futuro e tante possibilità di accordo reciproco.
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Alla Commissione ricordiamo, anche attraverso il paragrafo 8, quanto da essa ci aspettiamo qualora non fosse possibile giungere a un accordo soddisfacente.
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Da questa tribuna, facendo leva sulla rappresentanza democratica europea di cui siamo investiti, rivolgo un appello al buonsenso e alla saggezza di entrambe le parti che il 30 prossimo si riuniranno a Bruxelles al più alto livello. Infatti si incontreranno il Commissario europeo per la pesca e il Ministro della pesca del Marocco se, come mi auguro, verrà confermata la sua presenza a Bruxelles, nonché le delegazioni di tecnici assieme al Segretario di stato per gli affari esteri del Marocco, se anche la sua presenza verrà confermata, e al Direttore generale della pesca dell' Unione europea, affinché si avvii un dialogo serio e si trovino soluzioni.
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Concludo, signor Presidente, ribadendo che è possibile giungere a tale accordo e che c' è ancora tempo, ma non molto.
Questo è quanto auspicano i popoli dell' Unione europea che in questa sede rappresentiamo.
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<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="FR" NAME="Busquin">
Signor Presidente, onorevoli deputati, la Commissione ha mantenuto una posizione coerente nel corso dei negoziati con il Marocco in conformità al mandato approvato dal Consiglio nell' ottobre 1999.
E' ora giunto il momento di aprire una nuova fase nelle relazioni con tale paese nello spirito delle proposte concrete che abbiamo presentato. Esse vertono sull' aiuto che può essere concesso per la crescita e lo sviluppo del settore della pesca del Marocco in linea con le priorità definite dal governo nel piano quinquennale.
Tutti gli sforzi che abbiamo profuso negli ultimi mesi, ogni volta che le parti coinvolte si sono riunite a livello tecnico o politico, hanno essenzialmente riguardato le direttrici di un nuovo partenariato nel settore della pesca, che deve essere reciprocamente vantaggioso e ben equilibrato.
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Sembrano delinearsi sviluppi sostanziali in seguito all' ultima visita del Commissario Fischler in Marocco, il 16 ottobre scorso; in quella data il Commissario è stato ricevuto dal Re Mohamed VI e ha avuto un incontro con il Primo ministro Yussufi nonché con il Ministro della pesca.
Si può affermare che gli incontri da me menzionati abbiano portato all' avvio effettivo dei negoziati in merito ai contenuti di un nuovo partenariato nel settore della pesca.
Siamo convinti che la nuova forma di cooperazione così stabilita debba tener conto degli interessi delle due parti e abbiamo preso atto del fatto che il Marocco ritiene che uno degli elementi importanti della cooperazione siano le potenziali ricadute in termini di occupazione.
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A nome dell' Unione la Commissione ha ribadito la propria disponibilità a fornire al Marocco gli aiuti per lo sviluppo del settore della pesca, ma che la realizzazione di tale obiettivo non deve offuscare gli interessi europei, ovvero la possibilità di pescare anche a lungo termine nelle acque marocchine.
Secondo il nostro parere la cosa importante è che i pescatori dell' Unione riprendano l' attività ad un livello compatibile con l' obbligo di garantire la sostenibilità delle risorse.
Abbiamo pertanto raggiunto un consenso per lavorare nella prospettiva di un partenariato responsabile, in merito al quale il Marocco presenterà la propria opinione nel corso della riunione che, come voi stessi avete ricordato, si terrà a Bruxelles il 30 ottobre, ovvero lunedì prossimo.
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Desidero infine sottolineare che, se l' Unione europea e il Marocco intendono cooperare in futuro, è necessaria una certa flessibilità da entrambe le parti, poiché le esigenze massimaliste non ci porteranno a nulla.
Ovviamente tutte le energie sono dirette alla ricerca di un accordo equo con il Marocco, ma la Commissione, di concerto con gli Stati membri primariamente interessati, sta considerando anche le misure che potranno essere intraprese per sostenere il settore nel caso in cui non venga raggiunto un consenso su un nuovo partenariato.
La Commissione ha motivo di credere che sarà possibile definire un partenariato equilibrato con il Marocco.
Precisa inoltre che allo stato attuale è prematuro pensare alla natura esatta delle misure che saranno prese qualora la controparte marocchina adotti un atteggiamento negativo.
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<SPEAKER ID=4 LANGUAGE="DE" NAME="Langenhagen">
Signor Presidente, signor Commissario, domani sarà trascorso un anno dalla nostra ultima discussione in Parlamento in merito alla questione Marocco.
Stento a credere che sia già trascorso un intero anno.
E' passata molta acqua sotto i ponti, ma l' accordo è scaduto e non è stato rinnovato.
Si tratta di questioni estremamente complesse che devono essere affrontate con una riflessione particolarmente attenta.
Siamo dunque nuovamente riuniti in questa sede e potremmo discuterne quasi come allora.
Ciò non ci consentirebbe però di fare alcun progresso; invano ho sperato che potesse prevalere il buonsenso.
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Abbiamo ricevuto un comunicato stampa della Commissione e stamani la comunicazione del Commissario Busquin.
Una delegazione marocchina esporrà la sua posizione il 30 ottobre a Bruxelles, come mi ha confermato anche il Commissario Fischler.
Beninteso si tratta di una posizione della parte marocchina.
Ciò non significa affatto che siamo giunti alla fine dei negoziati.
Mi domando anzi se i negoziati siano mai iniziati?
Stiamo forse discutendo a vanvera?
Questa settimana ha avuto luogo una riunione straordinaria della commissione per la pesca ed abbiamo votato una risoluzione comune, che deve essere consolidata dalla nostra interrogazione orale odierna nonché dai nostri timori.
Ho avuto una certa difficoltà nell' affrontare la riunione della commissione e la stessa risoluzione poiché, a mio parere, stiamo probabilmente intervenendo in presenza di un provvedimento tuttora in corso e fino ad ora non abbiamo appreso nulla di realmente nuovo.
Non sarebbe stato forse più opportuno rinviare la riunione?
Abbiamo abbastanza tempo?
Posso ben comprendere le preoccupazioni dei pescatori spagnoli e portoghesi interessati.
In quanto europarlamentare proveniente da una regione costiera della Germania, posso condividere le apprensioni dei pescatori e delle loro famiglie, che da mesi non possono lavorare e quindi guadagnare.
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Alcune settimane fa mi sono personalmente recata ad Algeciras, sulla costa meridionale della Spagna, non lontano dal Marocco.
I pescherecci erano tutti ormeggiati in porto ed i pescatori costretti all' inattività.
Sono scontenti e delusi dell' operato dell' Unione europea.
Le conseguenze sociali ed economiche dell' accordo, a tutt' oggi non ancora rinnovato, sono enormi; infatti esse non investono solo alcune migliaia di pescatori, ma oltre 20.000 persone impiegate nell' industria della trasformazione.
Si annuncia peraltro una novità positiva: l' indennizzo finanziario è stato protratto fino alla fine di quest' anno. Si tratta però di una goccia nel mare.
Naturalmente l' accordo con il Marocco è una questione politica.
La politica è naturalmente strettamente legata alla sensibilità e all' abilità diplomatica.
Ora, proprio quando stiamo intravedendo la fine del tunnel, non dovremmo insistere con richieste eccessive.
Ritengo che nell' anno passato siano stati commessi sufficienti errori e che si debba ora procedere con estrema cautela.
Le attuali strategie devono dunque essere particolarmente prudenti.
Visto che i negoziati procedono purtroppo a rilento, mi domando se rimanga abbastanza tempo.
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Mi auguro che Commissione e Parlamento possano dare assieme nuovo impulso ai negoziati.
E' forse inopportuno chiedere anche in questo caso che il Parlamento europeo prenda direttamente parte ai negoziati?
La rilevanza dell' accordo e le sue ripercussioni finanziarie sul bilancio della Comunità lo giustificherebbero.
Perché non siamo in grado di risolvere la questione?
C' è qualcosa che deve esser nascosto?
Sono molto interessata a conoscere gli ultimi sviluppi e a sapere come si svolgeranno i prossimi giorni decisivi e che cosa si può o si deve intraprendere per condurre i negoziati ad una conclusione positiva.
Confido, con tutta le cautele del caso, in un esito rapido e positivo.
Auguro al Commissario abilità e fortuna nei negoziati e mi pregio di porgere il cordiale benvenuto alla delegazione marocchina.
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<SPEAKER ID=5 NAME="Miguélez Ramos">
Signor Presidente, l' assenza del Commissario Fischler in questo dibattito è certamente significativa. Tuttavia mi sembra ancor più deplorevole quella del Direttore generale, Schmidt.
Posso comprendere le ragioni del Commissario, ma non quelle del Direttore generale.
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Signor Commissario Busquin, la Commissione è un organo collegiale.
Se lo fosse sul serio, la difficile questione dell' accordo di pesca con il Marocco sarebbe stata affrontata fin dall' inizio con un approccio globale coinvolgendo tutti i Commissari.
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Dubito che lei abbia avuto modo prima di oggi di sentir parlare di tale questione, di un problema che le viene presentato in tutta la sua gravità in questo dibattito.
Lei ne guadagnerà in saggezza e noi resteremo col desiderio di ottenere maggiori informazioni.
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E' di scarsa consolazione il fatto che l' Unione europea stia finanziando una compensazione destinata ai pescatori e agli armatori.
Questi ultimi fin dal primo giorno non hanno fatto altro che ripetere che desideravano pescare.
Gli aiuti finiranno comunque il 31 dicembre, data prevista per la riconversione della flotta.
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Bell' inizio del terzo millennio per l' Unione europea! Riconvertiamo la flotta perché non siamo stati in grado di negoziare un nuovo accordo di pesca con il Marocco.
A undici mesi dalla scadenza dell' accordo precedente non vi è nessuno che ci garantisca che il prossimo accordo sarà raggiunto entro il 31 dicembre prossimo.
E' difficile, infatti, ottenere in pochi giorni ciò che non è stato raggiunto in undici mesi.
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Signor Commissario Busquin, a volte, come deputato di questo Parlamento, ho avuto l' impressione che la Commissione europea, il Commissario e soprattutto il Direttore generale per la pesca sostenessero troppo timidamente il settore e gli Stati membri da rappresentare nel negoziato.
Fin dall' inizio sapevamo tutti che si trattava di un negoziato difficile.
Col trascorrere del tempo abbiamo compreso che tale negoziato poteva diventare impossibile.
Non è infatti possibile avviare contatti senza tenere conto delle richieste del settore, accogliendo invece senza discuterle quelle avanzate dai marocchini.
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La Commissione non ha inviato segnali ai negoziatori del paese vicino bensì ai pescatori europei: troppe unità per la pesca di cefalopodi, eccessiva capacità della flotta, imprese miste, necessità di negoziare per segmenti di flotta, divieto di menzionare altri tipi di scambi commerciali e, naturalmente, silenzio.
