<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta il 16 giugno 2000.
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<CHAPTER ID=2>
Necrologia
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, martedì scorso abbiamo appreso con profonda costernazione la notizia della morte di Pierre Pflimlin, ex Presidente del Parlamento europeo.
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Pierre Pflimlin è stato un vero statista: la sua carriera pubblica, iniziata nell' immediato dopoguerra, lo portò fino alla carica di Presidente del Consiglio, di Capo del governo, nell' ambito della quale, nel 1958, in uno dei periodi più delicati della storia francese, egli agevolò la transizione con il Generale de Gaulle.
Fu parte attiva nella redazione della Costituzione della V Repubblica e divenne Ministro di Stato, carica che detenne fino al 1962.
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Pierre Pflimlin è stato uno di quegli europei storici che, dalla fine della guerra e nella sua veste di parlamentare, ministro e attivista politico, ha partecipato a tutte le lotte per la costruzione di un' Europa forte e riunificata.
Alsaziano di Strasburgo, amico e compagno di Robert Schumann, è stato uno dei più attivi promotori della riconciliazione fra la Francia e la Germania e un simbolo forte dell' amicizia franco-tedesca.
Questa riconciliazione, per la quale tanto aveva operato, la percepiva, come aveva confidato al Vescovo di Strasburgo, come un vero miracolo, pur sapendo che questo non era il frutto del caso, bensì di un impegno costruito sulla volontà e cementato su obiettivi comuni e istituzioni efficaci.
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Fin dal 1959, Pierre Pflimlin è stato membro dell' Assemblea parlamentare del Consiglio d' Europa, che poi ha presieduto per tre anni a partire dal 1963.
Contemporaneamente diventò membro del Parlamento europeo, rimanendolo dal 1962 al 1967, per ritornarvi in occasione della prima elezione a suffragio universale nel 1979.
Nel 1982 ne fu eletto primo Vicepresidente; dal 1984 al 1987 presiedette la nostra Assemblea.
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Durante la sua Presidenza, il Parlamento europeo si è profilato come un interlocutore ineluttabile, in particolare in materia di bilancio. Egli acquisì notorietà nella stessa Europa e sul piano internazionale, avendo avuto il privilegio di accogliere al Parlamento europeo, fra gli altri, il Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan.
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Basandosi sul progetto di Trattato sull' Unione europea di Spinelli, incoraggiò con vigore la riforma dei Trattati attraverso l' Atto unico europeo, di cui denunciò peraltro le carenze relativamente agli insufficienti poteri attribuiti al Parlamento europeo.
Intratteneva un'amichevole complicità con il Presidente Jacques Delors e impegnò il Parlamento a trarne il massimo vantaggio, prevedendo incontri trilaterali con il Consiglio e la Commissione, una forma di conciliazione antesignana.
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Pierre Pflimlin era infatti anche un uomo del dialogo.
Fermo sulle sue posizioni, rispettava l' opinione dei suoi avversari politici, anteponendo sempre l' interesse superiore dell' Europa alle considerazioni di ordine ideologico.
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Strasburgo, città della quale è stato sindaco per ventiquattro anni, per lui era il simbolo di questa apertura, segno visibile della riconciliazione franco-tedesca e di fiducia e speranza nel futuro dell' Europa.
Si dedicò anche con grande e sincero slancio allo sviluppo della sua città e del suo rango di capitale europea, creando infrastrutture immobiliari e sviluppando una vera e propria politica di accoglienza.
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Pierre Pflimlin ha lasciato il Parlamento europeo nel 1989, ma per molti europei, e soprattutto per i giovani, è rimasto un riferimento autorevole, una voce che suscitava entusiasmo nell'evocare il fine politico della costruzione europea.
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Fino all' ultimo il Presidente Pflimlin ci ha impressionato per il vigore e la chiarezza del suo messaggio, che rimane per noi di grande attualità.
A nome vostro e mio personale, rinnovo le nostre più vive e sincere condoglianze alla famiglia di Pierre Pflimlin e in particolare alla figlia, in questo momento presente in Aula.
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E' sotto la Presidenza di Pierre Pflimlin che nel 1986 sono stati adottati la bandiera e l' inno emblemi dell' Unione europea.
In ossequio alla memoria del Presidente Pflimlin, vi pregherei dunque di voler ascoltare l' inno europeo.
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(L'Assemblea in piedi ascolta l' inno europeo)
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<CHAPTER ID=3>
Comunicazione del Presidente
<SPEAKER ID=3 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, alcuni giorni orsono, 58 immigrati clandestini hanno tragicamente perso la vita in un camion alla frontiera britannica.
Era il 18 giugno scorso: questa scomparsa drammatica di uomini e donne che, come i due giovani guineani deceduti l' anno scorso nel carrello di atterraggio di un aereo europeo, riponevano tutte le loro speranze nell' Europa, non può non suscitare in noi la più profonda commozione.
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Ognuno di noi, ne sono convinta, si è sentito sconvolto da questo dramma e sono persuasa che tutti concordiamo sulla necessità che l' Unione europea intensifichi la propria lotta contro questo schiavismo della nostra epoca.
Occorre fare il possibile per abbattere questa filiera di morte.
La risposta dell'Unione europea dev' essere immediata e comprendere una vera e propria politica comune dell' immigrazione, oltre alla ridefinizione dei rapporti fra Nord e Sud, che prioritariamente passa attraverso un sostegno allo sviluppo economico e all' accesso alla conoscenza.
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Il Trattato di Amsterdam è entrato in vigore da un anno e il Consiglio europeo di Tampere ha avuto luogo sei mesi fa.
Le basi giuridiche per intervenire esistono dunque, ma occorre una concreta volontà politica.
E' ora di agire: per questo motivo, la Presidenza del Consiglio e la Commissione europea, su vostra richiesta, affronteranno il problema davanti al Parlamento europeo domani pomeriggio.
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<CHAPTER ID=4>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
Il processo verbale della tornata precedente è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Helmer">
Signora Presidente, intervengo per una mozione d'ordine. Sono in possesso di un articolo comparso nel quotidiano britannico The Indipendent su un incontro che si sarebbe tenuto fra lei e Sua Maestà la regina Elisabetta II.
Secondo l' articolo, dopo tale incontro lei avrebbe informato la stampa sulle opinioni politiche di Sua Maestà.
Negli ambienti politici britannici tutto ciò ha provocato un certo sconcerto e preoccupazione, poiché come lei certo saprà, secondo il protocollo gli incontri di quel genere sono privati e non dovrebbero essere oggetto di commenti.
<P>
Vorrei darle l'opportunità di dirci secondo lei che cosa prescriveva il protocollo di quell' incontro, e forse anche di chiarire che cosa ha detto ai giornalisti alla fine del colloquio.
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<SPEAKER ID=6 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, posso senz' altro rassicurarvi che non ho tenuto nessuna conferenza stampa all' uscita dalla mia visita a Sua Maestà la regina.
Viceversa posso dirvi che l' euro è stato al centro di tutti i colloqui con le autorità che ho incontrato, le quali hanno manifestato un corale interesse per la problematica.
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Sono senz' altro disposta a riferirvi sull' intera visita che ho compiuto nel Regno Unito, in quanto purtroppo ci sono stati altri aspetti che con mio grande dispiacere la stampa britannica non ha ripreso, nella fattispecie la visita che ho voluto fare in una fattoria britannica in ossequio a una mia promessa.
In merito devo dirvi che ho trovato assolutamente ottima la carne bovina britannica che ho mangiato.
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<SPEAKER ID=7 NAME="Tajani">
Signora Presidente, purtroppo ieri sera, in occasione della finale europea dell'incontro di calcio Francia-Italia, alcuni disabili, portatori di handicap - l'argomento è tremendamente serio, onorevoli colleghi - nel momento in cui entravano nello stadio di Rotterdam, sono stati perquisiti e costretti ad una serie di umiliazioni da parte del servizio d'ordine, una situazione che ha provocato poi l'intervento di alcuni cineoperatori italiani che hanno ripreso il modo con il quale sono stati maltrattati questi portatori di handicap.
Risultato finale: un numero non esiguo di giornalisti è stato aggredito e malmenato dalla polizia, come provano immagini trasmesse da tutte le televisioni; alcuni di essi sono stati arrestati soltanto perché facevano il loro dovere.

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Credo che la polizia di Rotterdam non abbia agito su ordini superiori, anzi sono convinto che il governo olandese e i massimi responsabili dell'ordine pubblico olandese si dissoceranno dalle iniziative della polizia, ma certamente ritengo che il trattamento riservato ad alcuni portatori di handicap europei, cittadini italiani e quindi europei, e ad alcuni giornalisti italiani che esercitavano legittimamente il loro dovere di cronaca, debba essere fortemente censurato da questo Parlamento e debba essere altresì fortemente censurato dalle Istituzioni europee.
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Mi permetto, signora Presidente, di aggiungere un'altra denuncia su un tema che lei ha seguito con grande attenzione, cioè la condanna riservata a tredici cittadini iraniani di religione ebraica, condannati qualche giorno fa a pene corporali.
Per fortuna non sono stati condannati a morte, forse anche grazie agli interventi diretti di questo Parlamento che ha vigilato perché in Iran si svolgesse un giusto processo.
All'inizio del terzo millennio vengono ancora inflitte, dai tribunali, pene corporali a condannati a conclusione di processi più o meno regolari, cosa che non mi sembra degna della democrazia e della civiltà del terzo millennio.
Io credo che infliggere frustate a un condannato, per qualsiasi reato egli abbia commesso, sia una pena incivile.
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Per questo invito ancora il Parlamento, il Consiglio e la Commissione a vigilare perché questa minoranza di ebrei iraniani non debba subire altre vessazioni in occasione del processo di secondo grado, perché c'è già qualcuno che gioisce alla condanna di cittadini ebrei.
Io credo che l'antisemitismo debba essere cancellato dalla storia dell'Unione europea e dalla storia del mondo, perché fin troppi dolori e sofferenze ha subíto il popolo ebraico.
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<SPEAKER ID=8 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Tajani.
Relativamente alla prima parte del suo intervento, è evidente che si è trattato di un incidente sconvolgente e vedrò quali saranno i mezzi più adatti per inoltrare alle autorità dei Paesi Bassi la sua legittima protesta.
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In merito alla seconda questione relativa alla condanna degli ebrei in Iran, condivido senz' altro la sua analisi della situazione.
Forse varrebbe la pena che io scrivessi al Presidente della Repubblica dell'Iran per chiedere la grazia per questi tredici condannati. Lo farò però soltanto se la Corte d' appello confermerà la sentenza di condanna.
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Vedo che approvate la proposta e ve ne sono grata.
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<SPEAKER ID=9 NAME="Napoletano">
Signora Presidente, vorrei innanzitutto ringraziarla perché in questa fase preliminare, ogni volta che noi poniamo delle questioni vedo che lei le raccoglie e vi dà seguito con grande scrupolo: desidero pertanto ringraziarla per il suo lavoro.
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A proposito poi degli episodi di Rotterdam, mi unisco senz'altro alla denuncia fatta qui dal collega Tajani: in effetti si è trattato di episodi gravi, che non credevamo possibili, nei confronti di persone handicappate ma anche della libertà di cronaca dei giornalisti, che sono stati fermati per ore senza motivo.
A questo proposito preannuncio la nostra proposta, che poi verrà illustrata, di inserire nelle questioni urgenti che si occuperanno dei fenomeni dell'hooliganismo, un punto riguardante questi episodi: il Parlamento avrà così la possibilità di esprimersi a questo riguardo in maniera ponderata e seria.
A questo proposito invito i colleghi a sostenere questo punto quando voteremo le urgenze, perché in questo modo avremo anche la possibilità di far esprimere il nostro Parlamento, così com'è nostro dovere fare.
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<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander">
Signora Presidente, intervengo perché è stata chiamata in causa la polizia olandese. Protesto contro il fatto che una normalissima ispezione da parte della polizia olandese venga paragonata alle azioni contro gli ebrei e alle pene corporali.
Del resto la polizia olandese, su richiesta di alcuni spettatori disabili italiani presenti alla partita, stava tentando di allontanare le troupes della televisione italiana.
Dato che non ce l'hanno fatta è vero che i giornalisti sono stati fermati dalla polizia. Del resto devo dire che anche il Primo Ministro olandese e tutti coloro che in un modo o nell' altro sono stati coinvolti, hanno espresso il loro grande apprezzamento per il modo in cui la polizia olandese ha mantenuto l'ordine pubblico, insieme anche alla polizia degli Stati membri presenti.
Trovo che tale accusa sia del tutto fuori luogo, anche se io, e con me molti altri, avrei preferito che avessero vinto gli Italiani.
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<SPEAKER ID=11 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signora Presidente, a differenza del collega intervenuto per primo, vorrei invitarla a esprimere con molta chiarezza e determinazione la sua e la nostra opinione sul punto seguente: venerdì scorso al Parlamento iugoslavo è stata presentata una legge definita 'antiterrorismo', la quale prende di mira soprattutto la gioventù iugoslava che sempre più si sta mobilitando contro Milosevic.
Questa legge non è ancora stata approvata, e invito lei, signora Presidente, e naturalmente anche il Consiglio e la Commissione a fare di tutto per impedire che lo sia.
No so se possiamo influenzare le autorità e il Parlamento iugoslavi, ma i giovani di quel paese devono sapere che stiamo dalla loro parte.
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<SPEAKER ID=12 NAME="Presidente">
Onorevole Swoboda, prendo volentieri atto della sua dichiarazione e del suo auspicio.
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<SPEAKER ID=13 LANGUAGE="EN" NAME="Miller">
Signora Presidente, quando ieri mi sono recato allo stadio non ho assistito all'incidente con i portatori di handicap o i disabili, o al presunto scontro con i giornalisti italiani.
Tuttavia, sono stato a Rotterdam tutto il giorno, dalla mattina presto fino alla sera tardi e ho anche assistito alla finale.
Faccio le mie congratulazioni ai Francesi, agli Italiani, agli Olandesi e a molti altri tifosi che sono arrivati da tutta Europa per assistere alla finale.
Mi congratulo altresì con la polizia olandese per come si è comportata, e con gli abitanti di Rotterdam.
Per me è stata una bella giornata quella passata a Rotterdam, e la partita è stata una delle più belle alle quali abbia mai assistito.
L'atmosfera era tutt'altro che ostile, una delle migliori atmosfere che abbia mai visto a una finale di coppa.
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Per quanto riguarda il punto sollevato dall'onorevole Helmer, mi chiedo se si possa unire a me nel fare le congratulazioni a Sua Maestà la regina Elisabetta II per il sostegno espresso a favore dell'euro.
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<SPEAKER ID=14 NAME="Presidente">
Ero personalmente a Rotterdam nello spirito di totale imparzialità imposto dalla mia carica di Presidente del Parlamento europeo, e posso senz' altro confermare che l' atmosfera era proprio come lei l' ha descritta.
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Premesso questo, procederemo comunque a verificare l' incidente segnalato dagli onorevoli Tajani e Napoletano.
Contate su di me per farlo con la delicatezza voluta.
Credo che occorra farlo, in quanto si trattava di disabili, il che rende l' incidente più grave ancora.
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<SPEAKER ID=15 LANGUAGE="FI" NAME="Hautala">
Signora Presidente, desidererei attirare la vostra attenzione sulle elezioni di ieri in Messico, dove è avvenuto un avvicendamento al potere.
E' stato infatti eletto un nuovo presidente e i rappresentanti alla Camera dei deputati e del Senato.
Queste elezioni hanno posto fine alla cosiddetta rivoluzione istituzionale durata settanta anni.
Le chiederei di inviare un messaggio di auguri al nuovo presidente.
Siamo sicuramente tutti d' accordo sul fatto che questo cambio al potere rappresenta un evento positivo e che nessuna rivoluzione può durare settanta anni.
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<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="DA" NAME="Blak">
Signora Presidente, credo che manchi un commento sulla partita di calcio tra Italia e Francia.
Il motivo per cui tutto si è svolto nel migliore dei modi è che la conduzione della gara è stata danese e svedese, quindi credo che un ringraziamento vada ai giudici di gara e ai guardalinee per i loro grandi meriti.
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<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Blak.
Anche gli arbitri erano ottimi, come d' altronde le due squadre.
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<CHAPTER ID=5>
Ordine dei lavori
<SPEAKER ID=18 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca l' esame del progetto definitivo di ordine del giorno, elaborato, ai sensi dell' articolo 110 del Regolamento, redatto dalla Conferenza dei presidenti.
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Giovedì: Per il giovedì e il dibattito sui problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza, ho varie richieste di modifica.
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Innanzi tutto, per quanto attiene al punto 1, "Isole Figi e Salomone", il gruppo del partito del socialismo europeo ne chiede l' abolizione.
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<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="DE" NAME="Sakellariou">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, tre mesi fa nelle isole Figi c' è stato un colpo di stato nel corso del quale sono stati presi alcuni ostaggi.
Il fatto è stato commentato dalla stampa e da tutto il mondo politico.
Ora è finita: ci sono state trattative, gli ostaggi sono liberi, e anche il colpo di stato è ormai acqua passata.
Mi chiedo quale urgenza vi sia ora per una presa di posizione del Parlamento europeo.
A mio parere questo contravviene all'articolo 50 e all'allegato III del nostro Regolamento, e per questo motivo chiediamo di togliere questo punto dall'elenco delle questioni attuali e urgenti.
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<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford">
Signora Presidente, ovviamente è vero che questo fine settimana si sono prodotti sviluppi, ma è troppo presto per giudicare quali ne saranno le conseguenze.
Sussistono molti dubbi sul fatto che i suddetti sviluppi portino al ristabilimento di un governo costituzionale a pieno titolo nelle isole Fiji, quindi il tema continua a essere di attualità e di notevole rilevanza.
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La popolazione indiana delle isole Fiji, corre un grosso pericolo.
Nelle ultime settimane ha regnato una situazione di illegalità, sono stati recati danni alle proprietà private, e si sono verificati casi di assalti e di violenze carnali senza che le forze di polizia intervenissero.
Mi è stato detto che la popolazione locale guarda all'Unione europea affinché metta in atto un'azione efficace, e possibilmente imponga un qualche genere di sanzione ai sensi della Convenzione di Lomé - e questo punto potrebbe essere oggetto di discussione nel contesto della risoluzione.
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Non voglio discutere adesso del contenuto del testo, ma chiedo che il punto rimanga all'ordine del giorno, poiché dopo quello che è successo nel corso del fine settimana esiste tuttora il rischio di forti discriminazioni contro un gruppo etnico nelle isole Fiji.
Non c'è da sperare che la Costituzione venga applicata e rispettata a dovere.
Non sono d'accordo che quanto è avvenuto riduca la rilevanza e l'attualità del tema.
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(Il Parlamento respinge la richiesta) Presidente.
Passo ora a un' altra richiesta del gruppo del partito del socialismo europeo volta a eliminare il punto seguente: "Tibet".
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<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="DE" NAME="Sakellariou">
Signora Presidente, qui non è in gioco il contenuto di una proposta di risoluzione, ma il nostro Regolamento.
