<CHAPTER ID=5>
Processo di pace in Medio Oriente (proseguimento)
<SPEAKER ID=80 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca il seguito delle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione sul processo di pace in Medio Oriente.
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<SPEAKER ID=81 NAME="Patten">
Sono molto grato al Presidente del Consiglio per la dichiarazione sul Medio Oriente da lui formulata questa mattina all'inizio della discussione e per aver potuto ascoltare alcune analisi svolte dal Ministro Gama, appena tornato dalla regione.
Il mio unico rammarico è che il mio impegno di aprire l'Agenzia europea per la ricostruzione lunedì ha fatto sì che non potessi prendere parte al viaggio in Medio Oriente, anche se, come ho detto in precedenza, ma questa è un'altra storia, le circostanze hanno voluto che mi fermassi all'aeroporto di Monaco e non riuscissi ad arrivare a Salonicco.
Questa è la vita.
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Mi auguro che gli onorevoli deputati mi scusino se non posso rimanere fino alla fine della discussione, come farei in circostanze normali.
La discussione era stata fissata per questa mattina e su tale base avevo deciso di incontrare questa sera la delegazione in visita proveniente dai Balcani.
Spero quindi di poter contare sulla comprensione dell'Aula in quest' occasione.
Vi assicuro che non intendo farlo diventare un'abitudine.
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Come il Parlamento, anch'io accolgo di buon grado gli sforzi compiuti dagli Stati Uniti che hanno rilanciato i negoziati fra Siria e Israele, nonostante la decisione della Siria che ha dichiarato di aver bisogno di altro tempo prima di riprendere i colloqui, che sarebbero dovuti iniziare oggi.
Esiste una ragionevole speranza che si possano gettare le basi per un accordo di pace nel prossimo futuro.
Spero inoltre che i progressi compiuti sul fronte siriano aprano la strada ad una tempestiva ripresa dei colloqui fra Libano e Israele, che potrebbero avanzare in parallelo verso un accordo globale sulle relazioni di Israele con i paesi settentrionali vicini.
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Allo stesso tempo non si deve perdere di vista l'aspetto palestinese.
La situazione dei palestinesi è sempre stata il nodo centrale del conflitto.
Un accordo giusto e generoso con loro resta la chiave per ottenere una pace duratura in Medio Oriente.
Israeliani e palestinesi hanno compiuto notevoli progressi nell'attuazione del memorandum di Sharm el-Sheikh.
Malgrado i rinvii, confido sul fatto che il ritiro delle restanti truppe israeliane diventi presto una realtà concreta.
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Inoltre, nonostante la notizia dell'altro ieri secondo la quale i termini per l'accordo quadro sullo statuto definitivo sono stati prorogati oltre la scadenza di metà febbraio, spero vivamente che la scadenza molto più importante di settembre fissata per l'accordo finale venga rispettata.
Ho ricevuto assicurazioni sul fatto che questa è stata anche l'opinione espressa dal Primo ministro Barak e dal Presidente Arafat quando si sono incontrati lunedì.
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Gli onorevoli deputati sapranno che una nostra particolare preoccupazione è stata quella di adoperarci per favorire nuovi progressi a livello multilaterale.
E' tutt'altro che semplice, ma faremo tutto quanto in nostro potere per renderli possibili, in stretto collegamento con i cofinanziatori russi e statunitensi nonché le parti regionali.
Abbiamo la particolare responsabilità di promuovere lo sviluppo economico regionale.
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L'inizio dei colloqui con la Siria ha consentito la convocazione del gruppo di orientamento multilaterale a Mosca alla fine del mese.
Sono ansioso di partecipare a tale riunione e spero che si possano finalmente compiere nuovi passi avanti.
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L'Unione europea ha un importante ruolo da svolgere nel processo di pace, come riconosciuto da tutte le parti in causa - palestinesi, israeliani, i paesi arabi vicini e gli Stati Uniti.
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Il nostro ruolo non è limitato a quello di banchieri.
Dobbiamo essere pronti ad agire rapidamente per sostenere il consolidamento della pace nella regione.
Tuttavia, non dobbiamo illuderci: un accordo di pace globale in Medio Oriente ha un prezzo molto alto.
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La Commissione sta già valutando le implicazioni per l'Unione europea degli ultimi incoraggianti sviluppi.
Intendiamo condividere presto riflessioni più approfondite in merito con Parlamento e Consiglio.
Consentitemi di ricordare tuttavia, onorevoli deputati, che l'Unione europea non è affatto avara quando si tratta di sostenere finanziariamente il processo di pace.
Siamo i maggiori donatori dei palestinesi.
Abbiamo anche offerto un sostegno molto sostanzioso a Giordania, Libia, Siria ed Egitto.
Con gli israeliani abbiamo stabilito uno stretto rapporto di cooperazione in diversi settori di particolare interesse per loro.
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Il contributo della Comunità di oltre 600 milioni di euro in aiuti non rimborsabili e prestiti fra il 1994 ed il 1998 ha sostenuto efficacemente l'Autorità palestinese ed ha contribuito in misura notevole alla ricostruzione della deteriorata infrastruttura fisica in Cisgiordania e a Gaza.
Gli Stati membri dell'Unione europea nell'insieme hanno fornito un ulteriore contributo di 860 milioni di euro durante quel periodo cruciale.
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In questo contesto, consentitemi di congratularmi con l'Autorità palestinese per le iniziative recentemente intraprese per migliorare la trasparenza del bilancio.
Il Presidente Arafat incontrerà il Consiglio dei ministri la prossima settimana.
L'incontro rappresenterà un'ottima opportunità per affrontare l'esigenza di intraprendere azioni coraggiose al fine di migliorare l'amministrazione palestinese e rafforzare lo Stato di diritto.
La Commissione è attivamente coinvolta in tali sforzi.
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La Commissione ha anche aumentato il sostegno previsto per i progetti di cooperazione regionale fra israeliani e arabi.
L'anno scorso abbiamo impegnato oltre 20 milioni di euro per questi progetti.
Il pacchetto comprendeva una rinnovata assistenza per le attività people-to-people e la cooperazione transfrontaliera nell'ambito della quale israeliani e arabi si incontrano a livello di esperti e di organismi non governativi.
I deputati ricorderanno che l'Unione europea è il maggior donatore finanziario nell'ambito degli sforzi globali volti a riconciliare la popolazione del Medio Oriente.
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Numerose questioni emergono naturalmente come potenziali obiettivi aggiuntivi del sostegno comunitario nella prossima fase del processo di pace - fra queste, favorire il consolidamento di un insediamento nel Golan contribuendo agli accordi per la sicurezza e sostenendo l'opera di sminamento e la ricostruzione delle comunità delle alture del Golan.
Lo sviluppo economico siriano richiederà assistenza per la transizione da un'economia di guerra ad un'economia di pace.
Anche la ricostruzione ed il ripristino nel Libano meridionale, l'unica zona mediorientale con un conflitto militare in corso, richiederanno notevoli sforzi.
Dobbiamo altresì continuare a fornire il nostro sostegno per la riforma economica e lo sviluppo sociale nel Libano nel suo complesso.
Occorre trovare una soluzione al problema dei profughi palestinesi, che costituiscono il gruppo di profughi più numeroso al mondo, arrivando a quasi 5 milioni di persone, cifra indicativa delle ardue sfide che ci attendono.
Dobbiamo sostenere iniziative volte ad aumentare la disponibilità ed a migliorare la distribuzione e la gestione delle scarsissime risorse idriche della regione.
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Ultimo punto, ma forse il più importante, dobbiamo incoraggiare una più stretta cooperazione regionale in diversi settori, riunendo tutti i paesi interessati in uno sforzo congiunto per affrontare i loro problemi comuni.
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Appare già evidente che le risorse finanziarie attualmente disponibili per l'assistenza comunitaria a favore di questa parte del mondo non saranno sufficienti rispetto al livello di sostegno che si renderà necessario in caso di pace permanente.
Voglio sottolineare questo punto.
Desidero ricordare con una certa insistenza al Consiglio e, se necessario, al Parlamento, che non dobbiamo continuare a permettere che si crei un divario fra la nostra retorica e ciò che siamo effettivamente in grado di fare.
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Ribadisco che una modifica della politica del Medio Oriente richiederà una svolta nel sostegno che saremo chiamati a fornire e ci si aspetterà da noi.
Spero di poter aggiungere che vorremo fornirlo.
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Abbiamo compiuto progressi negli ultimi mesi e settimane, come il Ministro Gama ha detto poc'anzi, ma è inevitabile che si tratterà di un processo duro irto di difficoltà e delusioni.
Faremo tutto il possibile per favorire una conclusione positiva del processo e per far fronte agli obblighi e alle sfide che ne conseguiranno.
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Infine, ripeterò per alcuni che sono entrati in Aula negli ultimi minuti ciò che ho detto all'inizio delle mie osservazioni: non potrò rimanere fino alla fine della discussione, principalmente per il motivo che avevo previsto che la discussione si svolgesse questa mattina ed ho fissato un incontro sui Balcani per questa sera.
Spero che l'Aula capisca.
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<SPEAKER ID=82 LANGUAGE="ES" NAME="Galeote Quecedo">
Signor Presidente, il Commissario Patten ha tutta la nostra comprensione.
Vorrei dirgli che le comunicazioni con Madrid di solito non presentano problemi e che spero pertanto di vederlo presto dalle nostre parti.
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Le dichiarazioni che abbiamo sentito nel corso della giornata riguardo al processo di pace in Medio Oriente sono state molto tempestive in relazione alla visita serrata che il Ministro Gama - e mi rammarico della sua assenza durante la discussione -, ha effettuato nella zona, accompagnato da altri rappresentanti del Consiglio.
Il tono delle notizie diffuse dai mezzi d' informazione riguardo agli ultimi avvenimenti nella zona potrebbe dare luogo a una visione pessimista della situazione.
Onestamente credo che una valutazione di questo tipo non sarebbe coerente con la realtà dei fatti.
Condivido le prospettive positive espresse in questo senso dal Commissario Patten.
Mi spiego: è vero che il governo israeliano ha rinviato la terza cessione territoriale della Cisgiordania all'Autorità palestinese.
Ma è anche vero che dalla firma degli accordi di Sharm el-Sheikh sono stati ceduti all'Autorità nazionale palestinese il 39 percento del territorio della Cisgiordania e due terzi della striscia di Gaza, e - cosa più importante - l'accordo, fino ad oggi, è stato rispettato in modo scrupoloso, considerato che anche il rinvio è una prerogativa del governo israeliano prevista a Sharm el-Sheikh.
Sempre che, naturalmente, non superi il termine di tre settimane, come ha promesso il Primo ministro Barak.
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D'altra parte, la decisione di rinviare la seconda fase delle trattative, avviata a Shepherdstown dalla Repubblica araba di Siria, è senza dubbio un fatto importante, ma sono convinto che non distruggerà le speranze sorte lo scorso 3 gennaio in quella città.
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Signor Presidente, il fatto che i diversi gruppi politici dell'Assemblea partecipino alla discussione, sempre molto accesa, presentando una proposta di risoluzione che è il prodotto di un ampio consenso mi sembra significativo della chiara volontà politica di appoggiare in modo deciso i processi di pace in corso.
Di conseguenza, con la stessa fermezza proclamo il nostro rifiuto all'uso della violenza per risolvere le divergenze, indubbiamente ancora profonde, tra le parti.
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A mio giudizio, questo costituisce una garanzia per entrambe le parti, sia dal punto di vista politico che da quello finanziario, dell'impegno che possono aspettarsi dall'Unione europea nel contribuire a sostenere i costi della pace a cui tutti aneliamo.
E' chiaro che si tratta di un presupposto indispensabile per garantire la sicurezza nella zona e per apportare una cooperazione allo sviluppo che consenta di attenuare le gravi disparità sociali esistenti.
Ma serve altresì per richiamare l'attenzione sul fatto che l'Unione europea deve svolgere nei negoziati un ruolo politico pari al suo contributo economico - neanche noi abbiamo aspirazioni di banchieri - e che abbia la corrispondente visibilità pubblica.
Non ho alcun dubbio che a questo contribuirà il prossimo viaggio che il Presidente del Parlamento europeo farà nella regione.
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<SPEAKER ID=83 LANGUAGE="SV" NAME="Schori">
Signor Presidente, ringrazio il Commissario Patten per la chiara esposizione.
Tengo a dire che sottoscrivo l'impostazione dell'intervento dell'onorevole Galeote Quecedo.
Il Parlamento appoggia saldamente il processo di pace in Medio oriente, che finalmente può dirsi avviato.
Nonostante le difficoltà e i ritardi, la differenza fra la situazione odierna e le prospettive che si intravedevano un anno fa è semplicemente abissale.
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I punti che mi preme evidenziare sono quattro.
In primo luogo, gli accordi di Sharm el-Sheikh prevedono, come noto, un preciso calendario per l'attuazione degli impegni assunti da Israele con l'accordo interinale e con gli accordi di Hebron e di Wye Plantation.
Con l'avvio di negoziati per un accordo di pace definitivo, i due problemi vanno a mio avviso tenuti distinti: l'assenza di progressi nei negoziati sull'assetto definitivo non deve rimettere in discussione l'attuazione dei tre accordi transitori che ho ricordato.
A tale proposito, gli elementi sui quali vigilare sono il destino del porto di Gaza, il passaggio a Nord per il transito fra Gaza e la Sponda occidentale, l'ulteriore rilascio di prigionieri delle forze di sicurezza e l'attuazione degli impegni economici.
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Il secondo punto riguarda la Siria.
A tale riguardo, il problema fondamentale è naturalmente quello della frontiera.
Non sappiamo ancora quale sarà l'andamento dei negoziati, ma ciò che più conta è che siano stati aperti.
Un elemento importante in questo contesto è rappresentato dalla futura ripartizione delle risorse idriche.
Allo stato attuale, infatti, il Golan assicura una quota compresa fra un terzo e un sesto dell'approvvigionamento idrico complessivo di Israele.
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Il terzo aspetto è rappresentato dai colloqui di pace in Siria, legati a doppio filo alla questione del ritiro israeliano dal Libano meridionale.
Stando alle informazioni dell'UNIFIL, vi sono ora segnali concreti in base ai quali Israele starebbe preparando un ritiro, eventualità che noi salutiamo.
I problemi ancora in sospeso riguardano naturalmente, anche in questo caso, l'approvvigionamento idrico, nonché la situazione dei profughi palestinesi in Libano.
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La mia ultima osservazione riguarda infine il futuro Stato palestinese.
Tale Stato potrebbe essere proclamato entro l'anno, con o senza l'avallo di Israele.
Il governo Barak ha lasciato intendere di essere orientato a concludere un accordo di pace con uno Stato come controparte.
Anche se i negoziati non dovessero concludersi entro il mese di settembre di quest'anno, non vi sono impedimenti contrattuali alla proclamazione di uno Stato palestinese dopo quella data.
In tale contesto è importante, per quanti come me appoggiano quest'idea, che l'evoluzione sia quella descritta dal Commissario Patten, ossia verso uno Stato trasparente e democratico.
Obiettivo al quale tutti intendiamo concorrere.
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<SPEAKER ID=84 LANGUAGE="NL" NAME="De Clercq">
Signor Presidente, è con grande piacere che inizio il mio intervento accennando alla risoluzione comune che sarà presentata a conclusione di questa discussione, una risoluzione alla quale il mio gruppo ha dato il suo contributo e che naturalmente approverà.
Ma più espressamente desidero manifestare la nostra gioia per il fatto che Israele e Siria, dopo un lungo intervallo, abbiano ora ripreso il dialogo al fine di risolvere i punti controversi.
Le recenti trattative rappresentano per ora un importante passo verso una pace permanente nel Medio Oriente.
E' dunque un peccato che i colloqui di pace siano stati provvisoriamente sospesi.
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E' indubbio che entrambe le parti interessate dovranno compiere sforzi notevoli.
Una pace duratura in quella regione potrà essere realizzata solo sulla base di un accordo che garantisca la sicurezza dei confini di Israele e l' integrità della Siria.
Per giungere a tanto sarà necessario avviare relazioni diplomatiche stabili nonché un dialogo costante.
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Accanto agli incontri bilaterali con la Siria, mi auguro che Israele inizi entro breve tempo anche un processo negoziale con il Libano, e che sia ancora possibile un approccio multilaterale nell' ambito della cooperazione economica e regionale.
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Resta, però, da biasimare il fatto che l' Unione europea, uno dei principali donatori di aiuti finanziari, non sia a tutt' oggi in grado di assumere un ruolo politico rilevante nell' ambito del processo di pace.
Il processo di pace nel Medio Oriente è una delle priorità della politica estera e di sicurezza comune dell' Unione europea.
Qui un ruolo speciale potrebbe essere svolto dall' Alto Rappresentante Solana; inoltre, anche la Commissione e gli Stati membri vanno incoraggiati a sostenere progetti che possono contribuire alla creazione di un clima di comprensione e di collaborazione tra i diversi popoli che abitano la regione.
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Devo ricordare anche l' importanza del processo di Barcellona, che deve esercitare un' influenza positiva sulla cooperazione regionale.
In tale ottica, noi sosteniamo la partecipazione della Libia, a condizione, però, che quel paese riconosca i diritti umani, rinneghi gli aiuti ai terroristi e sostenga pienamente il processo di pace.
Restano, com' è ovvio, ancora molti problemi irrisolti e molte domande senza risposta, anche riguardo ai palestinesi.
Tutti sanno che il processo di pace è un processo lungo e faticoso, ma siamo convinti che, se ci saranno la necessaria fiducia, l' irrinunciabile volontà politica e la dovuta perseveranza, potremo raggiungere il nostro obiettivo comune, che è quello di un Medio Oriente prospero e pacifico.
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<SPEAKER ID=85 LANGUAGE="SV" NAME="Gahrton">
Signor Presidente, è incoraggiante che, nonostante alcuni ritardi e alcuni ostacoli, siano in corso negoziati di pace tanto fra Israele e la Palestina, quanto fra Israele e la Siria.
Il momento della verità si avvicina.
Israele è disposto, in cambio della pace e della sicurezza, a seguire le risoluzioni delle Nazioni Unite e a ritirarsi dalle terre conquistate agli arabi nel 1967?
E' disposto a consentire il rientro dei profughi palestinesi, o a prevedere un indennizzo?
Israele vorrà condividere la città di Gerusalemme e le acque del fiume Giordano?
La Palestina libera diverrà uno Stato pienamente democratico e, pertanto, un interlocutore credibile ai fini della pace?
La Siria accetterà davvero l'esistenza di Israele? Procederà all'introduzione della democrazia e dello Stato di diritto?
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Se la principale responsabilità nei confronti del processo di pace ricade sull'occupante, ossia Israele, ciò non significa che anche la controparte araba non abbia una notevole parte di corresponsabilità.
La pace in Medio oriente, però, riguarda tutti noi.
E' pertanto positivo che l'Unione europea tenga a battesimo lo Stato palestinese.
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Fatte queste precisazioni, concludo con una strana storia che riguarda la Svezia, Stato membro dell'Unione europea. Vi si organizza una conferenza intergovernativa mondiale sullo sterminio degli Ebrei ad opera di Hitler, conferenza certo benvenuta.
Ma fra i quarantasette Stati di tutto il mondo invitati a prendervi parte non figura neppure uno degli Stati arabi inclusi nel processo avviato dall'Unione a Barcellona.
Questa scelta è stata interpretata come la dimostrazione che, per gli europei, l'atteggiamento degli arabi verso Israele è paragonabile all'antisemitismo dei nazisti, posizione completamente fuori dalla realtà.
Le critiche del mondo arabo verso Israele hanno preso le mosse dalle stesse spinte anticoloniali che hanno presieduto, per esempio, alla lotta di liberazione degli algerini contro la Francia.
Eppure, oggi l'Egitto, la Giordania e la Palestina sono uniti a Israele da una pace sancita da un trattato.
Mi domando quindi se il Commissario Patten non converrà con me che sarebbe stato molto più opportuno invitare almeno qualche paese arabo alla conferenza di Stoccolma sullo sterminio degli Ebrei.
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<SPEAKER ID=86 NAME="Morgantini">
Signor Presidente, ringrazio molto il Commissario Patten per la consapevolezza che ha mostrato delle difficoltà del processo di pace e della sfida che l'Unione europea assume affinché questo si realizzi.
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In Medio Oriente è proprio tempo di pace; è tempo di chiudere la fase storica iniziata con la dichiarazione di Balford del '17 e la guerra arabo-israeliana del '48; è tempo che vi siano confini sicuri per ogni paese dell'area, diritti politici, sociali ed economici, diritti umani riconosciuti e praticati in Siria, in Palestina e in Israele, ovunque.
E' una pratica anche di sovranità, di democrazia di ogni popolo e persona, ma a tal fine è indispensabile che ogni parte in conflitto abbia il coraggio della pace e dei diritti, che riconosca l'altro come partner e non come suddito al quale bisogna fare delle concessioni.
Mi riferisco principalmente al nodo Palestina-Israele, ma ciò vale anche per i territori occupati nel Golan dal 1967 e nella fascia sud del Libano dopo il 1982.
Israele deve assumere le proprie responsabilità, ritirarsi dai territori occupati e condividere le risorse idriche, ma allo stesso tempo deve avere la certezza della sua sicurezza e poter vivere pacificamente nello scambio economico e politico con tutti i paesi dell'area.
La sicurezza non concerne però solo Israele.
Lo stesso vale per gli altri paesi, in primo luogo per i palestinesi che vivono ancora sotto l'occupazione militare e che anche oggi, malgrado gli accordi firmati a partire da Oslo, vedono la loro terra confiscata nelle aree B e C. Dopo Oslo e fino al 17 ottobre 1999 sono state confiscate 174 mila dunans di terra, di cui 8 462 sotto il nuovo governo Barak: gli alberi sono stati sradicati, le case ancora demolite e, soprattutto a Gerusalemme Est, l'uso dell'acqua è ridotto o negato, mentre gli insediamenti continuano e sono in costante crescita.
Non vi è dubbio alcuno, però, che con le elezioni del nuovo governo sono stati compiuti passi positivi, perlomeno si riprende a trattare.
Ma nel Medio Oriente non potrà esserci una pace stabile e duratura se i palestinesi non avranno un loro Stato, se non potranno liberamente muoversi all'interno del loro territorio.
La comunità internazionale deve semplicemente adempiere alle risoluzioni 332, 248, 245 e 194.
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Riteniamo preoccupante il rinvio dei rapporti con la Siria, così come la decisione di Barak di rinviare il ritiro dell'esercito israeliano e gli accordi di Sharm el-Sheikh.
Reputiamo estremamente importante che l'Unione europea debba svolgere un ruolo politico nei negoziati pari al suo ruolo negli aiuti economici.
Non possiamo accontentarci di rimanere dietro le quinte, dobbiamo invece essere protagonisti in prima persona, senza per questo essere in rotta di collisione con gli Stati Uniti, come ha detto il Ministro Gama.
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<SPEAKER ID=87 LANGUAGE="EN" NAME="Collins">
Signor Presidente, per prima cosa vorrei ringraziare il Commissario Patten e manifestargli la mia stima per le osservazioni che ha fatto in questa sede oggi, in particolare in relazione al ruolo dell'Unione europea nel processo di pace, e per aver ribadito che il nostro non è solo un ruolo di "banchieri" dell'intera operazione.
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Sono rimasto profondamente deluso nell' apprendere questa settimana la notizia della sospensione dei colloqui fra Israele e Siria.
Spero vivamente che si possa raggiungere un compromesso per superare quest' ostacolo in modo che i negoziati di pace possano riprendere al più presto.
Tuttavia, non possiamo negare che ultimamente in Medio Oriente siano stati compiuti alcuni progressi politici positivi.
Il fatto che, per la prima volta nelle loro rispettive storie, il Ministro degli esteri siriano ed il Primo ministro israeliano recentemente si siano seduti attorno allo stesso tavolo negli Stati Uniti è un segnale che i vecchi odi e le animosità si possono superare.
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I leader politici devono dare prova di autentico coraggio per creare condizioni che possano portare ad una soluzione pacifica globale in Medio Oriente.
So che anche se è possibile raggiungere un accordo fra Siria e Israele, il Primo ministro israeliano si troverà ancora di fronte ad una forte opposizione ad ogni nuovo accordo con la Siria in qualsiasi referendum futuro.
I coloni delle alture del Golan chiederanno una compensazione e dovranno essere fornite garanzie di sicurezza.
Se la Siria fosse disposta ad offrire concessioni sulla questione della sicurezza, le prospettive di una soluzione positiva della questione Israele/Siria potrebbero essere promettenti.
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In merito al problema della Palestina, riconosco che permangono ancora alcune difficoltà riguardo all'attuazione di taluni aspetti dell'accordo di Wye Plantation.
I principali problemi per il momento comprendono le difficoltà di ritiro delle truppe, nonché il trasferimento dei territori.
Il ridotto numero di prigionieri palestinesi liberati ed il fatto che il governo israeliano sembri voler sospendere l'esecuzione di lavori relativi a permessi di costruzione già concessi, nonché negare il rilascio di nuove autorizzazioni, pone ulteriori ostacoli.
Tali questioni hanno chiaramente rallentato qualsiasi progresso nei negoziati relativi allo statuto definitivo, anche se, credo, questi colloqui non potranno essere rinviati indefinitamente.
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Per il momento, la principale difficoltà nell'affrontare i negoziati sembra essere il fatto che i palestinesi insistono che per prima cosa si deve raggiungere un accordo sulla questione del confine, mentre il governo israeliano dice che si deve definire tale aspetto solo dopo aver trovato una soluzione al problema degli insediamenti e della sicurezza.
Attualmente, entrambe le parti sembrano aver riconosciuto che nulla sarà concordato fino a quando tutto sarà concordato.
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In conclusione, mentre altri paesi in Medio Oriente hanno espresso riserve sulla direzione globale del processo di pace, ora che il governo siriano vi è stato coinvolto, l'Egitto ed altri paesi della regione sono disposti ad andare avanti.
Spero sinceramente che, nell' interesse di un miglioramento della sicurezza e della qualità della vita delle popolazioni che vivono in Medio Oriente, tutti i protagonisti chiave compiano rapidamente passi avanti, nell'immediato futuro, in modo da raggiungere un accordo globale su tutte le questioni fondamentali che devono essere risolte.
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<SPEAKER ID=88 NAME="Bigliardo">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, le diverse proposte di risoluzione presentate a questo Parlamento danno uno spaccato più o meno reale della situazione mediorientale.
C'è chi plaude a nuovi accordi tra Israele e Siria ma solo qualcuno richiama l'attenzione sul problema reale e centrale della questione mediorientale.
E' arrivato infatti il momento, onorevoli colleghi, di risolvere una questione nodale degli equilibri mondiali.
E' giunta l'ora che Israele mantenga gli impegni antichi, ritirandosi definitivamente dai territori occupati riconoscendo finalmente e una volta per tutte l'autorità palestinese, la cui recuperata azione diplomatica avrà un futuro certo fino a quando sarà nelle sagge mani di Yasser Arafat.
E' altresì importante non perdere di vista la questione irachena, della quale nessuno parla più gettando nell'oblio i problemi di milioni di donne, anziani e bambini, vittime di un embargo tanto arrogante quanto infame.
Non so quanto Siria e Israele vorranno e potranno davvero fare, so però che la nostra Istituzione può fare molto e sarebbe ora che si occupasse della vita della gente con la stessa enfasi con la quale pensa ai reattori dei freddi quanto amorfi e artificiali neon dei nostri lampadari, che possono illuminare una casa, non certo il mondo del terzo millennio.