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Ma a chi conviene questo silenzio?
Conviene forse al Parlamento, che deve agire a favore dei cittadini dell' Unione europea?
Conviene forse al settore che, più intraprendente dei negoziatori stessi, va in Marocco e si rende conto che ciò che è impossibile a Bruxelles diventa là fattibile parlando direttamente con i marocchini e stabilendo buoni contatti, accordi di intesa commerciale, industriale e della pesca?
Conviene forse alla Direzione generale della pesca che, con tutto l' apparato comunitario ai suoi piedi, continua a pensare che i cattivi siano i nostri pescatori e che dovrebbero dedicarsi a qualcos' altro?
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Abbiamo finito, signor Commissario, per avere non tanto l' impressione quanto la certezza che il settore da solo sarebbe stato in grado di raggiungere l' accordo cui la Commissione non è ancora riuscita a pervenire.
Tale impressione non è accettabile nel quadro del negoziato con un paese che ha stipulato un accordo di associazione con l' Unione europea, per lo sviluppo del quale ci siamo impegnati.
Non è accettabile se pensiamo che l' Unione europea è pronta a negoziare l' adesione di 13 nuovi Stati membri.
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Il governo marocchino richiede a ragione rapporti privilegiati con l' Unione europea e dovremmo esserne orgogliosi.
Siamo i principali importatori di prodotti ittici, agricoli e industriali marocchini.
L' agricoltura marocchina beneficia di un trattamento privilegiato per quanto riguarda le esportazioni in Europa.
In occasione di ogni negoziato di accordi di pesca a termine, il Marocco ha ottenuto sistematicamente concessioni agricole permanenti.
Potremmo dire che undici mesi dopo il blocco paghiamo ancora per l' accordo precedente e quello ancora precedente.
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L' Unione europea intende continuare ad essere associata al Marocco in materia di pesca, convinta della possibilità di realizzare una cooperazione fruttuosa per entrambe le parti, per le ragioni stesse che fanno dell' Europa il primo investitore in Marocco, anzi il primo, il secondo e il terzo.
Ne è convinta anche perché migliaia di giovani marocchini studiano in università spagnole o francesi, perché il Marocco beneficia di consistenti aiuti europei e perché, infine, condividiamo con il Marocco la politica mediterranea.

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Se il settore dell' occupazione ha la priorità nell' azione dell' Unione europea, un settore economico come quello della pesca non può essere lasciato da parte.
Nell' Unione almeno 40.000 posti di lavoro, diretti e indiretti, dipendono da tale accordo, in aeree senza possibilità di riconversione.
Stiamo parlando di problemi concreti.
La Commissione conosce infatti molto bene l' importanza degli accordi di pesca per alcune regioni altamente dipendenti da questa attività. Si tratta di aree europee della Danimarca, dell' Irlanda, della Scozia, dell' Andalusia, del Portogallo e della Galizia, con tassi di disoccupazione molto elevati, ovvero aree prive di attività industriali che hanno ceduto il loro potenziale di competitività in cambio di un' attività marginale che la Commissione sembra voler rendere ancor più marginale, e mi dispiace dover essere così dura.
Per queste regioni un blocco definitivo della flotta, in mancanza di altre alternative, rappresenterà un colpo fatale da cui difficilmente tali aree potranno risollevarsi.
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Le Istituzioni europee devono far sì che i cittadini e i pescatori vedano nell' Europa non una panacea bensì l' ambito adeguato per la difesa dei loro interessi.
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<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="DA" NAME="Busk">
Signor Presidente, signor Commissario, gli accordi sulla pesca svolgono un ruolo molto importante per questo settore.
Gli accordi con i paesi terzi hanno un enorme significato per l' Unione, soprattutto per le regioni con grandi porti pescherecci.
Faccio qui riferimento all' occupazione nel settore, ma penso anche alle numerose attività dell' indotto e alle attività di servizi, che dipendono parzialmente o totalmente dalla pesca.
Grazie agli accordi sulla pesca l' Unione può esercitare tali attività e scambiare i diritti di pesca con i paesi terzi.
Per questo noi del gruppo liberale siamo favorevoli al fatto che la politica della pesca dell' Unione europea contenga numerosi accordi con paesi terzi.
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I negoziati per un nuovo accordo tra Unione europea e Marocco vanno per le lunghe.
Si negozia sin dalla scadenza dell' accordo, il 30 novembre 1999, e l' Unione ha pagato la compensazione agli armatori e ai pescatori spagnoli e portoghesi.
Il Commissario Fischler ha affermato che questo monologo non può continuare ed io sono assolutamente d' accordo con lui.
E' evidente che soprattutto i pescatori non capiscono la situazione e sono molto delusi dal fatto che i negoziati sull' accordo col Marocco vadano per le lunghe.
Noi del gruppo liberale siamo a favore della possibilità che venga ora profuso il massimo impegno per concludere questo processo negoziale troppo lungo.
Appoggiamo quindi il testo della proposta di risoluzione della commissione per la pesca.
Proponiamo tuttavia una modifica del punto relativo alle misure tese ad attenuare gli effetti del mancato rinnovo dell' accordo di pesca col Marocco.
Proponiamo che si aggiunga la frase: "che in misura adeguata devono essere cofinanziati dall' Unione europea" .
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<SPEAKER ID=7 LANGUAGE="EN" NAME="McKenna">
Signor Presidente, abbiamo discusso dello stesso argomento un anno fa, e il fatto stesso che ci sia voluto un anno solamente per avviare i negoziati dimostra quanto sia difficile individuare riserve di pesca sfruttabili dalle grandi flotte dell' Unione europea.
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L' attività di pesca dell' UE dipende sempre più dalla buona volontà degli altri paesi: già cinque anni fa sapevamo che questo problema si sarebbe presentato.
Nel firmare l' ultimo accordo, il Marocco dichiarò che non sarebbe stato disponibile per altri accordi di questo tipo e infatti ha mantenuto la sua posizione.
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In questi cinque anni che cosa ha fatto la Comunità?
Ha adottato un piano guida pluriennale assai debole rispetto alle raccomandazioni degli scienziati e della Commissione (e la Commissione stessa ha recentemente sottolineato le conseguenze di quest' atteggiamento).
Quindi ha adottato un Fondo strutturale che continuerà a finanziare la costruzione di nuovi pescherecci e l' ampliamento di quelli esistenti, sia pure con alcuni controlli.
Ma ancora una volta il Consiglio ha annacquato le coraggiose proposte della Commissione; ci troviamo perciò con un eccesso di capacità, mentre le riserve di pesca si impoveriscono.
Entro Natale sarà necessario apportare nuovi tagli ai TAC; la Commissione è costretta ad allargare sempre più il suo raggio d' azione, nel tentativo di scovare nuove riserve di pesca.
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Il caso del Marocco è del tutto particolare, in quanto molti dei pescherecci interessati sono di dimensioni relativamente piccole e svolgono la propria attività vicino al porto di provenienza.
Conveniamo che in questo caso la mancanza di un accordo ha avuto gravi conseguenze; tuttavia, mentre numerosissimi pescherecci non sono in grado di trovare pesce nelle acque europee e neppure nelle zone in cui tradizionalmente usavano pescare, vi sono contemporaneamente alcuni uomini d' affari, e addirittura taluni consorzi finanziari, che nei paesi dell' Europa settentrionale stanno costruendo nuovi pescherecci di enormi dimensioni i quali saranno costretti a svolgere la propria attività lontano dall' Europa.
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Viste le difficoltà di far rientrare queste imbarcazioni nel quadro degli accordi ordinari, i loro proprietari stipulano accordi privati con governi di paesi terzi; poiché si tratta di accordi privati senza alcun coinvolgimento comunitario, non vi è affatto trasparenza, né accesso alle informazioni o responsabilità verso l' opinione pubblica.
Si tratta dunque di una situazione assai grave: chi deve controllare questi pescherecci?
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Vorrei che il Commissario ci fornisse un resoconto dettagliato di queste attività e delle loro conseguenze.
Appoggeremo la risoluzione, ma dobbiamo chiarire che nessuno detiene il diritto di sfruttare le risorse di un altro paese se quest' ultimo non dà il proprio consenso.
Non dimentichiamocene: dobbiamo prima risolvere i nostri problemi.
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<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Signor Presidente, credo sarebbe molto positivo se si potesse concludere un nuovo accordo di pesca con il Marocco, ma penso anche che vi siano gravi carenze nel progetto di risoluzione che ci viene proposto.
Mi riferisco, non da ultimo, ai paragrafi 3 e 4 ove si dà per scontato - neanche fosse un diritto acquisito - che l' Unione debba pescare in acque marocchine.
Non lo ritengo affatto un diritto acquisito, perché dipende invece da un negoziato con un altro paese.
Figuratevi le reazioni, se fosse il Marocco ad accampare la pretesa di pescare in acque comunitarie e lo ritenesse, per giunta, un atto dovuto!
Né ritengo scontato che l' Unione debba sovvenzionare dei pescatori che hanno pescato al di fuori delle acque comunitarie.
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Se si guarda alla politica della pesca dell' UE come a un tutt' uno e non ci si limita a questo accordo, si vede allora che gran parte delle attività di pesca delle flotte dell' Unione al di fuori delle acque comunitarie risulta insostenibile a lungo termine, tanto sotto il profilo ecologico quanto dal punto di vista delle risorse ittiche.
E' necessario un cambiamento radicale, in modo che le catture totali diminuiscano e che una minore quota del bilancio per la pesca debba essere impiegata per finanziare accordi con paesi terzi.
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Sono per lo più imbarcazioni spagnole e portoghesi a pescare in acque marocchine, ma ci sono anche pescherecci dell' Europa settentrionale fra cui alcuni pescherecci svedesi.
In una rivista specializzata svedese ho letto di un peschereccio svedese che sbarcava le proprie catture a El Aaiún, che l' articolo descriveva come un porto marocchino.
In realtà El Aaiún non si trova in Marocco, bensì nel Sahara Occidentale, un territorio che il Marocco ha occupato.
Trovo singolare che a pescherecci battenti bandiera comunitaria sia permesso sbarcare le catture in un paese occupato.
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Domando alla Commissione se questi temi verranno affrontati nei negoziati con il Marocco.
Qual è il trattamento riservato ai fondali di pesca del Sahara Occidentale?
Com' è possibile che questo accordo permetta di sbarcare le catture in un paese occupato?
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<SPEAKER ID=9 LANGUAGE="FR" NAME="Martinez">
Signor Presidente, ci troviamo dinanzi al terzo accordo con il Marocco, che interessa soprattutto gli spagnoli e i portoghesi, ovvero il grosso della flotta, sebbene siano ugualmente interessati anche un discreto numero di francesi e di svedesi.
Dal punto di vista alieutico il Marocco, la Mauritania, che è un po' più a sud, e il Senegal sono le regioni più ricche.
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All' epoca del secondo accordo, la situazione era molto chiara.
La controparte marocchina e noi non avevamo nessun dubbio: si trattava dell' ultimo accordo.
