<CHAPTER ID=1>
Ripresa della sessione
<SPEAKER ID=1 NAME="Presidente">
Dichiaro ripresa la sessione del Parlamento europeo, interrotta giovedì 3 febbraio 2000.
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<CHAPTER ID=2>
Approvazione del processo verbale della seduta precedente
<SPEAKER ID=2 NAME="Presidente">
Il processo verbale della seduta di giovedì 3 febbraio è stato distribuito.
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Vi sono osservazioni?
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Dalle reazioni deduco che molti deputati non sono ancora in possesso del processo verbale. Naturalmente non è possibile approvare un processo verbale di cui non avete preso visione.
Pertanto, essendo chiaro che non lo avete ricevuto, e me ne scuso, propongo di sottoporlo alla vostra approvazione domani mattina.
<P>
L' approvazione del processo verbale è quindi rinviata.
<P>
<SPEAKER ID=3 LANGUAGE="EN" NAME="Davies">
Signora Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento.
La BBC questa mattina ha riferito la notizia secondo cui un deputato britannico di questo Parlamento, che occupa una carica autorevole nella sua delegazione, continuerebbe a offrire consulenza strategica a clienti privati, senza indicare l' identità di tali clienti nel registro in cui i parlamentari sono tenuti a dichiarare i loro interessi finanziari.
I cittadini europei hanno il diritto di aspettarsi che i loro rappresentanti tengano distinti l' interesse pubblico dal guadagno personale, ma possono essere certi che ciò avvenga in tutti i casi soltanto se le informazioni sono pubbliche e facilmente accessibili.
<P>
Signora Presidente, poiché la questione è stata portata all' attenzione dei Questori, vorrei chiederle di usare la sua influenza per garantire che il registro degli interessi sia aggiornato e rettificato in casi come quello di specie e soprattutto che tale registro non sia accessibile solo a fini di controllo ma anche su Internet.
<P>
<SPEAKER ID=4 NAME="Presidente">
La ringrazio, onorevole Davies.
Mi occuperò della questione con il Collegio dei questori.
<P>
<SPEAKER ID=5 LANGUAGE="EN" NAME="Taylor">
Signora Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento.
In occasione del primo San Valentino del nuovo millennio, spero che lei riterrà opportuno che il Parlamento celebri questo giorno assumendo un deciso impegno a favore della lotta contro le malattie cardiovascolari, la prima causa di decessi nell' Unione europea.
Invito i colleghi deputati a sottoscrivere l' impegno assunto oggi dalla Winning Hearts Conference, affinché ogni bambino nato nel nuovo millennio possa avere il diritto di vivere almeno fino a 65 anni senza essere colpito da patologie cardiovascolari che possono essere prevenute.
Buon San Valentino!
<P>
<SPEAKER ID=6 LANGUAGE="EN" NAME="Murphy">
Signora Presidente, intervengo ai sensi dell' articolo 9 del Regolamento in riferimento al medesimo punto sollevato dall' onorevole Davies, il quale riferiva in merito alle gravi illazioni formulate questa mattina dalla BBC Radio.
Sarei lieto se potesse rassicurarmi che è sua intenzione avviare un' indagine al fine di accertare se davvero i due deputati di cui sono stati fatti i nomi in questa intervista della BBC gestiscono le proprie attività da questo Parlamento e dai loro uffici di parlamentari, poiché un simile comportamento sarebbe assai grave.
In passato l' ambivalenza dei conservatori britannici ha gettato discredito sulla Camera dei Comuni del Regno Unito e sussiste concretamente il grave rischio che tale atteggiamento produca le medesime conseguenze in questo Parlamento.
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<SPEAKER ID=7 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Murphy.
Come ho appena detto all' onorevole Davies, le prometto di esaminare già stasera la questione con i Questori.
<P>
<SPEAKER ID=8 LANGUAGE="EN" NAME="Heaton-Harris">
Signora Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento.
Le ho già scritto in ripetute occasioni sul tema dell' utilizzo del richiamo al Regolamento in quest' Aula.
Mi chiedo in cosa consistesse il richiamo al Regolamento dell' onorevole Davies.
Perché non ha detto che anche uno dei suoi colleghi liberali svolge un' attività di consulenza caduta nel mirino della BBC?
L' Aula intende lasciare che il suo ordine del giorno sia dettato dai servizi offensivi trasmessi da un programma radiofonico che basa le proprie notizie sulla mendacia, oppure intende mettersi seriamente al lavoro e affrontare le sfide che l' Europa ha dinanzi?
<P>
<SPEAKER ID=9 NAME="Presidente">
Onorevoli colleghi, ovviamente i Questori che esamineranno la questione non si fideranno unicamente delle informazioni diffuse per radio, ma agiranno con grande rigore.
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<SPEAKER ID=10 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signora Presidente, credo di interpretare i sentimenti di molti colleghi della maggior parte dei gruppi politici affermando che il messaggio rivolto, otto giorni fa, dal Presidente della Commissione al nuovo Cancelliere austriaco ha creato un certo disagio.
Era davvero necessario in tale messaggio dire, e cito,: "con i miei migliori auguri di successo" , oppure "sono certo che lei continuerà l' impegno dei suoi predecessori a favore della libertà, della democrazia, del rispetto dei diritti dell' uomo e delle libertà fondamentali" , o ancora "mi aspetto una collaborazione fruttuosa e costruttiva" ?
Signora Presidente, vorrei che domani, il Presidente Prodi ci precisasse il senso che intendeva, o meno, attribuire alle sue parole affinché nessuno, assolutamente nessuno, possa utilizzare quel messaggio, come minimo insolito e infelice, anche contro la volontà del signor Prodi, banalizzando in tal modo la pericolosa operazione politica in corso in Austria.
<P>
<SPEAKER ID=11 NAME="Presidente">
Grazie, onorevole Wurtz.
Onorevoli colleghi, vi prego di non intavolare una discussione: si trattava di una mozione di procedura.
Le ricordo, onorevole Wurtz, che domani il Presidente Prodi farà una dichiarazione sul programma della Commissione.
Naturalmente nel dibattito che farà seguito a tale dichiarazione avrete piena facoltà di porre le vostre domande così come il Presidente Prodi avrà facoltà di rispondervi.
Pertanto, propongo di chiarire definitivamente la questione in quell' occasione, se volete e se il Presidente Prodi lo vorrà.
<P>
<SPEAKER ID=12 LANGUAGE="NL" NAME="Plooij-Van Gorsel">
Signora Presidente, sono davvero spiacente di doverla importunare di nuovo con una richiesta che ho formulato già due volte in quest' Aula.
Come le ho già detto, i colleghi olandesi gradirebbero avere a disposizione un canale televisivo olandese.
Nel frattempo il numero dei canali sui nostri apparecchi televisivi in Parlamento è salito a 28: ci sono due canali greci, uno finlandese e uno belga, ma ancora nemmeno l'ombra di un canale olandese. Ci sono sette canali inglesi, sei tedeschi e sei francesi.
Già in settembre mi era stato promesso che a partire da gennaio la questione sarebbe stata risolta.
Siamo a febbraio ma ancora il canale olandese non c'è.
Pertanto la invito ancora una volta a venire incontro alla nostra richiesta.
Mi domando quale burocrazia medievale impedisca che via satellite si sintonizzi anche un canale olandese.
<P>
<SPEAKER ID=13 NAME="Presidente">
Onorevole Plooij-Van Gorsel, sono davvero molto delusa perché ero convinta che la questione fosse stata sistemata da tempo.
Naturalmente, ho sempre preso atto dei suoi vari messaggi al riguardo e credo che la onorevole Banotti abbia una risposta da darle.
Pertanto, per mozione di procedura, do la parola alla onorevole Banotti, per risponderle.
<P>
<SPEAKER ID=14 LANGUAGE="EN" NAME="Banotti">
Signora Presidente, come la cara amica Elly ben sa, farei qualunque cosa per rendere felice lei e i miei colleghi olandesi.
<P>
In qualità di Questore incaricato della materia posso assicurare che abbiamo tenuto discussioni tecniche con i vari canali televisivi e radiofonici e ho già cominciato a scrivere ai colleghi al riguardo.
Se può confortarla, neanche gli irlandesi hanno ancora il proprio canale.
Apparentemente sussiste una serie di problemi tecnici complessi sui quali stiamo decisamente lavorando.
La ringrazio per avermi dato modo di apportare questo chiarimento.
<P>
<SPEAKER ID=15 NAME="Presidente">
Il fatto che anche i colleghi irlandesi non riescano a captare un canale nazionale non sono certa che abbia rassicurato i colleghi olandesi.
Credo che occorra vedere il da farsi affinché tutti i colleghi possano vedere il proprio canale.
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Ringrazio la onorevole Banotti e i Questori, dell' impegno che profonderanno per risolvere la questione.
<P>
<SPEAKER ID=16 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signora Presidente, volevo dire all' onorevole Wurtz che la dottrina della Commissione non è la dottrina Brejnev di sovranità limitata e che, fino a prova contraria, non siamo nell' ambito degli articoli 6 e 7.
Pertanto l' Austria ha tutto il diritto di formare un governo e il Presidente della Commissione ha tutto il diritto, e anzi il dovere, di porgere i suoi migliori auguri all' Austria.
L' onorevole Wurtz dovrebbe forse ricordarsi che non tanto tempo fa taluni colleghi del suo partito, sindaci comunisti francesi, mandavano le ruspe contro famiglie d' immigrati in Francia.
<P>
<CHAPTER ID=3>
Ordine dei lavori
<SPEAKER ID=17 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca la fissazione della versione definitiva del progetto di ordine del giorno, elaborata, ai sensi dell' articolo 110 del Regolamento, dalla Conferenza dei presidenti.
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a) Sedute dal 14 al 18 febbraio 2000 a Strasburgo
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Mercoledì: Presidente.
Poiché il Consiglio non potrà essere presente mercoledì sera, diversi gruppi - Partito popolare europeo, Partito del socialismo europeo, Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, i Verdi, la Sinistra unitaria europea /sinistra verde nordica - hanno chiesto di trattare in discussione comune la dichiarazione del Consiglio sulla questione cipriota e la relazione dell' onorevole Brok sulla strategia di preadesione per Cipro e Malta nonché di anticipare nell' ordine del giorno questi due punti e la relazione dell' onorevole Swoboda.
Pertanto mercoledì l' ordine del giorno recherebbe le due dichiarazioni del Consiglio sulla coerenza delle politiche dell' Unione con la politica dello sviluppo e sulla sessione "Diritti dell' uomo" dell' ONU, seguite dalla discussione comune su Cipro e dalle relazioni degli onorevoli Swoboda, Corrie, Frassoni e Knörr Borràs.
<P>
Chi desidera presentare tale richiesta in nome dei suddetti gruppi?
<P>
Poiché nessuno chiede di intervenire pongo in votazione la richiesta.
<P>
(Il Parlamento manifesta il suo assenso)
<P>
Giovedì:Presidente.
Per quanto riguarda i problemi di attualità, urgenti e di notevole rilevanza, ho ricevuto varie richieste di modifica.
<P>
Per quanto attiene ai diritti dell' uomo, mi sono pervenute due richieste di aggiunta: una del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori per un sottopunto intitolato "Cambogia" e l' altra del gruppo Verde/Alleanza libera europea per un sottopunto intitolato "Pinochet" .
Come sapete, nel punto "Diritti dell' uomo" non possono essere inseriti più di cinque argomenti.
In base alla lista che figura nel progetto definitivo di ordine del giorno, gli argomenti sono attualmente quattro.
Pertanto, possiamo inserirne soltanto uno in più.
<P>
Chi desidera presentare in nome del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori la richiesta di aggiunta del sottopunto Cambogia?
<P>
<SPEAKER ID=18 LANGUAGE="NL" NAME="Maaten">
<SPEAKER ID=19 LANGUAGE="NL" NAME="Beysen">
Signora Presidente, è sorprendente che finora il Parlamento europeo non abbia preso posizione sulla possibile liberazione di Pinochet, nonostante tutti i mandati d'arresto internazionali che sono stati emessi.
Dato che la settimana scorsa l'appello presentato dal governo belga è stato dichiarato ricevibile, e dato che la decisione nel merito non è ancora stata presa, occorre che il Parlamento invii finalmente un segnale serio, per affermare che nessuno può sottrarsi a un giusto processo.
E' impensabile che il Parlamento europeo, che a ragione attribuisce così tanta importanza al rispetto dei diritti dell'uomo, in questo frangente rimanga muto.
<P>
<SPEAKER ID=20 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, questo è un argomento troppo serio per trattarlo ora fra le urgenze.
<P>
Anzitutto, il Parlamento si è già pronunciato in merito alla questione del generale Pinochet; inoltre, a questo punto, è opportuno ricordare alcuni elementi.
<P>
Il primo elemento è che si tratta di una questione sub iudice in diversi paesi europei: ricordo ai colleghi che non esiste ancora uno spazio penale europeo, né una giurisdizione europea.
Siamo a favore del Tribunale penale internazionale, ma questo organo non esiste ancora.
<P>
In secondo luogo, attualmente in Cile è al potere un governo democraticamente eletto, presieduto da Ricardo Núñez che, nella sua prima dichiarazione pubblica, ha affermato che tutti coloro che hanno commesso crimini di questo tipo dovranno renderne conto alla giustizia. Ricordo che allo stato attuale la giustizia cilena, che è indipendente, ha all'esame 60 denunce presentate a carico del generale Pinochet e dei suoi crimini contro l'umanità.
<P>
La questione è a mio avviso sufficientemente grave perché il Parlamento non tralasci di occuparsene, ma questo non significa liquidarla con una procedura d'urgenza.
Chiediamo che venga fatta giustizia in questa vicenda, ma non riteniamo che sia questa la procedura più indicata.
<P>
(Il Parlamento respinge la richiesta) Presidente.
Giungiamo ora alla terza richiesta intesa ad aggiungere il punto "Catastrofe ambientale nelle acque del Danubio" presentata dal gruppo Verde/Alleanza libera europea.
Qualcuno desidera intervenire per motivare la richiesta?
<P>
<SPEAKER ID=21 LANGUAGE="FR" NAME="Lannoye">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, ciò che è successo al Danubio è considerato da molti esperti un incidente di portata ambientale grave quanto l' incidente di Chernobyl.
E' un evento che non riguarda soltanto la Romania ma anche la Jugoslavia anzi, in realtà, riguarda tutto il bacino del Danubio.
Noi reputiamo l' argomento sufficientemente importante perché la Commissione reagisca rapidamente alla situazione e ritengo che il Parlamento debba esprimersi e votare una risoluzione su questo tema.
<P>
<P>
(Il Parlamento manifesta il suo assenso) Presidente.
Sempre per la seduta di giovedì, il gruppo PPE ha chiesto di anticipare alla seduta di mercoledì, come ultimo punto, la relazione della onorevole Cederschiöld sul rafforzamento della tutela penale contro la falsificazione di monete in vista dell' introduzione dell' euro.
<P>
Qualcuno desidera esprimersi in nome del gruppo PPE per motivare la richiesta?
<P>
<SPEAKER ID=22 LANGUAGE="SV" NAME="Cederschiöld">
Signora Presidente, chiedo al Parlamento di appoggiare questa proposta, perché l'ordine dei lavori ha subito comunque moltissimi cambiamenti.
Si tratta di una questione che può essere esaminata rapidamente, eppure è estremamente importante che il Parlamento se ne occupi subito, senza ritardi di sorta.
L'argomento in gioco è la contraffazione dell'euro, un tema della massima urgenza, la cui trattazione noi abbiamo cercato di promuovere.
Sarei pertanto grata all'Assemblea se potesse appoggiare questa proposta.
<P>
(Il Parlamento manifesta il suo assenso)
<P>
Venerdì: Presidente.
Per la seduta di venerdì mattina abbiamo un' interrogazione orale sui servizi postali europei e il gruppo del partito del socialismo europeo ha chiesto che le proposte di risoluzione presentate siano poste in votazione subito dopo la discussione e non a Bruxelles come previsto dal progetto definitivo di ordine del giorno.
<P>
Qualcuno desidera intervenire in nome del gruppo PSE per motivare la richiesta?
<P>
<SPEAKER ID=23 LANGUAGE="FR" NAME="Wurtz">
Signora Presidente, desidero esprimermi contro tale richiesta, e me ne scuso presso il mio amico, onorevole Enrique Barón.
Anzi, sono sorpreso che venga presentata perché al riguardo ci eravamo messi d' accordo dopo averne parlato in sede di Conferenza dei presidenti.
<P>
Penso che la proposta da lei avanzata, signora Presidente, volta a scindere la discussione, da tenersi questo venerdì, e la votazione, da farsi successivamente, sia una proposta ragionevole.
La ragione è la seguente: l' argomento riguarda più di 1.800.000 salariati dell' Unione europea.
Abbiamo a disposizione una direttiva che risale al 1997, non è pertanto obsoleta.
Decidere gli orientamenti futuri, in vista di una nuova direttiva, un po' di straforo, senza avere avuto il tempo di consultare i sindacati né di discutere con tutte le parti sociali, ritengo sia contrario allo spirito che vogliamo infondere in tutto il dibattito sulle questioni che riguardano direttamente le parti sociali.
<P>
Pertanto, mi schiero a favore del mantenimento di quanto era previsto: discussione venerdì e votazione in un' ulteriore occasione.
<P>
<SPEAKER ID=24 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, devo effettivamente una spiegazione all'onorevole Wurtz e la darò al Parlamento tutto.
Eravamo giunti a questo accordo di massima in seno alla Conferenza dei presidenti.
In quel momento non sapevo che la settimana prossima il Commissario Bolkestein si presenterà alla commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo per parlare di questo argomento.
Il mio gruppo ha discusso della questione ed è giunto alla conclusione che, stante l'attuale situazione dell'intero processo di integrazione del mercato e di deregolamentazione proprio in un ambito così delicato, è indispensabile che il Parlamento, a prescindere dalle sue intenzioni per il futuro, inizi a pronunciarsi in merito affinché il Commissario Bolkenstein possa prendere atto di tale posizione, e in modo da indirizzare opportunamente la discussione che si terrà la settimana prossima.
<P>
<SPEAKER ID=25 LANGUAGE="DE" NAME="Ferber">
Signora Presidente, vorrei soltanto pregare il collega, onorevole Wurtz, di leggere di che cosa si tratta.
Non si tratta di una discussione di merito ma della questione seguente: quando la Commissione sarà finalmente in grado di presentare la direttiva, visto che ha già avuto a disposizione un anno e mezzo?
Lo scopo che ci prefiggiamo con la risoluzione è soltanto far sì che vengano mantenute le scadenze fissate e a tal fine è importante intervenire al più presto.
Per questo sono favorevole alla richiesta dei socialdemocratici di effettuare la votazione venerdì.
<P>
(Il Parlamento manifesta il suo assenso)
<P>
<SPEAKER ID=26 LANGUAGE="DE" NAME="Posselt">
Signora Presidente la relazione Cederschiöld, come è noto, è stata eliminata dall'ordine del giorno di giovedì e pertanto giovedì dovremmo avere un po' più di tempo.
Poiché la discussione sui problemi di attualità, visti i numerosi temi che devono essere trattati in un'ora e mezza, è già notevolmente sovraccarica, volevo chiedere al servizio di seduta di verificare se è possibile disporre di una mezz'ora in più per i problemi di attualità, così da avere tempo sufficiente per gli interventi.
<P>
L'organizzazione di seduta delle scorse settimane mi è parsa alquanto caotica.
Abbiamo avuto pochissimo tempo a disposizione per intervenire e poi, di punto in bianco, giovedì scorso ci è rimasto fino a un'ora e mezza di tempo in cui non vi era alcun argomento all'ordine del giorno e abbiamo dovuto attendere le votazioni.
Per venerdì di questa settimana è previsto un solo tema.
E' assurdo.
Chiedo davvero che venga verificata l'organizzazione della seduta.
<P>
<SPEAKER ID=27 NAME="Presidente">
E' senz' altro possibile: vediamo quindi se possiamo prolungare di una mezz' ora la seduta sulle urgenze, considerato il ritiro della relazione della onorevole Cederschiöld.
Si tratta soltanto e unicamente di questo.
<P>
<SPEAKER ID=28 LANGUAGE="ES" NAME="Barón Crespo">
Signora Presidente, desidero intervenire a proposito di un punto dell'ordine del giorno di mercoledì che lei non ha annunciato.
<P>
Non ritengo minimamente controversa la scelta di non includere nella dichiarazione del Consiglio sulla prossima sessione della Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite la dichiarazione sul 50º anniversario della Convenzione di Ginevra, posticipandola invece alla tornata di marzo per consentire di presentarla in forma nobile e solenne.
Mi pare che vi sia un accordo su questo punto.
<P>
<SPEAKER ID=29 LANGUAGE="EN" NAME="McMillan-Scott">
Signora Presidente, questo pomeriggio, in quest' Aula, si è fatto riferimento ad un servizio trasmesso questa mattina dalla BBC Radio nel corso del programma Today, nel quale si affermava che taluni miei colleghi dirigono società di lobbying o comunque abusano della propria posizione di deputati eletti di questo Parlamento.
<P>
Si tratta di illazioni gravi, assolutamente non vere, maliziose e frutto di preconcetti politici, che sono state trasmesse ben sapendo che si tratta di falsità.
Intendiamo ricorrere ai nostri legali.
Le dichiarazioni dei miei colleghi riportate nel registro degli interessi finanziari sono esaustive.
<P>
Se dovessimo scoprire che qualche deputato o funzionario di questo Parlamento è coinvolto in questo guazzabuglio lo esporremo al pubblico ludibrio in quest' Aula.