Nella commissione per gli affari esteri, i diritti dell'uomo, la sicurezza comune e la politica di difesa - e qui mi appello ai colleghi che hanno fatto questo tentativo - abbiamo cercato di ottenere che questioni di tale portata non siano affrontate nell' ambito della discussione su problemi di attualità, ma diventino oggetto di esame approfondito in sede di commissione, oppure di un'interrogazione orale o di una dichiarazione del Consiglio.
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Qui si parla del Tibet, e conosciamo bene l' importanza dell'argomento.
Nel 1992 sono anche stato autore di una relazione sul Tibet, e all' epoca il Parlamento adottò la relativa proposta di risoluzione quasi all' unanimità.
Lo scorso 15 aprile abbiamo approvato all' unanimità un' altra risoluzione sul Tibet, e ora ripetiamo quanto abbiamo già affermato il 15 aprile, forse con qualche piccolo dettaglio diverso.
Penso che non giovi all' autorevolezza di questo Parlamento che ci si occupi sempre degli stessi argomenti.
Per questo motivo chiedo di lasciare cadere il punto.
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<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="EN" NAME="Bowis">
Signora Presidente, il Tibet è un tema che da un anno all'altro è sempre presente sul nostro ordine del giorno, e in questo senso capisco quanto ha detto l'onorevole deputato.
Abbiamo adottato moltissime risoluzioni su questo argomento.
E' un paese occupato illegalmente dalla Cina e la sua popolazione è oppressa dal regime cinese.
E' un tema urgente in quanto negli ultimi mesi molte misure sono state adottate dal governo cinese, volte a trasferire la popolazione nell'area del Tibet e a sfruttare le risorse naturali della regione.
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Tali misure inizialmente avevano ricevuto l'appoggio della Banca Mondiale, della Germania, degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma adesso che la pressione è iniziata, la Germania e gli Stati Uniti si sono ritirati.
Anche la Banca Mondiale sta ritirando il suo appoggio, sebbene non lo abbia ancora annunciato pubblicamente.
E' necessario esercitare pressione con urgenza affinché ritirino il loro sostegno per queste misure, in modo che il Parlamento dimostri di voler difendere il popolo tibetano, di voler difendere la democrazia e di voler arrestare quella che è una violazione del diritto internazionale.
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(Il Parlamento respinge la richiesta)
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Presidente.
Sempre in merito ai problemi di attualità, trattandosi del punto "Diritti dell' uomo" ho ricevuto, per quanto attiene al sottopunto "Hooligans", tre richieste di sostituzione: una proviene dal gruppo dei Verdi, che vorrebbero sostituire questo punto con un nuovo sottopunto intitolato "Incidenti razzisti in Germania e omicidio di Alberto Adriano", una richiesta del gruppo del partito del Socialismo europeo, che vorrebbe sostituire questo sottopunto con un sottopunto "Incidente allo stadio di Rotterdam" e una richiesta del gruppo del partito europeo dei liberali, democratici e riformatori che vorrebbe sostituire questo sottopunto con un sottopunto "Profanazione del più antico cimitero ebraico di Praga".
Procederemo all' esame in sequenza di queste richieste.
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<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signora Presidente, il problema delle persecuzioni razziste a danno di concittadini che vivono nella Germania orientale sta diventando sempre più drammatico.
E' una questione vecchia, eppure di estrema attualità.
Dico questo solo per rispondere all' onorevole Sakellariou: lo scorso fine settimana, a Neissen, ancora una volta persone sono state fatte oggetto di vessazioni per il semplice fatto di parlare un' altra lingua e di avere la pelle di un altro colore.
Non possiamo permettere che questo avvenga in Europa, ed è urgente che il Parlamento europeo appoggi le forze che cercano di opporsi in Germania orientale alle tendenze razziste, ai neonazisti che vogliono creare zone ' "liberate" ; è urgente aiutare queste forze che stanno scemando.
Ecco il motivo di questa proposta: intendiamo dire con chiarezza che l'Europa vuole essere un'Europa multiculturale, e che l'Europa appoggia tutte le forze democratiche che agiscono contro il razzismo e contro il neonazismo.
Per queste ragioni vi prego di appoggiare la nostra proposta.
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(Il Parlamento respinge la richiesta del gruppo Verde/Alleanza libera europea) Presidente.
Passiamo alla seconda richiesta, quella del gruppo del partito del socialismo europeo, volta a sostituire il sottopunto "Hooligans" con un altro sottopunto dal titolo: "Incidenti allo stadio di Rotterdam".
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<SPEAKER ID=24 NAME="Napoletano">
Signora Presidente, io penso che rispetto ai temi delle urgenze, come si è visto spesso, non si tratta di essere più o meno d'accordo tra di noi, di trattare un tema o l'altro, ma la questione è come trattarlo e, a volte, alcuni di noi ritengono più opportuno che alcuni dibattiti o alcune risoluzioni avvengano in un contesto, diciamo, più appropriato.
In questo caso, invece, siamo proprio pienamente nelle urgenze, secondo i termini del Regolamento, perché si tratta di un fatto che è successo ieri e quindi penso che il Parlamento, nel trattare le urgenze, riporti un po' il senso di quello che dal Regolamento è previsto, cioè trattare temi di attualità.
Secondo me, facendolo, daremmo seguito a quello che abbiamo discusso prima, e di cui lei stessa, Presidente, si è fatta portavoce in modo coerente; siamo riuniti e possiamo farlo, e dimostreremmo anche a tutti quei paesi rispetto ai quali spesso noi ci pronunciamo, che non abbiamo reticenze quando sorgono problemi che richiedono un approfondimento su temi quali la discriminazione di persone handicappate o l'impedimento ai lavori dei giornalisti, che non abbiano reticenze ad approfondire questi temi anche quando riguardano la nostra Comunità.
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Io penso che i colleghi olandesi di tutti i gruppi politici non abbiano problemi a che si vada fino in fondo, anche perché tutti noi siamo convinti che non c'è stata assolutamente una volontà politica dietro a quanto avvenuto, ma proprio per questo bisogna impedire questi episodi, e noi possiamo farlo.
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<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="NL" NAME="Oostlander">
Signora Presidente, visto che lei ha già promesso di volersi informare con la discrezione che la contraddistingue, credo che sia meglio non avviare adesso una discussione e una risoluzione d'urgenza sulla base di voci.
Mi pare ovvio aspettare i risultati della sua missione.
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(Il Parlamento respinge la richiesta del gruppo del partito del socialismo europeo)
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<SPEAKER ID=26 NAME="Napoletano">
Signora Presidente, io vorrei fare una proposta e chiedere ai colleghi - se vuole può anche metterla in votazione - se in questa risoluzione che si farà sul problema degli hooligans possiamo trattare anche gli incidenti e gli episodi avvenuti allo stadio di Rotterdam.
Penso che sia possibile farlo e, se decidiamo in questo senso, si potrà dare mandato ai negoziatori di tener conto anche di questo.
Credo sia ragionevole, altrimenti si tratterebbe di una vera e propria reticenza, cosa che io non comprenderei proprio.
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<SPEAKER ID=27 NAME="Presidente">
Onorevole Napoletano, non credo di dover mettere ai voti questa proposta.
Tutti hanno sentito il suggerimento.
Una volta elaborate le risoluzioni, ciascuno avrà modo di valutare e si ricorderà bene delle sue parole.
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Infine, terza richiesta, quella del gruppo del partito europeo dei liberali democratici e riformatori, volta a sostituire il sottopunto "Hooligans" con un nuovo sottopunto dal titolo "Profanazione del più antico cimitero ebraico di Praga".
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<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="NL" NAME="Beysen">
Signora Presidente, in effetti il mio gruppo ritiene più utile occuparsi dei temi Praga e Cecoslovacchia piuttosto che degli hooligans, poiché durante la costruzione di un parcheggio sotterraneo a Praga sono venute alla luce le vestigia del più antico cimitero ebraico.
Le bare sono state disseppellite e il cimitero è stato dissacrato senza il minimo rispetto.
Nonostante le promesse delle autorità ceche di trovare un sito alternativo per il parcheggio sotterraneo e di proteggere il cimitero come monumento storico, e anche nonostante le proteste di diverse ambasciate, i lavori proseguono.
Il mio gruppo è dell'avviso che si debba dire chiaramente ai paesi candidati e alla Repubblica ceca in particolare, che l'Unione europea insiste sul rispetto dei diritti fondamentali, quali la libertà di religione e di filosofia di vita.
Credo che sia il momento opportuno perché il Parlamento europeo si esprima in tal senso.
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(Il Parlamento respinge la richiesta del gruppo del partito europeo dei liberali democratici e riformaton)
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<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="MacCormick">
Signora Presidente, abbiamo appena deciso di approvare la richiesta sugli hooligans per la discussione sui problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
Desidero fare una richiesta specifica al servizio di traduzione e a coloro che interverranno nella discussione su tale punto: una delle squadre alle quali si associavano problemi di hooligans era la squadra che rappresenta l'Inghilterra.
Lo Stato membro responsabile è il Regno Unito, ma è molto importante fare una chiara distinzione fra la Gran Bretagna - lo Stato che detiene la responsabilità generale - e una delle sue parti, nella fattispecie l'Inghilterra.
E' ancora più importante data la nota intenzione dell'Associazione calcistica scozzese di candidarsi per organizzare non la prossima edizione dei Campionati europei, ma quella successiva.
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<SPEAKER ID=30 NAME="Presidente">
Ho ricevuto una richiesta del gruppo del partito del socialismo europeo volta ad abolire il sottopunto "Irak" .
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<SPEAKER ID=31 LANGUAGE="DE" NAME="Sakellariou">
Signora Presidente, non mi stancherò di richiamare i colleghi a un esame di coscienza.
Assieme ai colleghi, in particolare ai coordinatori della commissione esteri, abbiamo constatato che non sempre quanto si affronta come questione di attualità lo è davvero.
Questo vale anche per l'Iraq.
Tre mesi fa, in occasione della seduta plenaria di aprile, abbiamo approvato una risoluzione in cui diciamo tutto quello che possiamo dire sull' Iraq.
Tutte le questioni sono state trattate.
Ho letto attentamente le nuove proposte di risoluzione che sono state presentate, e posso dire che non contengono nessun elemento di novità.
Ciò nonostante ora si vuole mettere l' argomento tra le questioni di attualità, perché un gruppo che si è recato in Iraq di sua iniziativa deve presentare questa proposta di risoluzione adesso.
Non lo ritengo né giusto né serio da parte di questo Parlamento, e per questo motivo chiediamo di lasciare cadere questo punto.
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(Il Parlamento respinge la richiesta) Presidente.
Ora abbiamo una richiesta volta a sostituire il punto Venezuela con un nuovo punto dal titolo "Colombia e conferenza internazionale dei paesi donatori a Madrid"
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<SPEAKER ID=32 LANGUAGE="FR" NAME="Lannoye">
Signora Presidente, in effetti il 7 luglio si terrà una conferenza internazionale sul piano "Colombia" che raccoglierà i paesi donatori nel quadro di un piano d' aiuto a questo paese, chiamato anche "piano Marshall".
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Per il momento, due diverse strategie sono sul tappeto per quanto attiene a questo aiuto: una strategia di origine americana, volta a rafforzare la repressione; personalmente penso di poterlo dire a nome del mio gruppo, riteniamo che questo atteggiamento sia votato al fallimento, come del resto è stato dimostrato a varie riprese.

<P>
L' altra, una strategia europea volta piuttosto a cercare di attuare cambiamenti culturali, e dunque un metodo piuttosto preventivo, sarebbe a nostro avviso una soluzione, un'alternativa politica migliore.
Comunque, ci sembra importante che il Parlamento europeo si esprima in materia a pochi giorni da questa conferenza.
<P>
<SPEAKER ID=33 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signora Presidente, non intendo intervenire contro, perché sono completamente d' accordo con tutto quanto ha appena detto il collega e amico Paul Lannoye.
Mi spiace però che questa proposta vada a sostituire una risoluzione sul Venezuela, che è il seguito della visita di una delegazione ufficiale del nostro Parlamento in quel paese, dopo le grandi inondazioni che lo hanno devastato, considerando che non avevamo mai avuto modo di parlarne da allora.
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A titolo personale, controvoglia mi asterrò dunque dal votare su questa proposta.
Avrei preferito che non venisse nemmeno avanzata, ma sono completamente d' accordo con l' argomentazione dell' onorevole Paul Lannoye.
<P>
(Il Parlamento respinge la richiesta) Presidente.
Il gruppo Verde/Alleanza libera europea chiede che il punto "Venezuela" sia sostituito con un nuovo punto "Temelin".
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Echerer">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, "la casa brucia ", si dice da noi; ma purtroppo non abbiamo tempo per queste battute.
La centrale nucleare di Temelin entrerà in servizio prima della data concordata e prevista, e la valutazione di impatto ambientale avrà luogo in un momento imprecisato dopo l' introduzione delle barre di combustibile. In fondo questo è assurdo.
Avviene contro la volontà del Ministro dell' ambiente ceco e di gran parte della popolazione ceca, e nonostante la richiesta pressante dei Ministri dell' ambiente tedesco e austriaco di ottenere anche la documentazione dettagliata sui dispositivi di sicurezza.
<P>
Naturalmente la Repubblica ceca ha ancora tempo per recepire in toto l'acquis communautaire, ma potrebbero sussistere dubbi sulla sua volontà di cominciare fin d' ora ad assorbire questi aspetti della politica europea, che sono centrali per i cittadini e per la politica ambientale.
Non dovrò certo illustrarvi le preoccupazioni della popolazione residente nelle aree limitrofe.
Il tutto potrebbe avvenire già la prossima settimana.
Penso che il Parlamento europeo dovrebbe prendere posizione in merito.
Il mio cuore è un po' diviso.
Sono austriaca e ovviamente anche come cittadina europea residente nella fascia confinaria chiedo un' azione comune.
<P>
<SPEAKER ID=35 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, intervengo per una mozione di procedura.
Questa assurda discussione dimostra quanto sarebbe benvenuta una relazione Provan sulle urgenze, dal momento che da un'ora il Primo ministro portoghese sta attendendo che noi concludiamo.
Non capisco come abbia potuto un gruppo politico di questa Assemblea formulare due proposte per la sostituzione di un punto all'ordine del giorno.
Non so quale articolo del Regolamento lo preveda.
Se lei potesse spiegarmelo, signora Presidente, gliene sarei davvero grato.
<P>
<SPEAKER ID=36 NAME="Presidente">
Onorevole Barón Crespo, è senz' altro conforme al Regolamento.
Detto questo, lei ha espresso ad alta voce quanto molti probabilmente pensano in silenzio.
Siamo costernati nei confronti del Presidente Guterres e la ringrazio di aver esortato i colleghi alla massima concisione.
<P>
(Il Parlamento respinge la richiesta) Mi spiace, ma la Conferenza dei presidenti ha proposto soltanto quattro argomenti.
Ho ricevuto una richiesta del gruppo del partito del socialismo europeo e del gruppo Verde/Alleanza libera europea di aggiungere un nuovo punto "Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia".
<P>
<SPEAKER ID=37 LANGUAGE="DE" NAME="Swoboda">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, è proprio questo il motivo per cui intendiamo ritirare alcuni punti.
Vogliamo una riduzione complessiva.
Ma sarò breve.
Come sapete, esiste l' Osservatorio di Vienna.
Qualche tempo fa c' erano stati conflitti tra il governo, la responsabile di questo osservatorio e anche il rappresentante austriaco.
Ora pare che questa conflittualità stia scemando e che i rapporti stiano di nuovo migliorando.
Ciò nonostante ritengo che questo Parlamento dovrebbe invitare tutti i governi, quello austriaco e gli altri, a garantire il buon funzionamento di questo Osservatorio e anche ad agevolarne l' attività.
Per tale motivo chiediamo l' inserimento di questo punto.
<P>
<SPEAKER ID=38 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signora Presidente, chiedo che questo punto non venga iscritto fra i problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza.
Potenzialmente il problema è molto serio, e forse c'è stata anche una violazione dell'articolo 10 dei Trattati, e credo che richieda un esame più serio, rispetto a quanto si possa fare per un problema di attualità, urgente e di notevole rilevanza un giovedì pomeriggio.
<P>
Il problema è stato portato all'attenzione della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni che ho l'onore di presiedere.
In proposito abbiamo ricevuto il parere del direttore dell'Osservatorio, abbiamo chiesto al nostro relatore per il bilancio di fare una valutazione più generale dell'atteggiamento del governo austriaco nei confronti dell'Osservatorio europeo sul razzismo e la xenofobia.
<P>
Dobbiamo conoscere tutti i fatti sulle dimissioni del signor Pelinka, il membro austriaco del comitato esecutivo dell'Osservatorio.
Potrebbe darsi che dobbiamo trasmettere il fascicolo al Gruppo dei tre saggi incaricato di investigare la situazione in Austria.
Aggiungere questo punto fra i problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza più che fare luce sulla questione contribuirebbe a surriscaldarla, e pertanto mi pare che non sia la via più adatta.
Lancio un appello ai membri affinché votino contro questa richiesta.
<P>
(Il Parlamento accoglie la richiesta) Le due altre richieste vengono meno e non c'è nessun'altra domanda di modifica.
<P>
(Il Parlamento approva l'ordine del giorno così modificato)
<P>
<CHAPTER ID=6>
Consiglio europeo/Presidenza portoghese
<SPEAKER ID=39 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la discussione congiunta sulla relazione del Consiglio europeo, nonché la dichiarazione della Commissione in merito alla riunione del Consiglio europeo di Feira, e la dichiarazione della Presidenza in carica del Consiglio relativamente alla Presidenza portoghese.
<P>
<SPEAKER ID=40 NAME="Guterres">
<SPEAKER ID=41 NAME="Presidente">
La ringrazio, signor Presidente.
<P>
Ha facoltà il Commissario Patten, a nome della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="PT" NAME="Pacheco Pereira">
Signor Primo ministro, lei capirà, nella sua qualità di ex parlamentare, che in un Parlamento la discussione deve incentrarsi sulle questioni politiche.
Nel suo intervento ho rilevato almeno due questioni sulle quali desidero soffermarmi.
In primo luogo, sono sorpreso che lei abbia criticato quella che ha definito "una deriva intergovernativa" , perché in realtà, nell' ultimo semestre, la Presidenza portoghese ha effettivamente rafforzato il Consiglio a detrimento della Commissione e del Parlamento e ciò lo si evince anche dalle sue parole laddove, descrivendo il Vertice sull' occupazione, ha detto "mostrando la forte volontà di direzione politica dell' Unione" rivelando pertanto che in realtà la sua visione è quella di una leadership del Consiglio a detrimento delle altre due Istituzioni.
Per questa ragione è opportuno confrontare le parole e le intenzioni con la realtà.
<P>
Se poi affrontiamo la questione più scomoda di questo semestre, quella che lei non gradisce discutere in questa sede, la questione austriaca, constatiamo allora fino a che punto è giunta la deriva intergovernativa in questi mesi.
Nella questione austriaca è insito qualcosa di assai pericoloso per il futuro dell' Unione e anzi, l' impasse in cui si è trovata al Consiglio di Feira dimostra perfettamente la ragione per cui è pericolosa.
In primo luogo, perché sostituisce il principio della collegialità nelle decisioni dell' Unione con il rafforzamento del bilateralismo fra governi.