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<SPEAKER ID=89 LANGUAGE="NL" NAME="Belder">
Signor Presidente, in questi giorni lo scrittore israeliano Amos Oz ha descritto efficacemente la gelida atmosfera in cui si svolgono le trattative tra israeliani e palestinesi.
Oz ha avuto l' impressione che i siriani pensassero che, in cambio delle alture del Golan, dovessero soltanto inviare agli israeliani un fax di conferma dell' avvenuta restituzione.
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Quest' impressione di Oz si ritrova anche nella stampa israeliana, che sottolinea il contrasto tra l' impegno profuso anche a livello personale in favore della pace da parte del Primo ministro israeliano Barak e l' atteggiamento scostante, anzi, la vera e propria assenza fisica dell' uomo forte di Damasco, il Presidente Assad, dal tavolo delle trattative svoltesi negli Stati Uniti.
Invero, l' interlocutore istituzionale di Barak avrebbe dovuto essere Assad e non il suo Ministro degli esteri.
Il comportamento scortese del Ministro Farouk al-Shara alle trattative di Shepherdstown ha provocato una fortissima irritazione in Israele.
Il suo atteggiamento nei confronti del Premier israeliano è stato quanto mai offensivo.
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Da dove nasce tutta questa attenzione per le elementari norme di comportamento diplomatiche in un duro processo negoziale riguardante territori?
Della Siria si può dire che cerca il più possibile di nuocere alla propria causa, lasciando che poi, alla fine, siano come sempre gli elettori israeliani a decidere sulla restituzione o meno del Golan.
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Da tutte le risoluzioni presentate emerge l' accorato auspicio che l' Europa assuma un ruolo più rilevante nel processo di pace.
C' è, però, da chiedersi se Bruxelles sia in grado di fornire i miliardi di dollari che le autorità di Siria e Israele si aspettano dal loro nume tutelare, cioè gli Stati Uniti. Per non parlare, poi, delle pesanti e altrettanto costose garanzie per la sicurezza nel caso di un ritiro israeliano dal Golan.
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Concludo con una domanda al Consiglio e alla Commissione dell' Unione europea.
Cosa c' è di vero nelle notizie di stampa secondo cui la Presidenza portoghese avrebbe già promesso di inviare soldati come forza di pace nel Golan?
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<SPEAKER ID=90 LANGUAGE="ES" NAME="Salafranca Sánchez-Neyra">
Signor Presidente, non è una buona notizia la sospensione o il rinvio sine die dei negoziati tra siriani ed israeliani, come d'altronde non è una buona notizia l'attentato di ieri l'altro, che con una bomba ha provocato 16 feriti.
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E' chiaro che, per una volta, gli Stati Uniti non sono riusciti a sbloccare la ripresa dei negoziati, e la verità è che gli ostacoli sono difficili da superare: i siriani pretendono il ritorno sotto la loro sovranità e giurisdizione delle alture del Golan e vorrebbero vedere riconfermate le frontiere anteriori al 4 giugno 1967, mentre gli israeliani, considerandolo più consono alla loro situazione, pretendono che le frontiere siano quelle stabilite nel 1923.
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Il blocco dei negoziati tra siriani e israeliani non è l'unico rallentamento nel processo di pace in Medio Oriente.
In questo momento è sospesa anche l'applicazione dell'accordo quadro tra l'Autorità palestinese e Israele.
Dopo i colloqui che hanno avuto luogo ieri l'altro tra il Primo ministro israeliano ed il Capo dell'Autorità palestinese, il Primo ministro israeliano ha chiesto un rinvio di due mesi a partire dal 13 febbraio, data limite per l'esecuzione dell'accordo quadro relativo alla situazione della Cisgiordania e della striscia di Gaza.
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Cosa può fare l'Unione europea di fronte a questa situazione?
Sfortunatamente non molto.
Deve appoggiare, com'è logico, questi negoziati, auspicati dagli Stati Uniti; deve moltiplicare i contatti; è positiva la presenza dell'inviato dell'Unione europea, l'Ambasciatore Moratinos, che ha svolto la sua missione - nei limiti concessi dai poteri dell'Unione europea - con grande diligenza ed efficacia.
Ma tutto questo non impedisce di notare una certa impotenza, perché quando i negoziatori di entrambe le parti questo fine settimana ritorneranno negli Stati Uniti, non potremo dimenticare che per ogni 100 dollari che si spendono nel processo di pace della regione, 60 rappresentano il contributo dell'Unione europea.
Se pensiamo poi che presto si svolgerà una conferenza a Mosca, si fa ancora più evidente la situazione un po' patetica della presenza dell'Unione europea in questo processo di pace.
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Vorrei ribadire alla Presidenza portoghese che occorre rivendicare un ruolo più rilevante per l'Europa e che è ora di realizzare un cambio della guardia che porti l'Unione europea ad assumere una presenza più consistente in questa vicenda.
Spero che la prossima visita del Presidente del Parlamento europeo nella regione e quella dei presidenti delle delegazioni interparlamentari permettano di avviare una fase di maggiore iniziativa e di maggiore presenza dell'Unione europea in questo complicato e difficile processo di pace.
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<SPEAKER ID=91 LANGUAGE="DE" NAME="Sakellariou">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Commissario Patten, desidero ringraziarvi per i vostri interventi, in particolare il Commissario Patten di cui condivido appieno l'analisi. Pertanto non intendo soffermarmi ulteriormente sui punti da lui citati.
Desidero esprimere soltanto tre considerazioni, che forse incontrano il consenso del Commissario Patten, sebbene per diversi motivi possano essere formulate in modo più esplicito da parte di un deputato.
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Innanzitutto ritengo che possiamo dirci soddisfatti degli accordi stipulati tra Israele e l' Autorità palestinese indipendente.
Adesso disponiamo di un numero sufficiente di accordi: quelli di Oslo, di Wye Plantation, di Sharm el-Sheikh.
Si tratta soltanto di applicarli.
Condivido però lo scetticismo dell' onorevole Salafranca, motivato dalle cattive notizie giunte questa settimana da Israele in merito all' inosservanza dei tempi di applicazione anche dell' ultimo accordo.
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Il secondo punto concerne la ripresa dei negoziati tra Siria ed Israele, che considero una notizia alquanto incoraggiante.
Tuttavia questa settimana abbiamo appreso che il Primo ministro Barak non si recherà a Washington e che quindi non sarà possibile proseguire i negoziati.
Vorrei sottolineare che se verranno restituite alla Siria le alture del Golan il problema in questa regione sarà risolto.
Rispetto alla questione del referendum, cui hanno accennato diversi colleghi, sarebbe necessario riflettere se è sempre il caso di indire referendum per l' adempimento di impegni derivanti dal diritto internazionale.
In Germania, con ogni probabilità, la gente sarebbe contenta se si indicesse un referendum sui pagamenti all' Unione europea, per sondare la disponibilità del popolo tedesco a versare tali contributi.
Si tratterebbe di una situazione analoga.
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Terzo ed ultimo punto, il ruolo dell' Unione europea.
Vorrei sottolineare, Commissario Patten, il ruolo importante svolto dall' inviato speciale Moratinos nella regione, nonché il nostro contributo in termini di finanziamenti.
Sa che in Parlamento troverà sempre sostegno, anche per la sua proposta.
Se sarà necessario un finanziamento non ci tireremo indietro, ma dobbiamo anche esercitare un peso politico, che l' inviato Moratinos non può assumere da solo in tale regione. La Presidenza del Consiglio deve adottare provvedimenti in tal senso, inviare sul posto il signor PESC e, come hanno fatto i russi, anche noi dobbiamo invitare i protagonisti del processo di pace.
Questo è il ruolo adeguato alla nostra partecipazione e al nostro contributo.
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<SPEAKER ID=92 LANGUAGE="FR" NAME="Ries">
Signor Presidente, Commissario Patten, onorevoli colleghi, i recenti colloqui di pace avviati negli Stati Uniti fra Israele e Siria segnano una svolta nella storia del Medio Oriente, una svolta attesa ormai da cinquant'anni e che è decisamente difficile da negoziare.
Oggi non sono previsti incontri a Shepherdstown, ma dobbiamo sperare, come il Commissario Patten diceva poc'anzi, che questo rinvio dei negoziati dovuto alle ultime esigenze siriane sia solo un piccolo intoppo sul cammino di un accordo di pace destinato a cambiare il volto del Medio Oriente.
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Questo è proprio il senso della nostra risoluzione: la speranza di un accordo giusto ed equilibrato, fondato sul rispetto delle sovranità e del diritto a vivere in condizioni di sicurezza all'interno di frontiere sicure e riconosciute.
Tutte le truppe straniere, quindi, comprese le forze siriane, dovranno lasciare il Libano, conformemente alla risoluzione 520 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
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Possiamo sperare per luglio del 2000 - è la data promessa da Ehud Barak - in un ritiro israeliano dal Libano meridionale?
L'Unione può sperare in un duplice accordo di pace fra Israele ed i suoi vicini settentrionali?
Noi lo crediamo. Vogliamo crederlo.
La determinazione delle parti non è mai stata così forte.
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Vorrei insistere inoltre su un punto che mi sembra fondamentale: l'equilibrio che deve caratterizzare il messaggio europeo, un equilibrio politico fra i partecipanti ai negoziati, com'è ovvio, ed anche fra le popolazioni.
Dopo l'attentato di Hadera lunedì scorso, dobbiamo ribadire la nostra condanna di qualsiasi forma di terrorismo.
A proposito di equilibrio, o piuttosto, nel caso specifico, di squilibrio, desidero aggiungere quanto sia deplorevole dover ancora constatare, oggi, il debole ruolo politico svolto dall'Europa nella soluzione del conflitto.
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Oggi a mezzogiorno, il Presidente in carica del Consiglio Gama parlava del sostegno finanziario e commerciale dell'Europa a favore della regione.
Nonostante tutto, è giocoforza constatare che il rilancio del processo di pace è dovuto per il momento essenzialmente all'opera di Washington.
I siriani, come altri paesi arabi prima di loro, hanno scelto gli americani per patrocinare i negoziati.
E' la stessa scelta che ha compiuto anche lo Stato israeliano, nel quale l'Europa risente, è un fatto e non un'opinione, di un'immagine pubblica di faziosità.
Colgo quindi l'occasione per ribadire al Commissario Patten, a Solana, a Moratinos, quanto contiamo sui loro sforzi per far sentire la voce dell'Europa nella ricerca di una soluzione pacifica al conflitto.
Anche se è difficile per l'Europa parlare a una sola voce del processo di pace, essa può e deve parlarne nello stesso spirito di fiducia e di solidarietà.
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<SPEAKER ID=101 NAME="Presidente">
L'ordine del giorno reca le interrogazioni orali al Consiglio (B5-0040/99) e alla Commissione (B5-0041/99), a nome della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni, sulla discussione annuale 1999 e sullo spazio di libertà, sicurezza e giustizia (articolo 39 TUE).
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<SPEAKER ID=102 LANGUAGE="ES" NAME="Terrón i Cusí">
Signor Presidente, il 1999 è stato l'anno dell'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, della comunitarizzazione dell'Accordo di Schengen e del Consiglio straordinario di Tampere.
Sono stati i momenti più importanti in cui il Consiglio ha espresso la sua volontà politica di istituire uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione europea.
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Ci rallegriamo che il Consiglio abbia deciso di redigere la Carta dei diritti dei cittadini, di dare attuazione all'articolo 13 del Trattato, che riguarda la lotta contro tutte le forme di discriminazione e contro la xenofobia, e di ravvicinare le legislazioni sulle condizioni di ammissione e di stabilimento, nonché di garantire ai residenti un trattamento giusto ed equiparabile a quello dei cittadini dell'Unione.
Siamo inoltre lieti che si sia arrivati ad un accordo politico sulle prime proposte di cooperazione civile.
Questo è stato l'anno in cui si è dato un ambito comunitario alle politiche della giustizia e degli affari interni, che sono state affidate ad un unico Commissario, António Vitorino, e siamo molto contenti anche di questo.
A lui è anche stato affidato il progetto di un quadro di valutazione che permetta di verificare i progressi effettivamente compiuti su questo terreno a livello comunitario, ma anche - e mi sembra importante - nell'ambito degli Stati membri.
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Ci congratuliamo con il Consiglio per queste decisioni, benché all'Assemblea il Trattato di Amsterdam abbia riservato una delusione: quella di rinviare di cinque anni il ruolo che ci compete, la possibilità per il Parlamento di partecipare attivamente, di controllare democraticamente lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia, nonché il ruolo che la Corte di giustizia deve rivestire al suo interno.
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Ma se, controllando i progressi ottenuti durante il 1999, come compete al Parlamento per mandato del Trattato, ci allontaniamo dall'ambito delle grandi dichiarazioni ed entriamo in quello delle decisioni effettivamente prese ed attuate, il panorama, signor Presidente, si fa buio.
E' come se il Consiglio avesse più di una faccia e più di due mani, e quanto da una parte firma e dichiara venisse contraddetto dall'altra parte.
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Nonostante tutti gli impegni assunti al più alto livello, il Consiglio non è riuscito a prendere le decisioni che lui stesso aveva previsto.
I programmi si moltiplicano e si sovrappongono e non c'è modo di controllarne il livello di realizzazione e di efficacia o, almeno, il Parlamento non riesce a farlo.
Abbiamo presentato al Consiglio una serie di interrogazioni e so che è intenzione della Presidenza portoghese rispondere a tutte.
Speriamo che questa Presidenza segni l'inizio di un cambiamento nell'atteggiamento del Consiglio nei confronti dell'Assemblea.
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Come dicevo, non c'è corrispondenza tra le decisioni prese dal Consiglio e le politiche effettivamente messe in pratica.
Nel mio gruppo, ma anche nel resto dell'Assemblea, ci sono dubbi su quella che dovrebbe essere una buona notizia: l'introduzione di Schengen nell'ambito comunitario.
Come dicevamo poc'anzi, l'accordo di Schengen è stato recepito in tempi brevi, ma ciò è avvenuto in una cornice molto poco trasparente.
Nessuna informazione è giunta al Parlamento europeo durante questo processo, né esso è stato consultato; né sull'associazione del Regno Unito, né sull'inserimento della Grecia, né sui negoziati con Norvegia o Islanda.
Lo stesso succede con la politica di immigrazione.
Ci siamo trastullati presentando un mucchio di relazioni, ma non sappiamo cos'è successo a quelle iniziative; sono scomparse.
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Speriamo che il 2000 sia l'anno delle realizzazioni, come il 1999 è stato quello delle aspettative.
Speriamo anche che il Consiglio faccia uno sforzo per sottoporsi al controllo dell'Assemblea.
Il Consiglio ha deciso che la politica della giustizia e degli affari interni deve far parte dell'edificio dell'Unione: ora può agire conseguentemente alle sue decisioni o continuare a limitare miseramente la partecipazione delle altre Istituzioni a questo progetto di importanza vitale.
Se sceglie la seconda via, deve essere cosciente dei rischi che corre e che questo atteggiamento potrà comportare un indebolimento delle basi su cui si fonda lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
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Credo invece che il Consiglio potrebbe accettare l'offerta di un accordo tra le Istituzioni per progredire in altro modo.
Solo se rispetterà i suoi obblighi nei confronti del Parlamento in modo generoso, preparerà il futuro.
Solo se doterà la Commissione europea delle risorse necessarie e del riconoscimento indispensabile per svolgere il suo lavoro e verificare i reali progressi in ambito comunitario e all'interno degli Stati membri, saremo - e lo sarà il Consiglio - all'altezza delle decisioni prese a Tampere per avanzare verso un'Unione più libera, più giusta e più sicura.
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<SPEAKER ID=103 NAME="Gomes">
<SPEAKER ID=104 NAME="Costa">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signor Commissario, credo che comprendiate come l'emozione che provo nel trovarmi qui, non essendo mai stato in passato deputato al Parlamento europeo, sia superiore a quella del mio collega Gomes.
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Come ha affermato la onorevole Terrón i Cusí nel suo intervento, il 1999 ha rappresentato nel settore della giustizia e degli affari interni un anno di grande aspettative. Aspettative che si sono concretizzate con l'entrata in vigore del Trattato di Amsterdam e con le conclusioni del Consiglio di Tampere, ma che, a partire da quest'anno, è indispensabile tradurre in atti concreti, in realizzazioni e, in tal senso, siamo tutti consapevoli di quanto sia essenziale che il Consiglio riesca ad approvare, il più rapidamente possibile, il quadro di valutazione che il Commissario Vitorino ha avuto l'incarico di redigere.
Non posso fare a meno di esprimere ancora una volta il profondo desiderio della Presidenza portoghese di poter concludere l'accordo politico sullo scoreboard in occasione del Consiglio informale che si terrà a Lisbona il 3 e il 4 marzo.
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Quanto alle questioni concrete posteci dalla onorevole Terrón i Cusí, le raggrupperei in tre tematiche fondamentali: la lotta alla criminalità organizzata, il funzionamento della rete giudiziaria, in particolare in materia penale, e le questioni relative a Europol.
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Per quanto riguarda la criminalità organizzata, il 1999 ha segnato la realizzazione di alcune azioni importanti che hanno avuto origine dal piano d'azione di Vienna e che si sono tradotte in particolare nella ratifica della Carta delle associazioni professionali europee, nello sviluppo della cooperazione e nella definizione di punti di contatto tra gli Stati membri allo scopo di ottenere informazioni rilevanti per la lotta al riciclaggio di capitali.
Terrei inoltre a segnalare l'iniziativa della Presidenza finlandese relativa ad una risoluzione del Consiglio attualmente all'esame del gruppo multidisciplinare.
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E' un'area questa nella quale è necessario proseguire ed approfondire il lavoro, non solo facendo approvare la strategia dell'Unione per la lotta alla criminalità organizzata nel nuovo millennio, bensì anche cercando di aggirare le difficoltà che emergono dalla frammentazione esistente, in particolare a livello di Consiglio, nella valutazione delle materie riguardanti la lotta alla criminalità organizzata; in tal senso, non posso fare a meno di sottolineare l'importanza che attribuiamo alla cooperazione che stiamo portando avanti con la Presidenza francese, finalizzata alla realizzazione di un Consiglio Jumbo GAI-ECOFIN che, per non ridursi a mero evento mediatico, dovrà essere preceduto da un accurato lavoro di preparazione da affidare ad un comitato misto di cui la Presidenza portoghese ha già proposto la costituzione.

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Un altro aspetto importante della questione della lotta alla criminalità organizzata è rappresentato dalle relazioni con i paesi terzi.
E qui, oltre al lavoro che verrà svolto nell'ambito del gruppo di esperti sul patto di preadesione, è importante che si sia potuto elaborare un piano d'azione congiunto tra l'Unione europea e la Federazione russa per la lotta alla criminalità organizzata, attualmente in fase di conclusione, nonché realizzare incontri tra funzionari di collegamento degli Stati membri, insediati a Mosca, e sviluppare un insieme di altre iniziative.
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Vi è poi un'area che riguarda l'intervento dell'Unione nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite e relativi protocolli, contro la criminalità organizzata e nell'ambito delle convenzioni definite nel quadro del Consiglio d'Europa, in particolare a proposito di reati nel ciberspazio.
Trattandosi di una materia che assumerà una dimensione rilevante nel contesto del programma relativo alla giustizia e agli affari interni, la Presidenza ritiene sia utile esplorare, alla luce dei principi enunciati nel titolo VI del Trattato, forme adeguate per garantire al Parlamento europeo una migliore informazione sull'andamento e la conclusione di tali negoziati nell'ambito della Convenzione delle Nazioni Unite.
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Per quanto riguarda la rete giudiziaria, ci sono state realizzazioni importanti - in particolare l'entrata in funzione, alla fine del 1999, del sistema di telecomunicazioni destinato alla rete giudiziaria europea - ed è stato sviluppato, all'interno del gruppo multidisciplinare, un insieme di azioni per dare esecuzione al piano d'azione del 1997.
Ma vorremmo sottolineare come sia indispensabile che venga approvata, nel minor tempo possibile, la strategia per il nuovo millennio, in modo da dare un rinnovato impulso e continuità al lavoro portato avanti nell'ambito del piano d'azione precedente.
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Per quanto concerne la cooperazione giudiziaria sono stati fatti importanti passi avanti in relazione alla tutela penale dell'euro e si sta consultando il Parlamento europeo su una risoluzione quadro, la cui importanza strategica è fondamentale.
A nostro avviso la credibilità della tutela penale dell'euro esige che si eviti il moltiplicarsi degli strumenti e che si faccia pertanto uno sforzo congiunto affinché sia possibile, a marzo, approvare un unico strumento che tratti l'insieme delle materie da affrontare, sia quelle già oggetto di iniziative presentate dalla Francia, che quelle di cui la Commissione stessa ha sottolineato la necessità di adozione.
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E' importante che all'interno di questo settore si attuino misure concernenti il reciproco riconoscimento delle decisioni giudiziarie. Riteniamo possibile, sulla base del lavoro già svolto, giungere ad adottare entro breve tempo, perlomeno in materia di sequestro di beni, misure che permettano il reciproco riconoscimento delle sentenze.
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Infine, per quanto concerne Europol - che ha iniziato la sua attività effettiva proprio nel 1999, spingendo il Consiglio ad approvare un insieme di strumenti, di cui il Parlamento è a conoscenza, per dare il via al suo funzionamento - sussiste senza dubbio una questione di fondo che ha a che vedere con il controllo democratico e giudiziario della stessa Europol, questione che naturalmente acquista una diversa dimensione se si tiene conto della scelta politica, fatta a Tampere, di approfondire le competenze di Europol, e soprattutto, di darle carattere operativo.
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La Presidenza francese ci ha consegnato un importante documento di lavoro che configura diverse ipotesi per affrontare e risolvere le questioni del controllo democratico e giudiziario di Europol.
La Presidenza portoghese assumerà l'iniziativa di presentare a breve un documento di lavoro sulla rete "Eurojust", in quanto, non essendo ovviamente necessario che il controllo giudiziario di Europol sia fatto ricorrendo a "Eurojust", non si può escludere, attualmente, che essa possa rappresentare un'opzione.
Per questo motivo è essenziale che il dibattito in seno al Consiglio sull'evoluzione di Europol ed Eurojust abbia luogo contemporaneamente, affinché contemporaneamente possano trarsi le conclusioni.
Credo che in quest'ambito, e nell'ambito del dialogo che Consiglio e Parlamento dovranno necessariamente instaurare sull'evoluzione di Europol ed Eurojust, vi sia la possibilità di trovare una soluzione accettabile a livello istituzionale per le relazioni tra Consiglio e Parlamento rispetto a Europol.
<P>
Conosciamo le posizioni del Parlamento e sappiamo che quest'ultimo, dal canto suo, conosce le posizioni dei servizi giuridici del Consiglio.
Credo che solo risolvendo la questione del controllo democratico di Europol questo punto avrà una soluzione definitiva in grado di mobilitare e rafforzare la cooperazione istituzionale a tutti i livelli.
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<SPEAKER ID=105 NAME="Vitorino">
Signor Presidente, onorevoli parlamentari, signori Rappresentanti del Consiglio, in primo luogo - senza voler entrare in competizione in fatto di emozioni con i ministri - devo dire che più che emozionato, sono turbato dalla presenza, per la prima volta, di due amici personali nella Presidenza e mi auguro che tale circostanza non alteri la separazione di poteri, essenziale per il funzionamento della nostra Unione.
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In secondo luogo, vorrei ringraziare la onorevole Terrón i Cusí per aver sollevato la questione che ha aperto la prima discussione annuale della presente legislatura sulla creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, e ringraziare tutti i parlamentari che, all'interno delle diverse commissioni, hanno partecipato attivamente alla preparazione di tale discussione, nonché i rappresentanti dei parlamenti nazionali e della società civile.
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Vorrei, in questo primo intervento, condividere col Parlamento la visione della Commissione su quanto di più significativo è avvenuto nell'anno 1999.
Credo di poter affermare con convinzione, ma anche con soddisfazione, che il 1999 è stato un anno di svolta e di consolidamento dell'Unione nelle questioni relative alla libertà, alla sicurezza e alla giustizia.
Si è già detto che il Trattato di Amsterdam è entrato in vigore a maggio e lo stesso Parlamento ha affermato che l'innovazione più profonda di tale Trattato è stato il riconoscimento della necessità di creare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
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Ciò rappresenta, dopo la costruzione del mercato interno, l'introduzione della moneta unica e l'avvio di una politica estera e di sicurezza comune, un salto qualitativo molto importante e, nel medesimo tempo, un passo logico e indispensabile per lo sviluppo dell'Unione.
Più che un progetto delle Istituzioni, è un progetto dei cittadini della nostra Unione.
E, per questo motivo, dovrà assicurare a tutti i cittadini che risiedono sul territorio dell'Unione un'effettiva libertà di circolazione, riconoscendo che questa ha senso solo se si realizza all'interno di un contesto sicuro, saldamente basato su un sistema giudiziario efficiente, a cui tutti possano accedere a condizioni semplici ed eque e nel quale i cittadini possano realmente aver fiducia.
L'impegno dell'Unione a realizzare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia è stato confermato a Tampere.
Vorrei sottolineare il forte messaggio politico inviato dal Consiglio europeo, il quale ha ribadito l'importanza che i Capi di stato e di governo dell'Unione hanno attribuito a questo progetto di fondamentale importanza ed enumerato gli orientamenti politici e le priorità che permetteranno a tale spazio, grazie ad una strategia progressiva, di diventare realtà nell'arco dei prossimi cinque anni e di essere, innanzitutto, uno spazio equilibrato nelle sue tre componenti: libertà, sicurezza e giustizia.
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Il 1999 è segnato anche dall'iniziativa della Presidenza tedesca di elaborare una Carta dei diritti fondamentali dell'Unione.
Nella fase attuale di sviluppo dell'Unione europea, ritengo che sarebbe utile raggruppare i diritti fondamentali vigenti a livello di Unione in un documento, in modo da assicurar loro maggior visibilità e renderli accessibili a tutti i cittadini.
Come ho già affermato varie volte, sono favorevole - la Commissione è favorevole - all'elaborazione di una Carta che rifletta, con la più ampia base possibile e all'interno di un processo dinamico, le tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri ed i principi generali del diritto comunitario, senza limitarsi soltanto all'enunciazione del minimo comune denominatore.
In qualità di rappresentante della Commissione, vigilerò per garantire che la Carta e le azioni che da essa prendono le mosse rappresentino l'affermazione di un'Unione basata sull'insieme dei diritti fondamentali, che sono parte integrante del patrimonio comune dell'Europa.
<P>
Solo così potremo contribuire a rilegittimare agli occhi dei cittadini europei, senza eccezione alcuna, il progetto di un'Unione allargata, fondata sul rispetto dei diritti e delle libertà, sulla garanzia della sicurezza personale e dei beni e sull'effettiva tutela giuridica, ossia un'Unione fondata sui valori politici che caratterizzano le democrazie contemporanee.
Voglio inoltre ricordare che il 1999 è stato l'anno dell'entrata in funzione della legislatura 1999-2004 del Parlamento europeo, della nuova Commissione e, di conseguenza, dell'entrata in carica di un Commissario responsabile esclusivamente delle aree giustizia e affari interni.
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Oltre a questi avvenimenti, vorrei rammentare al Parlamento alcune delle materie approvate nel 1999.