<P>
<SPEAKER ID=30 NAME="Presidente">
Va bene, siamo d' accordo.
<P>
b) Sedute del 1 e 2 marzo 2000 a Bruxelles
<P>
<CHAPTER ID=4>
Sviluppo urbano sostenibile - Sviluppo rurale - Iniziativa EQUAL
<SPEAKER ID=31 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti relazioni:
<P>
A5-0026/2000, presentata dalla onorevole McCarthy a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla comunicazione della Commissione (COM(99)0477 - C5-0242/99 - 1999/2177/(COS)) agli Stati membri recante gli orientamenti relativi all' iniziativa comunitaria concernente la rivitalizzazione economica e sociale delle città e delle zone adiacenti in crisi, per promuovere uno sviluppo urbano sostenibile (URBAN),
<P>
A5- 0028/2000, presentata dall' onorevole Decourrière a nome della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sulla comunicazione della Commissione (COM(99)0479 - C5-0243/99 - 1999/2178(COS)) agli Stati membri che fissa gli orientamenti per un' iniziativa comunitaria concernente la cooperazione transeuropea e destinata a favorire uno sviluppo armonioso ed equilibrato del territorio europeo (INTERREG),
<P>
A5-0024/2000, presentata dall' onorevole Procacci a nome della commissione per l' agricoltura e lo sviluppo rurale, sul progetto di comunicazione della Commissione (COM(99)0475 - C5-0259/99 - 1999/2185(COS)) agli Stati membri recante gli orientamenti per l' iniziativa comunitaria sullo sviluppo rurale (LEADER +),
<P>
A5-0034/2000, presentata dall' onorevole Stenzel a nome della commissione per l' occupazione e gli affari sociali, sul progetto di comunicazione della Commissione (COM(99)0476 - C5-0260/99 - 1999/2186(COS)) agli Stati membri che stabilisce gli orientamenti relativi ai programmi di iniziativa comunitaria (PIC) per i quali gli Stati membri sono invitati a presentare proposte di contributo nel quadro dell' iniziativa EQUAL.
<P>
Poiché la onorevole McCarthy è leggermente in ritardo a causa dell' arrivo tardivo del suo aereo, propongo di ascoltare prima l' onorevole Decourrière.
<P>
<SPEAKER ID=32 NAME="Decourrière">
Signora Presidente, onorevoli deputati, signori Commissari e membri della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sono stato incaricato di redigere la relazione del Parlamento europeo sul programma d' iniziativa comunitaria INTERREG III.
<P>
In sede di commissione parlamentare abbiamo esaminato più di cento emendamenti e finora ne sono stati riproposti 17, alcuni dei quali già presentati in commissione.
<P>
Prima di passare alla discussione del contenuto della risoluzione che vi propongo, desidero farvi conoscere gli elementi che ho preso in considerazione e che hanno guidato il mio lavoro di relatore.
Innanzi tutto, desidero ricordarvi il ruolo dell' iniziativa comunitaria INTERREG, fondata sul principio della transnazionalità e dell' innovazione.
Questo programma costituisce un motore di sviluppo e di dimensione europea.
INTERREG fa parte delle quattro iniziative comunitarie programmate per il periodo 2000-2006 e disporrà del pacchetto finanziario più consistente, cioè 4.875 miliardi di euro contro i 3.604 miliardi attuali.
<P>
Creata nel 1990, l' iniziativa INTERREG, trova il suo presupposto nella volontà di preparare le regioni europee all' Europa senza frontiere nell' ambito della realizzazione del grande mercato unico.
<P>
Con la riforma dei Fondi strutturali del 1994 e del 1996, il PIC INTERREG ha introdotto nuovi elementi che contribuiscono allo sviluppo delle reti transeuropee di trasporto e di distribuzione d' energia.
Tali programmi hanno incoraggiato la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale dell' Unione europea privilegiando uno sviluppo equilibrato dello spazio comunitario.
<P>
Il programma INTERREG III, di cui la Commissione europea sottopone oggi al nostro esame gli orientamenti, conformemente alle disposizioni del regolamento n.1260/1999 della Comunità europea concernente le disposizioni generali sui Fondi strutturali, persegue questo obiettivo.
<P>
Esso si basa su tre elementi: l' elemento A che organizza la cooperazione transfrontaliera tra gli enti locali delle regioni frontaliere interne ed esterne dell' Unione europea a partire da strategie comuni di sviluppo, la cui attuazione rientra nelle responsabilità degli Stati membri e delle autorità locali e regionali; l' elemento B che prevede la cooperazione transnazionale tra le autorità nazionali, regionali e locali in più Stati membri o paesi candidati all' adesione all' Unione europea in materia di assetto territoriale, reti di trasporto e ambiente; la realizzazione di questo elemento ricade sotto la responsabilità degli Stati membri e delle autorità nazionali; e l' elemento C inteso a organizzare la cooperazione interregionale tra regioni diverse degli Stati membri o dei paesi terzi per l' inserimento in rete delle esperienze sugli elementi A e B nonché la cooperazione nel settore della ricerca, dello sviluppo tecnologico, aspetto questo che dovrà essere definito con la Commissione europea incaricata della sua attuazione.

<P>
Nella sua attuale formula, il nuovo programma INTERREG, tiene conto dei bisogni derivanti dall' estensione ai PECO e alle regioni insulari e ultraperiferiche.
La Commissione ci propone di ripartire la dotazione del programma INTERREG come segue: da 50 a 80 percento per l' elemento A, 6 percento per l' elemento C, la differenza per l' elemento B, cioè dal 14 al 44 percento al massimo.
<P>
La Commissione europea redige l' elenco delle regioni ammissibili per gli elementi A e B, basandosi essenzialmente sulla mappa delle regioni ammissibili nel precedente periodo di programmazione.
Le regioni ultraperiferiche possono beneficiare di finanziamento a titolo dell' elemento B. La Commissione redige un elenco di settori prioritari e di misure ammissibili non esaustive per l' elemento A ma esaustive per l' elemento B. Per quanto concerne l' elemento C, si riserva la possibilità di proporre successivamente temi che considera importanti per gli scambi di esperienza e per la cooperazione rafforzata tra regioni.
<P>
La procedura d' adozione dei programmi è fissata dal regolamento generale sui Fondi strutturali.
Le proposte sono decise dagli Stati membri e sottoposte per approvazione alla Commissione europea, che ne verifica la conformità con gli orientamenti generali stabiliti.
Tali proposte debbono contenere un certo numero di elementi, un' idea delle strategie e delle priorità transfrontaliere o transnazionali, una descrizione delle misure necessarie per la loro attuazione e un piano indicativo di finanziamento.
<P>
Faccio parte della grande maggioranza di deputati che ha votato a favore del mantenimento del programma d' iniziativa comunitaria INTERREG.
Deploro che il Parlamento non sia stato informato della valutazione del programma precedente; ciò avrebbe consentito un' efficacia ottimale delle nuove misure poste in essere, benché io conosca la difficoltà di tale operazione, deploro altresì che il calendario di lavoro sia assai breve, poiché il testo è stato esaminato in sede di commissione parlamentare il 24 novembre e il 26 gennaio scorsi e deploro anche che né le regioni, né le organizzazioni regionali rappresentative siano state associate all' elaborazione del programma.
<P>
Favorendo una cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, questo strumento trasversale costituisce una politica regionale di dimensione europea favorevole a un assetto armonioso ed equilibrato del territorio comunitario.
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<SPEAKER ID=33 NAME="Procacci">
Signora presidente, onorevoli colleghi, signori Commissari, la Conferenza sullo sviluppo rurale, tenutasi a Cork dal 7 al 9 novembre '96, ha definito lo sviluppo rurale come una delle priorità dell' Unione europea in quanto essenziale per l' agricoltura, per sostenerne l' esistenza e lo sviluppo continuo, per fornire agli agricoltori un ambiente dotato delle infrastrutture e dei servizi necessari, per un maggiore rispetto dell' ambiente e una migliore qualità di vita, per la diversificazione e la creazione di posti di lavoro.
<P>
Per questo si considera necessaria una politica di sviluppo integrato per tutte le zone rurali dell' Unione, così articolata: un approccio integrato e multisettoriale, semplificazione delle procedure amministrative, miglioramento del partenariato fra Istituzioni europee e attori nazionali, locali e protezione dell' ambiente.
Nel documento programmatico Agenda 2000 del 1998 la Commissione ha definito due principi chiave sui quali fondare la politica di sviluppo rurale: il riconoscimento del ruolo plurifunzionale dell' agricoltura e la necessità di una strategia integrata per le zone rurali in via di sviluppo.
Con il primo si intende creare un nuovo patto tra l' agricoltore e la società, rendendo l' agricoltore amministratore della campagna e facendo sì che la società sia disposta a pagare servizi ambientali necessari per salvaguardare il valore ricreativo dello spazio rurale.
Il secondo principio si basa sulla constatazione che ormai gran parte delle opportunità di lavoro nelle zone rurali sono al di fuori del settore agricolo tradizionale, per cui è necessario attuare un programma di sviluppo completo che integri le politiche di sviluppo rurale con quelle settoriali dell' agricoltura: lo sviluppo rurale diventa così un pilastro delle stessa politica agricola comunitaria.
<P>
L' iniziativa comunitaria LEADER è stata lanciata nel 1991 per promuovere un nuovo approccio di sviluppo rurale dalla base verso l' alto e per diversificare gli interventi adattandoli alle necessità locali.
Gli obiettivi che si prefiggeva erano: migliorare il potenziale di sviluppo delle zone rurali richiamandosi all' iniziativa locale, promuovere l' acquisizione di conoscenze nel settore dello sviluppo rurale e diffondere queste conoscenze in altre zone rurali.
<P>
LEADER I si indirizzava alle zone rurali che rientravano negli obiettivi 1 e 5 B dei fondi strutturali. Vi hanno partecipato 217 gruppi di azione locale con finanziamenti pari a 1.155 milioni di euro.
LEADER II, programma dal 1994 al 1999 - del quale, purtroppo, non si ha ancora una valutazione complessiva - ha avuto una portata maggiore di LEADER I. I beneficiari dovrebbero aver superato le 800 unità e i fondi, dopo la distribuzione delle risorse, dovrebbero aver superato i 4.000 milioni di euro.
Nell' ottobre 1999, a seguito del successo ottenuto da LEADER I e LEADER II, la Commissione europea ha deciso di prorogare tale iniziativa.
Per il periodo 2000-2006 è previsto, purtroppo, soltanto un contributo complessivo di 2.020 milioni di euro e una ripartizione indicativa per Stato membro.
<P>
L' iniziativa LEADER + si differenzia dalle fasi precedenti perché ne potranno questa volta beneficiare tutte le zone rurali; è inoltre più ambiziosa e adeguata alle sfide che le zone rurali dovranno affrontare.
Le modifiche fondamentali riguardano i seguenti aspetti: tutte le zone rurali potranno beneficiare di LEADER +; i criteri di selezione delle azioni locali saranno più rigorosi; saranno introdotte come tematiche prioritarie i piani di sviluppo locali integrati con l' impiego delle tecnologie d' informazione, il miglioramento della qualità della vita e la valorizzazione dei prodotti locali.
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Esprimo, dunque, apprezzamento per la prosecuzione dell' iniziativa perché, come dicevo, dà rilievo a strategie di sviluppo innovative e perché è più ambiziosa, anche se rimane la necessità di rendere più flessibili i criteri che definiscono i territori inerenti affinché non vengano penalizzate né le zone rurali ad alta densità né le zone rurali a bassa densità.
Considero determinante il sistema a reti per lo scambio di informazioni e conoscenze e per la realizzazione di progetti comuni tra diverse aree dell' Unione e ricordo che per essere pienamente realizzato deve sfruttare, tra l' altro, tutti gli strumenti già esistenti, come i carrefour.
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Condivido il parere della Commissione di preferire la soluzione della sovvenzione globale, insistendo però per una definizione precisa e solerte delle esigenze contabili delle amministrazioni nazionali e regionali.
Esprimo rammarico per il ritardo con il quale LEADER, come le altre tre iniziative, è stato presentato al Parlamento e per il conseguente ritardo che questo comporta nell' intera procedura.
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Sono, in ultimo, preoccupato dell' esiguità dell' importo attribuito, se in più si considera che il programma questa volta è aperto a tutti i territori dell' Unione e sarà applicato per un anno in più rispetto al precedente LEADER II.
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Ringrazio i servizi della Commissione esecutiva per la disponibilità e la collaborazione dimostrate, e ringrazio i colleghi della commissione per l' agricoltura per il contributo apportato tramite i loro emendamenti.
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<SPEAKER ID=34 LANGUAGE="DE" NAME="Stenzel">
. (DE) Signora Presidente, onorevoli colleghi, la mia relazione su EQUAL costituisce un parere nel quadro del processo di consultazione su una nuova iniziativa comunitaria finalizzata alla collaborazione transnazionale per promuovere nuovi metodi di lotta contro tutte le forme di discriminazione e disuguaglianza nel contesto del mercato del lavoro.
La relazione è piuttosto lunga in quanto comprende anche i pareri di altre quattro commissioni, ossia quelle per l'industria, la politica regionale, le donne e gli affari interni.
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La presente iniziativa comunitaria raccoglie l'eredità di due programmi precedenti, "ADAPT e OCCUPAZIONE" e dispone di una dotazione finanziaria estremamente esigua, pari all'incirca a 2,8 miliardi di euro.
Essa adotta un approccio completamente nuovo, proponendosi di sviluppare modelli occupazionali innovativi nel quadro di partnership di sviluppo transnazionali a livello geografico o settoriale.
L'intenzione è chiaramente quella di far mettere a punto progetti mirati a livello transnazionale, progetti che seguano i quattro pilastri su cui si basano gli orientamenti per l'occupazione, ossia capacità di inserimento professionale, spirito imprenditoriale, capacità di adattamento e rafforzamento delle pari opportunità.
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Tale obiettivo va senz'altro valutato favorevolmente e raccoglie ampio consenso anche in seno al Parlamento europeo.
EQUAL, inoltre, dovrebbe essere integrata nei piani d'azione nazionali per l'occupazione, ossia la sua attuazione dovrebbe essere verificabile anche attraverso i suddetti piani d'azione.
Si tratta di un'importante iniziativa comunitaria finanziata insieme alle altre tre, URBAN, LEADER e INTERREG, nel quadro dei Fondi strutturali.
Nella mia relazione mi sono proposta di ridurre gli eccessivi oneri amministrativi e di rendere un po' più flessibile e più aperta l'impostazione delle partnership di sviluppo.
Ritengo che l'assistenza tecnica sia senz'altro necessaria ma, a causa dei problemi sorti con i precedenti Uffici di assistenza tecnica (BAT), si deve evitare che vengano istituiti nuovi BAT prima dell'approvazione della risoluzione del Parlamento impedendo che la responsabilità politica venga trasferita all'assistenza tecnica.
Resta tuttavia la necessità di poter contare su un'assistenza tecnica.
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Particolare attenzione viene dedicata anche alla divulgazione dei risultati e al reciproco apprendimento attraverso la diffusione delle best practice e il mainstreaming.
Mi sono adoperata affinché la relazione raccogliesse il consenso più ampio e ciò ha determinato la riduzione del numero di emendamenti - da 100 in sede di commissione a 22 in Plenaria - consentendo anche di cogliere numerose possibilità di compromesso.
Anche sulla questione dei richiedenti asilo è stato raggiunto un compromesso.
A tale proposito, signora Presidente, per consentire di mettere a punto ancora i dettagli, la prego di effettuare la votazione sulla relazione EQUAL mercoledì invece di domani.
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E' importante a mio avviso che l' iniziativa comunitaria possa essere avviata tempestivamente e che la relazione riceva l'approvazione di un'ampia maggioranza, affinché anche la Commissione venga indotta a tenere conto delle proposte costruttive del Parlamento europeo. Va ricordato infatti che il Parlamento ha iscritto i fondi di EQUAL nella riserva, perché anche le opinioni dei deputati potessero trovare riscontro in questa iniziativa comunitaria.
E' dunque giustificata l'insistenza da parte del Parlamento europeo affinché qualsiasi modifica delle priorità risulti possibile soltanto a condizione che il Parlamento venga nuovamente consultato.
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Sono fermamente intenzionata a rendere l'iniziativa EQUAL degna di tale nome.
Essa dovrebbe assicurare la parità di opportunità a tutte le persone svantaggiate nell'Unione europea e prevenire la disgregazione sociale.
Dovrebbe impedire inoltre che l'esclusione continui ad essere una realtà quotidiana.
Essa dovrebbe infine offrire a tutti la possibilità di beneficiare di un'iniziativa comunitaria, indipendentemente dall'età, dal sesso e dalla provenienza.
E' quanto mi propongo di fare e pertanto invito l'Assemblea a esprimere alla relazione un'approvazione convincente!
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<SPEAKER ID=35 NAME="McCarthy">
Signora Presidente, il semplice fatto di tenere la discussione odierna sulla nuova iniziativa comunitaria URBAN costituisce di per sé un successo non trascurabile e non è cosa da poco che la vostra relatrice sia qui stasera, visto che Air France ha cancellato il mio volo alle 14.10, ma ce l' ho fatta lo stesso!
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Un anno fa, quando la Commissione ha presentato le proposte per AGENDA 2000, ha tagliato l' iniziativa URBAN.
Tuttavia, noi politici sapevamo dell' ondata crescente di sostegno a favore della continuazione di questa iniziativa nel 2000.
Il Parlamento può dunque prendersi il merito per l' esito positivo della campagna a favore di URBAN e per aver convinto Commissione e Consiglio a tornare sui propri passi.
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La politica per le aree urbane è sempre stata ai primi posti tra le politiche comunitarie.
Nel mio Stato membro, a titolo di esempio, stiamo mettendo a punto un approccio strategico in un Libro bianco e una taskforce del governo sulle aree urbane è stata incaricata di seguire i problemi delle comunità urbane.
Poiché otto europei su dieci vivono nelle aree urbane, è legittimo aiutare le nostre comunità meno favorite ad affrontare problemi arcinoti, quali l' indigenza, l' esclusione sociale, la disoccupazione, la criminalità, la tossicodipendenza e tutti i problemi collegati.
Nella mia regione, ad esempio, Manchester, l' iniziativa comunitaria URBAN ha ottenuto successi enormi.
I fondi a titolo di URBAN sono stati investiti in uno dei quartieri più poveri del Regno Unito, Moss Side.
Grazie al progetto di parco del millennio per i giovani (Millennium Youth Park) si cerca di coinvolgere nuovamente i giovani in attività destinate a rivitalizzare le loro comunità e grazie altresì al sostegno a favore delle piccole imprese e della politica sociale cominciamo a constatare una netta ripresa in una comunità urbana che era assai sfavorita.
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Il lavoro svolto nel contesto di questo programma URBAN è stato poi diffuso a una comunità più estesa tramite iniziative di comunicazione e campagne di informazione nei supermercati locali e nei famosi pub britannici.
Ci piacerebbe che questi esempi di buone pratiche si allargassero a tutta l' Unione tramite campagne informative e di sensibilizzazione.
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Gli orientamenti specifici dell' iniziativa sono intesi essenzialmente a promuovere la diversità locale e regionale.
Concordiamo sulla necessità che siano indicativi e che consentano la massima flessibilità per garantire programmi specifici.
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La nostra commissione parlamentare non è favorevole a ridurne il numero a 50; siamo favorevoli a una riduzione in termini globali, ma il tetto arbitrario di 50 non ci pare la chiave della soluzione.
Piuttosto dovremmo perseguire progetti di qualità che svolgano il ruolo di catalizzatore del cambiamento e del rinnovamento, per attirare investimenti interni sotto forma di prestiti e capitale di rischio e per ottenere un effetto moltiplicatore.
Gli Stati membri dovrebbero pertanto poter proporre un numero ragionevole di aree compatibilmente con il massimale finanziario loro accordato.
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Nella designazione dei programmi URBAN locali occorre utilizzare al meglio gli indicatori locali e le statistiche sull' indigenza e la sanità, per poter mirare il nostro intervento in modo più efficace alle aree più colpite.
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Nel Regno Unito l' indice locale dell' indigenza è un ottimo esempio di standard ampiamente in uso e di statistiche per determinare non soltanto i programmi di assistenza comunitari, ma altresì regionali e nazionali.
Ecco una risorsa e uno strumento complementari rispetto ai criteri comunitari.
Lancio dunque un invito a tenere conto degli indicatori locali per aiutarci a ottenere tale risultato.
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I quartieri urbani più sfavoriti devono affrontare una pletora di problemi: l' elevata disoccupazione e spesso la precarietà degli impieghi e i bassi livelli salariali, la povertà e l' esclusione.
Spesso tali problemi si accompagnano a condizioni sanitarie e abitative che lasciano a desiderare e alla cultura della tossicodipendenza.
Si tratta di comunità instabili, infiltrate dalla criminalità, dallo spaccio di droga e dalle bande; un profilo assai noto in tante delle nostre aree urbane.
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Tutti questi problemi complessi minano la qualità della vita dei residenti delle città, tuttavia esiste il potenziale per creare crescita e prosperità in tali aree.
Ecco perché, nella mia relazione, chiedo nuovamente che le azioni a titolo del programma URBAN non offrano un' unica soluzione a un unico problema: queste aree non hanno un unico problema o difficoltà "monotematiche" .
Occorre, invece, incoraggiare le comunità nelle aree urbane a presentare programmi integrati per affrontare i problemi specifici urbani, utilizzando le risorse comunitarie come valore aggiunto rispetto alle azioni locali.