Se c' è qualcuno che non avrebbe mai dovuto apparire in veste di portavoce dei Quattordici, questo è proprio lei, signor Primo ministro, nella sua qualità di Presidente dell' Unione europea.
Mai, in nessuna circostanza, il Primo ministro avrebbe dovuto fungere da portavoce, anche se riteneva che il Portogallo avrebbe dovuto aderire alle sanzioni.
In tal modo, ha inevitabilmente traghettato la questione austriaca all' interno dell' Unione europea.
E' evidente che dal punto di vista istituzionale, tale questione inquinerà le relazioni interne dell' Unione europea se non sarà rapidamente risolta.
Le dico inoltre che tutti abbiamo capito che per non perdere la faccia, è già in corso di negoziato un abbozzo di soluzione.
Tuttavia debbo dirle che anche questo abbozzo di soluzione è indice di debolezza. E' indice di debolezza soprattutto dei quattordici paesi che hanno preso un' iniziativa politica e non sanno come uscirne.
Nella politica contemporanea, la tendenza di affidare a saggi, a specialisti, a giudici le decisioni politiche dimostra la fragilità dei politici.
Si è dato inizio alle sanzioni con una misura politica, bisognava aver avuto il coraggio di porvi termine con una decisione da parte di chi le aveva varate, e ciò sarebbe dovuto avvenire al Vertice di Feira.
<P>
Per quanto riguarda la Conferenza intergovernativa, purtroppo dispongo di pochissimo tempo ma mi sia consentito dire che anche qui sono in moto tendenze molto pericolose.
Non sono contrario alle cooperazioni rafforzate ma deve essere ben chiaro che esse sono dominio delle politiche settoriali e non rientrano nel campo istituzionale e politico dell' Unione.
In caso contrario avremo ben presto due Unioni europee, una di prima qualità e una di seconda, e in tal modo si dissolverà quella che, dalla seconda guerra mondiale, è stata la forza trainante dell' Unione europea e della Comunità europea.
Per questa ragione, le cooperazioni rafforzate non debbono servire per introdurre un' Europa a due velocità, ma per consentire di progredire più rapidamente a chi vuole farlo a livello di politiche settoriali e non a livello istituzionale; ciò se non vogliamo rischiare di dividere l' Unione.
<P>
<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, onorevoli colleghi, desidero anzitutto associarmi alle parole pronunciate dalla nostra Presidente a commemorazione del Presidente Pfimlin, che oltre a essere stato un mio predecessore e un grande amico, è stata anche la persona che ha accolto i deputati spagnoli e portoghesi, quando sono entrati a far parte di questa Assemblea, proprio perché anche nei nostri paesi era stata costituita quella comunità di valori che oggi ci sforziamo di consolidare.
Lo reputo essenziale e il Primo ministro portoghese, proprio in questi mesi, ha dato prova di fermezza in relazione alla difesa di quei valori comuni.
<P>
Il Primo ministro Guterres ha fatto un complimento al Parlamento, quando ha parlato dei nostri buoni rapporti in questo semestre.
Complimento che desidero contraccambiare, perché in tutti gli anni trascorsi presso questo Parlamento non ho mai visto un Primo ministro visitarci tre volte durante una Presidenza, come egli ha invece fatto.
E' una questione di stile sulla quale la Presidenza portoghese ha saputo compiere un importante passo.
<P>
Non soltanto per la presenza del Primo ministro, ma anche perché egli ha assistito validamente il Parlamento in due aspetti fondamentali, dando prova di sensibilità politica.
Mi riferisco allo statuto dei deputati, in rapporto al quale la Presidenza portoghese ha proseguito il lavoro intrapreso dalla Presidenza finlandese, e allo statuto dei partiti politici.
<P>
Indubbiamente, il grande momento della Presidenza portoghese è stato rappresentato dal Vertice di Lisbona, e mi rallegro del fatto che il Primo ministro Guterres lo abbia ricordato quando ha parlato di società della conoscenza, perché credo che sia proprio quella la chiave di volta del futuro dell'Unione europea.
<P>
Quanto al Vertice di Lisbona, desidero ricordare l'importanza attribuita dal mio gruppo al trittico rappresentato dall'occupazione, dalla coesione sociale e dalla competitività, un trittico che reputiamo fondamentale e che risulta ormai parte integrante non solo dei programmi della Presidenza portoghese, ma anche delle nostre politiche, come ribadito a Feira.
<P>
Desidero sottolineare l'importanza dell'accordo raggiunto in ambito fiscale, dal momento che l'Unione europea non potrà compiere progressi in campo sociale fintantoché sussisterà questo crescente divario fra i redditi da lavoro e i redditi da capitale.
E su questo aspetto non ci si può appellare al segreto bancario.
Per poter compiere progressi in modo serio e socialmente equo, è molto importante decidersi a dare un trattamento congiunto a tutte queste tipologie di reddito che, anzi, mi pare un ottimo primo passo nei confronti della globalizzazione in atto.
<P>
Un altro aspetto fondamentale è dato dai progressi della Conferenza intergovernativa.
La Presidenza portoghese l'ha inaugurata, guidandola sino a Feira, e ha dato un riscontro positivo all'idea del Parlamento di ampliarne l'ordine dei lavori, tenendo conto non soltanto delle nostre richieste ma anche degli stessi impegni del Consiglio.
Desidero evidenziare che, in primo luogo, in relazione alla Carta dei diritti fondamentali, nonostante non vi sia ancora stata l'integrazione nel Trattato, è stato comunque compiuto un passo in quella direzione.
<P>
Ma c'è dell'altro, e non credo che su questo aspetto il Presidente Guterres criticherà il proprio Segretario di stato: la settimana scorsa ci siamo trovati d'accordo su entrambi gli articoli, il Segretario di stato, a titolo personale, e io, affermando che il metodo di elaborazione della Convenzione, ossia tramite una partecipazione attiva di parlamentari europei e nazionali, di rappresentanti dei governi e della Commissione, è migliore di una Conferenza intergovernativa a porte chiuse.
Spero che questo parere personale del Ministro Seixas da Costa possa essere suffragato dal Presidente del Consiglio uscente, perché credo che sarebbe molto positivo.
<P>
In secondo luogo, in relazione a questo dibattito su federalismo e costituzione che, per fortuna, ha rivitalizzato un dibattito europeo stagnante, desidero ricordare che non si tratta né di una disquisizione accademica, né di qualcosa che possa essere fatto ex novo, dal momento che dovrà invece prendere le mosse dal rispetto dell'attuale equilibrio istituzionale.
Sono d'accordo con la sfida lanciata dal Presidente Guterres quando ha dichiarato che occorre parlare di federalismo in ogni ambito.
E' vero.
Ma il problema è che esiste un federalismo monetario, ma non ancora un federalismo economico, mentre è necessario difendere l'euro e difenderlo seriamente.
<P>
Signora Presidente, un'ultima osservazione a proposito di una decisione importante presa dalla Presidenza portoghese con altri tredici governi in via bilaterale.
Credo che la Presidenza portoghese abbia agito con serietà e prudenza, quando ha proposto quella decisione ai Quattrodici.
Debbo dire che il Parlamento europeo e la Commissione sono sulla stessa linea dal mese di febbraio e che non si può accusare la Presidenza portoghese per avere difeso la nostra comunità di valori davanti alla decisione di un partito politico di formare un governo con un altro partito che risulta, per ideologia e per credo, agli antipodi dei nostri valori comuni.
Credo che la Presidenza portoghese abbia dato prova di pazienza e di capacità di difesa dei nostri valori comuni.
<P>
<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="NL" NAME="De Clercq">
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="DE" NAME="Voggenhuber">
Signora Presidente, anche il mio gruppo riconosce l' atteggiamento cooperativo della Presidenza portoghese nei confronti del Parlamento europeo e la ringrazia per questo.
Siamo invece molto più scettici sui risultati del Vertice di Feira.
Nelle scorse settimane tra i governi degli Stati membri è nato un dibattito sul futuro dell' Europa e addirittura su un processo costituente.
I preparativi per la Conferenza intergovernativa appaiono invece in netto contrasto con questo crescendo di fantasie.
Sembra addirittura che più di un ministro evochi prospettive remote solo per nascondere l' incapacità del Consiglio europeo di assolvere i compiti che esso stesso si è posto.
Da Maastricht in poi questo Consiglio europeo ha continuato a rimandare i problemi, i compiti irrisolti e le riforme necessarie.
Molti di questi sono già rimasti insoluti ad Amsterdam.
<P>
In tutti gli Stati membri dell' Unione europea, la fiducia della gente tocca ormai i minimi storici.
In Europa orientale cresce l' irritazione per l' atteggiamento tentennante dell'Unione.
Le vere iniziative - il Parlamento le ha indicate da anni in tutte le sue risoluzioni - in parte non sono neppure discusse, in sede di preparazione della Conferenza intergovernativa.
L' iniziativa forse più importante è la creazione e la crescita di una democrazia europea, l' eliminazione del deficit democratico.
A Feira non abbiamo assistito ad alcuna decisione volta a integrare la Carta dei diritti fondamentali nel Trattato - una delle massime aspirazioni di chi vive in Europa.
E non si è neppure parlato di un nuovo modo di condurre la Conferenza intergovernativa, rivendicato ripetutamente da questo Parlamento.
Penso che il Consiglio europeo avrebbe ogni motivo di meditare sul metodo del tutto insoddisfacente dell' attuale Conferenza intergovernativa, invece di volere dettare legge su una futura Costituzione.
Un processo costituente non è stato strutturato, non è stato avviato, è stato a mala pena abbozzato.
Restano senza risposta problemi come il controllo parlamentare, il controllo giudiziario della seconda e della terza colonna, lo statuto dei partiti europei e altri ancora.
<P>
Anche per la seconda sfida, la creazione di una dimensione sociale dell' integrazione europea, per ora non sono state create prospettive concrete.
Penso che tutto ciò avrà conseguenze pesanti sul consenso interno nell' Unione europea, come pure sulle aspettative che i paesi dell' Europa orientale nutrono nei nostri confronti.
C' è ancora qualche mese di tempo, ma il ritmo e la serietà nonché la profondità d' analisi dei lavori deve crescere di gran lunga rispetto a quanto è stato fatto finora!
<P>
<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="PT" NAME="Miranda">
Signora Presidente, signor Primo ministro, il Consiglio di Feira è stato soprattutto foriero di novità, è ritornato su alcune politiche fondamentali senza che le più onerose fossero modificate e, proprio per questo, è stato deludente.
Com' era prevedibile, i temi principali, dall' ampliamento alla CIG, passando dalla Carta dei diritti fondamentali, sono stati deferiti in gran parte al Vertice di Nizza.
Sicuramente per questa ragione è stato necessario inventare all' ultimo momento un accordo su un calendario per il pacchetto fiscale, che alla fine si limita essenzialmente a rinviare, di qualche anno, a un altro accordo tra l' altro subordinato all' incerta accettazione del pacchetto da parte dei paesi terzi, per l' esattezza gli attuali paradisi fiscali.
<P>
Pertanto, non ci si meravigli che tale accordo virtuale sia stato particolarmente applaudito da coloro che non hanno mai voluto un maggiore equilibrio fra le legislazioni sui capitali e sul lavoro e che si sono sempre opposti allo sviluppo di qualsiasi azione congiunta contro quei paradisi fiscali, contro l' evasione e le frodi fiscali o le dislocazioni d' impresa.
Invece, col pretesto del conseguimento del mercato interno e della continuità del Vertice straordinario di Lisbona, abbiamo assistito a nuove pressioni volte ad accelerare i processi di liberalizzazione e di deregolamentazione del mercato del lavoro.
Approvando i grandi orientamenti delle politiche economiche per il 2000, si è accettato il rafforzamento e l' anticipazione di costrizioni derivanti dal Patto di stabilità, facendo in tal modo presagire nuovi e maggiori problemi, segnatamente in campo sociale.
Si capisce pertanto l' importante manifestazione promossa dal movimento sindacale in occasione del Consiglio di Feira, che, avendo coinvolto decine di migliaia di partecipanti, si è trasformata indubbiamente in uno dei fatti più salienti di quel Vertice.
<P>
Esistono però ragioni d' inquietudine anche in un altro campo: mi riferisco alla revisione dei Trattati.
Veramente quasi tutto è stato trasferito alla Presidenza francese ed è altrettanto vero che la parte più importante di tale questione si è svolta al di fuori del normale quadro istituzionale, in vertici bilaterali, in conferenze e dichiarazioni varie.
Ma anche così non può sfuggire che il Consiglio di Feira ha iscritto all' ordine del giorno e ha parlato di "cooperazione rafforzata" , al singolare.
Già avevamo molte riserve sulle cosiddette "cooperazioni rafforzate" , considerando che sono profondamente e innegabilmente connotate dalla creazione di un nucleo duro, di un' avanguardia o di un gruppo pioniere e quindi di un' Europa a varie velocità, guidata da un direttorio politico.
Pertanto l' adozione di questa nuova formula, che senza dubbio è indice, evidente, di tali propositi, rafforza le nostre riserve e suscita in noi un' enorme apprensione rispetto al tipo di costruzione europea sulla quale molti puntano con forza.
Il peggio è che gli altri sembrano distratti...
<P>
Merita una nota finale di disapprovazione anche la tendenza palese verso una militarizzazione dell' Unione europea, ben evidenziata dalla creazione di forze militari proprie in chiara associazione con la NATO.
Noi continuiamo a pensare che l' OSCE resti l' ambito più appropriato per lo sviluppo del sistema di sicurezza dell' Unione europea.
Pensiamo altresì che la prevenzione e il trattamento a livello civile delle crisi debba prevalere su qualsiasi intenzione intervenzionista.
<P>
<SPEAKER ID=48 NAME="Ribeiro e Castro">
Signora Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, onorevoli colleghi, l' avvicendarsi delle presidenze è una caratteristica originale della nostra Unione: dimostra che si tratta di un cammino comune e non della ripresa di una lotta prevaricatrice degli uni sugli altri.
Inoltre funziona bene come ha dimostrato la Presidenza portoghese.
Il fatto che sia andata bene e che generalmente i commenti siano stati positivi conferma e rafforza la realtà e le certezze.
In quanto portoghese, non federalista ed europeo, posso soltanto congratularmi nonostante le differenze politiche.
Non hanno ragione coloro che vogliono cambiare il sistema della rotazione delle presidenze dell' Unione.
Non è vero che l' Unione può essere presieduta soltanto dai grandi e dai potenti.
La Presidenza può e deve continuare a essere esercitata a turno dagli Stati membri come simbolo di un cammino comune.
<P>
Una nota negativa di questo periodo è comunque la questione austriaca.
L' errore, debbo dirlo, non può essere imputato solo alla Presidenza portoghese.
E' stato di tutti coloro che hanno spinto i cosiddetti "Quattordici" - cosa sarà mai quest' entità? - verso un eccesso, in un vicolo cieco.
Soltanto in questo Parlamento europeo sono stati 406 i deputati che hanno scelto quella strada.
La memoria non può essere corta quando la consapevolezza dell' errore si diffonde.
In Austria ci sono state le elezioni e ci saranno elezioni.
Libere.
Non c' è nulla che provi una violazione dei Trattati e delle loro garanzie.
E' in causa la violazione di principi essenziali contro uno Stato membro, pericoloso precedente di arroganza o prepotenza.
Non si è mai capito perché sia stata coinvolta la Presidenza dell' Unione in un' azione che doveva restare circoscritta a livello di relazioni bilaterali.
<P>
Oggi l' embargo è in crescita.
Tutti cercano con il lanternino un' elegante via d' uscita.
Una via d' uscita bisognerà trovarla, che sia elegante, dubito.
Sarà compito della Presidenza francese.
Si è sempre sentito dire che le autorità francesi sono state le principali responsabili di questa deviazione. Quindi, non è male che adesso risolvano il problema.
<P>
A nostro avviso, la Presidenza portoghese ha cercato di ricondurre al realismo elementare talune questioni di fondo.
Per quanto concerne la Carta dei diritti fondamentali, il Vertice di Feira è stato chiaro attenendosi rigorosamente al mandato del Consiglio europeo di Colonia.
Adesso, sentendo le idee che serpeggiano in giro, ci si chiede fino a che punto ci vogliono spingere oltre il limitato suggerimento di Colonia.
Vedremo!
<P>
Per quanto riguarda la CIG, invece, sono preoccupanti i segnali dati all' esordio della Presidenza francese.
Tutti conosciamo le differenze e le difficoltà esistenti.
Ora, in siffatto quadro, come interpretare la recente iniziativa del Presidente francese di recarsi a Berlino per annunciare un altro ordine del giorno completamente diverso per il futuro dell' Unione?
Il discorso del Presidente Jacques Chirac al Bundestag è stato infelice e inopportuno.
Non è la rivelazione di una visione bensì mancanza di rispetto per quanto è in arrivo.
L' unico risultato ottenuto è un aumento della sfiducia in un' atmosfera di per sé già molto delicata.
Quel tipo di discorso non è certo a favore dell' Europa ma contro di essa.
Gli autori di un progetto di costituzione europea recentemente diffuso, membri della UDF - Unione per la democrazia francese - sono chiari laddove prevedono che lo Stato membro che non aderisse a questa loro costituzione, sarebbe espulso dall' Unione e ridotto alla semplice categoria di partner.
Che follia è questa?
Che senso ha questa contraddizione?
<P>
Ultima osservazione: è compito della Presidenza francese non sciupare quanto la Presidenza portoghese è riuscita a fare con realismo.
Qualsiasi idea di gruppo pioniere non corrisponde all' idea europea di solidarietà che ci unisce.
Questa ossessione del nucleo duro o del gruppo pioniere servirà solo ad alimentare una dialettica perversa, e ad accrescere tensione e le divisioni fra i paesi che pretendono di essere le guide e quelli che non vogliono e non accettano di essere guidati.
Non è questa l' Europa cui apparteniamo.
<P>
<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signora Presidente, signor Presidente in carica, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei iniziare con un punto evidenziato secondo me molto bene dal Commissario Patten, la questione India.
Tengo a congratularmi sinceramente con la Presidenza portoghese per aver condotto a buon fine quest'iniziativa, secondo me molto importante, anche se purtroppo la stampa ancora una volta non le ha dato spazio.
E' importante in quanto, come ha detto il Commissario Patten, l'India è una democrazia, la più grande democrazia del mondo ed è un paese nel cuore dell'Asia, nel cuore di un'Asia che mi sembra rappresenti all'inizio di questo nuovo millennio il grande pericolo del prossimo secolo, molto più delle questioni oggi affrontate come pericolose, e penso all'Austria.
<P>
Occorre affrontare la questione della Cina.
La Cina ci è vicina quanto lo erano i regimi totalitari prima della seconda guerra mondiale.
Ciò nondimeno facciamo finta di niente e continuiamo a trattare con la Cina in maniera prioritaria.
Dobbiamo investire tutto il nostro peso per sostenere l'India e far capire alla Cina che i cinesi sono assolutamente degni di democrazia.
<P>
Sulla questione della deriva intergovernativa, Presidente Guterres, penso che sia evidente e che non dipenda soltanto dalla personalità del Presidente della Commissione Prodi.