Nell'area immigrazione, frontiere e asilo, la Commissione ha presentato la proposta di regolamento per la costituzione della banca dati EURODAC e la proposta di direttiva sulle condizioni di ammissione dei cittadini di paesi terzi negli Stati membri dell'Unione a fini di ricongiungimento familiare - nell'ambito di una precisa politica di integrazione a favore di coloro che soggiornano legalmente sul territorio dell'Unione.
Abbiamo preso in esame una comunicazione su procedure comuni in materia di asilo e una raccomandazione che autorizza la Commissione a negoziare con Islanda e Norvegia un accordo destinato ad estendere a questi due paesi le regole applicate dagli Stati membri dell'Unione europea per effetto della Convenzione di Dublino.
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La Commissione ha contribuito in modo attivo al lavoro del gruppo di alto livello su migrazione e asilo e a dicembre, infine, ha presentato una proposta per la creazione del Fondo europeo per i rifugiati.
Nell'ambito della cooperazione giudiziaria, la Commissione ha presentato proposte di regolamento che mirano alla comunitarizzazione di alcune convenzioni: una sulla cooperazione giudiziaria e sull'esecuzione delle sentenze in materia civile e commerciale (Bruxelles-I); un'altra sulla competenza, il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze in materia matrimoniale (Bruxelles-II) e un'altra ancora relativa alla citazione e alla notifica di atti giudiziari ed extragiudiziali in materia civile e commerciale.
Abbiamo inoltre presentato, nel 1999, una comunicazione sulle vittime della criminalità all'interno dell'Unione, dando inizio ad una riflessione che ha ricevuto un ulteriore impulso a Tampere e che richiede l'elaborazione di norme minime sulla tutela delle vittime della criminalità, in particolare in materia di accesso alla giustizia e di diritto al risarcimento dei danni, comprese le spese processuali.
Citerei ancora la presentazione della proposta di risoluzione riguardante la lotta alla frode e alla falsificazione a danno dei mezzi di pagamento diversi dai contanti.
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Nell'ambito del quadro legislativo dell'Unione relativo alla lotta contro la criminalità finanziaria, la Commissione ha presentato una proposta di revisione della direttiva sul riciclaggio di capitali.
Nel 1999 abbiamo assistito all'entrata in funzione di Europol e la Commissione, da parte sua, spera sinceramente, in seguito a quanto affermato oggi in questa sede dalla Presidenza portoghese, che con l'ingresso in questa nuova fase dei settori giustizia e affari interni e con l'inizio della riflessione sull'attuazione delle nuove competenze attribuite a Europol dal Trattato di Amsterdam, si affronti anche la questione del controllo democratico e del coordinamento tra Europol e gli organi giudiziari competenti, ovvero Eurojust.
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Nel 1999 la Commissione ha inoltre offerto il suo contributo per un piano d'azione europeo in materia di lotta alla droga, che è alla base della strategia approvata dal Consiglio europeo di Helsinki.
Questa lista di azioni, che peraltro non è esaustiva, fa sì che io oggi ribadisca con convinzione, davanti alla Presidenza del Consiglio e ai parlamentari, che nutro la speranza che, oltre ad essere stato l'anno del consolidamento dell'azione dell'Unione in quest'area fondamentale, il 1999 abbia anche costituito l'inizio di una nuova fase, che intende essere di accelerazione per la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
<P>
Per questo motivo, il 2000 sarà senza dubbio un anno di prova del modo in cui le Istituzioni europee sapranno rispondere alle esigenze dei cittadini di veder assicurata, mediante un'adeguata tutela giudiziaria, la libera circolazione nel rispetto dei diritti e con garanzie di sicurezza e stabilità.
Vale a dire che il 2000 sarà per Consiglio, Parlamento e Commissione un anno di prova della volontà politica di prendere sul serio Amsterdam e contribuire, nella prossima decade, a gettare le fondamenta per un'Unione politica allargata.
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Come ho avuto occasione di affermare, la Commissione è consapevole della sua parte di responsabilità e, in questo contesto, sta per ultimare il primo progetto per un quadro di valutazione, uno scoreboard, affinché tutte le Istituzioni e le altre parti interessate possano procedere all' esame dei progressi ottenuti nell'attuazione delle misure necessarie e nell'adempimento dei termini fissati nel Trattato di Amsterdam, nel piano d'azione di Vienna e nelle conclusioni del Consiglio europeo di Tampere.
Tale quadro di valutazione non sarà un mero strumento di programmazione legislativa, bensì, soprattutto, uno strumento di rafforzamento della trasparenza e della responsabilità di tutte le Istituzioni europee dinanzi ai cittadini.
Perché è per i cittadini che stiamo sviluppando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
I progressi realizzati non si dovranno alla Commissione, né al Consiglio e nemmeno al Parlamento europeo, bensì all'interazione delle Istituzioni europee e agli stessi Stati membri, dal momento che, come già esposto in questa sede, determinati compiti contemplati nello scoreboard verranno affidati agli Stati membri in virtù del principio di sussidiarietà.
<P>
Nelle prossime settimane farò un giro nelle capitali in modo da ascoltare l'opinione dei Ministri della giustizia e degli affari interni.
Ho intenzione di discutere il progetto di scoreboard col Parlamento europeo e con la società civile.
Contiamo di presentarne la versione finale al Consiglio "giustizia e affari interni", sotto la Presidenza portoghese, al termine delle consultazioni cui ho fatto riferimento poc'anzi.
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E' mia intenzione far sì che questo scoreboard si trasformi in uno strumento di orientamento politico e strategico per tutte le Istituzioni, ma anche in uno strumento di valutazione a disposizione dell'opinione pubblica.
E, per questo motivo, riconosco - e penso sia una sfida con la quale tutti siamo confrontati - la necessità di sviluppare una strategia di comunicazione che permetta di rendere accessibile e percepibile al grande pubblico l'effettivo valore aggiunto che l'Unione conferisce alla vita quotidiana, in settori così essenziali per la cittadinanza, per il rispetto della legalità e, in ultima analisi, per la democrazia stessa.
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Aldilà dello scoreboard, vorrei anticipare che la Commissione conta di presentare, a partire dal 2000, alcune iniziative che vi illustrerò - e qui desidero sottolineare che mi congratulo con la Presidenza portoghese per il fatto che consideri lo sviluppo di tale spazio come una delle priorità nel suo programma di lavoro.
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Spero che con la Presidenza portoghese sia possibile instaurare un chiaro spirito di cooperazione interistituzionale - poiché è questo il messaggio politico di Tampere - e che tale spirito di cooperazione interistituzionale sia portato avanti dalle presidenze successive.
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In materia di immigrazione e asilo, la Commissione conta di presentare proposte per l'elaborazione di uno strumento comunitario sulla protezione temporanea dei rifugiati; di iniziare l'analisi dei criteri e delle condizioni in grado di migliorare l'attuazione della Convenzione di Dublino e la riflessione sull'eventuale modifica della base giuridica, in conformità col Trattato di Amsterdam; di proseguire la discussione, sulla base della comunicazione già divulgata, su norme in grado di condurre ad un procedura di asilo comune in tutta l'Unione; di presentare proposte volte ad elaborare una legislazione che preveda la concessione di autorizzazioni di residenza per le vittime della tratta di esseri umani che cooperino all'azione giudiziaria contro le reti di trafficanti.
Conto anche di contribuire a chiarire il ruolo dei piani d'azione, nell'ambito del lavoro svolto dal gruppo di alto livello su migrazione e asilo, e di portare avanti l'adeguamento degli accordi comunitari in materia di riammissione, attraverso l'inserimento di clausole tipo.
Sulla questione centrale della libera circolazione delle persone, ossia sul controllo delle frontiere esterne degli Stati membri, presenterò nei prossimi giorni una proposta di regolamento, aggiornando la lista dei paesi terzi i cui cittadini devono essere in possesso di visto per l'attraversamento delle frontiere esterne.
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Nel campo della cooperazione giudiziaria, oltre ad un'iniziativa sulla legge applicabile agli obblighi extracontrattuali, spero sinceramente che sia possibile presentare al Consiglio un progetto di norme minime che assicurino in tutta l'Unione un livello adeguato di assistenza giuridica nei processi transfrontalieri.
Intendo inoltre proseguire la riflessione per l'elaborazione di specifiche regole processuali comuni finalizzate a semplificare e accelerare i procedimenti giudiziari transfrontalieri riguardanti le cause di modesta entità a livello commerciale e di protezione dei consumatori, le cause relative al pagamento degli alimenti e le cause non impugnate.
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A seguito delle conclusioni di Tampere ed Helsinki la Commissione presenterà il suo contributo per la definizione di una strategia dell'Unione nella prevenzione e nella lotta contro la criminalità organizzata.
Organizzeremo e sosterremo azioni, tra cui, in particolare, il dibattito sulla necessità di elaborare un programma legislativo per l'attuazione del principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie in materia penale.
La Commissione prevede inoltre di proporre misure specifiche nell'ambito della prevenzione della criminalità in modo da sviluppare l'interscambio tra le migliori prassi esistenti in tale ambito, in particolare nella prevenzione della delinquenza urbana e minorile, e di presentare una base giuridica per un programma finanziato a tale scopo dalla Comunità.
<P>
La Commissione sosterrà anche gli sforzi della Presidenza, nel senso che intende chiarire il quadro giuridico e il quadro della cooperazione amministrativa di polizia e giudiziaria nella lotta contro il riciclaggio di capitali, in un'ottica eminentemente interpilastro.
La Commissione adempirà l'impegno assunto a Tampere di presentare proposte per l'approvazione di definizioni, incriminazioni e sanzioni comuni nell'ambito della tratta di esseri umani, dello sfruttamento economico degli emigranti, dello sfruttamento sessuale delle donne e dei bambini, ponendo in particolare l'accento sulla lotta contro l'uso dei nuovi mezzi di comunicazione e, in special modo, di Internet per la diffusione di materiale di pornografia infantile.
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Abbiamo inoltre preparato una comunicazione e aperto il dibattito sugli strumenti atti a garantire maggiore sicurezza nella società dell'informazione e della conoscenza e a combattere la criminalità informatica.
Il 2000 segna anche l'inizio dell'applicazione della strategia europea di lotta contro la droga 2000-2004.
In tale ambito la Commissione, in collaborazione con la Presidenza portoghese e il Parlamento europeo, darà tutto il suo appoggio alla Conferenza interistituzionale sul problema della droga che si svolgerà a febbraio.
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Per quanto riguarda Schengen - e più specificamente l'integrazione dell'acquis di Schengen nel quadro comunitario -, senza entrare adesso nella sfera di competenza del Consiglio, vorrei sottolineare, in relazione alla questione di attualità del ripristino del controllo alle frontiere, che la Commissione ribadisce ancora la disponibilità ad approfondire modalità che consentano di assicurare un miglior controllo dell'applicazione dell'articolo 2, paragrafo 2, della Convenzione di Schengen, nel senso di renderlo più imperativo.
Il recente ripristino di alcuni controlli alle frontiere interne mi porta a concludere che è necessario procedere ad un'analisi dettagliata delle condizioni di adozione di uno strumento legislativo fondato sull'articolo 62 del Trattato.
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Come è stato sottolineato a Tampere, in vista della preparazione del Consiglio europeo di Feira del giugno 2000, dovremo sintetizzare le implicazioni verso l'esterno della nuova dimensione degli affari interni e della giustizia nella prospettiva dell'adozione di strategie politiche interpilastro che rafforzino il coordinamento della politica interna ed estera in tale ambito e che contribuiscano all'affermazione dell'Unione nel mondo.
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Desidero sottolineare, quindi, che tutte queste azioni dovranno ovviamente tener conto dei principi concordati in seno al Consiglio europeo di Helsinki in relazione ai paesi candidati, in modo che questi ultimi possano cooperare e partecipare, il più presto possibile, a tale progetto di creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
E' importante ricordare, fra l'altro, che nel 2000 avranno inizio i negoziati GAI con il primo gruppo di Stati candidati ed auspico quindi che potremo procedere alla preparazione dei dossier negoziali sul secondo gruppo ammesso all'adesione ad Helsinki.
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Infine vorrei ribadire che la Commissione ha intenzione di assumere la pole position nella presentazione delle proposte per favorire l'attuazione del Trattato di Amsterdam.
Spero che Commissione e Consiglio giungano ad un accordo sulla suddivisione delle responsabilità nell'esercizio del diritto di iniziativa e nella conduzione dello stesso processo legislativo.
Come ho già detto, il compito che abbiamo di fronte è enorme e ambizioso, pertanto la Commissione ha bisogno di essere dotata delle necessarie risorse umane per rispondere a tale sfida e spera di poter contare sull'appoggio del Parlamento e - perché non dirlo? -, del Consiglio per garantire tali risorse e obiettivi, affinché la creazione di uno spazio di libertà, di sicurezza e di giustizia nell'Unione diventi realtà entro il minor tempo possibile e si possa così contribuire tutti quanti, con spirito di cooperazione interistituzionale, alla realizzazione di questo progetto, che rappresenta senza dubbio la "perla" del Trattato di Amsterdam.
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<SPEAKER ID=106 LANGUAGE="DE" NAME="von Bötticher">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Parlamento europeo, dopo aver dedicato negli ultimi quarant' anni gran parte del suo lavoro alla realizzazione del mercato interno, si trova oggi di fronte ad un nuovo compito importante, ossia la creazione di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Tuttavia questo compito può essere affrontato con successo soltanto se tutte le Istituzioni dell' Unione coopereranno al conseguimento di tale ambizioso obiettivo nel rispetto reciproco e nell' osservanza delle rispettive competenze.
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Commissario Vitorino, mentre posso definire la cooperazione con lei armoniosa e proficua, in passato sono rimasto spesso senza parole di fronte all' atteggiamento mostrato dal Consiglio nei nostri confronti.
Come ha affermato in modo incisivo il collega Schulz in commissione, sembrava che per spazio di libertà, sicurezza e giustizia il Consiglio intendesse uno spazio di libertà in cui fare quello che voleva, di propria sicurezza nei confronti del Parlamento e di diritto di fare e disfare a proprio piacimento.
Ministro Gomes, ho ascoltato il suo intervento al riguardo. Auspico un esplicito miglioramento della cooperazione durante la Presidenza portoghese del Consiglio.
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Vorrei sottolineare tre aspetti che, a parere del gruppo PPE-DE, devono diventare punti chiave nella creazione dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Innanzitutto la costituzione di un diritto di asilo comune e una ripartizione degli oneri legati all' accoglienza dei profughi.
Il Consiglio deve innanzitutto rendere operativo EURODAC, al fine di creare la condizione fondamentale per un coordinamento delle richieste di asilo.
A Vienna e Tampere sono stati posti i primi presupposti per la creazione di un diritto di asilo a livello europeo.
Tuttavia questi risultati evidenziano purtroppo più le difficoltà di quanto non offrano ipotesi di soluzione.
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Chiediamo pertanto ai rappresentanti del Consiglio di guardare oltre i propri confini nazionali, affinché si possa giungere ad una procedura di asilo comune per tutta l' Unione.
Infatti non è giusto che soltanto pochi Stati membri più disponibili sopportino tutto il carico del problema dei profughi nel nostro continente.
Pertanto si deve riconoscere la priorità ad una ripartizione equilibrata degli oneri.
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In secondo luogo, il rafforzamento della lotta contro la criminalità organizzata a livello europeo, anche attraverso Europol ed Eurojust.
Il progetto di istituire Eurojust rappresenta secondo noi un successo sostanziale di Tampere e deve essere realizzato in tempi brevi.
Siamo lieti che Europol sia diventato operativo.
Tuttavia il Consiglio non deve dimenticare che per accrescere l' efficienza della lotta contro il crimine non è sufficiente l' estensione dei compiti di Europol stabilita a Tampere, ma occorre aumentare il personale, nonché approfondire il mandato includendo ambiti operativi.
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Non chiediamo soltanto un maggiore controllo, né soltanto di rafforzare il controllo su Europol, perché a nostro avviso vale il detto "a volte è meglio il meno" .
La situazione attuale, in cui gran parte dei collaboratori di Europol sono impegnati soprattutto nel controllo interno relativo alla tutela giuridica dei dati personali mentre sopraggiungono le domande di 15 parlamenti nazionali, significa molto controllo, ma inefficace.
Chiediamo un controllo meno disordinato, rafforzando nel contempo il controllo parlamentare da parte della nostra Assemblea, senza voler ostacolare il lavoro di Europol.
Sosteniamo inoltre la proposta avanzata a Tampere di istituire un' accademia di polizia europea, poiché ci sembra un passo nella direzione giusta.
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In terzo luogo, l' ampliamento dei diritti del Parlamento europeo in tale contesto.
Se il potere decisionale rispetto alla creazione di uno spazio di questo tipo, in cui l' Unione può intervenire anche in merito ai diritti fondamentali dei cittadini europei, spetterà soltanto a diplomatici e burocrati, mentre i rappresentanti eletti dei cittadini potranno soltanto seguire gli sviluppi, come un branco di pecore, tale spazio non otterrà il consenso popolare.
E' quindi urgente accordare al Parlamento diritti di codecisione al riguardo e - come si è già detto - rafforzare il principio del controllo democratico.
Vogliamo una spazio di libertà, sicurezza e giustizia a favore dei cittadini e non a loro svantaggio.
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<SPEAKER ID=107 LANGUAGE="DE" NAME="Schulz">
Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho nulla da aggiungere all'indirizzo del Consiglio.
L' oratore che mi ha preceduto è stato esauriente, citando un mio intervento nel quadro dell' ultima seduta della commissione.
Perché il Consiglio è tanto restio a collaborare con noi nella creazione dello spazio di sicurezza, libertà e giustizia?
Questa domanda mi assilla.
Cercherò di esporre il mio punto di vista.
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La creazione dello spazio di sicurezza, libertà e giustizia mette in gioco gli elementi costitutivi della sovranità nazionale.
Polizia e politica in materia di giustizia sono, in tutta evidenza, aspetti della sovranità nazionale, vale a dire settori politici sensibili degli Stati membri a cui si rinuncia a favore di una comunitarizzazione, ossia della delega di competenze a Bruxelles da parte dalle capitali nazionali, Lisbona, Berlino o Parigi,. Si tratta di cedere una parte di potere.
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E' ovvio che ci si separa soltanto a fatica da prassi consolidate e tramandate nel tempo, anche se si riconosce la necessità della cooperazione a livello di polizia; la criminalità internazionale può essere combattuta ormai soltanto a livello comunitario.
E' necessario quindi trarre le conseguenze e sostenere la necessità di trasferire all' Unione europea gli strumenti organizzativi e legali.
Questo implica che i governi coinvolti, consapevoli di tale necessità, riconoscano che, avviando tale processo, rinunciano al proprio potere in questi settori.
Inoltre vi è un Parlamento europeo, il che complica la situazione.
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Tuttavia occorre trovare finalmente una soluzione, infatti se continuiamo a reiterare l' esperienza degli anni passati le conseguenze saranno deleterie: il dibattito sulla sicurezza, sui diritti dei cittadini, in quanto di competenza in parte nazionale e in parte europea, sarà posto al margine delle consultazioni dei parlamenti nazionali, non sarà affrontato nella sua interezza al Parlamento europeo e il Consiglio ne discuterà a porte chiuse.
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Se la costruzione di uno spazio di sicurezza, libertà e giustizia rimane un affare segreto non riusciremo ad ottenere la fiducia dei cittadini.
Ciò significa che in questo dibattito è in gioco la stabilità della democrazia.
Per questo, e non per ostilità al Consiglio dei Ministri, mi adiro così spesso.
Anche i Ministri sono di solito rappresentanti eletti. I colleghi Gomes e Costa, il Commissario Vitorino, noi tutti apparteniamo in linea di principio alla stessa categoria.
Tuttavia vorrei lanciare un appello all' apparato dei funzionari del Consiglio.
Vale il principio: chi prepara le decisioni, ossia i funzionari del Consiglio, ha un potere di anticipazione, pertanto dovrebbe dimostrare un po' più di coraggio per promuovere la democrazia.
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Vorrei considerare brevemente un ultimo aspetto, dal momento che non ho più molto tempo a disposizione.
Il termine scoreboard in Germania suona come skateboard.
Occorre quindi, a mio avviso, un calendario che preveda quali temi vengono affrontati, da chi e in quale momento.
Il piano Vitorino, che consiste nella realizzazione di progetti precisi in tempi stabiliti con chiarezza è quanto ci occorre.
Tuttavia, il Commissario Vitorino, che ringrazio per il suo intervento, potrà raggiungere tale obiettivo soltanto se disporrà delle risorse necessarie a livello finanziario e di personale.
Garantiamogli quanto gli occorre e procederà con rapidità, nell' interesse di tutti!
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<SPEAKER ID=108 LANGUAGE="EN" NAME="Ludford">
Accolgo con profonda soddisfazione il fatto che la Presidenza portoghese faccia della giustizia e degli affari interni una delle massime priorità.
Ho anche trovato incoraggianti le osservazioni formulate questa mattina dal Commissario Patten a proposito di un fondo di intervento rapido in caso di crisi che mettano in pericolo la sicurezza, che consentirà forse di porre fine a scandali come quello di alcuni paesi che sono venuti meno alla promessa di inviare forze di polizia in Kosovo.
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Vorrei sottolineare tre settori fra i molti in cui dobbiamo compiere rapidi progressi.
Il primo è l' asilo.
E' essenziale istituire un sistema europeo unico, ma basato sull' equità, sul pieno rispetto della Convenzione di Ginevra e su condizioni di accoglienza decenti, compresa la fine della detenzione ordinaria.
Le decisioni sull' asilo devono richiedere mesi, non anni.
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Il secondo settore è quello della libertà: libertà di spostarsi e di risiedere ovunque si desideri nell' Unione; libertà di informazione; libertà di votare riconosciuta a tutti coloro che hanno la cittadinanza europea - e che comprendono non solo i cittadini degli Stati membri, ma anche i cittadini di paesi terzi.
Facciamo sapere ai cittadini che le nostre politiche comuni in materia di giustizia e di affari interni riguardano la libertà, non solo la repressione.
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L' ultimo settore che voglio citare è la convergenza dei sistemi giudiziari civili e penali.
Gli euroscettici sostengono che si tratta di una minaccia alla sovranità, la fine dello Stato-nazione, e così via.
Tuttavia, il caso del sospetto ricercato per essere interrogato in relazione all' uccisione di tre donne in Francia, compresa una studentessa britannica, Isabel Peake, gettata fuori da un treno, dimostra il motivo per cui è necessario un riconoscimento reciproco.
Arrestato e rilasciato a Madrid, il presunto colpevole ora sta per essere estradato dopo l' arresto avvenuto a Lisbona.
Qualunque cosa dicano gli euroscettici, è nel nostro interesse ottenere la cooperazione in merito a tali questioni.
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Infine, come è già stato detto, è essenziale, e spero che la CIG se ne occupi, passare alla codecisione con il Parlamento europeo in questi settori, con un controllo a livello democratico e giudiziario.
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<SPEAKER ID=109 LANGUAGE="DE" NAME="Ceyhun">
Signor Presidente, rispetto al 1999 posso affermare che dopo il freddo della Finlandia il sole portoghese è il benvenuto.
Spero che sorga.
Nel 1999 un evento importante per l' Europa proprio in merito allo spazio di libertà, sicurezza e giustizia è stato il Vertice di Tampere.
Molte domande continuano a rimanere aperte, in attesa di una risposta.
Dopo Tampere non si è raggiunto un equilibrio tra le misure positive che vengono adottate e le semplici dichiarazioni di intenti.
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Manca ancora una regolamentazione in materia di cittadinanza e di integrazione dei cittadini provenienti da paesi terzi.
D' altro canto sono state richieste a ragione misure concrete sul tema della sicurezza.
La creazione di una Carta dei diritti fondamentali rappresenterà uno dei progetti importanti del prossimo futuro.
E' tuttavia difficile prevedere contenuti e struttura giuridica di tale Carta in relazione a coloro che non sono ancora cittadini dell' Unione.
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L' accordo su Europol è entrato finalmente in vigore a livello ufficiale.
A Tampere si è presa in considerazione la possibilità di suddividere anche competenze operative.
Continuiamo a chiedere una revisione dell' accordo, al fine di introdurre migliori possibilità di controllo a livello parlamentare e giudiziario.
L' accordo è passibile di critiche anche riguardo ad EURODAC.
Il Parlamento ha modificato il testo dell' accordo.
Occorrono garanzie che il Consiglio si attenga alla procedura del Parlamento.
Rispetto agli altri temi non è stata prevista finora alcuna iniziativa. Al momento continuiamo ad aspettare.
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L' Europa come spazio di libertà, sicurezza e giustizia è ancora una regione senza una normativa chiara in molti settori.
Di questo siamo responsabili di fronte ai cittadini europei.
Dopo aver ascoltato gli interventi dei Ministri degli interni e della giustizia sono ottimista. Mi aspetto che nei prossimi sei mesi otterremo risultati concreti.
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<SPEAKER ID=110 LANGUAGE="FR" NAME="Sylla">
Signor Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, credo che l'interrogazione orale della onorevole Terrón i Cusí presenti il vantaggio di affrontare brutalmente il problema, perché a sei mesi dalla formazione del nuovo Parlamento dobbiamo essere capaci di inviare un messaggio politico forte ai cittadini europei.
Credo che la Presidenza portoghese vi possa contribuire in maniera positiva.
Noi tutti conosciamo oggi le enormi aspettative dei nostri concittadini in materia di libertà, sicurezza e giustizia, in particolare quella sociale.
Tuttavia, il loro disinteresse, il loro allontanamento, talvolta il loro stesso disgusto per la cosa pubblica ci induce ad adottare misure concrete di fronte alle loro difficoltà.
E' la conditio sine qua non per riconciliarli con la politica.
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Per far sì che l'Europa diventi il simbolo della pace e della fraternità, occorre una politica audace e generosa, per venire in aiuto ai più poveri.
Si deve porre in essere un vero e proprio piano di lotta contro la disoccupazione, perché questo è il terreno su cui prosperano il razzismo, la xenofobia, il nazionalismo ed i movimenti di estrema destra razzisti.
Fra i più poveri, ed è importante che intervenga su questo punto, sono compresi gli immigrati ed i profughi.
Le condizioni di detenzione quasi sistematiche, la criminalizzazione dei richiedenti asilo non sono più accettabili.
Chiunque chieda asilo deve godere del diritto ad un'audizione equa e ad un ricorso sospensivo.
La settimana scorsa ho assistito, un po' per caso, all'aeroporto di Roissy, ad una scena di violenza inaudita in cui due giovani donne, sicuramente clandestine, venivano ricondotte a Conakry.
Venivano trattate come i peggiori criminali.
Erano nude, trascinate a terra per i capelli, circondate da un'orda di membri della CRS.
La Presidenza portoghese deve porre fine a questo genere di pratiche barbare.
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Il nostro ruolo è invece quello di accompagnare, rassicurare, aiutare coloro che fuggono le dittature.
La Commissione aveva proposto la creazione di un fondo europeo per i rifugiati. Il Parlamento era decisamente favorevole.
Invece di tergiversare sulla dotazione finanziaria accordata al fondo in questione, credo che possiate prendere la decisione di istituirlo.
La Presidenza ed il Consiglio possono concretizzare ciò che è stato respinto in maniera incomprensibile a Tampere, anche se Tampere ha costituito un fondamento importante.
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Allo stesso modo, non possiamo limitarci a constatare l'ascesa di correnti xenofobe in Europa, la banalizzazione delle discriminazioni, senza adottare misure di vasta portata.