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Oggi è giunto per tutti il momento della verità. Innanzitutto per il Marocco, che ha il diritto di sovranità permanente sulle proprie risorse naturali.
Non si è però fatta menzione a ciò fino a poco fa, quando si parlava di pescare all' occorrenza al largo di un territorio occupato, il Sahara occidentale, mentre questo sarebbe di grande aiuto nel corso dei negoziati.
I marocchini hanno diritto a uno sviluppo sostenibile e a un artigianato importante e hanno anche il diritto di creare un' industria agroalimentare basata sul proprio settore della pesca e sul proprio pesce.
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Da parte spagnola e portoghese, capisco che si invochi una sorta di diritto storico.
Dopo tutto gli spagnoli possono vantare una presenza e un' attività continua e si trovano di fronte a un problema economico e umano che tocca 20.000 addetti nel settore della pesca e nelle industrie collegate.
Sono consapevole di tutto ciò.
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Da parte europea, comprendo altrettanto bene che ci troviamo nel quadro del partenariato euromediterraneo.
Tutto ciò ora viene messo alla prova. Dovranno essere rimessi in discussione tutti i nostri accordi di pesca e non solo quello con il Marocco, in quanto vi sono anche la Mauritania e ben presto la Guinea, tra gli altri.
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I colleghi socialisti ne saranno felicissimi!
Campioni della generosità e del terzomondismo, si trovano a scoprire ciò che il Presidente Mao chiamava "la differenza tra le contraddizioni antagoniste e le contraddizioni non antagoniste" .
Infatti devono conciliare il sostegno all' impiego con le loro convinzioni universaliste e mondialiste, che oggi sono messe alla prova.
E' effettivamente più facile difendere le periferie che difendere il Marocco.
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E' quindi necessario un accordo di terza generazione con società miste, che comporterebbe un ritorno importante per il Marocco nonché relazioni privilegiate?
Credo che innanzitutto si dovrebbe pagare la risorsa al giusto prezzo.
A forza di pagare il petrolio a 1 franco al litro o a meno di un euro al litro, abbiamo preso delle cattive abitudini con questa risorsa, e ciò vale anche per il caffè, il cacao e le altre risorse naturali.
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Bisogna però comprendere che niente è eterno, nemmeno le risorse alieutiche!
Il Marocco è un paese con un grande popolo, ma ha anche grandi problemi demografici ed economici.
Esiste inoltre un problema legato alla transizione politica, in quanto non c' è più re Hassan II.
Possiamo infine aggiungere il problema della provincia naturale e storica del Sahara occidentale, che rimane aperto.
Il Marocco oggi si trova di fronte a navi-officine che prosciugano le risorse naturali, dinanzi alle quali i piccoli pescherecci e gli artigiani marocchini non possono opporre resistenza.
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Ad un certo punto della vita è necessario imparare a rinunciare, ma ciò non deve impedirci di proteggere le nostre risorse.
Mi riferisco agli arboricoltori e agli orticoltori che abbiamo svenduto come gli interessi dell' Europa meridionale.
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Onorevoli colleghi spagnoli e portoghesi, nella vita tutto ha fine, anche gli accordi di pesca con il terzo mondo.
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<SPEAKER ID=10 NAME="Fraga Estévez">
Signor Presidente, ritengo che in questo momento, a distanza di un anno, sia importante cominciare a vedere la fine del tunnel. Fra tre giorni, cioè lunedì prossimo, potremmo già sapere a cosa attenerci, se proseguirà la cooperazione in materia di pesca con il Marocco e di quale tipo di cooperazione si tratterà.
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Il Parlamento è stato giustamente critico con la Commissione riguardo all' accordo col Marocco, affrontato fin dall' inizio con molte titubanze e ingenuità.
Sono stati necessari undici mesi per giungere al punto in cui ci troviamo oggi, alla riunione del 30. Possiamo inoltre valutare le ultime misure adottate dal Commissario Fischler, i risultati del suo viaggio dello scorso 26 in Marocco, nonché i suoi incontri ad alto livello e perfino con il Re.
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Questo viaggio sembra far supporre che quello del 30 non sarà un incontro come tanti e che a Bruxelles si presenterà una delegazione marocchina con potere di negoziato e di decisione.
E' questa almeno la speranza che possiamo permetterci, ed è l' unico elemento che possa farci ritenere che i rapporti in materia di pesca con il Marocco riprenderanno quanto prima e con condizioni migliori per entrambe le parti. Infatti non è immaginabile né uno scenario per la pesca nell' Europa del sud che non consenta relazioni soddisfacenti per entrambe le sponde, né l' inutile sacrificio di una flotta che ha tanto contribuito allo sviluppo del settore della pesca del Marocco.
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Quanto alla risoluzione che ci apprestiamo a votare, essa non contiene grandi novità. Non può contenerne, dato che viene elaborata a tre giorni di distanza da una data importantissima per il negoziato.
Tuttavia, proprio per l' imminenza di tale appuntamento, ritengo si debba fare molta attenzione a quel che si scrive.
Nella risoluzione vi è un punto che si presta a varie interpretazioni, alcune delle quali veramente deliranti e false, che sono state riportate da taluni mezzi di comunicazione.
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Per questo motivo vorrei precisare che il gruppo PPE-DE si è messo in evidenza, oltre che per l' appoggio, la difesa e la promozione degli accordi di pesca, anche per sostenere in modo fermo la loro estensione.
Tuttavia, ciò non significa che il gruppo PPE-DE si opponga agli accordi di pesca di carattere privato, semplicemente perché opporsi ad essi significherebbe condannare metà della flotta comunitaria di altura.
Vorrei sapere se vi è qualcuno che possa veramente opporsi a questa formula, in quale modo e con quali argomenti possa spiegarlo al settore della pesca.
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Siamo qui per offrire delle possibilità al futuro della pesca comunitaria, non per negarle.
Gli accordi di carattere privato, numerosissimi in molti Stati membri e con molti paesi terzi, hanno dato risultati eccellenti sia per il mantenimento dell' occupazione comunitaria che per la fornitura di prodotti ittici all' Unione europea.
Si possono ricordare, ad esempio, la Namibia, il Sudafrica, l' Argentina, il Cile, il Brasile, l' Ecuador, l' Islanda, la Mauritania, lo stesso Marocco e molti altri.
<P>
Mentre giorno dopo giorno deploriamo la dimenticanza in cui sembrano cadere i negoziati degli accordi esistenti e nuovi nonché la mancanza di interesse che sembrano mostrare la Commissione e parte del Consiglio - pensiamo al caso recente dell' Angola, di Capo Verde o di Kiribati - sarebbe semplicemente un suicidio chiudere una via che è, e potrebbe esserlo ancor più in futuro, una base solida per l' attività di pesca della flotta comunitaria.
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Sono quindi sostenibili le due vie, sempre che l' obiettivo fondamentale sia la conservazione delle risorse.
Sosteniamo pertanto l' impegno assunto negli accordi bilaterali e in quelli privati, ove l' attività della flotta è disciplinata - e lo sarà ancor più in futuro - da organizzazioni regionali di pesca quali ICCAT, NAFO o Camelar.
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Concludo auspicando i migliori risultati nell' imminenza della riunione del 30. Non ho altro da aggiungere, signor Presidente.
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<SPEAKER ID=11 NAME="Medina Ortega">
Signor Presidente, l' assenza del Commissario Fischler, peraltro giustificata come ha precedentemente sottolineato il presidente della commissione per la pesca, non mi consente di scendere nel dettaglio.
Vorrei però trasmettere alla Commissione, qui degnamente rappresentata dal Commissario Busquin, alcune osservazioni molto brevi.
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Il primo messaggio che vorrei trasmetterle riguarda l' incapacità manifestata dalla Commissione nel rinnovo dell' accordo di pesca più importante dell' Unione europea.
Occorre sottolineare questo fatto e chiedersi se la Commissione sia effettivamente in grado di negoziare accordi internazionali, soprattutto dopo aver udito il Presidente Prodi chiedere con insistenza una competenza internazionale per la Commissione.
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In secondo luogo, trovo preoccupante l' osservazione del Commissario Busquin riguardo al sostegno allo sviluppo della capacità di pesca del Marocco.
Si tratta di un territorio che non appartiene al Marocco, ma che in questo momento è sotto l' amministrazione di questo paese.
Se sosteniamo il Marocco nell' eccessivo sfruttamento di questo territorio, in cui verrà indetto un referendum sotto la supervisione delle Nazioni Unite, se sosteniamo la crescita della flotta da pesca marocchina per lo sfruttamento delle riserve ittiche di questo territorio, cosa succederà quando esso eserciterà il proprio diritto di autodeterminazione? Che ne faremo allora della flotta marocchina?
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In terzo luogo, in seguito all' interruzione dell' accordo di pesca, è invece proseguito lo sfruttamento della zona di pesca del Sahara da parte di flotte comunitarie e non, flotte non soggette a controllo da parte della Commissione né da parte degli Stati membri. Si tratta soprattutto di una flotta di una certa rilevanza come quella dei Paesi Bassi.
Quali misure pensa di applicare la Commissione onde evitare che almeno le flotte comunitarie continuino a sfruttare eccessivamente tali risorse?
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In quarto luogo, come ha sottolineato la onorevole Miguélez, in occasione della firma degli accordi di pesca precedenti l' Unione europea ha fatto concessioni importanti al Marocco sotto ogni punto di vista.
L' anno scorso il Marocco si è ritirato dal tavolo dei negoziati e come ogni buon giocatore che abbia vinto la partita si è portato via tutte le fiche senza fare alcuna concessione.
L' Unione europea continuerà a fare concessioni, se da parte marocchina non vi sarà nessuno sforzo di buona volontà per migliorare la situazione?
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In quinto luogo, il Commissario ha parlato delle misure fissate dalla Commissione per sostenere il settore della pesca direttamente coinvolto.
Tale settore costituisce però solo una parte delle attività generate dalla pesca.
In questo momento varie regioni spagnole - le Canarie, l' Andalusia e la Galizia - e alcune regioni portoghesi sono direttamente interessate dalla cessazione dell' attività di pesca.
Questo comporta la cessazione dell' attività portuaria, dell' attività di riparazione e di approvvigionamento delle navi, nonché dell' attività delle industrie conserviere e dell' olio. Comporta, in definitiva, la paralisi di tutto un settore economico.
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Se non si raggiungerà un accordo col Marocco, o se tale accordo sarà stabilito secondo le modalità segnalate dalla Commissione ai fini di stimolare la produzione marocchina, la Commissione pensa forse di adottare misure strutturali per compensare il ritardo che sono destinate ad accumulare le regioni coinvolte?
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<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="PT" NAME="Nogueira Román">
Signor Presidente, prendo la parola per testimoniare il nostro appoggio a una risoluzione con la quale il mio gruppo e io, in qualità di deputato per la Galiza, siamo concordi.