Ritengo che il nostro Parlamento detenga a sua volta una responsabilità importante nell'indebolimento di quest'organo centrale della costruzione europea, ma penso che il Consiglio continui ad accentuare questa deriva e che sia urgente cambiare rotta rimettendo la Commissione al centro della costruzione comunitaria.
<P>
Ritengo che in materia di politica estera - lei ha anche parlato di politica della difesa - non facciamo nessun progresso verso una costruzione comunitaria.
Tutto, assolutamente tutto, è intergovernativo.
Non riusciamo a capire quale sia la nostra capacità d'intervento per quanto attiene l'Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza comune.
Non possiamo porre quesiti al Segretario Solana.
Non sappiamo di quali argomenti si occupi.
Non abbiamo nessuna capacità d'intervento in quanto Parlamento europeo.
Non sappiamo che cosa voi come Consiglio gli abbiate chiesto di eseguire.
<P>
Ritengo che se la situazione non si è inasprita più di quanto già lo sia, oppure se permane una certa cortesia, se rimane una certa armonia di facciata, lo dobbiamo soltanto alle due personalità che occupano posti centrali in materia di politica estera, il Commissario Patten e il Segretario Solana.
Penso che in qualsiasi altra configurazione l'equilibrio fra le Istituzioni sarebbe già stato spezzato.
Ritengo che nell'ambito di questa Conferenza intergovernativa non si possa evitare di iniziare a concepire e darsi un ordine del giorno su una riforma dell'Unione, che preveda una comunitarizzazione progressiva della politica estera e di sicurezza comune.
E' impossibile continuare ad accentuare la deriva nell'altro senso.
<P>
Non possiamo concepire una politica estera che a medio termine non sia direttamente gestita dalla Commissione nella figura di un suo Vicepresidente, e credo altresì che sarebbe pericoloso trascurare, anche se numerosi colleghi in Plenaria sono apparsi affetti da una certa amnesia in merito, la questione della rappresentanza di ogni paese in seno alla Commissione.
Penso che sarebbe prematuro, e ritengo che il Portogallo non possa rimanere insensibile alla questione, e ripeto prematuro, ridurre il numero dei Commissari al di sotto del numero degli Stati membri.
Ritengo che l'unica condizione che potrebbe permetterci di fare questo salto e di denazionalizzare la Commissione passi attraverso l'elezione a suffragio universale del Presidente della Commissione.
<P>
Penso che i paesi di dimensioni non grandi, per non definirli con un altro aggettivo, dovrebbero mettere questa proposta sul piatto della bilancia.
Spero che il Portogallo se ne preoccupi - ma so che altri Stati membri, quali il Belgio, il Lussemburgo e altri ancora, ne parlano - penso infatti che sia un problema urgente e che sarebbe molto più importante iniziare ad affrontare la questione del check and balance fra le nostre istituzioni, piuttosto che intraprendere derive che rischiano di stabilizzarsi e di bloccare qualsiasi ulteriore progresso parlando di Costituzione o di Carta dei diritti fondamentali, senza nemmeno avere una base giuridica.
<P>
<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="DA" NAME="Bonde">
Signor Presidente, nell' Unione europea ci sono questioni che sono messe all' ordine del giorno così sovente che è difficile dire quando hanno avuto inizio i diversi sviluppi.
Il primato del diritto comunitario si può far risalire alle sentenze del 1962 e 1964.
Il diritto di veto nato dal compromesso di Lussemburgo ha prevalso dal 1966 al 1986.
Il passaggio alle decisioni a maggioranza si può far risalire al nuovo regolamento interno del Consiglio dei Ministri del 1987 e alle disposizioni relative al mercato interno approvate a maggioranza secondo il disposto dell' Atto Unico.
La possibilità delle cooperazioni rafforzate è stata introdotta dal Trattato di Amsterdam, ma richiede il consenso unanime e tale possibilità non è mai stata utilizzata, ad eccezione degli ambiti nei quali vi era già accordo a priori, come per esempio l' UEM e la cooperazione nel contesto Schengen.
Con il Vertice di Feira gli Stati membri dell' Unione hanno riconosciuto per la prima volta che le cooperazioni rafforzate potranno realizzarsi senza che tutti gli Stati siano d' accordo.
Feira ha iscritto la questione all' ordine del giorno della Conferenza intergovernativa.
E' presto per dire se ciò scaturirà in una clausola generale o in una nota dettagliata, ma la prima breccia si è aperta e così si è abbandonato il principio della parità tra gli Stati.
Inoltre la Germania e la Francia possono determinare la direzione di marcia, sebbene il Regno Unito e altri paesi euroscettici auspichino un diverso orientamento della cooperazione.
Formalmente le modifiche ai Trattati continueranno a richiedere l' unanimità, ma, di fatto, fra poco si potrà rafforzare la cooperazione senza aspettare gli ultimi.
Per coloro che desiderano più integrazione ci sono buoni motivi per congratularsi con la Presidenza portoghese, ma per noi, che desideriamo più democrazia e parità tra gli Stati, non vi è nulla da festeggiare del Vertice di Feira.
Inoltre ritengo che sarebbe opportuno revocare le sanzioni contro l' Austria - meglio oggi che domani.
<P>
<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="DE" NAME="Hager">
Signor Presidente, tuttora costernato per il perdurare della condanna a priori dell' Austria da parte di 14 Stati membri dell' Unione europea; sono del parere che non sia ancora possibile dare una valutazione definitiva del Vertice di Feira in tutte le sue ripercussioni.
E' fuori dubbio che i lavori sono stati condotti con zelo e ambizione, e che buona parte di essi avrà delle ricadute.
Si è trattato comunque di un vertice interlocutorio e preparatorio, che non ha portato a risultati soddisfacenti su questioni importanti; per questo è stato deludente, ma soprattutto poco spettacolare e pertanto abbastanza ingrato per la Presidenza, se si prescinde dal solo punto non all' ordine del giorno, ovvero l' Austria.
<P>
Quello che resta davvero indelebile è l' occasione mancata di normalizzare di nuovo i rapporti intracomunitari.
Né a Feira, né nelle giornate successive la Presidenza è riuscita a seguire il desiderio della maggioranza del Parlamento di appianare la strada per un ritorno alla normalità.
E' per lo meno stato tollerato che l' umiliazione dell' Austria continuasse.
Questo neo di Feira non potrà essere cancellato.
<P>
<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="DE" NAME="Nassauer">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Presidente del Consiglio europeo si è un po' autoelogiato quando ha dichiarato che la Presidenza portoghese ha assolto il suo compito, né più né meno.
Questo, Presidente Guterres, potrà essere vero a proposito dell' ordinaria amministrazione, ma l' immagine della Presidenza di turno portoghese non sarà determinata dal modo in cui ha assolto i compiti di routine, bensì da due avvenimenti: primo, che lei in veste di Presidente del Consiglio ha prestato la mano alle sanzioni contro l'Austria, e secondo, dalla totale assenza di progressi in sede di Conferenza intergovernativa.
Perché questo conta?
Il giudizio dei posteri sulla nostra generazione di politici europei non sarà determinato da quanto lei ha elencato come successi, ma dalla nostra capacità o meno di realizzare l' obiettivo storico dell' Unione in questo momento, ovvero l' ampliamento verso est, la riunificazione dell' Europa dopo un secolo di guerre civili europee.
<P>
Per creare le premesse necessarie, dobbiamo riformare noi stessi in sede di Conferenza intergovernativa, e a questo proposito per ora non sono ancora stati fatti progressi.
Questo va detto.
E' fuori dubbio che non si tratta di un' impresa semplice.
I paesi candidati devono dare il loro contributo, e naturalmente noi stessi dobbiamo creare le condizioni per l'ampliamento, e non possiamo condizionare l'ampliamento alla Conferenza intergovernativa.
Sarebbe deleterio se la nostra insufficiente capacità di riforma divenisse il metro da applicare all'ampliamento.
Per questo motivo dobbiamo lavorare con più energia per ottenere qui dei progressi.
Giudico per esempio un grande progresso la proposta del Presidente della Repubblica francese di stilare una costituzione europea e di sancire una divisione delle competenze, perché la divisione delle competenze creerebbe fiducia per più decisioni maggioritarie in seno al Consiglio, una delle grandi condizioni per garantire la capacità d' azione.
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L' esempio dell'Austria è grave perché offre l'immagine di un' Unione europea che s' ingerisce negli affari interni di uno Stato.
I cittadini europei non vogliono un'Unione europea di questo tipo, e non la vogliono neppure gli Stati candidati.
E' deplorevole che ciò sia accaduto sotto la sua Presidenza.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="PT" NAME="Seguro">
Signor Presidente, signor Commissario Christopher Patten, signor Primo ministro del Portogallo, nessuno si sorprenderà se mi unisco ai tanti che si sono congratulati con il Primo ministro per il modo eccellente con cui ha guidato il Consiglio dell' Unione europea in questo semestre.
Porgo le mie congratulazioni per varie ragioni, che ho già avuto occasione di esprimere qui nel corso di questi sei mesi, ma soprattutto perché questa Presidenza, a nostro avviso, ha lasciato tre impronte importanti.
In primo luogo, ha assunto una nuova posizione politica, in secondo luogo ha puntato sulla costruzione di un' Europa con una coscienza sociale che risponda concretamente ai problemi degli europei e in terzo luogo ha avviato un dialogo diverso basato sui valori universali europei che sono stati affermati e sviluppati nel corso di questo semestre.
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In primo luogo: la nuova posizione politica assunta nei rapporti con questo Parlamento.
Il mio collega, onorevole Barón Crespo, ha già avuto occasione di dichiararlo ma, dato che gli esempi non sono mai troppi, ne aggiungo un altro e cioè il numero notevole di questioni avviate alla procedura di codecisione e concluse nel corso di questi sei mesi dalla Presidenza portoghese.
Soprattutto il rispetto con cui la Presidenza portoghese ha sempre trattato questo Parlamento inducendo certamente, in tal modo, anche le altre presidenze ad assumere un nuovo atteggiamento nei rapporti con questa Istituzione.
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In secondo luogo, questa Presidenza ha attestato i valori di civiltà e il rispetto per la dignità umana.
Passo alla questione austriaca, signor Primo ministro, per porle e per pormi un interrogativo: che atteggiamento avrebbero avuto molti di coloro che oggi criticano la Presidenza portoghese per aver avuto il coraggio e la determinazione di denunciare affermazioni, che possono essere definite soltanto xenofobe e fondamentaliste, qualora i Quattordici e la stessa Presidenza portoghese si fossero limitati al silenzio?
Noi preferiamo elogiarla per il coraggio, noi preferiamo elogiare la Presidenza portoghese per la determinazione, per l' audacia; altri, forse, preferirebbero elogiarla per il silenzio, forse per la codardia.
Noi riteniamo che quella dichiarazione sia stata importante, non soltanto all' interno dell' Unione europea ma anche al suo esterno.
C' è chi l' ha capito: lo stesso governo austriaco, al momento di annunciare il suo programma, ha sottolineato con grande enfasi le questioni della difesa dei diritti fondamentali e soprattutto della sua accettazione del progetto di Unione europea.
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Desidero rilevare altre questioni politiche collegate alla seconda impronta lasciata dalla Presidenza portoghese: l' Europa con la coscienza sociale di cui ho parlato e che ha meritato gli elogi di molti, in particolare del Segretario generale della Conferenza europea dei sindacati, che ha promosso la manifestazione di Porto, ma che ha anche saputo discernere abbastanza bene ciò che questa Presidenza ha saputo fare, reinserendo nel dibattito questioni come la piena occupazione, l' agenda sociale, una società fedele ai valori del modello sociale europeo, fondata sulla società della conoscenza e dell' informazione.
Tali punti sono oggi al centro dell' agenda politica dell' Unione europea e non saranno più relegati fra i temi di minore o scarsa importanza o unicamente di competenza dei singoli Stati membri dell' Unione europea.
In questo dibattito resta in sospeso un interrogativo: per quale ragione molti di coloro che tre mesi fa hanno criticato questo Consiglio, ritenendo che non fosse giunto a conclusioni sostanziali, oggi criticano la Presidenza per eccesso di intergovernamentalismo proprio sulla base del successo di quelle stesse conclusioni?
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Terza e ultima impronta lasciata da questa Presidenza: l' affermazione di una nuova posizione dell' Europa nel mondo.
Il Primo ministro ha già avuto occasione di parlarne in merito al Messico, al Sudafrica, al Vertice con l 'India nonché al Vertice realizzato fra l' Unione europea e l' Africa.
Quest' ultimo, a nostro avviso, è stato un evento importante, una svolta nei nuovi rapporti che debbono esistere fra l' Unione europea e l' Africa.
L' Unione europea non può continuare a guardare all' Africa con ipocrisia. Pertanto quel Vertice è stato un momento importante per voltare pagina.
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Signor Primo ministro, queste tre impronte mi inducono a trarre una conclusione e a esprimere un desiderio.
La conclusione è che l' ambizione europea non è patrimonio dei grandi paesi ma che il desiderio e l' attaccamento alla costruzione e alla fedeltà del progetto europeo enunciato dai suoi fondatori, è anche patrimonio di coloro che, benché in zone periferiche, benché piccoli paesi in termini territoriali, hanno l' ambizione, hanno l' orgoglio di essere portoghesi e nel contempo europei e auspicano, signor Primo ministro, che le ragioni che oggi alimentano il nostro orgoglio non scompaiano, non scompaiano dopo la Presidenza portoghese affinché, come Stato membro, sia possibile continuare a costruire quel progetto, ad affermare i valori e la cultura che sono nostri, che meritano il nostro rispetto e soprattutto il nostro lavoro.

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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="DE" NAME="Kaufmann">
Signor Presidente, signor Primo ministro, la Presidenza di turno portoghese si è data da fare, ha condotto un semestre impegnato, ha cercato un rapporto ravvicinato con il Parlamento, e per tutto questo voglio ringraziare il governo portoghese.
Ma l' altra faccia della medaglia è il bilancio del Vertice di Feira, a mio parere più che deludente per tutti i quindici Stati membri.
<P>
Vorrei menzionare molto brevemente tre punti.
Primo: nelle conclusioni della Presidenza si parla di sostanziosi progressi a proposito della Conferenza intergovernativa.
Devo dire che trovo difficile condividere questa affermazione, poiché è universalmente noto che la Conferenza intergovernativa in realtà segna il passo.
Nel frattempo sono state previste ulteriori riunioni a livello ministeriale, e la stampa tedesca oggi riporta che ambienti governativi francesi addirittura non escludono un insuccesso a Nizza.
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Secondo: numerose iniziative civiche e organizzazioni non governative, ma anche il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali chiedono a grande maggioranza che la Carta dei diritti fondamentali sia inclusa nei Trattati.
A Feira nulla è stato fatto a questo proposito.
Non è stato pronunciato un chiaro sì sul carattere giuridico vincolante della Carta dei diritti fondamentali. Do ragione al collega Voggenhuber del gruppo dei Verdi: così non si potrà far fronte all' euroscetticismo nei nostri Stati.
Quello che i cittadini chiedono non è un altro pezzo di bella prosa.
<P>
Terzo e ultimo: appena al punto 52 i Capi di Stato e di governo hanno espresso il loro sgomento per la tragica morte dei 58 profughi a Dover.
Io, signor Presidente del Consiglio, sono sgomento perché il Consiglio da questo terribile evento ha saputo farsi indurre solo a inasprire la lotta contro il traffico di clandestini.
Neppure per un attimo si è pensato di rivedere minimamente la politica di arroccamento dell' Unione europea e le sue conseguenze a volte letali per persone che si trovano in difficoltà.
A mio parere è invece urgente proprio questo per evitare che tragedie come quella di Dover si ripetano.
<P>
Occorre in particolare ritornare a standard internazionali nel diritto sui profughi e ad applicare senza restrizioni la Convenzione di Ginevra sui profughi.
Qui la politica deve cambiare drasticamente, se non si vuole addirittura favorire coloro che traggono profitto dal traffico dei clandestini.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="DE" NAME="Sichrovsky">
Signor Presidente, sono anch'io costernato per il perdurare della condanna a priori dell' Austria da parte di 14 Stati membri dell' Unione europea e ritengo che, al di là delle tante parole di lode rivolte alla Presidenza portoghese, l' assurdità delle sanzioni contro l' Austria, deliberate di comune accordo ma di fatto bilaterali, come ha scritto un quotidiano tedesco, entrerà nella storia dell' Unione europea e quindi purtroppo anche in quella della Presidenza portoghese come una brutta barzelletta.
Una cosiddetta comunità di valori non può terminare al Lago di Costanza.
Il lavoro svolto dalla Presidenza acquista credibilità solo se i valori da difendere sono vincolanti per tutti gli Stati membri dell' Unione europea e non sono asserviti arbitrariamente e secondo le esigenze del caso alla propaganda politica di singoli uomini politici contro il governo democraticamente eletto di uno Stato membro dell' Unione europea.
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<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="EN" NAME="Beazley">
Signor Presidente, inizio aggiungendo la mia voce a coloro che hanno commemorato il Presidente Pflimlin.
Una delle eredità durature che ci ha lasciato è l'aver capito che le tre Istituzioni politiche dell'UE devono essere forti e devono rispettarsi reciprocamente.
<P>
Dato che stiamo discutendo della fine della Presidenza portoghese, forse è inevitabile, visti anche i recenti discorsi pronunciati a Berlino, che la memoria si concentri di più sulla seconda metà della CIG piuttosto che sulla prima. Tuttavia, in questa fase tengo a rivolgere i miei ringraziamenti alla Presidenza portoghese per l'assiduità con cui ha consultato il Parlamento, sia qui in Plenaria che in sede di commissione per gli affari costituzionali.
<P>
I discorsi presentati a Berlino dal Ministro degli Esteri Fischer, visionario e controverso, e dal Presidente Chirac, controverso ma non visionario, e dal Primo Ministro Blair, né visionario né controverso, e che minacciano di adombrare il ricordo della presidenza portoghese, fanno sorgere degli interrogativi che la Presidenza portoghese potrebbe ancora aiutarci a risolvere.
<P>
Primo, il Primo ministro Jospin ha detto che preferirebbe che a dicembre a Nizza non si giungesse ad alcun accordo piuttosto che a una riforma istituzionale insoddisfacente.
La Presidenza portoghese può confermarci che è stato fatto abbastanza per garantire che a dicembre si giunga a un accordo?
<P>
Secondo, sull'ampliamento, potrebbe confermare che in Consiglio esiste ancora la volontà politica di soddisfare le aspettative dei paesi candidati, del Parlamento e dell'opinione pubblica europea, cioè che a dicembre vengano comunicate date obiettivo per la prima ondata di adesioni?
La Commissione e molti membri di questa Assemblea vorrebbero davvero che si arrivasse a questo punto.
<P>
La mia ultima domanda riguarda la collaborazione rafforzata ed è rivolta anche al Commissario Patten, se riesce a dimostrare di non aver fatto voto di omertà.
Vorrei sapere se è vero che il Consiglio continua a ritenere importanti i rapporti democratici fra le tre Istituzioni e che una più stretta collaborazione non necessariamente implicherà maggiori poteri decisionali per una delle Istituzioni, il Consiglio, a discapito del Parlamento e della Commissione, e di conseguenza dei cittadini europei?