E' indispensabile armonizzare le legislazioni contro il razzismo.
Che senso contate di dare all'articolo 13 del Trattato?
Che cosa intendete fare per promuovere la parità di trattamento in materia di salari fra uomini e donne?
Come pensate di operare per sradicare l'omofobia, il razzismo ed il sessismo?
Si deve prendere ciò che di meglio viene fatto in ciascun paese dell'Unione.
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Dato che sei paesi europei accordano il diritto di voto, la Presidenza può permettersi di estendere tale diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni municipali ed europee a tutti i cittadini extracomunitari residenti da oltre cinque anni sul territorio europeo.
La regolarizzazione dei clandestini in alcuni paesi, fra cui il suo, deve allo stesso modo diventare un esempio per gli altri, perché i clandestini costituiscono oggi una massa di persone deboli nelle mani dei mercanti di illusioni ed una manodopera di cui si può disporre a piacimento e soggetta ad uno sfruttamento economico che fa di loro gli schiavi dei tempi moderni.
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Più in generale, l'attuale Presidenza deve iniziare a promuovere un cambiamento dei comportamenti e dei rapporti dei nostri concittadini con le minoranze e gli immigrati.
L'immigrazione è troppo spesso sinonimo di insicurezza e di violenza e oggetto di risposte puramente repressive.
Come pensate di far comprendere ai nostri concittadini che oggi come sempre l'immigrazione è una fonte di ricchezza sociale e culturale, il cui ruolo è e resterà indispensabile nel contesto demografico in cui ci troviamo?
Quale azione intendete condurre per valorizzare il posto che gli immigrati occupano nella società e garantire un'autentica protezione ai richiedenti asilo?
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<SPEAKER ID=111 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Signor Presidente, vi è un' enorme mancanza di trasparenza nel settore della sicurezza, della libertà e della giustizia.
L' Unione europea è una potenza economica, ma non ci troviamo in una posizione tale da poter pontificare quando si tratta del modo in cui trattiamo i profughi.
Il livello di razzismo nella nostra società è spaventoso.
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L' Irlanda ha mandato per generazioni i propri figli in luoghi sicuri in tutto il mondo, ma ora che la tigre celtica elargisce ricchezza e prosperità oltre ogni aspettativa mostriamo un lato molto negativo del nostro carattere.
Il razzismo in Irlanda è endemico.
I nostri leader politici sono stati relativamente sconvolti nello scoprire che ora dobbiamo accogliere una parte dei profughi che da molto tempo arrivano nell' Unione europea.
Siamo in ritardo nell' affrontare la questione ed il governo sta facendo del suo meglio per recuperare il tempo perduto.
Esiste la volontà, ma i timori sono enormi e per mettere a tacere la paura dobbiamo trovare una leadership politica e religiosa non solo in Irlanda, ma anche in tutta l' Unione europea.
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<SPEAKER ID=112 NAME="Turco">
Signor Presidente, possiamo prendere atto che è finita la presidenza giustificazionista e reticente che in questi mesi ha impedito di tenere un dibattito come quello che invece abbiamo potuto tenere oggi.
Io condivido pienamente ciò che hanno detto i colleghi von Boetticher e Schulz e ritengo profondamente vero che il Parlamento europeo e la Corte di Giustizia debbano essere maggiormente coinvolti nello spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza dover derogare ai propri poteri.
Tuttavia, proprio per non ripetere il solito teatrino che ci vede ogni sei mesi a colpire indiscriminatamente la Presidenza del Consiglio, forse è il caso che questo Parlamento abbia il coraggio di intraprendere una forte azione politica affinché la prossima Conferenza intergovernativa decida di allargare fin da subito la codecisione e di non aspettare altri cinque anni.
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<SPEAKER ID=113 LANGUAGE="DA" NAME="Krarup">
Le due interrogazioni, assimilabili nel contenuto, di cui si sta discutendo, sono sostenute da un mantra che in questi anni sta trasformando la politica in una sorta di ideologia - armoniosa ma rovinosa.
E il mantra europeo dei giorni nostri si chiama SLSG, spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Dietro a tutto questo si trova un' altra ambizione della Commissione, del Consiglio e della stragrande maggioranza di questa Assemblea, quella di introdurre tale spazio.
E chi non è a favore di sicurezza, libertà e giustizia?
Il problema è un altro: non si tratta di qualche cosa che l' Unione europea può introdurre attraverso decreti legislativi e altre decisioni sovranazionali.
Libertà, sicurezza e giustizia costituiscono la radicazione stessa della società. Sono il riflesso della storia di ogni società, delle sue esperienze sociali e del suo sviluppo politico.
Non sono qualche cosa che l' Unione europea introduce, senza che la società ne subisca i danni.
Ma proprio qui troviamo il vero fondamento logico del mantra di sicurezza, libertà e giustizia.
Il programma non prevede di garantire la giustizia al cittadino, infatti questo avviene già attraverso i sistemi giuridici nazionali.
Il programma prevede di trasferire parti vitali del diritto penale, della politica criminale e dell' amministrazione della giustizia al controllo comunitario.
Si tratta di un' integrazione rafforzata che per di più cela, in un contenitore ingannevole, più repressione e più controllo.
Basti pensare alle decisioni relative a Fort Europa, Schengen, Eurodac, eccetera.
Qualsiasi democratico può individuare due problemi chiave.
In primo luogo, le iniziative previste sono assolutamente irrealistiche.
Come ci si può immaginare che le istituzioni comunitarie, il cui carico è già di gran lunga superiore alla loro portata, possano realizzare questi progetti ambiziosi?
Si pensi alla micidiale critica dell' insufficiente dignità, etica e responsabilità della Commissione lo scorso anno che viene espressa in modo indiretto anche nell' interrogazione.
Ma d' altra parte, i progetti sono frenanti, addirittura mutilanti per le democrazie nazionali.
Fino a quando l' Unione europea riguardava il mercato interno, veniva attaccato solo il corpo, ora l' attacco arriva all' anima.
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<SPEAKER ID=114 LANGUAGE="EN" NAME="Paisley">
Signor Presidente, oggi la popolazione dell'Irlanda del Nord vede una strana ironia.
Il Commissario Patten ha parlato in Aula in difesa della libertà, della sicurezza e della giustizia, eppure la sua relazione, che è stata accolta e questo pomeriggio verrà discussa alla Camera dei Comuni britannica, abolirà il corpo di polizia dell'Ulster e le sue riserve consegnando la popolazione dell'Irlanda del Nord di entrambe le fazioni religiose nelle mani dei terroristi.
I terroristi dell'IRA non hanno deposto le armi, né lo hanno fatto i terroristi lealisti, eppure la polizia è costretta in una situazione in cui non avrà il potere di resistere alla comunità terroristica.
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Diamo un'occhiata alle cifre dal giorno in cui l'accordo è stato firmato.
Nel 1998 si sono registrati 55 omicidi, mentre nel 1999 ve ne sono stati 7, senza contare la bomba di Omagh che ha causato 29 morti e 300 feriti.
Fra il 1998 ed il 1999 i lealisti hanno aggredito ed ucciso a colpi d'arma da fuoco 93 persone.
I capi d'accusa mossi contro i lealisti sono stati 193 nel 1999, contro i 97 dei repubblicani.
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Da gennaio 2000 si sono verificate sei sparatorie da parte di lealisti e due da parte di repubblicani, i lealisti sono stati coinvolti in sei gravi casi di aggressione, uno dei quali ha portato ad un altro omicidio, mentre dal lato repubblicano le aggressioni gravi sono state cinque.
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Signor Presidente, questa situazione non può andare avanti ed occorre porvi rimedio.
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<SPEAKER ID=115 LANGUAGE="ES" NAME="Hernández Mollar">
Signor Presidente, il Trattato di Amsterdam ha indicato all'Unione un obiettivo importante.
Un compito che il Consiglio, la Commissione e tutti i parlamentari devono assumersi in questa legislatura: la creazione, come si è già detto, di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
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Il Consiglio di Tampere, motore e artefice di questo obiettivo, ha proposto alcuni traguardi, ma cinque anni, tempo previsto per dare attuazione al Titolo IV del Trattato, sono un'attesa troppo lunga per la soluzione di cui determinati problemi hanno urgentemente bisogno.
<P>
In primo luogo, ritengo che il Parlamento non debba rimanere al margine delle importanti decisioni che si prenderanno in questo ambito e che si debba garantire la sua partecipazione al processo decisionale, soprattutto riguardo ad un progetto dei cittadini, come l' ha giustamente definito il Commissario.
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In secondo luogo, ritengo che si debbano fare rapidi progressi nell'adozione di un sistema comune di asilo, approvando norme procedurali comuni e, soprattutto, mettendo fine alla confusione attuale tra la migrazione per cause politiche e quella dovuta a motivi economici.
Le recenti leggi sugli stranieri approvate nel mio paese, la Spagna, o in Belgio, sono un campanello d'allarme che dovrebbe indurci ad adottare con urgenza la comunitarizzazione della politica di immigrazione.
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Una terza ed ultima riflessione riguarda l'azione esterna dell'Unione nell'ambito dell'immigrazione e dell'asilo.
Non dobbiamo né possiamo dare l'impressione che l'Unione voglia esclusivamente difendersi da una valanga di rifugiati e di profughi per motivi economici.
Dobbiamo puntare su una politica di cooperazione allo sviluppo con i paesi limitrofi dell'est europeo e dell'area mediterranea, ma dobbiamo farlo con rigore, con strumenti economici adeguati e in stretta collaborazione con le istituzioni pubbliche preposte alla protezione dei cittadini che vedono violati i loro diritti fondamentali o che desiderano emigrare per far fronte alle loro necessità più elementari.
<P>
Per concludere, in relazione alla Carta dei diritti fondamentali, i cittadini europei devono prendere coscienza della loro cittadinanza.
Non bastano l'euro e l'occupazione, e neppure la sicurezza.
Hanno bisogno di una "anima europea", come ha detto un insigne professore spagnolo.
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<SPEAKER ID=116 LANGUAGE="EN" NAME="Evans, Robert J">
Signor Presidente, a differenza di alcuni oratori intervenuti in precedenza, voglio ritornare sulle parole pronunciate dai Ministri portoghesi e dal Commissario Vitorino.
Le parole di questo trio sono state musica per le nostre orecchie, come ha detto l'onorevole Ceyhun.
Come per qualsiasi tipo di musica, il motivo suonato deve essere intonato ed adeguatamente orchestrato.
Molti di noi deputati sono molto ottimisti sui prossimi sei mesi.
Il motivo che verrà suonato sarà quello che le popolazioni europee ascolteranno e vorranno sentire il giusto tipo di melodia.
Come ricordato questo pomeriggio, essa servirà a far dimenticare alcune delle spiacevoli melodie che abbiamo ascoltato durante le elezioni europee e nel corso degli ultimi mesi.
Il Trattato di Amsterdam ed il Consiglio di Tampere si sono basati su questo progetto di uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia nell'Unione europea.
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Un settore è tuttavia molto importante ed il Parlamento deve esserne coinvolto, vale a dire quello della verifica.
Le leggi sono molte - ed accolgo davvero di buon grado il programma portoghese che ci è stato presentato la scorsa settimana -, ma dobbiamo essere assolutamente sicuri che ci sia un controllo, che i membri del Parlamento e quelli dei parlamenti nazionali nonché i cittadini europei siano consapevoli di tutto ciò che esse comportano.
Inoltre, dobbiamo accertarci che i dettagli siano applicabili, adeguati e pertinenti per i vari paesi.
<P>
Vorrei richiamare l'attenzione su alcuni aspetti delle risoluzioni esaminate questo pomeriggio, uno o due dei quali sono già stati citati.
Esprimo la mia soddisfazione per la tendenza al riconoscimento dei sistemi giudiziari nei vari paesi e la cooperazione nella lotta contro la criminalità.
Si tratta di un settore al quale i cittadini europei risponderanno con interesse e di cui saranno soddisfatti.
La Commissione ed il Consiglio devono sapere, tuttavia, che molti di noi in Aula nutriamo riserve sul sistema EURODAC, ad esempio.
Accettiamo il ruolo predominante del Consiglio in questo ambito, ma esistono alcune riserve e sono sicuro che il Consiglio ascolterà le parole espresse dai parlamentari europei quando l'argomento verrà approfondito.
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L'onorevole Schulz ha detto prima di non essere certo sulla definizione di "scoreboard".
Chiunque sia inglese o britannico o segua il cricket sa di cosa si tratta.
Uno scoreboard serve ad indicare il punteggio e deve essere aggiornato, chiaro e visibile.
Sono sicuro che il Commissario Vitorino farà in modo che sia così.
Alla fine dei sei mesi spero che la musica continui a suonare e che gli europei stiano ancora ascoltando.
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<SPEAKER ID=117 LANGUAGE="EN" NAME="Watson">
Signor Presidente, vorrei porgere il benvenuto al Presidente in carica del Consiglio ed al suo collega del Ministero della giustizia, signor Costa, ringraziandoli per l'accoglienza riservata a Lisbona la scorsa settimana alla commissione che presiedo e per la riunione costruttiva che abbiamo avuto.
Amsterdam e Tampere ci hanno dato molto lavoro da fare insieme, come dimostra l'ottima proposta di risoluzione presentata oggi dalla onorevole Terrón i Cusí.
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Vorrei formulare tre osservazioni.
La prima è che è indispensabile un dialogo maturo fra Consiglio e Parlamento europeo.
Sono passati appena sei mesi da quando Amsterdam ha imposto alle nostre due Istituzioni di lavorare insieme; ci siamo studiati a vicenda, abbiamo avuto alcuni piccoli battibecchi, ma abbiamo effettivamente bisogno di lavorare insieme.
Smettiamola di non prendere le cose seriamente.
Abbandoniamo le elaborate sciarade e rispettiamo i doveri che i Trattati ci impongono e i tempi concessi per una discussione davvero democratica.
Coinvolgeteci nelle vostre discussioni in materia di politica e di evoluzione del processo.
Non facciamo finta che i parlamenti nazionali possano esercitare un effettivo potere di controllo democratico delle attività di governo in questo settore.
<P>
La mia seconda osservazione è che è necessaria una Commissione con risorse adeguate.
Abbiamo costituito una nuova direzione generale, eppure in tutto essa dispone solo di 70 persone.
Esiste un accordo che prevede di raddoppiare tale numero, ma a quanto mi risulta finora non è arrivata alcuna nuova risorsa.
Stiamo affidando alla Commissione un compito assai gravoso, non ultimo quello di stilare lo scoreboard.
Consiglio e Parlamento devono cooperare per fornire le risorse di cui la Commissione ha bisogno.
<P>
Infine, a proposito del contenuto della discussione, accolgo di buon grado il fatto che la Presidenza abbia posto in cima al proprio programma lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia.
Il tre sembra essere il numero che contraddistingue le cose positive, soprattutto nel settore della politica europea.
Duecento anni fa si trattava di libertà, uguaglianza e fraternità e tutto è andato bene fino a quando i governi della sinistra hanno fatto prevalere l'uguaglianza su tutto il resto.
Ora si tratta di libertà, sicurezza e giustizia, e spero che gli attuali governi di sinistra tengano conto delle parole del Commissario Vitorino e resistano alla tentazione di elevare la sicurezza, per quanto importante essa sia, al di sopra delle altrettanto importanti esigenze della libertà e della giustizia.
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<SPEAKER ID=118 LANGUAGE="FR" NAME="Boumediene-Thiery">
<SPEAKER ID=119 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, vorrei unirmi ai miei colleghi nel porgere il benvenuto ai rappresentanti del Consiglio e al Commissario.
Li ringrazio per le dichiarazioni da loro fornite all'Assemblea.
<P>
Anziché ritornare sugli argomenti che sono già stati trattati, vorrei soffermarmi su un tema specifico: la questione delle droghe e del modo in cui affrontiamo il diffondersi della cultura della droga nelle nostre società.
Spero in particolare che la Presidenza portoghese sfrutti parte dell'enorme lavoro compiuto dalla Presidenza finlandese e presenti piani ed azioni coordinate fra gli Stati membri.
<P>
A livello internazionale, esistono già programmi di lotta contro il traffico di droga, il riciclaggio di denaro sporco e così via, ma anche, sotto un profilo più propriamente umano, programmi per fornire assistenza a chi cerca di liberarsi dalla tossicodipendenza, con adeguati controlli e meccanismi per la riabilitazione; secondo, per garantire un coordinamento fra le forze di polizia ed i sistemi giudiziari riguardo alle pene ed alle leggi comuni; terzo, per intraprendere una campagna di informazione e di sensibilizzazione per i giovani; e per porre fine una volta per tutte ai pericolosissimi termini di "normalizzazione" e "riduzione del danno" e dimostrare che qualsiasi indebolimento della nostra determinazione ad impedire che la droga venga legalizzata deve essere per il bene di tutti.
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<SPEAKER ID=120 LANGUAGE="NL" NAME="Vanhecke">
Signor Presidente, impiegherò i pochi, miseri secondi che mi sono stati concessi come tempo di parola per far presente o per ricordare al rappresentante della Commissione che in questo momento il governo di uno Stato membro - il Belgio - sta praticando una politica che legalizza la condizione di migliaia o forse decine di migliaia di stranieri illegali, cui saranno riconosciuti il diritto di soggiorno permanente, il diritto di riunificazione delle famiglie e altri diritti ancora.
<P>
Questa misura adottata dal governo belga costituisce una flagrante violazione dell' Accordo di Schengen.
In proposito, il 23 dicembre scorso ho inviato una nota scritta di protesta al Commissario Vitorino.
Gli chiedo ora di prendere in considerazione tale nota di protesta e di farmi sapere entro breve tempo quali passi la Commissione intende intraprendere per sanzionare questa violazione dell' Accordo di Schengen da parte dello Stato belga ai sensi dell' articolo 226 dell' Accordo.
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<SPEAKER ID=121 LANGUAGE="DE" NAME="Pirker">
Signor Presidente, rappresentanti portoghesi, in particolare componenti il Consiglio, nutriamo grandi aspettative nei vostri confronti.
Vorrei mostrarvi con un esempio come potrete soddisfare in tempi relativamente brevi, almeno in parte, tali aspettative.
<P>
Mi riferisco ad EURODAC.
Ricorderete che a dicembre abbiamo deciso in Parlamento con grandi speranze di istituire EURODAC come regolamento e sistema, come strumento comunitario di cui vi è urgente necessità al fine di non permettere più richieste di asilo multiple, di dotarci di uno strumento contro l' illegalità e soprattutto di stabilire con chiarezza quale Stato membro sia responsabile per l' applicazione delle procedure d' asilo.
Ci siamo pronunciati a favore dell' introduzione di tale strumento, nonché di un comitato di applicazione, insediato presso la Commissione con una relativa banca dati.
Credevamo che EURODAC diventasse realtà.
Anche a Tampere abbiamo nutrito la stessa speranza.
Tuttavia, già a partire dal successivo Vertice di dicembre, il Consiglio ha intrapreso un' altra strada e ha compiuto un grande passo indietro, decidendo - cosa che respingiamo con fermezza - di mantenere le competenze in materia di applicazione in seno al Consiglio, di insediare il comitato di regolamentazione presso il Consiglio e persino di utilizzare come strumento di pressione, ove possibile, la questione di Gibilterra.
<P>
E' un esempio emblematico del modo in cui non vogliamo lavorare.
La richiesta pressante che rivolgo a nome del mio gruppo è che adottiate tutte le misure necessarie per realizzare EURODAC in tempi rapidi come strumento di lotta contro gli abusi in materia di diritto d' asilo e contro l' illegalità e per un rapido espletamento delle procedure d' asilo.
Saremmo molto grati al Consiglio se oggi ci spiegherà come intende procedere.
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<SPEAKER ID=122 LANGUAGE="EL" NAME="Karamanou">
Signor Presidente, signori Ministri, signor Commissario, le decisioni adottate nel 1999 sono state così numerose, da renderne difficile l' assimilazione, cioè l' attuazione.
Penso soprattutto al Consiglio e all' inerzia degli Stati membri nel mettere in pratica quanto deciso collegialmente.
<P>
Tuttavia, i mesi passati sono stati contrassegnati da eventi epocali come l' entrata in vigore del Trattato di Amsterdam, l' inclusione di Schengen nel pilastro comunitario, la decisione presa al Consiglio di Colonia di elaborare una carta europea dei diritti fondamentali, nonché il Vertice straordinario di Tampere che ha portato gli Stati membri ad impegnarsi su priorità a obiettivi comuni al fine di creare uno spazio comune di libertà, sicurezza e giustizia.
Senza voler ignorare i progressi compiuti, il Parlamento europeo segnala l' incontestabile riluttanza del Consiglio nel mettere in pratica le decisioni in diversi campi, la mancanza di una visione comune e, principalmente, l' assenza di trasparenza e cooperazione con il Parlamento.
<P>

Vi sarete forse resi conto che il Parlamento non è disposto a svolgere un ruolo di semplice osservatore, né a smetterla di porre domande cruciali chiedendovi, ad esempio, fino a che punto intendiate spingervi e quali misure di carattere giuridico e altro adotterete per contrastare il turpe traffico di esseri umani, la pornografia infantile su Internet, il narcotraffico e la criminalità organizzata.
Seguirete una politica comune in materia di asilo ed immigrazione?
Che cosa farete per l' integrazione sociale degli immigrati, la riunificazione delle loro famiglie e il riconoscimento dei loro diritti e doveri conformemente a quelli già esistenti per i cittadini dell' UE?
Tenuto conto delle nuove tendenze demografiche a livello internazionale, individuate dagli esperti dell' ONU, non dovreste forse abbandonare le vostre idee tradizionali e conservatrici in materia di immigrazione e profughi?
Nutro grandi aspettative per la Presidenza portoghese.
<P>
<SPEAKER ID=124 NAME="Gomes">
Signora Presidente, onorevoli deputati, vorrei dire - molto rapidamente - quanto segue: negli interventi degli onorevoli parlamentari sono state sollevate varie questioni relative alla Presidenza portoghese.
Il Presidente del Parlamento ci ha fatto presente che il tempo a nostra disposizione è molto poco e, per questo motivo, io e il Ministro della giustizia ci proponiamo di rispondere con obiettività a tutte le questioni sollevate in questa sede nella riunione della commissione parlamentare a cui parteciperemo la prossima settimana.
<P>
(Prolungati applausi)
<P>
<SPEAKER ID=125 NAME="Presidente">
Molte grazie, signor Ministro.
<P>
La discussione è chiusa.
<P>
<SPEAKER ID=126 LANGUAGE="ES" NAME="Terrón i Cusí">
Signor Presidente, mi congratulo con il Consiglio per la risposta che ha fornito sia oralmente che per iscritto.
L'efficienza è stata davvero notevole.
<P>
Vorrei proporre al Consiglio di continuare la discussione alla prossima riunione della commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni.
In quella sede avremo l'opportunità di commentare le risposte e di esprimere le nostre preoccupazioni anche alla Commissione.
<P>
Personalmente ho apprezzato alcune risposte ricevute, per esempio, riguardo a temi così delicati come Schengen o come la Convenzione Europol - che speriamo venga rivista - e ho apprezzato le parole del Ministro della giustizia che ha dichiarato di voler sottoporre la materia alla giurisdizione del potere giudiziario.
Spero che si farà la stessa cosa per il controllo parlamentare.
<P>
Entro un mese presenteremo all'Assemblea una proposta di risoluzione.
Vista la buona volontà che hanno dimostrato qui oggi, sono sicura che la prima cosa che faranno i rappresentanti del Consiglio, in questo nuovo clima di intesa, sarà prendere in considerazione la proposta di risoluzione che presenteremo loro.
<P>
<CHAPTER ID=7>
Tempo delle interrogazioni (Consiglio)
<SPEAKER ID=127 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca il Tempo delle interrogazioni (B5-0003/2000).
Saranno trattate le interrogazioni rivolte al Consiglio.
<P>
<SPEAKER ID=128 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=129 NAME="Ioannis Souladakis">
interrogazione n.1, dell' onorevole (H-0780/99):
<P>
Oggetto: Costruzione di una centrale nucleare in Turchia che è una zona sismica I due terremoti di più di 7 gradi Richter avvenuti recentemente in Turchia sollevano serissimi dubbi sull'insistenza turca nel voler costruire costosissimi reattori nucleari a Akkuyu proprio quando le eccedenze energetiche delle dighe Atatürk vengono esportate verso paesi terzi e l'UE apporta tagli al suo bilancio per riparare i danni causati dai terremoti.
Sorge il sospetto che i progetti nucleari turchi, prescindendo dai pericoli per gli abitanti e gli ecosistemi del paese e della regione, siano soltanto una facciata dietro la quale vengono celati progetti già stabiliti dalle autorità politico-militari turche e che prevedono l'acquisto di tecnologia nucleare in grado di fabbricare armi nucleari, dato che si cerca di acquistare lo stesso tipo di reattori nucleari, di origine canadese, posseduti dall'India e dal Pakistan.
<P>
Quali azioni intende adottare il Consiglio per prevenire gli incidenti nucleari e la proliferazione delle armi nucleari in un paese che aspira ad aderire all'UE e, proprio quando riceve fondi comunitari a titolo di assistenza finanziaria, destina somme considerevoli ai programmi nucleari?
<P>
<SPEAKER ID=130 NAME="Seixas da Costa">
Signor Presidente, il Consiglio desidera dichiarare che la Turchia è uno dei firmatari della convenzione sulla sicurezza nucleare, i cui obiettivi sono in linea con le preoccupazioni espresse dall'onorevole parlamentare.
<P>
Difatti tale convenzione, entrata in vigore il 24 ottobre 1996, ha il preciso obiettivo di raggiungere e mantenere un alto grado di sicurezza nucleare a livello mondiale grazie alle misure nazionali e alla cooperazione sancita sul piano internazionale, nonché di stabilire e mantenere all'interno degli impianti nucleari una protezione contro i rischi da radiazioni al fine di tutelare gli individui, la società e l'ambiente dagli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti che questo tipo di impianti potrebbe emettere.
<P>
La convenzione, com'è risaputo, riguarda anche la prevenzione degli incidenti che potrebbero causare contaminazioni nucleari e l'attenuazione delle conseguenze di eventuali incidenti.
Tra l'altro, vorrei far presente all'onorevole parlamentare che la Turchia, in quanto paese candidato all'adesione all'Unione europea, dovrà prima o poi, in quanto si tratta di una condizione preliminare per l'adesione - e penso si tratti di un punto importante -, adottare nell'ambito della propria strategia di preadesione un insieme di politiche che le consentano di recepire in tempo utile l'acquis comunitario nella sua integralità e, di conseguenza, tutte le disposizioni vigenti in materia di sicurezza nucleare.
<P>
<SPEAKER ID=131 LANGUAGE="EL" NAME="Souladakis">
Ringrazio per la risposta, ma vorrei fare una puntualizzazione.
Con questa centrale la Turchia mira ad incrementare solo del 2 percento il suo potenziale energetico.
Si dice che ora intenda dotarsi di reattori del tipo Candu, come quelli già acquisiti da Pakistan e India e usati per fabbricare armi atomiche.
In quest' ottica è necessario approfondire la questione, visto che la complessità del Caucaso potrebbe far venire idee strane a molti.
<P>

Per quanto riguarda la sicurezza degli impianti, va detto che in regioni ad elevato rischio tellurico non basta costruire edifici antisismici.