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Tuttavia, dopo aver perso un anno, considerando anche il fatto che si tenta ora di destinare ad altre rubriche gli stanziamenti previsti dal bilancio per l' accordo, non posso esimermi dal manifestare la mia profonda sfiducia in merito alla convinzione che la Commissione difenderà gli interessi legittimi degli armatori e dei pescatori coinvolti, e dichiarare il mio scetticismo rispetto alla volontà reale dell' Unione e di molti Stati membri, tra i quali la Spagna, di negoziare l' accordo nel "campo generale delle relazioni politiche ed economiche tra Marocco e Unione europea" , come proponiamo nella risoluzione.
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Nonostante ciò, sarei più che contento di sbagliarmi e constatare che, alla fine, il trattato verrà immediatamente firmato.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Signor Presidente, questa non è la prima volta che il diritto di pesca nelle acque marocchine e sahariane compare all' ordine del giorno.
Spagna e Portogallo ritenevano ovvio che il Marocco dovesse ammettere i pescatori europei nelle proprie acque e il divieto arrivato l' anno scorso è stato uno shock.
Lo comprendo, perché la pesca era una fonte di guadagno e occupazione per una regione povera rispetto l' Europa.
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In passato era naturale che l' economia fosse ritenuta più importante della protezione dell' equilibrio naturale e che i più poveri in Europa cercassero di trarre guadagno dalla maggiore forza dell' Europa sul terzo mondo.
Contemporaneamente siamo testimoni dello svuotamento di tratti di mare e di una tale riduzione nella popolazione di determinate specie ittiche che la loro sopravvivenza è messa a repentaglio.
È un giusto diritto del Marocco difendere in modo duraturo le proprie acque dalla pesca eccessiva e l' Europa non può più rivendicare diritti in altre parti del mondo.
In futuro dovremo imparare a vivere senza le concessioni di pesca ereditate dal nostro passato coloniale.
La proposta di risoluzione non porterà al ripristino dei diritti di pesca, ma al massimo a una più forte richiesta di compensazioni da parte di Spagna e Portogallo.
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Chiedo alla Commissione europea di non esercitare più pressioni sul Marocco e di mostrare maggiore comprensione per le obiezioni di questo paese.
D' altronde concordo con l' onorevole McKenna che i responsabili non sono solo i pescatori spagnoli e portoghesi.
Anche i grandi pescatori del nord, incluso il mio paese, i Paesi Bassi, devono ridurre le quantità di pescato.
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<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="PT" NAME="Bastos">
Signor Presidente, signor Commissario, è dal 1992 che l' Unione conclude accordi di pesca con il Marocco.
L' accordo attualmente in vigore è scaduto alla fine del mese di novembre dello scorso anno.
In base a tale accordo, circa 500 barche dell' Unione europea, di cui 50 portoghesi, avevano accesso alle acque marocchine in cambio di una retribuzione annua di circa 125 milioni di euro.
Come immaginavamo, le difficoltà di negoziazione con le autorità marocchine sono state notevoli.
Da parte del Marocco esiste la convinzione del grande valore delle sue risorse alieutiche ed è costante l' assedio nei suoi confronti da parte di grandi potenze peschiere internazionali, quali il Giappone, la Corea del Sud o la Russia, per pescare sempre di più nelle sue acque.
Sarà bene ricordare a questo proposito che l' accordo di pesca con il Marocco si inserisce in un quadro più vasto di cooperazione e partenariato in base al quale l' Unione europea assicura al Marocco importanti concessioni commerciali e sostegno per lo sviluppo.
Nel corso del mio intervento desidero sottolineare quattro punti.
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In primo luogo, è opportuno evidenziare che l' accordo di pesca con il Marocco è di gran lunga il più importante dell' Unione europea, poiché rappresenta oltre il 30 percento di tutte le catture della flotta comunitaria in acque di paesi terzi.
I 30.000 posti di lavoro diretti e indiretti che derivano da quest' accordo possono sembrare poca cosa a livello dell' Unione europea, ma se si considera il fatto che si concentrano in piccole comunità di pescatori, principalmente sulle coste spagnole e portoghesi senza tradizione e possibilità di riconversione economica, si comprende che la loro eliminazione avrebbe conseguenze drammatiche.
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In secondo luogo, devo sottolineare con molta amarezza la scarsa apertura delle autorità marocchine coinvolte nelle trattative.
È una posizione che non comprendo per due motivi.
Il primo è che nel frattempo hanno concesso licenze private a vari armatori di altri paesi, il che è in contraddizione con la tesi secondo cui la difficoltà di negoziare l' accordo con l' Unione europea avrebbe a che vedere con la necessità di conservare le risorse alieutiche.
Inoltre non si capisce la rigidità marocchina dinanzi all' atteggiamento di apertura dei nostri mercati ai produttori marocchini, nonché gli aiuti destinati nel quadro dell' accordo generale di cooperazione con il Marocco.
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Un altro aspetto che desidero rilevare è che, alla fine del mese, termineranno gli aiuti temporanei pagati ai pescatori e agli armatori per compensare quest' anno di ferma.
È una situazione insostenibile, visto che tutti preferiscono il lavoro agli aiuti.
È necessario pertanto che la Commissione e il Consiglio dei Ministri dell' Unione europea si assumano le proprie responsabilità, il che non significa solo prolungare gli aiuti finché la situazione non sarà definita, ma anche rivedere le basi generali della cooperazione con il Marocco nel caso in cui questa situazione si trascini.
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Infine la Commissione, in quanto entità responsabile della conduzione delle trattative, deve chiarire al Parlamento quello che sta accadendo, che per noi è incomprensibile, così come è incomprensibile la passività del Consiglio dei Ministri della pesca.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="PT" NAME="Lage">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l' Europa "azzurra" è in crisi, metaforicamente parlando.
I mari vengono trattati male, le risorse ittiche diminuiscono, i pescatori fermi hanno difficoltà ad accettare un destino crudele che minaccia la sopravvivenza di un' attività tradizionale e di un certo modo di vita.
Mercoledì scorso, nell' Emiciclo, si è discusso della diminuzione allarmante nel Mar d' Irlanda delle catture di merluzzo, una specie emblematica - si dice di passaggio - per la cucina portoghese.
Oggi discutiamo un accordo di pesca con il Marocco e siamo sull' orlo di un altro duro colpo per le attività peschiere dell' Unione europea.
Intendo dire dell' Unione intera e non solo di due delle sue componenti, come alcuni onorevoli deputati hanno insinuato: la solidarietà europea non può essere una parola vuota o con un solo significato, che non viene messa in pratica quando si tratti di problemi più concentrati in Portogallo o in Spagna...
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La Commissione non è riuscita purtroppo ad ottenere nuovi accomodamenti nel corso dei negoziati con il Marocco realizzati prima della fine dell' accordo di pesca, terminato il 30 novembre 1999.
A distanza di quasi un anno sembra di essere tornati al punto di partenza.
Le informazioni disponibili sono scarse e poco chiare sebbene i negoziati siano proseguiti - si dice - con varie e complicate vicissitudini.
Nonostante tutto, oggi il Commissario ci ha garantito che i negoziati riprenderanno la prossima settimana e che si stanno realizzando dei progressi.
Lo ha detto in modo vago; ci ha però assicurato che ci sarebbe la possibilità di stabilire un partenariato equilibrato con il Marocco.
È vero o sono parole di circostanza?
Lo scetticismo e la perplessità sono grandi e legittimi.
L' Unione europea forse non ha il peso e l' influenza sufficienti a convincere il suo partner, il Marocco, dei vantaggi reciproci di cui potrà godere con il nuovo accordo?
Insomma, che cosa sta accadendo?
Forse lo Stato marocchino ha assunto un atteggiamento poco costruttivo e preferisce negoziare con imprese, isolatamente, invece di farlo con l' Unione europea, con la quale ha interessi duraturi e profondi in vari settori?
L' Unione europea ha messo in gioco tutto il suo peso diplomatico ed economico?
Non credo proprio; anzi, a mio parere l' Unione europea ha minimizzato il problema.
Se l' accordo fallisse, quale potrebbe essere l' atteggiamento del Consiglio e della Commissione?
Non potrebbero certo "lavarsene le mani" , visto che sono loro le Istituzioni aventi la competenza e la responsabilità per condurre i negoziati.
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In conclusione, nell' eventualità di uno scenario indesiderabile di fallimento dei negoziati, l' Unione ha l' obbligo politico e morale di sostenere i pescatori e i proprietari con aiuti soddisfacenti che assicurino loro mezzi di sussistenza.
Questo è il minimo che si può esigere, ma non è sufficiente.
L' Unione deve elaborare e preparare un programma per la riconversione delle attività degli operatori implicati, affinché essi possano avere un futuro senza drammi.
Trasferire ai Fondi strutturali o agli Stati questo problema equivarrebbe a squalificare l' Unione agli occhi non solo degli interessati, ma anche dei cittadini.
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<SPEAKER ID=16 NAME="Bautista Ojeda">
Signor Presidente, signor Commissario, non ripeterò quanto già detto stamani in Plenaria e che ribadiamo ormai da un anno.
Onorevoli colleghi, il fatto è che le flotte comunitarie dell' Andalusia, delle Canarie, della Galizia e del Portogallo sono ferme per l' assenza di un accordo di pesca.
Non voglio accusare di nuovo la Commissione per le mancanze mostrate nel negoziato o per non aver ancora fatto pressioni sul Marocco, perché l' avevamo già segnalato a suo tempo.
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In quanto parlamentare dell' Andalusia, da un anno ormai tento di negoziare e di proporre iniziative nei corridoi, negli uffici, in seno alla commissione per la pesca e nelle audizioni con il Commissario affinché si tenga conto della particolarissima condizione della flotta da pesca andalusa che opera in Marocco.
Occorre un accordo di pesca proficuo.
Non siamo disposti ad accettare un accordo in cui non si tenga conto degli interessi di questa flotta maggioritaria, artigianale e che pesca in acque basse.
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Importantissime città di pesca dell' area sud-atlantica che va da Helva a Cadice, e dell' area sud-mediterranea, che comprende Malaga, Granada e Almeria, dipendono da tale accordo.
In esse non vi è alternativa alla pesca.
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D' altronde le ripercussioni sociali provocate dalla situazione di paralisi della flotta sono gravissime e sono collegate, in alcuni casi, con la coltivazione e con il traffico di stupefacenti da parte del Marocco.
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Concludo dicendo che se in questo momento l' Unione europea stesse negoziando con i veri proprietari della banca saharaui, il popolo stesso, avremmo già un accordo adeguato e non saremmo soggetti a un vero e proprio ricatto da parte del Regno Alauita. Per questo motivo ritengo che, qualora non si pervenisse ad un accordo o qualora l' accordo si rivelasse inutile, le particolari relazioni che intercorrono tra Marocco e Unione europea dovrebbero subire un drastico ridimensionamento.
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<SPEAKER ID=17 LANGUAGE="FI" NAME="Seppänen">
Signor Presidente, tutti sanno che Jean Monnet è stato uno dei fondatori dell' Unione Europea.