Mi piacerebbe che tali azioni includessero anche la sanità e la lotta alle discriminazioni, come prevede il Trattato di Amsterdam.
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Iniziativa comunitaria significa partecipazione comunitaria.
Nelle aree urbane, tra i proponenti e gli agenti più attivi e più impegnati ritroviamo proprio i residenti, che dobbiamo incoraggiare a partecipare all' ideazione e alla realizzazione dei progetti per i programmi.
La tabella di marcia proposta dalla Commissione è molto ambiziosa.
E' preferibile avere progetti di qualità che coinvolgano attivamente i gruppi delle comunità locali, piuttosto che progetti conclusi per tempo ma che escludono la partecipazione locale.
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La Commissione evidentemente deve garantire la massima apertura e trasparenza in relazione ai criteri di selezione utilizzati per le nuove iniziative URBAN, ma deve anche dire quali sono le reti di consulenza in uso per realizzare lo scambio delle buone pratiche: è importante nell' interesse della trasparenza e dell' efficacia globale delle reti.
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Concludendo, desidero sottolineare che per affrontare i problemi delle città postindustriali occorre la partecipazione locale.
Dobbiamo sfruttare le energie dei disoccupati, le competenze sottoutilizzate dei giovani e l' esperienza dei meno giovani per affrontare tali problemi.
In tal modo sostituiremo la povertà, la dipendenza e l' alienazione con l' equità, l' iniziativa e la partecipazione.
Ciò ci aiuterà a ricostruire la credibilità dell' Unione e la fiducia dei cittadini in un' Europa in grado di intervenire a livello locale per risolvere i problemi locali.
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<SPEAKER ID=36 NAME="Ghilardotti">
.
Signor Presidente, come già ricordato dalla relatrice McCarthy, URBAN può certamente essere considerato come una vittoria del Parlamento europeo in occasione del dibattito svoltosi lo scorso anno sulla riforma dei regolamenti.
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Come si è detto, URBAN ha per obiettivo la promozione di strategie innovatrici a favore di un rilancio economico e sociale nelle aree urbane, tenuto conto anche che l'80 percento della popolazione europea è concentrata nelle città.
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La creazione di un ambiente urbano positivo nel settore della politica sociale significa attuare una politica volta a creare posti di lavoro a lungo termine, lotta alla povertà, misure di aiuto a favore delle categorie a basso reddito e degli anziani, attrezzature per l'infanzia, integrazione etnica e razziale, migliori occasioni di partecipazione, una politica sanitaria mirata che comprenda misure di prevenzione delle tossicodipendenze, nonché una politica concertata di prevenzione della criminalità.
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La comunicazione della Commissione tiene conto della necessità di seguire approcci che comprendano tutta una gamma di misure economiche e sociali infrastrutturali.
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Occorre, tuttavia, ricordare che nel settore sociale operano, oltre ad URBAN, anche diversi altri strumenti comunitari: misure innovatrici previste dall'articolo 6 del Fondo sociale, progetti pilota - soprattutto la nuova azione preparatoria "Impegno locale per l'occupazione", appena istituita dal Parlamento europeo con il bilancio 2000 - le iniziative EQUAL, INTERREG, nonché il mainstreaming del Fondo sociale.
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Come sottolineato dalla commissione per l'occupazione e gli affari sociali nel suo parere, è necessario dunque che la Commissione tenga conto delle sinergie da utilizzare in questo contesto, evitando al tempo stesso doppioni di progetti di finanziamento.
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Se, da un lato, riteniamo necessario che i comitati di pilotaggio garantiscano coerenza e complementarità fra i diversi interventi, dall' altro esortiamo la Commissione a rafforzare lo scambio di informazioni e il coordinamento fra i suoi servizi interessati.
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Non solo tale coordinamento è essenziale ma, come ricordato nel nostro parere, essenziali devono essere anche gli scambi e la diffusione delle esperienze e delle buone pratiche.
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<SPEAKER ID=37 NAME="Kratsa-Tsagaropoulou">
Signor Presidente, l'importanza di questa iniziativa diviene sempre maggiore di pari passo con l'intensificarsi dei problemi economici e sociali nei centri urbani europei, e con il progressivo senso di esclusione del cittadino dalla gestione della città o del quartiere in cui risiede.
A questa situazione verranno a sommarsi i rivolgimenti sociali dovuti all'ampliamento dell'Unione: ciò richiede che si provveda per tempo al rilancio economico e alla coesione sociale delle nostre città.
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Affrontare questi problemi diviene impellente, se si pensa al grande potere di irradiazione delle città rispetto alle aree circostanti, ma anche all'importante ruolo storico e culturale delle città.
Eppure, il successo di una simile operazione richiede l'impegno e la partecipazione di tutta la cittadinanza, nonché il coinvolgimento delle categorie sociali meno attive e delle categorie particolarmente colpite dalla crisi economica e sociale.
A tale proposito ci preme sottolineare la necessità di una partecipazione equilibrata delle donne e di chi le rappresenta alla progettazione ed esecuzione dei programmi previsti dall'iniziativa URBAN.
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Inoltre, in qualità di commissione competente sulle pari opportunità, teniamo a sottolineare la necessità di finanziare infrastrutture atte ad agevolare l'impegno della donna in ambito professionale, e segnatamente in rapporto alla necessità di conciliare impegni professionali e impegni familiari; più in generale, infrastrutture che promuovano la solidarietà fra le diverse generazioni e la solidarietà sociale.
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L'efficace applicazione di questa iniziativa potrebbe avere un effetto moltiplicatore, in quanto sarebbe in grado di ispirare azioni analoghe anche sul piano regionale e locale. Il suo significato sul piano politico ne risulterà così amplificato, perché le donne devono poter toccare con mano, nella vita di ogni giorno, i risultati delle politiche europee.
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<SPEAKER ID=38 NAME="Ceyhun">
. (DE) Signor Presidente, la nostra commissione ha accolto con favore la proposta della Commissione esecutiva di individuare quali priorità per il programma URBAN una migliore integrazione delle comunità locali e delle minoranze etniche, nonché l'aumento della sicurezza e la prevenzione della criminalità.
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In sede di commissione si ritiene indispensabile che la rivitalizzazione economica e sociale delle aree urbane si accompagni alla creazione di un'atmosfera di tolleranza nei confronti delle minoranze e che pertanto misure atte a ridurre il razzismo e la xenofobia costituiscano parte integrante dei programmi da finanziare nel quadro di URBAN.
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Consideriamo inoltre un compito fondamentale nell'ambito della rivitalizzazione delle aree urbane quello di aumentare il senso di sicurezza dei cittadini e dunque la lotta agli atti quotidiani di criminalità nelle città.
La nostra commissione ha constatato che la lotta e la prevenzione della criminalità con metodi innovativi ed efficienti a livello comunale richiede misure differenziate fra le quali: l'integrazione della prevenzione della criminalità nella pianificazione urbanistica, misure specifiche per la prevenzione della delinquenza minorile, il reinserimento degli autori dei reati nonché modelli volti ad assicurare una cooperazione efficace fra i vari attori a livello locale, quali la polizia, magistratura, servizi sociali.
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La raccomandazione è stata approvata all'unanimità in sede di commissione, in quanto attribuiamo estrema importanza al fatto che proprio URBAN - programma che in passato è stato attuato con successo - possa proseguire. Siamo infatti convinti che soltanto con programmi di questo tipo a livello comunitario riusciremo ad assicurare a lungo termine la convivenza pacifica di tutti gli abitanti dell'Unione europea.
Per questo essi riscuotono il nostro pieno consenso.
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<SPEAKER ID=39 NAME="Stauner">
Vorrei illustrare le proposte della commissione per l'occupazione e gli affari sociali per la principale delle quattro iniziative comunitarie, ossia INTERREG III.
E' necessario che nel quadro di INTERREG III sia dato notevole spazio anche alle misure sociali.
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Ciò risulta non soltanto opportuno, ma dovuto, se si tiene conto del carattere fondamentalmente strutturale del 50% della disoccupazione nell'Unione e della particolare sensibilità delle aree frontaliere - mi riferisco soltanto ai possibili movimenti migratori indesiderati.
Le misure da promuovere elencate nell'allegato II dell' elemento A appaiono promettenti a tale proposito.
Nella comunicazione della Commissione, tuttavia, mancano del tutto disposizioni che obblighino gli Stati membri ad adottare un approccio integrato che coniughi gli aspetti di politica sociale e occupazionale.
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Vorrei pertanto soffermarmi in particolare sulla necessità di un maggiore ricorso a misure a favore della formazione professionale, soprattutto nelle regioni che presentano livelli elevati di disoccupazione di lunga durata e di disoccupazione giovanile.
Anche l'orientamento B dovrebbe essere aperto a misure di incentivazione a favore dell'occupazione, soprattutto nel quadro della strategia di preadesione per i paesi candidati.
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Per quanto riguarda le misure di politica occupazionale, in generale ritengo necessario che i membri del comitato misto di cooperazione vengano designati su base regionale, in quanto è solo a quel livello che si dispone delle competenze e conoscenze specifiche necessarie al fine di evitare che tali misure restino pura astrazione.
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Possiamo e, anzi, dobbiamo criticare tuttora le eccessive spese amministrative di INTERREG III, benché sembra quasi che ciò risulti inevitabile nei programmi della Commissione.
Vorrei tuttavia far rilevare che ciò, proprio in questo ambito specifico, ha esiti fatali.
Proprio nella politica occupazionale dovremmo proporci di adottare misure il più possibile semplificate, affinché la dimensione sociale nell'Unione europea recuperi l'importanza che le compete.
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<SPEAKER ID=40 NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente, la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo ha esaminato, fra altri argomenti, anche la relazione presentata a proposito di LEADER+, acconsentendo in quella sede a sostenere il processo di decentramento nella gestione delle azioni, nella convinzione che tale processo potrà essere efficace soltanto se verranno rispettate due condizioni: che i Gruppi d'azione locali siano rappresentativi degli interessi generali della comunità locale e che si faccia ricorso ai meccanismi di controllo della Commissione per evitare che gli organi politici locali e territoriali sfruttino le risorse di LEADER+ per finanziare organizzazioni e associazioni di cittadini legate al potere politico.
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In seno agli organi decisionali dei progetti, noi richiediamo una pari rappresentanza di tre componenti diverse: rappresentanti politici e pubbliche amministrazioni; imprese e operatori economici, e infine le parti sociali, compresi i sindacati e le organizzazioni non governative.
Abbiamo inoltre sottolineato con vigore che, in seno a tutti questi organi, dovrà essere garantita un'equilibrata rappresentanza di uomini e donne.
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Sottolineiamo inoltre che l'obiettivo principale consiste nella promozione di strategie per uno sviluppo sostenibile, i cui effetti benefici andrebbero ben al di là del territorio geografico della comunità locale, e riteniamo pertanto opportuno che questi progetti vengano inseriti nei programmi di sviluppo, inclusi gli obiettivi 1 e 2, così come nei piani di assetto territoriale delle regioni e dei paesi interessati dai progetti.
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La nostra commissione si compiace inoltre della capacità di intervenire in tutti i territori rurali dell'Unione di LEADER+, ma ritiene tuttavia necessaria una concentrazione delle risorse comunitarie nelle regioni meno favorite, al fine di agevolare il processo di coesione socioeconomica dell'Unione senza che i governi nazionali convoglino queste stesse risorse verso obiettivi che nulla hanno a che fare con la coesione.
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La nostra commissione è ritiene che i progetti finanziati nel quadro dell'azione 1 dovrebbero mirare a valorizzare il potenziale di sviluppo endogeno, facendo leva in particolare su tradizioni, tecniche e pratiche locali, su produzioni specifiche e su pratiche di gestione energetica sostenibile.
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Noi appoggiamo la proposta della Commissione europea volta concentrare le azioni su territori selezionati di dimensioni ridotte e riteniamo che, data la dispersione che caratterizza molti insediamenti abitativi nelle zone rurali, la soglia demografica minima per la selezione di un progetto debba essere ridotta a 10.000 abitanti.
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Riteniamo necessario coordinare gli obiettivi di sviluppo e i meccanismi di gestione delle azioni 2 e 3 finanziate da LEADER con le restanti azioni finanziate nelle stesse zone da altri programmi comunitari di cooperazione e partenariato interregionale e internazionale, quali INTERREG, SAPARD, PHARE, TACIS e MEDA.
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<SPEAKER ID=41 NAME="Ghilardotti">
<SPEAKER ID=42 LANGUAGE="DE" NAME="Schröder, Ilka">
- (DE) Signor Presidente, onorevole relatrice, onorevoli colleghi, prima di esaminare più in dettaglio la relazione EQUAL, vorrei soffermarmi sugli aspetti fondamentali degli orientamenti per l'occupazione su cui si basa la relazione.
Gli obiettivi principali di una politica per l'occupazione a livello della UE sono stati individuati nella capacità di inserimento professionale, lo spirito imprenditoriale e la capacità di adattamento.
Tali obiettivi, a quanto pare, dovrebbero far sì che le lavoratrici e i lavoratori diventino il più possibile utili e utilizzabili per l'economia.
Un approccio che si proponga però di eliminare davvero e in modo efficace la discriminazione dovrebbe avere quale finalità l'autodeterminazione delle persone.
A quel punto, però, non si tratterebbe più di promuovere l'utilizzabilità per l'economia quanto piuttosto la parità di diritti.
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La relazione della onorevole Stenzel, comunque, si sviluppa bene, almeno nel quadro degli orientamenti previsti.
Tutti i richiedenti asilo e i profughi andrebbero esplicitamente inseriti nei programmi, cosa che dovrebbe essere scontata.
I conservatori, invece, hanno votato contro in sede di commissione.
Rivolgo loro la seguente domanda: l'obiettivo della vostra politica è quello di emarginare le persone?
Che cosa c'è dietro l'idea di vietare di lavorare a coloro che vogliono farlo?
Ciò non è forse in stridente contrasto con l'orientamento "capacità di inserimento professionale?"
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Degno di nota è anche che si tratti di un programma mainstreaming, perché la relazione continua a presentare una grave carenza.
Si evidenzia che alle donne andrebbero offerte maggiori opportunità sul mercato del lavoro costruendo un maggior numero di asili per l' infanzia.
Chi lascia che gli uomini possano tranquillamente dedicarsi alla propria ascesa professionale e si preoccupa esclusivamente degli asili, senza mettere in discussione l' impari distribuzione dell' attività riproduttiva, purtroppo non ha capito che cosa significhi mainstreaming!
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<SPEAKER ID=43 LANGUAGE="DE" NAME="Markov">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo ha approvato il presente parere sulla relazione EQUAL nella sua deliberazione conclusiva senza nessun voto contrario e con una sola astensione.
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Lo faccio rilevare espressamente all'inizio del mio intervento per segnalare la differenza di posizioni rispetto alla commissione per l'occupazione, titolare della relazione.
L'approvazione del parere da parte di tutti i gruppi politici si fonda sulle conclusioni nelle quali le questioni della politica regionale, dei trasporti e del turismo vengono collegate agli aspetti della lotta a tutte le forme di discriminazione e disuguaglianza nel contesto del mercato del lavoro.
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Anche i deputati della commissione per la politica regionale, ovviamente, hanno evidenziato una serie di punti critici nella proposta della Commissione: in primo luogo, l'insufficiente precisazione degli orientamenti tematici per le attività delle partnership di sviluppo; secondo, il fatto che non siano ancora stati definiti dalla Commissione criteri di selezione rigorosi per la valutazione dei progetti proposti; terzo, l'ammontare degli oneri amministrativi, probabilmente eccessivo, per la gestione dei progetti da parte della Commissione e degli enti di assistenza tecnica.
Occorre pertanto fissare un massimale per le spese amministrative.
La commissione ha tratto le proprie conclusioni da tali osservazioni critiche.
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Particolare importanza è stata attribuita al collegamento fra la creazione di nuovi posti di lavoro per persone svantaggiate ed escluse nei settori sociale, del turismo e delle PMI con il sostegno alle piccole e medie imprese in fase di avviamento, tenendo conto delle esigenze di cambiamento strutturale.
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L'integrazione delle attività nel quadro delle iniziative comunitarie con le iniziative europee per l'occupazione è un'esigenza imprescindibile e un presupposto fondamentale per conseguire gli obiettivi che si propone il programma EQUAL.
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Condividiamo appieno l'approccio innovativo adottato nella formazione delle partnership di sviluppo e nell'organizzazione di scambi di esperienze a livello europeo come parte integrante del programma EQUAL.
Il particolare orientamento, volto a conseguire un valore aggiunto europeo, innalza la cooperazione regionale al livello europeo, preservando al tempo stesso i rapporti di collaborazione fra i vari attori regionali.
Una tale impostazione è senz'altro valida ed è per questo che anche noi ne raccomandiamo l'adozione.
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<SPEAKER ID=44 LANGUAGE="DE" NAME="Sommer">
Signor Presidente, signore e signori, onorevoli colleghi, come è già stato sottolineato oggi, la prima iniziativa URBAN ha ottenuto senz'altro risultati positivi.
Il fatto che essa venga proseguita nel quadro di URBAN II, seppure con una dotazione finanziaria inferiore, si deve unicamente al fervore di alcuni europarlamentari e in particolare - almeno a quanto mi risulta, visto che siedo per la prima volta fra i deputati di questo Parlamento - alla relatrice, onorevole McCarthy, che vorrei ringraziare sentitamente per l'impegno e anche per la sua relazione su URBAN II.
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<P>
La novità dell'iniziativa URBAN II risiede nell' essere stata concepita espressamente per le città di piccole dimensioni e i quartieri.
E' importante perché proprio le piccole città spesso hanno maggiori difficoltà ad accedere ai fondi mentre, d'altro canto, i problemi che richiedono importanti interventi di risanamento, possono concentrarsi proprio in queste aree, con le relative ripercussioni negative.
Per aumentare l'efficacia delle singole misure, il numero dei progetti per URBAN II è stato limitato a 50.
A mio avviso è importante non attenersi troppo rigidamente a questo limite numerico fissato arbitrariamente e lasciare agli Stati membri la possibilità di stabilire fra quanti progetti vadano ripartiti i fondi ad essi assegnati.
Occorre anche evitare che proprio negli Stati membri di piccole dimensioni le risorse messe a disposizione vadano a beneficio soltanto, ancora una volta, dei quartieri delle grandi città.
In quel caso i contributi di URBAN II risulterebbero di entità assolutamente trascurabile, di dubbia efficacia e quindi destinati a non lasciare alcun segno.
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A mio parere è altrettanto importante evitare di estendere eccessivamente, rendendoli meno incisivi, i criteri di selezione dei progetti per URBAN II.
Proprio una serie di criteri definiti rigorosamente è il presupposto affinché i progetti finanziati assumano valore di modelli e siano in futuro trasferibili ad altri centri urbani problematici.
In virtù della mia personale esperienza politica a livello comunale in una regione di antica industrializzazione, afflitta da molti problemi, vorrei concludere, onorevoli colleghi, pregandovi di esprimere il vostro consenso in particolare su due punti della relazione che considero essenziali, accanto agli elementi di politica sociale.
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Primo: la tutela dell'ambiente è indispensabile per assicurare uno sviluppo urbano sostenibile e pertanto dovrebbe essere il presupposto generale per il finanziamento dei progetti.
Secondo: la prevenzione e la lotta alla criminalità urbana quotidiana e alla criminalità legata allo spaccio di droga devono essere attuate a livello locale.
Sono indispensabili per elevare la qualità della vita nei centri urbani e pertanto devono assumere un'importanza centrale anche nell'ambito dell'iniziativa URBAN II.
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<SPEAKER ID=45 LANGUAGE="FI" NAME="Pohjamo">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, signore e signori, prima di tutto desidero ringraziare i relatori per l' ottimo lavoro svolto in tempi così brevi.
Il nostro gruppo ha comunque criticato il ritardo cui la commissione competente ha iniziato i lavori preparatori così tardi.
Il fatto che le relazioni siano state presentate in ritardo ha inoltre fatto sì che il loro esame, soprattutto in sede di commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, sia stato svolto in modo affrettato.
In tal modo abbiamo perso un' ottima opportunità per discutere i risultati dei programmi precedenti, le loro pratiche migliori ed anche i loro punti deboli.
<P>
In merito al programma INTERREG, il nostro gruppo sottolinea l' importanza dell' attività transfrontaliera, soprattutto dei rapporti di cooperazione con le frontiere esterne dell' Unione europea.
Mi riferisco soprattutto all' area dei Balcani, alla costa adriatica e, naturalmente, alla Russia.
Il nostro gruppo desidera ancora una volta attirare l' attenzione sul controllo dei finanziamenti e sottolinea che i programmi INTERREG, TACIS, ISPA e PHARE necessitano di un migliore coordinamento.
Attualmente questo coordinamento manca completamente e la Commissione non ha ancora presentato alcuna proposta concreta su come modificare tale situazione.
Noi parlamentari attendiamo che la Commissione presenti la propria proposta in merito quanto prima.
<P>
Per un' effettiva attuazione dei programmi è importante coinvolgere le imprese, le organizzazioni e tutti gli altri attori locali.
Viste le esperienze fatte in passato, è necessario pianificare meglio i progetti di cooperazione, assicurando un controllo più capillare e risultati più positivi.
Spesso i progetti non sono stati attuati fino in fondo e la loro efficienza si è persa nei meandri amministrativi e burocratici.
Anche i partner devono impegnarsi in prima persona nell' esecuzione dei progetti e nell' adempimento dei loro doveri.