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<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="EL" NAME="Tsatsos">
Signor Presidente, in qualità di uno dei due rappresentanti del Parlamento europeo alla Conferenza intergovernativa devo ringraziare l'uscente Presidenza portoghese per l'accoglienza che ci ha particolarmente onorati e per le eccezionali condizioni di collaborazione che ci ha garantito.
Spero che la Presidenza francese proseguirà sulla stessa linea.
<P>
L'Unione europea si trova dinanzi al più cruciale bivio della sua storia.
La decisione di Helsinki di procedere a un grandioso ampliamento rimanda all'interrogativo esistenziale sull'architettura istituzionale che permetterà all'Unione europea di funzionare con 27 Stati membri circa.
Sicuramente non con l'architettura di oggi.
<P>
Sottoscrivo pienamente le acute osservazioni dell'onorevole Seguro in merito ai molteplici successi della Presidenza portoghese.
A Feira, tuttavia, con l'eccezione della cooperazione rafforzata, l'ordine dei lavori della Conferenza intergovernativa non si è arricchito, ma è rimasto praticamente ai left-over di Amsterdam.
Questa posizione dei leader dell'Europa mi pare problematica per la seguente ragione: si suppone che tale Conferenza abbia luogo per gettare le basi dell'ampliamento sul piano istituzionale.
Ebbene, non rientrerebbe dunque in tali basi anche il rafforzamento della credibilità dell'Unione?
E come può essere rafforzata tale credibilità, senza una Carta dei diritti fondamentali, senza affrontare con decisione sul piano giuridico i comportamenti antidemocratici degli Stati, senza una politica estera e di difesa, senza la costituzionalizzazione dei Trattati?
<P>
Questo fatto crea per il Parlamento europeo, a meno che non vengano compiuti progressi a Nizza, un dilemma colossale in merito all'approvazione o meno dell'ampliamento.
<P>
A tale proposito ho due osservazioni.
In primo luogo, il potere di approvare o meno l'ampliamento, riconosciutoci dai Trattati, viene da noi vissuto come una responsabilità storica, e non come la facoltà di imporre il nostro punto di vista.
In secondo luogo, la nostra decisione di approvare o meno l'ampliamento dovrà dipendere, proprio per essere storicamente responsabile, dal fatto che le modifiche istituzionali apportate ci sembrino o non ci sembrino sufficienti per consentire all'Unione di accogliere 10 o 11 nuovi Stati membri.
<P>
Pochi giorni prima di Feira, e non è certo un caso, è iniziato un dialogo extraistituzionale che ha visto protagonisti i Ministri degli esteri di Germania e Francia.
Un dialogo estremamente interessante, con nuove idee e nel complesso giovevole per la visione europea, a prescindere dal fatto che si possa essere più o meno d'accordo sui vari aspetti.
E' però un dialogo che rovescia la logica in base alla quale funziona oggi la Conferenza intergovernativa, un dialogo che per ora rimane sostanzialmente limitato alla Francia e alla Germania.
Che questo dialogo extraistituzionale abbia influenzato il testo delle conclusioni di Feira?
Che siano state per questo così succinte quelle conclusioni in rapporto alle questioni istituzionali?
Che Feira, in congiunzione con quel dialogo franco-tedesco, stia a significare che la Conferenza intergovernativa ora in corso è già stata superata prima ancora di concludersi?
Spero di no.
<P>
E' indicativo che Feira si sia limitata ad aggiungere all'ordine dei lavori la cooperazione rafforzata che viene così consacrata come una questione urgente e di importanza critica.
A tale riguardo, faccio rilevare quanto segue: per il futuro dell'Unione europea reputo necessaria questa riflessione e reputo necessario superare il rischio di blocco mediante l'attuale sistema del veto, ma reputo altrettanto necessaria anche la salvaguardia dell'unitarietà istituzionale dell'Unione.
L'onorevole Brok e io l'abbiamo ribadito più volte in seno alla Conferenza intergovernativa.
<P>
Tuttavia, avrei anch'io una domanda: abbiamo chiarito all'attenzione degli Stati candidati che l'attuale dibattito in corso sulla cooperazione rafforzata riguarda soprattutto loro, e che è per questo che ci affrettiamo a completare le riforme prima dell'adesione dei nuovi Stati membri?
Il dialogo franco-tedesco è chiaro in ordine al suo significato di fondo, ossia verificare la necessità di due velocità in Europa.
Feira è dopotutto storica non tanto per ciò che ha affermato sul piano istituzionale, ma a mio avviso per quanto non ha affermato.
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<SPEAKER ID=59 NAME="Cossutta">
Signor Presidente, la mia è una valutazione critica.
Il futuro dell'Europa riguarda due grandi questioni: la democrazia e il lavoro.
<P>
Democrazia: la Conferenza intergovernativa non risolverà, io credo, la questione del cosiddetto deficit democratico e la sola cosiddetta cooperazione rinforzata non basta.
Più democrazia significa garantire agli eletti del popolo pieni poteri legislativi e d'iniziativa.
Più democrazia significa anche indipendenza dell'Europa dagli Stati Uniti, e quindi autonomia dalla NATO.
Più democrazia significa controllo politico dell'economia e delle sue istituzioni, a partire dalla Banca centrale e non viceversa.
<P>
Lavoro: il piano d'azione e-Europa può servire a preparare i cittadini a diventare consumatori di web e non certo a creare posti di lavoro.
L'impegno per l'occupazione si è sbilanciato in modo miope verso il mercato.
<P>
E' in atto un vero e proprio assurdo processo ideologico per la sostituzione dello Stato con il mercato, e per noi comunisti è del tutto chiaro che l'Unione deve cambiare profondamente direzione.
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<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EL" NAME="Giannakou-Koutsikou">
Signor Presidente, mi congratulo con la Presidenza portoghese per il semestre concluso, durante il quale sono stati affrontati temi diversi, mentre sul piano politico è stato avviato il dibattito sul futuro dell'Unione e sui modi per prepararlo, nonostante il fatto che nella presente fase la Conferenza intergovernativa paia rimasta all'ordine dei lavori iniziale.
Le decisioni assunte in relazione alla politica europea di sicurezza e di difesa, ma anche la definizione di regole di cooperazione fra l'Unione europea e la NATO, sono senz'altro positive, anche se alcuni aspetti concernenti i futuri sviluppi sono rimasti nell'incertezza.
La Presidenza portoghese ha parlato di federalismo, del futuro in generale, senza tuttavia trattare, per esempio, la questione delle risorse proprie, senza il drastico aumento delle quali l'ampliamento rimarrà di fatto irrealizzabile e politicamente doloroso.
<P>
La menzione della cooperazione rafforzata quale principale strumento di progresso dell'Unione crea l'impressione che ci si stia preparando a un'Europa a due velocità anche sul piano formale.
Soltanto se tale cooperazione rimarrà circoscritta ad alcuni settori essa potrà rappresentare una forza motrice per l'Unione.
Ci compiacciamo della conferma della partecipazione della Grecia alla zona dell'euro. Se poi questo dovesse essere il preambolo per la partecipazione di quanti ne sono ancora al di fuori, ancora meglio.
In sostanza, il Consiglio di Lisbona sull'occupazione e la competitività, le politiche per l'ambiente e la sanità pubblica rappresentano una timida svolta verso il cittadino, anche se insufficiente rispetto alle sue reali esigenze.
<P>
Signor Presidente, il Consiglio di Feira non ha destato né sorpresa, né delusione.
Va comunque riconosciuto che l'Unione europea, al di sotto del proprio manto istituzionale, rimane ferma ad alcuni stereotipi, mentre le voci di alcuni responsabili delle politiche europee dimostrano, con le divergenze che lasciano emergere, l'esistenza di idee che i cittadini europei seguono senza tuttavia avere alcuna possibilità di partecipazione alla riflessione in corso, qualunque essa sia.
Quest'Europa verrà portata a compimento con la partecipazione di tutti, anche di chi non la vuole.
Ma deve essere un'Europa in grado di dare speranza a tutti i cittadini, i cui diritti fondamentali, del resto, noi confidiamo di vedere integrati nel nuovo Trattato.
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="PT" NAME="Ribeiro e Castro">
Signor Presidente, il mio intervento è un po' estemporaneo ma debbo fare una verifica perché sono confuso.
Non so se il problema è da imputare all' interpretazione simultanea ma poco fa ho sentito l' onorevole Nassauer, del PPE, criticare vigorosamente la Presidenza portoghese, e soltanto la Presidenza portoghese, per le sanzioni nei confronti dell' Austria.
Il 13 febbraio il Parlamento europeo ha votato una risoluzione per appello nominale e, tanto per segnalarlo, l' onorevole Nassauer appare fra coloro che hanno votato a favore della proposta di risoluzione.
Pertanto, deve esserci un equivoco o nell' interpretazione simultanea o nella registrazione dei voti.
Sarei grato alla Presidenza se ci chiarisse la questione.
<P>
<SPEAKER ID=62 NAME="Presidente">
Onorevole Ribeiro e Castro, la questione sarà chiarita.
Lei sa che posso permettere interventi soltanto sul Regolamento e sulla sua errata interpretazione.
Pertanto, non posso consentirle di continuare.
Ciò che è detto è detto e comunque avrà una sua utilità ed efficacia.
<P>
<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="FR" NAME="Goebbels">
Signor Presidente, è impossibile rendere conto in 240 secondi dell'azione benefica del Presidente Guterres e di tutta la sua squadra a favore della nostra Unione.
Quindi devo limitarmi a qualche considerazione breve e incompleta.
<P>
Giustamente il Portogallo aveva posto la crescita e l'occupazione al centro del dibattito europeo.
Per potere trarre pieno vantaggio dal mercato interno, a mio avviso, occorre rafforzare il polo economico dell'Unione.
Non parlo di un governo economico, termine che si presta a confusione.
Chi, d'altro canto, vorrebbe mai essere governato soltanto da Ministri delle finanze?
L'Europa però ha bisogno di un coordinamento più efficace delle politiche economiche nazionali, proprio a fronte di una politica monetaria divenuta unica e indipendente.
<P>
Noi socialisti non vogliamo una politica di coordinamento economico da contrapporre alla Banca centrale, auspichiamo invece un dialogo costruttivo fra i decisori della politica monetaria e quelli delle politiche economiche nazionali, laddove ognuno mantenga la propria indipendenza d'azione e decisionale.
Questo necessario coordinamento è volto a ottimizzare i vantaggi collettivi di un'azione di politica economica comune.
In seno al Consiglio ECOFIN, ma soprattutto in seno al Consiglio dell'euro, si tratta di stabilire alcune regole semplici che impongano per esempio ai Ministri delle finanze di illustrare ai colleghi le grandi linee del proprio progetto di bilancio, di una riforma fiscale o di qualsiasi altro intervento nazionale che potrebbe interessare l'intera Unione.
Un coordinamento che chiamerei discrezionale delle politiche economiche nazionali permetterebbe di orientare progressivamente gli interventi nazionali verso obiettivi definiti in comune.
<P>
Lo sviluppo del mercato interno richiede pure nuove regole in grado di garantire i diritti dei lavoratori in caso di fusione o di assorbimento di imprese, di evitare dislocazioni d' imprese causate dal dumping fiscale o sociale, di garantire i servizi pubblici di base a tutti gli strati della popolazione, nella fattispecie a quelli più deboli.
<P>
Un'altra grande priorità, e il Portogallo l'aveva capito, è il rafforzamento dei diritti sociali degli europei.
Un'economia più aperta e più flessibile richiede nuove sicurezze per i lavoratori dipendenti, quali per esempio il diritto alla formazione lungo tutto l'arco della vita.
Qualsiasi richiesta di più mobilità, più flessibilità ha come indispensabile complemento una copertura sociale impeccabile su tutto il territorio dell'Unione, per esempio, anche in materia di trasferibilità dei diritti pensionistici.
<P>
I socialisti si attendono dalla futura Presidenza francese un rapido progresso di un progetto di agenda sociale dai contenuti sostanziali.
<P>
Il Portogallo ha fatto progredire e-Europe.
Le tecnologie dell'informazione e della comunicazione attualmente vengono dipinte come foriere di ogni virtù.
Tutto sembra possibile: comunicazioni senza frontiere, accesso democratico alle informazioni, agli scambi e alle comunicazioni. Il sogno però si scontra ben presto con realtà sociologiche ed economiche.
La fenomenale avanzata di Internet nelle nostre società non deve farci dimenticare che esiste una frattura numerica, che il divario fra "info-ricchi" e "info-poveri" aumenta nei paesi sviluppati e soprattutto nel terzo mondo.
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Signor Presidente, avrei ancora molte cose da dire. Purtroppo il tempo a mia disposizione sta per scadere: 240 secondi in effetti sono molto pochi.
Tengo a sottolineare che il Portogallo, che tutta la squadra del Presidente Guterres, ha ben operato per l'Unione e che la Francia attualmente può dimostrare che anche un grande paese è in grado di realizzare una grande Presidenza.
<P>
<SPEAKER ID=64 LANGUAGE="NL" NAME="Peijs">
<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, il 28 giugno ha avuto luogo il primo vertice dell' Unione europea con l' India, il maggiore Stato democratico del mondo e la seconda potenza commerciale dell' Asia.
L' India, fin troppe volte sottovalutata - il Commissario Patten lo ha fatto presente - finalmente ha ottenuto l' attenzione che le spetta per il suo dinamismo economico e politico.
Per una volta non si è sprecato tempo in convenevoli, ma si è proceduto a firmare trattati concreti.
E' importante non solo per noi dell' Unione europea, che siamo il partner commerciale più importante dell' India, che il protezionismo venga arginato ulteriormente e che possiamo proseguire la liberalizzazione.
La risposta al processo di riforma sono ulteriori investimenti provenienti dall' Europa.
A metà aprile a Delhi la nostra delegazione SAARC, di cui sono vicepresidente, si è potuta accertare molto bene dei progressi già raggiunti nel processo di ristrutturazione economica.
Anche nella nuova economia - per esempio nelle tecnologie dell'informazione - siamo noi il partner più importante.
Ma potremo trarre profitto dai tecnici e lavoratori altamente specializzati soltanto se si sgombrerà il campo dall' idea non ancora perfezionata della green card.
Una green card limitata nel tempo non funzionerà affatto.
Quello che ci serve è una cooperazione tra le imprese europee e quelle indiane.
Si potrà così assumere con contratti chiari e validi nel mondo globale.
<P>
Al Vertice si è parlato di think tank, dei contatti con le ONG, di nuove reti.
Abbiamo valori comuni.
Tanto più importante è il rispetto dei diritti umani, il rispetto delle minoranze etniche e di chi la pensa diversamente, l' abolizione del lavoro minorile.
Questo non è un modo di pensare tipicamente occidentale, ma deve essere una consapevolezza democratica comune.
La lotta alla disoccupazione e all' emarginazione deve essere condotta con lo stesso impegno di quella contro il terrorismo e la criminalità, e questo è stato sancito di comune accordo.
<P>
Ora spero che l' incontro dei responsabili politici ed economici rappresenti la prima pagina di un libro nuovo in cui si ritrovino anche i giovani di università, scuole e aziende.
Vogliamo promuovere programmi di scambio, signor Presidente, perché d' ora in poi le persone possano incontrarsi, conoscere meglio le reciproche mentalità e lavorare insieme!
<P>
<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="NL" NAME="Thyssen">
<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Vicepresidente della Commissione, di tutto cuore e per convinzione politica avrei augurato alla Presidenza portoghese un compito più facile, un mandato senza le tensioni causate dalle sanzioni bilaterali nei confronti del governo austriaco e quindi nei confronti del mio paese.
Avrei auspicato soprattutto che non fosse lei a dover fare i conti con un pasticcio preparatole da altri.
Quanto più tempo quel pasticcio viene tenuto in caldo, tanto più indigesto risulta non solo per il mio paese, ma per l' intera Unione europea.
<P>
Non si può fare a meno di rilevare una certa contraddizione nel fatto che a proposito di quest'iniziativa dalle finalità squisitamente politiche e adottata a livello politico, ora si cerchi scampo in uno strumento giuridico per uscire da un vicolo cieco, cosa assolutamente auspicabile nell' interesse di tutti.
Non da ultimo perché, in fin dei conti, queste azioni sono prive di qualsiasi fondamento giuridico; la Presidente del Parlamento, Nicole Fontaine, all' inizio del Vertice di Feira, ha ricordato che il Parlamento europeo il 15 giugno ha adottato una risoluzione e la richiesta al Consiglio di valutare le relazioni tra i 14 e l'Austria e di mettere a punto con tutte le parti coinvolte una procedura che costituisca una soluzione universalmente accettabile.
<P>
La procedura sembra essere stata identificata nel mandato al Presidente della Corte europea per i diritti dell'uomo di designare a sua volta tre saggi che riferiranno sull' Austria.
A tale proposito trovo deplorevole che non si siano fissate scadenze precise, il che avrebbe facilitato le cose.
E' molto deplorevole che, prima ancora che detto organismo abbia iniziato il suo lavoro, il futuro presidente esprima già una pregiudiziale che grava sul lavori dell' organismo stesso, facendo finta che non abbia alcuna rilevanza politica.
<P>
Posso solo sperare che si accetti la rilevanza politica di una relazione elaborata da un' istituzione giudiziaria, e che sotto la Presidenza francese si segni il golden goal che metterà fine al più presto alle sanzioni contro il mio paese!
<P>
<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="DE" NAME="Ferber">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, onorevoli colleghi, i sempre più frequenti incontri tra i Capi di Stato e di governo dell' Unione europea sfuggono sempre meno all' accusa di occuparsi di questioni che non competono a questo livello, e di trascurare per contro le questioni che invece andrebbero affrontate.
A Feira non si è parlato di una netta suddivisione delle competenze tra il livello europeo e il livello degli Stati membri, né si è parlato della fine delle assurde sanzioni contro l'Austria, e non si è parlato neppure di un compromesso davvero funzionante per la tassazione sugli interessi.
Quanto è stato raggiunto rimanda il problema di altri dieci anni.
<P>
Si è invece discusso di cose che al momento non dovrebbero far parte dell' agenda europea.
Con quanti paesi dovremo ancora entrare in trattative?
Dobbiamo una volta per tutte mettere a punto procedure graduali di collaborazione tra l' Unione europea e gli Stati dell' Europa centrale, orientale e meridionale che soddisfino le esigenze di entrambe le parti anche al di fuori di un'adesione a pieno titolo.
Che ne sarà del rispetto dei criteri di convergenza in caso di ingresso nell' euro di altri Stati?
Tutti i paesi che vogliono far parte dell' euro devono dare prova di stabilità durevole, ma ciò vale anche per coloro che già ne fanno parte.
Solo così si potrà vincere la debolezza dell'euro.
<P>
Non abbiamo bisogno di una collaborazione rafforzata nel quadro del dialogo sociale - ciò travalica le competenze dell'Unione europea!
Non abbiamo bisogno di altre regolamentazioni centralizzate in questo settore, bensì di una maggiore concorrenza tra i sistemi sociali nazionali, se vogliamo davvero liberare le forze di crescita nell' Unione europea.
Gli unici risultati positivi sono quelli nel settore della politica di sicurezza e di difesa.
Qui l'Europa ha bisogno di agire, qui ci serve più Europa.
I cittadini dell' Unione europea se lo aspettano da noi a giusto titolo.