Aveva l' abitudine di raccontare una barzelletta sui norvegesi che parlano sempre di pesce - una barzelletta cattiva, proprio come l' opinione di Jean Monnet sullo sviluppo dell' Unione europea.
Secondo lui l' UE avrebbe dovuto avere un gruppo di punta; ovviamente pensava alla Germania ed alla Francia.
Affermava inoltre che l' UE non poteva rispecchiare le democrazie nazionali.
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Torniamo al pesce.
Difendo la Norvegia che non ha aderito all' Unione europea perché desidera conservare le sue risorse ittiche, ambite dall' Unione, che in compenso potrebbe darle solo il gruppo politico di punta proposto da Monnet.
Difendo anche il Marocco che cerca di ostacolare la pesca indiscriminata della flotta dell' UE.
I mari e gli oceani di tutto il mondo vengono depredati senza scrupoli.
Ecco perché è importante tutelare il patrimonio ittico mondiale.
Bisogna ridurre la capacità produttiva in eccesso che interessa all' industria ittica dell' Unione.
La pesca praticata con i fondi dell' UE deve avvenire nelle acque dell' Unione!
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<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signor Presidente, il vescovo ceco Koukl, al quale mi sento molto legato, usa dire spesso che "l' amore per il prossimo sarebbe semplice se il prossimo non fosse così vicino."
Tale affermazione si può applicare a molti rapporti tra Stati confinanti.
Sono stati proprio i paesi confinanti ad aver avuto grossi problemi fra loro nel corso della storia e l' idea alla base dell' Unione europea è il superamento di tali difficoltà.
Desidero in questa sede complimentarmi per la politica estera spagnola.
La Spagna ha saputo affrontare in modo efficace e positivo i problemi di vicinato, verificatisi ripetutamente nel corso della storia fra l' Europa e l' Africa settentrionale e fra la Spagna ed il Marocco.
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All' inizio degli anni ottanta ho avuto l' onore di partecipare in qualità di giornalista al ventesimo anniversario dell' incoronazione dell' allora sovrano del Marocco, re Hassan.
Ho avuto la possibilità di osservare l' evento da vicino.
E' stato molto suggestivo quando il re spagnolo, giunto a Marrakech, ha sfilato in una vettura aperta assieme al re del Marocco attraverso le strade della città, dove erano assiepate oltre un milione di persone.
Ho ripensato ad eventi della nostra storia e della mia infanzia, quando Konrad Adenauer e Charles De Gaulle hanno sfilato allo stesso modo attraverso le città della Germania ed hanno sottolineato così il superamento dei problemi di vicinato fra Germania e Francia, divenute poi il cuore dell' integrazione europea.
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La Spagna ed il Marocco hanno ora l' opportunità di diventare il cuore dell' integrazione nell' area mediterranea.
Ritengo che questi due paesi abbiano operato bene al fine di evitare ciò che molti ritengono inevitabile, il cosiddetto clash of civilisations, lo scontro fra culture diverse, laddove esse si contrappongono.
La Spagna ha svolto in tal senso un' importante funzione mediatrice, come del resto anche il Portogallo. Ritengo pertanto che sia necessario considerare questo accordo di pesca anche alla luce di tali fatti.
Ai pescatori spagnoli e portoghesi va tutta la nostra solidarietà.
Non si tratta di un fenomeno prettamente locale, ma di pescatori europei, per i quali dobbiamo adoperarci anche noi pur non essendo direttamente coinvolti.
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Dobbiamo tuttavia anche considerare la necessità di mantenere buone relazioni fra l' Unione europea e gli Stati in transizione confinanti con l' UE, e fra questi cito in particolare gli Stati dell' Africa settentrionale, la Turchia e la Russia, che esercitano un importante ruolo di collegamento con altre aree del mondo e con altre culture ai confini dell' Unione europea.
Questi Stati hanno bisogno del nostro particolare appoggio. Dobbiamo dunque sviluppare rapporti economici e politici più stretti con il Marocco, difendendo allo stesso tempo gli interessi dei pescatori europei.
Appoggio pertanto tutto ciò che è stato affermato al fine di accelerare l' accordo.
Desidero tuttavia esprimere la mia disapprovazione per i toni antimarocchini che ho sentito nel corso della discussione, perché non aiutano in alcun modo le relazioni di vicinato e non giovano nemmeno all' accordo di pesca.
Dobbiamo mantenere un atteggiamento critico e aperto, ma dobbiamo dire ai marocchini che, pur intendendo tutelare i nostri interessi, desideriamo sviluppare un partenariato stretto e durevole con il Marocco e siamo estremamente interessati ad una stabilizzazione del Marocco nell' area mediterranea.
<P>
Se riusciremo a dare al Marocco un orientamento europeo, anche il Marocco inizierà necessariamente ad attivarsi al fine di discutere con noi in merito alla questione delle risorse naturali, che sono risorse comuni, e non accorderà la preferenza a pescherecci di Stati terzi.
<P>
<SPEAKER ID=19 NAME="Hernández Mollar">
Signor Presidente, la questione enigmatica del negoziato potrebbe essere paragonata a un melone.
Fra tre giorni lo apriremo e allora vedremo se è maturo o acerbo.
Capiremo se i tempi sono sufficientemente maturi per sentirci rassicurati. In altre parole, signor Commissario, vedremo se le parti interessate - Unione europea e Marocco - sono in grado di intraprendere con flessibilità, ma anche con serietà e rigore, la ricerca di formule di cooperazione e accordi, affinché la flotta da pesca comunitaria possa riprendere le sue attività in quelle acque.
<P>
Come parlamentare spagnolo e andaluso, rivendico il diritto di migliaia di famiglie andaluse e spagnole di conservare e difendere, e di veder difesi anche in questa sede, i loro posti di lavoro ormai in pericolo da quasi un anno.
<P>
Vorrei inoltre lanciare un appello ai vertici del regno del Marocco, che bussa alle porte dell' Unione europea e del Parlamento in cerca di comprensione e aiuto per risolvere i suoi problemi economici, sociali e politici, affinché cooperino con flessibilità e, lo sottolineo, con serietà, nel perseguimento di un accordo proficuo e soddisfacente per entrambe le parti.
<P>
Signor Commissario, l' agricoltura, l' immigrazione (per il cui sostegno abbiamo approvato ieri una nuova linea di bilancio), l' industria e l' economia sono gli ambiti su cui si basano le relazioni reciproche tra Marocco e Unione europea.
Escludere il settore della pesca non avrebbe senso, in quanto proprio l' accordo di associazione che ci unisce al Marocco si fonda sull' inclusione di ogni aspetto che possa toccare i nostri interessi. In caso contrario, infatti, risulterebbe compromesso l' impulso che l' Unione europea si propone di dare allo sviluppo integrale di questo paese.
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E' un messaggio che i marocchini devono recepire con chiarezza.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="FR" NAME="Busquin">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, desidero solamente aggiungere che vi sono certamente degli accordi tra le due parti sulla definizione del calendario dei negoziati e che ci sono voluti molti mesi al Marocco per elaborare il proprio piano quinquennale.
Dopo la visita del Commissario Fischler a Rabat il 18 maggio 2000, i negoziati sono entrati in una fase più attiva con una riunione dei direttori generali della pesca nella capitale marocchina il 25 luglio, la riunione del 28 e del 29 settembre a Bruxelles e infine l' incontro del 16 ottobre del Commissario Fischler con il Primo ministro e con sua Maestà Mohamed VI del Marocco.
Il Commissario Fischler ha poi riferito alla Commissione in merito a tali colloqui.
Ne aveva avuto un' impressione positiva e pertanto auspichiamo che i negoziati, previsti per il 30 ottobre, si svolgeranno in uno spirito costruttivo.
<P>
In tale ottica la Commissione lavora sulla base di un nuovo partenariato, intravedendo un' evoluzione interessante per entrambe le parti e puntando da un lato sullo sviluppo integrale del settore della pesca in Marocco, la flotta, l' acquacoltura, la trasformazione commerciale, la ricerca, eccetera, e dall' altro sulla garanzia delle opportunità di pesca per i pescatori europei.
<P>
Ritengo che dovremmo quindi attendere l' esito degli incontri del 30 ottobre.
Il Commissario Fischler ne informerà certamente il Parlamento di persona e spero, come voi tutti, che i negoziati condotti in uno spirito positivo sfoceranno nell' istituzione di un' associazione fruttuosa tra il Marocco e l' Unione europea.
<P>
Poiché dovranno essere adottate apposite misure in caso di mancato accordo, la Commissione ci sta lavorando ma, come comprenderete, riteniamo e speriamo che i negoziati avanzeranno in maniera più determinante lunedì. E' pertanto prematuro affrontare tale questione per il momento.
<P>
Con questo concludo gli elementi di risposta che il Commissario Fischler avrebbe potuto esporvi al mio posto. Non mancherò di comunicargli tutti i vostri interventi.
<P>
<SPEAKER ID=21 NAME="Presidente">
Grazie, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
Passiamo ora alla votazione.
<P>
Proposta di risoluzione (B5-0823/2000) della commissione per la pesca sui negoziati relativi all' accordo di pesca Ue-Marocco
<P>
(Il Parlamento approva la risoluzione) DICHIARAZIONE DI VOTO
<P>
<SPEAKER ID=22 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, ringrazio gli amici e mi auguro che ascoltino con attenzione questa dichiarazione di voto, che è molto seria anche se a prima vista può non apparirlo.
Io comprendo bene i problemi dei pescatori della Spagna e del Portogallo, problemi che hanno anche i pescatori della Sicilia.
Alcuni giorni addietro, però, ho saputo che un pesce marocchino, incontrandosi nel Mar Mediterraneo con un pesce spagnolo, gli ha detto, nella sua lingua naturalmente: "Ho saputo che l' onorevole Fatuzzo si batte anche perché noi pesci diventiamo pensionati.
<P>
(Ilarità) Sono molto contento di questo, ma ho un altro desiderio: sono un pesce marocchino e vorrei essere catturato da un pescatore marocchino e non da un pescatore spagnolo.
Ho costituito un sindacato".
L' altro pesce, spagnolo, dice: "Io vorrei essere catturato da un pescatore marocchino e non spagnolo ...
<P>
(Il Presidente interrompe l' oratore)
<P>
<SPEAKER ID=23 NAME="Presidente">
Onorevole deputato, il Regolamento prevede per tutti i parlamentari un tempo di parola di un minuto.
Grazie comunque per questo interessante contributo.
<P>
<CHAPTER ID=2>
Diritti degli insegnanti di lingue
<SPEAKER ID=24 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca l' interrogazione orale (B5-0541/00) della onorevole Palacio Vallelersundi a nome della commissione giuridica e per il mercato interno sui diritti degli insegnanti di lingue: mantenimento dello Stato di diritto.