<P>
Il nostro gruppo desidera riproporre alcuni emendamenti respinti durante l' esame della commissione.
Inoltre, desidero spendere due parole sulla relazione URBAN. Nella sua motivazione il relatore ha affrontato, in modo pregevole, il tema della quota minima di 500 euro per abitante prevista dagli orientamenti della Commissione.
Questa non deve essere considerata un obiettivo meccanico, bensì realistico, da applicare in base alle condizioni particolari dell' "area bersaglio" .
Si tratta di un aspetto estremamente importante che deve essere evidenziato sia nelle motivazioni che nelle conclusioni.
<P>
<SPEAKER ID=46 LANGUAGE="DE" NAME="Schroedter">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, fra tutte le iniziative dei Fondi strutturali, INTERREG è una delle più spiccatamente europee.
I progetti in questo caso non dovranno essere promossi soltanto in una regione e in un singolo paese, ma nelle regioni confinanti in due o più Stati.
Purtroppo tale principio vale soltanto per una parte della dotazione, ossia soltanto per le aree frontaliere all'interno dell'UE, mentre invece, proprio le regioni confinanti con paesi terzi hanno bisogno di uno strumento funzionante per la cooperazione transfrontaliera.
Il regolamento potrebbe indurre erroneamente a pensare che di questo si tratti, ma in realtà non è così.
Sono anni che la Commissione non ha apportato alcuna modifica del regolamento, nonostante il Parlamento lo abbia chiesto da tempo.
In pratica ciò significa che a breve termine queste regioni sono ridotte, ancora una volta, a ricevere soltanto i fondi a favore delle regioni periferiche.
Il Parlamento ha chiesto fin dal 1996 che venisse costituito un fondo comune per la cooperazione con i paesi terzi per ovviare alle difficoltà in questo ambito, ma non è stato fatto nulla!
I problemi continuano a trascinarsi, a scapito delle regioni interessate.
Il Parlamento ribadisce ancora una volta la richiesta di migliorare ed estendere la cooperazione transfrontaliera, di costituire un fondo comune e di modificare ulteriormente il regolamento in collaborazione con gli altri Commissari.
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Vogliamo un' Europa che risponda ai bisogni dei cittadini e non un'Europa dei burocrati!
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<SPEAKER ID=47 LANGUAGE="NL" NAME="Meijer">
Signor Presidente, un terzo del bilancio dell'Unione va a finire in fondi intesi per la promozione dello sviluppo, cosa che il mio gruppo trova eccellente, a patto che in tal modo si elimini il ritardo di sviluppo di regioni, città e gruppi di persone, oppure si migliori la situazione sanitaria e dell'ambiente.
Si tratta di una questione di solidarietà e progresso.
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Ma la distribuzione di somme di denaro sempre più ingenti non rappresenta una garanzia di miglioramento delle modalità di spesa di quei fondi.
I comuni e le regioni che beneficiano di tali fondi nel frattempo si sono fatti una certa esperienza e constatano che è incredibilmente difficile investire le risorse nei settori che ne hanno maggiore necessità.
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Di norma i progetti legati alla crescita economica e alle infrastrutture danno risultati piuttosto soddisfacenti, mentre per i progetti in campo sociale e ambientale non sempre si è sicuri di ottenere l'approvazione.
Data la grande incertezza che regna circa l'interpretazione delle norme, le regioni e i comuni ricorrono all'assistenza di costosi uffici di consulenza.
Questi esperti vengono incaricati di fare una stima della misura in cui i funzionari della Commissione europea sono disposti ad approvare i piani presentati.
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In alcuni casi, ho l'impressione che non sia una questione di solidarietà o di soluzione dei problemi più urgenti, ma che si miri piuttosto a mantenere in piedi gli interessi costituiti e a fare propaganda per le benedizioni che provengono dall'Unione europea.
Mi pare che la possibilità di esporre un cartellone pubblicitario in cui si dice che il tal progetto viene cofinanziato dall'Unione europea sia diventato lo scopo principale.
Troppo denaro viene speso in propaganda e uffici di consulenza, in consultazioni e controlli, e molto denaro alla fine ritorna nelle casse dello Stato membro che originariamente lo aveva versato.
Dopo la prevista adesione di nuovi Stati membri, il cui standard di vita è pari a uno o due terzi della media degli attuali Stati membri dell'Unione europea, un tale spreco di risorse genererà ancora maggiori opposizioni.
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In sede di commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, il gruppo confederale della Sinistra unitaria europea si è dichiarato d'accordo con il relatore per parere sul programma LEADER, onorevole Nogueira Román, che giustamente constatava che non è saggio disperdere le risorse fra tutte le zone rurali.
Se si tratta di operare una scelta fra i progetti innovativi e la concentrazione dei fondi nella lotta contro i ritardi di sviluppo, noi siamo favorevoli a questa seconda opzione, dato che è quella che maggiormente contribuisce all'uguaglianza.
L'innovazione nelle regioni che già stanno bene è comunque un'attività redditizia e si sviluppa ugualmente, anche senza i contributi europei.
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Una seconda osservazione riguarda la possibilità di atti di abuso di potere e nepotismo da parte delle autorità regionali e comunali.
Si pone l'accento sui gruppi locali, in cui collaborano autorità, organizzazioni senza scopo di lucro e aziende.
Nella discussione ci siamo soffermati sulla chiave di ripartizione da applicare e fra le varianti ce n'è una che fa pensare al modello "polder" olandese: una collaborazione fra autorità, sindacati e organizzazioni degli imprenditori.
Non dimentichiamo che le elezioni comunali e regionali vengono organizzate per rappresentare tutta la popolazione, pertanto quegli organi dovrebbero fare già una valutazione tenendo conto delle richieste del movimento sindacale e del movimento ambientalista.
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Il mio gruppo non è contrario che i sindacati e il movimento ambientalista, il cui apporto alla società è importante, ricevano un loro ruolo ben definito.
In tal modo si eviterà che il loro contributo venga tagliato fuori a priori nel caso in cui le autorità locali diano prova di miopia o di funzionamento poco democratico.
Ma il fatto che si debbano temere abusi di potere e nepotismo indica che purtroppo la democrazia ancora non funziona in modo ottimale.
Il problema è che a causa del ruolo limitato degli organi elettivi, le imprese acquistano maggiore peso.
Finché l'economia non si baserà sull'equilibrio fra i bisogni di tutti piuttosto che sul profitto di pochi, ho i miei dubbi che la democrazia possa funzionare meglio sotto l'influenza degli imprenditori che sotto l'influenza dei consigli comunali.
Il principio che ci muove è "una persona, un voto", piuttosto che "un'azione, un voto".
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<SPEAKER ID=48 LANGUAGE="EN" NAME="Collins">
Signor Presidente, all' interno dell' Unione europea esistono frontiere economiche e in questo momento il mercato interno, con la libera circolazione dei beni, delle persone e dei capitali funziona a pieno regime.
Tuttavia, affinché il mercato interno possa funzionare bene e la moneta unica europea possa affermarsi è importante che tutte le regioni d' Europa, che sono più di cento, possano competere sul piano economico in un ambiente tanto carico di sfide.
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Alcune zone dell' Unione europea sono molto forti economicamente e hanno un livello di reddito pro capite nettamente superiore alla media.
Vi sono regioni povere all' interno dell' Unione che necessitano di un' assistenza europea per migliorare il tessuto delle proprie economie allo scopo di renderle competitive all' interno della struttura della Unione europea.
Questo è il motivo per cui, analizzando le prospettive finanziarie 1989-1993 e 1994-1999, si riscontra che una quota cospicua del bilancio comunitario è destinata all' amministrazione del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo.
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Per molte regioni europee continuano a sussistere due ordini di problemi: in primo luogo le carenze delle infrastrutture stradali, degli impianti di trattamento delle acque reflue e delle reti di trasporti collegate; in secondo luogo la necessità di porre in essere iniziative per combattere la disoccupazione giovanile e di lunga durata, che costituisce il problema sociale costante di molte zone rurali e urbane europee.
Occorre un impegno permanente a favore della costruzione di un' Europa che non sia solo un' Europa delle città; dobbiamo garantire che le iniziative a favore del lavoro promuovano opportunità di occupazione nel settore delle piccole e medie imprese anche nelle zone rurali europee.
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La discussione di questa sera si incentra essenzialmente sui programmi di iniziativa europei, ovvero la nuova iniziativa INTERREG III, EQUAL, e LEADER+.
Questi tre programmi devono offrire una chiara dimostrazione dell' impegno dell' Unione a favore dello sviluppo transfrontaliero, della lotta alla disoccupazione di lunga durata e dei regimi di sviluppo regionale.
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<SPEAKER ID=49 LANGUAGE="NL" NAME="Van Dam">
Signor Presidente, molte città nell'Unione europea devono combattere con un ritardo di sviluppo.
Gli Stati membri non sempre dispongono di mezzi sufficienti per affrontare energicamente il problema, pertanto pare logico che l'Unione europea continui a offrire il suo appoggio e, se necessario, integri l' impegno degli Stati membri nell'ambito del programma URBAN.
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Le proposte della Commissione in relazione a tale programma prevedono per i prossimi sette anni una riduzione sia del bilancio comunitario che del numero di regioni beneficiarie.
Alla stessa stregua del collega, onorevole McCarthy, devo constatare che il numero di regioni è stato tagliato drasticamente.
E' auspicabile lasciare agli Stati membri una certa libertà di determinare autonomamente il numero di progetti da finanziare nell'ambito di un bilancio ben delimitato.
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Per quanto riguarda il bilancio, come indicato il programma URBAN è volto ad assistere e a completare la politica nazionale.
A mio parere è più che logico che, se dovesse risultare necessario generare mezzi finanziari aggiuntivi, ci si rivolga in primo luogo agli Stati membri e ai finanziatori privati.
L'emendamento n. 2 del gruppo dei Verdi non può contare comunque sul nostro appoggio, come del resto è avvenuto anche in sede di commissione.
Inoltre sono del parere che l'assistenza a una città o a un quartiere, dato che si tratta di contributi comunitari, debba avere un effetto di stimolo.
Concedere appoggi strutturali creerebbe dipendenza e quindi si perderebbe di vista l'obiettivo.
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Per concludere, desidero formulare un'osservazione di natura generale sul programma INTERREG.
A mio avviso gli aiuti per le iniziative transfrontaliere andrebbero versati solo nel caso in cui le regioni interessate lo richiedano.
Al momento dell'esecuzione dei programmi è importante sincerarsi che questi non siano in contrapposizione con la legislazione comunitaria.
Un rischio reale, se vogliamo credere alla relazione della Corte dei conti per il 1998.
Di qui il nostro emendamento volto a prevenire le incoerenze fra politica generale e progetti concreti.
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<SPEAKER ID=50 LANGUAGE="DE" NAME="Raschhofer">
Innanzi tutto mi permetto di esprimere il mio sbalordimento per la condanna pregiudiziale dell'Austria da parte dei 14 rappresentanti del Consiglio.
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Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel quadro della riforma dei Fondi strutturali si è avuta una concentrazione delle iniziative comunitarie, il cui numero è stato ridotto complessivamente a quattro.
Valuto favorevolmente il proseguimento di INTERREG e il ruolo prioritario attribuitole.
Tuttavia il ritardo nella presentazione del progetto di orientamenti ha determinato alcuni problemi.
Le regioni non sono state coinvolte sufficientemente nella preparazione degli orientamenti, nonostante nel corso della discussione sulla riforma dei Fondi strutturali si fosse ripetutamente richiamata l'attenzione sulla necessità della loro partecipazione.
Non è previsto un passaggio diretto da INTERREG II a INTERREG III e ciò, di fatto, comporta incertezze nella programmazione e lacune nei finanziamenti.
E' un peccato perché in tal modo vengono sicuramente messi a repentaglio progetti validi.
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Nell'esecuzione di INTERREG occorre garantire il coordinamento e la sincronizzazione con gli altri strumenti finanziari interessati.
Ciò è particolarmente importante per aumentare l'efficienza dei fondi impiegati e comporta tuttavia alcuni problemi.
Le difficoltà sono dovute soprattutto alla durata annuale dei fondi che vengono assegnati in base ai progetti, per esempio nell'ambito di PHARE, mentre i contributi forniti nell'ambito di INTERREG hanno durata pluriennale e vengono assegnati in base alle misure adottate.
In futuro ciò determinerà problemi pratici e mi auguro che tutto questo non impedisca una soddisfacente attuazione di INTERREG.
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<SPEAKER ID=51 LANGUAGE="DE" NAME="Klaß">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'iniziativa comunitaria LEADER si è dimostrata un valido strumento per dare impulso a sviluppi innovativi e progetti pilota all'interno e a partire dalle aree rurali.
Pertanto è senz'altro positivo che questa iniziativa comunitaria sia stata mantenuta e riproposta in forma rinnovata nell'ambito del programma LEADER+.
Il nuovo programma LEADER+ è ora attuabile nell'intero spazio rurale dell'Unione europea e ciò offre maggiori possibilità di finanziamento dei progetti.
E' senz'altro importante assicurare il coordinamento fra LEADER+ e gli altri interventi di sostegno dell'Unione europea, ma è altrettanto importante assicurare il coordinamento con le altre forme di promozione a livello nazionale.
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Occorre, da un lato, evitare la frammentazione degli interventi di sostegno e, dall'altro, poter sfruttare anche gli effetti sinergici.
Da questo punto di vista, va senz'altro accolto favorevolmente anche l'obiettivo di aumentare il collegamento di rete fra aree beneficiarie del programma LEADER.
Il settore agricolo è una delle assi portanti nello spazio rurale e deve poter partecipare all'iniziativa LEADER; i cambiamenti strutturali che investono l'agricoltura possono essere accompagnati anche attraverso l'iniziativa LEADER, contribuendo alla creazione di nuovi posti di lavoro nello spazio rurale.
Nell'ambito del programma LEADER+ occorre tenere conto di tutte le interconnessioni economiche nello spazio rurale e delle possibilità di raggiungere il risultato ottimale soltanto mediante un impegno comune.
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A questo punto si dovrà passare alla fase di attuazione di LEADER.
I programmi operativi devono essere approvati al più presto dalla Commissione, ossia occorre garantire la praticabilità e l'efficienza nel trattamento delle richieste di finanziamento e la massima tempestività nell'assegnazione degli incarichi.
Sono previsti cinque mesi di tempo: troppo a mio avviso.
Bisognerebbe abbreviare i tempi.
Chi ha elaborato e messo a punto un progetto, infatti, ha fretta di passare alla fase di realizzazione.
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Pur essendo pienamente soddisfatto della nuova veste dell'iniziativa comunitaria LEADER+, vorrei richiamare l'attenzione su un aspetto che mi sta particolarmente a cuore: nella sua presentazione, la Commissione UE, ha chiesto un osservatorio del programma LEADER+ senza entrare esattamente nel merito dell'attuazione di tale proposta.
A mio parere si pongono le seguenti questioni: chi vi lavorerà?
Come verranno selezionate queste persone?
Soprattutto: dove saranno reperiti i fondi necessari e dove dovrebbe avere sede un tale osservatorio?
Sono dell'opinione che al programma LEADER+ non resti più un centesimo da destinare a ulteriori spese amministrative per compiti che, di per sé, dovrebbero essere svolti dalla Commissione.
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Le esperienze compiute in altri settori in cui sono stati istituiti osservatori dimostrano inoltre che, oltre alla creazione di posti di lavoro di dubbia validità, questi ultimi, non hanno alcuna particolare utilità.
Esorto pertanto la Commissione a esercitare direttamente e in prima persona le proprie funzioni di controllo e ad adoperarsi per garantire il positivo andamento dei programmi LEADER+.
Ciò implica fra l'altro anche la valutazione e la diffusione dei risultati, come, del resto, è già stato fatto finora.
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<SPEAKER ID=52 LANGUAGE="ES" NAME="Miguélez Ramos">
Signor Presidente, la maggior parte delle frontiere che per secoli hanno diviso l'Europa sono state tracciate in modo artificioso, dividendo aree geografiche unitarie e inducendo forti disparità in termini di sviluppo equilibrato e di coesione.
Le nostre frontiere interne, o quel che ne resta, oggi non sono più motivo di guerre ma continuano a produrre arretratezza economica, barriere sociali e incomunicabilità culturale fra i popoli d'Europa.
Le Istituzioni comunitarie hanno il dovere di adoperarsi affinché queste cicatrici lasciate dalle frontiere divengano un ricordo, dal momento che risultano in contraddizione con lo spirito di unità europea.
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La coesione economica e sociale che noi difendiamo si manifesta, nel quadro dell'iniziativa INTERREG, sotto forma di coesione territoriale e di integrazione degli spazi di frontiera e delle aree periferiche del nostro continente.
Sin dall'origine, INTERREG costituisce il germe di un'autentica politica comunitaria dell'assetto territoriale, nonché di una concezione davvero policentrica dello spazio europeo.
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Pur condividendo questa iniziativa, il Parlamento deplora unicamente che ci venga richiesto di approvare una risoluzione al riguardo prima ancora di poter prendere visione della valutazione condotta su INTERREG II; d'altra parte, siamo consapevoli che non è bene ritardare ulteriormente l'attuazione di questa terza edizione del programma, cosa che metterebbe a repentaglio l' esito di numerosi progetti, o la continuità di quelli già in corso, dal momento che il successo di INTERREG è innegabile come riconosciuto dalle autorità locali, regionali e nazionali che hanno partecipato a progetti cofinanziati.
Apprendere insieme, innovare, condividere progetti e buone prassi, capirsi ed essere tolleranti a vicenda: ecco alcuni degli insegnamenti che questa iniziativa ha da offrire a chi vi partecipa.
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Intorno all'iniziativa ruota una serie di problematiche interessanti: l'osservatorio, il principio di concentrazione eccetera.
Dal canto mio, vorrei soffermarmi sul tema degli organi gestionali.
Ritengo necessario individuare organi di gestione comuni, interregionali e transnazionali, ai quali partecipino attivamente tutte le autorità locali e regionali, nonché i soggetti economici e sociali.
I casi di progetti paralleli lungo i due lati di una frontiera non devono più ripetersi.
Occorre creare una cultura transfrontaliera, ma ciò richiede capacità di innovazione in materia di cooperazione amministrativa, capacità di immaginazione per superare le barriere esistenti e le difficoltà rappresentate dai diversi livelli di competenze previsti in ciascuno Stato membro, in ciascuna regione e in ciascun comune.
Non è ammissibile che un dato progetto non possa essere attuato unicamente per difficoltà di comunicazione.
<P>
In occasione della discussione in sede di commissione abbiamo rilevato anche la difficoltà rappresentata dal coordinamento di INTERREG con altri strumenti finanziari a carattere annuale o biennale, quali MEDA, TACIS o PHARE.
La proposta di risoluzione di questo Parlamento ha prestato grande attenzione a queste difficoltà, porgendo alla Commissione europea utili spunti per superarle e stabilendo scadenze ragionevoli per l'attuazione delle modifiche necessarie.
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<SPEAKER ID=53 LANGUAGE="EN" NAME="De Rossa">
Signor Presidente, il motivo per cui desidero contribuire alla discussione odierna è che l' iniziativa URBAN ha registrato un notevole successo, soprattutto in Irlanda, e sono molto lieto che l' Unione europea continuerà a contribuire a questo settore.
E' triste che molte centinaia, addirittura migliaia di comunità nell' Unione europea soffrano gravi svantaggi e profonda povertà.
Anche in città e Stati membri estremamente ricchi molti vivono nei ghetti, in situazioni di bisogno, con strutture scolastiche inadeguate, infrastrutture sottosviluppate, ove proliferano le tossicodipendenze e altri fenomeni.
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A mio avviso, per affermare il suo ruolo di sostegno ai cittadini, l' Unione europea deve fornire assistenza agli Stati membri dimostrando che l' Unione lavora per questi cittadini e le loro famiglie.
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Il programma ha ottenuto grandi successi in Irlanda come anche in altri paesi, dove il suo lancio, però, è stato alquanto lento, ma tali lentezze sono state necessarie per far sì che i cittadini partecipassero a livello locale allo sviluppo dei programmi: è importante che essi utilizzino la propria iniziativa e le competenze locali per realizzare l' iniziativa URBAN.
Sarebbe molto semplice realizzare rapidamente i programmi e terminarli in tempo coinvolgendo professionisti esperti esterni, ma ciò metterebbe a repentaglio la stessa finalità del programma URBAN.
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Mi sia consentita un' ultima osservazione prima di concludere: dobbiamo insistere perché lo stanziamento dei fondi e l' attuazione del programma si iscrivano nel contesto di una seria politica di sviluppo URBAN, cosa che purtroppo in Irlanda non avviene.
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<SPEAKER ID=54 LANGUAGE="EN" NAME="Lynne">
Esprimo il mio plauso per l' approccio innovativo sposato dal programma EQUAL e per l' obiettivo perseguito di integrare i gruppi discriminati nel mercato del lavoro.
L' idea delle "partnership di sviluppo" è eccellente, anche siamo ancora in una fase sperimentale.
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Avrei due ordini di preoccupazioni in merito alle partnership di sviluppo: esse dovrebbero essere accessibili ai piccoli gruppi, affinché possano progettare, realizzare e sorvegliare i programmi; il programma dovrà avere un' ampia componente di flessibilità.

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In passato ho anche espresso preoccupazione per l' uso del gergo, invece di un linguaggio semplice, accessibile a tutti.
Mi rallegro che se ne sia tenuto conto nella relazione, ma non condivido l' emendamento n. 9, che è tutt' altro che formulato in un linguaggio semplice.