<P>
Rivolgo a voi il pressante appello di porre finalmente termine alle sanzioni contro l' Austria: per farlo non serve una relazione della Corte per i diritti dell' uomo, dato che il controllo è esercitato quotidianamente dai media; inoltre concentrate il vostro lavoro sulle questioni veramente europee!
<P>
<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld">
Signor Presidente, signor Presidente in carica del Consiglio, signor Commissario e onorevoli colleghi, nelle conclusioni del Vertice di Feira vi sono belle parole. Belle parole sui progressi nell'attuale Conferenza intergovernativa, ma in realtà non vi sono soluzioni in vista.
Il Vertice ha mostrato ancora una volta l'importanza di un ampliamento in tempi brevi. Però i paesi candidati chiedono all'Unione chiarezza nei negoziati.
<P>
Occorre mostrarsi più determinati nel processo di integrazione europea ed evitare di titubare ora.
I paesi candidati non possono essere mandati in inutili sale d'attesa.
Occorre una rinnovata volontà politica in grado di dare risultati più concreti di quanto non sia stata Feira.
Al contempo occorre mostrare chiarezza in ordine ai modi in cui i problemi istituzionali potranno trovare soluzione. Ciò riguarda l'ampliamento a Est, la maggioranza qualificata, il numero dei Commissari e dei parlamentari.
L'Unione deve essere in grado di funzionare in modo efficiente anche dopo l'ampliamento.
Al contempo, le questioni interne all'Unione non possono ritardare l'ampliamento.
I due processi debbono pertanto avanzare in parallelo.
<P>
L'ampliamento comporta anche la necessità di una Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
Non si può recedere sul principio dello Stato di diritto, e ciò non è contestato da nessuno.
Ma la Carta avrebbe il merito di collocare lo sviluppo dell'Unione in una nuova prospettiva.
Occorre mostrare che tipo di Unione si desidera: un'Unione contraddistinta da nuove possibilità e più competitiva, caratterizzata da innovazione e imprenditoria, da un maggior numero di piccole e medie imprese?
Oppure preferiamo uno Stato sociale sempre più finanziato dal pubblico e una valuta debole?
<P>
La Convenzione che elabora la Carta dovrebbe probabilmente ricevere un mandato più ampio in modo da potere mettere a punto proposte di costituzionalizzazione dei Trattati, dal momento che questi temi risultano così profondamente interconnessi.
Esiste innegabilmente un legame diretto fra il preambolo di un nuovo Trattato e il suo contenuto.
<P>
Uno sviluppo parallelo potrebbe dare adito a nuovi spazi politici per compiere progressi, dal momento che i vari interessi in gioco risulterebbero così in reciproca dipendenza.
Per garantire il parallelismo fra ampliamento e approfondimento, occorrerebbe prendere una decisione di principio sul carattere vincolante della Carta per quanto riguarda la parte relativa allo Stato di diritto, ma non per la parte non classificabile come di principio.
A quel punto, la Convenzione saprebbe esattamente quale sia lo status della Carta, e potrebbe vederla come il preambolo del nuovo Trattato.
Tanto chi ritiene prioritario l'ampliamento, quanto chi ritiene prioritario l'approfondimento lo vivrebbe come un progresso.
Una simile evoluzione garantirebbe la possibilità di accogliere relativamente presto nuovi Stati membri, dando al contempo all'Unione nuove possibilità di un miglior funzionamento per molto tempo a venire.
<P>
Abbiamo una responsabilità storica nei confronti del superamento delle frontiere - e non certo scatenando un braccio di ferro come è accaduto con l'Austria.
Occorre sostituire le mosse a breve termine con una cooperazione approfondita e a lungo termine.
A quel punto credo che i nostri comuni valori, ossia la parte non controversa della Carta, potrebbero fungere da leva per l'ampliamento stesso.
<P>
<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="NL" NAME="Smet">
<SPEAKER ID=71 NAME="Presidente">
Comunico di aver ricevuto sette proposte di risoluzione, presentate ai sensi dell' articolo 37, paragrafo 2 del Regolamento.
<P>
<SPEAKER ID=72 NAME="Malmström">
Il lavoro della Presidenza portoghese non è stato facile, nel corso della primavera, ma il Portogallo ha dimostrato di essere un paese che prende estremamente sul serio le problematiche europee.
Il Vertice di Feira ha rappresentato, sotto molti aspetti, un incontro interinale in vista della Presidenza francese.
Purtroppo, parte dei risultati ottenuti a Feira è stata oscurata dalla tragedia di Dover, un tema che è davvero urgente affrontare a livello di Unione europea.
<P>
Il gruppo ELDR si compiace dei progressi compiuti per esempio in rapporto al pacchetto fiscale o alla gestione delle crisi in ambito civile.
Ci rallegriamo anche della conferma dell'imminente adesione della Grecia all'unione valutaria.
Siamo estremamente lieti delle formulazioni relative all'ampliamento, per noi liberali nessun compito è più importante dell'unificazione dell'Europa.
Però, per quanto concerne le riforme e la Conferenza intergovernativa, dobbiamo dirci delusi.
Avremmo voluto vedere risultati più concreti.
I paesi continuano a restare sulle proprie posizioni e la discussione sul futuro dell'Unione è solo agli inizi.
Si tratta di una discussione utile e necessaria, da condurre in ogni paese, in modo aperto e scevro di pregiudizi, coinvolgendo i cittadini di tutti gli Stati membri.
<P>
A Nizza non saranno sufficienti riforme minime.
I cittadini si attendono qualcosa di più.
Si attendono che l'Unione compia veri passi in avanti, verso un'Europa trasparente, democratica e in grado di funzionare con efficacia anche in presenza di 40 Stati membri.
Occorre discutere della questione di una Costituzione: l'Unione ha bisogno di una Costituzione che chiarisca in termini semplici e inequivocabili di che cosa deve occuparsi l'UE e chi ne sia responsabile.
<P>
Il testimone passa ora alla Francia.
Provo una certa inquietudine verso i vari segnali ricevuti dalla Presidenza francese.
Anche se l'Unione necessita in parte una differenziazione fra più velocità, sicuramente ciò che non serve è una Presidenza a più velocità.
<P>
<SPEAKER ID=73 LANGUAGE="NL" NAME="Maes">
<SPEAKER ID=74 NAME="Guterres">
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="EN" NAME="Patten">
Signor Presidente, posso essere breve nelle mie risposte, poiché il mio amico, onorevole Beazley - e uso questo termine sia in senso personale che parlamentare - mi ha rivolto una domande diretta nel corso di un intervento che forse sarebbe stato recepito meglio a Berlino che a Parigi o a Londra.
<P>
L'onorevole deputato mi ha chiesto come vedo la relazione fra le Istituzioni - fra il Consiglio, la Commissione e il Parlamento.
La mia risposta sarà molto diretta: nel settore di mia competenza è un tema su cui recentemente ho fatto uno o due discorsi.
Non ho dubbi che a mio parere le competenze della Commissione non debbano aumentare nel settore di mia responsabilità.
Voglio che si gestiscano con maggiore efficienza le competenze che già abbiamo, e voglio che ci venga permesso di poter esercitare appieno tali competenze, per sostenere lo sviluppo di una politica estera e di sicurezza comune.
A mio giudizio non stiamo cercando di accaparrarci nuovi poteri, ma stiamo invece tentando di utilizzare i poteri che il Trattato ci ha conferito.
Dovremmo tentare di esercitare tali poteri in modo da essere ancora più soggetti al controllo democratico.
<P>
Mi sia consentito dare all'onorevole deputato un'indicazione di quello che intendo dire.
Dobbiamo applicare la nostra autorità di bilancio - nei confronti di Parlamento e Consiglio - per il livello annuo dei nostri impegni in materia di relazioni esterne, ma dovremmo partecipare a un dialogo molto più aperto con l'autorità di bilancio sulla direzione che tali impegni di spesa dovrebbero seguire.
Dovrebbe avere luogo uno scambio di opinioni più serio sulle nostre priorità politiche.
Quindi, per rispondere di nuovo all'onorevole deputato, voglio che gestiamo molto meglio i compiti che ci sono già stati assegnati.
Voglio che ci venga permesso di fare il nostro lavoro, e voglio che il nostro operato sia controllabile il più possibile da parte di Consiglio e Parlamento.
Le nostre aspirazioni sono queste, semplici e chiare, e offrono il grande vantaggio di rispecchiare quanto scritto nei Trattati.
<P>
Infine, vorrei esprimere un ultimo complimento alla Presidenza portoghese alla fine del suo mandato.
Ripeto, è stato un grande piacere lavorare con il governo portoghese, con i suoi Ministri e i suoi funzionari, tutti lavoratori molto alacri.
Essendo una persona che nell'arco di una vita politica alquanto lunga e, mi auguro, non completamente sprecata, ha lavorato con molti presidenti diversi, e posso dire che credo di non aver mai lavorato con un presidente migliore, più competente, più deciso e più cortese del Primo Ministro portoghese.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Riciclaggio dei proventi di attività illecite
<SPEAKER ID=76 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0175/2000) dell' onorevole Lehne a nome della commissione per la libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni sulla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio recante modifica della direttiva 91/308/CEE del Consiglio, del 10 giugno 1991, relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite (COM(1999) 352 - C5-0065/1999 - 1999/0152(COD)).
<P>
<SPEAKER ID=77 NAME="Lehne">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che abbiamo di fronte un ottimo esempio di cooperazione tra la Commissione europea e il Parlamento europeo.
Per cominciare, vorrei dire qualche frase sulla storia di questo progetto di direttiva.
Fin dal 1991 esiste in Europa una direttiva sulla lotta al riciclaggio.
Questa direttiva costituisce sostanzialmente la base delle legislazioni nazionali per la lotta al riciclaggio; e probabilmente l'informazione è abbastanza nuova per molti cittadini europei, perché si parte sempre dal presupposto che le norme siano partite dal legislatore nazionale.
Quest'ultimo vi ha contribuito, ma il via alla lotta al riciclaggio è stato dato dalla direttiva del 1991.
<P>
Dopo la presentazione di una serie di relazioni, anche da parte della Commissione, il Parlamento europeo nel dicembre 1995 ha organizzato un' audizione su questo tema.
Ne è emerso che la collaborazione tra gli Stati membri è gravemente deficitaria a causa di enormi discrepanze negli standard della lotta al riciclaggio.
Stati come la Gran Bretagna e la Germania sono andati ben oltre quanto stabilito dalla direttiva, mentre altri, come il Lussemburgo, hanno recepito solo il minimo necessario, il che ha appunto causato grandi problemi.
Già all' epoca il Parlamento aveva invitato la Commissione ad avviare i lavori per una seconda direttiva sulla lotta al riciclaggio.
Ciò è ora avvenuto; ne siamo grati alla Commissione, e penso si tratti di un buon esempio di come la Commissione reagisce a iniziative del Parlamento, facendole proprie.
<P>
D' altro canto devo esprimere anche qualche critica.
Penso che con la sua proposta la Commissione sia andata un po' oltre l' obiettivo prefissato.
In pratica ha esteso le regole vigenti per gli offerenti di servizi finanziari e le banche anche ad altri settori di attività che ricadono nell' ambito della seconda direttiva sul riciclaggio, impegnandoli a partecipare a questa lotta.
Ma non è così facile applicare ad avvocati, consulenti fiscali e revisori dei conti le regole vigenti per le banche; gli avvocati per esempio sono soggetti a un particolare obbligo di riservatezza nei confronti dei loro clienti, con i quali intrattengono un particolare rapporto di fiducia.
In prima lettura il nostro problema era pertanto quello di correggere questi aspetti, e penso che ci siamo riusciti.
Abbiamo ora creato una situazione in cui sono fatti salvi i principi dello Stato di diritto, in cui gli avvocati restano vincolati all' obbligo di segretezza quando rappresentano il loro mandante in tribunale o quando lo consigliano in materia legale.
<P>
Solo qualora gli avvocati agiscano al pari delle banche nella gestione del patrimonio e del denaro è ovvio che per loro devono valere le stesse regole vigenti anche per chi offre servizi finanziari, e credo che ciò sia garantito dagli emendamenti.
<P>
Credo che abbiamo reso più facilmente applicabili gli obblighi di identificazione che sono stati stabiliti.
Non ha senso che un agente immobiliare quando entra in rapporti d' affari con un cliente debba prima accertarne l' identità; così quest' attività diventerebbe impraticabile.
Grazie agli emendamenti anche questo aspetto viene disciplinato in maniera più pratica e vicina al cittadino.
<P>
Per quanto concerne l' elenco degli antecedenti, la nostra critica riguarda la mancata definizione del concetto di criminalità organizzata da parte della Commissione europea.
Noi vi poniamo rimedio mediante gli emendamenti.
Nell' ambito delle frodi a danno dell' Unione europea abbiamo limitato l' elenco degli antecedenti ai reati davvero rilevanti, rinunciando a inserirvi i reati minori come aveva invece proposto la Commissione.
<P>
Vorrei cogliere l' occasione per esprimere un sentito ringraziamento per la buona collaborazione con le Presidenze finlandese e portoghese; sono certo che collaboreremo bene anche con la Presidenza francese in occasione dei prossimi incontri.
Per la prima volta abbiamo tentato di applicare a questa direttiva la nuova procedura prevista dal Trattato di Amsterdam secondo cui la codecisione può concludersi in una sola lettura, purtroppo senza successo.
La responsabilità non ricade sul Parlamento, ma sulle singole delegazioni nel gruppo di lavoro del Consiglio che non avevano avuto disposizioni definitive dalle loro amministrazioni, motivo per cui il Consiglio non ha potuto presentarci testi definitivi su cui trattare.
<P>
Per questo motivo ancora prima della pausa estiva abbiamo deciso in commissione che ora entreremo concretamente nelle consultazioni in prima lettura, seguiremo la normale procedura di prima e seconda lettura e poi aspetteremo la posizione comune del Consiglio.
Questo non deve impedirci di continuare a perseguire la collaborazione con il Consiglio su questo argomento, poiché il Vertice di Tampere aveva attribuito giustamente la massima priorità alla questione del riciclaggio.
Perciò dobbiamo impegnarci tutti per migliorare al più presto la lotta al riciclaggio in Europa.
A mio parere anche la nostra Plenaria di questa sera costituisce un contributo in questo senso; penso e auspico che si proceda rapidamente, in modo da avere presto una seconda direttiva sulla lotta al riciclaggio nell' Unione europea, che poi dovrebbe essere recepita con sollecitudine dagli Stati membri!
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Theato">
, relatore per parere della commissione per il controllo dei bilanci.
(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione propone una sostanziale modifica della direttiva che dovrebbe prevenire il riciclaggio.
Diverse circostanze sono cambiate da quando questa direttiva è stata varata nel 1991.
Prima di tutto sono state raccolte esperienze con l'applicazione della direttiva esistente, e in secondo luogo occorre tenere conto delle modifiche apportate ai Trattati.
<P>
La consapevolezza accresciuta che il denaro è l'obiettivo principale e la molla della criminalità organizzata richiede l' introduzione di accorgimenti che vadano a colpirne i profitti.
Anche le finanze comunitarie sono vittima della criminalità organizzata, come testimoniano le relazioni della Commissione sulla lotta antifrode.
Questo costituisce un danno per il bilancio delle Comunità europee.
Gli Stati membri tutelano le loro finanze secondo le loro leggi, ma le Comunità non dispongono di autorità di polizia o giudiziarie che consentano di processare i truffatori, di recuperare le somme frodate e di comminare sanzioni.
Pertanto il bilancio delle Comunità deve essere tutelato mediante direttive, regolamenti e altri accorgimenti.
<P>
L'articolo 280 del Trattato CE è molto esplicito: la Comunità e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari della Comunità stessa mediante misure adottate a norma del presente articolo, che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli Stati membri.
La proposta della Commissione va vista in stretto rapporto con questo articolo del Trattato.
<P>
Anche la criminalità che lede il bilancio delle Comunità è il più delle volte di tipo organizzato.
Su questo punto il relatore ha ragione, ma esistono anche eccezioni, e inoltre la criminalità organizzata non è coinvolta sempre; a questo proposito la commissione per il controllo dei bilanci avrebbe preferito seguire la proposta della Commissione.
Tuttavia riconosciamo l' esistenza di problemi di definizione e siamo disposti a seguire il relatore, limitandoci a un rimando all'articolo 280 del Trattato.
<P>
Del resto riteniamo che al centro della direttiva sul riciclaggio vi siano in primo luogo la prevenzione e la dissuasione e in secondo luogo la raccolta di prove.
Gli Stati membri devono disporre di una base giuridica per loro e per l' Unione.
Devono essere utilizzate tutte le prove atte a punire frodi e altre azioni illegali ai danni del bilancio dell' Unione europea.
Questo modo di procedere sarebbe sicuramente nello spirito delle conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo dell'ottobre 1999.
<P>
Ringrazio il relatore onorevole Lehne per la collaborazione instaurata.
<P>
<SPEAKER ID=79 NAME="Papayannakis">
Signor Presidente, il riciclaggio di denaro sporco premia comportamenti quali il crimine organizzato e la corruzione politica.
Dal punto di vista economico, esso rafforza, in modo per nulla sano, la liquidità dell'economia mondiale e contribuisce alla distorsione delle politiche di aiuti e di ristrutturazione, come sinora è già avvenuto in più occasioni.
Abbiamo presentato alcuni emendamenti tesi a generalizzare e a rendere più severe le disposizioni in materia di sorveglianza e le sanzioni.
Tuttavia, signor Presidente, le attività criminose scoprono sempre nuovi campi, per esempio la tratta di immigrati clandestini, la tratta degli organi, eccetera, e nuovi sistemi per legalizzarne i proventi.
Occorrerà molto lavoro.
Non riteniamo che questa revisione della direttiva possa essere sufficiente, anche se naturalmente la sosteniamo.
<P>
Signor Presidente, questa inarrestabile globalizzazione impone sempre più soluzioni politiche, coordinamento, armonizzazione, organi sovranazionali, in linea con la portata e con la qualità dell'illegalità.
A titolo di esempio, signor Presidente, poiché le ritengo molto importanti posso menzionare le cosiddette attività off-shore, in relazione alle quali l'OCSE ha recentemente pubblicato liste di paesi con importi da capogiro e con i modi in cui avviene questo riciclaggio.
Riteniamo che l'Unione debba prestare assistenza ai paesi interessati, quali che siano, qualunque sia il loro ordinamento, che con la loro legislazione forniscono copertura alle attività illecite off-shore.
L'Unione deve spingerli ad armonizzare e al rispetto di norme comuni come quelle, purtroppo insufficienti, già in vigore negli Stati dell'Unione.
Ciò può avvenire benissimo senza particolari interventi illegali, semplicemente facendo uso degli accordi commerciali o delle altre forme di cooperazione stipulate con questi paesi, accordi nei quali vanno inserite clausole e disposizioni tali da rendere possibile detta armonizzazione.
Altrimenti, signor Presidente, stiamo solo perdendo tempo.
<P>
<SPEAKER ID=80 LANGUAGE="EN" NAME="Wallis">
Signor Presidente, ho preparato il presente parere a nome della commissione giuridica e per il mercato interno con molti timori.