<P>
L' onorevole Wieland parla per cinque minuti a nome della onorevole Palacio Vallelersundi.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="DE" NAME="Wieland">
Signor Presidente, la onorevole Palacio Vallelersundi, presidente della commissione giuridica e per il mercato interno, è purtroppo impossibilitata ad intervenire e mi ha pregato di formulare un parere.
Ho avuto dunque a disposizione un tempo limitato per preparare un parere per conto della commissione giuridica, che non concerne propriamente gli insegnanti di lingue.
Alcuni affermeranno che l' argomento è senz' altro troppo dettagliato e complesso.
La questione non verte sugli insegnanti di lingue, bensì su un caso concreto di come procede l' Europa dei cittadini.
La questione verte su un caso pendente dal 1989 presso la Corte di giustizia.
Si tratta di una vicenda durata quasi dodici anni, fatta di scartoffie, dilazioni, speranze, fabbisogni personali, soluzioni placebo, ovvero di strenua difesa di antichi diritti da parte di cittadini che non cercavano null' altro che veder soddisfatte le loro giuste richieste.
Volendo citare le parti, la questione verte sulla causa dei cittadini dell' UE Allué e Coonan contro l' Università di Venezia, sulla causa del cittadino dell' UE Allué anch' essa contro l' Università di Venezia, nonché sulla causa del cittadino dell' UE David Petri contro l' Università di Verona.
<P>
La Corte di giustizia delle Comunità europee ha formulato un chiaro parere in merito, dando ragione in tre sentenze a questi cittadini, che anteriormente alla prima di tali sentenze avevano avuto incarichi d' insegnamento con la qualifica di lettore presso università italiane.
Il contenuto di tali sentenze è inequivocabile. I diritti delle parti interessate alla libera circolazione della forza lavoro nell' ambito dell' Unione ed il diritto di non essere discriminati per ragioni di nazionalità sono stati violati dall' Italia, in quanto essa non avrebbe offerto ai lettori le stesse condizioni d' impiego e la stessa garanzia del posto di lavoro che offre ai cittadini italiani impiegati con incarichi d' insegnamento simili presso le università.
<P>
Purtroppo, dopo la prima sentenza non è accaduto nulla.
Gli emendamenti alla legge, successivamente apportati nel 1995, non sono tuttora in grado di garantire ai lettori con incarichi d' insegnamento la piena tutela dei loro diritti.
Perfino il difensore civico ha appoggiato tali cittadini.
Non so se può essere ben reso in tutte le lingue un gioco di parole, ma in tedesco si dice: "C' è una differenza fra l' avere un diritto e l' ottenere un diritto."
La commissione giuridica ha formulato in tal senso un parere chiaro, sostenendo pienamente i cittadini dell' Unione limitati nei loro diritti.
<P>
Saranno ora presentati alcuni progetti di emendamento che a dir poco mi irritano.
Desidero citare solamente due esempi, attraverso i quali si tenta di migliorare all' ultimo minuto la posizione del Parlamento oppure, in un singolo caso, perfino di stravolgerla. L' originario considerando H proposto dalla commissione giuridica così recita: "Considerando che in un lasso di tempo di diversi anni le parti interessate, cittadini dell' Unione, hanno subito danni, stress ed incertezze, dopo che sono state coinvolte in ripetute ed interminabili vertenze nel corso di centinaia di procedimenti giudiziari durati dodici anni e che le legittime aspettative di poter esercitare la loro professione con prospettive di carriera adeguate sono state disattese."
Ora viene presentato il progetto di emendamento n. 8, che cancella alcuni termini ed aggiunge una parolina che non solo annacqua il senso, ma quasi lo stravolge.
Il testo così reciterebbe: "Considerando che le parti interessate, cittadini dell' Unione, sono state coinvolte in ripetute ed interminabili vertenze nel corso di centinaia di procedimenti giudiziari durati dodici anni e che le loro legittime aspettative sono state disattese."
Si tratta di un' evidente differenza non solo nella versione tedesca.
<P>
Ritengo tuttavia ancora più grave il criterio del progetto di emendamento n.
9 che ora recita: "Considerando che il governo italiano ritiene di aver pienamente soddisfatto i suoi obblighi verso i lettori ai sensi della legge 236/95, in conformità ai principi del Trattato."
A prescindere dal fatto che la commissione giuridica non ha esaminato tale considerando, dovremmo qui ritenere che la base giuridica del diritto italiano sia conforme ai principi del Trattato, mentre la Corte di giustizia ha affermato esattamente il contrario!
Ritengo che questa procedura sia oltremodo discutibile.
Se si è del parere che tali pratiche siano giuridicamente corrette e politicamente volute, allora il legislatore dovrebbe apportare le relative modifiche alle basi giuridiche; tuttavia, se si intende utilizzare il Parlamento per mascherare una posizione, posso solo affermare che il PPE non intende assolutamente accettarlo!
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="FR" NAME="Busquin">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, il caso degli assistenti di lingua straniera non italiani nelle università italiane è ben noto alla Commissione e alla maggior parte delle Istituzioni europee.
Il problema è aperto da più di un decennio e, a seguito dell' intervento delle Istituzioni europee, soprattutto della Commissione, la situazione degli assistenti è migliorata.
<P>
Come sapete, la questione è molto complessa e riguarda circa settecento persone che lavorano in più di 25 università italiane.
La Commissione si adopera attivamente da dieci anni per risolvere il problema dei lettori stranieri in Italia al fine di garantire il diritto alla libera circolazione dei lavoratori, sancito dal Trattato.
La Corte di giustizia, come avete sottolineato, ha già emesso tre sentenze riguardanti i lettori e con la questione ancora aperta nel Lussemburgo la Commissione ha perseguito azioni atte a migliorare ulteriormente la situazione.
<P>
In particolare, in seguito alle decisioni della Corte di giustizia del 1989 e del 1993 - la sentenza Allué - secondo cui le restrizioni alla durata dei contratti, imposte dalla legge italiana, erano discriminatorie, la Commissione ha intrapreso delle iniziative.
Aveva dato avvio a una procedura d' infrazione che era stata poi archiviata nel 1995, quando la legislazione italiana si è conformata alla sentenza della Corte.
<P>
Per quanto riguarda le ulteriori rivendicazioni dei lettori in merito ai diritti acquisiti, la Commissione ha avviato una nuova procedura d' infrazione, in quanto in alcune università italiane i diritti acquisiti degli assistenti non erano adeguatamente tutelati.
La Commissione ha mobilitato molte risorse per esaminare tale questione.
I servizi della Commissione hanno prodotto centinaia di pagine di documentazione sui casi specifici in varie università.
Abbiamo intrattenuto una corposa corrispondenza con le parti interessate e ci siamo adoperati strenuamente per selezionare, tra le pile di documenti non pertinenti, gli elementi che potevano provare in maniera definitiva che gli ex lettori erano stati effettivamente discriminati da parte di alcune università italiane in relazione ai diritti finanziari acquisiti, come il trattamento e i contributi pensionistici.
<P>
Nel luglio 1999 la Commissione ha presentato questa procedura d' infrazione dinanzi alla Corte di giustizia.
E' ora in attesa della sentenza della Corte in merito a questa nuova infrazione e a questa procedura avviata su propria iniziativa.
<P>
Gli assistenti non solo hanno rivendicato la mancanza di tutela dei loro diritti acquisiti, ma hanno anche deplorato il nuovo regime giuridico introdotto dalla legge italiana del 1995.
Ritengono che lo Stato italiano avrebbe dovuto integrarli nella categoria del personale docente delle università, ovvero avrebbe dovuto creare per loro una categoria specifica nell' ambito del personale docente.
<P>
Secondo gli assistenti, tale diritto discenderebbe direttamente dal diritto alla libera circolazione dei lavoratori.
Su tale punto, tuttavia, la Commissione non si è trovata d' accordo con gli assistenti.
Secondo il nostro parere, la libera circolazione garantisce i cittadini europei contro le discriminazioni negli ordinamenti giuridici nazionali, ma non implica il diritto ad uno status giuridico specifico.
Ogni Stato ha piena competenza sulla fissazione delle disposizioni che disciplinano il proprio servizio pubblico. La legislazione comunitaria non può impedire all' Italia di modificare le proprie disposizioni sullo status degli ex lettori per trasformarli in esperti linguistici con attributi parzialmente diversi.
Se l' ordinamento giuridico italiano è stato riformato e modificato, come effettivamente è avvenuto per il personale universitario, non riteniamo che la Commissione possa intervenire, in quanto tutti i cittadini europei beneficiano di un accesso equo a tutte le categorie professionali.
Infatti qualsiasi cittadino europeo può diventare membro permanente del corpo insegnanti una volta superato il relativo concorso.
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<SPEAKER ID=27 NAME="Lisi">
Signor Presidente, vorrei soltanto invitare i colleghi ad una riflessione.
Se la questione è di natura giuridica, si proceda per le vie legali, venga la sentenza della Corte; ricorra chi deve ricorrere e avrà giustizia chi deve averla.
Se la questione è politica - e per questo se ne occupa il Parlamento - a me spiace che si affrontino temi di questo tipo forse non con la dovuta cautela.
Ho apprezzato molto la posizione della Commissione e, infatti, come Parlamento dobbiamo stare molto attenti.
Io non faccio una difesa d' ufficio del mio governo - perché non è il mio governo, sono rappresentante di un partito di opposizione - cerco però di spiegare i termini della questione.
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Siamo sensibilissimi a che tutti i cittadini europei godano degli stessi diritti in tutti gli Stati, ma ugualmente devono rispettare e far fronte agli stessi doveri in tutti gli Stati.
Non è possibile che i cittadini europei abbiano in qualche modo accesso privilegiato in uno Stato diverso dal proprio e non debbano sostenere quelle prove e quegli oneri che i cittadini di quel paese, nella fattispecie i cittadini italiani, devono sostenere.
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La questione dell' istruzione, dell' insegnamento è organizzata in termini sussidiari all' interno dell' Unione europea, il che significa che gli ordinamenti sono diversi.
Nell' ordinamento italiano non si diventa docenti universitari ope legis, si fa un concorso pubblico.
Quindi, a meno che si arrivi ad armonizzare gli ordinamenti - cosa che noi auspichiamo - oggi come oggi, il rispetto del principio di sussidiarietà non può consentire che venga spacciata per discriminazione quella che, molto più probabilmente, è la richiesta di un privilegio.
Tutti devono avere gli stessi diritti, ripeto, ma tutti si devono sottoporre agli stessi oneri.
Altrimenti questo problema, che è politico e non giuridico, si ripeterà e potrà essere rinnovato anche in altri Stati dell' Unione europea dove vige ugualmente un ordinamento dell' istruzione e della carriera universitaria differente.
Io invito pertanto davvero alla cautela.
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="EN" NAME="Miller">
Signor Presidente, levo la mia voce per protestare contro l' ingiustizia che, come si è detto, si perpetua ormai da 12 anni.
Non ci sono stati uno o due processi, ma addirittura tre, eppure la questione non è ancora stata risolta.