In quanto ingegnere vi posso dire che, per poter analizzare le conseguenze di taluni rischi, si usano appositi modelli, che però non sono applicabili a centrali nucleari in funzione poiché si stabilisce a priori che le centrali nucleari non vadano realizzate in aree ad elevato rischio sismico.
<P>
A tale proposito, visto che la Turchia è in procinto di aderire all' UE, dobbiamo aiutarla a trasformarsi in uno spazio di sicurezza, pace e cooperazione nella regione.
E' questo il nostro ruolo e lo scopo della mia interrogazione.
<P>
<SPEAKER ID=132 NAME="Seixas da Costa">
Signor Presidente, riconosco la pertinenza degli argomenti addotti dall'onorevole parlamentare.
In effetti si tratta di una questione molto delicata.
Tra l'altro - come ben si comprenderà - è una questione che non riguarda soltanto la Turchia per la sua prossimità all'attuale territorio dell'Unione europea, bensì anche altri Stati con i quali intratteniamo relazioni in virtù di questa stessa vicinanza.
Ci rendiamo conto della sua preoccupazione e ne terremo senz'altro conto - in particolare nel quadro dei futuri contatti che avremo con la Turchia per definire l'agenda strategica di adesione prevista per questo paese.
Tale questione, naturalmente, sarà al centro delle nostre preoccupazioni e la Commissione europea non potrà, di sicuro, fare a meno di prenderla in considerazione.
<P>
<SPEAKER ID=133 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=134 LANGUAGE="EN" NAME="Newton Dunn">
Grazie, signor Presidente, e grazie a lei, signor Presidente in carica del Consiglio.
Sono sicuro che il Presidente in carica del Consiglio sia una persona molto corretta e che sia molto gentile con la moglie, i figli ed il cane.
Tuttavia, mi scusi se sono un po' scettico sulla risposta che lei mi ha appena fornito.
<P>
Non credo che le dichiarazioni formulate in seno al Consiglio ed i voti espressi in tale sede siano subito disponibili al pubblico.
Le chiedo quindi di assumersi l'impegno, prima della prossima seduta plenaria a febbraio, di dirmi per iscritto dove si possono trovare queste informazioni per il pubblico, subito dopo che il Consiglio ha approvato una legge, anziché aspettare che escano alcune settimane dopo su un elenco di comunicati stampa.
Mi fornirà per iscritto queste informazioni prima della prossima seduta plenaria?
<P>
<SPEAKER ID=135 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, vorrei dirle, innanzitutto, che mi asterrò dal fare commenti di carattere personale, come quelli con cui ha iniziato la sua domanda complementare, e le sarei grato se anche lei in futuro facesse la stessa cosa.
<P>
Le sue parole ci fanno pensare che la critica mossa al Consiglio, aldilà della sua formulazione molto specifica, di cui prendiamo nota, non si riferisca tanto alla nebulosità - per così dire - della procedura legislativa, quanto ad un eccesso di trasparenza.
Ma vorrei dirle, onorevole parlamentare, che i risultati di un simile processo di trasparenza per noi sono chiari e che li riteniamo fuori discussione.
Non esiteremo a ripeterle tale informazione per iscritto, anche se non potremo andare aldilà di quanto già riferito, poiché ciò corrisponde esattamente a quanto richiesto dal Trattato.
Pertanto pensiamo che gli elementi che il Segretariato generale del Consiglio mette attualmente a disposizione del pubblico siano quelli essenziali per capire il modo di funzionare del Consiglio in quanto autorità legislativa.
<P>
<SPEAKER ID=136 LANGUAGE="SV" NAME="Sjöstedt">
Ritengo che il Consiglio non abbia tentato di rispondere alla mia domanda.
Non ho chiesto il parere del Consiglio su una proposta che la Commissione non ha ancora presentato, ma ho presentato un'interrogazione sull'interpretazione di principio dell'articolo 255 del Trattato di Amsterdam.
Tale interpretazione consente di legiferare anche sulle disposizioni nazionali in materia di trasparenza, e non soltanto, quindi, limitatamente alle tre Istituzioni dell'Unione ivi menzionate?
Vorrei ricevere risposta a questa mia domanda.
Ritiene il Consiglio che sia possibile, sulla base dell'articolo 255 del Trattato, disciplinare le disposizioni nazionali in materia di trasparenza, che non riguardano le istituzioni dell'Unione europea?
<P>
<SPEAKER ID=137 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, la risposta che le ho dato era l'unica possibile.
Tuttavia vorrei precisare quanto segue: l'interpretazione che si dà dell'articolo 255 del Trattato va anche collegata al principio di sussidiarietà.
Attualmente non c'è alcuna proposta concreta che ci consenta di lavorare alla regolamentazione di tale articolo, e in assenza di una simile proposta non è possibile procedere in tale materia.
Ad ogni modo, ad una prima lettura, si può affermare che l'articolo 255 non permette di lavorare su una base che possa ledere il principio di sussidiarietà.
<P>
<SPEAKER ID=138 LANGUAGE="DA" NAME="Frahm">
Mi interessa sostanzialmente capire come il Consiglio lotterà per i principi contenuti nel Trattato di Amsterdam, volti a garantire ai cittadini una maggiore possibilità di partecipazione al processo decisionale.
Come ci si riuscirà, visto che allo stesso tempo nella proposta della Commisione - è trapelata, quindi è nota al pubblico - si dice che la libertà di pensiero dei funzionari ha la priorità sull' apertura, che non è possibile avere accesso ai documenti di lavoro, rapporti, bozze, eccetera?
Il rappresentante del Consiglio non pensa forse che questo renda difficile la partecipazione al processo decisionale democratico?
<P>
<SPEAKER ID=139 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, la questione da lei sollevata è della massima importanza e ne abbiamo discusso a lungo durante l'ultima Conferenza intergovernativa.
Vorrei dirle una cosa: la trasparenza non serve solo nei rapporti delle Istituzioni comunitarie "verso l'esterno", ma anche "tra" le Istituzioni comunitarie.
Vale a dire che ci sono elementi relativi alla forma e al processo di funzionamento delle Istituzioni comunitarie che non sono accessibili ad altre istituzioni, e non si tratta solo del rapporto della Commissione rispetto al Parlamento, ma anche rispetto al Consiglio.
Questo tema è stato del resto affrontato e discusso varie volte a suo tempo.
<P>
Il Parlamento europeo avrà l'opportunità di far parte del gruppo preparatorio della prossima Conferenza intergovernativa.
La questione è ancora aperta.
La presentazione e la trasparenza reale del funzionamento delle Istituzioni a livello europeo è un tema della massima importanza che necessita, a mio avviso, di essere analizzato in altra sede, in particolare nell'ambito della prossima Conferenza intergovernativa.
Su questo non abbiamo il minimo dubbio e pensiamo che i parlamentari che faranno parte di tale gruppo preparatorio avranno modo di sollevare ancora il problema.
Credo che la proposta avanzata dalla Commissione debba contenere elementi che permettano una maggiore trasparenza in relazione al funzionamento delle varie Istituzioni, ma penso che ci sia sempre spazio per apportare miglioramenti in materia.
Da parte nostra siamo disposti ad analizzare le proposte che emergeranno in questo ambito.
<P>
<SPEAKER ID=140 LANGUAGE="SV" NAME="Hedkvist Petersen">
Il quesito posto dall'onorevole Sjöstedt e da altri è molto importante.
In Svezia vige un principio di pubblicità degli atti che rafforza la democrazia e che garantisce un buon dialogo fra cittadini, autorità e centri decisionali.
Ci sta enormemente a cuore che anche l'Unione possa incamminarsi nella stessa direzione, come precisato nel Trattato di Amsterdam.
<P>
Uno o due anni fa, il Parlamento ha adottato una relazione della onorevole Lööw molto importante in questo contesto.
La relazione metteva in guardia contro il rischio che quell'imminente processo potesse condurre a limitazioni del livello di pubblicità degli atti esistente nei vari paesi.
Ci si rende ora conto che quel monito, lanciato da questo Parlamento, aveva una certa fondatezza.
Domando quindi se il Consiglio comprenda il senso di quel monito, alla luce di quanto abbiamo ora potuto vedere nei documenti di lavoro della Commissione.
<P>
<SPEAKER ID=141 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=142 LANGUAGE="EL" NAME="Dimitrakopoulos">
Ho ascoltato con attenzione le parole del ministro Seixas da Costa sulla trasparenza e la Conferenza intergovernativa.
Vorrei sapere se dall' interessante affermazione del ministro sulla trasparenza e la CIG sia possibile dedurre che la Presidenza portoghese si assume l' impegno di occuparsi e di battersi per un' estensione dell' ordine del giorno della CIG.
La riflessione sulla questione "trasparenza" nel modus operandi delle Istituzioni non può essere celata in qualche capitolo o trattata in qualche corridoio - benché io stesso riconosca l' importanza dei corridoi.
E' necessario un capitolo specifico nell' ordine del giorno della CIG, il che implica una sua estensione.
<P>
<SPEAKER ID=143 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, la questione della trasparenza naturalmente riguarda le Istituzioni.
La prossima Conferenza intergovernativa, perlomeno nella fase iniziale, sarà incentrata su come migliorare il funzionamento delle Istituzioni, tenendo conto in particolare l' esigenza, espressa da noi tutti, che queste ultime siano, per l'appunto, più democratiche, più trasparenti ed efficienti.
L' intero processo deve, tuttavia, basarsi su un parametro generale che è quello dell'accettabilità globale delle soluzioni che riusciremo a trovare per portare a buon fine i tre obiettivi citati.
<P>
E' ovvio che la questione della trasparenza sarà costantemente presente nell'agenda europea e sarà un elemento costitutivo dell'agenda della prossima Conferenza intergovernativa.
Si tratta di una questione che - posso assicurarglielo - la Presidenza portoghese porrà senz'altro all'attenzione degli Stati membri e dei rappresentanti del gruppo preparatorio della Conferenza e, in questo contesto, deve poter contare sull'appoggio dei parlamentari europei, i quali verranno sicuramente mobilitati a sostegno di tale proposta.
Vedremo poi, a livello ministeriale, che seguito si potrà dare a tutto ciò.
Nel frattempo è opportuno rilevare che abbiamo approvato un Trattato, quello di Amsterdam, che è entrato in vigore a maggio dell'anno scorso e che contiene un insieme di misure di attuazione della trasparenza tuttora in corso.
La questione, pertanto, è di stabilire se sia o meno prematuro ripartire con un nuovo processo in materia di trasparenza.
Penso che, nonostante tutto, tale questione debba sempre essere di attualità, in quanto è evidente la sensibilità dell'opinione pubblica al riguardo e perché si riallaccia alla reale necessità di responsabilizzazione degli organi istituzionali europei nei confronti dei cittadini.
Da parte nostra la lasceremo all'ordine del giorno e staremo a vedere se otterremo consensi in tale direzione.
<P>
<SPEAKER ID=144 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=145 NAME="Josu Ortuondo Larrea">
interrogazione n. 5, dell' onorevole (H-0785/99):
<P>
Oggetto: Progetto di regolamento che stabilisce i totali ammissibili di cattura di determinate popolazioni di pesci per l'anno 2000 (caso concreto dell'acciuga) Secondo le ultime relazioni del Consiglio internazionale per l'esplorazione del mare, lo stock di acciughe nella zona VIII CIEM versa attualmente in condizioni critiche. Di conseguenza, si chiede al Consiglio:
<P>
Può esso indicare se il Consiglio dei ministri della pesca e la Commissione hanno valutato l'incidenza che ha avuto sullo stock di acciughe nella zona VIII CIEM il trasferimento di contingenti delle zone IX e X CIEM e 34.1.1 COPACE dal Portogallo alla Francia (sovrasfruttamento pari a 5.000 tonnellate all'anno), nonché la propria responsabilità per quanto riguarda le condizioni attuali di detto stock e le ripercussioni economiche e sociali che si potranno avere in futuro in questo settore della pesca?
<P>
Ritiene il Consiglio che sia ammissibile consolidare per il futuro un sovrasfruttamento che supera il TAC inizialmente fissato di 33.000 tonnellate l'anno, considerati gli evidenti segni di crisi che attualmente presenta questa risorsa?
<P>
Può il Consiglio dei ministri indicare quali misure intende adottare e quando, per conciliare le condizioni critiche di questo stock di acciughe con il succitato trasferimento di contingenti e con il principio di stabilità relativa?
<P>
<SPEAKER ID=146 NAME="Seixas da Costa">
Signor Presidente, la Presidenza portoghese ha tutto l'interesse a rispondere in modo esauriente a tale interrogazione, anche perché si riallaccia in modo concreto ad un problema che riguarda il Portogallo, e spiegherò perché.
<P>
Il Consiglio è consapevole della situazione critica in cui versano gli stock di acciughe del golfo di Biscaglia a cui fa riferimento l'onorevole parlamentare.
Tuttavia, nell'ultimo Consiglio "pesca", tenutosi il 16 e il 17 dicembre dell'anno scorso, gli Stati membri interessati, che sono per l'appunto Francia, Spagna e Portogallo, hanno ritenuto che l'applicazione del principio di precauzione, che, su proposta della Commissione, riduceva il TAC in questione da 5 000 a 2 000 tonnellate, fosse eccessivamente prudente.
Si è giunti pertanto ad una soluzione di compromesso, al fine di conseguire un equilibrio tra la necessità di ridurre i rischi biologici, e quindi il danno alle specie alieutiche, e le difficoltà socioeconomiche causate da una limitazione delle catture, ed il TAC è stato fissato al livello intermedio di 16 000 tonnellate invece delle 33 000 previste nel 1999.
E' anche stata prevista la sua revisione in funzione di nuove informazioni di carattere scientifico riguardanti la preservazione delle specie, di cui speriamo di poter disporre nel primo semestre del corrente anno.
<P>
Per lo stock di acciughe della zona IX CIEM il TAC è stato fissato a 10 000 tonnellate per l'intero anno 2000, contro le 13 000 del 1999.
Gli scambi delle disponibilità di pesca tra Portogallo e Francia sono stati ridotti proporzionalmente dalle 5 008 tonnellate del 1999 alle 3 000 tonnellate del 2000, da pescare in acque francesi.
<P>
Tengo a ribadire che questa cessione di quote non andrà ad aumentare la pressione di pesca sugli stock di acciughe nella loro globalità, all'interno dell'intero spazio di pesca comunitario.
In conformità del principio di stabilità relativa, nel golfo di Biscaglia il metodo di ripartizione dell'acciuga ha attribuito il 90 percento dello stock alla Spagna e solo il 10 percento alla Francia.
<P>
Senza il trasferimento di contingenti dalle acque portoghesi, il livello di TAC del golfo di Biscaglia avrebbe dovuto essere decuplicato per permettere una pesca adeguata alla Francia.
Questa è la ragione per cui ritengo che il caso portoghese presenti un elemento di carattere positivo.
E' evidente che quest'ultima soluzione avrebbe compromesso maggiormente la situazione degli stock che non il rischio fatto presente dall'onorevole parlamentare, di cui comunque ci rendiamo conto.
<P>
<SPEAKER ID=147 LANGUAGE="ES" NAME="Ortuondo Larrea">
Signor Presidente in carica del Consiglio, non sono per nulla soddisfatto delle sue affermazioni.
Capisco che questa faccenda coinvolga il Portogallo, ma mi sembra un attentato alla ragione e all'intelligenza che l'80 percento delle acciughe che fino al 1995 si pescavano nelle acque del Portogallo per un accordo tra lo Stato membro interessato - il Portogallo - e la Francia venga ora pescato nel Golfo di Biscaglia e che il Consiglio dei ministri sostenga che questo non ha nessuna incidenza sulla popolazione di acciughe del Golfo di Biscaglia o delle acque prospicienti la regione cantabrica.
<P>
E' stato dimostrato, come denunciamo dal 1995, che questo trasferimento è un'assurdità. Ci sembra giusto che Portogallo e Francia vogliano raggiungere un accordo, ma quelle acciughe devono essere pescate in acque portoghesi e non nel Golfo di Biscaglia.
Oggi gli studi scientifici dimostrano che la popolazione di acciughe nel Golfo di Biscaglia è in pericolo di estinzione. E adesso arrivano le misure di restrizione della quantità di acciughe che si possono pescare nel Golfo di Biscaglia.
<P>
Non so se vi siete resi conto della responsabilità che, come Consiglio dei ministri, avete avuto in questi anni, e che avrete nel 2000, nei confronti delle migliaia di famiglie che vivono della pesca dell'acciuga nel nord della penisola iberica.
<P>
<SPEAKER ID=148 NAME="Seixas da Costa">
Desidero far presente, onorevole deputato, che con la sentenza del 5 ottobre 1999 la Corte di giustizia delle Comunità europee ha deciso che tale trasferimento, che era stato approvato, era conforme ai principi stabiliti nel regolamento del Consiglio n. 3760/92, e segnatamente nel paragrafo 1 dell'articolo 9, il quale prevede che gli Stati membri possano scambiare la totalità o parte delle disponibilità di pesca che sono state loro attribuite.
La Corte ha dichiarato altresì che il principio della stabilità relativa non era stato violato, dal momento che la quota di acciughe attribuita alla Spagna nella sottodivisione 8 veniva mantenuta al 90 percento e quella della Francia al 10 percento.
Inoltre, onorevole deputato, la Corte è dell'opinione che il trasferimento operato tra Portogallo e Francia non violi il principio dello sfruttamento razionale e responsabile delle risorse marine ed acquatiche viventi, dal momento che la pressione di pesca nelle sottodivisioni 8 e 9 non incrementa né pregiudica in modo negativo la quota globale delle risorse attribuite alla Spagna.
<P>
In considerazione di tutto ciò, onorevole deputato, il Consiglio ribadisce che senza il trasferimento in questione, nel golfo di Biscaglia si dovrebbe prendere in esame un incremento delle possibilità di pesca dell'acciuga da parte della Francia.
Pertanto, onorevole deputato, il Consiglio conferma che la pressione di pesca sarebbe maggiore e più pericolosa per il patrimonio ittico che non con la soluzione per la quale si è optato.
In concreto: 3 000 tonnellate rappresentano il 57,5 percento delle possibilità di pesca del Portogallo del 2000, contro le 5 008 tonnellate, pari al 73,9 percento, del 1999.
Tali cifre rappresentano, a nostro avviso e nella prospettiva del Consiglio, un reale miglioramento in termini di conservazione, se paragonati alla quota dell'80 percento stabilita dal regolamento del Consiglio n. 685/95.
<P>
<SPEAKER ID=149 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=150 NAME="Alexandros Alavanos">
interrogazione n. 6, dell' onorevole (H-0788/99):
<P>
Oggetto: Misure per far fronte all'incessante pulizia etnica subita dai serbi e dai rom in Kosovo I Ministri della Difesa della NATO hanno lanciato (2.12.1999) un forte appello per la cessazione della pulizia etnica ai danni delle minoranze del Kosovo.
Anche il Parlamento europeo, con una risoluzione sui terribili atti di violenza contro serbi e rom, stigmatizza le continue violenze contro la popolazione serba e invita i capi degli albanesi del Kosovo a rispettare integralmente la risoluzione 1244 dell'ONU.
La risoluzione del PE evidenzia altresì che precedenti persecuzioni perpetrate contro gli albanesi "non possono essere addotte a pretesto per omicidi, rapimenti, detenzioni, intimidazioni, incendi, saccheggi, distruzioni di beni, occupazioni di case, ecc.".
Alla luce di tali fatti, intende il Consiglio rimettere in discussione il finanziamento destinato alla ricostruzione del Kosovo, come richiesto dal Parlamento europeo?
Quali altre misure pratiche intende esso adottare per porre fine alla pulizia etnica?
<P>
<SPEAKER ID=151 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, tengo a dirle che nutro la massima simpatia per la preoccupazione insita nella questione da lei sollevata.
Condividiamo veramente le sue preoccupazioni di fronte alla minacciosa situazione esistente all'interno del Kosovo nei confronti delle minoranze etniche, sia per quanto riguarda la popolazione serba che quella rom, e di fronte ai casi di discriminazione, assedio ed intimidazione che continuano a verificarsi in detto territorio.
<P>
Il Consiglio ha sempre messo in evidenza la necessità di procedere al giudizio di tutti coloro che hanno perpetrato e continuano a perpetrare tali atti.
Ha anche ribadito, nelle sue conclusioni di dicembre, la necessità di applicare integralmente la risoluzione 12/99 del Consiglio di sicurezza ed ha sostenuto con sistematicità gli sforzi portati avanti da Bernard Kouchner e finalizzati all'attuazione di misure in grado di garantire in quel territorio un'effettiva tutela delle minoranze e, in particolare, un'effettiva applicazione delle misure che permettano di preservare la multietnicità del territorio stesso.
<P>
Nei contatti intrattenuti con le personalità politiche di maggior spicco fra gli albanesi del Kosovo, abbiamo sottolineato - come ha fatto recentemente il Primo ministro portoghese - che le persecuzioni delle popolazioni serbe, di quelle di etnia zigana e di altri gruppi etnici sono totalmente inaccettabili.
Non saranno tollerate e dovranno cessare immediatamente.
<P>
E' stato comunicato e ribadito in modo esplicito ai dirigenti del Kosovo che l'appoggio internazionale dipenderà in gran parte dal trattamento che verrà riservato alle minoranze non albanesi.
Questo punto mi sembra della massima importanza; l'Unione europea manterrà il senso di condizionalità insito in questa posizione e lo stesso vale per il Consiglio.
<P>
Abbiamo appoggiato pienamente gli sforzi della missione delle Nazioni Unite e della forza internazionale di sicurezza in Kosovo finalizzati ad evitare nuove manifestazioni di violenza contro le minoranze e a proteggere le popolazioni minacciate.
<P>
La KFOR e la polizia dell'UNMIK considerano come uno dei loro compiti primari la soppressione di tutte le forme di maltrattamento dovute all'origine etnica.
In questo contesto, il Consiglio si è congratulato nelle sue conclusioni di dicembre per i sostanziosi contributi annunciati dalla Commissione europea che, unitamente ad altri di natura simile offerti dagli Stati membri, concorreranno indirettamente alla normalizzazione della situazione.
<P>
Tuttavia, onorevole parlamentare, anche il Consiglio è consapevole del fatto che l'insieme dei mezzi messi a disposizione delle strutture internazionali responsabili in Kosovo non corrispondono, in termini di mobilitazione dei vari Stati membri, a quanto sarebbe auspicabile e ciò ha limitato la capacità effettiva di intervento sul campo delle strutture stesse.
Non smetteremo, comunque, di puntare tutta la nostra attenzione su tale problema, in quanto l'intera credibilità delle autorità e delle strutture rappresentative albanesi sul territorio dipende anche dalla capacità di queste stesse strutture di provare che sono in grado di applicare misure che garantiscano la multietnicità all'interno di detto territorio.
<P>
<SPEAKER ID=152 LANGUAGE="EL" NAME="Alavanos">
Grazie, signor Presidente in carica del Consiglio.
Credo, come tutti del resto, che il Portogallo, l' allora presidente Soares e il suo governo abbiano sempre avuto un atteggiamento moderato e assennato durante i bombardamenti sui Balcani.
Esprimo apprezzamento per la dichiarazione politica odierna in proposito, che è estremamente positiva.
Permangono tuttavia motivi di preoccupazione visto che, malgrado i buoni e sinceri propositi dell' UE, i risultati ottenuti sono minimi.
<P>
Purtroppo negli ultimi tempi assistiamo ad una cacciata dal Kosovo di tutte le minoranze - serba, rom, turca, croata - e ci chiediamo che ne sarà di loro.
Per quanto concerne la missione di Kouchner e dell' ONU in Kosovo, è indubbiamente un fiasco il fatto che, alla fine di una guerra combattuta per contrastare la pulizia etnica, sia ora l' altra fazione a far ricorso alla pulizia etnica.
<P>
Pertanto ripropongo la mia interrogazione. Vorrei sapere se il Consiglio intenda adottare misure pratiche e concrete per discutere della faccenda con Kouchner, il quale ha grosse responsabilità per la situazione oggi prevalente in Kosovo.
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<SPEAKER ID=153 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole Alavanos, non posso essere d'accordo su quanto ha appena affermato, sull'ultima frase da lei pronunciata sulle responsabilità del signor Kouchner, e vorrei distinguere due piani molto importanti: la struttura impiegata in Kosovo è sotto la tutela delle Nazioni Unite.
E' una struttura a cui l'Unione europea ha fornito tutto l'appoggio possibile e a cui i paesi dell'Unione europea, in quanto tali, hanno contribuito in vari modi.
<P>
Ma c'è una cosa che non possiamo negare, ed è che gli sforzi compiuti dal signor Kouchner per giungere alla normalizzazione della situazione interna del Kosovo sono estremamente positivi.
A prescindere dal fatto che lei possa ritenere - e come lei anche noi - che alcuni dei risultati con essi ottenuti si siano rivelati, per ragioni che non dipendono dal signor Kouchner, meno efficaci di quanto tutti noi avremmo auspicato.
<P>
A questo punto occorre fare una distinzione sostanziale tra la responsabilità dell'Unione europea e, in questo caso particolare, l'eventuale azione del Consiglio in tale contesto, e la responsabilità della comunità internazionale in quanto tale, a cui compete la tutela generale della situazione in Kosovo.
Pertanto la responsabilità dell'Unione europea si sviluppa in un determinato contesto.
E' alla comunità internazionale, ovvero alle Nazioni Unite, che si deve chiedere conto dell'attuazione della risoluzione 1244/99 e, in particolare, della logica insita in tale risoluzione e della compatibilità di tale risoluzione con la realtà.
<P>
Si tratta di quesiti che tutti quanti dobbiamo porci, ma il forum di discussione ad essi preposto è quello delle Nazioni Unite.
<P>
<SPEAKER ID=154 LANGUAGE="DE" NAME="Rübig">
Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, sono lieto che abbia affermato di voler migliorare le strutture e che da questo dipende la credibilità delle istituzioni.
Ritengo che dovremmo riflettere sul modo migliore di sensibilizzare l' opinione pubblica.
Pertanto si pone a mio avviso la domanda se esistano i presupposti per promuovere i media in quest'area, formare giornalisti e proporre alla gente un' informazione migliore su una convivenza pacifica.
<P>
Ci siamo impegnati per assicurare gli aiuti materiali.
Abbiamo cercato di contribuire alla pace con l' intervento militare.
Come si intende operare adesso anche secondo criteri psicologici in questa regione di crisi, garantendo il miglior sostegno possibile?
<P>
<SPEAKER ID=155 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole deputato, come ho già detto, capisco le sue preoccupazioni.
Penso che al momento attuale e, in particolare, negli ultimi mesi, ci siano stati alcuni sviluppi positivi riguardo ai mezzi di cui il signor Kouchner potrà disporre per un'azione efficace.
Ricordo che ho sentito il signor Kouchner al riguardo durante la riunione ministeriale del Consiglio d'Europa e ritengo che molte delle preoccupazioni da lui espresse in quell'occasione, sulla mancanza di mezzi per riuscire a superare alcuni problemi, siano oggi risolte, ovvero che tali mezzi gli siano stati forniti.

In particolare due sono le questioni essenziali: in primo luogo, un rafforzamento della polizia - elemento importante per la tutela delle popolazioni civili, in special modo per la protezione di determinate popolazioni civili - e, secondo, un aumento degli stanziamenti che permetta, nello specifico, il mantenimento di alcuni funzionari con mansioni importanti nel processo amministrativo, se così vogliamo chiamarlo, e funzionale all'interno del Kosovo.