La proposta estensione del campo di applicazione della direttiva a un gruppo di nuove imprese e attività professionali appare sia pericolosa che onerosa: pericolosa in quanto potrebbe costituire una minaccia al rapporto privilegiato avvocato/cliente, che costituisce il cardine dell'accesso alla giustizia in una società civile, e onerosa in quanto in teoria la presente direttiva includerebbe anche il gioielliere nella via commerciale della vostra città.
<P>
Tuttavia, una cosa è chiedere agli studi contabili multinazionali di rispettare i requisiti del regolamento, e ben altra cosa è fare la stessa richiesta a un piccolo studio o a un libero professionista.
All'inizio ero rimasta colpita dallo sdegno dei colleghi che affermavano che la proposta in oggetto avrebbe trasformato gli avvocati e gli altri liberi professionisti in poliziotti che operano a nome dello Stato, tuttavia, nel corso delle mie ricerche e delle mie letture, ho cambiato parere.
Come ha detto il relatore, non dobbiamo dimenticare che la proposta in esame l'abbiamo chiesta noi, l'ha chiesta il Parlamento perché la voleva per lottare contro il riciclaggio del denaro sporco, questo crimine internazionale che costituisce una grossa minaccia per il mercato interno.
<P>
Sono rimasta colpita dai risultati ottenuti in Inghilterra dalla Criminal Investigation Unit, che ha operato insieme agli avvocati in base a norme già molto dettagliate, ma sempre nel rispetto del privilegio professionale.
Hanno avuto molto successo e noi dovremmo trarre insegnamenti dalla loro esperienza.
In Scozia, si incoraggiano gli avvocati a considerare le norme dure come un a forma di tutela per gli avvocati, che li salvaguarda contro l'accusa di partecipazione ad attività criminali.
Il Parlamento dovrebbe rimanere fedele al suo originario auspicio di lottare con forza contro il riciclaggio di proventi di attività illecite in quanto manifestazione della criminalità organizzata e ho il sospetto che questo problema tornerà a perseguitarci.
<P>
E' una vergogna non essere stati in grado di affrontare il problema per quello che è, cioè un problema di diritto penale, e che invece si sia dovuto agire nel contesto costrittivo del mercato interno.
<P>
<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="DE" NAME="Pirker">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, deliberando domani o dopodomani su questa direttiva getteremo un pilastro nella lotta contro la criminalità organizzata. Come ha infatti detto la onorevole Theato, la molla della criminalità organizzata è il denaro, sono i proventi del traffico della droga, della tratta di esseri umani, di tutte le forme di crimine organizzato.
Questi soldi sono riciclati e introdotti nel circuito economico legale.
Da qui nasce il grosso pericolo - per l' economia, a causa di distorsioni della concorrenza, il pericolo che la società sia minata alla base, il pericolo di destabilizzazione anche di un intero Stato.
<P>
E' pertanto essenziale che si affronti qui la lotta contro il riciclaggio e che lo si impedisca.
Se riusciremo infatti a impedire il riciclaggio impediremo contemporaneamente anche il crimine organizzato.
<P>
Per questo motivo approvo la presentazione di una nuova proposta tesa a estendere la prima direttiva.
La situazione è cambiata.
Il crimine organizzato sfrutta nuovi settori di attività.
Il riciclaggio segue vie diverse che in passato.
Ecco perché è essenziale che il Parlamento europeo, le Istituzioni, la Commissione e il Consiglio prendano decisioni, è essenziale dotarci di uno strumento nuovo ed efficace nella lotta al riciclaggio.
Per questo motivo il Partito popolare europeo approva che la presente direttiva allarghi l'elenco dei reati di base a tutti i settori dai quali la criminalità organizzata trae i suoi profitti, ampliandolo alle professioni e ai campi di attività sfruttati o che possono essere coinvolti in modo mirato.
<P>
Sono lieto di constatare che il relatore ha tentato di intraprendere una strada che renda la direttiva concretamente applicabile e praticabile e quindi uno strumento efficace nella lotta alla criminalità organizzata.
Appoggeremo con convinzione queste proposte del relatore.
<P>
<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="DE" NAME="Schmid, Gerhard">
Signor Presidente, per criminalità organizzata l' opinione pubblica intende spesso omicidi spettacolari come quello del giudice Falcone oppure il traffico di droga.
In realtà si tratta di ben altra cosa.
Criminalità organizzata significa criminalità ricorrente, sistematica, attuata mediante il ricorso a strutture di tipo commerciale, come ad esempio il furto sistematico di autovetture, di carte di credito e simili.
Questo tipo di criminalità ha due conseguenze: primo, il danno è rilevante perché non risulta da un solo reato, bensì dalla sommatoria di tanti singoli reati.
Secondo: la quantità di denaro ricavata da queste attività criminose è tale da non poter essere consumata privatamente senza dare nell'occhio.
Nelle riunioni dico sempre che la criminalità organizzata non potrà mai mangiare, bere e scialare abbastanza da sbarazzarsi di tutto questo denaro senza farsi notare.
Perciò tenta di dissimulare il denaro di provenienza illecita, di farlo passare per denaro di provenienza legittima.
Questo si chiama riciclaggio.
Si trasforma il denaro sporco in denaro onesto.
Chi impedisce o perlomeno rende molto più difficile questo processo, colpisce un ganglio vitale della criminalità organizzata, ne impedisce la crescita, ne danneggia la capacità riproduttiva.
<P>
Il collega Lehne ha rilevato che esiste già da parecchio tempo una direttiva che ha armonizzato le norme vigenti in questo campo nell' Unione europea.
Ciò nonostante, questo aggiornamento è necessario per tenere conto dei fatti nuovi intervenuti nel frattempo.
Secondo noi è positivo che la direttiva si estenda non solo alle banche, ma anche ad altri settori e professioni che possono essere utilizzati per riciclare denaro sporco. A nostro giudizio i problemi relativi alle libere professioni sono stati risolti in modo soddisfacente.
Approviamo anche che tra i reati di base non figurino solo il traffico di droga, ma tutte le forme di criminalità organizzata.
<P>
Abbiamo vegliato in particolare affinché fossero inclusi anche i commercianti di pietre preziose e di beni di lusso di valore superiore ai 50.000 euro nonché i banditori d' asta.
Ci ha invece stupiti che la Commissione - nonostante l' evidenza del problema - non abbia inserito nella direttiva il denaro elettronico fin dall' inizio.
A quanto pare l'aggressiva intelligenza dei funzionari della Commissione, che vuole fare passare per positivo tutto quanto ha a che fare con Internet, non consente il minimo accenno critico alla circostanza che di questa tecnologia si possa anche abusare per scopi diversi.
<P>
Il Consiglio ci ha delusi: finora non ha preso la benché minima decisione e si comporta come se gli avessimo chiesto la luna.
Per questo dico al Consiglio: sbrigatevi a decidere!
Il riciclaggio è troppo serio perché si possa lasciarlo nelle mani di alcuni funzionari nazionali dall' orizzonte limitato che giocano agli indiani!
<P>
<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun">
Signor Presidente, negli ultimi anni le organizzazioni criminali in e al di fuori dell' Europa hanno messo in piedi poderose reti internazionali che realizzano grossi profitti, per esempio con la tratta delle donne o con il traffico della droga.
Le somme in ballo sono nell' ordine dei miliardi.
La lotta contro il riciclaggio è anche nell'interesse dell'Europa.
La bella relazione del collega Lehne mira a migliorare la direttiva vigente sulla prevenzione del riciclaggio.
Essa intende coinvolgere nelle indagini sui reati di riciclaggio istituzioni come le banche, ma anche singoli responsabili come notai e avvocati.
<P>
Occorre evitare tuttavia che si creino nuove scappatoie.
L' obiettivo sarà quello di mettere a punto nel più breve tempo possibile un sistema paneuropeo di informazione contro il riciclaggio.
Se non creiamo una rete di cooperazione per il controllo e la lotta, un bel giorno non riusciremo più a dominare le attività di riciclaggio.
Non possiamo permettere che ciò avvenga!
<P>
<SPEAKER ID=84 NAME="Poli Bortone">
Signor Presidente, a distanza di nove anni era ora che si aggiornasse la direttiva del 1991.
Tuttavia, sembrerebbe che la nuova direttiva si soffermi quasi in modo esclusivo sui compiti, ruoli e responsabilità dei liberi professionisti, non valutando abbastanza l'emergere di traffici illeciti, legati tristemente a fenomeni migratori di massa, incontrollati e incontrollabili, specialmente nei paesi balcanici, che portano conseguenze, non soltanto nel campo strettamente finanziario ma anche in quello più ampiamente sociale nei paesi già aderenti all'Unione europea.
Sarebbe pertanto opportuno e necessario disporre con sollecitudine dei risultati dei lavori della task-force per il riciclaggio.
<P>
La Commissione propone nella direttiva l'obbligo di informazione ma ci preoccupa la gestione dell'informazione, atteso che forse sarebbe opportuna l'istituzione di un'authority o di un osservatorio permanente, considerata la notevole diversificazione delle tipologie di riciclaggio.
E' limitativo il riferimento alle banche o ai commercianti di arte o ai venditori d'asta, dal momento che potremmo ricordare non solo l'off-shore ma le società piramidali albanesi e anche le piccole attività commerciali che fungono da copertura ai traffici illeciti.
E' evidente che ad oggi la prevenzione non è bastata: bisognerà allora pensare che si dovrà fare ricorso al bilancio per stabilire delle sanzioni.
E' da notare, infine, che anche le operazioni di riciclaggio rientrano nella valutazione del rispetto dei diritti umani perché spesso le attività illecite sono da configurarsi nella vendita di armi e droga, nel traffico di prostituzione femminile e infantile a fini di pedofilia.
Quindi, nella valutazione dell'ammissione di uno Stato candidato all'ampliamento sia valutata in maniera forte l'attività illecita del riciclaggio!
<P>
<SPEAKER ID=85 NAME="Bolkestein">
<SPEAKER ID=86 NAME="Presidente">
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione avrà luogo mercoledì, alle 11.30.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Principi di approdo sicuro
<SPEAKER ID=87 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la relazione (A5-0177/2000), presentata dalla onorevole Paciotti a nome della commissione per la libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, sul progetto di decisione della Commissione sull'adeguatezza della protezione assicurata dai principi di riservatezza dell'approdo sicuro.
<P>
<SPEAKER ID=88 NAME="Paciotti">
. Signor Presidente, nell'Unione europea il diritto alla riservatezza dei dati personali è un diritto fondamentale, ma è anche tutelato l'interesse del mercato alla libera circolazione dei dati.
<P>
Per assicurare un equilibrio fra queste esigenze, la direttiva 46 del 1995 prevede una serie di norme che gli Stati membri devono trasporre - e infatti hanno trasposto con proprie leggi - e prevede l'istituzione di un'Autorità indipendente che garantisca il rispetto di quelle norme secondo il principio dell'autodeterminazione informativa: il soggetto titolare dei dati deve cioè poter scegliere se consentire o non consentire al trattamento dei dati, a chi consentirlo, per quale scopo.
E' quindi previsto per l'interessato, oltre al ricorso all'Autorità garante, anche il diritto a un ricorso giurisdizionale in caso di violazione dei diritti garantitigli dalla legge.
<P>
Per il trasferimento dei dati verso i paesi terzi, occorre accertare se questi paesi garantiscano un livello di protezione adeguata.
Quando non è assicurata questa protezione, è possibile ugualmente il trasferimento dei dati in virtù di clausole contrattuali appropriate: sono infatti allo studio, anche presso il Consiglio d'Europa, clausole contrattuali tipo per rendere più agevoli gli accordi con i paesi che non garantiscono protezione legislativa.
<P>
L'adeguatezza della protezione nel paese terzo è accertata dalla Commissione europea che impegna gli Stati membri a uniformarsi.
<P>
Ora, problemi non si pongono quando il paese terzo assicura la protezione dei dati con le sue leggi.
E' il caso, in questi stessi giorni, della Svizzera e dell'Ungheria, per le quali il Parlamento europeo non ha ragione di intervenire non avendo rilievi da proporre.
<P>
Diverso è il caso degli Stati Uniti d'America, dove non esiste una legislazione generale di protezione dei dati nel settore privato.
Allora, nel corso di elaborate trattative fra la Commissione e il Dipartimento del commercio statunitense, si è cercato di trovare una soluzione che consentisse il trasferimento dei dati a quelle imprese private che si sottoponessero volontariamente a un sistema di autoregolamentazione detto del "porto sicuro".
<P>
Recentemente, il 6 giugno, la Commissione europea ci ha trasmesso gli atti relativi alle conclusioni raggiunte, che la Commissione ritiene costituire una protezione adeguata.
<P>
Il Comitato, composto dai rappresentanti degli Stati membri, ha dato parere positivo, ma il Comitato composto dalle Autorità garanti degli Stati membri ha, viceversa, formulato rilievi critici.
Talune delle preoccupazioni espresse dal Comitato dei garanti si possono ritenere superate dalle successive precisazioni fornite dalla Commissione, per esempio sul campo di applicazione del sistema.
<P>
Restano tuttavia alcuni problemi aperti, in particolare una questione fondamentale, quella dell'enforcement, cioè la garanzia del rispetto degli impegni che le imprese aderenti al safe harbour si assumeranno.
Infatti, poiché non vi è né una legge né un contratto, non vi sono diritti dei singoli che possono essere fatti valere davanti a un giudice.
Ci sono forme di controllo sul sistema safe harbour con possibilità di sanzioni, ma solo per ipotesi di prassi sleali o fraudolente, che la commissione federale del commercio può discrezionalmente prendere in esame; vi è anche la possibilità di presentare un reclamo di fronte a organismi privati, di risoluzione delle controversie, che saranno scelti dall'impresa responsabile del trattamento dei dati, ma non vi è un diritto al ricorso per la persona che ritenga di aver subíto una violazione dei propri diritti.
<P>
Si potrà ritenere che il sistema safe harbour garantisce un livello di protezione adeguata, a norma dell'articolo 25 della direttiva, solo se sarà assicurata una possibilità di effettiva tutela del cittadino europeo che vedesse violati i propri diritti, se cioè ci fosse la possibilità di ottenere la cancellazione dei dati trattati illegittimamente, il risarcimento dei danni subíti attraverso un ricorso a un giudice o a un arbitro o a un qualsiasi terzo indipendente che avesse il compito di assicurare la riparazione dell'eventuale torto subíto.
<P>
Con la risoluzione si chiede anche di consentire il trasferimento dei dati solo quando il sistema sarà effettivamente operativo e di sorvegliarne l'applicazione con adeguato monitoraggio.
Non si vuole con ciò pretendere che gli Stati Uniti cambino il proprio sistema, anche se sono molte e autorevoli le voci che si sono levate in quel paese a chiedere l'adozione di una legislazione in questa materia, si vuole solo che i cittadini europei siano adeguatamente protetti, come richiedono le associazioni dei consumatori europei e come vorrebbero per se stessi anche gli stessi consumatori americani.
<P>
Questo è il senso della risoluzione sottoposta al vostro esame, che vi chiedo di approvare perché non si introduca in questa delicata materia un modello internazionale che dà minori garanzie, che altri Stati potrebbero pretendere di vedere applicato, ma soprattutto perché il Parlamento europeo dimostri di essere sollecito difensore dei diritti dei cittadini, diritti che sono loro riconosciuti dalla legislazione comunitaria.
<P>
<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="ES" NAME="Palacio Vallelersundi">
Signor Presidente, signor Commissario, con tutto il mio rispetto per la onorevole Paciotti, devo iniziare rinfacciandole la sua ambiguità.
<P>
Insomma, è chiaro che quanto lei propone non è uno yes, but, come lei ha sostenuto, bensì un no and less; che il Parlamento lo sappia.
No and less, come lei ha chiaramente detto, se il sistema non sarà operativo prima della conferma del giudizio di adeguatezza, se non verranno apportate queste modifiche sul risarcimento dei danni morali o patrimoniali, se non verrà stabilito un diritto di cancellazione e se non verrà riconosciuto un diritto personale di ricorso in giustizia.
<P>
Ebbene, a fronte di tutto ciò io sostengo, e spero che la maggioranza del Parlamento faccia altrettanto votando a favore degli emendamenti presentati dal mio gruppo o da altri gruppi, un "sì" condizionato a una rigorosa vigilanza, in nome del realismo, del rispetto del diritto, del rispetto dell'equilibrio interistituzionale, ma soprattutto, signor Presidente, per rispetto verso i cittadini e in loro favore.
<P>
La tesi contraria pecca, a mio avviso, di scarso realismo.
Scarso realismo davanti a un negoziato che è stato soddisfacente, tenuto conto del contesto, dell'avversario o della controparte e del contesto legale sul quale tornerò.
<P>
Parlo di un grave problema interistituzionale, dal momento che il Parlamento non è qui in procedura di codecisione, non ha la possibilità di presentare emendamenti.
Abbiamo invece una procura conferita alla Commissione e agli Stati membri, che hanno sostenuto questa posizione all'unanimità.
<P>
Che cosa vogliamo?
Salvare la nostra responsabilità, come nell'ambiguo emendamento n. 6.
Perché, onorevole Paciotti, questa è una nostra direttiva, siamo stati noi a votarla, siamo stati noi a stabilire non un criterio di equivalenza, bensì un criterio di adeguatezza, e a stabilire che la Commissione fosse responsabile della valutazione del criterio di adeguatezza, con la creazione di un comitato composto dagli Stati membri che, all'unanimità, hanno adottato questa tesi.
<P>
Onorevole Paciotti, modifichiamo pure la direttiva, ma non tentiamo, con questo sotterfugio completamente contrario al diritto, di creare una situazione che non recherà giovamento al cittadino, perché se le critiche possibili fossero soltanto queste io le darei il mio appoggio, onorevole, con la precisazione di chiedere una riforma della direttiva.
Ma io la appoggerei.
<P>
Il punto, tuttavia, è che non c'è un beneficio per il cittadino.
Lei dice che in questo momento i dati possono essere inviati secondo un contratto.
Non è realistico, onorevole Paciotti, e lei lo sa.
Ora come ora, i dati circolano senza alcuna garanzia.
<P>
E parliamo, ora, dell'approdo sicuro.
Affermare che l'approdo sicuro dovrà essere operativo prima che noi esprimiamo un giudizio di adeguatezza equivale ad affossarlo.
Nessuna azienda, infatti, si imbarcherà in tutti gli investimenti e i cambiamenti necessari, a meno di non avere la certezza che le verrà garantita la possibilità di accesso alla libera circolazione dei dati.
<P>
Tengo a dirle che, negli Stati Uniti, ci sono almeno 25 anni di esperienza con questo sistema a testimoniare che detto sistema può funzionare e che funzionerà.
E funzionerà.
<P>
Per quanto riguarda le vie di ricorso e il risarcimento danni, lei, eminente giurista, sa che un'istituzione non può essere analizzata fuori dal suo contesto: ebbene, la analizzi nel quadro del sistema istituzionale e giurisdizionale degli Stati Uniti e giungerà a un risultato completamente diverso rispetto all'analisi che lei ha tracciato.
Perché la maggior parte, non dico tutti, ma la maggior parte di questi diritti ha una via di ricorso giurisdizionale, in ultima analisi, dopo essere passata attraverso una denuncia all'ente governativo responsabile.