Allora perché, ancora una volta, stiamo discutendo di questa ingiustizia nel nostro Parlamento?
Siamo di nuovo qui a parlarne proprio perché non siamo riusciti a risolvere il problema, e perciò dovremo continuare a discuterne pubblicamente finché non troveremo una soluzione.
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Di che cosa si tratta?
L' onorevole Wieland ce ne ha offerto una prima descrizione, parlando a nome della commissione giuridica.
Ci sono due persone che svolgono le stesse mansioni, lavorano fianco a fianco, ma ricevono una retribuzione diversa e a diverse condizioni: questa è l' ingiustizia di cui ci stiamo occupando.
Se crediamo veramente nel mercato unico e nella libera circolazione delle persone, tutto ciò non dovrebbe succedere.
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Non sono d' accordo con le affermazioni rese dal mio collega, onorevole Lisi, che è intervenuto poco fa; egli ha detto che queste persone richiedono un privilegio.
Non è così: non stanno chiedendo alcun privilegio, ma soltanto un trattamento paritario.
Finché non otterranno quanto è assicurato ai loro omologhi italiani, la questione rimarrà irrisolta.
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Ho ascoltato con attenzione l' intervento del Commissario Busquin, che ha parlato a nome della Commissione.
Alcuni dicono di ravvisare una traccia di ipocrisia nell' atteggiamento assunto dalla Commissione.
Alcuni si spingono ancora più in là e affermano che vi è puzza d' ipocrisia nella Commissione.
Personalmente oserei dire che sulla Commissione aleggia effettivamente una certa atmosfera ipocrita.
Infatti, se avesse veramente voluto rimediare a tale situazione, il problema sarebbe stato risolto già anni fa.
E' anche vero che la Commissione precedente, guidata dal Presidente Santer, non era granché, ed è proprio questo il motivo per cui è stata sostituita.
Adesso abbiamo però una nuova Commissione, il cui Presidente è pienamente consapevole del caso e conosce perfettamente i fatti, eppure niente è stato fatto per risolvere il problema.
Dobbiamo chiederci quale sia il motivo di questa inattività.
Ecco perché questo Parlamento oggi sta discutendo la questione ancora una volta, e la mette in evidenza per riproporla alla Commissione invitandola a trovare una soluzione!
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="Attwooll">
Signor Presidente, i politici hanno spesso il difficile compito di dire ai propri elettori che per quanto essi comprendano le loro ragioni, per quanto solida sia la base morale su cui esse poggiano, non esiste alcun provvedimento giuridico che possa dar loro soddisfazione.
Talvolta i politici hanno un compito ancora più difficile: dover ammettere che, a causa della difficoltà di accedere alla giustizia o dei ritardi propri del sistema giuridico, la rivendicazione dei diritti legali dei loro rappresentati sarà lunga e tortuosa.
Ma la cosa peggiore, credo, è trovarsi nella necessità di comunicare che la sentenza favorevole di un tribunale potrebbe essere soltanto un conforto verbale, che non avrà alcun effetto reale sulla loro vita.
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Fortunatamente in una società democratica questo è raro.
Lo Stato di diritto implica proprio questo: nessuno può porsi al di fuori del suo ambito solo grazie alla propria posizione sociale o alla propria attività.
Il giurista americano Lon Fuller ci ha avvertito: un sistema giuridico può non riuscire a realizzarsi se non c' è congruenza fra norme giuridiche e azione ufficiale.
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Negli ultimi undici anni ci sono state tre sentenze della Corte europea di giustizia a favore dei lettori.
Il 13 settembre di quest' anno il Mediatore europeo ha accolto il loro ricorso e alcune singole cause sono state vinte nei tribunali italiani.
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Sono ben consapevole che entrambe le parti in causa non hanno avuto vita facile; ma se questo Parlamento ha a cuore lo Stato di diritto, lo deve sostenere senza esitazioni.
Se questo Parlamento crede veramente in un' Europa dei cittadini, deve battersi per realizzarla.
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Come è già stato detto, questa è la terza volta che la questione viene sottoposta al Parlamento sotto forma di proposta di risoluzione.
Spero e confido che non si presenti di nuovo la necessità di riparlarne, se non per ringraziare tutti coloro che si sono impegnati a favore di un' azione efficace in materia.
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<SPEAKER ID=30 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
E' venerdì mattina e ci troviamo in un Parlamento a formato ridotto, ma dobbiamo ugualmente sottolineare che questo problema riguarda tutti i partiti e l' intera Unione europea.
I membri della commissione giuridica e per il mercato interno, provenienti da tutti gli Stati dell' Unione e rappresentanti di tutti i partiti, hanno dichiarato unanimemente che non serve parlare di rivendicazioni e propugnare una Carta dei diritti se poi, quando i diritti dei cittadini vengono concretamente negati, non si agisce con efficacia per riaffermare e fare applicare tali diritti. Questo è il problema oggi in discussione.
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Mi dispiace, per esempio, che uno degli emendamenti abbia omesso di rilevare non solo il fatto che è stato presentato un ricorso al Mediatore, ma anche che il Mediatore lo ha accolto.
Questo è un punto cruciale poiché il Mediatore ha dato torto alla Commissione, in quanto questa non ha comunicato ai lettori di lingue che stava modificando le proprie conclusioni su un articolo importante e significativo; tale articolo è proprio quello cui si riferiva il Commissario Busquin.
Il fatto è che i lettori rivendicano il diritto di mantenere lo status di docenti, anziché vedersene assegnato un altro.
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Nessuno mette in dubbio il diritto della Repubblica italiana di stabilire - nel 1995 o in qualsiasi altro momento - che in futuro nessuno sarà più assunto in qualità di lettore, e che i nuovi assunti riceveranno un altro tipo di incarico.
Questo varrà per chiunque farà domanda in futuro, ma per quanto riguarda il passato non si possono alterare quei diritti che sono già stati riconosciuti dalla Corte.
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Vorrei ricordare alla Commissione - e spero che essa risponda esplicitamente a questa osservazione - che nel caso Allué la decisione della Corte è stata la seguente: "E' in contrasto con l' articolo 48, comma 2, del Trattato CEE, che la legislazione di uno Stato membro limiti in ogni caso la durata del contratto di impiego degli assistenti di lingue straniere a un anno, sia pure con possibilità di rinnovo, mentre in linea di principio un tale limite non esiste per gli altri docenti".
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Stando così le cose, le persone i cui rappresentanti assistono oggi in tribuna al nostro dibattito hanno il diritto di essere riconosciute come docenti dalle università italiane non meno di quanti, all' università, detengano un incarico decennale.
Non chiediamo che essi vengano assimilati ai dipendenti pubblici, ma chiediamo che l' Italia recepisca nelle sue leggi la decisione della Corte e non neghi a questi docenti il diritto di essere riconosciuti come tali.
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Signor Presidente, chiaramente qualcosa non funziona nella politica di assunzione dei docenti stranieri in Italia poiché ricevono solo una nomina temporanea come collaboratori tecnico-amministrativi.
Pertanto, a parità di lavoro, si trovano in una peggiore posizione giuridica e ricevono uno stipendio inferiore rispetto ai loro colleghi di nazionalità italiana, come è già stato constatato in precedenza dalla Corte di giustizia e dal Mediatore.
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È importante capire qui se si tratta di un caso sfortunato o di una scelta consapevole per il mantenimento duraturo di questa differenza.
Suppongo che le autorità italiane preposte all' istruzione siano già al corrente di questa critica, ma ho l' impressione che ciononostante non siano convinte della necessità di cambiare nel prossimo futuro.
Anche come sostenitore dell' autonomia nazionale e del diritto alla diversità, concordo con la proposta di risoluzione, affinché mai si possa discriminare in base alla nazionalità.
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L' approvazione della proposta di risoluzione potrà mutare la situazione o, dopotutto, l' Unione europea è impotente?
L' Italia verrà punita con una sanzione?
Continueremo impotenti a lamentarci oppure altri Stati membri cominceranno a discriminare i docenti italiani?
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="EN" NAME="Tannock">
Per una singolare coincidenza, proprio questo pomeriggio dovrò partire per l' Italia - un paese che amo moltissimo - per tenere una conferenza sui benefici di quella dieta mediterranea che è stata esportata con tanto successo nel resto del mondo; tanto più quindi mi addolora dover criticare nel mio intervento il governo italiano e i provvedimenti che esso ha preso in questo campo.
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Alcuni cittadini del mio collegio elettorale in Gran Bretagna, i quali desiderano recarsi in Italia per svolgere, nel loro caso, un incarico di lettorato, hanno avuto però assai più difficoltà di me.
Nel 1989 i lettori stranieri operanti in Italia hanno intentato una causa presso la Corte di giustizia, chiedendo che la durata del loro contratto di lavoro non fosse limitata a sei anni, e hanno vinto; le università italiane replicarono che la sentenza della Corte non imponeva loro specificamente di offrire contratti di lavoro a tempo indeterminato, ma nel 1993 una seconda sentenza della Corte ha affermato esplicitamente che alla durata del contratto non si potevano porre limiti.
A questo punto le università hanno assegnato ai lettori stranieri lo status inferiore di personale non docente, escludendoli dai ranghi del personale docente di livello universitario.
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Di conseguenza i lettori hanno portato i propri datori di lavoro di fronte alla Corte di Cassazione che si è espressa a loro favore, ordinandone l' immediato reintegro; le università hanno però ignorato tale decisione, negando ai lettori i diritti propri del personale docente, tra cui i generosi scatti biennali di stipendio tipici del sistema accademico italiano.
Con stile veramente kafkiano, le università hanno persino tolto i nomi dei lettori dagli elenchi telefonici interni, dalle porte degli studi e dai propri siti web.
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In un' Europa moderna tutto questo è inaccettabile.
Alcuni di voi sanno che mi sono impegnato affinché fosse riconosciuto ai discendenti maschi dell' esiliata famiglia reale italiana il diritto di tornare in patria; essi sono vittima di una disposizione di stampo medievale, che fa parte della Costituzione italiana e vieta a tutti i discendenti maschi della famiglia reale l' ingresso in territorio italiano.
A mio avviso ciò costituisce una palese violazione del Trattato di Amsterdam, ma l' indecoroso connubio avvenuto proprio in questo Parlamento fra i gruppi della sinistra e quello liberale ha impedito ai due principi di ricorrere alla Corte di giustizia; si attende però prossimamente una sentenza della Corte europea dei diritti dell' uomo.
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I governi devono comprendere che, una volta firmati i trattati, devono rispettarli secondo i canoni dello Stato di diritto, a meno che non decidano di abrogarli nella propria qualità di Stati sovrani.
Il governo italiano, di cui fanno parte anche partiti di sinistra che non perdono occasione per esaltare le virtù delle leggi, dei diritti e dei Trattati europei, deve agire al più presto per risolvere questi due problemi; altrimenti, il suo atteggiamento nei confronti dei valori cui pretende di ispirarsi produrrà solamente uno scetticismo sempre più diffuso negli altri Stati membri rispetto all' impegno dell' Italia nei confronti della legislazione europea.