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La mia seconda preoccupazione è rivolta ai gruppi discriminati che hanno problemi specifici, come per esempio l' accesso dei disabili al luogo di lavoro, un problema che andrebbe specificamente affrontato in qualche progetto.
Si tratta di preoccupazioni da tenere presenti nella fase di concezione dei programmi.
E' mia ferma intenzione farlo con le organizzazioni e i gruppi del mio collegio elettorale delle West Midlands.
<P>
Passo ora alla controversa questione dei richiedenti asilo e dei profughi.
Pur non essendo d' accordo che i rifugiati, cui è stato negato lo status di profugo e su cui grava la minaccia del rimpatrio, beneficino dell' iniziativa EQUAL, sono favorevole a considerare ammissibili tutti gli altri richiedenti asilo e profughi.
E' assolutamente giusto e sacrosanto che possano beneficiare di EQUAL come tutti gli altri.
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<SPEAKER ID=55 LANGUAGE="FR" NAME="Auroi">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, con la relazione sul programma LEADER si attribuisce grande rilievo allo sviluppo rurale.
Non accade spesso e ne siamo tanto più lieti in quanto i programmi LEADER sono stati fattori chiave della politica dell' Unione a favore dello sviluppo rurale.
Occorre ricordare che questi programmi non sono stati soltanto gli elementi portanti dell' assetto del territorio, ma anche strumenti primari per la coesione economica e sociale in zone spesso fragili come, per esempio, quelle in via di desertificazione.
Occorre notare che per essere ammessi al programma LEADER gli interlocutori locali si sono riuniti, hanno discusso ed elaborato progetti.
Pertanto, tali programmi sono stati vettori importanti della democrazia partecipativa, della logica civica per l' Europa.
Il concetto LEADER + deve dunque mantenere tutti gli aspetti positivi dei precedenti programmi.
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Sorge pertanto incalzante un interrogativo: perché dopo 10 anni di successo di questi programmi, si continua a relegare il programma LEADER + in un ruolo sperimentale?
Sono forse tante le altre azioni europee che possano fregiarsi di 800 esperienze originali specifiche particolarmente riuscite?
Per quanto tempo ancora la Commissione considererà sperimentale il programma LEADER, invece di farlo rientrare nel concetto generale di mainstreaming dello sviluppo rurale?
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D' altro canto mi pongo qualche interrogativo sugli orientamenti ridotti nei quali la Commissione vuole coartare il programma LEADER +.
Signor Commissario, proprio quando, dopo Seattle, noi europei ci battiamo sulla multifunzionalità nei progetti di sviluppo rurale, perché dobbiamo ritrovarci le mani legate da criteri riduttivi e con mezzi sicuramente insufficienti?
E' una ecologista che le parla: il principio precauzionale e lo sviluppo sostenibile richiedono impostazioni molto più diversificate e multiformi.
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A questo proposito, la Commissione ci propone di circoscrivere ulteriormente le azioni di cooperazione dei gruppi d' azione locale ai soli paesi candidati all' ampliamento.
Sarebbe meglio, come ha proposto la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, rafforzare il coordinamento fra LEADER + e i programmi comunitari di cooperazione e di partenariato, quali INTERREG, PHARE, SAPARD o MEDA.
La solidarietà con i paesi dell' Europa orientale è indubbiamente una buona cosa, ma non basta.
La tradizione già stabilita dai precedenti programmi con i paesi meridionali, in particolare quelli della costa mediterranea, non deve essere accantonata.
<P>
Ecco perché, ancora una volta, possiamo affermare che nel settore agricolo e dello sviluppo rurale manca la codecisione, grazie alla quale invece potremmo disporre effettivamente dei mezzi atti allo sviluppo di questi programmi per i quali sono necessarie cooperazione e trasversalità.
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<SPEAKER ID=56 LANGUAGE="EL" NAME="Theonas">
Signor Presidente, avrei alcune brevissime osservazioni.
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Ci troviamo ora a discutere del nuovo periodo di programmazione e degli orientamenti delle quattro iniziative comunitarie, senza poter disporre di una valutazione approfondita e completa del precedente periodo.
Lo reputo un elemento pesantemente negativo.
Programmi e obiettivi sono di norma eccessivamente ambiziosi, mentre spesso la mancanza di trasparenza e la complessità dei progetti lasciano ampio spazio alla malaccorta gestione e persino alle frodi.
<P>
Le iniziative comunitarie qui in discussione possono, fatte salve alcune condizioni, svolgere un ruolo positivo.
Occorre tuttavia che queste iniziative non vengano subordinate agli obiettivi e alle ambizioni di una più vasta politica economica e sociale dagli effetti dannosi: esse devono invece vedersi riconosciuto il proprio ruolo autonomo.
Per esempio, l'adattamento di EQUAL agli obiettivi della impiegabilità e della flessibilizzazione dei rapporti di lavoro fa di questa iniziativa una mera rivisitazione dei patti territoriali per l'occupazione.
<P>
L'estensione dell'iniziativa LEADER all'intero territorio dell'Unione racchiude in sé il rischio di un'ulteriore emarginazione delle aree svantaggiate, a beneficio delle regioni più avanzate.
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Fra le regioni che l'iniziativa INTERREG è chiamata a contemplare figurano in particolare le aree di frontiera e insulari, montuose e non, proprio come la provincia di Arta, in Grecia, che ingiustificatamente è stata esclusa dall'allegato I della comunicazione della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=57 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Signor Presidente, lo sviluppo rurale è una priorità politica riconosciuta dal nostro Parlamento e dalla Commissione esecutiva e desidero dare il benvenuto oggi in quest' Aula al Commissario responsabile, il Commissario Fischler.
La nostra risposta al declino rurale è arrivata tardi, ma, come si suol dire, è meglio tardi che mai.
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L' agricoltura familiare è ormai considerata un elemento centrale del modello agricolo europeo, oltre che un obiettivo che dovrà essere affrontato sicuramente nell' orizzonte temporale dell' AGENDA 2000.
Ritengo che i prossimi cinque anni saranno decisivi per il futuro di migliaia di aziende familiari marginali: spetta a ciascuno di noi fare tutto il possibile per garantirne la sopravvivenza.
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Come il Commissario ben sa, l' agricoltura da sola non può assicurare la sopravvivenza delle comunità rurali.
Per tale motivo occorre coordinare tutte le politiche suscettibili di produrre un impatto positivo sullo sviluppo rurale.
In tal senso il programma LEADER si è affermato in quanto iniziativa efficace a favore dello sviluppo.
Esso offre alle comunità locali l' opportunità di identificare il proprio potenziale di sviluppo e di partecipare attivamente alla gestione dei problemi.
<P>
La partecipazione volontaria dei cittadini ai programmi di sviluppo non è sempre apprezzata nella sua interezza.
Eppure, grazie all' esempio di LEADER, non possono esservi dubbi in merito all' efficacia del volontariato in quanto parte integrante di una politica nazionale e comunitaria di più ampio respiro.
<P>
Concludendo, nell' esprimere il mio apprezzamento per l' approvazione da parte della Commissione di LEADER+ desidero altresì dare voce alla mia preoccupazione per i ritardi nel passaggio da LEADER II all' avvio del nuovo programma.
Vi esorto a considerare seriamente tale problema.
Un' interruzione nella continuità avrà gravi conseguenze per il programma e certamente produrrà un effetto disgregante sugli operatori volontari e di mestiere.
<P>
<SPEAKER ID=58 LANGUAGE="FR" NAME="Esclopé">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli deputati, dopo aver esaminato la comunicazione della Commissione sull' iniziativa INTERREG II e ricordando che, in sede di commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, ho partecipato alla votazione sulla relazione dell' onorevole Decourrière, mi preme rinnovare esplicitamente il nostro accordo di principio non soltanto sull' iniziativa nella sua forma attuale ma, in particolare nell' ambito di INTERREG III B, anche rispetto al riconoscimento da parte della Commissione delle attività volte a ripristinare i paesaggi degradati a causa dei prezzi agricoli, settore nel quale già si prodigano numerose associazioni, in particolare venatorie, del mio paese.
<P>
Mi preme inoltre dare il mio appoggio sollecito alle osservazioni della commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo, segnatamente e soprattutto laddove si deplora che le regioni ultraperiferiche non siano state inserite nell' elemento A del programma o si rileva l' imprecisione dei criteri di selezione delle modalità di attuazione dell' elemento III C e, infine, laddove si chiede che i deputati siano associati all'osservatorio della cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale.
<P>
Desidero inoltre formulare forti riserve nei confronti della tendenza in corso, secondo la quale, nella comunicazione della Commissione a titolo di INTERREG III e III B, la protezione dell' ambiente è associata esclusivamente allo sviluppo di NATURA 2000, che spesso mi pare essere un mezzo troppo astratto di difesa degli ecosistemi da cui gli utenti rischiano di essere esclusi o molto limitati.
<P>
Infine, chiedendo anticipatamente la comprensione della Commissione e dei Consigli dei ministri interessati, desidero sottolineare l' opportunità di informare meglio gli eletti europei sulle procedure relative alla messa a punto delle pratiche INTERREG nonché delle iniziative comparabili.
Sarebbe meglio coinvolgerli maggiormente nelle procedure di elaborazione e di attuazione dei relativi programmi, altrimenti il loro ruolo presso gli enti locali, le autorità nazionali e gli stessi cittadini sarà difficile da situare e da difendere.
<P>
<SPEAKER ID=59 LANGUAGE="NL" NAME="Pronk">
Signor Presidente, innanzi tutto desidero ringraziare vivamente la onorevole Stenzel, autrice della relazione sul programma EQUAL, per il lavoro che ha svolto al fine di renderci comprensibile questo soggetto così difficile.
Il programma EQUAL è molto complesso in quanto tenta di integrare diversi vecchi programmi inserendo tuttavia un'ottica nuova, pur avendo a disposizione meno fondi rispetto agli anni precedenti.
Si tratta senza dubbio di un compito arduo.
Tuttavia il numero di beneficiari dei programmi non è diminuito, di qui la difficoltà di trovare il giusto equilibrio, non solo fra i vari paesi, non solo fra le varie componenti, ma soprattutto anche fra i diversi gruppi obiettivo indicati nel programma. Ed è proprio questo l'aspetto sul quale vorremmo concentrarci oggi.
<P>
Ognuno di noi ha in mente un gruppo che dovrebbe ricevere più degli altri e personalmente mi sono occupato in particolare della posizione dei portatori di handicap e degli anziani nell'ambito del programma.
Devo dire che questi gruppi hanno rischiato di essere persi completamente di vista se il Parlamento europeo non si fosse adoperato attivamente per garantire che ciò non avvenisse.
Nel programma si indicano anche altri gruppi, ma il vero pericolo sono soprattutto gli Stati membri.
Ad esempio io so di uno Stato membro che intende utilizzare buona parte del programma per uno solo dei gruppi obiettivo, i profughi.
Chiedo pertanto al Commissario di controllare che ci sia equilibrio fra i diversi gruppi di beneficiari.
Sarebbe inaccettabile che uno Stato membro si appellasse al principio di sussidiarietà per utilizzare tutte le risorse per uno solo di tali gruppi.
Occorre garantire controlli severi, altrimenti si verificherebbe proprio ciò cui si riferiva l'onorevole Meijer, cioè la nascita di interessi costituiti e qualcuno potrebbe iniziare a pensare che i fondi sono di sua proprietà.
Le cose non stanno affatto così!
Il denaro deve essere suddiviso da capo ogni volta.
Deve essere usato per progetti innovativi e non deve andare a finire in blocco nelle casse del Ministero delle finanze.
Non è questo l'obiettivo del programma e si tratta di un aspetto che non dobbiamo perdere di vista.
<P>
Credo che i problemi restanti che abbiamo dovuto affrontare qui in Parlamento, e che in gran parte scaturiscono dalla grande difficoltà di trovare il giusto equilibrio, possano essere risolti.
Per quanto attiene alla Commissione, spero che potrà associarsi al compromesso raggiunto in Parlamento e volto soprattutto a garantire tale equilibrio.
Per sottolineare ancora una volta questo aspetto - data la difficoltà della situazione - il Parlamento per ora ha deciso, per facilità e sicurezza, di iscrivere a riserva i fondi per il programma EQUAL, in modo che in un secondo momento possa convincersi di come vengono spese le risorse.
Credo che sia stata una scelta giusta.
La posizione del Parlamento in tutta questa procedura è poco chiara e nemmeno il regolamento contribuisce a chiarirla.
Proprio per questo motivo penso che l'iscrizione a riserva dei fondi sia stata la scelta giusta.
<P>
<SPEAKER ID=60 LANGUAGE="EL" NAME="Mastorakis">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un dato di fatto incontrovertibile che l'iniziativa INTERREG contribuisca all'impegno per la coesione economica e sociale dell'Unione.
Tengo tuttavia a sottolineare la particolare importanza che INTERREG assume nell'area balcanica, nella quale i rivolgimenti politici e gli eventi bellici degli ultimi anni hanno avuto un notevole impatto economico sui paesi circostanti, e in particolare sul mio, la Grecia, l'unico Stato membro dell'Unione situato in quella martoriata penisola.
<P>
Per la Grecia, per gli altri paesi confinanti con la regione, Italia e Austria, ma anche per l'Europa intera, un riassetto sociale ed economico dei Balcani che porti la stabilità politica in quest'area rappresenta una questione di importanza primordiale.
A tutt'oggi, alcuni Stati balcanici hanno ricevuto finanziamenti nell' ambito dei programmi PHARE e OBNOVA, altri invece no.
Nel nuovo periodo di programmazione, in vista dell'ampliamento e tenuto conto dei finanziamenti previsti mediante nuovi regolamenti e strumenti finanziari, come ISPA e SAPARD, appare del tutto indispensabile coordinare adeguatamente i finanziamenti dei tre ambiti di INTERREG con gli altri finanziamenti destinati a paesi terzi.
<P>
Salutiamo pertanto i relativi riferimenti inclusi al capitolo 7 del testo della Commissione europea sulla definizione degli orientamenti generali di INTERREG.
<P>
L'impegno per il coordinamento, e quindi anche per l'efficienza nella programmazione, deve riguardare in pari misura tutti i vari programmi, e se faccio questa considerazione è perché, nel precedente periodo, il programma MEDA ha evidenziato alcune difficoltà che ora andranno superate, in modo da garantire parità di trattamento a tutti i paesi terzi che partecipino al programma.
<P>
Infine, signor Presidente, non vorrei tralasciare di ricordare che nella nuova definizione delle zone di cooperazione fra Stati non si è tenuta in considerazione la particolare situazione geografica del Mediterraneo, che avrebbe invece giustificato la creazione di una zona specifica per le aree litoranee e insulari.
Chiediamo pertanto alla Commissione di prestare particolare attenzione alla tematica della cooperazione marittima e insulare in una prossima revisione della definizione delle zone.
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Concludo, signor Presidente, ricordando che l'Unione deve persistere in questo tipo di iniziative volte a cancellare le disparità fra le regioni e a garantirne lo sviluppo armonioso.
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E, dal momento che oggi è San Valentino, da ex sindaco di una città di provincia propongo che tutti noi dichiariamo il nostro amore verso le regioni d'Europa, verso quelle che hanno tanto bisogno di questo nostro amore.
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<SPEAKER ID=61 LANGUAGE="DE" NAME="Messner">
Signor Presidente, signor Commissario Fischler, lo sviluppo delle aree rurali può e deve tenere conto di tre problematiche: il mantenimento dei posti di lavoro, la tutela del territorio e, non da ultimo, la conservazione della cultura locale che è di estrema importanza!
Soltanto se la popolazione potrà rimanere nelle aree rurali, si potrà garantire a lungo termine anche la qualità della vita in queste regioni.
In alcune zone alpine possiamo constatare che cosa significhi lo spopolamento delle campagne e le conseguenze sono davvero devastanti!
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Vorrei tuttavia sottolineare anche i pericoli insiti nel voler trasferire con questi programmi la cultura urbana nel contesto rurale.
Non dovremmo neppure creare strutture che dipendono dalle sovvenzioni e destinate a rimanere tali.
Per poter garantire la sostenibilità - una parola che è ormai diventato uno slogan quasi privo di significato, ma tutti sappiamo che cosa si intende con tale termine - occorre anche sfruttare le sinergie nelle aree rurali, per esempio fra turismo e agricoltura.
Gli investimenti devono avere un orientamento innovativo.
Occorre far sì che rimangano legati alla terra i settori giovani e creativi della popolazione: se tutti se ne vanno non resterà più molto da fare in tali regioni.
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Tutti sappiamo che i finanziamenti a pioggia non hanno senso e che i progetti pilota devono potere dar vita, per così dire, a una cascata di altri progetti simili.
Io sono favorevole alla promozione di circuiti chiusi e ritengo che, nonostante alcune carenze, LEADER I e LEADER II, , abbiano senz'altro ottenuto, complessivamente, risultati positivi.
Chiedo che si prenda in considerazione la possibilità di autorizzare qualche eccezione, per quanto riguarda il numero di abitanti e la densità della popolazione, non soltanto nei paesi nordici, ma anche nelle aree montuose delle Alpi, dei Pirenei, della Sierra Nevada, da cui sono appena ritornato.
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<SPEAKER ID=62 LANGUAGE="SV" NAME="Schmid, Herman">
Signor Presidente, desidero intervenire sulla relazione concernente l'iniziativa EQUAL, e in particolare sulla questione della politica verso i profughi.
La settimana scorsa abbiamo discusso in modo molto appassionato della formazione del nuovo governo austriaco.
E già oggi stiamo discutendo della politica dei profughi attuata dal governo di coalizione austriaco, dal momento che la onorevole Stenzel, autrice della relazione su EQUAL, rappresenta proprio il partito conservatore al governo in Austria e la sua politica.
L'aspetto che più colpiva nella sua relazione iniziale consisteva nella sua volontà di limitare gli aiuti ai profughi alla sola ristretta categoria di persone contemplate dalla Convenzione di Ginevra, ossia ai cosiddetti profughi contingentati o profughi ONU.
Ma in realtà sono proprio i restanti profughi, ossia quelli esclusi da contingenti o aiuti delle Nazioni Unite, ad avere più bisogno di assistenza.
La commissione parlamentare ha respinto questa proposta discriminatoria e ha deciso che tutti i profughi avrebbero dovuto trovare spazio nell'iniziativa EQUAL, e a parità di condizioni.
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Tuttavia, una parte della commissione ha espresso la propria solidarietà alle proposte e alle formulazioni della onorevole Stenzel.
A mio avviso, ciò significa che la politica di Haider sta già proiettando la propria ombra su questo Parlamento.
Ecco perché è determinante che l'Aula, con il massimo vigore possibile, stabilisca che nell'iniziativa EQUAL vi sarà posto per tutti i profughi.
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Desidero infine aggiungere che la settimana scorsa, quando abbiamo discusso della formazione del governo austriaco, ho nutrito qualche perplessità, ma che al momento di discutere e criticare la politica dell'Austria nei confronti dei profughi non esito minimamente.
Spero che anche questa volta l'impegno del Parlamento sia altrettanto intenso.
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<SPEAKER ID=63 LANGUAGE="EN" NAME="Gallagher">
Signor Presidente, durante il periodo delle ultime prospettive finanziarie, 1994-1999, che comprendevano 13 iniziative comunitarie, il programma transfrontaliero INTERREG II si è rivelato un' iniziativa importante.
L' inclusione nella nuova tornata dei Fondi strutturali 2000-2006 dell' iniziativa INTERREG costituisce, a mio avviso, una netta indicazione di quanto gli Stati membri dell' Unione europea considerino importante tale iniziativa.
Il programma INTERREG I, per il periodo 1989-1993, e INTERREG II, per il periodo 1994-1999 hanno segnato un enorme successo in termini di riavvicinamento dello sviluppo economico e sociale tra Stati membri confinanti.
Essendo originario delle contee di frontiera dell' Irlanda nordoccidentale sono stato testimone diretto, nel corso degli anni, del ruolo importante svolto da INTERREG I e II e sono lieto di celebrare il lancio di INTERREG III.
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La Commissione esecutiva ha stanziato 67 milioni di sterline a favore del programma INTERREG III, da destinarsi alla prosecuzione dei progetti economici transfrontalieri tra la Repubblica d' Irlanda e l' Irlanda del Nord.
L' Unione europea ha svolto in passato un ruolo importante nello sviluppo della regione delle contee di frontiera in Irlanda: con i suoi 80 milioni di sterline l' Unione è il maggior contribuente al Fondo internazionale per l' Irlanda.
L' Unione versa il 75 percento dei fondi destinati al programma per la pace e la riconciliazione.
Tutto sommato, INTERREG, il Fondo internazionale per l' Irlanda e il programma di pace e riconciliazione hanno svolto un ruolo importante nel processo di pace in corso.
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<SPEAKER ID=64 NAME="Cocilovo">
Signor Presidente, interverrò su INTERREG limitandomi ad alcuni aspetti critici, anche per rispettare ovviamente i limiti di tempo del mio intervento.
Noi tutti abbiamo espresso una valutazione positiva sulla conferma di questo programma e sull' estensione degli ambiti d' intervento, oltre alla cooperazione transfrontaliera, sul versante della cooperazione transnazionale e transregionale.
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Questo non ci impedisce, però, di essere consapevoli del fatto che la maggior parte delle risorse - dal 50 all' 80 percento - sarà riservata alla cooperazione transfrontaliera, al volet A del programma INTERREG III; la scelta poi, che è stata fatta, di consolidare su questo volet gli attuali ambiti di cooperazione, per quanto riguarda la scelta delle regioni ammissibili, noi continuiamo a ritenere che sia sbagliata e contraddittoria.