<P>
E questo non vieta certo il ricorso in giustizia, per quanto riguarda i danni economici, dal momento che la legislazione statunitense non contempla i danni morali e non si può certo pretendere che quel paese cambi la propria legislazione.
<P>
Infine, la cancellazione.
Risulta contraria a quanto stabilito dall'OCSE nel 1980.
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Signor Presidente, ora concludo.
Spero che domani l'Aula appoggerà questa posizione che, come ho detto, è in definitiva quella che va nell'interesse dei cittadini europei.
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<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="EN" NAME="Wallis">
Signor Presidente, tengo a fare i complimenti alla Commissione per aver continuato a negoziare con gli Stati Uniti nel corso degli ultimi due anni.
In realtà i trasferimenti di dati verso l'altra sponda dell'Atlantico continuano e noi e i nostri cittadini attualmente non godiamo di protezione alcuna.
Pertanto dobbiamo chiederci se accettare il livello di protezione offerto oppure se rifiutarlo perché insufficiente.
E se scegliamo di dire no, quali saranno le conseguenze?
<P>
A ragione sono state espresse preoccupazioni sull'accesso dei singoli a una riparazione e un risarcimento.
Ciò tuttavia scatena la discussione di fondo sullo scontro di culture giuridiche diverse, che ha svolto un ruolo centrale nei negoziati.
E' palese che, in quanto Parlamento eletto, abbiamo il dovere di proteggere i nostri cittadini, ma temo che le condizioni elencate al paragrafo 7 della relazione della onorevole Paciotti mettano a repentaglio tutto l'accordo, poiché riguardano elementi di merito della discussione sull'adeguatezza o l'equivalenza.
Ci troviamo a operare in un contesto mondiale e il commercio elettronico continuerà a portare alla nostra attenzione scontri fra i sistemi e gli stili giuridici.
Tuttavia, non possiamo nemmeno tentare di modificare il modo in cui gli americani organizzano la propria legislazione nazionale e il proprio ordinamento giuridico.
Loro hanno le loro abitudini e noi le nostre.
Gli americani dovranno trarre le proprie conclusioni su come intendono modificare il loro sistema e, sì, è un aspetto che stanno valutando; e sì, hanno pubblicato molte relazioni annuali sulla protezione dei dati personali.
Vorrei che si potesse dire lo stesso per l'Unione europea.
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Invito i colleghi al momento della votazione di domani a optare per una protezione per i nostri cittadini adesso.
Porre delle condizioni corrisponderà a non avere alcuna protezione.
Ma se invece esprimiamo le nostre fortissime riserve e chiediamo una chiara revisione, i nostri cittadini potranno fin d'ora godere di protezione e così avremo compiuto qualche progresso in questo difficilissimo settore.
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<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="FR" NAME="Boumediene-Thiery">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la onorevole Paciotti ha reso un ottimo lavoro, molto coerente, preciso nelle considerazioni ed equilibrato nelle conclusioni.
La relazione si occupa sia della necessaria tutela delle persone contro l'abuso delle informazioni che li riguardano, sia dell'esigenza di trovare rapidamente un accordo con gli Stati Uniti per non frenare lo sviluppo degli scambi.
<P>
Nel momento in cui lo sviluppo di una società dell'informazione appare una certezza grazie alle nuove tecnologie, ci sembra fondamentale mettere in campo fin da oggi tutti gli strumenti necessari per tutelare il consumatore e il cittadino dagli abusi derivanti dalle tecniche di marketing e dalle tecnologie innovative, tanto avide di informazioni precise.
<P>
Nel quadro di un accordo con gli Stati Uniti, il nostro relatore ha sottolineato quanto questo paese sia privo di qualsiasi norma giuridicamente vincolante in materia di tutela dei dati di carattere personale.
Le imprese americane possono dunque utilizzare tutti i dati che ritengono opportuno senza che lo Stato federale vi trovi nulla da eccepire.
<P>
Ci sembra particolarmente rischioso che la Commissione sia disposta a ratificare un accordo che dà soltanto pochissime garanzie al cittadino.
La sfera di sicurezza che ci propongono le autorità americane non offre alcuna tutela.
In effetti, si tratta di una norma volontaria che le imprese americane si autoapplicherebbero comunque soltanto rispetto agli europei.
Inoltre, questo testo non permetterebbe ai cittadini di agire in giustizia qualora i loro diritti venissero calpestati.
<P>
Proprio adesso che, dopo anni di discussione, il Consiglio sembra disposto a creare una vera propria istanza europea di controllo dell'utilizzo dei dati a carattere personale, sarebbe un vero peccato allentare la pressione sulle nostre esigenze in materia rispetto ai paesi terzi in generale e agli Stati Uniti in particolare.
Si tratta di una condizione sine qua non per una protezione reale delle libertà individuali dei cittadini.
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Per concludere, ricorderei alla Commissione che la tutela dei dati a carattere personale è parte integrante...
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(Il Presidente interrompe l' oratore)
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<SPEAKER ID=92 NAME=" Di Lello Finuoli">
Signor Presidente, condividiamo pienamente la relazione dell'onorevole Paciotti e ne appoggiamo le conclusioni.
Con l'accordo "approdo sicuro" avremmo un trasferimento di dati ad imprese, società e corporazioni americane senza nessuna possibilità di ricorso ad un'autorità indipendente in caso di uso improprio od illecito, azzerando così anche quel minimo di garanzie di cui godiamo nell'Unione.
<P>
Nel corso dell'audizione tenuta dalla commissione per le libertà pubbliche, abbiamo accolto le preoccupazioni dei rappresentanti dei consumatori americani sull'inadeguatezza del sistema di protezione nel loro paese e, infine, abbiamo anche preso atto della necessità, espressa dal Presidente Clinton, che gli Stati Uniti introducano una legislazione organica per la protezione dei dati personali.
Approvando questa relazione, non solo esprimiamo la volontà politica di giungere ad un accordo che contenga clausole di protezione rispettose della legislazione europea, ma incoraggiamo anche una grande parte dell'opinione pubblica degli Stati Uniti e del suo Congresso a realizzare un sistema di leggi a protezione dei dati personali.
<P>
In assenza di un tal sistema e senza le modifiche richieste dalla relazione Paciotti, sarà meglio chiamare "approdo insicuro" l'accordo con gli Stati Uniti.
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<SPEAKER ID=93 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
<SPEAKER ID=94 NAME="Bolkestein">
<SPEAKER ID=95 NAME="Presidente">
Grazie, signor Commissario.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà mercoledì alle 11.30.
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<CHAPTER ID=9>
Visti
<SPEAKER ID=96 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca la relazione (A5-0179/2000), presentata dall'onorevole Lehne sulla stesura dell' elenco dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso del visto all' atto dell' attraversamento delle frontiere esterne e dell' elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti da tale obbligo.
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<SPEAKER ID=97 LANGUAGE="DE" NAME="Lehne">
, relatore.
(DE) Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche questo regolamento ha una sua storia, una storia che abbraccia l' intera legislatura trascorsa.
Ricorderete che all' epoca, in seguito all' entrata in vigore del Trattato di Maastricht, per la prima volta doveva essere introdotta una disciplina unitaria dei visti per l' Unione europea.
In altre parole, per tutti gli Stati dell' Unione europea in linea di principio dovevano vigere i medesimi obblighi di visto per le persone di Stati terzi al loro ingresso nell'Unione europea.
Già allora la Commissione aveva presentato una proposta ottima nel suo complesso che aveva trovato appoggio anche in seno al Parlamento.
Purtroppo il Consiglio aveva modificato radicalmente quella proposta, dichiarando in sostanza come non vincolante tutta la lista dei visti e stabilendo che chiunque lo volesse poteva andare oltre a quelle norme, emettendo o abolendo obblighi di visto anche per altri Stati, con il solo dovere di notificarlo.
<P>
Allora il Parlamento europeo aveva ritenuto di non essere stato consultato regolarmente su questo argomento e che per di più il risultato raggiunto fosse contrario allo spirito del Trattato di Maastricht.
Abbiamo presentato un ricorso alla Corte europea di giustizia e lo abbiamo vinto.
Quel regolamento del Consiglio è stato dichiarato nullo.
Di conseguenza la Commissione ci ha presentato una nuova proposta, molto simile al suo primo documento, e il Parlamento ne ha preso atto positivamente. In seguito al cambiamento del quadro giuridico - Maastricht è diventato Amsterdam - questo documento è confluito nella nuova proposta che ci sta di fronte e sulla quale dobbiamo ora discutere ancora una volta.
<P>
Il Parlamento è tuttora del parere che l' elenco contenuto in questo regolamento sui visti debba essere definitivo, ovvero che non possano più esserci ulteriori deroghe, che non debbano più esserci liste nere, verdi, azzurre, gialle o grigie, bensì un solo elenco vincolante e nulla più.
Si tratta di un aspetto decisivo per giungere a una normativa unitaria sui visti per l' intera Unione europea.
<P>
La Commissione si è anche mossa su un punto importante che il Parlamento aveva considerato essenziale già all' epoca, ovvero l' obbligo di visto per gli Stati associati che al momento sono già molto vicini al processo di adesione, ossia la Bulgaria e la Romania.
Il Parlamento ha sempre sostenuto che per questi Stati non dovrebbe esistere obbligo di visto.
Basiamo questa convinzione sulla circostanza che questi Stati hanno compiuto grandi progressi per quanto concerne la sicurezza interna e molti altri aspetti.
Nel frattempo, anche la Commissione ha fatto proprio questo punto di vista e propone di inserire la Bulgaria e la Romania nell' elenco degli Stati esentati dall' obbligo di visto.
Giudichiamo che si tratti di un progresso.
Evidentemente i paesi in questione sono riusciti a convincere ormai anche la Commissione.
<P>
Ora possiamo solo sperare che anche il Consiglio, sentito il Parlamento europeo, giunga possibilmente alla medesima decisione, segnando anche qui importanti progressi.
Il mio appello è che il Consiglio deliberi al più presto su questa direttiva.
Ringrazio ancora una volta l' Assemblea, ma questa volta anche la Conferenza dei Presidenti che ha modificato la bozza di ordine del giorno di oggi per inserirvi questa relazione, salvaguardando così la possibilità di concludere rapidamente l' iter e di dare un segnale in questo senso.
<P>
Nella fase preparatoria mi sono giunte dal Consiglio una serie di richieste che dovremmo prendere in considerazione.
C' è per esempio la proposta di introdurre la cosiddetta reciprocità.
Di che si tratta?
E' semplice: esistono Stati terzi che richiedono il visto ai cittadini di alcuni Stati membri.
Si dovrebbe dare a tutti gli Stati membri la facoltà di potere richiedere a loro volta un visto ai cittadini di questi Stati terzi.
Io ho respinto questa ipotesi, non perché non capisca le richieste degli Stati membri, ma perché credo che così facendo violeremmo di nuovo il principio generale, contravvenendo al disposto del Trattato, che prevede appunto un elenco unico per i visti - una lista per gli Stati i cui cittadini devono essere in possesso del visto, e una per gli Stati i cui cittadini sono esenti da tale obbligo.
Per questo motivo ritengo che non possiamo dare seguito a questa richiesta.
<P>
In Europa siamo giunti a un punto in cui non si può più fare altrimenti - basta menzionare l'applicazione di Schengen, che significa abolizione della maggior parte dei controlli di frontiera.
Abbiamo bisogno di una disciplina comune dei visti, e penso che la Commissione abbia messo sul tavolo una buona proposta.
Noi del Parlamento ne abbiamo discusso in questo senso, e spero anche nel senso della Commissione.
Ora tocca al Consiglio, che spero giungerà al più presto a un risultato costruttivo e tempestivo.
<P>
<SPEAKER ID=98 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Robert">
Signor Presidente, desidero prima di tutto rendere omaggio al relatore che ha presentato una relazione concisa e ben strutturata, e che siamo lieti di appoggiare.
<P>
Desidero attirare l'attenzione su uno o due aspetti.
Spero che gran parte dei membri di questa Assemblea sarà d'accordo con me nel dire che dovremmo spingerci verso un'Europa senza visti, un'Europa senza barriere, in pace con se stessa e con il resto del mondo.
So che ci sono ancora diversi ostacoli da superare e che per adesso l'Europa e il mondo non sono ancora pronti per questo.
Ma il relatore ha parlato di non accettare alcuna deroga e sono lieto di dargli il mio appoggio sull'idea dell'elenco unico.
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Vorrei anche attirare l'attenzione su alcuni emendamenti.
L'emendamento n. 2 è importante.
Dice che è essenziale disporre di procedure il più flessibili e semplici possibile e che non causino spese inutili ai richiedenti.
Molti di noi in questo Parlamento sanno perfettamente che ottenere un visto può essere una procedura lunga ed onerosa.
Vogliamo essere certi che in Europa ciò non si verifichi e vogliamo invece muoverci nella direzione opposta.
Analogamente, l'emendamento n. 6 parla dei giovani e di incoraggiarli a partecipare ai programmi per la gioventù, esonerandoli dall'onere del visto.
E' importante, perché i giovani sono entusiasti dell'ideale europeo e non vogliamo frapporre ostacoli sulla loro strada che facciano loro pensare che l'Europa non vuole accoglierli e che si sta muovendo nella direzione sbagliata.
<P>
La mia ultima osservazione riguarda la Romania e la Bulgaria, la prima in particolare, un paese che conosco molto bene.
Ogni volta che mi reco in Romania devo seguire tutto l'iter della richiesta del visto e i romeni affermano che fino a quando l'Unione europea richiederà loro il visto, anche loro ce lo richiederanno.
Stiamo quindi compiendo un passo nella giusta direzione e voterò volentieri a favore degli emendamenti e della relazione.
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<SPEAKER ID=99 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun">
Signor Presidente, la discussione sull' introduzione di una politica dei visti europea tocca una questione importante, e in quest' Assemblea stiamo discutendo della versione più recente di questa politica dei visti.
La relazione del collega Lehne fornisce impulsi importanti a tale proposito, e noi la appoggiamo.
Anche questo è ormai noto, e quindi non c' è bisogno che ringrazi ancora una volta, visto che l' ho già fatto in privato.
<P>
Oggi vorrei parlare di un' altra cosa, e ci ho pensato tre volte prima di farlo, perché sono di origine turca.
Quando ci siamo chiesti se dovessimo presentare degli emendamenti, abbiamo rinunciato a farlo.
Quindi nell'affrontare la relazione non avanzeremo neppure proposte per questo ambito.
D' altro canto vorrei cogliere l'occasione, dato che altrimenti nessuno mi ascolta, di prendere posizione su una cosa che non mi va del tutto a genio.
Secondo me non può essere che l'Unione europea offra l' adesione alla Turchia, ma nello stesso tempo mantenga le limitazioni all' ingresso dei suoi cittadini.
Mi stupisce che non riusciamo a trattare diversamente la questione turca proprio per quanto concerne questo elenco comune.
I motivi di ciò mi sono noti, ma vorrei comunque utilizzare il nostro Parlamento come piattaforma.
<P>
In Europa vivono all' incirca tre milioni di persone di origine turca, e proprio per questo motivo il nostro Commissario in futuro dovrebbe forse riflettere su un modo ragionevole e umano di affrontare questa problematica.
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<SPEAKER ID=100 NAME="Vitorino">
Signor Presidente, la proposta della Commissione di cui discutiamo va vista alla luce della nuova architettura che è il risultato dell'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam e che si basa su due pietre miliari, segnatamente la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia ai sensi del nuovo Titolo IV inserito nel Trattato delle Comunità europee, e l'integrazione dell'acquis di Schengen nel quadro dell'Unione, a cui si aggiunge la dimensione della geometria variabile che deriva dai diversi protocolli allegati al Trattato di Amsterdam da molti Stati membri.
<P>
La base giuridica della proposta della Commissione deriva dal Trattato di Amsterdam, e il suo contenuto e formulazione tengono conto dei limiti istituzionali che ho poc'anzi menzionato.
La Commissione ha attentamente studiato la relazione dell'onorevole Lehne, con cui tengo a congratularmi.
In passato, l'onorevole Lehne, in qualità di relatore, ha già avuto l'occasione di dimostrare il suo interesse, esperienza e impegno in questa materia, che ha poc'anzi presentato.
La Commissione si rallegra che la relazione approvata in sede di commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni dia un ampio sostegno alle proposte della Commissione, sebbene non sia certo sorprendente, dato che, come ha sottolineato lo stesso onorevole Lehne, quella relazione va incontro a molte richieste formulate in svariate risoluzioni dallo stesso Parlamento europeo.
<P>
Per quanto attiene agli emendamenti alla sua proposta, la Commissione apprezza enormemente il contributo costruttivo del Parlamento europeo.
Per chiarire la nostra posizione: possiamo accettare gli emendamenti nn. 3 e 4, dato che le modifiche che apportano alla formulazione eliminano qualsiasi contraddizione con altre disposizioni del regolamento.
Possiamo accettare anche gli emendamenti nn. 1 e 5.
<P>
Gli emendamenti nn. 7 e 8 scaturiscono dal desiderio di chiarire la linea di demarcazione fra il campo di applicazione del regolamento e altre materie, alcune delle quali sono regolate dall'acquis di Schengen, integrato nella Comunità.
La Commissione è sensibile all'auspicio di chiarezza che peraltro ha preso in considerazione nella sua motivazione.
Tuttavia, la Commissione è del parere che il luogo appropriato per un simile chiarimento non sia un articolo del regolamento, e pertanto è disposta a redigere un nuovo considerando che riprenda lo spirito di questo emendamento.
<P>
L'emendamento n. 2 ai nostri occhi è inaccettabile poiché si riferisce alle condizioni per l'emissione dei visti, che non rientrano nel campo di applicazione del presente regolamento, ma dovranno invece essere trattate in uno strumento diverso.
<P>
Infine, la Commissione non può accogliere nemmeno l'emendamento n.
6. Nonostante tutta la simpatia che si può provare nei confronti della possibilità di esentare dagli obblighi di visto i giovani che partecipano a Programmi per la gioventù dell'Unione europea, la Commissione deve rimanere fedele al suo obiettivo di massimizzare il livello di armonizzazione evitando di creare delle deroghe o delle eccezioni per l'obbligo di visto.
<P>
La Commissione è convinta che gli sforzi per assicurare che l'obbligo di visto non costituisca un ostacolo per i giovani che desiderano partecipare ai programmi dell'Unione europea andranno compiuti a livello delle norme relative alle condizioni per il rilascio dei visti, norme che verranno trattate in uno strumento diverso e che non sono coperte dal regolamento in oggetto.
<P>
Per riassumere, desidero ringraziare il Parlamento, la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni e il relatore, onorevole Lehne per il loro approccio costruttivo e, in modo particolare, per aver preso in esame con tanta rapidità la proposta della Commissione sui visti.
La Commissione apprezza la rapidità del Parlamento, poiché in materia di visti la aiuterà a rispettare le scadenze fissate nel piano d'azione approvato a Vienna e poi riprodotte nel cosiddetto "scoreboard" preparato in seguito al Consiglio europeo di Tampere.
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<SPEAKER ID=101 NAME="Presidente">
Grazie, signor Commissario.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
La votazione si svolgerà mercoledì alle 11.30.
<P>
(La seduta termina alle 21.45)
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