<P>
La domanda che tutti dobbiamo porci, onorevole deputato - ed è quello che abbiamo fatto poco tempo fa in modo diplomatico -, riguarda la coerenza stessa della risoluzione 1244/99 del Consiglio di sicurezza.
So che si tratta di una questione estremamente delicata, ma tutti noi dobbiamo interrogarci sulla logica insita in tale risoluzione e sulla sua possibilità di attuazione.
Noi sosteniamo la necessità di una sua piena e totale attuazione: tuttavia dobbiamo esaminare questa risoluzione - e probabilmente è una cosa che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prima o poi dovrà fare - nel senso di verificare, come è accaduto in passato in altri ambiti e in altri scenari strategici a livello mondiale, se determinati tipi di procedure, di logica e di equilibri - gli stessi, tra l'altro, che fecero sì che la risoluzione fosse approvata - vadano o no mantenuti in futuro.
<P>
Quello che dobbiamo fare e che, come Unione europea, stiamo facendo è garantire al signor Kouchner tutti i mezzi necessari. Lei ha ragione, onorevole deputato, abbiamo l'obbligo nei confronti dei nostri cittadini di rendere conto con regolarità e apertamente se tali mezzi sono ben utilizzati o meno.
Come Consiglio, abbiamo intenzione di fornire, durante la Presidenza portoghese, informazioni al riguardo.
<P>
<SPEAKER ID=156 LANGUAGE="FR" NAME="Dupuis">
Signor Presidente in carica del Consiglio, sono completamente d'accordo con lei.
Il problema non è Kouchner, ma la base giuridica sulla quale lavora, vale a dire la risoluzione 1244.
Detto questo, penso che la responsabilità dell'Unione, ossia la vostra, ma anche la nostra, sia di cominciare a sforzarci di superare questo carattere provvisorio della risoluzione e di immaginare uno scenario futuro per tutta la regione.
Penso che sia l'assenza di definizione di questo scenario che provoca o favorisce gli eccessi, gli incidenti, gli omicidi di cui ha parlato l'onorevole Alavanos.
<P>
Il Consiglio intende porre la questione dello statuto definitivo del Kosovo?
In caso di risposta affermativa, intende farlo nel quadro di una ridefinizione generale della regione, evitando al massimo di moltiplicare i micro-Stati, come alcuni tendono a fare, e riunificando le parti, in questo caso il Kosovo e l'Albania?
<P>
<SPEAKER ID=157 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=158 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=159 NAME="Pat the Cope Gallagher, sostituito dall' onorevole Hyland">
interrogazione n. 8, dell' onorevole (H-0796/99):
<P>
Oggetto: Nuova iniziativa INTERREG Al punto 1 dell' Allegato 2 del suo progetto di comunicazione su INTERREG, intitolata: Promozione dello sviluppo urbano, rurale e costiero, la Commissione autorizza il rinnovo e lo sviluppo di centri urbani storici con il ricorso ad una strategia transfrontaliera comune.
Tuttavia sono specificamente esclusi gli alloggi.
Dato che nelle zone rurali esistono molte case, anche piccole, di interesse storico e vista la necessità per più di un motivo, di mantenere la popolazione rurale e di attrarne altra nelle zone rurali, non ritiene il Consiglio che questi obiettivi potrebbero essere meglio perseguiti se venissero finanziati progetti riguardanti le abitazioni nelle zone coperte da INTERREG?
<P>
<SPEAKER ID=160 NAME="Seixas da Costa">
Signor Presidente, il Consiglio, e in particolare, se mi è consentito, la Presidenza portoghese, è estremamente consapevole dell'importanza che rivestono i problemi focalizzati dall'onorevole Gallagher nella sua interrogazione e vorrei aggiungere che abbiamo sempre dedicato molta attenzione alle politiche comunitarie di sviluppo delle zone rurali.
In tale contesto desidero mettere in risalto l'adozione, nel maggio 1999, di un nuovo regime di sostegno che è venuto a costituire il quadro comunitario di riferimento per uno sviluppo rurale sostenibile.
Si è trattato - come sapete - di una delle novità emerse nell'ambito dei negoziati di Agenda 2000 e nell'evoluzione del trattamento delle questioni agrarie a livello comunitario.
<P>
Attraverso il Fondo europeo agricolo di orientamento e di garanzia, il FEAOG, tale quadro comunitario di sostegno viene destinato a favorire un'inversione di tendenza nello spopolamento dell'ambiente rurale, a cui, giustamente, lei fa riferimento nella sua interrogazione.
Dall'altro lato, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il FEDER, ha contribuito anch'esso, nell'ambito della sua missione, alla promozione della coesione economica e sociale, grazie alla correzione dei principali squilibri regionali e alla partecipazione allo sviluppo e alla riconversione delle zone rurali.
A tale titolo occorre tener presente che il FEDER ha inoltre contribuito alla promozione di uno sviluppo rurale sostenibile e alla creazione, anch'essa sostenibile, di posti di lavoro in ambito rurale.
E' l'insieme di questi strumenti comunitari che ci permette di lavorare ad una politica di sviluppo rurale che oggi, tra l'altro, rappresenta, da un lato, uno degli sviluppi e delle linee di evoluzione della politica agricola comune, in una delle sue dimensioni e, dall'altro, della politica regionale.
Pensiamo che all'interno del concetto di multifunzionalità, a cui oggi è legata l'evoluzione della politica agricola comune, questa sia una delle questioni fondamentali e naturalmente il FEAOG, sezione garanzia, svolge in quest'ambito un ruolo primario.
<P>
<SPEAKER ID=161 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=162 NAME="Liam Hyland">
interrogazione n. 9, dell' onorevole (H-0798/99):
<P>
Oggetto: Agricoltura e presidenza portoghese Intende il Consiglio indicare le priorità della presidenza portoghese per il prossimo semestre in merito alla politica agricola comune e indicare quale misure ritenga necessario prendere per promuovere la fiducia dei consumatori nel settore e nei prodotti agricoli, fiducia recentemente minata dagli allarmi sanitari?
<P>
<SPEAKER ID=163 NAME="Seixas da Costa">
L'interrogazione da lei presentata in relazione alla politica agricola comune ci tocca molto da vicino e vale la pena tenerla sempre presente nelle discussioni in Aula, in quanto probabilmente ci sarà molto da dibattere in futuro sulla materia.
<P>
Durante la Presidenza portoghese dovremo portare avanti il dibattito sulla PAC, attraverso l'adeguamento di alcune delle organizzazioni comuni di mercato, avendo come obiettivo lo sviluppo armonico delle aree rurali dell'Unione e la garanzia di un'evoluzione positiva dei redditi degli agricoltori e attribuendo particolare attenzione alle misure che possono influire sulle piccole aziende agricole a conduzione familiare.
<P>
Dall'altro lato, qualora il nuovo ciclo negoziale dell'Organizzazione mondiale del commercio avesse inizio durante la Presidenza portoghese - cosa niente affatto sicura -, non mancheremo naturalmente di assicurare il consolidamento della presenza della produzione comunitaria sui mercati internazionali ed un maggior equilibrio tra i prodotti agricoli comunitari di esportazione e la preservazione di quell'agricoltura europea multifunzionale cui ho appena accennato.
<P>
La Presidenza portoghese attribuirà grande importanza anche all'approfondimento della politica di sicurezza alimentare e penso che il Ministro degli affari esteri portoghese, e Presidente in carica del Consiglio dell'Unione europea, stamattina abbia già fatto riferimento a tale aspetto in questa sede.
Il ruolo della sicurezza alimentare, nella misura in cui si ricollega in particolare alla salute pubblica, è un elemento fondamentale che la nostra Presidenza deve sviluppare e costituisce, peraltro, una delle priorità del nostro programma.
Lo svilupperemo su quattro linee parallele, nell'ambito del Consiglio "protezione dei consumatori" e del Consiglio "mercato interno".
La Presidenza portoghese presenterà una relazione al riguardo al Consiglio europeo di Santa Maria da Feira, che si terrà a giugno del corrente anno, in particolare alla luce di quanto esposto giorni fa dalla Commissione nel suo Libro bianco.
<P>
Riteniamo che il lavoro da svolgere su queste basi per l'istituzione di un'agenzia europea sia essenziale per dare credibilità al mercato interno, per consolidare la fiducia in questo stesso mercato, per sciogliere alcune tensioni createsi tra gli Stati membri in questo settore e anche - perché non dirlo - per definire un atteggiamento comune dell'Unione europea nelle relazioni con i paesi terzi in ambiti che si riallacciano alla sicurezza alimentare.
<P>
E' questo l' obiettivo che ci prefiggiamo di raggiungere durante la Presidenza portoghese e speriamo, alla fine, di poter presentare in Aula il risultato dei nostri sforzi.
<P>
<SPEAKER ID=164 LANGUAGE="EN" NAME="Hyland">
Ringrazio il Presidente in carica per la sua risposta.
Sono sicuro che sia consapevole della minaccia molto seria posta al modello europeo basato sulle aziende agricole a conduzione familiare, soprattutto per gli agricoltori che operano nel settore della produzione di carne bovina e ovina che ora dovrebbero vendere i loro prodotti a prezzi pari o inferiori ai costi di produzione.
<P>
Vorrei chiedere quali nuove iniziative il Consiglio può intraprendere per salvaguardare i loro interessi nei prossimi colloqui sul commercio a livello mondiale, in particolare, contro il tipo di produzione praticato nei ranch e nelle aziende agricole degli Stati Uniti e della Nuova Zelanda, le cui economie di scala rendono estremamente difficile per gli agricoltori europei essere competitivi con i metodi di produzione applicati nelle loro aziende, e dove, com'è ovvio, gli standard europei in materia di sicurezza alimentare non vengono applicati.
<P>
<SPEAKER ID=165 NAME="Seixas da Costa">
Capisco perfettamente le sue preoccupazioni e mi rendo conto di quanto siano necessari, a tal riguardo, maggiori sforzi e maggiore coerenza anche all'interno dell'Unione europea.
Bisogna inoltre pensare alle conseguenze, in special modo in materia di finanziamenti e di compensazioni per gli agricoltori.
Tuttavia, come ben sa, la questione è nelle mani della Commissione europea e sarà quest'ultima a doverla portare avanti.
Il Consiglio ha una capacità d'intervento limitata in tale ambito.
<P>
<SPEAKER ID=166 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=167 LANGUAGE="EN" NAME="Crowley">
Signor Presidente, anch'io vorrei porgere il benvenuto in Aula al Presidente in carica del Consiglio.
Non credo tuttavia che abbia risposto alla mia domanda per quanto riguarda specificamente l'esigenza di affrontare il problema dei senzatetto e della casa e la disponibilità o meno della Presidenza portoghese ad incontrare le organizzazioni non governative che operano attivamente in questo settore.
<P>
Accolgo di buon grado e sostengo appieno la sua osservazione sulla necessità di diverse politiche e di un approccio multidisciplinare ed anche sull'esigenza di combattere le cause di esclusione che stanno alla base e possono portare alla condizione di senzatetto, compreso il problema della tossicodipendenza.
<P>
La mia domanda specifica riguarda il problema dei senzatetto e se la nuova Presidenza potrebbe intraprendere una nuova iniziativa per cercare di superare alcune delle difficoltà cui alludeva il Presidente in carica a proposito del sostegno a livello intergovernativo.
Ritengo che si tratti di un settore in cui l'Europa può svolgere un ruolo molto attivo, fosse anche solo nel guidare uno scambio di esperienze e delle migliori prassi fra gli Stati membri.
<P>
<SPEAKER ID=168 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole deputato, rispetto alla possibilità della Presidenza di sostenere azioni di organizzazioni non governative, in particolare nel caso specifico degli interventi per risolvere i problemi dei senzatetto, vorrei dirle che iniziative del genere sono le benvenute e che da parte nostra c'è la massima disponibilità a prendere in considerazione la possibilità di sostenerle.
<P>
Abbiamo già collaborato con organizzazioni non governative portoghesi e ad alcune delle iniziative che tali organizzazioni hanno presentato nel quadro dell'azione prevista dalla Presidenza portoghese e che riflettono le preoccupazioni su cui si fonda il nostro programma.
Non abbiamo previsto alcuna iniziativa concreta specifica in tale ambito, tuttavia, durante il nostro periodo di Presidenza, non escludiamo l'ipotesi di prendere in considerazione eventuali iniziative che le organizzazioni non governative vogliano proporci al riguardo.
Questo - è bene specificarlo - nei limiti delle competenze del Consiglio, poiché tutto quanto rientra nel diritto d'iniziativa della Commissione dovrà essere realizzato attraverso la Commissione stessa.
<P>
<SPEAKER ID=169 LANGUAGE="EL" NAME="Papayannakis">
Signor Presidente in carica del Consiglio, ci ha parlato molto di progetti per il futuro - che cosa farà la Commissione, che farà la Presidenza a Lisbona, eccetera - ma ha fatto un annuncio preoccupante.
Ha dichiarato che a Lisbona si discuterà in merito ad uno sviluppo più dinamico e competitivo, il che potrebbe portare, almeno in parte, all' emarginazione sociale.
Non capisco come sia possibile trovare risposte partendo da simili idee.
Vorrei dunque sapere quali sono le posizioni della Presidenza portoghese rispetto alle istanze che propongono, ad esempio, le reti per la lotta contro la povertà e l' emarginazione, la ripartizione del lavoro e della sicurezza sociale, l' attuazione della politica fiscale, specie in merito al capitale speculativo, e la politica della ridistribuzione della ricchezza.
Desidero sapere se la Presidenza portoghese ha intenzione di fare qualcosa in proposito.
<P>
<SPEAKER ID=170 NAME="Seixas da Costa">
Deve rendersi conto, onorevole parlamentare, che la capacità effettiva di una Presidenza di invertire tendenze generali di carattere sociale o economico nell'arco dei suoi sei mesi di esercizio è realmente limitata.
Penso sia del tutto chiaro che la nostra capacità è inoltre legata a quella che è, grazie al diritto di iniziativa, la logica di intervento della Commissione.
<P>
Ho parlato del Consiglio europeo straordinario e dell'intenzione di realizzarlo espressa dal Portogallo; ne ho parlato in un'ottica futura, in quanto esistono due modi complementari di affrontare la questione dell'esclusione sociale: uno di essi è rappresentato dall'insieme di misure da adottare nell'immediato al fine di combatterne gli effetti concreti, il secondo è rappresentato dalla creazione di condizioni di competitività sul piano internazionale che ci permettano di migliorare il tessuto economico all'interno dell'Unione con conseguenze positive sui problemi dell'esclusione sociale.
Tuttavia, la Presidenza portoghese non dispone di ricette miracolose per rispondere in sei mesi a questioni che si protraggono da sempre.
C'è la disponibilità ad operare in queste aree, su proposta della Commissione, in tutti gli ambiti di competenza comunitaria e naturalmente è possibile - ed è nostro interesse - incentivare nel loro insieme le iniziative che verranno presentate, in particolare, da organizzazioni non governative, ma anche grazie al tradizionale coordinamento intergovernativo in questi settori.
Comunque si deve tener presente, onorevole parlamentare, che non è possibile operare in un'area di così grande impatto, dal punto di vista finanziario, solo e unicamente attraverso misure proposte da una Presidenza in carica per soli sei mesi.
Per questo motivo riteniamo che solo le misure previste nell'ambito di strategie a lungo termine - pur sapendo, è vero, che nel lungo periodo alcuni senzatetto potrebbero essere morti - ci permetteranno di varare politiche sostenibili a livello dell'Unione europea.
Ed è a queste strategie che cercheremo di contribuire nel miglior modo possibile durante il nostro semestre.
<P>
<SPEAKER ID=171 NAME="Presidente">
<SPEAKER ID=172 NAME="Niall Andrews">
interrogazione n. 12, dell' onorevole (H-0801/99):
<P>
Oggetto: Presidenza portoghese e politica di sviluppo Intende il Presidente in carica del Consiglio fare una dichiarazione sulle priorità della Presidenza portoghese per quanto concerne la politica di sviluppo, la Convenzione di Lomé e il modo di affrontare le situazioni di carestia?
<P>
<SPEAKER ID=173 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=174 LANGUAGE="EN" NAME="Andrews">
Vorrei ringraziare la Presidenza per la risposta esauriente fornita alla mia domanda, e in particolare il Ministro che è intervenuto in sede di commissione per lo sviluppo la scorsa settimana a Bruxelles illustrando la questione.
Vi sono tuttavia ancora alcuni problemi da risolvere.
Nel programma non sembra sia stato posto alcun accento sulla lotta contro l'AIDS.
La situazione dell'AIDS in Africa è diventata ormai grave al punto che muoiono più persone a causa di questa malattia che nei conflitti.
Spero che il Ministro dedichi un po' di tempo a questa particolare questione.
Negli Stati Uniti sono disponibili farmaci, ma il prezzo applicato non li rende accessibili ai popoli africani.
<P>
Vorrei chiedere al Ministro cosa sta facendo di preciso riguardo alla situazione che si sta sviluppando in Etiopia dove vi è la siccità, i raccolti non sono andati a buon fine e dove fra sei mesi ritorneremo inevitabilmente alla situazione che esisteva alcuni anni fa, caratterizzata dalla carestia e dalla morte di migliaia di persone.
Allo stesso tempo, è in corso una guerra fra Eritrea ed Etiopia e l'industria degli armamenti europea invia le proprie armi, dopo le quali manderemo il pane.
<P>
<SPEAKER ID=175 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, innanzitutto vorrei le fosse chiaro che non sono d'accordo sull'interpretazione da lei data all'intervento del mio collega durante la riunione della commissione per lo sviluppo e la cooperazione.
Non vedo alcuna contraddizione tra tali posizioni, anzi al contrario.
<P>
Non si può, all'interno del programma di una Presidenza - a meno che non si sia megalomani - fare una specie di inventario esaustivo di tutte le situazioni possibili e immaginabili riguardanti l'insieme delle grandi questioni che si pongono, in particolare nell'ambito delle relazioni esterne.
<P>
Come può immaginare, non sarebbe difficile.
Basterebbe prendere un glossario in materia di sviluppo e copiare tutte le voci, una dopo l'altra.
Ma siamo sufficientemente responsabili per renderci conto che dobbiamo sollevare solo le questioni che siamo in grado di gestire nel quadro della nostra Presidenza e all'interno di quella che è - ed è bene esserne sempre consapevoli - la capacità dei governi nell'ambito del Consiglio.
Dobbiamo renderci conto che ci sono limiti di gestione, in particolare per quanto riguarda i programmi indicativi nazionali.
Lei ha citato la questione dell'Etiopia - che si inserisce proprio nell'ambito di tali programmi nazionali -, ma ci sono, come lei ben sa, diverse azioni di lotta all'AIDS di carattere comunitario e, sotto questo aspetto lei ha ragione, onorevole parlamentare, probabilmente neanche gli Stati Uniti sapranno fare di meglio.
Peraltro in materia di aiuto allo sviluppo penso che l'Europa non abbia assolutamente nulla di cui preoccuparsi, per la semplice ragione che il nostro comportamento al riguardo non teme confronti con gli Stati Uniti.
<P>
La sua interrogazione nasce da una questione che tocca il problema degli armamenti. Si tratta di una questione di carattere politico più ampio che non mi pare rientri nell'ambito della presente interrogazione, ma che in futuro il Consiglio potrà eventualmente affrontare e decidere di collocare in un contesto specifico.
<P>
<SPEAKER ID=176 LANGUAGE="FI" NAME="Korhola">
Il Consiglio è a conoscenza dei problemi sociali che provocano all'Ue le importazioni di prodotti alimentari dai paesi in via di sviluppo con prezzo inferiore a quello di produzione?
Che misure intende prendere la Presidenza?
<P>
<SPEAKER ID=177 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=178 NAME="Presidente">
Poiché l' autore non è presente, l' interrogazione n. 13 decade.
<P>
<SPEAKER ID=179 NAME="Seixas da Costa">
<SPEAKER ID=180 LANGUAGE="EL" NAME="Marinos">
Ringrazio il Presidente in carica del Consiglio, nella cui persona do il mio personale benvenuto alla Presidenza portoghese.
Permettetemi di segnalare che egli è sempre molto eloquente ed edotto in materia di problematiche europee.
<P>
Purtroppo per me, però, non mi ha dato una risposta soddisfacente.
Visto che il Consiglio riconosce l' enorme importanza della cultura come bene economico, a mio avviso dovrebbe mettere in pratica i suoi propositi.
Temo sia solo pretestuosa la giustificazione del principio di sussidiarietà nel settore culturale, che quindi sarebbe una responsabilità dei governi nazionali.
La mia interrogazione, rimasta senza risposta, era la seguente: quando il Parlamento chiede più fondi per finanziare i programmi culturali dell' UE, perché il Consiglio e la Commissione li decurtano regolarmente e talvolta li azzerano?
Questa è in effetti una chiara dimostrazione del loro disinteresse nei confronti della cultura, malgrado il Consiglio si affretti ad assicurare di attribuirle una grande importanza.
<P>
Vorrei sapere se d' ora in poi il Consiglio è disposto a sostenere la cultura con lo stesso impegno con cui sovvenziona banane, luppolo, vacche e canapa indiana.
<P>
<SPEAKER ID=181 NAME="Seixas da Costa">
Onorevole parlamentare, noi non abbiamo un concetto economicistico della gestione della nostra Presidenza e pertanto, come ben comprenderà, attribuiamo la massima importanza alla dimensione culturale.
Ma tale dimensione culturale quasi sempre comporta un aspetto economicistico, rappresentato dall'insieme delle risorse che vengono messe a disposizione proprio per sostenere le azioni culturali.
Si tratta di un aspetto che non è possibile trascurare nell'ambito dell'Unione europea e, in particolare, del Consiglio.
<P>
Da parte nostra tenteremo di rafforzare e consolidare la posizione europea per quanto concerne i beni e i servizi culturali e le attività di tale settore, in quanto lo riteniamo uno degli elementi essenziali e specifici dell'identità e dell'immagine stessa dell'Unione.
Tale punto è collegato, e lo sarà anche in futuro, agli sviluppi nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Tale questione, come lei ben sa, ha avuto da parte nostra e del Consiglio la debita considerazione.
In particolare si è riusciti ad ottenere una formulazione, nel mandato conferito alla Commissione per il prossimo ciclo di negoziati nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio, che le riservasse una posizione preminente.
<P>
Vorrei tuttavia aggiungere, rispetto alla politica culturale e, in special modo, in materia di audiovisivi, che la Presidenza portoghese dedicherà molta attenzione all'approfondimento e all'arricchimento della politica europea dell' audiovisivo con l'adozione di un programma MEDIA-PLUS che possa rispondere, per così dire, alle grandi preoccupazioni europee.
Abbiamo anche intenzione di aprire un dibattito più innovativo sulla questione del patrimonio cinematografico europeo, che consideriamo uno degli strumenti più importanti nello sviluppo dell'identità culturale europea e dell'economia europea in materia di audiovisivi.
La Presidenza inoltre si concentrerà sulla discussione delle questioni connesse all'introduzione del sistema di televisione digitale in Europa, tema questo che sarà oggetto di una conferenza che la Presidenza portoghese organizzerà insieme alla Commissione nel febbraio del 2000.
<P>
Ma la cultura, onorevole parlamentare, nell'ambito dell'Unione europea è una questione troppo sovente legata alle agende delle Conferenze intergovernative.
Sia gli Stati membri che i deputati al Parlamento europeo che faranno parte del gruppo preparatorio potrebbero eventualmente suggerire di concordare l'inserimento della dimensione culturale in quella che viene definita la quinta cassa negoziale della prossima Conferenza intergovernativa.
Certo, se si trovasse un accordo nel quadro della Conferenza, la questione potrebbe essere portata avanti.
Resta da verificare se c'è o meno consenso al riguardo.
Poi si vedrà. Da parte nostra prenderemo nota dei suggerimenti in merito.
<P>
<SPEAKER ID=182 LANGUAGE="EN" NAME="Bushill-Matthews">
Signor Presidente, mi unisco agli altri deputati nel porgere al Portogallo i migliori auguri di successo per la Presidenza.
<P>
Prendo atto della sua dichiarazione secondo la quale questo particolare argomento non è compreso nell'ordine del giorno previsto per la prossima CIG, ma che se qualcuno lo desidera, verrà preso in considerazione.
Io e gli altri 35 deputati conservatori britannici lo desideriamo e vorremmo che lei ne tenesse conto.
Riconosco che è una questione provocatoria.
Il suo scopo è di provocare perché si tratta di un problema molto serio, vale a dire il fatto che alcuni paesi non considerano la legislazione dell' Unione europea con il rispetto che merita.
Dobbiamo trovare il modo di esercitare pressioni su tali paesi per consentirci di riavvicinarci ai nostri concittadini.
<P>
Non riesco a pensare ad un modo migliore per farlo, e lei?
<P>
<SPEAKER ID=183 NAME="Seixas da Costa">
La questione è di verificare se la dimensione europea sarà o meno rafforzata, in particolare attraverso la sua integrazione nei Trattati.
Come comprenderà, tale questione va esaminata a livello di Conferenza intergovernativa e la Presidenza portoghese potrà portarla avanti solo su autorizzazione di un Consiglio europeo straordinario, in quanto è un aspetto che si colloca al di fuori del quadro istituzionale all'interno del quale si realizzerà la prossima Conferenza intergovernativa.
<P>
Attualmente le Conferenze intergovernative costituiscono una specie di evento e possono anche essere considerate come una sorta di albero di Natale.
Pertanto non si può escludere che tali questioni ricorrenti, che passano di conferenza in conferenza, non tornino ad essere sollevate.
<P>
Si pone pertanto il problema di valutare se al momento c'è consenso nell'ambito dell'Unione europea sul fatto di includere tale questione, tenendo particolarmente presente che, se verrà inserito un tema del genere, altri simili andranno probabilmente ad aggiungersi all'agenda della Conferenza.
<P>
<SPEAKER ID=184 NAME="Presidente">
Lascio la parola all' onorevole Dimitrakopoulos per una mozione di procedura.
La prego di essere breve.
<P>
<SPEAKER ID=185 LANGUAGE="ES" NAME="Dimitrakopoulos">
Signor Presidente, so che devo essere breve.
Ho apprezzato molto quanto ha detto il Presidente in carica del Consiglio Seixas da Costa a proposito dell' albero di Natale.
In Spagna l' usanza è di scrivere una lettera ai Re Magi.
Vorrei solo ricordargli che il Parlamento europeo ha già mandato una lettera ai Re Magi attraverso le sue relazioni.
Adesso sono la Presidenza e il Consiglio a dover portare i regali che abbiamo chiesto nella nostra lettera ai Re Magi.
<P>
<SPEAKER ID=186 NAME="Presidente">
Come sospettavo, non era esattamente una mozione di procedura, ma la conclusione del dibattito.
Ringraziamo il Presidente in carica del Consiglio Seixas da Costa: anche lui può scrivere una lettera ai Re Magi.
<P>
<SPEAKER ID=187 NAME="Seixas da Costa">
Dirò soltanto che la questione di carattere natalizio sollevata dall' onorevole parlamentare è della massima importanza.
Solo che, in questo caso, Babbo Natale ha chi lo comanda, quindi può distribuire regali solo se autorizzato da altri.
Non dipenderà dalla Presidenza portoghese distribuire i regali che tutti vorrebbero, in particolare quelli reclamati dal Parlamento europeo.