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Speriamo e ci auguriamo che su questo la Commissione esecutiva voglia soffermarsi e riconoscere nella sostanza, e non con un omaggio formale, la posizione del Parlamento.
La cooperazione transfrontaliera continua a riguardare quasi esclusivamente le frontiere terrestri e, laddove si sono fatte delle eccezioni con riferimento alle frontiere marittime, queste eccezioni non sono trasparenti nelle scelte e spesso risentono di compensazioni con altri fronti delle politiche comunitarie.
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La discriminazione risulta enormemente più grave per le isole che vivono una condizione regionale che non può che essere legata a frontiere esclusivamente di carattere marittimo.
Questo è in linea con una discriminazione che si continua ad adoperare ignorando il contenuto dell' articolo 158 del Trattato, con riferimento alle regioni insulari per quanto riguarda le politiche di coesione.
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Ancora più grave è che questo avvenga ignorando il dato nuovo legato all' indirizzo che si è assunto con il processo di ampliamento verso regioni come Malta.
Da qui le nostre proposte di estendere le regioni ammissibili quanto meno alle frontiere NUTS III della Sicilia nel rapporto con Malta, e a tutte le regioni adriatiche nel rapporto con i Balcani.
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<SPEAKER ID=65 LANGUAGE="FR" NAME="Fruteau">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, desidero esprimere la mia soddisfazione nel constatare che le regioni ultraperiferiche, fra le quali si annoverano i dipartimenti francesi d' oltremare, sono state oggetto di una certa attenzione nell' ambito dell' iniziativa INTERREG III, offrendo loro in tal modo nuove prospettive di cooperazione con i paesi della loro stessa zona geografica. Tuttavia, è pur vero che si poteva sperare di meglio segnatamente per quanto riguarda l' accesso ai vari elementi.
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Per molto tempo, senza dubbio a causa della sopravvivenza del patto coloniale, le nostre regioni guardavano alla madrepatria europea ignorando, o addirittura disprezzando, i loro vicini più prossimi.
Quest' epoca è oggi ormai alle nostre spalle.
Queste regioni sono consapevoli della loro appartenenza a un mondo cui sono legate non soltanto geograficamente ma anche per la cultura e la storia dei loro popoli, donde un attaccamento più profondo a quest' ambiente.
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Tale consapevolezza non è soltanto d' identità.
Essa si alimenta della giusta valutazione delle nostre possibilità.
Per esempio, l' isola di Riunione è situata lungo un asse di scambi fra i paesi dell' Africa australe e quelli del sudest asiatico.
Non può permettersi di rimanere esclusa dai raggruppamenti regionali che si formano nell' area, se non vuole rischiare di lasciarsi sfuggire un' occasione storica e lo stesso vale per le nostre regioni dei Caraibi.
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Infine, siamo convinti che i nostri giovani possano intravedere una via d' uscita dalla disoccupazione drammatica che li sprofonda nella disperazione, se potremo esportare nei paesi vicini le loro capacità, acquisite grazie all' azione dei Fondi strutturali europei.
L' utilizzo degli stanziamenti di INTERREG può fare delle nostre regioni delle autentiche teste di ponte dell' Unione europea nelle rispettive zone geografiche, conferendole in tal modo una dimensione planetaria.
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Conto sulla Commissione, e in particolare su di lei, signor Commissario, per garantire loro i mezzi per un intervento efficace.
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<SPEAKER ID=66 LANGUAGE="EN" NAME="Attwool">
Signor Presidente, signori Commissari, accolgo con enorme favore le possibilità di maggiore cooperazione transeuropea tramite l' iniziativa INTERREG, ma ciò che mi preoccupa è che la proposta in esame offre alle regioni marittime meno opportunità rispetto ad altre zone.
Capisco che la Commissione esecutiva si preoccupi che la distanza geografica potrebbe nuocere all' efficacia della cooperazione, ma è pur vero che in molte aree marittime esistono già alcuni contatti; le varie autorità locali del Mare del Nord ne sono un esempio eccellente.
INTERREG potrebbe sicuramente favorire l' approfondimento di tali esperienze di cooperazione.
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Per tale motivo chiedo alcune piccole modifiche alle linee guida, per apportare maggiore flessibilità e fare in modo che gli interessi delle regioni marittime possano essere inseriti tra l' elemento A e l' elemento B. Gli emendamenti che presento comportano un chiarimento dei criteri di ammissibilità alla cooperazione tra regioni marittime e la possibilità di realizzare progetti pratici e visibili, soprattutto nel settore delle infrastrutture.
Tali misure consentiranno di mettere le regioni marittime e insulari su un piede di parità con le altre regioni dell' Unione.
Spero che i miei emendamenti verranno approvati.
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<SPEAKER ID=67 LANGUAGE="EN" NAME="Lambert">
Signor Presidente, il nostro gruppo è favorevole all' approccio orizzontale dell' iniziativa EQUAL, grazie al quale un musulmano britannico con un handicap fisico non sarà più costretto a scegliere in quale categoria di discriminazione deve rientrare in quanto membro di un gruppo obiettivo, ma potrà utilizzare la sua esperienza e le sue competenze per risolvere i problemi, piuttosto che essere definito il problema.
Le diverse organizzazioni specifiche dispongono di competenze che meritano di essere condivise.
Ci rallegriamo inoltre perché è stata riconosciuta la necessità di valutare e diffondere le migliori pratiche per rafforzare la componente transnazionale.
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Pertanto siamo preoccupati, come altri colleghi hanno fatto rilevare, per il numero di emendamenti intesi a escludere ulteriormente alcuni tra i soggetti più emarginati dalla società, tramite una definizione estremamente restrittiva del concetto di "profugo" .
Il mio gruppo non intende votare a favore di tali emendamenti.
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Ci preoccupano altresì gli emendamenti che, perseguendo una maggiore flessibilità, corrono magari il rischio di rendere oscure le responsabilità per la gestione dell' iniziativa EQUAL.
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<SPEAKER ID=68 LANGUAGE="EL" NAME="Papayannakis">
Signor Presidente, mi rallegra constatare che URBAN si orienta verso un'impostazione maggiormente integrata, nel tentativo di dare soluzione a problemi interconnessi.
Tuttavia, signor Presidente, esiste il rischio della dispersione, ossia di incappare in una situazione di inefficacia complessiva proprio perché si vogliono perseguire obiettivi troppo disparati.
Naturalmente, ogni caso di area urbana degradata rappresenta una fattispecie a se stante.
Esiste tuttavia una componente comune, un nocciolo duro rappresentato dalla disoccupazione, dall'abdicazione o dal ritiro dei servizi pubblici, dalla scomparsa delle piccole e medie imprese, commerciali o di altra specializzazione.
Mi auguro che URBAN tenti soprattutto di cercare risposte a queste cause di degrado urbano.
A tale riguardo, naturalmente, occorrono dialogo e coordinamento fra politica centrale e politica dello sviluppo, di modo che quest'ultima possa essere riorientata in sintonia con gli obiettivi dei vari URBAN applicati nei nostri paesi, anziché usare questi stessi programmi come alibi per giustificare l'assenza di una politica dello sviluppo.
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<SPEAKER ID=69 LANGUAGE="FR" NAME="Sudre">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, il mio intervento si limiterà alla relazione dell' onorevole Francis Decourrière.
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Il programma d' iniziativa comunitaria INTERREG è uno strumento assai importante per lo sviluppo e l' assetto del territorio europeo, in particolare per tenere effettivamente conto dei collegamenti fra il centro dell' Unione europea e la sua periferia.
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INTERREG deve pertanto essere uno strumento volto a favorire la coesione territoriale dell' Unione, se vogliamo evitare un territorio europeo a due, o addirittura a tre velocità.
Mi pare evidente che le autorità regionali e locali, le loro organizzazioni rappresentative, il Comitato delle regioni, e naturalmente il Parlamento europeo, avrebbero dovuto essere associati più chiaramente e il più presto possibile all' elaborazione di questo programma.
Siamo invece obbligati a constatare che la Commissione non ha proceduto così nel preparare la sua comunicazione, pubblicata il 13 ottobre scorso.
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Pur approvando gli orientamenti generali di INTERREG III, ritengo molto importante creare un miglior collegamento fra questo programma - finanziato dal FESR - e gli altri Fondi di cooperazione estera, fra i quali in particolare il Fondo europeo di sviluppo, destinato ai pesi ACP.
A questo proposito desidero ringraziare la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo per avere accolto uno dei miei emendamenti volto ad aggiungere il FES all' elenco di questi Fondi.
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Le regioni ultraperiferiche, in particolare i quattro DOM francesi, debbono essere in grado di coordinare INTERREG III e il FES per avere anch' esse la possibilità di finanziare progetti di cooperazione con i loro vicini ACP nelle rispettive zone geografiche.
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Inoltre, chiedo alla Commissione di riconsiderare le poche possibilità offerte alle regioni ultraperiferiche e insulari in base agli orientamenti presentati nella comunicazione.
Queste regioni debbono avere la possibilità di giovarsi pienamente di INTERREG III, come le altre regioni dell' Unione, tanto più che è stato abbandonato il programma REGIS a loro destinato.
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Per concludere, desidero esprimere il mio rammarico per l' esigua dotazione finanziaria riservata all' elemento C, destinato alla cooperazione interregionale, il cui valore aggiunto comunitario è comunque innegabile.
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<SPEAKER ID=70 LANGUAGE="DA" NAME="Dybkjær">
Signor Presidente, intervengo sulla relazione "EQUAL" e sul tema delle pari opportunità tra uomo e donna, anche se devo ammettere che talvolta è improbo e tedioso parlare di un argomento trito e ritrito come questo, soprattutto per chi ha la mia età.
Tuttavia è necessario ribadire ancora una volta che la parità non esiste.
Magari una breccia in questo settore può portare a cambiamenti in altri campi.
Per me parità non significa che i due coniugi lavorano tutto il tempo e lasciano i figli a una baby-sitter, cioè a un' immigrata, che non è riuscita a trovarsi un altro lavoro.
Non è un grosso passo avanti rispetto ai tempi del Re Sole: no, parità significa che tutti partecipano alla vita familiare e lavorativa.
Purtroppo le tendenze non vanno in questo senso, ma nella direzione opposta.
Mi pare, perciò, che il punto 7 contenga un elemento decisamente centrale: "L' iniziativa EQUAL verrà utilizzata come un laboratorio per sviluppare e promuovere nuovi metodi di attuazione delle politiche per l' occupazione" .
Speriamo che possa funzionare.
Signor Presidente, desidero solo dire, ai fini delle risultanze agli atti, che se non sarò in Aula al momento della replica da parte della Commissione - non che io abbia formulato domande specifiche, ma spero comunque che la Commissione abbia prestato ascolto al mio intervento - sarà perché in contemporanea alla discussione in Aula si sta svolgendo una riunione della commissione per i diritti della donna e le pari opportunità sul tema delle donne nel processo decisionale.
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<SPEAKER ID=71 LANGUAGE="DE" NAME="Görlach">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, coloro che si occupano dello spazio rurale sanno che i programmi LEADER, sia LEADER I che LEADER II - e spero che lo stesso varrà anche per LEADER+ - figurano fra i risultati lusinghieri ottenuti dall'Unione europea con i propri programmi.
Tale successo è dovuto anche alla forte partecipazione suscitata dalla concezione di base dei programmi LEADER nella popolazione coinvolta alle attività.
Mi rallegro che ci si sia attenuti a questa stessa impostazione anche per LEADER+.
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Vi è tuttavia un problema che dobbiamo affrontare insieme.
Poiché LEADER funge da laboratorio, con una impostazione bottom-up, negli anni scorsi nell'ambito di LEADER I e II è maturato un numero straordinario di idee che poi, naturalmente, a lungo andare non risultano più né così nuove né particolarmente efficaci.
Esse vengono poi escluse da LEADER in base a tale principio.
<P>
Pertanto, nel caso dei progetti validi di LEADER dobbiamo adoperarci affinché attività di provata utilità non vengano interrotte di punto in bianco e affinché le idee che si sono rivelate valide vengano integrate nei programmi normali quali componenti positive e costanti degli interventi di sostegno nelle aree rurali.
Questa è anche l'idea di fondo ispiratrice dell'iniziativa.
Occorre sperimentare le idee nuove nell'ambito di LEADER coinvolgendo i diretti interessati a livello locale, le associazioni comunali, le numerose organizzazioni non governative, le chiese e tutti coloro che hanno contribuito a lanciare effettivamente nuove idee nello spazio rurale.
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Dobbiamo far sì che gli elementi positivi e di grande rilievo emersi diventino in qualche modo inseriti quali parti integranti della politica a favore dello spazio rurale.
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Vorrei rivolgere alla Commissione la seguente richiesta. Deve prestare attenzione affinché le organizzazioni e i settori della società civile che chiedono di partecipare vengano veramente accolti.
Si deve evitare che venga in parte emarginata - magari a causa della politica ufficiale a livello locale o regionale - qualche organizzazione non ancora conosciuta, che si forma per realizzare una nuova idea.
Continuate a basarvi sulle esperienze positive che LEADER ha ottenuto finora.
All'inizio qualche volta sembrano proposte campate in aria, un po' troppo idealistiche.
Poi lavorando, mettendosi all'opera, si ottengono risultati impensabili per la politica ufficiale - compresi noi, al nostro livello - che maturano inaspettatamente.
Questo è stato il fascino di LEADER e non deve andare perduto!
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<SPEAKER ID=72 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Jillian">
Signor Presidente, accolgo con favore l' iniziativa EQUAL e la relazione, che pone l' enfasi sulla necessità di distinguere tra azioni per combattere la discriminazione contro le donne e azioni per combattere la discriminazione contro gruppi minoritari.
Le donne non sono una minoranza e spesso sono vittime di una duplice discriminazione, in quanto membri di un gruppo minoritario e a causa del loro sesso.
Per questo motivo sono necessari tanto interventi specifici a favore delle donne quanto il mainstreaming.
La relazione affronta il problema e propone di integrare le azioni per ottenere l' eguaglianza tra uomo e donna in tutti gli aspetti del lavoro. Inoltre, essa riconosce l' importanza di mobilitare gli enti locali e regionali, i più vicini ai cittadini, in modo da garantire che i risultati di tutti i progetti siano oggetto di mainstreaming.
<P>
La partecipazione di gruppi di volontari e comunità sarà un altro degli ingredienti essenziali dell' iniziativa EQUAL e dei progetti.
Le partnership di sviluppo negli ambiti tematici di cui all' emendamento n. 22 consentirebbero anche alle organizzazioni più piccole di svolgere un ruolo nell' iniziativa EQUAL.
<P>
Il mio gruppo voterà a favore dell' emendamento n. 22.
<P>
<SPEAKER ID=73 NAME="Musotto">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, la relazione che oggi l'Aula discute è senza dubbio di grande portata.
<P>
L'iniziativa comunitaria INTERREG per il periodo di programmazione 2000-2006, oltre agli obiettivi che persegue, trova il suo punto di forza nel valore aggiunto che rappresenta nell'ottica dell'ormai prossimo ampliamento dell'Unione europea a nuovi paesi dell'est europeo e del Mediterraneo.
<P>
E' proprio in previsione di tale scadenza che l'Unione europea, a mio parere, deve adoperarsi con forza per ridurre le disparità regionali e porre fine all'isolamento delle zone frontaliere.
Queste ultime infatti - è bene ricordarlo - hanno un ruolo importante da svolgere: quello di regioni cerniera con i paesi candidati che entreranno a far parte dell'Unione.
<P>
E' proprio in quest'ottica che ho presentato alcuni emendamenti che ritengo della massima importanza e che la commissione per la politica regionale, i trasporti e il turismo ha fatto suoi.
Essi auspicano l'estensione delle zone eleggibili alla cooperazione transfrontaliera a tutte le regioni adriatiche, nonché a quelle province siciliane che hanno una frontiera con Malta - paese candidato all'adesione - che oggi inspiegabilmente non sono incluse nella sezione A, allegato 1.
<P>
Confido nel Commissario Barnier e nel Presidente della Commissione europea affinché tengano in debita considerazione la posizione del Parlamento in merito, conformemente al codice di condotta.
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E' di fondamentale interesse per l'Europa intera promuovere la cooperazione con i paesi candidati e intervenire a sostegno delle regioni frontaliere.
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Ritengo, infine, auspicabile il perseguimento di un migliore coordinamento fra l'iniziativa INTERREG e quei programmi comunitari già esistenti che hanno una valenza di politica esterna, quale strumento di maggiore integrazione e di elaborazione programmatica congiunta.
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<SPEAKER ID=74 LANGUAGE="FR" NAME="Garot">
Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, LEADER I è stato un vero successo grazie specialmente alla grande flessibilità della gestione amministrativa fra Commissione e interlocutori locali.
E' deplorevole, a mio avviso, che la Commissione non abbia potuto registrare gli stessi risultati per LEADER II, rispetto alla qualità dei progetti nonché alla quantità dei fondi utilizzati, vista soprattutto la smobilitazione di taluni attori locali a causa delle pesantezze amministrative e finanziarie incontrate.
<P>
Tuttavia, mi rallegro del fatto che LEADER + sia stato dotato di nuovi mezzi per aiutare i territori rurali a sviluppare le loro potenzialità e attuare gli obiettivi di sviluppo locale e sostenibile.
Ritengo importante porre l' accento in particolare sulla sperimentazione di nuove forme di valorizzazione del patrimonio naturale e culturale, e sul rafforzamento degli ambienti economici per favorire l' occupazione.
Mi pare opportuno inserire nell' ambito della cooperazione transnazionale anche lo scambio su queste esperienze di sviluppo positive.
E' interessante notare che tutti i territori rurali potranno essere ammissibili al programma LEADER II.
<P>
Tuttavia se, nel quadro di tale iniziativa, gli Stati membri avranno la possibilità di definire le zone, la Commissione dovrà concentrare le risorse e attribuire priorità ai progetti delle zone meno prospere.
Beninteso, è d' obbligo la trasparenza nei criteri di selezione dei progetti e dei gruppi di azione locale.
Mi pare altresì il caso di vegliare affinché i circuiti finanziari degli Stati o degli enti locali non siano più all' origine dei ritardi nei pagamenti che, nell' ambito di LEADER II, hanno provocato il fallimento finanziario di alcuni GAL.
<P>
<SPEAKER ID=75 LANGUAGE="ES" NAME="Sánchez García">
Signor Presidente, quale deputato proveniente da una regione ultraperiferica devo segnalare il carattere affatto particolare di questo pomeriggio per quanto riguarda la politica regionale, pensando alla discussione sulle due iniziative comunitarie URBAN e INTERREG.
<P>
Desidero ricordare che la prima di queste iniziative, ossia URBAN, è orientata a migliorare la qualità di vita dei residenti dei quartieri delle varie città europee, mentre INTERREG risponde all'obiettivo di agevolare la coesione e di valorizzare le peculiarità e il potenziale delle regioni che compongono l'Unione europea, specie per quanto concerne l'inclusione delle regioni ultraperiferiche negli elementi B e C.
<P>
Deploriamo, al pari del relatore, l'esclusione dall' elemento III A. Ci pare del tutto azzeccato, in INTERREG, il riferimento alla creazione di un osservatorio europeo in materia di cooperazione.
Ringrazio i relatori, e in particolare l'onorevole Decourrière, per la sensibilità regionale dimostrata e per avere accolto i nostri emendamenti.
Spero che il Commissario accetti la nostra proposta.
<P>
<SPEAKER ID=76 LANGUAGE="ES" NAME="Izquierdo Collado">
Signor Presidente, tra le varie iniziative al nostro esame questo pomeriggio vorrei soffermarmi strettamente su di una in particolare, ossia il programma URBAN.
E' pur vero che, se discutiamo oggi di questo programma, è perché il Parlamento europeo si è impuntato sulla difesa di questa iniziativa.
La Commissione proponeva infatti di eliminarla insieme ad altre, ma la posizione del Parlamento e la sensibilità dimostrata a tempo debito dalla Commissione stessa hanno permesso invece il mantenimento dell'iniziativa URBAN.
Abbiamo motivo di rallegrarcene.
<P>
Eppure, quali erano le argomentazioni della Commissione, segnatamente della Commissario Monika Wulf-Mathies e del direttore generale Eneko Landaburu, a sostegno della soppressione del programma URBAN?
La loro argomentazione non era peregrina: la problematica urbana è talmente importante da non potersi permettere il rischio di limitarla e di sminuirla con un programma dalla dotazione finanziaria tanto esigua.
Oggi invece il programma esiste e, pertanto, ritengo sia stato conseguito un obiettivo importante: preservare URBAN come tratto distintivo dell'Unione europea.
<P>
Desidero tuttavia rivolgermi al Commissario Barnier per ribadire le argomentazioni della Commissario Wulf-Mathies e del direttore generale, argomentazioni senz' altro fondate.
La dimensione urbana deve risultare molto più radicata in tutti i Fondi strutturali.
L'entità degli stanziamenti necessari alle nostre città - nelle quali risiede l'80 percento della popolazione europea e che, nel bene e nel male, si stanno rivelando la principale realtà esistente in Europa - richiede proprio che questa dimensione urbana europea venga tenuta nella dovuta considerazione e che questo programma URBAN non diventi il pretesto per esimersi dall'analizzare in profondità, dall' attribuire priorità e dal varare stanziamenti molto maggiori nel quadro di ogni programma che coinvolga le città, e ciò in tutti i Fondi europei.