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Finora la Commissione si è dimostrata riluttante a far rispettare i Trattati nei casi concernenti uno scarso numero di persone.
La mia mozione relativa alla famiglia reale italiana è stata addirittura definita dal relatore liberale, che l' ha commentata in questo Parlamento a nome della commissione per i diritti dell' uomo, come uno stravagante documento privo di ogni interesse.
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Io sono invece convinto che temi come questi tocchino il cuore stesso dei fondamentali principi di libertà cui si ispira la legislazione europea, in questo caso particolare con riferimento alla libertà di movimento; tali principi non ammettono eccezioni.
Per i cittadini dell' Unione europea, all' interno dell' Unione deve valere il criterio della non discriminazione, quali che siano la loro provenienza e la loro meta.
Si tratta di temi fondamentali per l' affermazione della libertà in Europa, e credo che nessun vitale interesse nazionale dell' Italia sia minacciato, né dalla famiglia reale in esilio, né dai lettori stranieri presso le università italiane.
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<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, ritengo che la discussione su tale questione, che non riguarda solo l' Italia, sia molto interessante ed estremamente importante.
Se nel considerando C della risoluzione ci riferiamo alle tre sentenze, secondo le quali sono stati violati dall' Italia i diritti delle persone interessate alla libera circolazione di forza lavoro nell' ambito dell' Unione ed i relativi diritti di non subire alcuna discriminazione a causa della nazionalità, e se ciò viene oltretutto confermato dal difensore civico e da molti oratori, l' argomentazione di uno degli oratori che mi hanno preceduto, secondo cui la violazione può essere motivata con il principio della sussidiarietà, non è affatto convincente.
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Se la Corte di giustizia riconosce la violazione del diritto europeo, non vi si può opporre il principio della sussidiarietà.
Il secondo punto è che si tratta in questo caso di una discussione prettamente politica, poiché ci troviamo di fronte ad una violazione del diritto.
Non si può utilizzare lo status giuridico dei Trattati contro la politica; in tal senso ritengo sia nostro dovere condurre in questa sede una discussione politica a causa della violazione del diritto.
Credo sia pertinente ricordare l' affermazione: "chi non si prende sul serio non sarà preso sul serio."
Se ci sono tre sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee in merito ad una vertenza e ciononostante lo Stato membro interessato non modifica il suo atteggiamento, dobbiamo intervenire e rendere la questione di dominio pubblico.
Solo pochi giorni fa abbiamo discusso in Aula della Carta dei diritti fondamentali.
L' osservanza del diritto esistente non è forse il primo diritto fondamentale che si può pretendere da ciascuno di noi?
Il sostegno allo Stato di diritto non è forse il fondamento della comunità di valori europea?
Non si possono certo opporre l' una all' altro.
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Naturalmente il settore dell' istruzione rientra ancora nella sussidiarietà, ma nell' ambito dei Trattati la libera circolazione dei lavoratori ed il divieto di discriminazione costituiscono patrimonio comune sebbene ci si possa riconoscere - almeno io in particolare, in quanto originario di uno Stato a forte connotazione federale - nel principio della sussidiarietà come principio regolamentante la collaborazione nell' ambito dell' Unione europea, e sebbene ci si adoperi affinché la distribuzione delle competenze ai diversi livelli in ambito europeo venga regolamentata in base al principio della sussidiarietà.
L' atteggiamento dell' Italia contraddice in tale ambito sia gli obiettivi comunitari, sia la nostra aspirazione ad accrescere la mobilità e la flessibilità dei lavoratori.
La molteplicità culturale, che riteniamo un elemento essenziale dell' Europa, si esprime soprattutto nella molteplicità linguistica.
Chi difende la molteplicità culturale deve adoperarsi in ogni modo affinché venga mantenuta la molteplicità delle lingue ed affinché esse possano essere apprese ovunque.
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Aderiamo pienamente al mercato economico interno.
Lo affermo anche in quanto membro della commissione per la cultura, la gioventù, l' istruzione, i mezzi di informazione e lo sport: il mercato economico interno ha bisogno del mercato interno dell' istruzione.
Come evidenziato anche nella discussione odierna, sussistono ancora molti vincoli ed ostacoli allo sviluppo di tale mercato interno, e non soltanto in questo caso specifico.
Dobbiamo impegnarci a fondo per eliminare al più presto questi ostacoli.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="FR" NAME="Busquin">
Signor Presidente, credo che tutti gli interventi abbiano dato un contributo alla discussione.
Ritengo però di aver già risposto nel mio intervento ad una serie di punti che sono stati sollevati.
Desidero ricordare nuovamente che certi meccanismi sono determinati dal fattore tempo e che stiamo parlando di fatti risalenti a dieci anni fa, in cui devono essere presi in considerazione diversi aspetti.
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Per quanto riguarda la non conformità del sistema italiano rispetto alle decisioni della Corte in merito alla sentenza Allué, la Commissione aveva avviato una procedura d' infrazione. Tale procedura era stata poi archiviata nel 1995, quando l' Italia aveva adottato una legge che aboliva la restrizione in oggetto.
Nel 1996 l' Italia aveva adottato un nuovo testo che eliminava gli elementi discriminatori pregressi.
Vi è però un secondo aspetto di tale problema: la questione dei diritti acquisiti.
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A tale riguardo abbiamo esaminato l' intero processo. Come ho spiegato nel corso del mio intervento, la Commissione ha avviato una nuova procedura d' infrazione contro l' Italia nel luglio del 1999.
Siamo ora in attesa di una nuova sentenza della Corte di giustizia su tale aspetto del problema.
Vi sono quindi due elementi che non definirei diversi, ma che si legano in modo leggermente diverso nel corso del tempo.
E' pertanto necessario operare una distinzione.
Poiché ora è garantito l' accesso equo di tutti i cittadini europei a tutte le categorie professionali, è assodato che qualsiasi cittadino europeo può diventare membro permanente del corpo insegnante in Italia superando il concorso previsto per gli insegnanti italiani.
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Attualmente non sussiste alcuna discriminazione.
E' però necessario considerare la situazione anteriore, che era palesemente discriminatoria.
La Commissione ha svolto il lavoro di sua competenza, avviando procedure d' infrazione dinanzi alla Corte di giustizia e lo Stato italiano ha modificato la legge.
Resta aperto il problema dei diritti acquisiti.
Siamo di nuovo in presenza di una procedura d' infrazione e speriamo che la Corte di giustizia emetta la propria sentenza al più presto.
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<SPEAKER ID=35 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
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Passiamo ora alla votazione.
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Proposta di risoluzione (B5-0824/2000) sui diritti degli insegnanti di lingue: mantenimento dello Stato di diritto
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Dopo la votazione in merito al considerando H:
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<SPEAKER ID=36 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signor Presidente, suggerisco di inserire in questo emendamento le parole "in modo non convincente" dopo l' espressione "il governo italiano afferma".
Non mi oppongo al fatto che si richiami la nostra attenzione su determinate affermazioni del governo italiano ma, dal momento che il Commissario sembra purtroppo dar credito a queste affermazioni, chiedo di inserire le parole "in modo non convincente", o altrimenti di respingere l' emendamento.
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<SPEAKER ID=37 NAME="Presidente">
Non essendoci obiezioni a questo emendamento orale, passiamo alla votazione.
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(Il Parlamento approva la risoluzione) DICHIARAZIONI DI VOTO
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<SPEAKER ID=38 NAME="Fatuzzo">
Signor Presidente, io non sono tenero con il governo italiano e neanche con i tribunali italiani che hanno condannato molti pensionati a non avere la giusta pensione, ma in questo caso ho votato contro perché ritengo errate le sentenze della Corte di giustizia.
Il vero problema è che non possiamo autorizzare un lettore, una persona che conosce molto bene l' inglese e viene in un' università italiana di medicina a spiegare agli studenti quali sono termini italiani per dire: mal di cuore, intervento chirurgico, mal di fegato, eccetera, ad avere gli stessi diritti di coloro che insegnano medicina, avendone lo stesso status.
Lei, Presidente, si farebbe curare da un bravissimo conoscitore dei termini chirurgici in italiano, inglese, francese, tedesco, o da un chirurgo?
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<SPEAKER ID=39 LANGUAGE="FR" NAME="Lulling">
- (FR) Signor Presidente, comprendo molto bene i problemi dei professori di lingua che lavorano in Italia e che non hanno la nazionalità italiana.
Poiché sono cittadina di un paese molto piccolo, sono una grande fautrice della libera circolazione dei lavoratori e dei liberi professionisti e della libertà di stabilimento.
Dopo più di quarant' anni passati sulle barricate per lottare contro ogni tipo di discriminazione, da vecchia suffragetta sono contro le discriminazioni basate sul sesso e sulla nazionalità.
La libera circolazione dei lavoratori non deve però causare discriminazioni contro i cittadini che hanno la nazionalità.
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Provenendo da un paese la cui popolazione attiva è composta per più del 50 percento da non-lussemburghesi, residenti stranieri o frontalieri, conosco molto bene il problema.
Nel mio paese gli insegnanti della scuola secondaria devono superare concorsi molto severi e difficili.
In linea di principio, non si possono discriminare i cittadini rendendo l' accesso all' impiego più agevole per gli stranieri.
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Detto questo, spero che la discussione contribuirà a promuovere una soluzione equa per i docenti di lingua in Italia.
Devo però aggiunge che potremmo arricchire l' ordine del giorno del venerdì, se ci occupassimo di tutti i casi di discriminazione analoghi, soprattutto quelli basati sul sesso...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=40 LANGUAGE="EN" NAME="Purvis">
Signor Presidente, fortunatamente gli emendamenti presentati dal gruppo liberale sono stati respinti e quindi ho potuto votare a favore di questa relazione; vorrei però contestare un' affermazione fatta dal Commissario Busquin.
Egli ha detto che tutti coloro che lavorano nelle università italiane devono superare i medesimi esami cui si sottopongono gli insegnanti italiani: non vedo perché questo debba essere obbligatorio.
Si presume che in Europa valga il riconoscimento reciproco dei titoli di studio, per cui dovrebbe essere possibile ottenere un diploma o una laurea nel proprio paese e poi trasferirsi altrove.
E' necessario discutere questo punto, che rappresenta un elemento chiave della risposta data dal Commissario Busquin; mi dispiace constatare che egli ha già lasciato il Parlamento.
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<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
Onorevole Purvis, l' argomento non riguarda il regolamento.
L' onorevole Busquin purtroppo se ne è già andato.
Le consiglio di rivolgersi direttamente a lui.
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<CHAPTER ID=3>
Interruzione della sessione
<SPEAKER ID=42 NAME="Presidente">
Dichiaro interrotta la sessione del Parlamento europeo. Vi auguro un buon fine settimana!
<P>
(La seduta termina alle 10.56)
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