<P>
<SPEAKER ID=188 NAME="Presidente">
Dopo questo interessante scambio di opinioni, comunico che, in conformità del Regolamento, le interrogazioni dal n. 17 al 27 riceveranno risposta per iscritto.
<P>
Con questo si conclude il Tempo delle interrogazioni.
<P>
<CHAPTER ID=8>
Imposta sul capitale
<SPEAKER ID=189 NAME="Presidente">
L' ordine del giorno reca, in discussione congiunta, le seguenti interrogazioni orali:
<P>
B5-0004/2000, presentata dall' onorevole Désir e altri, al Consiglio, sulla posizione del Consiglio sull' idea di un' imposta sul capitale,
<P>
B5-0005/2000, presentata dall' onorevole Désir e altri, alla Commissione, sulla posizione della Commissione sull' idea di un' imposta sul capitale.
<P>
<SPEAKER ID=190 LANGUAGE="FR" NAME="Désir">
Signora Presidente, signor Presidente del Consiglio, signor Commissario, tutti hanno avuto modo di valutare, in occasione della crisi asiatica del 1997, come dopo quella che aveva colpito il Messico nel 1995, o lo SME nel 1993, i danni che può causare all'economia di interi paesi la speculazione finanziaria, in particolare quella esercitata sulle valute.
Ogni giorno si scambiano da 1500 a 2000 miliardi di euro sui mercati finanziari, ossia, in tre o quattro giorni, l'equivalente di tutta la produzione annua mondiale, del PIL mondiale, che è pari a circa 6000 miliardi di euro.
In buona sostanza, gran parte di queste operazioni finanziarie è di carattere puramente speculativo senza alcun legame con scambi di merci o investimenti.
Lo spostamento erratico di queste notevoli masse di capitali può provocare nel giro di qualche ora l'affondamento di una moneta, dell'economia di un paese, e far precipitare tutta la sua popolazione nella recessione.
<P>
Di fronte a questa situazione, si è manifestato un ritorno di interesse per la proposta di James Tobin, premio Nobel per l'economia, di prevedere un'imposta sulle transazioni valutarie, con un tasso molto basso, in modo che non influisca sugli scambi di merci o sugli investimenti, ma operi come un granello di sabbia negli ingranaggi della speculazione, vale a dire che ponga un freno al moltiplicarsi delle operazioni a breve termine.
Vorrei farvi notare che questa proposta, che sembra suscitare tanta apprensione fra alcuni, riguarderebbe l'imposta più bassa del mondo, la più bassa di tutta la storia della fiscalità mondiale, ma sarebbe anche una riconquista degli spazi confiscati alla democrazia dalla sfera finanziaria.
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Uno dei motivi del successo della proposta in questione, nonché delle campagne di ONG quali ATTAC, SOLIDAR o altre, che l'hanno divulgata, dipende anche dal fatto che essa renderebbe disponibili risorse che potrebbero essere destinate a programmi di sviluppo nei paesi più poveri, nei settori quali l'istruzione o la sanità, oltre che dal suo carattere di ridistribuzione in un mondo in cui vi è sempre più ricchezza e sempre più poveri.
Diverse personalità ed istituzioni hanno preso posizione a favore di tale imposta, come il Presidente del Brasile, Fernando Cardoso, il governo della Finlandia, il parlamento canadese lo scorso marzo, ma anche Lionel Jospin nel 1995.
La questione è stata discussa in diversi parlamenti nazionali dell'Unione europea.
La risposta è stata spesso che essa non può essere trattata solo a livello nazionale e che l'ambito giusto per affrontarla è quello dell'Unione europea.
Da qui deriva l'interrogazione orale al Consiglio e alla Commissione che abbiamo presentato insieme ad altri 37 deputati.
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Sono soddisfatto della proposta di risoluzione di compromesso, alla quale siamo giunti con il gruppo GUE, il gruppo dei Verdi, il gruppo liberale ed il PSE, che chiede alla Commissione di presentare al Parlamento entro sei mesi una relazione sulla fattibilità di un'imposta del genere ed anche di esaminare le pressioni e sanzioni finanziarie applicabili contro i paesi che incoraggiano l'evasione fiscale o ospitano paradisi fiscali.
Spesso si obietta infatti che quest'imposta verrebbe aggirata, ma questo si sarebbe potuto dire per tutte le imposte e, se ci si fosse fermati a quest'argomento, non se ne sarebbe creata alcuna.
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La proposta di risoluzione chiede inoltre che, prima della prossima assemblea annuale dell'FMI, venga presentato un documento elaborato da Commissione e Consiglio che delinei una posizione comune.
Credo che l'Unione europea debba prendere l'iniziativa, e proporla quindi al G7, conformemente alla richiesta contenuta nella proposta di risoluzione, perché si tratta innanzitutto di una questione politica.
Se l'Unione prende l'iniziativa, si avrà un effetto trascinante perché il dibattito ha luogo ovunque, anche negli Stati Uniti ed in Giappone, e perché in tutto il mondo si esprime in maniera sempre più forte un'aspirazione a far sì che il mondo venga diretto non dagli speculatori, ma dai cittadini, dai loro parlamenti, dai loro governi, dalle loro istituzioni democratiche.
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Credo che l'Europa debba svolgere un ruolo in questa nuova regolamentazione mondiale e sono molto lieto del fatto che oggi, con questa discussione e la nostra proposta di risoluzione, la questione sia all'ordine del giorno della costruzione europea.
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<SPEAKER ID=191 NAME="Seixas da Costa">
Signora Presidente, non ho molte anticipazioni da fare al riguardo.
Il Consiglio finora non ha discusso la possibilità di introdurre una tassa sui movimenti di capitali, come suggerito dal professor Tobin.
Si tratta di un'iniziativa nuova, di cui sappiamo che ha trovato accoglienza in diversi settori a livello mondiale e in vari ambiti politici europei, ma è una questione sulla quale non vi è stata fino ad oggi alcuna proposta o iniziativa da parte della Commissione.
Poiché è di competenza della Commissione assumere qualsivoglia iniziativa, il Consiglio fino a quel momento non potrà prendere posizione in materia.
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<SPEAKER ID=192 NAME="Bolkestein">
Signora Presidente, la base imponibile della tassa Tobin dovrebbero essere le operazioni di cambio a brevissimo termine.
Tali operazioni, così si argomenta, sarebbero ben poco legate alle variabili economiche fondamentali, come ha testé evidenziato l' onorevole Désir.
I sostenitori della proposta, come lo stesso onorevole Désir, ritengono dunque che un' applicazione internazionale della tassa Tobin porterebbe, in linea di principio, ad una riduzione delle operazioni speculative e, quindi, della volubilità dei corsi di cambio, con conseguente aumento della ricchezza economica.
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Considerato il volume notevole dei flussi finanziari a breve termine, persino una tassa Tobin dal valore nominale molto basso sarebbe sufficiente per produrre un gettito fiscale di una certa entità.
In realtà, il motivo che stava alla base del crescente interesse per la tassa Tobin e per altre fonti finanziarie internazionali diffusosi alla metà degli anni novanta non era affatto di natura economica; derivava, piuttosto, dalla potenziale capacità di quel tipo di tassazione di produrre un gettito da destinare al finanziamento di programmi pubblici internazionali, e ciò in un periodo in cui, da un lato, la richiesta di fondi da usare per quello scopo era in rapido aumento e, dall' altro lato, le possibilità di ottenere finanziamenti diventavano sempre più scarse.
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Di recente la Commissione ha constatato la presenza di un rinnovato interesse per una forma di tassazione globale come la tassa Tobin, da impiegare come strumento per realizzare una sorta di "globalizzazione socialmente responsabile" .
Anche l' onorevole Désir ha menzionato il diffuso e crescente interesse in tal senso.
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Ma se la tassa Tobin, alla fine, sarà introdotta per evitare manovre contro una determinata valuta, potrebbe non solo rivelarsi inefficace ma persino nuocere al mercato finanziario nazionale.
A lungo termine, è addirittura possibile che l' applicazione della tassa ad un gran numero di fondi venga evitata semplicemente trasferendo le operazioni sui corsi di cambio in centri finanziari off-shore.
In tal caso, l' introduzione della tassa causerebbe una perdita netta della ricchezza economica totale.
Pertanto, la tassa Tobin può funzionare soltanto se c' è un numero sufficiente di paesi industrializzati disposti ad applicarla.
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Infine, anche se la tassa è stata pensata per porre un freno alle speculazioni sulle valute, resta comunque il rischio che essa vada a colpire anche flussi non speculativi, e di certo non è questo il suo scopo.
Per i motivi citati, non vedo alcuna ragione per introdurre una tassa Tobin a livello europeo.
In ogni caso, la Commissione è contraria a qualsiasi tentativo di limitare i movimenti di capitale nell' Unione europea.
Inoltre, nella misura in cui questo provvedimento potrebbe essere considerato come un' indiretta limitazione dei flussi di capitale, esso costituirebbe una violazione dei Trattati di Roma.
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Un approccio giusto al problema della speculazione consiste, a mio giudizio, nell' eliminare le vere cause dei disordini finanziari, non nel tentativo di sopprimerne soltanto i sintomi introducendo ostacoli al funzionamento dei mercati.
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<SPEAKER ID=193 LANGUAGE="DE" NAME="Karas">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, vorrei ricostruire in breve la procedura e la tattica ideologica che hanno portato a questa interrogazione orale, anche perché so quanti socialdemocratici in Parlamento, e non soltanto gli esperti in materia di politica economica e finanziaria, condividano la nostra critica.
Conosciamo il problema. Si tratta dell' instabilità sui mercati causata da speculazioni.
Tuttavia si dovrebbe ricordare a coloro che hanno presentato l' interrogazione orale che - come ha spiegato in modo incisivo il Commissario - non ogni forma di instabilità è conseguenza di speculazioni.
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La Tobin tax non avrebbe potuto evitare le crisi a livello di SEE nel 1992 e 1993 né la crisi monetaria nel Sudest asiatico del 1997.
Gli autori dell' interrogazione orale non ipotizzano alcuna soluzione, ma chiedono un nuovo tributo, più burocrazia e un provvedimento contrario ai meccanismi di mercato. Essi propongono in Aula una valutazione intergroup escludendo la commissione parlamentare competente, in contrasto con diverse decisioni del Parlamento.
Tale interrogazione, lo dico senza mezzi termini, è motivata a mio avviso da ragioni ideologiche e non mira a trovare soluzioni.
Credo che si tratti della strada sbagliata.
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Perché rifiutiamo la Tobin tax e la consideriamo con tanto sospetto?
Primo, come ha già affermato il Commissario, perché rappresenta un forte onere per i mercati di capitali.
Anche una tassazione minima comporterebbe pesanti ripercussioni sui mercati di capitali, poiché una simile tassa sulle speculazioni ridurrebbe in misura considerevole la redditività degli investimenti.
Inoltre una misura del genere comprometterebbe fortemente lo sviluppo dei mercati finanziari, contrastando il principio della libera circolazione dei capitali che rappresenta uno nei nuclei centrali del mercato interno.
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Secondo, il capitale investito a fini di speculazione è difficile da identificare.
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Terzo, le misure fiscali possono essere aggirate con facilità, se non vengono introdotte con lo stesso sistema in tutti i paesi, perché rimangono aperte troppe scappatoie.
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Quarto, tale misura è di difficile applicazione dal punto di vista tecnico e comporta un elevato grado di burocrazia e di oneri amministrativi con l' impossibilità di un controllo efficace.
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Il provvedimento che dovremmo adottare è una parte della risoluzione oggi in esame.

Si tratta di rafforzare la vigilanza bancaria, di chiarire la responsabilità per le transazioni, di creare un quadro normativo a livello internazionale, di valutare le leggi nazionali al fine di verificare se sono conformi alle regole del comitato di Basilea e di comprendere come queste ultime possano essere maggiormente diffuse.
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In merito alla presente risoluzione, nutro un forte dubbio su un punto fondamentale che non possiamo accettare in questa forma.
Mi riferisco al paragrafo 9.
Dall' intervento del Commissario deduciamo che l' esame della Commissione si concluderà con un rifiuto della Tobin tax.
Se tale valutazione, l' attuale dibattito e le argomentazioni proposte sono del tenore che è emerso e che io condivido, anche il fatto che la Commissione se ne occupi per altri sei mesi con la conseguente insicurezza che si ripercuoterà sui mercati finanziari e di capitali rappresenta una mancanza di responsabilità.
Il mercato di capitali non ha bisogno di insicurezza, bensì necessita di chiarezza. Pertanto respingiamo il paragrafo 9 e chiediamo una votazione separata.
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<SPEAKER ID=194 LANGUAGE="DE" NAME="Randzio-Plath">
Signora Presidente, il dibattito in merito alla tassazione delle transazioni finanziarie a breve termine non rappresenta una novità.
Sono vent' anni che discutiamo della proposta di introdurre la Tobin tax e ciononostante la questione rimane attuale, poiché occorrono risposte concrete e oneste sulla base di studi accurati.
Dobbiamo conoscere l' efficacia e l' applicabilità reale di una tassa sulle transazioni finanziarie a breve termine.
La portata della questione oggi è cambiata, dal momento che ogni giorno nel corso delle 24 ore nel mondo si muovono 1500 miliardi di dollari alla ricerca di investimenti vantaggiosi, di cui al massimo il 3 percento è legato all' economia reale.
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Ci preoccupiamo della stabilità dei mercati finanziari non intesi come fine a se stessi, ma perché ne va della stessa crescita, degli investimenti e dei posti di lavoro all' interno dell' Unione europea.
Al riguardo dobbiamo chiederci quali strumenti abbiamo a disposizione al fine di creare un ordinamento di qualche tipo che finora manca.
Abbiamo contribuito in tutti i modi alla liberalizzazione delle transazioni finanziarie senza istituire finora un quadro normativo efficace, e ne abbiamo avuto l' amara dimostrazione con gli effetti delle crisi in Asia e in America latina.
Pertanto è ora di pensare, da un lato, a norme di sorveglianza e, dall' altro, alla trasparenza dei mercati finanziari e delle loro informazioni.
E' importante sapere chi siano gli operatori e di quale solvibilità dispongano.
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Dobbiamo inoltre chiederci se non sia necessaria una giustizia fiscale.
In un' epoca in cui il carico fiscale del fattore lavoro aumenta a livello europeo ed internazionale, dobbiamo individuare forme di tassazione efficace dei capitali e porci il problema della tassazione delle transazioni finanziarie a breve termine.
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Ritengo necessario che la Commissione presenti una relazione accurata con le sue conclusioni, al fine di valutare a livello di Parlamento europeo se non sia importante operare per raggiungere una forma di solidarietà internazionale che coinvolga l' Unione europea, gli Stati Uniti e il Giappone, in modo da garantire maggiore stabilità e sicurezza sui mercati finanziari.
E' questo l' intento alla base dell' interrogazione orale e in Parlamento, con le relazioni nel quadro della procedura ordinaria, dobbiamo elaborare nelle commissioni competenti e nelle discussioni plenarie una proposta equilibrata e orientata al futuro.
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<SPEAKER ID=195 LANGUAGE="ES" NAME="Gasòliba I Böhm">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, a nome del gruppo del Partito europeo dei liberali democratici e riformatori, devo manifestare la mia sorpresa per questa discussione sui flussi internazionali di capitali e sulla loro possibile imposizione fiscale che, sebbene il testo non lo menzioni, sembra un tentativo di risollevare, come si è fatto nell'introduzione, la questione della tassa proposta alcuni anni fa dal professor Tobin, a cui il nostro gruppo si oppose in modo chiaro e deciso nella legislatura passata, con una serie di argomenti esposti con chiarezza e coerenza dal nostro presidente, l'onorevole Cox.
Argomenti che, modestamente, dovrò ripetere in questo intervento, perché il tema è lo stesso.
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Noi non siamo d'accordo su questo tipo di tassazione perché la sua applicazione, qualora venisse attuata, non servirebbe agli obiettivi a suo tempo illustrati dall'onorevole Tobin e che la sinistra dell'Assemblea sembra voler rivangare.
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In primo luogo, niente prova che la tassazione del flusso internazionale di capitali possa ridurre i pericoli di volatilità o di instabilità sui mercati internazionali.
Al contrario, dato che sicuramente non tutti i paesi l'accetterebbero, apriremmo la strada alla speculazione e alla frode e questo sì produrrebbe volatilità, instabilità, insicurezza, opacità e concorrenza sleale nell'ambito dei servizi finanziari che operano a livello internazionale.
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Inoltre, l'idea di ottenere risorse da convogliare verso i paesi economicamente più deboli presenta una complessità tale, se si pensa alla sua applicazione pratica, da renderla semplicemente impossibile.
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Onorevoli colleghi, ci troviamo di fronte a una falsa discussione che non ha altro scopo se non quello di servire un obiettivo politico, ma senza alcun fondamento né attuabilità tecnica.
Inoltre - visto che siamo al Parlamento europeo - se non abbiamo ancora raggiunto un minimo accordo sul pacchetto di misure fiscali proposto dalla Commissione all'interno dell'Unione europea, come possiamo pretendere di riuscire a raggiungere un accordo fiscale a livello internazionale?
Suppongo che la prima cosa che ci diranno sarà: vediamo se siete capaci di raggiungere un accordo fiscale all'interno dell'Unione!
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In ogni caso, onorevoli colleghi, il gruppo liberale non ha voluto chiudere le porte a una nuova analisi della materia e quindi nella proposta di risoluzione comune abbiamo accettato che si esegua uno studio sulla possibilità e la convenienza di applicare questa imposizione fiscale a determinati aspetti dei flussi internazionali di capitali.
Sono sicuro che questo studio - se verrà realizzato in modo obiettivo, con la necessaria conoscenza dei mercati finanziari e dei loro meccanismi a livello internazionale - dimostrerà che non è conveniente né possibile, non solo nella sua applicazione, ma neppure come mezzo per raggiungere gli obiettivi che si propone.
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La globalizzazione in sé è positiva.
L'economia non era mai cresciuta tanto né aveva recato vantaggi a così tanti paesi a livello globale.
Questo è dovuto alla progressiva apertura e alla maggior libertà di scambio di beni e servizi a livello internazionale e anche ad una maggior capacità di creare flussi adeguati di capitali.
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Chiunque analizzi lo sviluppo economico degli ultimi anni, se sarà obiettivo, dovrà ammetterlo perché le cifre non hanno colore né orientamento politico.
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Noi - come ho detto - non ci opponiamo alla realizzazione di questo studio.
Appoggeremo la risoluzione di compromesso che lo prevede, insistendo però sul fatto che, come risulta anche dal testo del documento, è proprio attraverso la liberalizzazione e l'apertura internazionale che si ottiene il progresso economico, sia a livello degli Stati che a livello generale.
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<SPEAKER ID=196 LANGUAGE="FR" NAME="Jonckheer">
Signora Presidente, signor Commissario, penso che il problema non sia tanto di ideologizzare la discussione, quanto di fare politica.
Credo che si debba ricordare, come ha detto la onorevole Randzio-Plath, che il motivo per cui alcuni parlamentari vogliono ritornare sulla questione è legato alle ultime crisi finanziarie internazionali ed alle loro conseguenze economiche, sociali ed ambientali, che sono ben note in alcuni paesi.
L'obiettivo prioritario di questa riflessione è analizzare gli strumenti di cui la comunità internazionale può disporre per stabilizzare il sistema monetario e finanziario internazionale.
Da questo punto di vista, Commissario Bolkestein, la questione della tassa Tobin non è isolata nella proposta di risoluzione.
Se la legge con attenzione, la proposta di imposta sui flussi di capitale costituisce uno strumento fra altri per cercare di obbligare gli investitori internazionali a comportarsi in maniera responsabile sui mercati finanziari.
Secondo, nella risoluzione non si dice che vogliamo un'iniziativa su una base esclusivamente europea.
Per questo motivo facciamo esplicitamente riferimento alla riunione d'autunno del Fondo monetario internazionale affinché l'Unione europea, vale a dire la Commissione, ma anche il Consiglio, prendano posizione in materia difendendo l'opportunità di stabilizzare il sistema finanziario e monetario internazionale e di introdurre una fiscalità internazionale.
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Non vorrei che si creasse confusione nella discussione.
Noi ecologisti non auspichiamo una risoluzione alibi.
Si tratta non di aggiungere uno studio alle decine di altri già realizzati - quello della Commissione sarebbe forse interessante -, ma di ottenere dalla Commissione e dal Consiglio, vale a dire da ciascuno degli organi direttivi che compongono l'Unione, un atteggiamento politico chiaro, positivo o negativo che sia, sulla questione di sapere se sono disposti a difendere nelle sedi pubbliche competenti, ossia il Fondo monetario internazionale in primo luogo, l'opportunità di una tale imposta fra altri strumenti necessari per la stabilità del sistema monetario internazionale.
Quanto all'argomento secondo il quale quest'iniziativa rafforzerà l'incertezza, che io sappia i movimenti di capitale a brevissimo termine hanno proprio la funzione di giocare sull'incertezza e di scommettere sull'andamento dei rapporti fra monete o investimenti finanziari nel breve periodo.
Quest'argomento non mi sembra quindi pertinente.
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Non mi addentrerò ulteriormente nel merito della questione. Credo che ognuno abbia le proprie argomentazioni.
Vorrei tuttavia attirare la vostra attenzione non solo sul paragrafo 9 della risoluzione, ma anche sul paragrafo 10.
Ciò che ci aspettiamo è una presa di posizione politica con una scadenza molto chiara, la preparazione della riunione d'autunno del Fondo monetario internazionale, e chiediamo quindi, se la risoluzione verrà votata domani in seduta plenaria, che Commissione e Consiglio si presentino dinanzi al Parlamento per dirci quali posizioni difenderanno in quell'occasione.
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<SPEAKER ID=197 LANGUAGE="FR" NAME="Boudjenah">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo di cui faccio parte si rallegra vivamente che questa discussione abbia luogo oggi, tanto più che per giungere a tale risultato non abbiamo risparmiato gli sforzi, unitamente a colleghi di altri gruppi.
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Com'è ovvio non abbiamo, gli uni e gli altri, lo stesso approccio e credo che la discussione e le proposte di risoluzione da noi presentate all'inizio ne siano la prova.
Detto questo, per quanto ci riguarda non siamo indifferenti al passo avanti costituito dalla risoluzione di compromesso, che invita la Commissione a presentare una relazione entro sei mesi.
Il Parlamento europeo, pensiamo, può anche svolgere un ruolo prendendo l'iniziativa, fosse anche timidamente, sull'argomento, anche se è chiaro - e sono d'accordo con l'oratore che mi ha preceduto - che, se il paragrafo 9 venisse rimesso in discussione, la risoluzione perderebbe di significato.
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La discussione tocca infatti una questione vitale che i cittadini pongono sempre più in risalto in maniera legittima: quale posto attribuire rispettivamente all'uomo ed alla sfera finanziaria nell'economia di oggi? 1800 miliardi di dollari è il volume monetario che ogni giorno transita sui mercati dei cambi nel mondo, il che rappresenta più di un quarto del volume mondiale annuo degli scambi reali di beni e servizi.
Ponendo la finanza al primo posto, tale movimento ha rafforzato le esigenze di redditività ed inasprito ovunque le condizioni di gestione.
In quest'ottica si collocano fusioni, acquisizioni, ristrutturazioni aziendali, la raccolta di enormi risorse sui mercati finanziari che continua a crescere.
La disoccupazione e la pressione sui lavoratori del mondo intero tendono ad accentuarsi.
I mercati e la crescita reale sono ostacolati.
L'afflusso o il ritiro brutale di capitali speculativi minaccia le economie di numerosi paesi, fino all'affondamento, come è accaduto in Asia, in Russia o in Brasile.
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Di fronte a questa mondializzazione neoliberale, sotto il dominio dei mercati finanziari, cresce l'esigenza, testimoniata dalla nostra richiesta, di un'altra idea del mondo secondo la quale la legge comune sarebbe quella dettata dal dovere di solidarietà in un mondo sempre più interdipendente.
Nessuno può ignorare la sfida di civiltà costituita dalla mancanza di quasi un miliardo di posti di lavoro. La necessità di consentire sforzi senza precedenti in materia di sviluppo, di accesso alle conoscenze.
A questo proposito, tutte le idee meritano di essere prese in considerazione e pensiamo che quella della tassa Tobin costituisca una proposta importante, come altre forme di transazioni ipotizzabili.
L'imposta in questione può contribuire a frenare la speculazione, senza penalizzare le attività dell'economia reale, e consentirebbe di rendere disponibili nuove risorse per gli investimenti in risorse umane e ciò nel momento in cui il PSNU valuta a 40 miliardi di dollari all'anno la somma necessaria per sradicare la povertà, consentire l'accesso di tutti all'acqua potabile, soddisfare le esigenze sanitarie.
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Nel momento in cui è stata avviata a livello planetario la discussione sulla capacità o meno che la politica ha di influire sulla sfera economica, l'istituzione di quest'imposta potrebbe diventare uno dei simboli della volontà politica di riconquista degli spazi democratici confiscati dagli operatori finanziari internazionali.
Vorrei rispondere al Commissario che diceva che per giungere a questo risultato è necessario un numero minimo di paesi industriali.
Mi sembra che l'Unione europea sia costituita da un congruo numero di paesi industriali e penso, come l'onorevole Désir e diversi altri deputati intervenuti, che l'Unione europea da noi formata possa prendere l'iniziativa in merito.
In ogni caso, credo che il Parlamento europeo sarebbe onorato di fare eco alla volontà dei cittadini di controllare il mondo nel senso di un benessere per tutti.
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<SPEAKER ID=198 LANGUAGE="FR" NAME="Coûteaux">
Signora Presidente, anch'io mi rallegro dello svolgimento di questa discussione attesa da troppo tempo.
Sappiamo bene infatti che ogni generazione, col passare del tempo, si è affidata ciecamente a ciò che si potrebbe definire un'ideologia dominante, vale a dire una serie di pregiudizi accettati in quanto tali dal conformismo generale e che, tuttavia, finiscono col rivelare alle generazioni successive quanto fossero carichi di drammi.
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Il libero scambio e la costante esaltazione della mondializzazione costituiscono, a nostro giudizio, l'ideologia dominante di oggi, vale a dire il grave errore di questa fine secolo, pericolosa tanto quanto lo fu un tempo l'ideologia della dittatura del proletariato nei corridoi del Cremlino o, ancor prima, la certezza eretta a dogma secondo la quale la terra era piatta.
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Il mondo in cui viviamo è oggi dominato da un'unica logica, stavo per dire da un unico dio, quella che pone in primo piano l'opera del denaro e non quella dell'uomo.
Con un volume di scambi di beni e servizi che ammonta a 36 000 miliardi di franchi, vale a dire il prodotto di soli quattro giorni di speculazione, la sfera finanziaria non deve più molto all'attività produttiva degli individui.
Essa si autoalimenta in un processo che nega continuamente, ovunque, l'umanità dell'uomo, dei ricchi come dei poveri, anche se sono questi ultimi che, in fin dei conti, si trovano esclusi dalla maggior parte dei centri di decisione del pianeta, i quali sono accaparrati da esigue minoranze, quelle che Jean-Pierre Chevènement ha recentemente definito molto giustamente: "le élite mondializzate".
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Era naturale che tali élite escludessero qualsiasi preoccupazione politica dal loro campo d'azione, mettendosi così al riparo dal benché minimo controllo democratico e arrivando ad essere in definitiva illegittime ed irresponsabili.