<P>
Ritengo pertanto superfluo passare in rassegna tutti i fattori che impongono questo investimento nelle aree urbane, e che sono all'ordine del giorno; desidero anche far presente al Commissario che ci attendiamo una dimostrazione di sensibilità in tal senso.
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<SPEAKER ID=77 LANGUAGE="EN" NAME="Howitt">
Nell' accogliere con favore l' approccio intersettoriale che caratterizza la nuova iniziativa EQUAL, desidero sottolineare quanto è cruciale che il programma affronti le distinte forme di discriminazione, in particolare nei confronti dei disabili: le barriere architettoniche sul posto di lavoro per quanti hanno problemi di mobilità, i sistemi di informazione visiva che escludono i lavoratori non vedenti, i sistemi di lavoro che di fatto lasciano fuori quanti hanno difficoltà di apprendimento o sono affetti da malattie mentali.
Le organizzazioni di disabili e di rappresentanti non disabili dei disabili devono costituire i propri interessi a tutti i livelli del processo decisionale.
Ecco perché il Parlamento ha inserito nella risoluzione i paragrafi 10 e 15, al fine di garantire che gli Stati membri non possano ignorare nessuno dei gruppi obiettivo: troppo spesso i disabili sono stati esclusi dalla lista.
<P>
Poiché i disabili non costituiscono un gruppo omogeneo - ad esempio molti non udenti si considerano una minoranza linguistica cui è negato il rispetto di lingua e cultura - è necessario, ai sensi del paragrafo 9, fare sì che si possano definire alcune le partnership concernenti uno specifico gruppo di disabili o un altro gruppo svantaggiato.
<P>
EQUAL rimane un' iniziativa fondamentale anche per regioni come la mia, nell' Est dell' Inghilterra, escluse dai principali fondi a titolo dell' obiettivo 1. Abbiamo ottenuto un incentivo extra per i finanziamenti a titolo delle iniziative comunitarie e un risultato eccellente in termini di risposta.
I precedenti progetti ADAPT spaziavano dal progetto CORE, che ha contribuito allo sviluppo di nuove catene di distribuzione per l' industria automobilistica nel Bedforshire, a progetti intesi a migliorare gli standard nelle piccole imprese dell' Hertfordshire, nell' Essex.
Grazie al progetto NOW, settanta donne hanno potuto tornare a lavorare nel Suffolk e molte di loro hanno avuto modo di venire a illustrare la loro esperienza direttamente al Parlamento, a Bruxelles.
<P>
EQUAL continua a essere importante per noi, perché è proprio nelle regioni relativamente più prospere che si perdono posti di lavoro meno specializzati, che invece possono essere un primo sbocco importante per quanti sono discriminati sul mercato del lavoro.
<P>
Per concludere un commento su INTERREG.
Davvero non ha molto senso che le parnership istituite nel 1994 siano riconfermate escludendo i nuovi contatti interregionali.
Durante questo periodo i porti di Great Yarmouth e Harwich, sulla costa dell' Essex, del Suffolk e del Norfolk, hanno avviato nuovi contatti significativi nel settore economico e dei trasporti con partner dei Paesi Bassi.
Raccomando al Parlamento l' adozione dell' emendamento n. 2 che garantirebbe la flessibilità tramite la quale si potrebbero inserire nuove regioni, in particolare nelle zone marittime di frontiera.
<P>
<SPEAKER ID=78 LANGUAGE="DE" NAME="Schierhuber">
Signor Presidente, signori Commissari, onorevoli colleghi, per scrupolo d'informazione vorrei fare un chiarimento.
Il governo del Cancelliere Schüssel prosegue la politica sui rifugiati avviata dal precedente governo socialdemocratico del Cancelliere Klima.
Non vi è stata alcuna variazione per quanto concerne la politica austriaca sui rifugiati!
<P>
Le aree rurali coprono oltre l'80 percento della superficie della UE e ospitano il 25 percento della popolazione.
Nella mia duplice veste di agricoltore e deputata mi sono sempre proposta di non considerare l'attività agricola separatamente rispetto allo spazio rurale nel suo complesso.
Considero particolarmente importante l'adozione di un approccio integrato allo sviluppo rurale e sono convinta che soltanto il collegamento fra tutte le categorie professionali e di tutte le persone che vivono nelle aree rurali consenta la realizzazione di uno spazio di vita attivo e attraente per tutti o, in una parola, la multifunzionalità dello spazio rurale.
<P>
Sono particolarmente favorevole al nuovo programma LEADER+ soprattutto per la sua impostazione integrata.
In futuro sarà possibile usufruire di questi programmi non soltanto nelle singole regioni sovvenzionate bensì in tutte le regioni della UE.
Questa impostazione orizzontale è senz'altro valida in quanto in questo modo vengono attuati anche i programmi per lo sviluppo rurale.
<P>
In futuro i finanziamenti non verranno più erogati da tre Fondi, bensì soltanto dalla sezione orientamento del FEAOG.
Pertanto sarà necessario elevare la qualità dei programmi in quanto il FEAOG dovrebbe essere uno strumento finanziario efficace.
La maggiore precisione nella selezione dovrebbe consentire più efficienza, visto che le risorse non dovrebbero più venire sperperate disordinatamente.
<P>
Vorrei richiamare ancora l'attenzione in particolare su un punto, che costituisce un primo passo verso una strategia integrata ed ecocompatibile.
In questo ambito vi sono grandi potenzialità occupazionali per il futuro delle aree rurali che dobbiamo sfruttare se vogliamo dare una prospettiva agli abitanti di queste regioni.
La politica per lo spazio rurale, pertanto, non è soltanto una politica a favore degli agricoltori.
<P>
LEADER+ dovrebbe integrare programmi già esistenti, evitare la frammentazione e il doppio finanziamento, contribuendo in tal modo a uno sviluppo il più possibile globale.
In questo modo, insieme ai programmi previsti dal regolamento 1257/99, LEADER+ potrà dare ancor maggiore risalto al secondo pilastro della PAC ed esercitare la migliore delle influenze sullo spazio rurale nel suo insieme.
<P>
<SPEAKER ID=79 LANGUAGE="FI" NAME="Vatanen">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, nonostante non vada sempre fiero dell' operato di questo Parlamento, desidero sottolineare l' importanza del programma URBAN, nato proprio da un' iniziativa di questo organismo.
Salvato dal Parlamento, che questa volta ha avuto la meglio sul volere della Commissione, il programma URBAN, secondo me, è importante in quanto, a livello locale, ha permesso di ottenere risultati estremamente positivi.
I problemi che affliggono le città europee si stanno inasprendo sempre più e, per fortuna, anche la Commissione condivide questa affermazione.
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Gran parte della popolazione europea affluisce nei centri urbani i cui problemi come pure le cause complesse che li provocano, devono essere considerati tra i più importanti della politica regionale.
Il rischio di emarginazione è elevato.
In molte città francesi ed inglesi esistono già quartieri poveri in cui si annidano diverse insidie.
Sicuramente nessuno di noi desidera che i quartieri delle nostre città europee si trasformino in favelas di tipo latino-americano.
Dobbiamo intervenire immediatamente, prima che sia troppo tardi.
Anche le città hanno un' importanza decisiva per l' economia europea.
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In Europa torniamo sempre allo stesso problema di base: il nostro tessuto economico non riesce a motivare il singolo, e non è sufficientemente dinamico.
Il mondo economico dovrebbe essere talmente forte da permetterci di aver cura del nostro prossimo e dell' ambiente in cui viviamo.
Non si tratta di politica, è una semplice logica di vita.
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E' bene che i fondi siano gestiti a livello centrale, altrimenti verrebbero utilizzati in modo casuale e scomparirebbero come neve al sole.
Adesso dobbiamo impegnarci nel risolvere i problemi dei centri urbani di piccole e medie dimensioni, poiché essi non dispongono della massa critica necessaria.
In questo modo possiamo dare maggiori impulsi di sviluppo anche alle aree rurali circostanti; spesso ci si dimentica che i problemi che affliggono le aree urbane e quelle rurali sono molto simili.
Importante è promuovere l' innovazione e l' imprenditorialità del singolo individuo, che è poi il motore del rinnovamento interno del gruppo.
Finanziare un sistema economicamente forte è come versare l' acqua nel pozzo: per un po' c' è molto da bere, domani però il pozzo sarà nuovamente vuoto.
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<SPEAKER ID=80 NAME="Sacconi">
Signor Presidente, con l'attuazione di INTERREG III la politica di cooperazione europea entra in una nuova fase.
Al centro della nostra attenzione non ci sono più unicamente le frontiere interne ma anche quelle esterne.
Nel contesto della globalizzazione e dell'apertura culturale che caratterizza la situazione attuale, l'Unione europea ha bisogno di strumenti che le permettano di rafforzare i suoi legami e i suoi canali di comunicazione con le regioni limitrofe, in particolare dell'est e del sud dell'Europa.
<P>
Le frontiere dell'Unione non dovranno più rappresentare un ostacolo ad uno sviluppo equilibrato, ma - al contrario - un'opportunità, un ponte per rendere più feconda la cooperazione.
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Mediante gli emendamenti approvati in commissione, il Parlamento ha cercato di completare il lavoro della Commissione esecutiva, introducendo elementi nuovi nella lista delle zone destinatarie degli aiuti, in particolare a favore delle frontiere esterne e marittime del sud dell'Europa.
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Nel suo progetto di orientamenti, la Commissione riconosce infatti che queste frontiere richiedono una maggiore attenzione rispetto al passato.
E ciò in considerazione del processo di ampliamento ad est e del processo di maggiore integrazione con i paesi del Mediterraneo.
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Come ha ricordato anche il Presidente Prodi nell'esporre gli obiettivi strategici 2000-2005, il rilancio del processo di Barcellona rappresenta una priorità per l'Unione, e l'iniziativa INTERREG III potrà portare il suo contributo al perseguimento di questo obiettivo strategico.
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Nel rallegrarci per l'ottimo lavoro compiuto dal relatore, ci auguriamo solo che la Commissione esecutiva tenga in debito conto le proposte avanzate dal Parlamento, nel rispetto degli impegni assunti nell'ambito del codice di condotta per l'attuazione delle politiche strutturali, e confermi con le dovute modifiche l'avvenuta conversione di questa iniziativa comunitaria da mero strumento di ridistribuzione interna di rilancio e di valorizzazione delle relazioni con i paesi vicini.
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<SPEAKER ID=81 LANGUAGE="DE" NAME="Mann, Thomas">
Signor Presidente, da quest'anno sono a disposizione circa 200 miliardi di euro per i Fondi strutturali fino all'anno 2006, ma soltanto il 5,75 percento sono riservati alle iniziative comunitarie: INTERREG, LEADER, URBAN ed EQUAL.
Si tratta di una riduzione del 3,75 percento rispetto ai fondi finora destinati alle IC.
Per EQUAL sono previsti soltanto 2,8 miliardi di euro, come emerge dalla equilibrata relazione della collega, onorevole Ursula Stenzel.
Risulta dunque tanto più sorprendente l'elevato numero di emendamenti e di possibili compiti da assegnare.
Come individuare le priorità in un tale contesto?
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Siamo unanimemente concordi nell'affermare il principio che andrebbero eliminate l'emarginazione, le discriminazioni e le disuguaglianze relative al mercato del lavoro.
Le strategie transnazionali dovrebbero consentire ai gruppi svantaggiati l'accesso all'occupazione.
Non comprendo tuttavia le richieste di istituire nuovamente i BAT, visto che proprio questi Uffici di assistenza tecnica sono stati oggetto di aspre e giustificate critiche contro l'operato della precedente Commissione.
La nostra commissione per l'occupazione e le questioni sociali è stata competente per il merito nell'esame delle gravi carenze e dei mancati controlli nell'ambito del programma LEONARDO.
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Anche nel caso di EQUAL la Commissione non può essere in alcun modo sollevata dalle proprie responsabilità dirette e da funzioni di controllo.
Essa può approvare le proposte degli Stati membri soltanto a condizione che rispondano a tutti i requisiti. Primo: deve essere effettuata un'opera di integrazione attraverso partnership di sviluppo settoriali e geografiche, in sintonia con gli orientamenti di politica per l'occupazione; secondo: occorre coinvolgere sistematicamente le parti interessate, ossia le autorità regionali e nazionali, i centri di formazione, le università, le ONG, le parti sociali e il settore privato, al fine di instaurare rapporti durevoli di partenariato; terzo, va assicurata un'impronta decisamente innovativa nei metodi e nei modelli.
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La Commissione deve pertanto assumersi le proprie responsabilità in materia di creazione del quadro strategico per la promozione della capacità di inserimento professionale e della qualità del lavoro, in materia di valutazione dei risultati e di efficace divulgazione delle best practices.
Soltanto in tal modo si potrà ottenere l'auspicato effetto moltiplicatore.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="EN" NAME="Parish">
Signor Presidente, desidero intervenire sulle proposte della Commissione esecutiva relative alla linea di bilancio per l' informazione sulla PAC.
Il 26 ottobre 1999, la Commissione ha adottato una proposta per garantire la base giuridica per la linea di bilancio relativa alla sensibilizzazione dell' opinione pubblica alla politica agricola comunitaria.
Ai sensi di tale proposta, l' attuale linea di bilancio B2-5122 verrà abolita a favore di una nuova voce B1-382.
Sono importanti le azioni che promuovono la comprensione tra i giovani agricoltori e l' Unione europea, creando inoltre legami più forti con i paesi candidati e il resto del mondo.
Pertanto presento alcuni emendamenti al Parlamento per sostenere questo tipo di programma.
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Poiché è necessario incoraggiare i giovani agricoltori a restare in agricoltura, è fondamentale che essi siano bene informati sugli sviluppi della politica agricola comune: l' informazione e la formazione dei giovani agricoltori a livello europeo è fondamentale.
Vi chiedo di accettare che una parte del bilancio disponibile sia destinata allo sviluppo delle conoscenze tra i giovani agricoltori europei.
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In materia di informazione e formazione, in passato, la linea di bilancio era destinata all' informazione, alla comunicazione e alla formazione.
La Commissione esecutiva propone ora di escludere la formazione.
Ritengo che la formazione dovrebbe essere inclusa laddove comporta informazioni pertinenti sulla PAC a livello europeo.
La formazione europea è un elemento che serve a garantire ai giovani agricoltori le necessarie conoscenze della PAC per potere adottare decisioni valide in merito alle proprie attività future.
Pertanto ho presentato tre emendamenti che chiedo al Parlamento di approvare.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="ES" NAME="Pérez Álvarez">
Signor Presidente, prendo la parola per esprimere, in base all'esperienza maturata in un'amministrazione comunale, l'opportunità, ma oserei quasi dire la necessità, che i progetti del programma URBAN si orientino in una triplice direzione: in primo luogo, favorire il recupero delle infrastrutture e dei quartieri storici, vetusti e forse degradati.
In secondo luogo, agevolare e stimolare le attività economiche e la vita sociale all'interno di tali centri storici, all'interno di questi angoli di "città vecchia".
A che servono quelle vie, oggi magari illuminate con gusto, con i marciapiedi rifatti, con tanto di pavimentazione in mattonelle, splendide nel loro nitore, se poi non siamo capaci di riempirle di attività e quindi di occupazione?
E tengo a precisare che qui non si tratta di finanziare o assistere diverse categorie sociali, ma piuttosto di saper discernere la vocazione occupazionale nei progetti da selezionare, oppure, ma è la stessa cosa, di selezionare progetti che riescano a incentivare la creazione di lavoro e le iniziative in materia, a conferirle più slancio.
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In terzo luogo, ma forse avrei dovuto dire in primo luogo, i progetti devono essere finalizzati principalmente al recupero totale di persone e famiglie, perché l'uomo non esiste per servire il diritto, ma è il diritto che esiste per servire l'uomo.
In questi quartieri delle nostre città risiedono spesso famiglie monoparentali, anziani che vivono di pensione e che non esercitano più alcuna attività produttiva, famiglie in situazione di difficoltà, quando non di disintegrazione e di sbando.
Costoro risiedono in aree che dovrebbero potersi giovare di questi progetti.
Se riusciremo a porre in atto questa triplice impostazione, credo che queste famiglie, queste persone, questi cittadini europei saranno in grado di essere più creativi in tutta Europa, cosa che mi pare molto importante perché, dopotutto, le città avranno sempre più un ruolo di protagonista sulla scena europea.
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<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="PT" NAME="Cunha">
<SPEAKER ID=85 NAME="Barnier">

Signor Presidente, intendo intervenire sui programmi URBAN e INTERREG sui quali molti oratori si sono soffermati. Dopo di me si esprimeranno i colleghi Franz Fischler e Anna Diamantopoulou, dato che tutti e tre siamo responsabili di queste iniziative comunitarie e abbiamo avuto l' opportunità di seguire questa discussione con grande attenzione.
In primo luogo, ringrazio i relatori delle commissioni parlamentari, di tutte le commissioni, nonché i portavoce dei gruppi e tutti i deputati per l' alta qualità e il profondo interesse dimostrati nei loro interventi a proposito di queste due iniziative.
Ciò è particolarmente vero per quanto ha affermato, su URBAN, la onorevole McCarthy che desidero ringraziare non soltanto per il lavoro profuso e per la relazione presentata ma anche, perché non dirlo, per quanto noi e voi le dobbiamo per questa iniziativa nonché per quanto più generalmente noi dobbiamo al vostro Parlamento.
Infatti, non dimentico che in realtà è stato il Parlamento europeo a prendere la decisione politica volta a mantenere questa iniziativa a favore della rivitalizzazione delle zone urbane in crisi e di uno sviluppo urbano sostenibile, promuovendo anche un approccio integrato, cui teniamo molto, per trattare nel contempo gli aspetti economici, sociali e ambientali.
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La relazione della onorevole Arlene McCarthy mette in luce altri punti su cui concordiamo e che sono: l' efficacia di questo strumento grazie alla concentrazione finanziaria e a una massa critica per gli interventi; il meccanismo orizzontale, che a nostro avviso è più favorevole alla diffusione dei risultati e alla moltiplicazione degli scambi di esperienze e di buone pratiche; il ruolo crescente delle autorità locali nella concezione e nella gestione dei programmi fondato su un autentico partenariato.
Avendo ricordato i punti di accordo fondamentali fra le proposte della Commissione e il Parlamento e dopo aver sottolineato il grande interesse che ho provato nell' ascoltare i vari interventi, desidero rispondere ad alcune critiche e ad alcuni suggerimenti, scusandomi in anticipo di non poter citare personalmente ogni oratore.
Credo comunque che ognuno si riconoscerà.
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Innanzi tutto, per quanto attiene al programma URBAN, comprendo che un massimo di 50 città, da alcuni di voi definito arbitrario, desti preoccupazione.
Ho chiesto pertanto ai miei servizi di essere pronti a valutare un aumento ragionevole del numero di città ammissibili al programma URBAN con determinate garanzie in primo luogo sulla densità abitativa - penso in particolare a zone d' intervento che dovranno avere come minimo 20.000 abitanti ed eccezionalmente 10.000 abitanti - nonché sulla massa critica finanziaria: dovremmo attenerci a 500 euro per abitante affinché l' intervento dell' Unione europea sia efficace e al contempo visibile e non si disperda in una ripartizione a pioggia che lo renderebbe incomprensibile per i cittadini e per i comuni.
Ecco la mia prima risposta alla domanda sul numero massimo di città.
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Per quanto concerne la seconda domanda relativa ai criteri complementari che dovrebbero intervenire nella selezione delle zone in difficoltà, sono pronto, anche in questo caso, a dar prova di maggiore flessibilità e a tenere conto, oltre che dei criteri comunitari previsti al punto 11 del progetto d' orientamento, di altri criteri pertinenti.
<P>
Terzo punto, le azioni specifiche da prevedere a favore di taluni gruppi sociali menzionati da vari oratori: le donne, ma anche gli immigrati e i profughi.
Tale preoccupazione, onorevoli deputati, costituisce il nocciolo della nostra iniziativa URBAN e se necessario sono pronto a un' eventuale modifica del testo che permetterà di renderne ancora più esplicito il messaggio.
<P>
Per quanto riguarda URBAN desidero concludere con le modalità di attuazione ed evocare, anzi tutto, la procedura di selezione.
Taluni hanno auspicato che sia meno burocratica, più trasparente, che eviti doppioni per quanto concerne progetti e finanziamenti.
Su questo punto, onorevoli deputati, occorre essere chiari: nel quadro della sussidiarietà, la selezione delle zone o dei comuni ammissibili a URBAN rientra fra le responsabilità degli Stati membri.
La Commissione è pronta a evitare qualsiasi sovraccarico burocratico ingiustificato ma non può rinunciare - d' altro canto sareste forse i primi a rimproverarcelo - alla verifica della pertinenza e della qualità dei programmi proposti.
<P>
Seconda osservazione, i tempi di presentazione dei programmi e la possibilità di presentare un complemento di programmazione insieme ai programmi.
Non sono contrario all' idea di presentare un complemento di programmazione insieme al programma principale.
Tuttavia, ciò non può significare una proroga della scadenza principale.
Ricordo che per questo programma essa è di sei mesi.
Tale termine, identico tra l' altro a quello che abbiamo concesso a INTERREG e ai DOCUP dell' obiettivo 2, dovrebbe in genere essere sufficiente, a mio avviso, per elaborare un programma, senza che ciò impedisca una successiva definizione dei progetti.
<P>
Sul programma URBAN vorrei concludere con un' ultima osservazione.
Uno di voi ha auspicato che questa dimensione urbana non si esaurisca con il programma URBAN, e io sono totalmente d' accordo.
Nel corso della riunione dei Ministri per l' assetto del territorio e delle città, ho manifestato la mia preoccupazione che nei DOCUP, nei CCA e nelle programmazioni per le quali cominciamo i negoziati, la dimensione urbana, a prescindere da URBAN, sia presente in tutti i programmi dell' obiettivo 1 e dell' obiettivo 2, e in tal senso mi adopererò. Posso anche garantirvi la nostra vigilanza e il nostro impegno per realizzare la dimensione urbana, oltre che in URBAN, in tutte le programmazioni dei Fondi strutturali.
Ma poiché dobbiamo guardare avanti, sono assai ansioso di vedere come funzionerà concretamente URBAN e di esaminare le esperienze o le lezioni che potremo trarre dato che, evidentemente, la dimensione urbana sarà il nocciolo di una nuova politica di assetto dei territori europei per le future prospettive finanziarie.
Non dimentico, e non possiamo dimenticarlo, che l' 80 percento dei cittadini europei oggi vive nelle città e per questa ragione lo strumento URBAN è estremamente importante.
Lo dico e lo ripeto: saremo attenti alla presenza della dimensione urbana in tutte le programmazioni relative ai Fondi strutturali.
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Signor Presidente, vorrei adesso parlare di INTERREG e ringraziare, come ho fatto con la onorevole Arlene MacCarthy, il relatore, onorevole Francis Decourrière, per la qualità e la pertinenza del suo lavoro.
Ha insistito su diversi punti sui quali noi, e molti di voi, siamo d' accordo: l' importanza della cooperazione transeuropea con i suoi tre aspetti transfrontaliero, transnazionale e interregionale; il plusvalore comunitario del programma INTERREG nonché la sua visibilità rispetto al quadro generale dei Fondi strutturali e il potenziamento realmente transfrontaliero, transnazionale dei programmi e degli interventi ammissibili; l' importanza delle strutture comuni, che ho definito lo spirito comune degli europei a proposito di un altro dibattito che inizia oggi, la Conferenza intergovernativa. Questo spirito comune va rafforzato e potremo farlo con INTERREG e tramite INTERREG, grazie a strutture comuni per la realizzazione di programmi con un' autentica solidarietà finanziaria, l' importanza del partenariato per garantire la partecipazione attiva di tutte le autorità locali e regionali interessate, delle associazioni del settore privato nonché dei partner socioeconomici.
<P>
Dopo queste considerazioni d' ordine generale, desidero soffermarmi sulle vostre principali osservazioni su INTERREG.
Le prime riguardano il calendario e il contenuto dell' iniziativa.
Avete dichiarato che l' adozione di questi orientamenti è stata troppo tardiva ed è stato posto l' accento, in particolare dal vostro relatore, sul rischio d' interruzione dei programmi precedenti.
E' vero, lo riconosco, ma siete perfettamente al corrente delle ragioni, onorevoli deputati europei.
L' adozione degli orientamenti di INTERREG prevista per marzo-aprile 2000 è in ritardo: lo riconosco e, come voi, ne prendo atto.
Tuttavia, faccio notare che gli Stati membri e le regioni preparano già attivamente i programmi INTERREG III, il cui progetto orientativo è stato distribuito più di tre mesi fa.
Inoltre, l' ammissibilità delle spese partirà dalla data di presentazione dei programmi e se il programma sarà presentato prima del 30 aprile confermo la possibilità di retroattività fino al 1º gennaio.
Questo è quanto per la prima osservazione.
<P>
Seconda osservazione: per quanto concerne l' elenco non esaustivo delle misure ammissibili per l' elemento B, vi comunico e confermo di avere chiesto alla Commissione di accettare l' inclusione di altri temi specifici, in particolare a favore delle piccole e medie imprese o del patrimonio culturale, nell' elenco delle azioni ammissibili all' elemento B e quindi di non considerare esaustivo tale elenco.
<P>
Terza osservazione: la cooperazione interregionale, l' importanza dell' elemento C. La Commissione condivide le osservazioni della vostra Assemblea sull' importanza dell' elemento C della cooperazione interregionale.
Come auspica il vostro relatore vi trasmetterò informazioni dettagliate sul regime di attuazione di quest' elemento.
<P>
Quarta osservazione: l' osservatorio e l' eventuale ricorso a un Ufficio di assistenza tecnica.
Rispondendo alla vostra richiesta ho deciso di eliminare dal testo ogni riferimento al ricorso a un Ufficio d' assistenza tecnica, in attesa della conclusione del dibattito in corso in seno alla Commissione sui metodi di esternalizzazione dei servizi.
Tuttavia, onorevoli deputati, se sopprimiamo ogni riferimento e, in seguito, qualsiasi ricorso ai BAT sarà necessario aumentare i posti nell' organico destinati allo svolgimento di tale compito, visto che qualcuno dovrà pur farlo e io non potrò riutilizzare all' infinito lo stesso personale, proprio quando stanno aumentando i nostri compiti con ISPA e con la preoccupazione di un controllo migliore, rigoroso e trasparente, degli stanziamenti comunitari, di cui sono responsabile, spesso in partenariato o corresponsabilità con gli Stati membri.
<P>
Per quanto riguarda poi l' attuazione pratica di INTERREG, punto evocato da molti deputati, e l' eventuale ammissibilità all' elemento A, "Cooperazione transfrontaliera" , delle azioni nell' Adriatico a favore della Sicilia o delle regioni ultraperiferiche, la Commissione, onorevoli deputati, si rende conto delle vostre preoccupazioni e dei vostri interrogativi al riguardo.
Pertanto, ho l' intenzione di modificare gli orientamenti per inserire nell' elemento transnazionale B una priorità specifica: "Cooperazione integrata delle regioni marittime e insulari" , al fine di contemplare, mi pare in modo adeguato, le diverse possibilità di cooperazione fra queste regioni.
Questa è una prima apertura alla quale se ne aggiunge una seconda che abbiamo già proposto agli Stati membri: una maggiore flessibilità finanziaria fra l' elemento A e l' elemento B. Grazie a queste due aperture, in particolare la prima, posso affermare che la Commissione è pronta a esaminare il caso delle regioni italiane e dei paesi terzi dell' Adriatico, per favorire la cooperazione più adeguata nel quadro di INTERREG e di altri strumenti non appena saranno disponibili.
<P>
Ho inoltre deciso che le regioni ultraperiferiche, che mi stanno particolarmente a cuore, avranno una priorità specifica nell' ambito dell' elemento transnazionale d' INTERREG, con una strategia di cooperazione volto a migliorarne i legami con i vicini e con le altre regioni degli Stati membri.
Mi sta a cuore anche una buona cooperazione fra INTERREG e il FES, specialmente per i Caraibi e l' Oceano indiano.
Tutto ciò dovrebbe consentirci, con gli stanziamenti dell' obiettivo 1 ma anche prescindendo da essi, di confermare il ruolo di "frontiera attiva" dell' Unione.
Penso, e faccio mio l' obiettivo politico secondo: le sette regioni ultraperiferiche dell' Unione dovranno diventare veramente frontiere attive dell' Unione malgrado, e proprio per questo, la loro lontananza e la loro ubicazione in altre regioni del mondo in cui dobbiamo esercitare il nostro peso e il nostro intervento.
<P>
Un altro punto: il coordinamento fra INTERREG, PHARE, TACIS e MEDA.
A questo proposito debbo obiettivamente riconoscere che esistono reali difficoltà giuridiche.
Non intendo minimizzarle, anche se sono in atto progressi a favore della cooperazione, prevista nell' elemento A, con i paesi candidati all' adesione, ferme restando le difficoltà legate alle procedure di gestione e alla dimensione dei progetti.
La Commissione dovrà continuare su questa strada e mi impegno personalmente in tal senso.
Una prima riunione del comitato misto, PHARE/Iniziativa comunitaria, avrà luogo nel mese di febbraio per tracciare il bilancio di questo coordinamento; vi confermo a tale proposito la vigilanza e la disponibilità, mie e dei colleghi Commissari Verheugen, Patten e Nielson.
<P>
Infine, per quanto attiene all' assistenza tecnica, sulla quale il relatore e molti deputati si sono soffermati, inutile dire che la Commissione seguirà le disposizioni dell' articolo 23 del regolamento generale sull' assistenza tecnica; si tratta infatti di un' assistenza concepita come strumento utile per la politica strutturale in generale.
Tuttavia, ai sensi del regolamento generale, qualsiasi misura d' assistenza tecnica in grado di avvalersi di un determinato legame con un' iniziativa comunitaria deve essere proposta ai sensi dell' articolo 20, e non dell' articolo 23.
Ciò significa che il massimale dello 0,25 percento previsto all' articolo 23 non è applicabile per quel tipo d' assistenza tecnica.
Onorevoli deputati, ai fini del rigore e della trasparenza, reputo importantissimo il mantenimento di taluni aspetti finanziari per tutto ciò che riguarda gli scambi d' esperienze, l' informazione, e non la propaganda, nonché la creazione di reti che garantiscano un buon collegamento tra le migliori pratiche dell' Unione.
<P>
Le mie conclusioni sul programma INTERREG, signor Presidente, onorevoli deputati, sono che queste iniziative comunitarie, di cui sono responsabile, costituiscono la risposta a un' autentica esigenza e tutto quanto è stato detto qui lo dimostra; esse prefigurano anche una vera e propria politica di assetto dei territori europei in seno alla nostra Unione ampliata.
La Commissione vi attribuisce quindi il massimo valore, al pari di voi.
Sono a vostra disposizione per presentarvi, al momento opportuno, il bilancio della programmazione precedente che avete richiesto ma anche per tenervi regolarmente informati sulla realizzazione di queste iniziative nell' ambito della nuova programmazione.
<P>
Rinnovo i miei ringraziamenti a ognuno di voi e in particolare agli onorevoli Arlene McCarthy e Francis Decourrière. Per quanto concerne queste due iniziative voglio ricordare che rientrano in un quadro finanziario di cui siete perfettamente al corrente: soltanto 700 milioni di euro per URBAN, ma è meglio di niente; 4 miliardi e 800 milioni di euro per INTERREG.
Pertanto, questo è l' ambito in cui operiamo e al quale dobbiamo attenerci.
Per quanto riguarda queste due iniziative, utili a rendere più chiare le future riflessioni strategiche e politiche in materia di assetto dei territori nonché le prossime prospettive finanziarie, intendo ribadire il nostro grande interesse per questo tipo di dialogo costruttivo con il Parlamento e le sue commissioni.
Quanto ho appena detto, onorevoli deputati, dimostra che la Commissione è decisa a tenerne conto.
<P>
<SPEAKER ID=86 NAME="Fischler">
Signora Presidente, onorevoli deputati, signore e signori, innanzi tutto vorrei ringraziare l'onorevole Procacci per la sua relazione.
Vorrei ringraziare più in generale anche le varie commissioni che si sono espresse in merito, e il Parlamento per l'ampio consenso manifestato a favore dell'iniziativa LEADER+.
<P>
Questa iniziativa dovrebbe dare nuovo impulso alle aree rurali affinché si elaborino e sperimentino approcci nuovi ed originali da usare successivamente come modelli nei programmi generali.
Sono lieto di constatare che il Parlamento appoggia sostanzialmente la posizione della Commissione, secondo la quale l'iniziativa LEADER+ andrebbe attuata in tutte le regioni rurali, che andrebbero introdotte priorità superiori e, soprattutto, essere favorite anche l'attiva collaborazione e il collegamento delle aree rurali.
<P>
Constato anche che il Parlamento condivide l'opinione della Commissione secondo cui occorre porre l'accento sull'esecuzione di LEADER+ sotto forma di sovvenzioni globali.
In relazione anche ad alcuni quesiti sollevati in questa sede, posso confermare che è nostra intenzione assicurare la nostra massima collaborazione e partecipazione a LEADER+.
I vari gruppi, siano essi associazioni ambientaliste o gruppi che si occupano di tematiche legate all'occupazione, hanno la possibilità di contribuire all' elaborazione delle direttive della Commissione.
I fondi a disposizione nel periodo in corso non sono destinati a diminuire, bensì ad aumentare.
<P>
Vorrei ricordare anche che la nostra intenzione di istituire un osservatorio non è una novità.
Tale osservatorio esisteva già nell'ambito di LEADER I e LEADER II.
Esso ha l' unico scopo di mantenere attivi i collegamenti fra i singoli gruppi che partecipano a LEADER.
Il finanziamento dell'osservatorio non può superare il 2 percento della dotazione di LEADER.
<P>
Per quanto riguarda la possibilità di finanziare progetti che hanno come contenuto attività di formazione e training, faccio notare che si tratta di un punto ormai integrato nella nuova politica di sviluppo rurale e pertanto non è più necessario, a nostro avviso, affrontato nel quadro di LEADER.
<P>
Entro ora nel merito della relazione.
Al punto 14 si invita la Commissione a presentare al più presto al Parlamento europeo una relazione di valutazione su LEADER II.
A mio parere non ha molto senso farlo in questo momento in quanto, fino alla fine del 2001, è ancora possibile utilizzare fondi di LEADER II.
Riteniamo pertanto più opportuno procedere alla valutazione a programma concluso.
Lo faremo certamente e sottoporremo al Parlamento una relazione in merito.
<P>
Al punto 18 il Parlamento propone di raccogliere una sorta di compendio o guida delle azioni positive realizzate con LEADER I e II.
Vi informo che esso esiste già, è stato compilato dalla Commissione e posso farlo avere a chiunque di voi sia interessato.
<P>
Al punto 21 il Parlamento sottolinea che è ormai necessario approvare con la dovuta rapidità gli orientamenti per LEADER+, affinché possano essere avviati i programmi.
Condivido pienamente la richiesta.
Non appena verrà adottato il parere qui in Parlamento, gli orientamenti per LEADER+ saranno sottoposti al comitato STAR, affinché gli Stati membri possano confermare l'approvazione provvisoria concessa il 14 novembre.
<P>
Prevedo che la Commissione possa quindi approvare in marzo/aprile la versione definitiva degli orientamenti.
Non appena essa sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale resteranno soltanto alcuni mesi, sei per la precisione, per presentare i programmi LEADER+.
Credo sia importante sottolineare che le spese nel quadro di LEADER+ possono essere finanziate da quel momento, ossia quando è disponibile il programma della Commissione.
Per i programmi presentati prima del 30 aprile di quest'anno vi è inoltre la possibilità di fissare retroattivamente al 1º gennaio il termine di inizio dell'ammissibilità ai finanziamenti.
<P>
Al punto 20, infine, il progetto di risoluzione riporta, in pratica, sette emendamenti agli orientamenti.
Dopo averli esaminati approfonditamente, confermo che le proposte avanzate ai punti 2, 4, 5 e 7 sono accettabili per la Commissione e che verranno accolte.
Anche la proposta riportata al punto 6 può essere accettata, almeno in parte, in quanto vi si ribadisce che l'approvazione da parte della Commissione dei programmi nel quadro di LEADER+ deve avvenire entro al massimo cinque mesi.
<P>
Riteniamo che la modifica indicata al punto 1 vada considerata ormai superflua in quanto, a seguito delle consultazioni con i rappresentanti degli Stati membri in seno al comitato STAR, questo punto è già stato riformulato, come auspicato dal Parlamento.
Resta pertanto soltanto l'emendamento riportato al punto 3.
La Commissione non può che condividere la richiesta, visto che corrisponde esattamente a ciò che essa stessa aveva proposto inizialmente.
Devo tuttavia aggiungere che, secondo gli Stati membri, la proposta di cooperazione fra i GAL e le organizzazioni analoghe di paesi che non fanno parte dell'Unione europea è parsa eccessiva e il testo è stato modificato in sede di comitato.
Nella versione rielaborata la Commissione terrà comunque conto dell'opinione espressa in merito dal Parlamento e riproporrà gli orientamenti come richiesto.
Continuerà anche a lottare affinché la proposta risulti accettabile per gli Stati membri.
<P>
Passo molto brevemente ai 13 emendamenti presentati.
Soltanto tre non possono essere accolti dalla Commissione. Si tratta degli emendamenti nn.3, 12 e 13.
Tutti gli altri possono essere accettati completamente o almeno nella sostanza.
<P>
<SPEAKER ID=87 NAME="Diamantopoulou">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, è una felicissima coincidenza che, proprio in questo momento, l'iniziativa EQUAL venga discussa in seno al Parlamento europeo.
<P>
Negli ultimi tempi, anche a causa della situazione politica in Austria, si registra in Europa una nascente e crescente inquietudine politica, si assiste a dichiarazioni politiche, esiste un dialogo politico.
Va sottolineato che tanto il Parlamento, quanto la Commissione hanno precise politiche da presentare.
Proposte ben precise, tanto in materia di legislazione quanto in termini di programmi d'azione, per la lotta alle discriminazioni, per la costruzione di una società libera e giusta.
Apro quindi una breve parentesi sul pacchetto antidiscriminazione, cogliendo l'occasione per chiedere alle commissioni competenti di questo Parlamento di nominare i relatori in modo da poter avviare quanto prima la trattazione di tale pacchetto.
<P>
Giungo ora all'iniziativa EQUAL, che naturalmente si basa sull'articolo 13.
Questa iniziativa riguarda tutte le forme di discriminazione di cui all'articolo 13, ossia la lotta alle discriminazioni in base al sesso, alla razza, all'età o all' handicap fisico.
Desidero congratularmi in particolare con la onorevole Stenzel, in quanto il suo compito di assicurare un accordo intorno all'iniziativa EQUAL si è rivelato eccezionalmente difficile e complesso, non soltanto perché sono coinvolte commissioni parlamentari che esaminano il tema da prospettive diverse, ma anche perché il tema stesso è eccezionalmente delicato sul piano politico.
<P>
La prima osservazione da compiere, già formulata da numerosi deputati, riguarda la necessità o meno di un'esplicita menzione delle donne.
Convengo anch'io che l'articolo 13 contiene un elemento sul quale abbiamo già manifestato il nostro dissenso, ma allo stato attuale il Trattato è redatto in questi termini e, fra le varie tipologie di discriminazione, viene presentata a pari titolo anche la discriminazione in base al sesso.
La strutturazione dell'iniziativa EQUAL deve pertanto attenersi all'attuale lettera del Trattato.
Tengo tuttavia a ricordare che la strategia in materia di occupazione prevede un asse specifico per la donna, e che è inoltre in preparazione un programma specifico, il quinto programma sulla parità fra uomini e donne.
Ho suddiviso in quattro gruppi gli argomenti sollevati dagli onorevoli deputati e deputate.
<P>
In primo luogo, l'ampliamento delle aree tematiche.
Come nel caso della strategia per l'occupazione, le aree tematiche sono quattro: occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità. Noi concordiamo sull'estensione di queste quattro aree tematiche secondo le proposte del Parlamento europeo.
Quanto al timore che uno Stato membro possa riversare la totalità dei fondi su una sola delle categorie discriminate, posso rispondere che l'iniziativa prevede espressamente che gli Stati membri presentino una categoria tematica per ciascuno dei gruppi oggetto di discriminazioni.
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Il secondo aspetto è rappresentato dalla flessibilità e dalla semplificazione.
Mi trovo d'accordo con la onorevole Leinen sulla difficoltà e anche sull'astrusità del linguaggio in cui si esprime questa iniziativa.
A tale proposito, i servizi sono già al lavoro per rivedere il testo, semplificandone la struttura e rendendone più comprensibile la redazione.
Per quanto concerne l'aspetto della flessibilità, la nostra proposta è condurre azioni di cooperazione e azioni congiunte per lo sviluppo, tanto a livello geografico dove gruppi di diverso genere collaboreranno in un'area geografica ben delimitata per contrastare le discriminazioni sul luogo di lavoro, quanto a livello tematico, dove per esempio potrebbero instaurarsi forme di cooperazione in un settore d'attività determinato.
In tale ambito, gli Stati membri avranno ampia facoltà di adattare tali azioni congiunte di sviluppo alle rispettive specificità.
Naturalmente, tutto ciò presuppone collaborazione fra Stati membri e l'esistenza di una rete che contribuisca allo scambio di esperienze.
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Concludo, infine, sull'assistenza tecnica.
Il nostro obiettivo è garantire che le categorie finanziate siano quattro.
Anzitutto verrà finanziata la preparazione, quindi l'applicazione, in terzo luogo la cooperazione finalizzata allo scambio di esperienze, e in quarto luogo l'assistenza tecnica.
Poiché le modalità di erogazione dell'assistenza tecnica hanno suscitato tanta apprensione e così tanti interventi, devo rispondere che si farà ricorso a enti esterni.
Come ha già ricordato il mio collega Barnier, è impensabile che siano i funzionari della Commissione a espletare tutto questo lavoro, svolto sino ad oggi da collaboratori esterni.
L'obiettivo è garantire, a livello nazionale come europeo, l'annuncio di vasti gruppi di azioni; vi sarà una dettagliata descrizione del lavoro per il quale verrà richiesta l'assistenza esterna, nonché una dettagliata descrizione del prodotto atteso da ogni singolo operatore tecnico, in modo da rendere possibile il monitoraggio e la valutazione di tale lavoro.
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Desidero sottolineare che sarà particolarmente importante promuovere quanto prima questa azione, sia per motivi di congiuntura, sia perché reputiamo essenziale che il suo avvio avvenga entro i termini previsti, ossia essere del tutto pronti entro la fine del 2000.
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<SPEAKER ID=88 NAME="Presidente">
La ringrazio, signora Commissario.
Trasmetterò ai colleghi dell' Ufficio di presidenza e alle commissioni competenti la sua preoccupazione di una rapida nomina dei relatori per i fascicoli da lei citati.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà domani, alle 12.00.
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(La seduta termina alle 20.40)
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