Tuttavia i popoli resistono, come dimostra la loro reazione durante l'ineffabile Vertice di Seattle, dove i responsabili del pianeta sono accorsi servilmente - Commissione europea in testa, purtroppo - sperando che la loro docilità ai piedi del padrone del mondo, il Presidente Clinton, sarebbe bastata ad assicurare loro la razione che spetta ai domestici.
Non hanno tenuto conto della salutare reazione dei più umili - singoli individui o Stati -, reazione più organizzata di quanto si sia detto peraltro, in particolare in Francia grazie alla straordinaria rete ATTAC che si adopera con una risonanza sempre maggiore a favore della limitazione del libero scambio in generale e, in particolare, della tassazione delle transazioni finanziarie internazionali.
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La creazione di un'imposta, come quella proposta da Tobin o del tipo più realistico suggerito dal professor Lauré, si rivelerebbe politicamente opportuna, almeno per la carica simbolica, aldilà della bassa percentuale eventualmente fissata, nel senso che significherebbe innanzitutto che la politica rimette piede in un settore da cui l'hanno esclusa gli operatori i cui profitti sono proporzionali al grado di abdicazione degli Stati.
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<SPEAKER ID=199 LANGUAGE="FI" NAME="Kauppi">
Signora Presidente, nonostante parte degli obiettivi della Tobin tax siano sicuramente degni di essere appoggiati, per i mercati valutari europei la sua introduzione nel solo territorio dell'Ue si tradurrebbe in una catastrofe.
Se tutti gli altri mercati finanziari internazionali non adottassero la Tobin tax, in Europa si assisterebbe ad una vera e propria fuga delle operazioni valutarie verso i suddetti mercati.
Ciò è stato ribadito diverse volte durante il dibattito.
Non basta che tutti i paesi industrializzati introducano questa tassa, in quanto le operazioni valutarie verrebbero trasferite in paesi terzi non interessati da questo regime fiscale.
Ecco perché l'applicazione dovrebbe avere un carattere universale e non solo da parte dei paesi del G7 o da quelli industrializzati.
L'entrata in vigore simultanea ed universale di questa tassa rappresenta comunque un obiettivo estremamente difficile da raggiungere e non ci credo affatto. Secondo me si dovrebbe seppellire per sempre l'idea dell'adozione della Tobin tax.
Inoltre, anche se si riuscisse a trovare il consenso internazionale sulla sua introduzione, rimarrebbe aperta la questione relativa alla distribuzione dei proventi di questa tassa.
I principali centri finanziari mondiali sarebbero ben lungi dal devolvere i proventi della Tobin tax per finanziare interventi umanitari e benefici dell'ONU, senza poter trarre alcun vantaggio tangibile.
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Per quanto concerne la funzione della Tobin tax di prevenire le future crisi valutarie, bisogna ricordare che questa non eliminerebbe le cause della sopravvalutazione.
Ecco perché, così come ha affermato l'onorevole Karas, si dovrebbe affidare questo incarico agli organi politici responsabili della sopravvalutazione di determinate valute rispetto al loro valore reale; altresì, previa l'adozione di misure di controllo per le importazioni e le esportazioni valutarie.
Diversamente ciò non sarebbe realizzabile. Nonostante l'apparente saggezza della Tobin tax, questa nasconde diversi ostacoli e, personalmente, penso che sarà difficile trovare un accordo sulla sua introduzione.
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Bisogna ricordare che oggi il denaro è soprattutto informazione e che in futuro l'economia mondiale si baserà sempre più su di essa e sulle risorse umane.
Ecco perché il flusso ininterrotto di capitali tra i centri finanziari mondiali non ha solo un mero carattere speculativo senza alcun legame con l'economia reale.
Se con strumenti fiscali tipo la Tobin tax si cercherà di influenzare questo meccanismo di feed-back, che offre agli operatori la libertà di scelta, le conseguenze economiche avrebbero un prezzo estremamente elevato e superiore ai proventi che potrebbero essere ottenuti con la tassa.
Detto questo, ribadisco ciò che ha affermato giustamente l'onorevole Karas, e cioè che il nostro gruppo si oppone decisamente all'adozione della Tobin tax.
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<SPEAKER ID=200 LANGUAGE="EN" NAME="Ford">
Signora Presidente, parlo in qualità di sostenitore di un'imposta sui movimenti speculativi di capitali attraverso le frontiere valutarie.
Mi sembra del tutto lapalissiano che sia necessario intervenire.
Negli ultimi 30 anni il volume delle transazioni valutarie è aumentato di 83 volte: innanzitutto, le riserve globali totali di tutte le banche centrali ammontano a malapena al valore delle operazioni effettuate in un solo giorno sul mercato dei cambi; secondo, lo scambio globale annuo di beni e servizi reali equivale ad appena tre giorni e mezzo su 350 di attività dei mercati dei cambi, vale a dire che l'1 percento dei movimenti di capitale servono allo scambio di beni e servizi ed il 99 percento sono destinati alla speculazione.
Le dimensioni, l'imprevedibilità e l'irrazionalità dei mercati globali dei cambi hanno reso sempre più difficile gestire le economie nazionali e regionali.
I programmi di compravendita gestiti tramite computer hanno trasformato un bip qualsiasi in una valanga, che ha travolto posti di lavoro, vite ed imprese in tutto il mondo.
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Gli unici argomenti a sfavore sono: primo, l'imposta metterebbe a repentaglio l'efficienza del mercato dei cambi - un po' fantasioso alla luce delle follie speculative che abbiamo visto distruggere posti di lavoro in tutto il mondo, nell'est asiatico, in Europa ed in America latina.
Chirac ha descritto le persone dedite a questo tipo di operazioni il virus dell'AIDS dell'economia mondiale.
E' necessario gettare un po' di sabbia negli ingranaggi di speculatori valutari, agenti di Borsa ed operatori finanziari.
E' ovvio che ciò non si possa fare in un solo paese, né nell'ambito di un'unica zona valutaria, ma si potrebbe fare a livello internazionale con una cooperazione globale.
A mio avviso, l'Europa, il Giappone e gli Stati Uniti, che rappresentano l'euro, lo yen ed il dollaro, costituirebbero tale gruppo.
<P>
Sono deluso dal PPE.
Pensavo che avessero almeno letto la risoluzione sulla quale avrebbero votato.
Sono favorevole all'imposta, ma non è su questo che voteremo domani.
Voteremo invece sulla richiesta da rivolgere alla Commissione di studiare la questione, di valutare quali azioni e quali condizioni sarebbero necessarie per l'introduzione di tale imposta.
<P>
Posso anche comprendere che il Commissario non abbia sostenuto l'imposta, ma non riesco a capire il motivo per cui non abbia avuto il coraggio di accogliere con soddisfazione l'opportunità di dimostrare la verità della sua posizione con uno studio della questione.
Non esiste nulla di più chiuso di una mente chiusa.
L'imposta gode del sostegno del 47 percento della popolazione nel Regno Unito, secondo un recente sondaggio condotto da War on Want.
In Francia ha avuto un'enorme risonanza, in particolare in relazione alla richiesta di utilizzare gli introiti per aiutare il Terzo mondo ad uscire dall'indebitamento e dalla povertà.
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Questo problema non può più essere ignorato da Parlamento, Consiglio e Commissione.
Esiste ora una schiacciante maggioranza dell'opinione pubblica che chiede una risposta un po' più complessa che non: "Non è mai stato fatto prima".
Nel nuovo millennio, con nuovi problemi globali che richiedono soluzioni globali, devono fornirci buoni argomenti a giustificazione del perché non si può fare ora invece del perché non è stato fatto in passato.
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<SPEAKER ID=201 LANGUAGE="FR" NAME="Auroi">
Signora Presidente, signor Commissario, onorevoli colleghi, una risoluzione politica di compromesso sull'utilità di un'imposta sui flussi finanziari internazionali costituirebbe un primo passo verso l'indispensabile revisione di diverse regole internazionali.
A questo proposito vorrei ricordare due o tre cose.
<P>
Una delle principali richieste dei manifestanti a Seattle era giustamente l'istituzione di questo tipo di imposta, e non è un caso.
Proporla oggi costituisce un segnale forte dei paesi europei ricchi che dimostra la loro volontà di uscire dal proprio egoismo, signor Commissario.
Agli occhi di tutti, tale imposta solidale è una misura positiva che non impedisce gli scambi commerciali, ma colpisce innanzitutto la speculazione ed i suoi effetti perversi, onorevoli colleghi della destra.
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Ciò simboleggia la necessità di solidarietà con i paesi del sud, in particolare quelli dell'Africa, dei Caraibi, del Pacifico, che ci hanno ampiamente apostrofati a questo proposito a Seattle.
Per raggiungere pienamente il suo obiettivo, la ridistribuzione della massa monetaria resa disponibile da tale imposta deve essere assolutamente destinata ai paesi più poveri.
In questo modo diamo un senso sia alla moralizzazione delle regole commerciali, sia alla solidarietà con i popoli del sud.
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<SPEAKER ID=202 LANGUAGE="DE" NAME="Brie">
Signora Presidente, non è sufficiente ribadire in continuazione le cifre già citate da molti deputati; occorre piuttosto ricordare, signor Commissario, che nell' 80 percento di questi immani movimenti valutari quotidiani l'impegno di capitale ha durata non superiore ad otto giorni.
Non si può tollerare che investimenti e creazione di posti di lavoro siano meno vantaggiosi delle transazioni valutarie e azionarie a breve termine.
Non si può acconsentire alla distruzione delle possibilità di gestione politica, né ad un aumento irrefrenabile dei profitti provenienti da attività non legate all' economia reale.
In Germania, da quando Tobin ha elaborato la sua idea, i guadagni derivanti da patrimoni finanziari sono aumentati passando dal 7,6 percento a quasi il doppio rispetto al reddito nazionale complessivo.
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Non si può tollerare che i paesi più poveri del mondo siano i più esposti alle speculazioni sulle oscillazioni dei cambi a breve termine.
Non credo neanche che una soluzione sia impraticabile.
Perché non dovrebbe essere possibile un accordo da parte degli Stati del G7, degli altri paesi dell' Unione europea, di Cina, Singapore e Svizzera in merito all' introduzione della Tobin tax?
Dovrebbe esistere un interesse economico generale.
Perché non potrebbero diventare oggetto di tale tassa - in modo differenziato - le transazioni mirate ad uno scambio valutario immediato, tutte le cosiddette operazioni in contanti, le operazioni di cambio a termine o quelle con opzione?
Ritengo che sia possibile stabilire l' aliquota della tassa in modo da non compromettere gli investimenti a lungo termine necessari sotto il profilo economico e rendere svantaggiose le operazioni a fini speculativi e a breve termine.
Emergeranno certo molte questioni difficili, tuttavia l' unico grande ostacolo che individuo finora è la volontà politica, nonché il principio di San Floriano, ribadito anche oggi, che consiste nel palleggiarsi la responsabilità.
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<SPEAKER ID=203 LANGUAGE="EN" NAME="Gorostiaga Atxalandabaso">
Signora Presidente, non chiediamo più burocrazia, come l'onorevole Karas ha detto alcuni minuti fa.
Cerchiamo soluzioni.
E' ovvio che i mercati dei capitali hanno bisogno di chiarezza - questa è in effetti l'idea.
La tassa Tobin farà un po' di luce su una questione molto oscura.
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"Più progressi si compiono verso la liberalizzazione degli scambi commerciali, più le regole sono necessarie", come il Commissario Lamy ha detto durante il Millennium Round a Seattle.
Egli ha riconosciuto che l'impatto combinato del mercato unico e della moneta unica che caratterizza il processo di costruzione dell'Unione europea è strettamente legato ad una mole gigantesca di nuove norme.
Ora che i finanziamenti sono prontamente disponibili attraverso i confini nazionali senza alcuna difficoltà è ovvio che sarà assolutamente necessario lo stesso approccio, tanto più se si considera che un'enorme quantità di risorse finanziarie viene impiegata ogni giorno nelle transazioni speculative.
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Noi cittadini del mondo non possiamo tollerare i livelli di speculazione attuali.
Continuare su questa strada sarebbe un suicidio economico.
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<SPEAKER ID=204 LANGUAGE="EL" NAME="Katiforis">
Onorevoli colleghi, signor Commissario, si sente dire spesso che l' Europa ha raggiunto la stabilità in campo finanziario, il che corrisponde a verità soltanto per il settore pubblico.
Se guardiamo al settore privato, possiamo constatare non solo che la famosa stabilità finanziaria non è stata conseguita, ma che ci troviamo in cima ad un vulcano che potrebbe eruttare da un momento all' altro.
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L' eccessivo indebitamento del settore privato e la relativa crescita esagerata dei valori in borsa - cioè i due principali indici della stabilità economica - da tempo fanno risuonare un campanello d' allarme, come indicato in modo incontrovertibile nella relazione della Commissione sulla situazione economica in Europa.
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Il fatto che il pubblico accetti simili valori senza abbandonare la borsa in preda al panico può trovare una giustificazione nelle aspettative esageratamente ottimiste sui guadagni futuri.
Le attività speculative prosperano senza limiti e a loro volta determinano profitti che, prima o poi, si riveleranno fittizi.
All' eccessivo ottimismo faranno seguito la delusione e la paura, con una conseguente crisi della borsa e, probabilmente, dell' intera economia.
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Il rischio è troppo grande per poter essere ignorato: dobbiamo affrontarlo quantunque ciò sia arduo.
La moderna scienza economica ci ha dotato di un ottimo strumento, quale la proposta Tobin, che potremmo utilizzare se avessimo il coraggio politico di prendere l' iniziativa.
Purtroppo, signor Commissario, è proprio questo che ci manca: la volontà politica di cominciare ad affrontare il problema della speculazione.
Una sincera ammirazione o addirittura un atteggiamento fatalistico di fronte alle forze del mercato sostenute dai liberali - mi spiace che l' onorevole Gasòliba i Böhm sia uscito - non può continuare all' infinito a influenzare la democrazia, perché la porterebbe dritta allo sfacelo.
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<SPEAKER ID=205 LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler">
Signora Presidente, Commissario Bolkestein, è incredibile l' ignoranza che caratterizza questo dibattito.
Ci voleva un collega greco per spiegarci una volta per tutte in cosa consiste la Tobin tax.
Lei la rifiuta perché non ha capito niente.
E' chiaro che la destra si oppone a tale tassa, solo che non avrebbe dovuto trasferire in Svizzera tutti quei milioni o miliardi.
Oggi lo sappiamo!
Adesso le chiedo - in tutta consapevolezza - di offrire un contributo per fermare il capitale finanziario destinato alle speculazioni, per minare finalmente alla base i long term project con long term capital.
Non è mai stato fatto nell' Asia sudorientale o in Europa, e posso capire che il collega austriaco Karas sia andato via, viste le sue attività finanziarie.
E' la stessa gentaglia!
Ci occorre una Tobin tax, per poter intervenire con uno strumento fiscale!
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Signora Presidente, sono furioso per l' ignoranza politica di questa Commissione, dimostrata oggi dal Commissario Bolkestein!
Data la sua posizione sulla Tobin tax dovrebbe davvero riflettere sul suo ruolo!
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<SPEAKER ID=206 LANGUAGE="DE" NAME="Martin Hans-Peter">
Signora Presidente, anch' io in alcuni momenti ho trovato il dibattito davvero spaventoso.
Forse non è un caso che i seggi dei conservatori siano quasi vuoti, poiché gli elementi della libertà di mercato che sono stati sostenuti non hanno più nulla a che fare con i veri principi dell' economia sociale di mercato che negli ultimi decenni ha portato un benessere considerevole all' Europa occidentale.
Se proseguiamo su questa strada - in questo consiste l' ideologia -, ovvero se continuiamo a dichiarare sacrosanti i mercati finanziari, arrivando addirittura ad affermare che qualsiasi intervento nel loro funzionamento rappresenta un ostacolo al progresso e alla crescita economica, ci troveremo di certo su una strada senza sbocchi, con conseguenze che possono assumere proporzioni pericolose.
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I capitalisti accumulano ingenti patrimoni che li spingono a reinvestire.
Ci troviamo di fronte ad una asset inflation di portata mondiale.
In questo modo sui mercati finanziari si creano in continuazione sacche speculative che producono una crescente instabilità economica e si ripercuotono a danno dell' economia generale.
Sono proprio le piccole e medie imprese e molti lavoratori a portarne le conseguenze.
Contrastare tale fenomeno è possibile.
Il minimo sarebbe che non soltanto la Commissione, ma anche istituti rinomati in campo economico svolgessero in tutta Europa studi precisi in proposito.
Anche questo è fattibile.
E non si può continuare con gli stessi argomenti a far del lupo il pecoraio!
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Non è vero che la Tobin tax non è applicabile da un punto di vista tecnico; nell' era dei computer è possibile.
Non si dovrebbe ignorare che molto spesso le oasi fiscali non sono altro che memorie su dischi fissi di grandi banche europee.
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In sintesi, non dobbiamo tollerare un tale divario tra capitale reale e capitale finanziario, altrimenti ci ritroveremo nella stessa situazione che in passato abbiamo vissuto tante volte in Europa e che è sfociata in terribili catastrofi.
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<SPEAKER ID=207 LANGUAGE="FI" NAME="Paasilinna">
Signora Presidente, onorevoli colleghi, tassiamo pure la speculazione valutaria perché non rappresenta assolutamente una novità.
Servirebbe a colpire le persone giuste: gli speculatori.
Perché difenderli, quando il personale infermieristico e gli insegnanti sono sottoposti ad una pressione fiscale insostenibile?
L'articolo 73 c del Trattato dell'Unione europea ammette l'introduzione di una tassa sulle transazioni.
Chi si oppone a quest'imposta valutaria appoggia l'idea dei centri finanziari, i paradisi fiscali, complessivamente 62.
L'Unione europea dovrebbe stipulare con questi una convenzione sull'imposizione, a cui, all'inizio, potrebbero aderire tutti gli Stati.
La bassa Tobin tax non causerebbe gravi problemi di evasione fiscale.
E' strano affermare che la tassa non può essere introdotta senza il consenso e la partecipazione di tutti.
Proprio l'Unione europea è stata creata da poche nazioni ed oggi possiamo vedere quali risultati sono stati raggiunti.
La verità è che l'ostacolo principale è di natura politica. Non si desidera introdurre un'imposta sui capitali, bensì si aumenta la pressione fiscale per i salariati.
La tassa inoltre politicizza un sistema finanziario globale ed alquanto assolutista.
Onorevoli colleghi, dobbiamo sfidare l'élite speculativa mondiale, che attualmente ha il diritto esclusivo di governare l'economia mondiale rimanendo al di fuori dei meccanismi fiscali.
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<SPEAKER ID=208 NAME="Bolkestein">
Signora Presidente, desidero iniziare la mia replica ringraziando tutti gli oratori ma in particolare, naturalmente, l' onorevole Désir per aver reso possibile la discussione di stasera.
Indipendentemente dall' opinione che ognuno può avere sull' argomento in questione, la sua importanza appare evidente.
Anche per questo motivo se ne discute già da anni e la Commissione è ben lieta di avere stasera la possibilità di rispondere alle domande in proposito.
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Comincerò da due osservazioni formulate dall' onorevole Gasòliba, il quale ha detto che la globalizzazione è un fenomeno positivo.
Condivido tale sua opinione poiché credo che sia merito della globalizzazione se molti paesi che fino ad ora erano esclusi dai flussi commerciali mondiali vi si sono adesso inseriti e si sono integrati nel sistema commerciale mondiale - e, per quanto ne so, il commercio mondiale non ha mai fatto male a nessun paese.
In altre parole, ritengo che, come osservato dall' onorevole Gasòliba, la globalizzazione sia una tendenza positiva e penso che essa abbia contribuito ad una nuova divisione del lavoro a livello internazionale cui molti hanno aspirato per lungo tempo.
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La seconda osservazione dell' onorevole Gasòliba era che, in questo momento, nulla prova che la tassa Tobin possa stabilizzare i corsi di cambio.
Credo che egli abbia ragione.
Neanch' io riesco a comprendere perché mai una tassazione sulle operazioni relative ai corsi di cambio dovrebbe portare ad una loro stabilizzazione.
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Penso che si tratti di due osservazioni importanti, e per questo motivo le ho riprese.
Per parte mia, signora Presidente, vorrei aggiungere che nessuno degli oratori intervenuti stasera ha considerato la possibile introduzione della tassa Tobin dal punto di vista del funzionamento dell' Unione europea.
Eppure, noi tutti conosciamo le disposizioni dei Trattati di Roma e sappiamo dunque che una delle quattro libertà è la libertà della circolazione di capitali.
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Signora Presidente, posso assicurare agli onorevoli deputati che il mio lavoro quotidiano consiste anche nel cercare, insieme con i servizi del mio Ufficio e con i miei colleghi, di realizzare un' integrazione totale dei mercati finanziari in Europa, affinché i movimenti finanziari possano svolgersi con il massimo di facilità e flessibilità.
Voglio dire che, in forza del ruolo che ricopro, sono contrario a qualsiasi provvedimento che possa rendere più difficile i movimenti finanziari internazionali.
Quindi, non aspettatevi dal qui presente Commissario che egli avalli una forma di tassazione che finirebbe proprio per ostacolare le operazioni finanziarie internazionali.
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Ribadisco che, a mio parere, la tassa Tobin non è compatibile con i Trattati di Roma, e questa è un' importante obiezione teorica che nessuno degli oratori ha sollevato questa sera.
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Signora Presidente, accanto a questi rilievi - a mio giudizio, di portata fondamentale - vi sono anche obiezioni di tipo pratico contro la tassa Tobin, che sono state sollevate dall' onorevole Karas e da altri intervenuti.
E' stato rilevato - purtroppo, devo dire - che l' Unione europea al suo interno non è riuscita a trovare un accordo su determinati provvedimenti in campo fiscale - il che dimostra quanto quei dossier siano complessi.
Se non siamo stati capaci di metterci d' accordo neppure al nostro interno, come faremo a convincere gli altri partner commerciali?
Penso che questa obiezione avrà il suo peso.
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Signora Presidente, l' onorevole Jonckheer ha detto che questo potrebbe essere uno dei provvedimenti mirati a stabilizzare i mercati finanziari.
A me sembra, però, che ci stiamo occupando solo del sintomo, mentre dovremmo ricercare le cause della malattia.
Infatti, ha senso combattere un fenomeno alle sue origini, piuttosto che cercare di affrontare le sue manifestazioni quando ciò non è probabilmente possibile e quando, come detto, il fenomeno stesso è quasi certamente in contrasto con i Trattati di Roma.
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Ora, per eliminare le cause del fenomeno occorre osservare cosa succede nei diversi paesi.
E' vero che i paesi possono vantarsi di quello che, con termine inglese, viene chiamato good governance?
E' vero che ci sono un basso tasso d' inflazione e un basso tasso d' interessi?
E' vero che i mercati dei fattori della produzione, tra cui il mercato del lavoro, funzionano senza problemi?
Non sempre è così.
Quindi, se vogliamo andare a cercare le cause dell' instabilità dei corsi di cambio, dobbiamo saper vedere anche altri elementi del cosiddetto buon governo e dedicare loro per primi la nostra attenzione.
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Vorrei inoltre aggiungere che, come già rilevato dall' onorevole Gasòliba I Böhm e da altri, c' è necessità di un maggiore controllo.
Un maggiore controllo a livello nazionale, da parte dei governi nazionali sulle banche nazionali, ma anche un maggior controllo a livello internazionale attraverso, ad esempio, il Fondo monetario internazionale.
Credo quindi che le cause del problema potranno essere affrontate al meglio se, da un canto, nei paesi interessati le pratiche di buon governo saranno tenute nel dovuto rispetto e, dall' altro canto, se sarà garantito un maggiore controllo a livello nazionale e internazionale per evitare questi fenomeni incontrollati.
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Signora Presidente, diversi membri del Parlamento hanno affermato che si dovrebbero stanziare fondi maggiori per progetti di grandi dimensioni.
L' onorevole Kreissl-Dörfler, ad esempio, ha parlato, in inglese, di "long term financing for long term projects" . Si tratta di una richiesta assolutamente ovvia.
La mia risposta a tale richiesta è che innanzi tutto i paesi dovrebbero mantenere la loro promessa di stanziare a favore dell' aiuto e della cooperazione allo sviluppo lo 0,7 percento del loro prodotto nazionale lordo, in modo che, rispetto ad oggi, un volume di finanziamenti molto maggiore possa essere utilizzato per i progetti a lungo termine secondo le modalità appositamente previste a tal fine, cioè attraverso i contributi alla cooperazione allo sviluppo, e non attraverso la tassa Tobin, che sarebbe una forma di finanziamento artificiosa e probabilmente dannosa.
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Signora Presidente, desidero concludere qui il mio intervento.
Per quanto riguarda la risoluzione, di cui ho visto una proposta, la Commissione attende di conoscere il risultato della votazione del Parlamento per definire la propria posizione.
Vi ringrazio per avermi offerto l' opportunità di partecipare alla discussione di stasera.
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<SPEAKER ID=209 NAME="Presidente">
Comunico di aver ricevuto quattro proposte di risoluzione ai sensi dell' articolo 40, paragrafo 5, del Regolamento.
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<SPEAKER ID=210 LANGUAGE="DE" NAME="Kreissl-Dörfler">
Signora Presidente, purtroppo non ho la sua padronanza del francese.
Tuttavia mi rallegrerei se il Commissario Bolkestein ascoltasse un attimo, cosa che non credo possibile dal momento che sta parlando con la onorevole Randzio-Plath.
Potrebbe ricordargli che ho ancora qualcosa da dire?
Monsieur Bolkestein, je veux vous dire quelque chose!
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Purtroppo non parlo l' olandese bene come lei.
Tuttavia gradirei esprimere qualche considerazione al suo indirizzo.
Il fatto che siamo a favore della Tobin tax non rappresenta un' iniziativa del Parlamento contro la Commissione.
Vogliamo valutare le possibilità di introdurre tale tassa come uno dei molti strumenti possibili e in questo speriamo che sarà dalla nostra parte.
Dal punto di vista politico nutro sempre qualche dubbio quando si afferma che un' iniziativa non è necessaria, non la vogliamo, non possiamo applicarla.
Adottare una decisione in merito non è compito suo, ma nostro.
Questo dimostra in una certa misura la nuova consapevolezza che si è risvegliata a livello del Parlamento.
Vorrei discuterne con lei, niente di più, niente di meno.
Tuttavia possiamo lasciar perdere subito qualsiasi altra strada; la considero un Commissario serio che intende svolgere con impegno il proprio lavoro e come tale la rispetto.
La prego di rispettare a sua volta noi deputati che intendiamo affrontare con la stessa serietà i nostri compiti, tra cui vi è anche la Tobin tax!
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<SPEAKER ID=211 LANGUAGE="FR" NAME="Désir">
Signora Presidente, sembra che vi sia una dimenticanza e che, nell'elenco delle risoluzioni depositate, che lei stessa ha appena citato, non figuri la proposta di risoluzione di compromesso comune presentata dal PSE, dai liberali, dal gruppo GUE, dai Verdi e dagli onorevoli Kuntz e Coûteaux.
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<SPEAKER ID=212 NAME="Presidente">
Onorevole deputato, prendo atto della sua dichiarazione e dell'esistenza di questa risoluzione comune.
Se i servizi della Presidenza confermano che è stata depositata, va da sé che verrà presa in considerazione.
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La discussione è chiusa.
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La votazione si svolgerà giovedì, alle 12.00.
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(La seduta termina alle 20.14)
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